Meta-Moro, il festival è vostro

Sono Ermal Meta e Fabrizio Moro i vincitori della 68°edizione del Festival di anremo con il brano Non mi avete fatto niente. Vittoria annunciata, messa in discussione per via di un regolamento incomprensibile, ma meritata. Secondo posto (e vincitori morali) per Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza. Terza la sorpresa Annalisa con Il mondo prima di te

 

 

 

Risultati a parte, doveva essere la serata di Laura Pausini e in un certo senso lo è stata. Dopo aver cantato la sua “nuova” hit (le virgolette non sono messe a caso, la melodia è sempre la stessa da lustri) Non è detto, cerca di duettare con Baglioni sulle note di Avrai (facendo il resoconto dei pezzi massacrati, bisognerebbe chiedere i danni al diretto interessato) e chiude con uno dei brani minori della sua discografia: quella Come se non fosse stato mai amore, di quasi quindici anni fa, cantata uscendo dal teatro e buttandosi tra la folla. Il tutto con il vestito di scena (ma non era reduce da febbre e laringite?). Non solo: la performance è stata parzialmente rovinata, almeno per il pubblico a casa, da problemi di trasmissione, segnalati in molte parti d’Italia, che hanno oscurato a tratti la visione sui televisori. L’altra super ospite, Fiorella Mannoia ha (in)cantato eseguendo con Claudio Baglioni Mio fratello che guardi il mondo (brano scritto da Ivano Fossati) al termine di un monologo di Pierfrancesco Favino che ha commosso lui, prima di tutti. Tutti sì, forse non quel politico “che non possiamo inquadrare perché siamo in par condicio” presente in sala, accompagnato dalla gentil donzella. L’attore romano ha portato sul palco dell’Ariston un brano da La notte poco prima della foresta di Bernard-Marie Koltès, storia di estraneità e di esclusione, appena andata in scena all’Ambra Jovinelli di Roma. In un crescendo di pathos, ha recitato con le lacrime agli occhi. Dalla (dura) realtà alla tragicomica entrata in scena del trio Renga-Pezzali-Nek, tre carriere di tutto rispetto unite per chissà quale motivo. Alla vigilia del tour, niente di meglio che prendere una mannaia e buttare in vacca anche Strada facendo con il povero Max intimidito. Fortuna ha voluto (si era già a domenica) che non abbiano cantato la loro Duri da battere. In confronto Capitani coraggiosi di Baglioni-Morandi era da Grammy.

Serata aperta da Ultimo, il vincitore delle nuove proposte, con la scritta la libertà è sacra come il pane (verso del brano Libero di Fabrizio Moro) stampata sulla maglia e proseguita con il previsto ologramma di Mina nella solita sponsorizzazione Tim. Roba già imbarazzante nella teoria, da vietare ai minori nella messa in atto. Parlando della gara, è tornata in scena Paddy Jones (la vecchia che balla) durante il brano de Lo Stato Sociale e ha fatto alzare in piedi tutto il suo pubblico con la sua carica d’energia (ultraottantenne la signora…) portando il delirio anche in sala stampa. Il momento più emozionante l’ha regalato Renzo Rubino. Mentre il concorrente si esibiva sul palco dell’Ariston, sullo sfondo i nonni materni, Giacomina Fasano, chiamata nonna Mimma, e Michele Bufano, lo hanno accompagnato danzando per poi salutarsi con un romantico bacio. Il nonno, tra le altre cose, è stato protagonista della copertina del cd Il gelato dopo il mare e del 45 giri festivaliero appena uscito nei negozi.

Prima del verdetto finale, omaggio a Enzo Jannacci sulle note de La canzone intelligente con protagonisti Baglioni, la Hunziker, Favino e (finalmente) Sabrina Impacciatore. Le altre posizioni:

4) Ron

5) Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico

6) Max Gazzè

7) Luca Barbarossa

8) Diodato – Roy Paci

9) The Kolors

10) Giovanni Caccamo

11) Le Vibrazioni

12) Enzo Avitabile e Peppe Servillo

13) Renzo Rubino

14) Noemi

15) Red Canzian

16) Decibel

17) Nina Zilli

18) Roby Facchinetti-Riccardo Fogli

19) Mario Biondi

20) Elio e le storie tese

Premio della Critica Mia Martini a Ron con Almeno pensami. Premio della Sala Stampa Lucio Dalla a Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza. Il premio Sergio Bardotti assegnato dalla giuria degli esperti (presieduta da Pino Donaggio) è andato a Mirko e il cane

L’edizione numero 68 del Festival di Sanremo si congeda con un grande risultato di ascolti: ieri sera sono stati 12 milioni 125mila i telespettatori sintonizzati su Rai1, che ha portato la Gara canora più famosa d’Italia a totalizzare uno share del 58,3%. Il dato è sostanzialmente simile a quello dello scorso anno, quando gli spettatori erano stati 12 milioni 22mila e lo share del 58,41%. Per entrare nel dettaglio dei numeri, la prima parte della sfida conclusiva ha ottenuto 13 milioni 240 mila spettatori con il 54% di share, la seconda 10 milioni 401 mila con il 68.9%. Nell’access prime time, rispetto alle altre reti, è sempre Rai1 a stravincere con Prima Festival, visto da 8.123.000 spettatori pari al 34.4% di share e a seguire Sanremo Start, che ha ottenuto 10.881.000 telespettatori e il 42,8% di share, il risultato più alto di sempre. Nonostante i dati della serata di chiusura di questa edizione si discostino solamente di poche centinaia di spettatori dalla 67esima edizione, quella condotta da Carlo Conti insieme a Maria De Filippi il festival targato Claudio Baglioni si conferma il migliore da molti anni a questa parte. La media di share della quarta serata, prima della finale, ha totalizzato il 51.1% di share. Per trovare un dato migliore, è infatti necessario risalire al Sanremo condotto da Fabio Fazio con Renato Dulbecco e Laetitia Casta, che ottenne il 54.06%. Nel 2017, invece, la prima parte dell’ultima serata di Sanremo aveva avuto 13 milioni 602 mila spettatori con il 54.18%, la seconda 9 milioni 767 mila con il 69.65%.

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Oblivion The Human Jukebox

oblivion

 

L’improvvisazione e la fantasia al potere. Un Teatro Olimpico gremito ha salutato la prima delle sei tappe romane degli Oblivion (gruppo comico musicale-teatrale, formatosi a Bologna più di dieci anni fa). Da Sanremo a X Factor, passando per le hit dell’estate e (addirittura) alla musica lirica. Uno spettacolo coinvolgente per il pubblico che, prima della serata, ha inserito il nome del proprio cantante preferito dentro un bussolotto. Dopo aver pescato i bigliettini, via alla dissacrazione. Bonaria, ma non troppo. Tutto rigorosamente dal vivo ma con mesi di lavoro alle spalle perché, si può anche improvvisare, ma se uno spettatore ti chiede brani di Bianco oltre alla facile ironia sul nome, altro non si può fare. Giusto ingoiare il pizzino e pescarne un altro. Tutto parte dal Festival di Sanremo. Evolution of Sanremo è, infatti, il cavallo di battaglia del gruppo. E’ un’esibizione che permette agli Oblivion di cantare in ordine cronologico tutti i brani vincitori della rassegna canora, dal 1951 a oggi. Poi la parodia dei Negramaro vestiti da tirolesi, il FestivalZar (dove a farla da padrone sono tutti gli artisti dimenticati in Italia ed emigrati in Russia a cercare e trovare fortuna), un duetto surreale tra Papa Francesco e Zucchero (con i testi del cantautore emiliano declamati a mo’ di liturgia ecclesiastica) e la parte più riuscita dello show: i cinque protagonisti alle prese con le monovocali e le… monoconsonanti (e qui la bravura di Francesca Folloni e Graziana Borciani nel cantare a due voci Almeno tu nell’universo di Mia Martini è davvero da applausi) Da Grazie dei fior ad Andiamo a comandare. Notevole anche la capacità vocale del gruppo unita a quella di saper gestire gli imprevisti. Dopo aver fatto scegliere e leggere un foglio in sala (dove c’era appuntato il nome Caruso) l’ignaro spettatore ha pensato bene che si trattasse del comico Pino, salvo poi tentare di salvare il tutto citando Pippo (Caruso anche lui…). L’unico che mancava era il tenore Enrico. Esistono pezzi nel loro repertorio? Ehm, no… Che importa? Una bella cantata di brani in napoletano e passa la paura. In mezzo quasi settant’anni di musica (più o meno di qualità). Ma il merito degli Oblivion è proprio quello di trasformare con abili mashup le note di Renato Zero e Claudio Baglioni, dei Queen e di Tiziano Ferro. E se si tratta di Elio? Basta soffiare in un palloncino e le storie non sono più tese come corde di una chitarra ma si possono suonare e cantare anche in un bis!

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Elio e le Storie Tese instore!

Musicisti con la M maiuscola, quasi quarant’anni di carriera sempre con il gusto di prendersi in giro. Ci vuole intelligenza anche nell’autoironia. Gli Elio e le Storie Tese (EelST o Elii, chiamateli come volete) ce l’hanno e portano in dote al pubblico romano, in un pomeriggio di fine inverno, tutto il loro bagaglio fatto di musica e nonsense. Anche e soprattutto nel rispondere alle domande del pubblico. “Conto alla rovescia, risponderemo solo alle prime dieci” esclama il leader. Ma le richieste sono davvero troppe. Sembra quasi di assistere a un tacito accordo tra la folla e il gruppo (arrivato in Feltrinelli con tre dei cinque componenti) tanto sono demenziali i quesiti. Si chiede addirittura a Elio il numero degli shampoo fatti in una settimana. Si scherza prendendo in giro Deborah Iurato e Gemitaiz (rap attualmente in voga nel panorama musicale italiano) ribattezzato Gimmy Taz. A farla da padrone sono le domande sulla tecnica usata dalla band. Elio impartisce lezioni di Acapulco :”E’ una tecnica di canto che sto usando negli ultimi tempi – dichiara – E ci tengo ad informare il pubblico quando la uso. Implica un velocissimo spostamento della testa quando c’è una “p” nel testo per non sputare nel microfono” . Sembra una battuta, ma aldilà del nome, questa tecnica esiste davvero, prevalentemente nello speakeraggio radiofonico. E proprio di radio si parla quando un ragazzo chiede agli Elii come faranno stasera a presenziare al canonico appuntamento su Radio Deejay di ogni lunedì alle 22 (conducono Cordialmente con Linus). Arrivare a Milano in due ore? Un’impresa. Elio non si scompone :”Fatti i c…i tuoi!” dice sorridendo. La trasmissione andrà regolarmente in onda. Registrata, ma che importa? Scherzando con una ragazza bulgara (e qui, come non ricordare il Pipppero®?) si arriva al firmacopie del nuovo disco Figgatta de Blanc disponibile anche in un box accoppiato a Lelo Siri 2, un vibro-massaggiatore in due colori che spezza l’ultimo tabù. Prodotto in mille esemplari, non viene però mostrato ai ragazzi in “platea”. Forse, vista l’età dei fan presenti, non era indispensabile. Almeno stasera.

 

 

 

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Sanremo 2016 La serata Finale

A sorpresa, come nelle più belle favole, la vittoria degli Stadio con Un giorno mi dirai riporta la canzone d’autore sul podio più alto. Seconda Francesca Michielin con Nessun grado di separazione, terza classificata Via da qui cantata dalla coppia formata da Deborah Iurato e Giovanni Caccamo. Verdetto giunto dopo un’interminabile e noiosissima serata, ravvivata da un superlativo Renato Zero. La sua voce, le sue dichiarazioni mai banali (il discorso sul rapporto che hanno i veri artisti con il camerino è una vera e propria chicca) e un nuovo pezzo in anteprima Gli anni miei raccontano, che anticipa il nuovo album Alt in uscita l’8 aprile. All’inizio dell’esibizione un medley di successi aveva fatto ballare tutto il Teatro Ariston e scatenato un trenino in sala stampa. Serata iniziata con l’esibizione di Francesco Gabbani (vincitore delle nuove proposte) e con l’annuncio dell’unico big ripescato: Irene Fornaciari. Quasi inutile l’esito, visto il risultato finale che la figlia di Zucchero ha ottenuto. Ultima classificata come il padre 31 anni fa. Ottimo per chi crede nei corsi e ricorsi storici o nella scaramanzia. Fuori sincrono e inspiegabile, invece, il collegamento video con Il Volo (trionfatori lo scorso anno) direttamente da New York. A scaldare il pubblico c’è voluta la grazia e la maestria di Roberto Bolle esibitosi in una coreografia sulle note di We will rock you dei Queen e l’esordio a Sanremo di Cristina D’avena, approdata al festival dopo una vera e propria petizione sui social network. Sette milioni di dischi in trent’anni di carriera, una vita di sigle televisive di cartoon. Il valzer del moscerino, Kiss me Licia, Occhi di gatto, i Puffi, la D’Avena ha cantato tutti i suoi cavalli di battaglia con la platea in delirio. Simpatica la gag dei due amici storici di Conti (Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni) per lanciare lo spettacolo che li vedrà protagonisti il 5 settembre all’Arena di Verona. Una reunion per i tre inseparabili compagni di mille avventure. Per quel che riguarda i big, sempre spiazzanti Elio e le Storie Tese travestiti dai Kiss. Per il resto, piattume generale. Non un brivido, non un colpo di scena. Il verdetto finale è arrivato all’una e trenta. Si chiude così il secondo Festival dell’era Conti. Ne seguiranno almeno altri due. Forse Baudo ha trovato un degno erede. Anche se più ingessato.

Questo il resto della classifica:

4) Enrico RuggeriIl primo amore non si scorda mai

5) Lorenzo FragolaInfinite volte

6) Patty PravoCieli immensi

7) ClementinoQuando sono lontano

8) NoemiLa borsa di una donna

9) Rocco HuntWake up

10) ArisaGuardando il Cielo

11) AnnalisaIl diluvio Universale

12) Elio e Le STorie TeseVincere l’odio

13) Valerio ScanuFinalmente Piove

14) Alessio BernabeiNoi siamo infinito

15) DolceneraOra o mai più (le cose cambiano)

16) Irene FornaciariBlu.

Il Premio della Sala Stampa Radio-tv-web Lucio Dalla – Sezione Campioni è andato agli Stadio con il brano Un giorno mi dirai. Alla band emiliana sono andati 19 voti. Rocco Hunt ne ha presi 15, Annalisa 12, Elio e Le Storie Tese ed Enrico Ruggeri 11, Noemi 10.

Il Premio della Critica Mia Martini – Sezione Campioni è invece andato a Patty Pravo con il brano Cieli Immensi. All’artista sono andati 18 voti. Elio e Le Storie Tese ne hanno conquistati 17, gli Stadio 16. In tutto hanno votato 109 giornalisti presso la Sala Stampa Ariston Roof.

Il Premio Sergio Bardotti per il Miglior Testo è andato al brano Amen di Francesco Gabbani, vincitore tra le Nuove Proposte.

Sono stati 11 milioni 223 mila i telespettatori, pari al 52.52% di share, che hanno seguito ieri la finale del Festival di Sanremo. Rispetto all’anno scorso – quando l’ultima serata del festival era stata seguita in media da 11 milioni 843 mila spettatori, pari al 54.21% di share – gli ascolti sono in calo di circa 600 mila spettatori e quasi 2 punti di share. La prima parte della finale di Sanremo ha fatto segnare 12 milioni 695 mila spettatori con il 48.76% di share, la seconda 8 milioni 712 mila pari al 64.89%. Un anno fa la prima parte dell’ultima serata del festival era stata seguita da 12 milioni 763 mila spettatori pari al 50.77% di share, la seconda da 10 milioni 8 mila con il 65.48%.

 

Sanremo 2016 3°Serata

La terza serata del Festival ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato bisogno, il desiderio di amarcord da parte del pubblico e l’assoluta inesistenza della musica contemporanea. Almeno di quella presente sul palco dell’Ariston. O hai alle spalle almeno 30 anni di carriera o sei un imberbe appena uscito da un talent. Altrimenti non sei nessuno. La certezza è arrivata dalla reunion dei Pooh in formazione tipo. Il figliol prodigo (pardon, il fogliol prodigo) tornato alla base e un anno davanti per l’ultimo tour insieme. I 50 anni di successi suggellati sul palco che li ha visti trionfatori nel 1982 (il solo Fogli) e nel 1990 (tutti gli altri) con Uomini soli. E proprio al termine del brano, vien giù il teatro. Una standing ovation che dura anche durante i 90 secondi di pubblicità e costringe Carlo Conti a intervenire per riportare il pubblico seduto. Presentatore nervoso anche per via di un epic fail destinato a entrare nella storia sanremese. Nella sfida dei giovani Miele vs Francesco Gabbani, vince la ragazza di Caltanissetta. Ma qualcosa non va. I giornalisti dalla sala stampa iniziano a twittare di difficoltà tecniche. Si capisce che una parte dei colleghi (che conta il 50% del risultato) non è riuscita a votare: il piccolo telecomando per il voto non dava l’OK necessario per la conferma del voto. Si fanno dei controlli, mentre la serata scorre. Si decide di far rivotare la sala stampa. Al secondo tentativo tutto va bene, tecnicamente, ma tutto cambia. Il comunicato letto da Carlo Conti è diverso da quello annunciato: Miele non ha vinto, Francesco Gabbani passa il turno. E il conduttore toscano, finora impeccabile, esprime immediatamente la volontà di far ricantare Miele nella serata di venerdì come “consolazione”. Una beffa, insomma. Tanto da far intervenire persino la Polizia Postale (!) per verificare la presenza di brogli. Ma non è stato l’unico disguido tecnico nella gara delle nuove proposte. Un blackout tecnico durante l’esibizione del tenore italo-australiano Michael Leonardi ha oscurato per alcuni secondi la diretta. Ma per lui nessun ripescaggio, nessuna votazione ulteriore. Nella finale di domani passano quindi Gabbani (la sua Amen è orecchiabile ma non convince appieno) e Mahmood, nato a Milano da mamma sarda e papà egiziano, con il brano Dimentica. La serata (che ha visto ancora una volta una Virginia Raffaele superlativa, stavolta nei panni di Donatella Versace) era dedicata alle cover. I 20 big si sono cimentati con alterne fortune. Emozionante l’esibizione di Francesca Michielin alle prese con Il mio canto libero di Battisti con tanto di lacrime nel finale. Esilaranti gli Elii con Quinto Ripensamento, Morgan e i Bluvertigo avrebbero forse meritato di più ma il problema della voce e delle stecche è annoso e ormai non sarà più risolvibile. O lo si ama o lo si odia. E francamente La lontananza eseguita da loro non è stato un capolavoro. Stesso discorso per Patty Pravo (l’unica che ha deciso di coverizzare se stessa). Bravissima Annalisa in America della Nannini. Una spanna su tutti Noemi. Dedicato della Bertè le calza a pennello. A proposito del verbo “calzare”: La lite tra Deborah Iurato e lo stilista Francesco Paolo Salerno ha dato i suoi frutti. La ragazza senza l’abito della prima sera è apparsa rinata. Mentre gli Zero Assoluto hanno provato a distruggere Goldrake (impresa peraltro già riuscita anni fa, con gli stessi accordi, ad Alessio Caraturo) La giuria combattuta tra Noemi, Clementino, Rocco Hunt, Valerio Scanu e gli Stadio ha premiato questi ultimi straordinari interpreti de La sera dei miracoli dell’immenso Lucio Dalla. Una nota di colore (no, non stiamo parlando di Conti…) l’ha portata la giovane campionessa biellese Nicole Orlando (vincitrice di quattro ori ai mondiali per atleti down). Ha candidamente confessato che Garko alla madre non piace proprio. L’attore, finalmente meno impacciato del solito, è rimasto comunque spiazzato. Non si può piacere a tutti, evidentemente. Il festivalone domani promuoverà il giovane più meritevole (almeno si spera) mentre i bookmaker danno favorita la coppia Iurato-Caccamo tra i big. Lo scopriremo solo vivendo (e dagli con Battisti e con gli amarcord…). E’ proprio vero: Siamo afflitti da nostalgia cronica e canaglia.

@100CentoGradi

Secondo i dati Auditel sugli ascolti di Sanremo 2016, la terza serata del Festival – andata in onda giovedì 11 febbraio – è stata vista da 10.461.000 di spettatori col 47.8 per cento di share. Il dato è una media ponderata tra i dati delle due “parti” in cui è stata formalmente divisa la serata di Sanremo: in media 12.033.000 di spettatori hanno visto la prima parte, 45,91 per cento di share, mentre 6.815.000 di spettatori, 57,93 per cento di share, hanno visto la seconda parte. La terza puntata di Sanremo 2016 è andata peggio della terza puntata dell’edizione dello scorso anno, la prima condotta da Carlo Conti, che era stata vista da 10.586.000 spettatori, col 49,51 per cento per cento di share e peggio della seconda puntata di quest’anno, che mercoledì è stata vista da 10.747.000 spettatori, col 49.91 per cento di share.

Sanremo 2016 Ecco i big!!!

Come consuetudine, il carrozzone sanremese inizia prima delle feste natalizie. E’ il palco de L’Arena, il contenitore domenicale condotto da Massimo Giletti su RaiUno, a ospitare Carlo Conti, per il secondo anno alla guida dell’indomabile rassegna canora. Il presentatore toscano, dopo interminabili preamboli con i soliti inutili opinionisti (tra gli altri Alba Parietti, Iva Zanicchi e Mario Luzzato Fegiz, sempre pronto a sparare nel mucchio), ha svelato in anteprima i 20 “big”, i 20 grandi artisti sanremesi. Conti, che il 23 giugno 2015 è stato nominato pubblicamente direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo del 2016 – dopo la fortunata edizione 2015 – manterrà anche la direzione artistica della rassegna musicale del 2017. Parecchie novità, ottimo il ritorno degli Stadio, soliti reduci dai talent e reunion dei Bluvertigo in formazione originaria con a capo Morgan. E gli Elii a dare pepe a tutta la kermesse.
Al Teatro Ariston lo show in programma dal 9 al 13 febbraio 2016, verrà seguito minuto per minuto anche su questo sito.

Ecco i nomi!

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