Woman’s Night, le donne al Vittoriano

In una splendida cornice… Quante volte viene detta questa frase, molte delle quali a sproposito. Ma mai come ieri sera non è stato un azzardo pronunciarla. Il Piazzale del Bollettino del Vittoriano, autentico gioiellino incastonato nel complesso monumentale in piazza Venezia, a Roma ha ospitato una serata interamente dedicata all’altra metà del cielo. Woman’s Night, il titolo: un viaggio nell’universo femminile attraverso il linguaggio universale della musica e dell’arte. Cinque donne, amiche per una notte (e poi chissà) sul palcoscenico a emozionare il pubblico presente. Più di mille persone e tante altre rimaste fuori per godersi i virtuosismi di Rita Marcotulli al pianoforte, le incredibili capacità vocali di Nicky Nicolai, la voce incantevole di Karima, la sorprendente Violante Placido e Noemi, per la quale sono quasi finiti gli aggettivi. A fare gli onori di casa e a realizzare diversi siparietti con le artisti, il sassofonista Stefano Di Battista, tra le tante cose marito della Nicolai. E proprio loro si sono battibeccati simpaticamente di continuo in una sorta di Casa Vianello al femminile. Quasi tutto straniero il repertorio, pescato a mani basse dai grandi della musica jazz. Si è distinta Karima con un omaggio a Luigi Tenco (Vedrai Vedrai), la stessa Nicky Nicolai (con una versione molto mineggiante di Se stasera sono qui) e la Placido, impegnata in due pezzi dell’indimenticabile Marilyn Monroe. Poi, tutte insieme, nel gran finale, eseguendo La bambola di Patty Pravo. Due ore piene di musica, musica vera. Senza tempo di annoiarsi. Una ventata d’aria fresca per dimenticare l’afa opprimente e il periodo storico disgraziato che sta attraversando il nostro paese (per non parlare, poi, di Roma nello specifico). Bene hanno fatto le girls a non fare alcun accenno alla situazione politica. Soltanto Karima e Nicky hanno lanciato qualche frecciatina. Ma una serata del genere ha dimostrato quanto la diversità (in questo caso musicale) unisce le persone e non le divide. Mai.

L’evento rientra nell’ambito della rassegna ArtCity promossa dal Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, per valorizzare l’identità e la bellezza del Monumento a Vittorio Emanuele. Il Polo Museale del Lazio risponde a questa domanda con un programma di ampio respiro, che mette spalanca i confini del Museo, aprendoli ulteriormente all’arte e alla cultura

PIERLUIGI CANDOTTI

Foto © Ansa

Meta-Moro, il festival è vostro

Sono Ermal Meta e Fabrizio Moro i vincitori della 68°edizione del Festival di anremo con il brano Non mi avete fatto niente. Vittoria annunciata, messa in discussione per via di un regolamento incomprensibile, ma meritata. Secondo posto (e vincitori morali) per Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza. Terza la sorpresa Annalisa con Il mondo prima di te

 

 

 

Risultati a parte, doveva essere la serata di Laura Pausini e in un certo senso lo è stata. Dopo aver cantato la sua “nuova” hit (le virgolette non sono messe a caso, la melodia è sempre la stessa da lustri) Non è detto, cerca di duettare con Baglioni sulle note di Avrai (facendo il resoconto dei pezzi massacrati, bisognerebbe chiedere i danni al diretto interessato) e chiude con uno dei brani minori della sua discografia: quella Come se non fosse stato mai amore, di quasi quindici anni fa, cantata uscendo dal teatro e buttandosi tra la folla. Il tutto con il vestito di scena (ma non era reduce da febbre e laringite?). Non solo: la performance è stata parzialmente rovinata, almeno per il pubblico a casa, da problemi di trasmissione, segnalati in molte parti d’Italia, che hanno oscurato a tratti la visione sui televisori. L’altra super ospite, Fiorella Mannoia ha (in)cantato eseguendo con Claudio Baglioni Mio fratello che guardi il mondo (brano scritto da Ivano Fossati) al termine di un monologo di Pierfrancesco Favino che ha commosso lui, prima di tutti. Tutti sì, forse non quel politico “che non possiamo inquadrare perché siamo in par condicio” presente in sala, accompagnato dalla gentil donzella. L’attore romano ha portato sul palco dell’Ariston un brano da La notte poco prima della foresta di Bernard-Marie Koltès, storia di estraneità e di esclusione, appena andata in scena all’Ambra Jovinelli di Roma. In un crescendo di pathos, ha recitato con le lacrime agli occhi. Dalla (dura) realtà alla tragicomica entrata in scena del trio Renga-Pezzali-Nek, tre carriere di tutto rispetto unite per chissà quale motivo. Alla vigilia del tour, niente di meglio che prendere una mannaia e buttare in vacca anche Strada facendo con il povero Max intimidito. Fortuna ha voluto (si era già a domenica) che non abbiano cantato la loro Duri da battere. In confronto Capitani coraggiosi di Baglioni-Morandi era da Grammy.

Serata aperta da Ultimo, il vincitore delle nuove proposte, con la scritta la libertà è sacra come il pane (verso del brano Libero di Fabrizio Moro) stampata sulla maglia e proseguita con il previsto ologramma di Mina nella solita sponsorizzazione Tim. Roba già imbarazzante nella teoria, da vietare ai minori nella messa in atto. Parlando della gara, è tornata in scena Paddy Jones (la vecchia che balla) durante il brano de Lo Stato Sociale e ha fatto alzare in piedi tutto il suo pubblico con la sua carica d’energia (ultraottantenne la signora…) portando il delirio anche in sala stampa. Il momento più emozionante l’ha regalato Renzo Rubino. Mentre il concorrente si esibiva sul palco dell’Ariston, sullo sfondo i nonni materni, Giacomina Fasano, chiamata nonna Mimma, e Michele Bufano, lo hanno accompagnato danzando per poi salutarsi con un romantico bacio. Il nonno, tra le altre cose, è stato protagonista della copertina del cd Il gelato dopo il mare e del 45 giri festivaliero appena uscito nei negozi.

Prima del verdetto finale, omaggio a Enzo Jannacci sulle note de La canzone intelligente con protagonisti Baglioni, la Hunziker, Favino e (finalmente) Sabrina Impacciatore. Le altre posizioni:

4) Ron

5) Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico

6) Max Gazzè

7) Luca Barbarossa

8) Diodato – Roy Paci

9) The Kolors

10) Giovanni Caccamo

11) Le Vibrazioni

12) Enzo Avitabile e Peppe Servillo

13) Renzo Rubino

14) Noemi

15) Red Canzian

16) Decibel

17) Nina Zilli

18) Roby Facchinetti-Riccardo Fogli

19) Mario Biondi

20) Elio e le storie tese

Premio della Critica Mia Martini a Ron con Almeno pensami. Premio della Sala Stampa Lucio Dalla a Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza. Il premio Sergio Bardotti assegnato dalla giuria degli esperti (presieduta da Pino Donaggio) è andato a Mirko e il cane

L’edizione numero 68 del Festival di Sanremo si congeda con un grande risultato di ascolti: ieri sera sono stati 12 milioni 125mila i telespettatori sintonizzati su Rai1, che ha portato la Gara canora più famosa d’Italia a totalizzare uno share del 58,3%. Il dato è sostanzialmente simile a quello dello scorso anno, quando gli spettatori erano stati 12 milioni 22mila e lo share del 58,41%. Per entrare nel dettaglio dei numeri, la prima parte della sfida conclusiva ha ottenuto 13 milioni 240 mila spettatori con il 54% di share, la seconda 10 milioni 401 mila con il 68.9%. Nell’access prime time, rispetto alle altre reti, è sempre Rai1 a stravincere con Prima Festival, visto da 8.123.000 spettatori pari al 34.4% di share e a seguire Sanremo Start, che ha ottenuto 10.881.000 telespettatori e il 42,8% di share, il risultato più alto di sempre. Nonostante i dati della serata di chiusura di questa edizione si discostino solamente di poche centinaia di spettatori dalla 67esima edizione, quella condotta da Carlo Conti insieme a Maria De Filippi il festival targato Claudio Baglioni si conferma il migliore da molti anni a questa parte. La media di share della quarta serata, prima della finale, ha totalizzato il 51.1% di share. Per trovare un dato migliore, è infatti necessario risalire al Sanremo condotto da Fabio Fazio con Renato Dulbecco e Laetitia Casta, che ottenne il 54.06%. Nel 2017, invece, la prima parte dell’ultima serata di Sanremo aveva avuto 13 milioni 602 mila spettatori con il 54.18%, la seconda 9 milioni 767 mila con il 69.65%.

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Ultimo è primo. Ma sbanca Lo Stato Sociale

 

E’ Ultimo il vincitore della 68° edizione del festival di Sanremo nella categoria giovani. Il pubblico ha rumoreggiato a lungo (preferiva vedere sul gradino più alto del podio Mudimbi o Lorenzo Baglioni, al quale visto il periodo storico di ignoranza non ha giovato di certo il cognome). Ma c’è da dire che il pezzo Il ballo delle incertezze resta in testa e funziona già benissimo in radio. Quindi, vittoria meritata. Una serata iniziata con… Heidi. Un po’ era attesa, va detto. Più che altro temuta. Ma Baglioni non ha voluto deludere i fan di Anima mia (programma storico condotto con Fabio Fazio che sdoganò il vecchio Agonia in un artista autoironico ai massimi livelli) e si è lanciato in una performance rock accompagnato da Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino sulle note del pezzo lanciato da Elisabetta Viviani. Claudio è un perfezionista ma, nel controllare tutto, ha toppato troppe volte nei versi dei suoi brani. L’emozione e la timidezza a volte riaffiorano e giocano brutti scherzi. E’ capitato anche nell’esibizione di Amore bello cantata superlativamente da Gianna Nannini. La cantante senese dopo aver portato sul palco dell’Ariston Fenomenale (molto meglio aver puntato sul primo singolo che su Cinema, ora in radio) ha messo un tassello in più nella sua carriera di cover (già sperimentata con successo nel disco Hitalia). La quarta serata, dopo il boom delle prime tre ha dimostrato come anche il pezzo meno riuscito, riarrangiato a dovere può essere gradevole. Il vincitore morale (e chissà…) è stato Lo Stato Sociale, capace di portare a Sanremo (dopo la vecchia che balla) il Piccolo coro dell’Antoniano e Paolo Rossi (il comico, non l’uomo che fece piangere il Brasile) in una versione de Una vita in vacanza riveduta e corretta, a misura di bambino: nel ritornello la frase nessuno che rompa i c….è stata sostituita con nessuno che buca i palloni. Notevole anche la presenza di Alessandro Preziosi, ospite del trio Bungaro-Vanoni-Pacifico mentre l’inserimento di Alice nel brano Almeno pensami di Ron nulla ha aggiunto. Detto, logicamente, nel massimo rispetto della forlivese. Bravi Annalisa-Michele Bravi e I Decibel (Lettera dal duca insieme a Midge Ure guadagna moltissimo). Menzione speciale per Ermal Meta e Fabrizio Moro: hanno affidato a Simone Cristicchi il compito di leggere le parole di Antoine Leiris, l’uomo che perse la moglie al Bataclan e scrisse una lettera aperta ai terroristi pronunciando la frase che dà il titolo al brano, Non mi avete fatto niente. Il controcanto di Anna Foglietta ha nobilitato Passame er sale di Luca Barbarossa. Prima della fine della serata, il premio alla carriera. Quest’anno è andato a Milva, a ritirarlo la figlia con tanto di lettera scritta dalla rossa. Pubblico in piedi e parole di commiato. Il secondo ospite musicale della serata, Piero Pelù ha riproposto per l’ennesima volta Il tempo di morire di Lucio Battisti. Voleva essere un omaggio. Ma Battisti era già avanti ai tempi: le chitarre distorte non gli si addicono.

Secondo la giuria di qualità (presieduta da Pino Donaggio) zona blu per Vanoni-Bungaro-Pacifico, Ron, Diodato & Roy Paci, Ermal Meta & Fabrizio Moro, gialla per Lo Stato Sociale, Red Canzian, The Kolors, Annalisa, Enzo Avitabile & Peppe Servillo e rossa (quella a rischio) per I Decibel, Roby Facchinetti & Riccardo Fogli, Noemi, Renzo Rubino, Mario Biondi, Nina Zilli ed Elio e le storie tese

La serata è stata seguita in media da 10 milioni 108 mila telespettatori con il 51.1% di share. È il risultato migliore dal 1999 in poi, quando lo share fu del 54,06%. Scendendo in dettaglio, la prima parte è stata seguita ieri su Rai1 da 12 milioni 246 mila telespettatori (49.1% di share) mentre la seconda è stata vista da 6 milioni 849 mila (57.3%). Nel 2017, sempre la quarta serata del festival, aveva avuto nella prima parte 11 milioni 707 mila spettatori con il 45.53%, la seconda 6 milioni 213 mila con il 53.20%. L’anno scorso la quarta serata del Festival aveva ottenuto in media 9 milioni 886 mila telespettatori pari al 47.05% di share

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Paoli e Giorgia: emozione e nostalgia. Ma la serata è dei Negramaro

Finalmente Baglioni ha capito che cantando da solo può ancora dire la sua. La partenza con Via ha trasformato in una discoteca il teatro Ariston. Roba che se avesse continuato almeno con un paio di pezzi, si poteva tranquillamente chiudere il Festival e dare appuntamento al prossimo anno. Le Nuove proposte hanno al solito aperto la gara. Per primo Mudimbi con Il mago, Eva, (reduce da X Factor 2016), con Cosa ti salverà, Ultimo con Il ballo delle incertezze e Leonardo Monteiro con Bianca. E la giuria demoscopica premia Mudimbi, l’unico a dare un minimo di brio a giovani già vecchi. Che poi, le due categorie possono andare a braccetto tranquillamente. Vedere (e sentire) per credere l’esibizione de Lo Stato Sociale. La loro Una vita in vacanza con la ballerina âgé (Paddy Jones, la straordinaria “vecchia che balla”) ha fatto impazzire la sala stampa e si candida come outsider per la vittoria finale. Con loro è salita sul palco anche l’attualità perché i cinque ragazzi hanno, attaccati alle giacche, dei cartellini con i nomi di Domenico Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, i cinque metalmeccanici della Fiat reintegrati dopo il licenziamento, dichiarato illegittimo, ma mai tornati in fabbrica, nonostante venga pagato loro un regolare stipendio. Al termine dell’esibizione è balzata sul palco Virginia Raffaele, che sistemando il ciuffo del direttore artistico lo ha etichettato come sex symbol. «Lo sai che sei giovanile Claudio, ma come scendi bene le scale…da solo», dice Virginia. E ancora: «Ma che bello che hai invitato la tua prima fidanzatina, quella che balla con Lo Stato Sociale». Poi arrivano le imitazioni, Virginia nei panni di Michelle, “la badante svizzera”, finalmente fa ridere.  Battute sugli ologrammi degli artisti: «Non vedo l’ora di vedere Mina, perché Red Canzian sembrava vero». Povero Claudio, punchball del Festival. Ma incassa bene. Tornando allo Stato Sociale, nota di colore: nella serata dei duetti, hanno scelto di portare sul palco Il Piccolo Coro dell’Antonino. E un gruppo di bambini che canta a squarciagola quella parolina è un’immagine che Claudio Baglioni non vuole nemmeno immaginare. «Quando ho sentito il testo, ho detto al gruppo: siete sicuri di voler inserire la parola? Poi sentendo il pezzo e vedendolo ho cambiato idea. Credo che verrà edulcorato rispetto alla presenza del Piccolo Coro», racconta il direttore artistico.

Fuori gara, i Negramaro (destino, il loro simile a quelli di molti altri: eliminati a Sanremo, poi assurti nell’élite della musica italiana). Il ricordo di Mentre tutto scorre, poi La prima volta (il loro nuovo singolo) e l’immancabile duetto con Baglioni sulle note di Poster. E che duetto! Il più riuscito finora. Tornando alla gara, il brano di Luca Barbarossa (più si ascolta Passame er sale e più vengono in mente gli stornelli di Gabriella Ferri e di una Roma sempre più lontana) è davvero accattivante. Si spera che il pubblico non abbia voglia di mangiare sciapo. Da Roma a Napoli con Enzo Avitabile e Peppe Servillo (anche per loro il secondo ascolto migliora nettamente la prima impressione). Chi non vuole arrendersi al tempo che passa è Roby Facchinetti. Una stecca clamorosa durante il pezzo, interpretato con Riccardo Fogli e un’arrampicata imbarazzante sul pentagramma hanno definitivamente massacrato il brano (già bruttarello di suo). Noemi con una scollatura vertiginosa ha risvegliato gli ormoni. Il pezzo è quello che è: senza infamia né lode. Le emozioni vere arrivano dai duetti Giorgia-James Taylor e soprattutto da Danilo Rea e Gino Paoli con il ricordo di Fabrizio De André e Umberto Bindi. Con loro Baglioni: e allora La canzone dell’amore perduto e Il nostro concerto già immortali di loro assumono ancora più bellezza. Alla faccia degli esterofili. La chiusura con Una lunga storia d’amore vale tutta la serata. La classifica della sala stampa premia al momento Gazzè, Stato sociale e Meta-Moro. Nella fascia media The Kolors, Barbarossa, Avitabile-Servillo e all’inferno Facchinetti-Fogli, Caccamo, Noemi

La terza serata del Festival di Sanremo di Claudio Baglioni ha ottenuto in media 10 milioni 825 mila spettatori con il 51.60%. Un risultato eccellente, che migliora anche gli ascolti dell’anno scorso, quando la terza serata del festival di Carlo Conti e Maria de Filippi, dedicata alle cover dei successi del passato (tra gli appuntamenti più amati di Sanremo), aveva fatto registrare una media di 10 milioni 421 mila spettatori, pari al 49.68%.

E’ un risultato da record il 51.6% di share messo a segno dalla terza serata: bisogna risalire infatti al 1999, al festival condotto da Fabio Fazio con Renato Dulbecco e Laetitia Casta, per trovare un risultato più alto

 

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Mannucci incontra… La vera estate in musica

Tremila, quattromila? Che importa? Organizzatori e questura non avranno conti da fare dopo la serata di ieri sera in Piazza Duca degli Abruzzi, dove è andato in scena l’attesissimo appuntamento del Festival internazionale di Mezza EstateMannucci incontra”. La realtà è che, quando un prodotto qualitativamente vale, non corre alcun rischio. In un’estate ancora una volta orfana della carovana del Festivalbar e in preda agli spasmi di Alvaro Soler e ai vari rigurgiti latinoamericani, un live come quello proposto da Stefano Mannucci è una vera e propria boccata d’ossigeno. Per l’ennesima volta, il giornalista appena approdato a Il Fatto Quotidiano, ha saputo creare un’atmosfera calda e intima come in tutti gli eventi da lui condotti. Si può ben dire:” Sono stato ospite di Casa Mannucci”. Il clima era quello. Cinque nomi sul palcoscenico. Tutti a ricevere ovazioni. E se nelle prove pomeridiane, l’applausometro virtuale aveva premiato l’unica donna presente, la serata ha vissuto il picco di emozioni con l’esibizione di Fabrizio Moro. Chitarra e voce o con la band, ha regalato pezzi come Pensa, Libero, Eppure mi hai cambiato la vita (finalmente eseguita interamente) dopo aver “scortato” Elodie in Un’altra vita (brano scritto da lui per la reduce di Amici) e prima di deliziare tutti con Sono solo parole (altro suo piccolo capolavoro regalato a Noemi) stravolgendo la sua personalissima scaletta. Dietro al palco l’aria di festa è stata leggermente rovinata dalla mancanza di filtraggio da parte della security che ha permesso alla folla di sfondare i cordoni riservati agli addetti ai lavori. Ma nessuno prevedeva un successo del genere. O forse si era fatto troppo affidamento al buonsenso del pubblico. Ma questa è solo una nota di cronaca, impercettibile goccia nell’oceano musicale che ha invaso le strade del centro abruzzese. Fan venuti da tutto il centro Italia per applaudire Luca Napolitano (il primo a salire sul palco, interprete di Ci whatsappiamo (quasi trentamila visualizzazioni sul web) e di A Sud di New York, anni fa cantata in coppia con Federica Camba), Paolo Simoni (tornato alla ribalta dopo il successone radiofonico di Non sono solo canzonette del 2012, con un disco da ascoltare attentamente il cui titolo è tutto un programma: Noi siamo la scelta) Nesli (che fosse fratello di Fabri Fibra ha tenuto a ricordarlo recentemente Vanity Fair, lui ha una dimensione ben delineata anche come autore e ieri l’ha ulteriormente dimostrato cantando, tra le altre cose, La fine, portata al successo da Tiziano Ferro) e i sopracitati Elodie e Moro. La ragazza di origini francesi (vincitrice morale del talent della De Filippi) dopo aver aperto il suo stage con Un’altra vita, è volata alta sulle note di Io che amo solo te del mai troppo rimpianto Sergio Endrigo, At last di Etta James e A mano a mano, una delle pietre miliari di Rino Gaetano. Tante ragazzine con striscioni per lei, ma sono loro (le nuove generazioni) che portano avanti il mercato discografico, piaccia o meno. E davanti a un talento come Elodie, non ci si può davvero lamentare. Tanto più che la ragazza prima e dopo la sua esibizione, ha seguito attentamente i colleghi. Si chiama umiltà. Un’altra dote che è sempre presente negli eventi di Mannucci.

 

 

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Le foto della serata nella galleria sovrastante sono © Mattia Ravioli & Pietro Guida

 

Prima della serata, occasione per scambiare quattro chiacchiere con Luca Napolitano

 

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Luca, solo trent’anni e già diversi “esordi”. Stasera l’ennesimo. Cosa si aspetta dal pubblico?

Lo vedo molto caldo, anche durante le prove! Mi aspetto l’affetto che ho sempre avuto in questi anni. E’ uscito da poche settimane il mio nuovo singolo estivo, si chiama Ci whatsappiamo e parla della notevole differenza tra il mondo reale e quello virtuale. Ormai viviamo in simbiosi con le applicazioni, siamo schiavi del T9, di whatsapp. Vedo ragazzi in giro che, come canto nel mio brano, escono mano nella mano, l’altra è impegnata con il telefonino

Una critica al virtuale, dunque, anche se con il sorriso. Eppure sui social (Instagram su tutti) è seguitissimo

Devo ammettere che funzionano bene, ho molti seguaci. Fan che mi seguono in rete e fortunatamente anche nei concerti in giro per l’Italia. La rete bisogna saperla usare, anche se certe volte interrompere la connessione non è un’idea malvagia. Tempo fa, fuori da un locale, ho visto una scritta. Recitava :’Non abbiamo il wi-fi, parlate tra di voi’. Ecco, penso che sia un’ottima risposta alla tecnologia

Facciamo un passo indietro. Lei arrivò terzo ad Amici, era il 2008, anno del trionfo di Alessandra Amoroso. Cosa è successo dopo?

Il mio primo Ep Vai divenne disco d’oro. Poi ebbi l’opportunità di duettare con Federica Camba nel brano A sud di New York. Feci anche l’attore nel film omonimo. Ho continuato a cantare, non mi sono mai arreso ai diktat discografici. Anche perché penso che nessuno capisca con esattezza come funzionano. Come nessuno sa realmente come vengono gestiti i passaggi radio. Non credo ci sia malafede, solo tanta confusione.

Parlando di Amici, ora può confessare se le liti tra le varie squadre sono reali oppure no.

Certo, sono verissime! Ma vengono amplificate dal mezzo televisivo. Ad Amici come in tutti i talent show. Si vive, si lotta, si discute. Poi c’è inevitabilmente chi sa giocare con il mezzo. E ne fa l’uso che vuole…

Luca è reale, non finge e quando sale sul palco ha il pubblico dalla sua. Ci whatsappiamo tutti, è vero, ma il calore della gente non sarà mai virtuale. Almeno per lui!

 

@100CentoGradi

Gay Village 2016 Tutta un’altra storia!

La Preside Vladimir Luxuria (quarto anno consecutivo per lei) ha aperto la conferenza stampa del Gay Village 2016. Quindici anni e non sentirli. Anche perché ogni anno il contest è diverso. Per questa stagione il tema scelto è il College e le materie che vengono insegnate sono in particolar modo la convivenza, l’amore (universale) e il rispetto. Luxuria prende alla lettera le parole del ministro Giannini e tiene aperta la scuola dei diritti anche d’estate. Madrina di questa edizione è Mara Venier. Lei brinderà con il pubblico nella serata d’apertura del 1 giugno. Le Lectio Magistralis affidate tra gli altri a Franca Leosini, Luca Tommassini, Alberto Dandolo, Franca Leosini e Ferzan Optzetek e i live musicali che avranno come protagonisti  nomi del calibro di Noemi (il 4 giugno), Loredana Bertè (il 23 luglio), Paola Turci (il 6 agosto) e Aida Cooper saranno il piatto forte di un appuntamento irrinunciabile nell’afosa estate romana. Spazio anche al teatro con Wikipiera di Piera degli Esposti con Pino Strabioli, Il Marito di mio Figlio con Eva Grimaldi e Ludovico Fermont solo per citarne un paio e alle presentazioni dei libri. Tutto con ingresso libero perché “La cultura è per tutti!”  Mancheranno a differenza delle passate edizioni i corsi di cucina e i giochi olimpici. La location sarà come sempre il Parco del Ninfeo, all’Eur. La grande novità strutturale ideata da Carlo Santino è la Confraternita, , una maestosa terrazza che percorre il perimetro di tutte le piste permettendo ai clienti esclusivi, che potranno eccedervi previo tessera o prenotazione, di godersi tutto il villaggio guardando la folla dall’alto in basso. In più il ritorno del Muccassassina l’11 giugno, assente da troppi anni. Ci sarà da divertirsi comunque anche nella serata del 2 con i candidati sindaco a Roma. 45 date, si andrà avanti fino al 3 settembre. A fine presentazione la preside diventa anche “legionaria”, il libro Hijo de Puta accanto a lei durante le interviste. Ma la battaglia che combatte è quella per i diritti. Mai abbassare la guardia!

@100CentoGradi  @oriacicchinelli

 

 

 

 

 

La borsa di… Noemi

Tutti cantano Sanremo? In verità, tutti amano Noemi. Al secondo instore (ormai le presentazioni in librerie e affini si chiamano così, vai a capire…) dopo quello di Milano, la rossa è approdata a Roma, sua città natale. In ritardo di quasi un’ora (ah, la Tangenziale…) sulla tabella di marcia ha deliziato i fan (alcuni presenti sin dalle 13!) con la sue doti migliori (voce a parte). La simpatia e la disponibilità non sono mai state messe in discussione. Noemi non si risparmia mai e dopo aver risposto alle domande di Chiara Di Giambattista ha regalato scatti a tutti iniziando dai più piccoli e da due ragazze in carrozzina. Tantissime copie da firmare, non solo del suo ultimo lavoro Cuore d’artista, ma anche di vecchi dischi portati per l’occasione all’appuntamento romano in Feltrinelli. Nelle poche parole scambiate nell’intervista, la sua contentezza di essere arrivata ottava al Festival di Sanremo appena concluso. Stesso piazzamento di una certa Fiorella Mannoia (sua mentore) nel 1987 (Quello che le donne non dicono, pezzo magistrale scritto da Enrico Ruggeri). La borsa di una donna è il proseguimento naturale del percorso femminile nella musica leggera italiana. Qui il brano è firmato da Marco Masini ed è già suonatissimo dalle radio. Altri pezzi degni di nota presenti nell’album, ricco di collaborazioni prestigiose, Cuore d’artista (title track scritta da Ivano Fossati), Amen e Veronica guarda il mare (qui si sente poderosa la mano degli Stadio, vincitori all’Ariston). Ma Noemi ha dimostrato ancora una volta di essere il futuro della musica del BelPaese. Tanto, troppo diversa da altre “dive” stereotipate uscite, prodotte e confezionate dai talent. Qui siamo su altro livello. A partire dalla cosa meno importante: la sexy copertina. Ad avercene…

100CentoGradi

 

 

 

Sanremo 2016 La serata Finale

A sorpresa, come nelle più belle favole, la vittoria degli Stadio con Un giorno mi dirai riporta la canzone d’autore sul podio più alto. Seconda Francesca Michielin con Nessun grado di separazione, terza classificata Via da qui cantata dalla coppia formata da Deborah Iurato e Giovanni Caccamo. Verdetto giunto dopo un’interminabile e noiosissima serata, ravvivata da un superlativo Renato Zero. La sua voce, le sue dichiarazioni mai banali (il discorso sul rapporto che hanno i veri artisti con il camerino è una vera e propria chicca) e un nuovo pezzo in anteprima Gli anni miei raccontano, che anticipa il nuovo album Alt in uscita l’8 aprile. All’inizio dell’esibizione un medley di successi aveva fatto ballare tutto il Teatro Ariston e scatenato un trenino in sala stampa. Serata iniziata con l’esibizione di Francesco Gabbani (vincitore delle nuove proposte) e con l’annuncio dell’unico big ripescato: Irene Fornaciari. Quasi inutile l’esito, visto il risultato finale che la figlia di Zucchero ha ottenuto. Ultima classificata come il padre 31 anni fa. Ottimo per chi crede nei corsi e ricorsi storici o nella scaramanzia. Fuori sincrono e inspiegabile, invece, il collegamento video con Il Volo (trionfatori lo scorso anno) direttamente da New York. A scaldare il pubblico c’è voluta la grazia e la maestria di Roberto Bolle esibitosi in una coreografia sulle note di We will rock you dei Queen e l’esordio a Sanremo di Cristina D’avena, approdata al festival dopo una vera e propria petizione sui social network. Sette milioni di dischi in trent’anni di carriera, una vita di sigle televisive di cartoon. Il valzer del moscerino, Kiss me Licia, Occhi di gatto, i Puffi, la D’Avena ha cantato tutti i suoi cavalli di battaglia con la platea in delirio. Simpatica la gag dei due amici storici di Conti (Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni) per lanciare lo spettacolo che li vedrà protagonisti il 5 settembre all’Arena di Verona. Una reunion per i tre inseparabili compagni di mille avventure. Per quel che riguarda i big, sempre spiazzanti Elio e le Storie Tese travestiti dai Kiss. Per il resto, piattume generale. Non un brivido, non un colpo di scena. Il verdetto finale è arrivato all’una e trenta. Si chiude così il secondo Festival dell’era Conti. Ne seguiranno almeno altri due. Forse Baudo ha trovato un degno erede. Anche se più ingessato.

Questo il resto della classifica:

4) Enrico RuggeriIl primo amore non si scorda mai

5) Lorenzo FragolaInfinite volte

6) Patty PravoCieli immensi

7) ClementinoQuando sono lontano

8) NoemiLa borsa di una donna

9) Rocco HuntWake up

10) ArisaGuardando il Cielo

11) AnnalisaIl diluvio Universale

12) Elio e Le STorie TeseVincere l’odio

13) Valerio ScanuFinalmente Piove

14) Alessio BernabeiNoi siamo infinito

15) DolceneraOra o mai più (le cose cambiano)

16) Irene FornaciariBlu.

Il Premio della Sala Stampa Radio-tv-web Lucio Dalla – Sezione Campioni è andato agli Stadio con il brano Un giorno mi dirai. Alla band emiliana sono andati 19 voti. Rocco Hunt ne ha presi 15, Annalisa 12, Elio e Le Storie Tese ed Enrico Ruggeri 11, Noemi 10.

Il Premio della Critica Mia Martini – Sezione Campioni è invece andato a Patty Pravo con il brano Cieli Immensi. All’artista sono andati 18 voti. Elio e Le Storie Tese ne hanno conquistati 17, gli Stadio 16. In tutto hanno votato 109 giornalisti presso la Sala Stampa Ariston Roof.

Il Premio Sergio Bardotti per il Miglior Testo è andato al brano Amen di Francesco Gabbani, vincitore tra le Nuove Proposte.

Sono stati 11 milioni 223 mila i telespettatori, pari al 52.52% di share, che hanno seguito ieri la finale del Festival di Sanremo. Rispetto all’anno scorso – quando l’ultima serata del festival era stata seguita in media da 11 milioni 843 mila spettatori, pari al 54.21% di share – gli ascolti sono in calo di circa 600 mila spettatori e quasi 2 punti di share. La prima parte della finale di Sanremo ha fatto segnare 12 milioni 695 mila spettatori con il 48.76% di share, la seconda 8 milioni 712 mila pari al 64.89%. Un anno fa la prima parte dell’ultima serata del festival era stata seguita da 12 milioni 763 mila spettatori pari al 50.77% di share, la seconda da 10 milioni 8 mila con il 65.48%.

 

Sanremo 2016 4°Serata

Pronostico rispettato. E’ Francesco Gabbani con la sua Amen a trionfare nella categoria giovani del Festival di Sanremo. Ovvio, scontato. D’altronde il suo pezzo è molto orecchiabile. Brutto, invero ma il meno peggio tra quelli arrivati in finale. Che poi al suo posto avrebbe dovuto esserci Miele è un altro discorso già approfondito ieri. Mistero che non verrà comunque mai svelato. Come riconoscenza minima, Carlo Conti ha dato alla giovane cantante siciliana l’opportunità di aprire la serata. Magra consolazione. E dire che sino a poche ore prima della diretta (erano le 17…) ancora non era stata presa una decisione in merito. Si parlava di una finale a cinque e persino di annullare tutto. Alla fine ha prevalso il buon senso. La frittata era ormai fatta, Miele ha stoffa e talento da vendere. La sua carriera non finirà di certo in un… amen. Archiviata la gara delle nuove proposte, sul palco si sono esibiti tutti e venti i big. Sull’onda dell’entusiasmo per via della vittoria nella serata delle cover, gli Stadio si sono riscattati ampiamente. La folla ha anche chiesto loro il bis (da queste parte concesso solo alla Houston nel 1987, una vita fa). Noemi, capelli rossi e abito bianco, ha convinto ancora una volta e anche Morgan ha finalmente ritrovato la voce. A tarda notte anche Dolcenera ha potuto interpretare la sua Ora o mai più (le cose cambiano), uno dei brani più riusciti dell’intera manifestazione. I cinque eliminti sono: Zero Assoluto, Dear JackNeffa, Bluvertigo e Irene Fornaciari. Solo uno si “salverá”. All’inizio della finalissima sapremo chi verrà ripescato. Ospite d’onore Elisa con look total black, tatuaggi in vista e voce tremante. L’emozione ha giocato brutti scherzi anche alla ragazza di Trieste, vincitrice nel 2001 con Luce (Tramonti a Nord-Est) molto più a suo agio nell’interpretazione del nuovo singolo No Hero. Sul palco anche Enrico Brignano, protagonista di una figuraccia tremenda. Le centinaia di persone che avevano acquistato il biglietto per lo spettacolo di questa sera all’Auditorium di via della Conciliazione in Roma hanno protestato per la scarsa diffusione del rinvio dello spettacolo EvoluShow 2.0. L’artista romano ospite stasera all’Ariston ha dato “buca” ai suoi fan in attesa. L’organizzazione non avendo comunicato in modo adeguato lo spostamento dello spettacolo o il rimborso del biglietto ha lasciato il pubblico in fila sotto la pioggia. Gli spettatori hanno richiesto la presenza dei carabinieri sul posto e mentre scriviamo la situazione stenta a tornare alla normalità. Tutto questo per un monologo moscio e inutile sui figli e i giovani d’oggi. Neanche una risata nella parte comica, neanche una riflessione nella parte “seria”. Il vuoto pneumatico. Ma il peggio doveva ancora venire. Terzo ospite della serata J Balvin, cantante colombiano autore della hit Ginza, pezzo reggaeton del momento apprezzabile solo per la brevità: meno di tre minuti, rapido e (quasi) indolore. Neanche Virginia Raffaele era particolarmente in forma. La sua Belen Rodríguez, lontana anni luce dalle precedenti tre imitazioni non ha decollato. Una diretta lunga ben cinque ore, con il verdetto principale già annunciato a metà serata, poteva e doveva durare molto meno. Ora resta solo la finalissima. Abbiamo i nostri preferiti, non vinceranno.

 

La quarta serata del Festival di Sanremo, con la finale delle Nuove Proposte che ha incoronato Francesco Gabbani, ha ottenuto in media 10 milioni 164 mila spettatori con il 47.81% di share. Un risultato superiore di oltre 300 mila spettatori a quello dello scorso anno, quando la quarta serata del festival fu seguita in media da 9 milioni 857 mila telespettatori, con un identico share, 47.81%.  La prima parte della quarta serata del Festival ha fatto segnare 12 milioni 201 mila spettatori pari al 46.05% di share, la seconda 6 milioni 414 mila con il 55.20%. Un anno fa la quarta serata del festival aveva raccolto 12 milioni 21 mila spettatori con il 46.27% nella prima parte e 6 milioni 253 mila con il 53.49% nella seconda.

 

@100CentoGradi

Sanremo 2016 3°Serata

La terza serata del Festival ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato bisogno, il desiderio di amarcord da parte del pubblico e l’assoluta inesistenza della musica contemporanea. Almeno di quella presente sul palco dell’Ariston. O hai alle spalle almeno 30 anni di carriera o sei un imberbe appena uscito da un talent. Altrimenti non sei nessuno. La certezza è arrivata dalla reunion dei Pooh in formazione tipo. Il figliol prodigo (pardon, il fogliol prodigo) tornato alla base e un anno davanti per l’ultimo tour insieme. I 50 anni di successi suggellati sul palco che li ha visti trionfatori nel 1982 (il solo Fogli) e nel 1990 (tutti gli altri) con Uomini soli. E proprio al termine del brano, vien giù il teatro. Una standing ovation che dura anche durante i 90 secondi di pubblicità e costringe Carlo Conti a intervenire per riportare il pubblico seduto. Presentatore nervoso anche per via di un epic fail destinato a entrare nella storia sanremese. Nella sfida dei giovani Miele vs Francesco Gabbani, vince la ragazza di Caltanissetta. Ma qualcosa non va. I giornalisti dalla sala stampa iniziano a twittare di difficoltà tecniche. Si capisce che una parte dei colleghi (che conta il 50% del risultato) non è riuscita a votare: il piccolo telecomando per il voto non dava l’OK necessario per la conferma del voto. Si fanno dei controlli, mentre la serata scorre. Si decide di far rivotare la sala stampa. Al secondo tentativo tutto va bene, tecnicamente, ma tutto cambia. Il comunicato letto da Carlo Conti è diverso da quello annunciato: Miele non ha vinto, Francesco Gabbani passa il turno. E il conduttore toscano, finora impeccabile, esprime immediatamente la volontà di far ricantare Miele nella serata di venerdì come “consolazione”. Una beffa, insomma. Tanto da far intervenire persino la Polizia Postale (!) per verificare la presenza di brogli. Ma non è stato l’unico disguido tecnico nella gara delle nuove proposte. Un blackout tecnico durante l’esibizione del tenore italo-australiano Michael Leonardi ha oscurato per alcuni secondi la diretta. Ma per lui nessun ripescaggio, nessuna votazione ulteriore. Nella finale di domani passano quindi Gabbani (la sua Amen è orecchiabile ma non convince appieno) e Mahmood, nato a Milano da mamma sarda e papà egiziano, con il brano Dimentica. La serata (che ha visto ancora una volta una Virginia Raffaele superlativa, stavolta nei panni di Donatella Versace) era dedicata alle cover. I 20 big si sono cimentati con alterne fortune. Emozionante l’esibizione di Francesca Michielin alle prese con Il mio canto libero di Battisti con tanto di lacrime nel finale. Esilaranti gli Elii con Quinto Ripensamento, Morgan e i Bluvertigo avrebbero forse meritato di più ma il problema della voce e delle stecche è annoso e ormai non sarà più risolvibile. O lo si ama o lo si odia. E francamente La lontananza eseguita da loro non è stato un capolavoro. Stesso discorso per Patty Pravo (l’unica che ha deciso di coverizzare se stessa). Bravissima Annalisa in America della Nannini. Una spanna su tutti Noemi. Dedicato della Bertè le calza a pennello. A proposito del verbo “calzare”: La lite tra Deborah Iurato e lo stilista Francesco Paolo Salerno ha dato i suoi frutti. La ragazza senza l’abito della prima sera è apparsa rinata. Mentre gli Zero Assoluto hanno provato a distruggere Goldrake (impresa peraltro già riuscita anni fa, con gli stessi accordi, ad Alessio Caraturo) La giuria combattuta tra Noemi, Clementino, Rocco Hunt, Valerio Scanu e gli Stadio ha premiato questi ultimi straordinari interpreti de La sera dei miracoli dell’immenso Lucio Dalla. Una nota di colore (no, non stiamo parlando di Conti…) l’ha portata la giovane campionessa biellese Nicole Orlando (vincitrice di quattro ori ai mondiali per atleti down). Ha candidamente confessato che Garko alla madre non piace proprio. L’attore, finalmente meno impacciato del solito, è rimasto comunque spiazzato. Non si può piacere a tutti, evidentemente. Il festivalone domani promuoverà il giovane più meritevole (almeno si spera) mentre i bookmaker danno favorita la coppia Iurato-Caccamo tra i big. Lo scopriremo solo vivendo (e dagli con Battisti e con gli amarcord…). E’ proprio vero: Siamo afflitti da nostalgia cronica e canaglia.

@100CentoGradi

Secondo i dati Auditel sugli ascolti di Sanremo 2016, la terza serata del Festival – andata in onda giovedì 11 febbraio – è stata vista da 10.461.000 di spettatori col 47.8 per cento di share. Il dato è una media ponderata tra i dati delle due “parti” in cui è stata formalmente divisa la serata di Sanremo: in media 12.033.000 di spettatori hanno visto la prima parte, 45,91 per cento di share, mentre 6.815.000 di spettatori, 57,93 per cento di share, hanno visto la seconda parte. La terza puntata di Sanremo 2016 è andata peggio della terza puntata dell’edizione dello scorso anno, la prima condotta da Carlo Conti, che era stata vista da 10.586.000 spettatori, col 49,51 per cento per cento di share e peggio della seconda puntata di quest’anno, che mercoledì è stata vista da 10.747.000 spettatori, col 49.91 per cento di share.