Gabbani sbanca Sanremo, Mannoia seconda

E’ Francesco Gabbani il vincitore della 67° edizione del Festival di Sanremo. Il ballo con la scimmia gigante e la sua Occidentali’s Karma hanno convinto tutti. Al secondo posto, la grande favorita Fiorella Mannoia con Che sia benedetta. Terzo (grande sorpresa di questa edizione) Ermal Meta con Vietato morire. Una serata iniziata con gli emozionanti Ladri di Carrozzelle (gruppo in attività dal 1989, il primo del panorama musicale italiano formato principalmente da artisti con disabilità) e aperta ufficialmente da Zucchero con il suo nuovo singolo Ci si arrende volutamente eseguita con base pre registrata (la chitarra di Mark Knopfler non poteva mancare) e proseguita, canzoni a parte con il riscatto di Maurizio Crozza nei panni del senatore Antonio Razzi. Poco convincente il comico ligure, come tutte le sere, che almeno ha evitato i fischi e le contestazioni di tre anni fa, ricevendo solo applausi dal pubblico. Crozza/Razzi ha avuto l’ardire (l’unico in tutta la manifestazione) di ironizzare (per modo di dire) sulla scelta di Maria de Filippi di non ricevere alcun compenso, porgendo alla conduttrice una banconota: “Tieni 10 euro, non puoi lavorare aggratis, è diseducativo per i bambini”.  Just Some Motion, il ballerino degli spot della Tim, tanto osannato e atteso sul palco ha eseguito i suoi passi come in un acquario. Problemi di audio per un appuntamento talmente pubblicizzato (alcuni avevano giurato che Mina, voce dello spot, si sarebbe palesata a Sanremo…) da renderlo fastidioso. Il ritorno di Zucchero alle 22:30 ha prima svegliato una platea assopita con Partigiano Reggiano e poi emozionato, eseguendo Miserere in un duetto virtuale con Luciano Pavarotti. Standing ovation per lui. Il tempo di omaggiare la carriera di Rita Pavone (e cantando Cuore dimostra che non sfigurerebbe affatto in gara, anzi!) e di far fare l’ennesima brutta figura a Enrico Montesano (non fa più ridere da almeno vent’anni, non c’è verso) arriva il momento di Alvaro Soler che, piaccia o meno, ha spopolato con Sofia e merita eccome un passaggio in Riviera. Tanto più che, all’una meno venti del mattino (anestetizzati anche da Geppi Cucciari e senza caffè) gli spettatori dell’Ariston avevano bisogno di una scossa per il gran finale. Attendendo la fine arrivava un nuovo riconoscimento per Ermal Meta, già vincitore della serata delle cover: con Vietato morire ha vinto il Premio della critica ‘Mia Martini’ assegnato dalla sala stampa nella categoria Campioni. A Fiorella Mannoia va il Premio della sala stampa radio&tv ‘Lucio Dalla’. Ecco la classifica completa della 67°edizione del Festival di Sanremo

1 Francesco Gabbani

2 Fiorella Mannoia

3 Ermal Meta

4 Michele Bravi

5 Paola Turci

6 Sergio Sylvestre

7 Fabrizio Moro

8 Elodie

9 Bianca Atzei

10 Samuel

11 Michele Zarrillo

12 Lodovica Comello

13 Marco Masini

14 Chiara Galiazzo

15 Alessio Bernabei

16 Clementino

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La serata finale del Festival di Sanremo 2017, che ha visto il trionfo di Francesco Gabbani con la canzone «Occidentali’s Karma», ha ottenuto una media di13.553.000 spettatori (54,28% di share)nella prima parte (dalle 21.14 alle 23.54) e di 9.680.000 spettatori (69,66%) nella seconda, dalle 23.59 all’1.45. La media ponderata è di circa 12 milioni di spettatori e il 58,4% di share.

Un anno fa, la finale del 66° Festival ottenne una media di 12.695.000 spettatori (48,76% di share) nella prima parte e di 8.712.000 spettatori (64,89%)nella seconda, per una media ponderata pari a 11.222.000 spettatori (52,52%).

Sanremo arcobaleno con Mika, Ermal Meta è re delle cover

Ermal Meta con Amara Terra Mia (brano portato al successo da Domenico Modugno) vince la serata delle cover al festival di Sanremo. Secondo posto a Un’emozione da poco di Paola Turci, terzo posto per Signor Tenente di Marco Masini. Una serata senza fine, aperta dall’omaggio al Coro dell’Antoniano di Bologna (in occasione dei sessant’anni dalla nascita). Sul palco, un anno dopo Cristina D’Avena. Mancano solo Topo Gigio e il Mago Zurlì e anche lo Zecchino d’Oro sarà salvo. Ma a meritare grandi applausi è anche l’Orquesta de reciclados de Cateura, arivata direttamente dal Paraguay: 28 talenti fra i dieci e i trent’anni che suonano strumenti fatti con materiale riciclato, dalle radiografie alle tubature. “Il mondo ci regala spazzatura, noi gli restituiamo la musica” è il motto del maestro di musica Favio Chavez che offre a circa 150 bambini e giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità e di esclusione sociale nei pressi di Cateura e in tutto il Paraguay, un esempio e un’opportunità per imparare a suonare. Prima ancora la gara delle nuove proposte ha avuto un esito del tutto inaspettato: eliminati Valeria Farinacci (testo smielato ed esibizione peggiore) e Tommaso Pini (con tanto di rivoluzione in sala stampa). La gara delle cover è stata aperta da Chiara e non è un caso. Forse a Zucchero e Francesco de Gregori è stato consigliato di collegarsi dopo le 22. Altrimenti non si spiegherebbe la mancata denuncia alla cantante veneta per aver disintegrato Diamante (sarebbe bastato il violino di Mauro Pagani, oscurato dalla Galiazzo). Mina, al contrario, non avrà ritenuto opportuno ribellarsi a Ludovica Comello interprete de Le mille molle blu. Gli stacchetti della Tim, intonati dalla tigre di Cremona, è quanto di peggio sia stato ascoltato dalla sua voce. Voce da brividi, invece quella di Ermal Meta impegnato in Amara terra mia di Domenico ModugnoAl Bano è ancora convalescente e Pregherò di Adriano Celentano non ha avuto l’eco che avrebbe meritato. Dopo che Alessio Bernabei ha avuto contezza del suo valore distruggendo Un giorno credi (di essere un cantante, nel suo caso…) di Edoardo Bennato, ossigeno è arrivato dalle performance di Fiorella Mannoia e Paola Turci (rispettivamente impegnate in Sempre e per sempre di Francesco de Gregori e Un’emozione da poco di Anna Oxa). Una passeggiata per loro, un momento salvifico per il pubblico a casa e in teatro. Poi è stato Mika a infiammare l’Ariston con una lezione di civiltà e un arcobaleno di colori: “La musica fa cambiare il colore della mia anima – dice prima di esibirsi – posso essere bianco, blu, violetto… tutto. È molto bello essere di tutti i colori. E se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo, e pensa che un colore è migliore e deve avere più diritti di un altro, o che un arcobaleno è pericoloso perché rappresenta tutti i colori… Beh, peggio per lui. Sinceramente, questo qualcuno lo lasciamo senza musica” Peccato per l’omaggio a George Michael. Jesus to a child è francamente inarrivabile. Tornando alla gara, la faccia di Don Backy in sala stampa durante l’esibizione de L’immensità da parte di Gigi D’Alessio è tutta un programma. Michele Zarrillo rende gradevole Se tu non torni di Miguel Bosè, Francesco Gabbani rivaluta Susanna di Adriano Celentano e Marco Masini fa il suo intonando Signor Tenente di Giorgio FalettiSergio Sylvestre va totalmente fuori tempo ne La pelle nera mentre Elodie urla talmente tanto da non riuscire neanche a imbroccare Quando finisce un amore di Riccardo Cocciante. Ottimi Fabrizio Moro ne La leva calcistica della classe 68 di Francesco de Gregori e Samuel in Ho difeso il mio amore dei Nomadi. Ci sarebbe anche Michele Bravi, ma perché infierire? Per la cronaca ha “cantato” La stagione dell’amore di Franco Battiato. Relegata a notte fonda, la grazia di Lp, impegnata in una gara di dì fischiettii con Carlo Conti. Poi i verdetti: In finale Clementino, Bianca Atzei, Ron e Giusy Ferreri. Out le coppie Nesli & Alice Paba e Raige & Giulia Luzi E domani (pardon, tra qualche ora) il festival sceglierà il vincitore delle nuove proposte

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Sono stati 10 milioni 420 mila, pari al 49.70%, gli spettatori che hanno seguito la serata del Festival di Sanremo dedicata alle cover. Un risultato che migliora di due punti di share quello dell’anno scorso, quando la serata dedicata alle reinterpretazioni delle hit del passato aveva fatto segnare il 47.88% con 10 milioni 462 mila spettatori. La prima parte della terza serata del festival (dalle 21.19 alle 23.59) ha raccolto in media 12 milioni 751 mila spettatori con il 49.74%, la seconda (dalle 24 all’1.13) 5 milioni 403 mila con il 49.18%. L’anno scorso la prima parte della serata cover aveva avuto 12 milioni 33 mila spettatori con il 45.91%, la seconda 6 milioni 821 mila con il 58.04%.

Sanremo: Ferro emoziona, la Mannoia (in)canta. Il resto è noia

Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio. Anche per ascoltare tutte le canzoni del Festival. Sette pezzi imbarazzanti, uno mediocre (Fabrizio Moro), due decenti (Ron e Samuel) e un piccolo capolavoro (Fiorella Mannoia). Che poi la rossa non abbia portato il suo brano più bello sul palco dell’Ariston fa capire in che mani (pardon, in che ugole) siamo capitati. Serata aperta da una mezz’ora noiosissima (e francamente inutile) denominata Sanremo Start, con mini interviste ai cantanti in gara e poi ufficialmente presa sulle spalle da Tiziano Ferro con il suo personalissimo ricordo di Luigi Tenco. La sua versione di Mi sono innamorato di te (da mezzanotte in vendita nelle piattaforme digitali, sia mai che si perda un solo euro dalla vendita degli mp3) è stata azzeccata prevalentemente per la scenografia. Il bianco e nero vince sempre. Ferro ha fatto di meglio a metà serata esibendosi in Potremmo ritornare e, soprattutto nel duetto con Carmen Consoli. Il conforto è al primo posto nell’airplay radiofonico e ascoltandola dal vivo si percepisce la differenza tra loro e il 70% del cast, essendo generosi. Delusione da Elodie (bella voce, ma pezzo inesistente) mentre parlare di Ludovica Comello sarebbe accanimento terapeutico. Per non parlare del brano di Al Bano. Fin qui la musica (?!?). La parte dedicata allo show ha avuto momenti emozionanti con gli angeli di Rigopiano (“Di eroi ce ne sono tanti – dice Maria De Filippi introducendoli – basta saperli vedere, guardare. Gli eroi sono quelli che non mollano, non si piangono addosso, fanno il loro dovere, vanno a casa senza popolarità né soldi. La cosa importante è non dimenticarli”). La stessa conduttrice però non si è accorta di essere sul palco di Sanremo. Momenti della serata sembravano edizioni speciali di C’è posta per te, mancava solo la busta. Che non avrebbe aperto nessuno.Mancava l’invettiva politica. Ci ha pensato Maurizio Crozza. Non ha fatto ridere, va detto, ma riflettere. Cita le polemiche sul cachet di Conti per attaccare Matteo Salvini che aveva preso di mira il conduttore: «Io darei anche il suo stipendio ai terremotati. Ma poi che lavoro fa Salvini? È pagato dall’Europa per dire che dobbiamo uscire dall’Europa. Io ve lo dico: sono di Genova, col cazzo che non voglio essere pagato». Poi battute su Renzi e la Raggi (scema? no sindaca). E un sonoro ceffone ai qualunquisti del web che avevano pensato bene di lanciare invettive di boicottaggio al Festival per donare i soldi delle serate ai terremotati lo aveva già lanciato il presentatore toscano, parlando degli sms per aiutare le popolazioni: “Ma attenzione, non vi chiederei mai di fare una donazione se prima non avessi fatto qualcosa anch’io”. C’era da dirlo? Per i webeti, evidentemente sì. A rischio eliminazione Clementino, Ron e Giusy Ferreri

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La prima serata del 67° Festival di Sanremo ha ottenuto, nella prima parte, una media d’ascolto di 13.176.000 telespettatori, pari a uno share del 50,10%. Nella seconda parte la media è stata di 6.177.000 spettatori (51,89%).

Un anno fa, la prima serata del secondo Sanremo di Carlo Conti registrò una media d’ascolto di 12.516.000 telespettatori nella prima parte (49,15%), 5.903.000 spettatori (52,18%) nella seconda parte, per una media ponderata pari a 11.134.000 spettatori (49,5%).

L’anteprima «Sanremo Start» ha ottenuto una media di 10.994.000 spettatori (38,28%).

Bomba o non bomba parte Sanremo. Aprono Ferro e… Ferreri

Tra allarmi bomba al Palafiori (ben due, la paura è sempre cattiva consigliera), più di 500 agenti in tenuta antisommossa, controlli a ogni angolo delle strade (è di stamattina la notizia che a Villa Ormond, dove verrà condotto il DopoFestival non sia stato fatto entrare il conduttore Nicola Savino…), red carpet (neanche fossimo a Cannes), maxi schermi piazzati a Piazza Colombo e a Piazza Bresca per dare l’opportunità a tutti i sanremesi di assistere all’evento, parte stasera la 67° edizione del Festival della Canzone Italiana. In conferenza stampa Carlo Conti con il suo eloquio semplice e diretto, anche leggermente cerchiobottista, se vogliamo, ha annunciato punto per punto come si svolgeranno le serate. La curiosità è sapere se le canzoni sono davvero orrende come da primo ascolto (tranne quelle 3/4 ampiamente annunciate) oppure se l’Orchestra riuscirà nella titanica impresa di farle diventare apprezzabili. Del resto, di musica se ne è parlato davvero poco in un’ora e mezza di chiacchiere. Sarebbero bastati i primi dieci minuti. Il resto è stato appannaggio delle domande relative al main sponsor Tim (dove la voce di Mina riecheggerà dopo aver fatto saltare insieme al suo sodale Adriano Celentano le due serate che avrebbero permesso alla Rai di avere altri introiti pubblicitari e ascolti alle stelle). Ma Mina-Celentano tirano ancora? Sembrerebbe di sì, così come vanno alla grande gli amarcord. Primo tra tutti, quello di Claudio Villa, scomparso esattamente trant’anni fa durante la serata finale del Festival più visto della storia, condotto da Pippo Baudo. Stamattina è stata donata una targa alla figlia, Manuela, onnipresente in Riviera. Poi, garofani, ellebori, ginestre, ranuncoli e il bianco come tonalità per un tripudio floreale. Ad aprire la prima serata, altra sorpresa svelata, sarà Tiziano Ferro. Il cantautore di Latina, in un Teatro Ariston completamente buio, interpreterà Mi sono innamorato di te, un classico di Luigi Tenco, scomparso 50 anni fa. Paura di flop per la concomitanza della serie A? Conti ci scherza su: “Stasera c’è Roma Fiorentina. Le prime due ore della serata le condurrà Maria De Filippi, poi entrerò io”. Considerando che domani sera giocheranno la Juve (a Crotone) e il Milan a Bologna e che tra venerdì e sabato scenderanno in campo il Napoli e poi, nuovamente, la Viola la paura di qualche fuga da RaiUno appare fondata. Il direttore di rete e il presentatore si accontenterebbero di arrivare al 45% di share. Conti ha testualmente dichiarato: “Tocco gli amuleti che ho con me dalla nascita”. Ma, alla fine, Sanremo è diventato talmente social da essere visto da chiunque. E’ la settimana nella quale non si parla d’altro. Già l’imbarazzante PrimaFestival condotto da Federico Russo e Tess Masazza è andato oltre le più rosee previsioni. Per quanto riguarda la gara, ecco (in ordine di apparizione) i big:

Giusy Ferreri, Fabrizio Moro, Elodie, Ludovica Comello, Fiorella Mannoia, Alessio Bernabei, Al Bano, Samuel, Ron, Clementino, Ermal Meta

Nelle serate di domani e giovedì, i giovani apriranno il Festival con la formula Sanremo Start (eh?!?). Mercoledì toccherà a Marianne Mirage, Francesco Guasti, Braschi e Leonardo Lamacchia. Dopodomani, invece, Maldestro, Tommaso Pini, Valeria Farinacci e Lele

Che la festa abbia inizio. Per divertirci (Maurizio Crozza dovrebbe farlo, il condizionale è d’obbligo) appuntamento al DopoFestival con Savino, Ubaldo Pantani e la Gialappa’s Band. E c’è ancora chi lo chiama Festival della Canzone…

 

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SANREMO 2017, CROZZA E TROPPO AMORE. CHE SIA BENEDETTA LA MANNOIA!

L’appuntamento è al Centro Produzione Rai di Corso Sempione a Milano alle 11.30. Un venerdì pieno di angoscia. La più bella notizia in una giornata funestata dalle notizie provenienti dall’Abruzzo, arriva proprio da quella regione tormentata. Le parole di Carlo Conti mentre si ascoltano le canzoni di Sanremo: “Ci sono dei sopravvissuti al Rigopiano”. E gli applausi, le lacrime. Poi, come un segno del destino, parte il brano di Fiorella Mannoia. E tutti, sollevati, aspettano che il conduttore rientri per annunciare:”La canzone vincitrice della 67° edizione del Festival di Sanremo è Che sia benedetta“. Ma non sarà così. Già da qualche anno il vincitore non rientra nei pronostici. Giusto o sbagliato che sia, c’è più suspence. Venendo ai brani in gara si potrebbe esordire con un: “Torna l’amore al Festival di Sanremo!” Non che fosse mai andato via, forse si era solo nascosto nel podio dell’anno scorso con gli Stadio vincitori assoluti, la Michielin eroina radiofonica e la freschezza del duo Caccamo-Iurato. Quest’anno trionferà soprattutto nei testi di Gigi D’Alessio (un pezzo dedicato alla mamma) e in quello di Ron (non per inimicarci il cantautore napoletano, ma siamo su altri pianeti…). Da un primo ascolto, Mannoia a parte, le radio troveranno ossigeno grazie a Samuel (già nell’airplay dalla scorsa estate con due singoli, non ne sbaglia una), Alessio Bernabei (l’unico a dare un po’ di ritmo alla kermesse, ma il pezzo sta in piedi per scommessa…), Clementino (idem come sopra) e Chiara Galiazzo (voce splendida, il problema anche per lei è il testo). Mediocri i brani di Violetta (ops, Ludovica Comello) ed Elodie (le sue corde vocali meriterebbero molto di più). Il mistero più grande resta sempre la presenza di Bianca Atzei, lasciata in naftalina per tutto l’anno e tolta dagli armadi polverosi solo per la kermesse canora. Menzione a parte per Paola Turci ed Ermal Meta. Li separano 17 anni anagraficamente. Quando la cantautrice romana iniziava a cantare, il ragazzo albanese iniziava le elementari. Ma emozionano entrambi. A fine “maratona”, Conti fornisce anche qualche dettaglio in più sulle serate, annunciando gli ospiti: Maurizio Crozza farà una copertina tutte le sere (in diretta), martedì ci saranno Tiziano Ferro (interpreterà anche con Carmen Consoli il brano Il conforto) e Ricky Martin, mercoledì sarà la volta di Giorgia, giovedì di Mika e sabato di Zucchero. Chiusura con l’exploit di Renato Zero. Escluso dal festival come autore per Sal Da Vinci si è fatto sentire così: “Sono in…cacchiatissimo, diciamo così. Non per me, non per la canzone, e nemmeno per Sal, con cui ho composto gran parte del suo nuovo disco. Avevo scritto, in questo momento, un inno d’amore per Napoli città aperta, Nanà appunto: possibile che non meritasse di essere tra i 22 brani scelti? Tutti migliori del mio? Tutte voci migliori di quella di Sal?”. Forse quando Conti disse, a fine dicembre:”Mi è arrivato un messaggio che mi ha fatto molto dispiacere, da parte di una persona che pensavo conoscesse bene me, il mio rigore, la mia correttezza nella scelta dei brani” si riferiva proprio al Re dei sorcini…

 

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Sarà Sanremo 2017

Sarebbero dovuti essere 20, ma alla fine saranno 22. La spoilerata degli Statuto ha avuto effetto per un buon numero di big. Torna Albano e con tutto il rispetto per l’artista, visti gli eventi recenti (il doppio infarto che ha colpito il cantante pugliese venerdì scorso) è una scelta abbastanza incomprensibile. Come lo è quella di Gigi D’Alessio, contestato da tutta la sala allestita in Villa Ormond a Sanremo. Nessuna “soffiata” sugli ospiti, forse ci sarà la neo first lady della Casa Bianca Melanie Trump, ma sono solo voci. Ufficiale è invece il DopoFestival eccezionalmente anche di sabato con Nicola Savino e la Gialappa’s Band a fare gli onori (e gli oneri…) di casa. Per Carlo Conti sarà un festival che avrà come protagonisti i rapporti interpersonali in famiglia. L’amore non solo tra uomo e donna (anche perché di questi tempi…) ma nel nucleo in toto. Ecco nel dettaglio i Big di Sanremo 2017.

Albano con Di rose e di me

Chiara Galiazzo con Nessun posto è casa mia

Bianca Atzei con Ora esisti solo tu

Alessio Bernabei con Nel mezzo di un applauso

Clementino con Ragazzi fuori

Elodie con Tutta colpa mia

Francesco Gabbani con Occidentali’s karma

Paola Turci con Fatti bella per te

Samuel con Vedrai

Fiorella Mannoia con Che sia benedetta

Nesli e Alice Paba con Do retta a te

Michele Bravi con Il diario degli errori

Fabrizio Moro con Portami via con te

Giusy Ferreri con Fatalmente male

Gigi D’Alessio con La prima stella

Raige e Giulia Luzi con Togliamoci la voglia

Ron con L’ottava meraviglia

Ermal Meta con Vietato morire

Marco Masini con Spostato di un secondo

Michele Zarrillo con Mani nelle mani

Lodovica Comello con Il cielo non mi basta

Sergio Sylvestre con Con te

Nelle nuove proposte (in giuria Massimo Ranieri, Andrea Delogu, Anna Foglietta, Amadeus e Fabio Canino) eliminati tra le contestazioni la band dei La Rua, passano

Valeria Farinacci con Insieme (da Area Sanremo)
Braschi con Nel mare ci sono i coccodrilli (da Area Sanremo)

Leonardo Lamacchia con Ciò che resta

Tommaso Pini con Cose che danno ansia

Maldestro con Canzone per Federica

Marianne Mirage con Le canzoni fanno male

Lele Esposito con Ora mai

Francesco Guasti con Universo

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Zeta – Il film

Fedez, J-Ax, Clementino, Ensi, Briga, Rocco Hunt e Baby K. Un parterre del genere, tra rapper divenuti star del pop e altri ancora sulla scena da far impallidire perfino One Two One Two, storico programma del venerdì sera in onda su Radio Deejay (che il film sia sponsorizzato da Radio 105 è un mistero gaudioso). Invece parliamo delle star dell’ennesimo film generazionale sulla Roma dei nostri giorni. Con più asperità rispetto a Jeeg robot fresco trionfatore dei David di Donatello e di The Pills, prodotto riuscito a metà ma che avrebbe meritato maggior fortuna. Una pellicola “nata ai bordi di periferia” dove i tram non passavano negli anni 80, figuriamoci ora. A Corviale, poi… Ora gira l’erba (purtroppo non quella di Celentano…) e se vuoi fare un salto di qualità, spacciando polvere bianca, finisci accoltellato e morente in mezzo a una stradina abbandonata in una notte che più buia non si può. Si parla di rap, però. Di hip hop precisamente. Un film dedicato alla memoria del leader dei Cor Veleno (David Berardi, meglio conosciuto come Primo Brown) scomparso la notte di Capodanno. La regia è di Cosimo Alemà, uno dei più famosi nel campo dei videoclip. In conferenza stampa è palpabile la sua soddisfazione

“Volevo fare un film anche su mio amore personale per la musica, che è l’amore che vedo oggi nei ragazzi perché credo che l’hip hop e il rap siano la prima cultura musicale che veramente appassiona. E’ tutto realmente credibile e a mio avviso rappresenta bene le sfaccettature di questo genere, c’è la parte più commerciale, l’underground, le battle di freestyle, le canzoni composte in studio, è una foto abbastanza fedele della scena”

Il protagonista principale è Alex/Zeta (Diego Germini) leader con il suo amico Marco (Jacopo Olmo Antinori) del duo Anti. Innamorati della stessa ragazza, Gaia (Irene Vetere) si trovano costretti ben presto a dividere le loro strade. Il primo spopola, il secondo fa una brutta fine (vedi sopra…), la terza è in balia degli eventi. Perché il successo non è facile da gestire, figurarsi il vuoto cosmico. Diego Germini nella vita è Izi, un rapper in ascesa. Nel film è figlio di una famiglia romana con padre ligure come lui (che viene da Cogoleto, paese di periferia genovese) e fratello di Tina (l’esordiente Angelica Granato Renzi) tutti perfettamente a loro agio davanti alla macchina da presa. Storia cruda, si era detto, ma profondamente vera. E’ una generazione piena di sfaccettature negative, vero. Ma sono i nostri figli, fratelli. Colpe e meriti sono di tutti. Quantomeno Zeta è una storia hip hop di formazione, amicizia, amore e riscatto; una corsa a ritmo di rap all’inseguimento dei propri sogni e del proprio destino. Corviale come Genova…come tutta Italia.

 

 

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Sanremo 2016 La serata Finale

A sorpresa, come nelle più belle favole, la vittoria degli Stadio con Un giorno mi dirai riporta la canzone d’autore sul podio più alto. Seconda Francesca Michielin con Nessun grado di separazione, terza classificata Via da qui cantata dalla coppia formata da Deborah Iurato e Giovanni Caccamo. Verdetto giunto dopo un’interminabile e noiosissima serata, ravvivata da un superlativo Renato Zero. La sua voce, le sue dichiarazioni mai banali (il discorso sul rapporto che hanno i veri artisti con il camerino è una vera e propria chicca) e un nuovo pezzo in anteprima Gli anni miei raccontano, che anticipa il nuovo album Alt in uscita l’8 aprile. All’inizio dell’esibizione un medley di successi aveva fatto ballare tutto il Teatro Ariston e scatenato un trenino in sala stampa. Serata iniziata con l’esibizione di Francesco Gabbani (vincitore delle nuove proposte) e con l’annuncio dell’unico big ripescato: Irene Fornaciari. Quasi inutile l’esito, visto il risultato finale che la figlia di Zucchero ha ottenuto. Ultima classificata come il padre 31 anni fa. Ottimo per chi crede nei corsi e ricorsi storici o nella scaramanzia. Fuori sincrono e inspiegabile, invece, il collegamento video con Il Volo (trionfatori lo scorso anno) direttamente da New York. A scaldare il pubblico c’è voluta la grazia e la maestria di Roberto Bolle esibitosi in una coreografia sulle note di We will rock you dei Queen e l’esordio a Sanremo di Cristina D’avena, approdata al festival dopo una vera e propria petizione sui social network. Sette milioni di dischi in trent’anni di carriera, una vita di sigle televisive di cartoon. Il valzer del moscerino, Kiss me Licia, Occhi di gatto, i Puffi, la D’Avena ha cantato tutti i suoi cavalli di battaglia con la platea in delirio. Simpatica la gag dei due amici storici di Conti (Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni) per lanciare lo spettacolo che li vedrà protagonisti il 5 settembre all’Arena di Verona. Una reunion per i tre inseparabili compagni di mille avventure. Per quel che riguarda i big, sempre spiazzanti Elio e le Storie Tese travestiti dai Kiss. Per il resto, piattume generale. Non un brivido, non un colpo di scena. Il verdetto finale è arrivato all’una e trenta. Si chiude così il secondo Festival dell’era Conti. Ne seguiranno almeno altri due. Forse Baudo ha trovato un degno erede. Anche se più ingessato.

Questo il resto della classifica:

4) Enrico RuggeriIl primo amore non si scorda mai

5) Lorenzo FragolaInfinite volte

6) Patty PravoCieli immensi

7) ClementinoQuando sono lontano

8) NoemiLa borsa di una donna

9) Rocco HuntWake up

10) ArisaGuardando il Cielo

11) AnnalisaIl diluvio Universale

12) Elio e Le STorie TeseVincere l’odio

13) Valerio ScanuFinalmente Piove

14) Alessio BernabeiNoi siamo infinito

15) DolceneraOra o mai più (le cose cambiano)

16) Irene FornaciariBlu.

Il Premio della Sala Stampa Radio-tv-web Lucio Dalla – Sezione Campioni è andato agli Stadio con il brano Un giorno mi dirai. Alla band emiliana sono andati 19 voti. Rocco Hunt ne ha presi 15, Annalisa 12, Elio e Le Storie Tese ed Enrico Ruggeri 11, Noemi 10.

Il Premio della Critica Mia Martini – Sezione Campioni è invece andato a Patty Pravo con il brano Cieli Immensi. All’artista sono andati 18 voti. Elio e Le Storie Tese ne hanno conquistati 17, gli Stadio 16. In tutto hanno votato 109 giornalisti presso la Sala Stampa Ariston Roof.

Il Premio Sergio Bardotti per il Miglior Testo è andato al brano Amen di Francesco Gabbani, vincitore tra le Nuove Proposte.

Sono stati 11 milioni 223 mila i telespettatori, pari al 52.52% di share, che hanno seguito ieri la finale del Festival di Sanremo. Rispetto all’anno scorso – quando l’ultima serata del festival era stata seguita in media da 11 milioni 843 mila spettatori, pari al 54.21% di share – gli ascolti sono in calo di circa 600 mila spettatori e quasi 2 punti di share. La prima parte della finale di Sanremo ha fatto segnare 12 milioni 695 mila spettatori con il 48.76% di share, la seconda 8 milioni 712 mila pari al 64.89%. Un anno fa la prima parte dell’ultima serata del festival era stata seguita da 12 milioni 763 mila spettatori pari al 50.77% di share, la seconda da 10 milioni 8 mila con il 65.48%.

 

Sanremo 2016 2°Serata

Ooooooohhhh! Un’ola da stadio non s’era mai sentita all’Ariston. E’ stata sdoganata alle 22 in punto al momento dell’annuncio da parte di Carlo Conti del super ospite italiano di serata: Eros Ramazzotti. Un festival che funziona solo quando fa amarcord. Ieri la Pausini, oggi il cantautore romano, la sostanza non cambia. Forse perché la musica contemporanea non è eccelsa? Anche. Ma soprattutto perché viviamo in un mondo “vecchio”. Se si pensa che i programmi più visti in tv vengono confezionati con materiale d’archivio, si capisce perfettamente il senso dell’euforia al momento dell’ingresso di Eros sul palco. Anche in sala stampa, ovazione e standing ovation. Un medley, una chiacchierata con Conti, il pezzo nuovo Rosa nata ieri (con il toccante “ciao papà” finale) e l’ormai sdoganato laccio arcobaleno con degna chiosa:” I figli fanno famiglia, e la famiglia è fondamentale qualsiasi essa sia. Ognuno la fa a modo suo, e tira su i figli a modo suo. La cosa fondamentale è crescerli dritti”. Riguardo il fiocco pro adozioni civili, solo a tarda serata (era mezzanotte e mezza) Conti ha avuto il buon gusto di spiegarne il significato. Più di trenta ore dopo… Ma sì, meglio in fascia protetta, sia mai che il pubblico venga informato!

Una serata iniziata con le nuove proposte, negli anni scorsi relegate a tarda notte e quest’anno lanciate nell’anteprima festivaliera prima dei titoli (così ce le togliamo di torno subito e non perdiamo ascolti). Si troverà mai la soluzione ideale per loro? Non sarebbe meglio creare un Sanremo Giovani a parte oppure inserirle nella gara come fece Tony Renis nel più povero festival della storia recente? Nel dubbio, la finale è stata raggiunta da Chiara dello Iacovo (peccato per Cecile, avrebbe meritato sorte migliore) e da Ermal Meta. Un momento toccante è stato regalato dal maestro Ezio Bosso, malato di SLA ma per nulla intenzionato ad arrendersi alla malattia. Le sue parole – La musica è una magia, non a caso i direttori d’orchestra hanno la bacchetta come i maghi– la sua forza, le lacrime di una violinista e un cuore grande così. Altre emozioni (anche se diverse) quando il palco ha ospitato la maestra Marzia della Scuola primaria di Ceresole Reale, in provincia di Torino, con classe al seguito: Moris e Anna. Solo due bambini per l’eroica insegnante che ogni giorno si fa un’ora di macchina per fare loro lezione. Parlando della gara dei big aperta alla grande da Dolcenera (una che non tradisce mai) hanno raccolto applausi Patty Pravo (splendido pezzo ma anche lei, come gli Stadio e Morgan la sera prima, con la voce lasciata in albergo e con qualche stecca di troppo), Elio e le Storie Tese (sette ritornelli in un solo brano!) completamente vestiti di rosa a metà tra un fumetto e un confetto gigantesco e le sempre più convincenti Annalisa Scarrone (spigliatissima, di bianco vestita) e Francesca Michielin (all’esordio sul palco del Teatro Ariston). Note stonate (in tutti i sensi) per Alessio Bernabei (già insopportabile come voce dei Dear Jack, figurarsi ora) e Valerio Scanu. Buono il sound di Clementino, Neffa copia se stesso e la sua hit estiva Sigarette in maniera quasi spudorata. Impalpabili gli Zero Assoluto (nomen omen…). Inutile, tornando agli ospiti, l’intervento di Nicole Kidman. Solite domande, tutto già visto, con in più la goffaggine di Gabriel Garko (comunque più in palla rispetto alla prima sera). Prima dell’esito della giuria, risate (era ora…) con Nino Frassica, interprete anche di  A mare si gioca, brano sugli sbarchi dei migranti mentre Virginia Raffaele, nei panni di Carla Fracci non ha convinto appieno. A rischio eliminazione (era l’una…) Dolcenera (sic!), Alessio Bernabei, Zero Assoluto e Neffa. Domani, serata cover preceduta dagli ultimi quattro giovani…

Dieci milioni e 748 mila, con uno share del 49,91 per cento. Eccolo il numero dei telespettatori che ieri hanno seguito la seconda serata di Sanremo in tv. Il Festival non delude. E viaggia come un treno. Gli ascolti, infatti, premiano ancora Conti. Un risultato che migliora di circa 700 mila spettatori e di otto punti di share quello dello scorso anno, quando la seconda serata del festival ottenne in media 10 milioni 91 mila telespettatori pari al 41.67% di share.

@100CentoGradi

Sanremo 2016 Ecco i big!!!

Come consuetudine, il carrozzone sanremese inizia prima delle feste natalizie. E’ il palco de L’Arena, il contenitore domenicale condotto da Massimo Giletti su RaiUno, a ospitare Carlo Conti, per il secondo anno alla guida dell’indomabile rassegna canora. Il presentatore toscano, dopo interminabili preamboli con i soliti inutili opinionisti (tra gli altri Alba Parietti, Iva Zanicchi e Mario Luzzato Fegiz, sempre pronto a sparare nel mucchio), ha svelato in anteprima i 20 “big”, i 20 grandi artisti sanremesi. Conti, che il 23 giugno 2015 è stato nominato pubblicamente direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo del 2016 – dopo la fortunata edizione 2015 – manterrà anche la direzione artistica della rassegna musicale del 2017. Parecchie novità, ottimo il ritorno degli Stadio, soliti reduci dai talent e reunion dei Bluvertigo in formazione originaria con a capo Morgan. E gli Elii a dare pepe a tutta la kermesse.
Al Teatro Ariston lo show in programma dal 9 al 13 febbraio 2016, verrà seguito minuto per minuto anche su questo sito.

Ecco i nomi!

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