Ritorno all’Università La Sapienza di Roma… Il tempo che unisce ieri e domani

Ci sono luoghi che non smettono mai di appartenerci.
Anche quando passano trent’anni. Anche quando la vita ci porta lontano.

Tornare alla Sapienza Università di Roma, nella mia facoltà di Scienze Politiche, è stato molto più che ritirare una pergamena di laurea rimasta ad aspettarmi dal 1993.

È stato un viaggio emozionale dentro il tempo, dentro la ragazza che ero (la foto con la mia orgogliosa Madre, un attimo dopo la discussione della tesi di laurea!) e dentro la donna che sono diventata.

E quando finalmente ho avuto tra le mani quel diploma, con il mio nome scritto nero su bianco — indirizzo Politico-internazionale — il cuore ha sorriso in silenzio.

Le immagini di questa giornata raccontano più di tante parole: il cortile della facoltà, gli studenti seduti sulle panchine, i corridoi attraversati di nuovo dopo una vita, la mia pergamena stretta tra le mani come un cerchio che finalmente si chiude.

La Sapienza Roma
La Sapienza Roma FAC OLTà di scienze politiche

Ai miei tempi l’università era fatta di attese, presenza fisica e resistenza.
Niente piattaforme online, niente app, niente intelligenza artificiale.
C’erano le file agli sportelli, le corse per prenotarsi agli esami, i libretti universitari consumati dall’uso e i tabelloni da controllare con il fiato sospeso.

E poi c’eravamo noi.

Le battute tra colleghi nelle torride giornate romane, quando il caldo sembrava sciogliere perfino i pensieri.

Le albe gelide davanti alle aule per conquistare un posto “strategico” agli esami: presto sì… ma non troppo.

Mai per primi — cavie del professore — e nemmeno per ultimi, quando si arrivava ormai “bolliti”.

Il mio percorso universitario durava quattro anni: un biennio comune, con esami obbligatori, prima della scelta dell’indirizzo.

Io scelsi il Politico Internazionale, spinta dalla curiosità verso il mondo e verso ciò che accade oltre i confini.

Non sapevo ancora che quella scelta avrebbe accompagnato tutta la mia vita professionale.

Dopo la laurea e i due anni di IFG per il praticantato di giornalismo nella meravigliosa Urbino, sono arrivati gli anni nelle redazioni.

Il Messaggero, L’Informazione, TgR Lazio… e soprattutto METRO, lo storico primo free press d’Italia, d’importazione svedese, la mia avventura più lunga e intensa: ventisei anni vissuti tra notizie, persone, corse contro il tempo e cambiamenti epocali, fino alla fine del 2025.

Oggi continuo a fare ciò che amo: scrivere.

Metto la mia penna al servizio di la Repubblica Salute — e quindi anche di La Stampa e HuffPost — mentre collaboro con la Regione Lazio.

Ma la parte più sorprendente di questo ritorno è stata parlare con le matricole di oggi.

Ragazzi cresciuti in un mondo governato dall’intelligenza artificiale, abituati a studiare online, a cercare tutto in pochi secondi, a preparare esami con strumenti che ai nostri tempi sembravano fantascienza.

Eppure, nel confronto tra ieri e oggi, ho scoperto una verità semplice: cambiano i mezzi, non cambiano i sogni.

Negli occhi di quei ragazzi ho rivisto la stessa inquietudine, la stessa speranza, la stessa voglia di costruirsi un futuro che avevamo noi.

E allora guardo quella pergamena e penso che sì, di strada ne ho fatta tanta.

Partendo da Castronovo, piccolo paese arroccato sulla collina ai piedi di Rendinara, con il peso dei sacrifici sulle spalle e una certezza nel cuore: lavoro e studio, studio e lavoro. Sempre insieme.

Forse è proprio questo il senso del ritorno.

Capire che ogni fatica ha lasciato un segno.

Che le nostre origini non ci trattengono: ci costruiscono.

E quella pergamena, oggi, non è solo un diploma.

È la prova concreta di un viaggio.

Di una ragazza partita da un piccolo paese e arrivata fino alle redazioni dei giornali, senza mai smettere di credere nel valore dello studio, della curiosità e della libertà di raccontare il mondo con la propria voce.

Danny Elfman celebra l’universo di Tim Burton: concerto-evento all’Auditorium Parco della Musica

Le atmosfere visionarie dei film di Tim Burton tornano a vivere a Roma in uno degli appuntamenti più attesi dell’estate 2026. Il 1° luglio, la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone ospiterà “Danny Elfman’s Music from the Films of Tim Burton”, lo spettacolo sinfonico che vedrà protagonista il celebre compositore Danny Elfman insieme all’Orchestra Roma Sinfonietta.

L’evento, inserito nel programma del Roma Summer Fest 2026, è organizzato da Intersuoni BMU in collaborazione con Bass Culture e Fondazione Musica per Roma.

I biglietti sono disponibili su TicketOne

Un viaggio musicale nei capolavori di Tim Burton

Lo show accompagnerà il pubblico in un’esperienza immersiva attraverso alcune delle colonne sonore più amate del cinema contemporaneo. In programma le musiche iconiche di film come Edward mani di forbice, The Nightmare Before Christmas, La fabbrica di cioccolato, Batman, La sposa cadavere, Big Fish e della celebre serie Netflix Mercoledì.

A rendere unico il concerto saranno anche le proiezioni originali tratte dai film, selezionate personalmente da Tim Burton per accompagnare l’esecuzione dal vivo dell’orchestra.

Danny Elfman, il compositore che ha definito l’immaginario di Burton

Considerato uno dei più influenti compositori cinematografici degli ultimi decenni, Danny Elfman collabora con Tim Burton da oltre 35 anni e ha firmato le musiche di ben 17 film del regista.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto quattro nomination agli Oscar, tre Emmy Awards — incluso quello vinto nel 2023 per la colonna sonora di Mercoledì — oltre a un Grammy Award, il Disney Legend Award e numerosi riconoscimenti internazionali alla carriera.

Oltre al sodalizio artistico con Burton, Elfman ha lavorato con registi del calibro di Sam Raimi e Gus Van Sant, componendo musiche per produzioni cult come Spider-Man, Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Will Hunting – Genio ribelle, Milk e la saga di Men in Black.

Sua è anche la celebre sigla della serie animata I Simpson, diventata una delle composizioni televisive più riconoscibili di sempre.

Negli ultimi anni Elfman ha continuato a esplorare nuovi linguaggi musicali, dedicandosi anche alla composizione sinfonica e lavorando a nuovi progetti cinematografici e discografici.

Orchestra Roma Sinfonietta: eccellenza italiana della musica da film

Ad accompagnare Danny Elfman sarà l’Orchestra Roma Sinfonietta, formazione nata nel 1994 e riconosciuta a livello internazionale per la qualità delle sue interpretazioni nel repertorio sinfonico e cinematografico.

L’orchestra ha collaborato con artisti e compositori di fama mondiale come Ennio Morricone, Nicola Piovani, Luis Bacalov, Quincy Jones, Roger Waters, Bruce Springsteen, Claudio Baglioni e Pino Daniele.

Particolarmente significativa la lunga collaborazione con Ennio Morricone, che ha portato Roma Sinfonietta a esibirsi nei più prestigiosi teatri internazionali, tra cui la Royal Albert Hall di Londra, la Radio City Hall di New York, l’Arena di Verona, il Teatro Greco di Taormina e il Cremlino di Mosca.

Grazie alla sua esperienza nelle colonne sonore e nella musica dal vivo, Roma Sinfonietta rappresenta la scelta ideale per dare nuova vita all’universo musicale creato da Danny Elfman per il cinema di Tim Burton.

Informazioni evento

Evento: Danny Elfman’s Music from the Films of Tim Burton
Data: 1 luglio 2026
Location: Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
Organizzazione: Fondazione Musica per Roma, Bass Culture e Intersuoni BMU
Festival: Roma Summer Fest 2026

Adescato sui social

Dall’incontro su Fb al ricovero: cronaca di un raggiro sentimentale

Un messaggio su Facebook.
Una donna perfetta.
Una storia travolgente.

Poi il buio.

⚠️ Questa è la storia vera di un uomo che ha rischiato la vita per una relazione nata sui social.

⚠️ QUANDO TUTTO SEMBRA PERFETTO

C’è un momento, in certe storie, in cui tutto appare impeccabile.
Un incontro casuale. Una persona affascinante. Un’intesa immediata.

È proprio lì che spesso si nasconde il pericolo.

Quella che stai per leggere è una storia vera. Una storia che nasce sui social e che, passo dopo passo, si trasforma in un incubo fatto di manipolazione, farmaci nascosti e denaro sottratto.

📱 IL PRIMO CONTATTO

La storia comincia – racconta Al, distinto e facoltoso 70enne residente in un quartiere chic di Roma Nord – con un primo contatto su Facebook.

Lei, che chiameremo Carmen, è una bella 35enne. Condivide con Al il gusto per le belle cose e per la cultura. Insegna in una scuola prestigiosa e, nel tempo libero, fa l’attrice di teatro per passione. Lo invita a uno spettacolo per conoscersi dal vivo.

Da lì in poi, tutto scorre veloce: un caffè, un aperitivo, una serata romantica.

❤️ UNA RELAZIONE TROPPO PERFETTA

Al prova a frenare: la differenza d’età è importante. Ma Carmen insiste, si mostra coinvolta, premurosa, quasi innamorata.

Come resistere?

Lui, uomo gentile e generoso, si lascia andare.

🏡 LA CONVIVENZA IMPROVVISA

Quando Carmen racconta di dover lasciare in fretta il suo appartamento, Al si attiva per aiutarla, usando le sue conoscenze. Nessuna soluzione, però, sembra andare bene.

Il tempo stringe.

Così Al le offre una stanza nella sua grande e lussuosa casa. Carmen accetta con entusiasmo. Inizia una convivenza di fatto.

La passione esplode: in pochi giorni, il rapporto tra i due diventa travolgente. Al stesso ammette di non aver mai vissuto un’intimità così intensa, nemmeno da giovane.

Solo più tardi scoprirà che quella “energia” era indotta: Carmen gli somministrava di nascosto Viagra nei cibi e nelle bevande.

💳 IL DENARO CHE SCOMPARE

La fiducia cresce, e Al le mette a disposizione la carta di credito per le spese quotidiane.

Carmen ne approfitta.

Non solo acquista oggetti personali – borse, scarpe, vestiti, gioielli – ma trasferisce regolarmente denaro sul proprio conto: anche 1.000–2.000 euro al giorno.

Per non farsi scoprire, cancella le notifiche bancarie dal cellulare di Al.

🏥 IL CROLLO IMPROVVISO

Poi accade qualcosa di più grave.

Al ha un malore mentre guida e viene ricoverato. I medici non riescono a spiegare il suo stato: è confuso, assente, debilitato, ma gli esami risultano nella norma.

I figli, accorsi dall’estero, non trovano risposte.

Dimesso dall’ospedale, torna a casa con Carmen, che durante il ricovero si era mostrata premurosa: lo aiutava persino a bere.

Ma le sue condizioni non migliorano.

🚑 LA SCOPERTA

Un mattino, la domestica trova Al steso a terra, privo di forze. Carmen, intanto, è in bagno, tranquilla, intenta a prepararsi.

Scatta l’allarme.

Al viene ricoverato al Policlinico Gemelli. Qui, una dottoressa decide di approfondire con un esame tossicologico.

Il risultato è sconvolgente: nel sangue dell’uomo sono presenti alte dosi di benzodiazepine, potenti sedativi.

⚖️ LA VERITÀ EMERGE

L’ex moglie di Al, magistrato in pensione, interviene e fa perquisire la casa.

Vengono trovati farmaci mai prescritti, che Carmen avrebbe somministrato di nascosto.

La donna nega, ma è costretta a restituire parte del denaro sottratto.

Parte una denuncia per tentato omicidio.

🌿 IL DOPO

Dopo mesi di cure disintossicanti, Al si riprende.

Seduto sotto un ulivo, ancora provato, riflette:
“Puntava ai miei soldi e alla mia casa. Eppure sembrava una persona così per bene…”

Una storia che poteva finire molto peggio.

🔚 UNA STORIA CHE DEVE FAR RIFLETTERE

Questa non è solo la storia di Al.

È il ritratto di un rischio reale, sempre più diffuso: relazioni costruite online che diventano strumenti di manipolazione, abuso e truffa.

Dietro profili curati e modi impeccabili possono nascondersi intenzioni pericolose.
E quando il confine tra fiducia e vulnerabilità viene superato, le conseguenze possono essere gravissime.

⚠️ Prestare attenzione non è diffidenza: è protezione.

Can Yaman Sandokan alla FEsta del Cinema di Roma

Il nuovo Sandokan Can Yaman “re” della Festa del Cinema di Roma

L’unica cosa che ci teneva zitti e buoni alla sera davanti alla tv, a noi garruli e scatenati pargoli di campagna, era la puntata di Sandokan: puntuale alle 20,40 su Rai1! Sulle note della sigla, “Sandokaaaan Sandokaan! più crudele è la guerra e l’uomo sa cos’è la guerra…”, ricordo che, con mio cugino Amedeo Cicchinelli (smentiscimi se sbaglio), ci affacciavamo in strada per il gusto di stare su una via Giacomo Leopardi, insolitamente deserta, a sentire tutta la canzone in stereofonia proveniente dalle casette del paesello natio: Castronovo! Era il 1976 o giù di lì…

Ora La Tigre della Malesia – dal celebre romanzo di Salgari – è tornata, e al posto del mitico Kabir Bedi (affascinante come pochi) troviamo la star turca #CanYaman

Saprà il nuovo far dimenticare il vecchio? Lo scopriremo solo vedendo gli 8 episodi della serie su Netflix prossimamente

Due sono in anteprima alla Festa del cinema di Roma! Accolti da una folla di fan in delirio: per la Tigre di Mompracem un successo assicurato!

Venerdì 17 ottobre 2025 alla Festa di Roma

Aspettando Sandokan-Can Yaman, la vera star di questo venerdì alla Festa del Cinema di Roma, ecco alcune chicche da non perdere. Innanzitutto Paolo Virzì con il suo ultimo intenso film: Cinque secondi. Aspro e tenerissimo, malinconico e giocoso: in anteprima alla Festa del Cinema con Valerio Mastandrea superstar.

Nel Concorso Progressive Cinema sarà presentato 40 secondi di Vincenzo Alfieri: il film, tratto dall’omonimo libro di Federica Angeli, ricostruisce le drammatiche ventiquattr’ore che precedono l’omicidio di Willy Duarte Monteiro

Dai romanzi di Emilio Salgari al grande schermo, la serie Sandokan porta in scena un’autentica epopea, fra desiderio d’avventura e bisogno di libertà. Il protagonista Can Yaman riceverà il premio “Lazio Terra di Cinema”

Al via il programma delle masterclass: si inizia con uno dei più influenti registi britannici, Julien Temple, che incontrerà il pubblico e, successivamente, presenterà il suo nuovo straordinario documentario, I Am Curious Johnny

Alla Festa arriva Cuba & Alaska di Yegor Troyanovsky, storia dell’amicizia fra due dottoresse ucraine sulla linea del fronte di guerra

La sezione Storia del Cinema celebra il regista Claudio Caligari, a dieci anni dalla scomparsa, con la proiezione di Amore tossico, esordio alla regia del grande autore

CINQUE SECONDI di PAOLO VIRZì: da vedere!

Oggi alle ore 21 presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, la Festa del Cinema di Roma ospiterà l’anteprima di Cinque secondi, nuovo lavoro, aspro e tenerissimo, malinconico e giocoso, di uno dei più importanti registi del nostro cinema, Paolo Virzì. Nel film, presentato nella sezione Grand Public, un misantropo – barba e capelli grigi, sigaro sempre acceso, occhi tristi sempre arrabbiati – vive solo nelle stalle ristrutturate della bella villa Guelfi che sta andando in rovina, così come stanno appassendo i vigneti che la circondano. Non vuole contatti con nessuno ma all’improvviso arriva un gruppo di ragazze e ragazzi, studenti e laureati in agronomia, guidati dalla contessina Matilde Guelfi Camajani, che si installa nella villa con i sacchi a pelo e ricomincia a occuparsi dei vigneti abbandonati. Lo scontro iniziale tra il burbero, litigioso, bravissimo Valerio Mastandrea e la spiccia, solare Galatea Bellugi si trasforma in amicizia e cura. I traumi passati riemergono, trascinati anche dalla sempre surreale Valeria Bruni Tedeschi. “È un film che inizia in modo misterioso, per rivelare gradualmente la sua trama dolorosa, poi accendersi in un conflitto vivace e buffo e chiudere con un sentimento di fiducia – ha dichiarato il regista – Un film sulla morte e sulla vita, su come anche il dolore possa generare tenerezza e protezione”.

40 secondi di Vincenzo Alfieri

Alla Sala Petrassi alle ore 21:30, sarà presentato 40 secondi di Vincenzo Alfieri, titolo inserito nel programma del Concorso Progressive Cinema. Tratto dall’omonimo libro di Federica Angeli, il film ricostruisce le drammatiche ventiquattr’ore che precedono l’omicidio di Willy Duarte Monteiro, giovane capoverdiano di ventun anni ucciso a Colleferro il 6 settembre 2020 mentre difendeva un amico. Attraverso una rete di incontri apparentemente casuali, rivalità nascoste e tensioni sottili, la vicenda mette a nudo come la banalità del male possa esplodere in pochi attimi fatali. Alfieri dirige magistralmente sia gli attori professionisti (su cui svettano Francesco Gheghi e Francesco Di Leva) sia i giovani selezionati attraverso lo “street casting”, e rilegge in chiave sorprendentemente personale il magistero pasoliniano.

Il ritorno della Tigre di Mompracem: Sandokan

Alle ore 18:30 nella sala Sinopoli per la sezione Freestyle, saranno presentati i primi due episodi della serie Sandokan di Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo. Dai romanzi di Emilio Salgari, la serie mette in scena un’autentica epopea dove il desiderio dell’avventura va di pari passo col bisogno di libertà. Sullo sfondo di paesaggi tropicali attraversati da tensioni coloniali, la vicenda intreccia passione e ribellione, trasformando il pirata Sandokan (Can Yaman) in un eroe tragico e la sua amante Marianna (Alanah Bloor) nella complice di una sfida impossibile. Nella stessa giornata, il protagonista Can Yaman riceverà il premio “Lazio Terra di Cinema”, riconoscimento della Regione Lazio destinato alle personalità che si sono contraddistinte nel mondo del cinema e dell’audiovisivo.

Alle ore 16:30 alla Sala Petrassi, il pubblico potrà incontrare Julien Temple, uno dei più influenti registi britannici, nella Masterclass dal titolo “Let It Rock & Roll”. Nel corso della quarantennale carriera di Temple, la musica è stata spesso al centro dei suoi film, sin dal folgorante esordio con La grande truffa del Rock ‘n’ Roll, in cui ha raccontato ascesa e caduta del celebre gruppo musicale dei Sex Pistols. Negli anni, ha firmato titoli come Running Out of Luck (protagonista Mick Jagger), Absolute Beginners (con David Bowie e Sade) e Le ragazze della Terra sono facili (in cui mescola musical, fantascienza e commedia con un’estetica pop coloratissima), realizzando inoltre numerosi videoclip e documentari musicali.

Julien Temple porterà in prima mondiale alla Festa il suo nuovo straordinario lavoro, I Am Curious Johnny, in programma alle ore 19 sempre in Sala Petrassi per la sezione Proiezioni Speciali. Il documentario racconta la figura di Jean “Johnny” Pigozzi, fotografo, collezionista, designer e intellettuale sui generis animato da una curiosità insaziabile: una personalità bigger than life, emblema di un’epoca e di una cultura in cui il confine tra esperienza privata ed elaborazione culturale diventa sempre più sottile.

Proiezioni Speciali

Alle ore 16 in Sala Sinopoli si terrà Le mille luci di Antonello Falqui di Fabrizio Corallo che porta sul grande schermo la vita e la carriera di Antonello Falqui, straordinario “inventore” dello spettacolo leggero della televisione italiana, nato cent’anni fa. Carlo Verdone, Christian De Sica, Gianni Morandi, Renzo Arbore, Aldo Grasso, Leopoldo Mastelloni, la ex Bluebell Leontine Snell, Maurizio Micheli, Massimiliano Pani e altri ricostruiscono la creatività e il rigore di un artista che costruì spettacoli di varietà tra i più belli e, di volta in volta, più moderni del mondo.

Alle ore 20 presso il Teatro Studio Gianni Borgna, sarà la volta di Cuba & Alaska, diretto dal regista ucraino Yegor Troyanovsky. Yulia “Cuba” e Oleksandra “Alaska” sono due dottoresse ucraine che lavorano sulla linea del fronte di guerra. Grandissime amiche, fanno parte di un piccolo nucleo militare in continuo movimento e ogni giorno affrontano orrori, morti, corpi devastati: entrambe sopravvivono indomite e frementi grazie all’amicizia che le lega, alla forza interiore e al senso dell’umorismo che condividono.

In Freestyle

Alle ore 17:45, il pubblico potrà assistere a La Petite cuisine de Mehdi, una commedia degli equivoci che mescola amore e cucina, etnie e generazioni, sapori e sentimenti. Esordio alla regia cinematografica dell’attore e regista teatrale Amine Adjina, il film è interpretato da Younès Boucif (star della serie tv Drôle – Comici a Parigi) e Clara Bretheau (Les Amandiers di Valeria Bruni Tedeschi), con la travolgente partecipazione straordinaria della più celebre attrice israelo-palestinese e di cittadinanza francese, Hiam Abbass (La sposa sirianaIl giardino dei limoniInsyriatedMunich, Palestine 36).

Alle ore 22:15 sarà la volta di Queens of the Dead, firmato da Tina Romero, figlia di George Romero (inventore degli zombi moderni, con La notte dei morti viventi, 1969). L’attrice e dj esordisce nella regia cinematografica seguendo in parte le orme del padre con quella che definisce “una ZomComMusic Video RIDE” (una cavalcata), fedele all’eredità del babbo ma anche a se stessa.

Marracash

Inarrestabile l’onda di Marracash negli stadi del Bel Paese

Aspettando con trepidazione l’appuntamento nella Capitale del 30 giugno, Marracash procede di successo in successo, dallo scorso 6 giugno 2025 di Bibione. Il MARRA STADI25, che fa di Marracash il primo rapper in Italia a esibirsi in un tour negli stadi. 

Post Marrageddon, Marracash riscrive le regole dello spettacolo dal vivo alzando l’asticella del live, come nel suo stile: il \prodotto da Friends & Partners, approda sui più importanti palchi del nostro Paese, accompagnato da un vfero e proprio dispiegamento di mezzi tecnologici e creativi, per un concept live totalmente unico nel suo genere.

Il MARRA STADI25 e le sue tappe

Dopo Bibione (VE)Napoli, sabato 14 giugno la tappa allo Stadio Olimpico Grande Torino, sold out, mentre mercoledì 25 giugno (sold out), e giovedì 26 giugno tocca allo Stadio San Siro di Milano, e lunedì 30 giugno (appunto) allo Stadio Olimpico di Roma. La chiusura è affidata, sabato 5 luglio, allo Stadio San Filippo di Messina.

Lo show in sei capitoli

Un epic movie dal vivo lo show, con al centro della scena il conflitto tra Fabio, l’uomo, e Marracash, l’artista, raccontato attraverso il repertorio dei suoi più grandi e recenti successi. Fabio e Marracash scoprono la loro connessione, rivelata attraverso l’intensità delle performance dei brani della Trilogia: “Persona” (otto dischi di platino, 2019), “Noi, Loro, Gli Altri” (sette dischi di platino, 2021) ed “È Finita La Pace” (doppio disco di platino, 2024). 

La trilogia di Marracash ha lasciato il segno nella scena musicale, con un’impronta narrativa duratura. I suoi album nelle classifiche FIMI lo dimostrano: “Persona” è in classifica da ben 293 settimane, “NOI, LORO, GLI ALTRI” da 186, e da quando “È FINITA LA PACE” è uscito 26 settimane fa, tutti e tre gli album si sono mantenuti costantemente nella Top 50. Ad oggi, tutti gli album della Trilogia occupano le prime 30 posizioni della classifica FIMI. 

La produzione dello show, creata dal team tutto italiano di Ombra con la direzione artistica di Lorenzo De Pascalis, segna un’evoluzione rispetto al Marrageddon.

Il corpo di ballo e la band con Marracash

A completare lo show, un corpo di ballo con otto ballerini diretto dal coreografo Carlos Kahunga Kamizele, una band dal vivo e una serie di performer e personaggi scenici che si alternano sul palco, mentre sullo sfondo dominano 5 imponenti robot costruiti per lo show alti dai tre ai sei metri, per un impatto visivo e narrativo totale.

Sul palco, l’allestimento materico e immersivo ed effetti speciali sorprendenti, la voce di Matilda De Angelis  – in un ruolo d’eccezione che aggiunge profondità e potenza all’esperienza – che, in un dialogo costante con Marracash, guida lo spettatore dentro un universo sospeso tra realtà e finzione.

La presenza di Madame

Madame, ospite pienamente inserita nel racconto, è presente in tutte le tappe dello tour. La sua cifra artistica, profonda e viscerale, si fonde con i temi identitari e psicologici esplorati da Marracash, rafforzando il cuore emotivo dello spettacolo. Un legame già reso potente dalla loro collaborazione in “L’anima”, brano contenuto nell’album “PERSONA” che incarna perfettamente il dualismo interiore alla base della narrazione dello show.

La carriera di Marracash è un susseguirsi di successi in ogni aspetto artistico. Si contano infatti 127 dischi di platino, 32 dischi d’oro e quasi 8 miliardi di stream totali, la vittoria della Targa Tenco 2022 con “NOI, LORO, GLI ALTRI” per la categoria miglior disco in assoluto, la creazione del primo festival rap italiano, il MARRAGEDDON, evento spartiacque per la scena, che a settembre 2023 ha riunito 140.000 fan a Milano e Napoli e ora il primo tour negli stadi per un rapper italiano con un live potente e mai visto prima.

Info e biglietti: www.ticketone.it e www.friendsandpartners.it.

Claudio Baglioni

Baglioni: “Il sogno è avere sempre un sogno, fino all’ultimo istante”

di Orietta Cicchinelli

“Il sogno è quello di avere sempre un sogno fino all’ultimo istante, per tutta la vita. Il sogno è l’orizzonte che si muove e non si conquista mai: è importante averlo davanti come una guida”. Così Claudio Baglioni alla presentazione de “La vita è adesso Il sogno è sempre”, fuori il 6 giugno, il nuovo progetto con doppio vinile in 4 formati cd e digitale, con un cofanetto in edizione limitata a 1000 che include 3 contenuti speciali, il libro d’artista di Emiliano Ponzi che reinterpreta i temi e dei testi del cantautore romano, doppio vinile e cartolina d’autore autografata. Un lavoro che preannuncia anche un lungo tour in giro per il Belpaese. Il brano che chiude l’album e che fa da sottotitolo “è stato scritto nel tempo – spiega Baglioni – e rispetta l’ampiezza dei temi trattati nei 10 brani originali e, dopo i 10 corali, questo è quello più personale”.

Claudio Baglioni La vita è adesso Il sogno è sempre

In una calda Terrazza degli Aranci dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, va in scena la presentazione del nuovo progetto dell’instancabile artista. In completo grigio perla, scarpe da tennis in tinta e camicia bianca, Baglioni racconta la storia e il dietro le quinte del disco “La vita è adesso” (album dei record, uscito nel giugno del 1985, il più venduto di sempre in Italia), che si arricchisce di una nuova canzone: “Il sogno è sempre” a mo’ di sottotitolo dell’album. Ricantato e risuonato con tanto di coro lirico dal vivo e orchestra sinfonica.

“La vita è adesso” doveva chiamarsi “Un bar sulla città”

“Quarant’anni fa doveva avere un altro titolo: Un bar sulla città, appunto perché dopo aver composto le musiche che arrivavano con una certa facilità, dovevo trasformarli in parole e unire la mia parte d’autore con quella di compositore… Il tempo passava e l’album tardava ad arrivare nel 1985 anno curioso: 6 gennaio ci fu la finale di Fantastico di Pippo Baudo e c’era stato un concorso popolare nella Canzone del secolo: ne arrivarono in classifica 10 tra cui Questo piccolo grande amore. Una soddisfazione per me… Davanti alla Tv appresi che il brano era 1° e non ho dato segni di giubilo per il concorsino…”.

Claudio tra ricordi ed emozioni

“Alla fine del lavoro La vita è adesso, ero a Londra, all’ultimo istante, a fine registrazione, come si sa, si perde la voce – continua Claudio – e il finale è drammatico, tornai a Fiumicino con una cassetta da ascoltare durante il viaggio con due amici. Dopo l’ascolto dissi: è un disco troppo orrendo, troppe parole, pochi ritornelli! E, invece, sono stato smentito e tra i 30 miei album è stato il più popolare. Il perché? Resta un mistero anche per me.  Forse perché è un disco che parla di tanti in un percorso di vita. Davvero non ho idea. Nel 1985 ero pronto all’insuccesso: giravo per le strade con ansia vedendo alcuni negozianti sull’orlo di una crisi di nervi perché il disco tardava ad arrivare nei negozi. Finché un giorno non vidi un cartello che diceva che finalmente il disco era arrivato. L’attesa era tanta e anche la mia ansia…”. Un consiglio ai giovani autori by Claudio? “L’ideale avere una stanza piccola e un bel muro davanti per scrivere meglio. Le volte in cui sono andato in posti bellissimi per scrivere non ho prodotto niente, perché incantato e distratto dalla tanta bellezza intorno a me”.

Claudio Baglioni e le celebrazioni

E a proposito del quarantennale del disco Baglioni dice: “Io non amo celebrazioni, anche se l’autore in vita, sembrano commemorazioni: si perde tempo a guardare indietro invece di fare qualcosa di nuovo. Essendo di gran lunga l’album più venduto in Italia, invece di fare una “romanella” di un disco, riverniciandolo un po’ per l’occasione, mi sono accorto che queste canzoni avevano fatto strada con una serie di sonorità, e l’idea di tornare in studio di registrazione e cantarle dal vivo è stata una conseguenza. Abbiamo fatto come ai vecchi tempi: suonando tutti insieme, abbiamo fatto tutto – continua il maestro del pop – come fosse un album nuovo. Ed essendo un album variegato, con un tessuto di racconto a più voce. Lo volevo chiamare “Un Bar sulla città” perché vidi dei film italiani tutti in bianco e nero che iniziavano con panoramica della città e una voce fuori campo diceva “questo è un giorno come gli altri…” e si raccontavano personaggi e storie che si mettevano insieme.

Galeotto lo Zodiaco

Baglioni ricorda le sue estati romane in giro per la sua Roma. “Nel bar dello Zodiaco, ora chiuso, accanto all’Osservatorio di Monte Mario, passavo il pomeriggio con gelato doppia panna e cioccolato e tra le coppiette che si baciavano buttavo giù canzoni… e se alla fine della giornata mi piacevano mi concedevo un bicchiere di spumante. Così, brindando con me stesso e tutta quella gente sconosciuta, mi venne da esclamare: Evviva la Vita! La vita è adesso soppiantò “Il Bar sulla città” e non poteva essere altrimenti…”.

40 anni dopo La vita è adesso

La riedizione ha un sottotitolo “Il sogno è sempre” perché non si poteva semplicemente rimettere lo stesso titolo da solo 40 anni dopo. Alla base del progetto la volontà non di celebrare la nostalgia (perché “La vita è adesso” appunto!) ma l’attualità, perché la musica di questo album continua ad avere il suo impatto su un pubblico trasversale. È passato del tempo dall’8 giungo del 1985 ma tra quella data e oggi c’è continuità poiché “Il sogno è sempre”. E la città di Roma, così immutabile eppure diversa, torna ad essere lo stage principale del progetto.

“Superare il tempo per diventare da stronzi a maestri”

E, a proposito di ricordi il cantautore romano spiega: “La foto di copertina è stata fatta in condizioni umane, perché 40 anni fa la facemmo dopo abbondanti libagioni in un ristorante di Ostia, a mia insaputa il fotografo mi fece quello scatto con l’occhio sbattuto. Ora invece nella foto sono più vigile”.

La soddisfazione di Claudio Baglioni. “Sono contento del progetto – spiega il cantautore – perché il lavoro pregevole di Emiliano Ponzi di misurarsi con i testi, che hanno già molta visione, ha regalato anche a me una serie di suggestioni e nuove ipotesi non didascaliche… Tutti noi – riflette Claudio – cerchiamo di superare il tempo per diventare da stronzi a maestri. Anche a me hanno dato del maestro qualche volta…”, ride.

Il lancio del gran tour La vita è adesso

E si preannuncia un viaggio di 40 tappe attraverso l’Italia, da fine giugno a settembre 2026, e sarà uno storytelling con tanto di diario di bordo attraverso le località e le bellezze d’Italia. Un viaggio lungo che toccherà tutte le regioni. Claudio ha avuto una visione: compiere un vero e proprio viaggio di conoscenze e riscoperta.

Solo il 26 settembre sarà rilasciato il calendario del tour che parte con una speciale anteprima a Lampedusa.

“La ricetta è sempre stata – spiega il protagonista – quella di trovare una messa in scena e occasione diversa rispetto alle esperienze passate. Dopo 15 anni torno a fare concerti negli spazi all’aperto seguendo itinerario parallelo rispetto a quello musicale di apprendimento per noi giovani aristocratici. Vorrei vedere ancora le tante belle cose che ci sono in giro (e cita il vedutismo, ndr), vorrei portarmi via un po’ di immagini personali, scattando clic, non solo con la memoria, ma una sorta di documentario personale. L’emozione di andare a vedere i luoghi e come collocare i concerti sarà grande: l’anteprima nazionale il 27 settembre 2025 sarà nell’isola di Lampedusa, a me molto cara, e dove andrò quanto prima. Location? Forse il luogo del campo sportivo dove Papa Francesco incontrò i lampedusani o la banchina”.

I giovani non sono il futuro ma l’oggi

È il messaggio che Claudio Baglioni per i ragazzi dell’Isola di Lampedusa che presto incontrerà, come riferisce il sindaco dell’isola che, davanti alla folta platea di giornalisti dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, ringrazia Claudio per aver organizzato il festival più importante per l’Italia a Lampedusa (O’ Scià) e anche per aver voluto iniziare il tour proprio da lì.  

“Ne abbiamo combinate parecchie sull’isola – racconta Baglioni – e non solo con O’ Scià. È un luogo elettivo Lampedusa per me. Forse noi che abbiamo avuto successo vogliamo farci perdonare il fatto di essere diventati famosi. Spesso si partecipa ad eventi di cui non si sa nulla: per O’ Scià non è stata così, per 10 anni che ci siamo stati dentro”.

Claudio Baglioni e la nostalgia

E per la nostalgia non c’è ancora tempo come spiega l’autore di tante hit della musica italiana. “Sono reduce da 76 concerti nei teatri lirici e non ho tempo per la nostalgia e per guardarmi indietro. Questo è un po’ il significato di tutti i miei percorsi e anche il progetto non è un monumento alla nostalgia. Il fatto di essere andati in sala pensando a suonare e cantare come se l’album fosse fatto oggi la dice lunga. Abbiamo lavorato come si faceva ai tempi dell’epopea discografica e devo ringraziare anche la Curci editore per questo. Quando si tratta di riprendere in mano il boccino del gioco, la nostalgia è lontanissima da me. Certo, avrei potuto mandare una figura tridimensionale di me stesso in sala di registrazione, ma allora il viaggio non lo avrei più assaporato. La vita è adesso, davvero!”.

Salire sul palco ieri e oggi

“Salire sul palco non è mai semplice – racconta l’artista – ti trovi ad essere guardato e giudicato da tutti. Occorre avere un gran senso di autostima: io ho iniziato per puro caso a 13 anni, occhialuto, ce le avevo tutte, ero timido, introverso e la timidezza non si smette mai. Il fatto di fare questo mestiere è una stranezza. E a 13 anni salii sul palco: fu mia madre a spingermi a partecipare al concorso di voci nuove a Centocelle. Lei, una sarta, mi mise pantaloni celesti e camicia rosa. Parevo un confetto ermafrodito ma ebbi successo: ero già fluido ai tempi… Per esibirsi ci vuole un motivo occorre avere una sicurezza: io lo faccio anche con 100 persone diverse accanto, perché a me fa bene vedere tanti che volteggiano intorno e mi fa capire che lì sul palco c’è una ragione per starci”.

L’artista

“Gli artisti – secondo Claudio – sono come antenne sensoriale, traduttori di quel che accade. Oggi c’è un intorno molto meno interessante vista la crisi generale: la materia da riportare è meno stimolante per tutti. Ma noi facciamo i conti sempre dopo con la storia. Oggi, comunque, ce la cantiamo e ce la suoniamo più o meno addosso, c’è più mestiere che altro”.

Claudio Baglioni
Claudio Baglioni firma autografi all’Hilton di Roma
Il sogno è sempre
Il sogno è sempre di Claudio Baglioni
Claudio Baglioni

“La vita è adesso Il sogno è sempre” di Baglioni risuona di emozioni

I sogni, le speranze degli Anni ’80 sono tutti lì dentro “La vita è adesso” che festeggia 40 anni di successi. Reinterpretato e rinnovato con sonorità e stili moderni, l’album dei record (è il disco più venduto di sempre con 4 milioni e mezzo di copie fisiche all’attivo) esce venerdì 6 giugno. Un progetto discografico (by Sony Music) che comprende, oltre alle 10 hit contenute nell’originale, anche un nuovo brano: “Il sogno è sempre”, undicesima e ultima traccia, dove il canto di Baglioni si fa lirica, intonando un inno all’ideale, alla speranza, a quel che verrà.

La vita è adesso Il sogno è sempre

“Il sogno è adesso è sempre stato il sottotitolo dell’album La vita è adesso. Del brano – rivela l’autore – ne feci una versione con pianoforte nel 1986 da solo negli stadi, si vede che non ero in me, lì solo sul palco di San Siro. Poi la canzone è rimasta in una sorta di limbo e, con il tempo, si è trasformata nelle strofe e ha assunto un testo nelle prime due parti. Aveva già un tessuto nell’album e non è imbellettamento del lavoro”.

Il sogno è sempre per Claudio Baglioni

La traccia, che contiene un messaggio universale secondo cui i sogni sono immortali, realizzata con l’Orchestra italiana del Cinema e il Coro Giuseppe Verdi, è un compendio della storia dell’uomo-Claudio, fatto “più di musica che di parole”. Un uomo che ha attraversato le stagioni della vita, “rubando” con gli occhi e con il cuore ciò che poi ha restituito in note, e che non smette di guardare al cielo, vivendo sempre a metà “tra terra e stelle”. È, come ogni artista di razza, un uomo “nato per volare via di qua”. Oltre il tempo e oltre lo spazio, perché “Se il tempo è mentre/ il sogno è sempre”. Parola di cantautore!

La vita è adesso

La nuova edizione dell’album, realizzata dal cantautore romano con una formazione di 21 musicisti e coristi, risuonando e cantando al Forum Studios di Roma dal vivo (con arrangiamenti rinnovati e con la presenza contemporanea di tutti i protagonisti in sala), crea un filo narrativo tra ieri e l’oggi. Quel che è stato, quel che è, e anche quel che (forse) potrà essere.

40 anni dopo “La vita è adesso” Baglioni fa un regalo al suo pubblico e, senza snaturare successi come “Un nuovo giorno o un giorno nuovo”, “L’amico e domani”, “Uomini persi” e gli altri popolarissimi brani, li arricchisce e li fa risuonare ancora meglio. Viene fuori tutto il divertimento del cantautore ascoltando la sua grande voce (ora più calda e morbida, più rotonda, a tratti piacevolmente ovattata, con meno acuti rispetto al passato) e i suoi esperimenti sonori saranno una vera delizia per le orecchie dei suoi fans. Dunque, bentornato Claudio!

Uomini persi

In questa canzone (a un primo ascolto) il suono è più fresco e nuovo: i cori si fan sentire e le emozioni corrono veloci anche nell’assolo dell’artista. “La vita è adesso” (traccia successiva nonché titolo dell’album) si canta con un ritmo più accelerato: bello il gioco sul finale, con la voce o le voci a rincorrersi, quasi a non voler chiudere il pezzo. Galoppa l’orchestra in “Tutto il calcio minuto per minuto” e si fa più veloce nella ritmata in “Andiamo a casa”.

Tra Amori in corso e Adesso la pubblicità

Nella nuova versione di “Amori in corso”, dopo un ingresso sonoro potente, la voce di Baglioni viene fuori solitaria ma robusta: da vero cantastorie l’artista ci conduce nei meandri ingarbugliati delle storie d’amore. Il coro anche qui non manca ed esce fuori bene nel ritornello. Magia!

Si accentua la suspence in “Adesso la pubblicità” dove il ritornello (“oggi è quasi un secolo di noia…”) vola ancora più in alto, grazie alla polifonia del canto corale. E, allora, tutti pronti a prendere “Un treno per dove” non si sa, ma che trascini via da tutto! Ieri come oggi, perché le canzoni di Baglioni non hanno tempo: i suoi concept sono storie di quotidiana umanità. Un’umanità che spesso arranca, annaspa, vorrebbe arrendersi, ma non smette mai di lottare o di sperare, comunque sia.

Notte di Note, note di notte

Difficile non lasciarsi emozionare riascoltando questo pezzo nella sua nuova veste. “Notte di note, note di notte” è una carezza all’anima, complice anche la voce di Claudio che si fa via via più piena e meno acuta soprattutto sul finale. E vengo i brividi quando l’autore attacca con “Qui in questa curva di cielo” o “Qui in questa via di nessuno”…

Che dire? A 74 anni, il musicista, cantante e compositore romano ha ancora qualcosa da dire e lo fa alla sua maniera: puntando dritto al cuore di chi lo ascolta.

Ginestrina Demoni e Passioni

“Ginestrina Demoni e passioni” è un romanzo di crescita incentrato sulla storia di una ragazza di paese che si fa strada nel mondo, coltivando la sua passione per i libri, ma senza dimenticare le sue radici contadine. L’ultimo lavoro (il quarto) di Orietta Cicchinelli è una lettura che cattura dalla prima all’ultima pagina, grazie anche alla prosa lineare e semplice del racconto.

La storia, che si snoda tra gli Anni ’90 e il primo decennio del 2000, racconta sì di un mondo ormai lontano, ma che la pandemia e l’isolamento forzato rendono attuale e incredibilmente presente. Sentimenti, passioni, emozioni non hanno tempo né colore, come la recente storia insegna.

La vita semplice del contadino che non ha camicia è forse la vera vita felice? O è la perenne rincorsa del benessere la risposta alle domande delle domande: perché io? Perché a me?

Tra avventure e disavventure, drammi umani, d’amore e non solo, Ginestrina, la protagonista del titolo, troverà la sua via, così come le tante ragazze, donne, figlie, sorelle, amanti, concubine e madri che, come lei, hanno il coraggio di vivere intensamente e pienamente ogni attimo, come fosse l’ultimo… Hic et nunc!

Ultimo è primo. Ma sbanca Lo Stato Sociale

 

E’ Ultimo il vincitore della 68° edizione del festival di Sanremo nella categoria giovani. Il pubblico ha rumoreggiato a lungo (preferiva vedere sul gradino più alto del podio Mudimbi o Lorenzo Baglioni, al quale visto il periodo storico di ignoranza non ha giovato di certo il cognome). Ma c’è da dire che il pezzo Il ballo delle incertezze resta in testa e funziona già benissimo in radio. Quindi, vittoria meritata. Una serata iniziata con… Heidi. Un po’ era attesa, va detto. Più che altro temuta. Ma Baglioni non ha voluto deludere i fan di Anima mia (programma storico condotto con Fabio Fazio che sdoganò il vecchio Agonia in un artista autoironico ai massimi livelli) e si è lanciato in una performance rock accompagnato da Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino sulle note del pezzo lanciato da Elisabetta Viviani. Claudio è un perfezionista ma, nel controllare tutto, ha toppato troppe volte nei versi dei suoi brani. L’emozione e la timidezza a volte riaffiorano e giocano brutti scherzi. E’ capitato anche nell’esibizione di Amore bello cantata superlativamente da Gianna Nannini. La cantante senese dopo aver portato sul palco dell’Ariston Fenomenale (molto meglio aver puntato sul primo singolo che su Cinema, ora in radio) ha messo un tassello in più nella sua carriera di cover (già sperimentata con successo nel disco Hitalia). La quarta serata, dopo il boom delle prime tre ha dimostrato come anche il pezzo meno riuscito, riarrangiato a dovere può essere gradevole. Il vincitore morale (e chissà…) è stato Lo Stato Sociale, capace di portare a Sanremo (dopo la vecchia che balla) il Piccolo coro dell’Antoniano e Paolo Rossi (il comico, non l’uomo che fece piangere il Brasile) in una versione de Una vita in vacanza riveduta e corretta, a misura di bambino: nel ritornello la frase nessuno che rompa i c….è stata sostituita con nessuno che buca i palloni. Notevole anche la presenza di Alessandro Preziosi, ospite del trio Bungaro-Vanoni-Pacifico mentre l’inserimento di Alice nel brano Almeno pensami di Ron nulla ha aggiunto. Detto, logicamente, nel massimo rispetto della forlivese. Bravi Annalisa-Michele Bravi e I Decibel (Lettera dal duca insieme a Midge Ure guadagna moltissimo). Menzione speciale per Ermal Meta e Fabrizio Moro: hanno affidato a Simone Cristicchi il compito di leggere le parole di Antoine Leiris, l’uomo che perse la moglie al Bataclan e scrisse una lettera aperta ai terroristi pronunciando la frase che dà il titolo al brano, Non mi avete fatto niente. Il controcanto di Anna Foglietta ha nobilitato Passame er sale di Luca Barbarossa. Prima della fine della serata, il premio alla carriera. Quest’anno è andato a Milva, a ritirarlo la figlia con tanto di lettera scritta dalla rossa. Pubblico in piedi e parole di commiato. Il secondo ospite musicale della serata, Piero Pelù ha riproposto per l’ennesima volta Il tempo di morire di Lucio Battisti. Voleva essere un omaggio. Ma Battisti era già avanti ai tempi: le chitarre distorte non gli si addicono.

Secondo la giuria di qualità (presieduta da Pino Donaggio) zona blu per Vanoni-Bungaro-Pacifico, Ron, Diodato & Roy Paci, Ermal Meta & Fabrizio Moro, gialla per Lo Stato Sociale, Red Canzian, The Kolors, Annalisa, Enzo Avitabile & Peppe Servillo e rossa (quella a rischio) per I Decibel, Roby Facchinetti & Riccardo Fogli, Noemi, Renzo Rubino, Mario Biondi, Nina Zilli ed Elio e le storie tese

La serata è stata seguita in media da 10 milioni 108 mila telespettatori con il 51.1% di share. È il risultato migliore dal 1999 in poi, quando lo share fu del 54,06%. Scendendo in dettaglio, la prima parte è stata seguita ieri su Rai1 da 12 milioni 246 mila telespettatori (49.1% di share) mentre la seconda è stata vista da 6 milioni 849 mila (57.3%). Nel 2017, sempre la quarta serata del festival, aveva avuto nella prima parte 11 milioni 707 mila spettatori con il 45.53%, la seconda 6 milioni 213 mila con il 53.20%. L’anno scorso la quarta serata del Festival aveva ottenuto in media 9 milioni 886 mila telespettatori pari al 47.05% di share

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Rosalind Franklin Il segreto della vita

Il Teatro Eliseo non chiude. Almeno, non ancora. Il comunicato del teatro gestito da Luca Barbareschi che ha rimesso al mondo lo storico teatro con le sue forze riportandolo all’antico splendore confidando in quanto dovuto, poi, dalle istituzioni è di pochi giorni fa. E allora, nel calpestare la storia (la pavimentazione del piano superiore del teatro è completamente tappezzata da manifesti di storici spettacoli negli anni d’oro dello spettacolo a Roma) si è cercato di dimenticare nefasti presagi dedicando una mattinata uggiosa alla presentazione de  Rosalind Franklin Il Segreto della Vita, in scena dal 28 marzo al 16 aprile. Protagonisti assoluti Filippo Dini (nelle vesti anche di regista) e Asia Argento, alla quale viene affidato l’onore e l’onore di interpretare Rosalind Franklin. Si tratta della storia vera della scienziata cristallografa che per prima fotografò la doppia elica del Dna, con una scoperta che cambiò la storia ma le fu rubata dai due colleghi James Watson e Francis Crick. Si parlava di storia, trasudante le pareti dell’Eliseo. E’ la stessa Argento a raccontare di quando da piccola veniva a vedere la madre, Daria Nicolodi, esibirsi. E poi…: ”Non pensavo sarei tornata a recitare, ancora meno in teatro e su questo palcoscenico. Mi sento come Rosalind Franklin, per il maschilismo che regna nel mondo della scienza come in quello dello spettacolo e perché anche lei, come me, veniva chiamata dark lady per la capacità di rapportarsi solo al suo lavoro”. E’ una prima per la Argento, testo di Anne Ziegler interpretato a Londra anche da Nicole Kidman. E per Filippo Dini: ”La storia di una grande rivoluzione e il dramma di una donna che cercò faticosamente di trovare un posto nel mondo. E che non ci riuscì”

 

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