Sanremo, il trionfo di Mahmood. Ariston inferocito

La 69° edizione del Festival di Sanremo la vince Mahmood con il brano Soldi. Il favoritissimo Ultimo arriva secondo con I miei particolari Terzo classificato Il Volo con Musica che resta

L’Ariston, inferocito durante tutta la lettura della classifica, esplode letteralmente alla lettura del quarto classificato. Loredana, Loredana! è un coro all’unisono per la Bertè, che continua anche dopo vari stacchi pubblicitari. Una “rivolta” così non si vedeva dai tempi del trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. Italia amore mio arrivò seconda nel 2010 scatenando le ire perfino dell’orchestra che, per protesta, strappò gli spartiti sotto gli occhi attoniti di Antonella Clerici. Premio della critica e Premio Sergio Bardotti (per il miglior testo) a Daniele Silvestri e Rancore. Premio Sergio Endrigo per la migliore interpretazione a Simone Cristicchi (così come auspicato da Claudia, la figlia del cantautore di Pola).  Questi gli altri classificati:

04  – Loredana Bertè

05 – Simone Cristicchi

06 – Daniele Silvestri

07 – Irama

08 – Arisa

09 – Achille Lauro

10 – Enrico Nigiotti

11 – Boomdabash

12 – Ghemon

13 – Ex Otago

14 – Motta

15 – Francesco Renga

16 – Paola Turci

17 – The Zen Circus

18 – Federica Carta e Shade

19 – Nek

20 – Negrita

21 – Patty Pravo e Briga

22 – Anna Tatangelo

23 – Einar

24 – Nino D’Angelo e Livio Cori

Dopo il verdetto, la follia in conferenza stampa. Il grande sconfitto, Ultimo si è rivolto, indirettamente al vincitore in questo modo: “Sono contento di aver partecipato al Festival, sono contento per il ragazzo… per Mahmood”. I giornalisti hanno chiesto delucidazioni al cantante, apparso stizzito, che ha invece rincarato la dose: “Voi avete solo questa settimana per sentirvi importanti. Non provo rancore per come è andata. Mi avete portato sfiga attribuendomi la vittoria. Mi sono grattato (testuale n.d.r.) ma non abbastanza. La gente aveva molta aspettativa su quello che avrei fatto, ma per me e per noi tutti la canzone è al centro di tutto. Il massimo che posso fare è quello che faccio sul palco. Sono sincero: non sono uno che, al contrario di altri, ha bisogno di crearsi un velo di finzione davanti. Qui gli artisti vengono con un’idea ben precisa. Se non riesco a raggiungerlo… Semplicemente ce l’ho con me stesso, non ce l’ho con nessuno. Sono amareggiato. Io punto all’eccellente, non punto al buono. La mia vittoria sono i live, la gente che mi vuole bene, che si riconosce in quello che scrivo.”

Di ben altra pasta le dichiarazioni di Mahmood

“La settimana dopo aver vinto Sanremo Giovani, ho lavorato ancora a Soldi. Successivamente abbiamo aggiunto modernità al pezzo. Salvini ha dichiarato che preferiva una vittoria “italiana”? Beh, io sono un ragazzo italiano, nato e cresciuto a Milano. Sono italiano al 100%. Sono fan della musica moderna, ascolto dalla trap all’indie, dal cantautorato al rap. Mi sono lasciato contaminare. Quando mi chiedono che genere faccia rispondo ‘Marocco-pop’. Sono fan di tutto e di niente”

Una serata lunghissima, cinque ore filate, iniziata con E adesso la pubblicità cantata da un Baglioni in bianco Come a dire: prendiamoci un po’ di tempo prima di fare bilanci di questo Sanremo 69, fortemente voluto, all’insegna dell’armonia. Claudione, più sciolto e più a suo agio (forse perché pronto a tirare un sospiro di sollievo, comunque vada a finire, tra vincitori e vinti) sfodera uno dei suoi cavalli di battaglia. Chissà se contro questo “secolo di noia” potrà qualcosa l’ultima fatica festivaliera.
«Un viaggio interessante e appassionate», dice lui ringraziando il gruppo di lavoro che tanto si è speso. «A qualcuno piace Claudio e nessuno è perfetto» è il suo mantra, e giura di avercela messa tutta e di aver fatto tutto il possibile perché la kermesse riuscisse. Chissà se si sarebbe potuto fare meglio. «Noi abbiamo bisogno del Festival della canzone italiana e spero si rimanga nel solco tracciato», spiega il direttore artistico-capitano, alludendo forse all’assenza di ospiti internazionali in questa edizione.
Ed è l’ora dell’ingresso trionfale dei “telecomandanti” Virginia Raffaele (che pare la fatalona Jessica Rabbit) e Claudio Bisio: la solita tiritera sul regolamento. E pronti  via alla grande con Daniele Silvestri e Rancore, osannati dal pubblico e non solo.  Argentovivo è un brano che ti resta attaccato addosso e piace molto ai giovani, vuoi per la presenza del rapper, vuoi perché racconta della sensazione che le nuove generazioni avvertono di vivere come chiusi in gabbia, all’angolo, tra le sbarre di una vasta prigione. È la sera finale ed è anche quella dei ringraziamenti: tocca a Claudio2 che li fa a modo suo, prima di passare al secondo cantante in gara: la ciociara Anna Tatangelo che il Festival l’ha vinto a soli 15 anni nella sezione Nuove Proposte. Era il 2002 e la Tata cantava Doppiamente fragili. A giudicare dal testo di questo Le nostre anime di notte, all’ottavo Sanremo, pare che nulla sia cambiato per lei. Ritocchini a parte.
E vai con Ghemon e i suoi stravaganti cappotti che virano dal bianco all’arancio: il suo look non teme confronti in quanto a stravaganza e originalità. E neppure il suo Rose viola: Giovanni Luca Picariello (questo il nome di battesimo del rapper di Avellino) che ha già scritto un’autobiografia, è già ben noto agli appassionati del genere e ha ben usato il palcoscenico dell’Ariston per raggiungere un’altra fetta di pubblico senza snaturarsi. Anzi, mettendo i puntini.
Che dire dei Negrita? Il gruppo rock ci ha abituati ad altri decibel: I ragazzi stanno bene non convince.  Ma la notte è ancora giovane: orario di chiusura previsto 1:28!
Ma è tempo di Ultimo: abituato ad arrivare primo, alla faccia del nome o forse proprio per quello? La scaramanzia è sempre di moda. Intanto lui si scatena sul palco canta e balla I tuoi particolari e la platea (che canticchia già il ritornello, se solamente Dio inventasse delle nuove parole…) non vorrebbe più che lasciasse il palco. Insomma, vada come vada, sarà comunque per Niccolò Moriconi da san Basilio. Anche perché dopo di lui tocca a Nek con un pezzo che non lascia il segno. Un tuffo nel passato con un siparietto di avanspettacolo del trio Baglioni-Virginia-Bisio Camminando sotto la pioggia (del Trio Lescano), con tanto di nuvoletta fantozziana che inzuppa il comico di Zelig.
«Di Claudio ce ne bastava uno», commenta Baglioni accusato di essere un dittatore da Virginia e che mette le mani avanti dicendo: «Fosse anche l’ultimo mio festival». Intanto fuori dall’Ariston arrivano i ragazzi de Lo Stato Sociale che in compagnia di Renato Pozzetto attaccano a cantare E la vita e la vita, cavallo di battaglia di Cochi e Renato, scritto dal duo comico nel 1974 con Dario Fo ed Enzo Jannacci. Il tutto mentre dentro si prepara il palco per l’ex Ragazzo di periferia, Eros Ramazzotti che con Vita ce n’è torna sul luogo del delitto, il palco che lo vide trionfare nelle Nuove Proposte, 35 anni fa, con Terra promessa.  E poi nel 1986 tra i big con Adesso tu che reinterpreta con Baglioni mandando in visibilio il pubblico. Tutti in piedi e pronti a ballare con Luis Fonsi che arriva a dare man forte a Eros nella nuova Per le strade una canzone
Si torna in gara con Loredana Bertè accolta con un’ovazione dall’Ariston che mai come quest’anno (11° Sanremo per lei) ha raccolto tanti consensi e applausi a scena aperta. La rocker incassa raggiante, come avesse vinto, con la sua Cosa ti aspetti da me. La palla, o meglio il microfono, passa a Francesco Renga, criticato per la sua frase “sessista” a proposito degli uomini che sarebbero a suo dire più dotati delle donne in fatto di voce. E questo spiegherebbe (?) la scarsa presenza di donne in questo Sanremo: solo 6 su 24 cantanti? Capitolo “quote rosa” a parte, credo che di belle voci e cantautrici con qualcosa da dire siano molte più delle sei presenti in questo 69° Sanremo e forse, dico forse, Baglioni avrebbe potuto fare qualcosa in più… Ma passiamo oltre.
The show must go on e via con Mahmood, italo-egiziano, classe 1992, e la sua ritmata Soldi. E poi con gli eleganti Ex Otago, perché, in fondo, hanno ragione loro: è Solo una canzone orecchiabile e godibile, da canticchiare sotto la doccia. Perché no?
Ed è tempo già di Musica che resta by Il Volo: Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginobile sono alla loro seconda volta all’Ariston. La prima l’hanno già vinta nel 2015 e il pubblico li adora. E non da ieri.
Siparietto di Virginia con le sue imitazioni canterine,  dalla Patty a Giusy Ferreri, da Patty Pravo a Ornella Vanoni, prima di lasciare la scena a Paola Turci con L’ultimo ostacolo ben superato anche questa volta, con una prestazione sempre elegante e raffinata. Di classe.
Poi il rock by Zen Circus L’amore è una dittatura, prima di passare alla strana ma bella coppia Patty Pravo-Briga : Un po’ come la vita è un pezzo a misura per i due che sono perfettamente a loro agio sul palco. Il rapper Mattia Bellegrandi (classe 1989) segue con estrema ma naturale cavalleria una veterana del palcoscenico come Nicoletta. Bene, bravi!
Riecco il trio stile Famiglia Addams (ancora!) a precedere Elisa, altra ospite di questa interminabile serata. Sanremo è Sanremo! E per fortuna offre momenti anche intensi come il ricordo di Luigi Tenco: la sua Vedrai vedrai cantata da Baglioni ed Elisa è sempre un tuffo al cuore. Da togliere il respiro la voce e l’interpretazione della cantautrice triestina. E ci sta l’emozione di Arisa che urla e stona il suo Mi sento bene, la voce un po’ rotta quasi stesse per non farcela e piangere. Questo palco è strano e non è facile per nessuno. Ci pensa la rivelazione dell’ultimo anno, Irama, da Carrara, classe 1995, a ristabilire l’ordine positivo delle cose: La ragazza con il cuore di latta è una ballata che già si canticchia con quel meraviglioso coro gospel…“e non ci pensi più!”. Giusto il tempo per ripiombare nella realtà più tosta di Achille Lauro e della sua chiacchieratissima Rolls Royce dove ognuno ci vede quel che vuole. Anche del marcio.
Il vecchio e il nuovo s’incontrano con Nino D’Angelo e Livio Cori. Il “caschetto biondo” (ormai grigio) della canzone napoletana e il rapper partenopeo si divertono e danno, come cantano, Un’altra luce a Sanremo.  Non è ancora finita: ecco Federica Carta e Shade: la loro Senza farlo apposta è già una hit tra le ragazzine. Altra musica, altra storia con un veterano come Simone Cristicchi e la sua preghiera laica Abbi cura di me. «Non sono al Festival per la classifica – spiega il cantautore, attore e scrittore romano – ma solo perché penso di avere ancora tanto da dire». Già! Che dubbio c’era? Siamo oltre la mezzanotte, l’ora di Enrico Nigiotti che si commuove cantando Nonno Hollywood. L’Ariston apprezza e lo incoraggia. Ultime tre canzoni dopo il Tg. Vai con i Boomdabash: 20 anni di carriera per la band pugliese che mette sempre la voglia di ballare anche se si è fatta una certa… E allora, su Sanremo, al grido di Per un milione! Einar che ha l’attitudine da “gentiluomo d’altri tempi” (cit. Ermal Meta) con Parole nuove fa già impazzire le bambine.
E la gara si chiude con Motta che ha già vinto la serata dei duetti con Nada per Dov’è l’Italia. Amen! Tutto finito? Nemmeno per scherzo. In realtà, tutto deve ancora avere inizio. E’ già domenica e primi che si svegli il mercato (tanto per citare Porta Portese di Baglioni) viene chiuso il televoto. Un omaggio ad Alberto Sordi (o a Mina) con la celebre Breve amore (colonna sonora di piccioniana memoria nel film Fumo di Londra) da parte della Raffaele e di Claudione strema anche i più resistenti. E il carrozzone festivaliero finisce tra i fischi del teatro Ariston. Ennesima dimostrazione di un paese spaccato. Anche sulle canzonette.

La serata finale del Festival di Sanremo 2019 ha ottenuto 10.622.000 spettatori con il 56.5%. Nel dettaglio la prima parte – dalle 21.26 alle 23.51 – ha raggiunto 12.129.000 spettatori con il 53.1% mentre la seconda parte – dalle 23.54 all’1.34 – ha conquistato 8.394.000 spettatori con il 65.2% Sanremo Start (in onda dalle 20.51 alle 21.23) ha raccolto 10.691.000 spettatori con il 43.5% di share.

Ascolti in calo rispetto alla scorsa edizione. Nel 2018, infatti, la finale del primo festival diretto da Claudio Baglioni aveva raccolto una media di 12 milioni 125 mila telespettatori pari al 58.3% di share.

 

 

Orietta Cicchinelli

PIERLUIGI CANDOTTI

Venerdì Motta: fischi a Sanremo

Fischi impietosi dalla platea del teatro Ariston di Sanremo. Sono Motta e Nada i vincitori della serata dei duetti con il brano Dov’è l’Italia. Giudizio inaspettato da parte della giuria di qualità capitanata da Mauro Pagani. Serata interminabile aperta da un Baglioni d’argento vestito aggiratosi sul palco dell’Ariston, tra ballerini-acrobati-trampolieri, dalla faccia da Pierrot, cantando la sua Acqua dalla luna. «Il nostro mestiere – spiega Claudione – è regalare stupore». E la “ricerca di armonia tra discipline diverse” è il biglietto da visita di questa quarta serata che si prevede lunghissima: 56 artisti sfileranno sul palco. Come in un circo.
E a fare i due Clown Virginia Raffaele (fasciata in un elegante abito nero scintillante) e Claudio Bisio, giacchetta dal risvoltino rosso per lui.
Espletate le solite e barbose operazioni di rito, alle 21.06, si apre la serata dei duetti con Federica Carta e Shade, con special guest Cristina D’Avena che sembra uscita da un cartoon. Poi ecco il debuttante Motta con Nada e Dov’è l’Italia assume un taglio ancora più grintoso.
Irama, vincitore di Amici XVII, con la rossa Noemi e La ragazza con il cuore di latta ci regala un brivido in più questa sera.
Il tempo di un break ed ecco che irrompe Ligabue e con la sua Luci d’America la temperatura sale. È il suo secondo Sanremo in 30 anni, per lui che, dopo aver cantato, vuol farsi la rentrée come gli altri ospiti sulla scaletta, presentato da Bisio che lo chiama “l’imperatore del rock”. E la star di Correggio si presta al giochetto e ci prende gusto, tanto che entra e rientra in scena con un chitarrone da paura, mentre Bisio annaspa e non sa più che inventarsi per introdurlo con enfasi. Luciano si presta al gioco e, preceduto da uno stuolo di ballerine in rosso, fa la sua rentrée addirittura su una poltrona con tanto di mantello da super-King. Per fortuna si stufa del giochetto e finalmente canta: ma la storica Urlando contro il cielo che faceva saltare gli stadi, sembra una canzone da oratorio. Per essere rocker pare troppo composto qui all’Ariston, ma la platea lo osanna: perché il Liga (presto in tour negli stadi) non si discute… Colpa di questo Sanremo dell’armonia che mette il diesel pure a un rocker di razza come lui. Poi arriva Baglioni per l’immancabile duetto che si fa politico con l’immortale pezzo by Guccini Dio è morto.
E si torna in gara con Briga e una tutta dorata Patty Pravo (che si fa aspettare, vendicandosi del pianista ritardatario della prima serata) accompagnati dal pianoforte di Giovanni Caccamo. E c’è da dire che fin qui gli ospiti impreziosiscono le canzoni, è il caso dei Negrita con Enrico Ruggeri e la tromba di Roy Paci, tanto per citarne uno: eh sì, I ragazzi stanno bene! E se arriva il folle violino impazzito di Alessandro Quarta Musica che resta by I Volo decolla addirittura. E saltano tutti in piedi a Sanremo. Tanto che Virginia non può fare altro che esclamare: «Avete spettinato l’Ariston!». Eh già. Pure la Raffaele vuole duettare stasera, armata di chitarra, con Claudione che si presta ai Giochi proibiti dell’attrice-imitatrice.  Solo che, mentre Baglioni suona, lei si ritrova a dover montare lo strumento come fosse un mobile dell’Ikea. Allora lui se la canta e se la suona in solitaria. Amen! «Qui finisce la mia carriera», chiosa il direttore del Festival, mentre la presentatrice ribatte: «Qui comincia la mia».
Ci pensano Arisa, Tony Hadley e I Kataklò a risollevare un po’ lo spirito con il nuovo tormentone Mi sento bene. L’ex frontman degli Spandau Ballet non sfigura di certo, neppure quando canta in italiano.
Poi arriva Mahmod (uno dei due vincitori di Sanremo Giovani) accompagnato da Guè Pequeno a cantare Soldi, pezzo che fa venir voglia di ballare. La gara avanza col rapper cantautore di Avellino e della sua Rose Viola. A introdurre e accompagnare l’istrionico Ghemon un altro giovane: il cantautore Diodato. Francesco Renga e Bungaro sono due signori del canto e poi c’è l’étoile Eleonora Abbagnato a rendere più magico questo romantico pezzo Aspetto che torni.
Ma il clima si riscalda davvero con i due amici romani Ultimo & Fabrizio Moro: I tuoi particolari ha una marcia in più con la grinta di un veterano di Sanremo come Moro. Dopo l’ennesimo stacco pubblicitario (quantomeno gli urlatori da tastiera capiranno che i loro soldi del canone non servono a foraggiare gli artisti) tocca a Claudio Bisio esibirsi in un monologo sui rapporti tra padre e figlio, tema già trattato nel film Gli Sdraiati con chiosa musicale del neo vincitore di X Factor, Anastasio che approfitta del palcoscenico sanremese per presentare il suo nuovo pezzo Correre. A metà gara, ecco Nek. Il suo brano Mi farò trovare pronto viene impreziosito dalla recitazione di Neri Marcorè. E non solo resta orecchiabile ma anche molto interessante. A far alzare nuovamente dalle sedie il pubblico dell’Ariston tocca ai Boomdabash, accompagnati da Rocco Hunt e dai Musici cantori di Milano mentre Brunori Sas non aggiunge molto alla performance dei The Zen Circus. Chi invece ribalta totalmente il giudizio su un brano è Syria. La sua voce rende accattivante perfino il brano scialbo di Anna Tatangelo Le nostre anime di notte, mentre Paola Turci (con tutto il rispetto per Beppe Fiorello) ha già un brano che funziona. Di classe, e molta, l’esibizione degli Ex-Otago con Jack Savoretti. Enrico Nigiotti, accompagnato da Paolo Jannacci e Massimo Ottoni continua ad emozionare con Nonno Hollywood, ma sembra ancora acerbo per gareggiare tra i big (se solo ci fosse ancora la categoria giovani…). Irene Grandi aggiunge grinta a Che cosa vuoi da me urlato al cielo con Loredana Bertè e se solo ci avessero pensato prima avrebbero potuto gareggiare insieme. Convince sempre di più il magnifico testo di Daniele Silvestri e Rancore Argentovivo che si fa più rock con la potente voce di Manuel Agnelli. Einar e Biondo fanno felici le teenager nostrane mentre Sergio Sylvestre (redivivo) ha una voce sempre più potente. Il popolo social, mai così scatenato come stasera (certi post sono di una comicità mai letta) si muove compatto quando c’è da giudicare Abbi cura di me (poesia di Simone Cristicchi, accompagnato da un Ermal Meta ormai vero big della canzone). C’è ancora tempo, a notte fonda, per il rap dei Sottotono (anche loro, scongelati per l’occasione) accompagnatori del duo Nino D’Angelo-Livio Cori e per la Rolls Royce di Achille Lauro (insieme a Morgan) spostata a tarda ora per le polemiche sul pezzo (forse) inneggiante alla droga degli ultimi giorni. E domani, anzi tra poche ore, si chiude. Le sorprese sono solo all’inizio.

Ancora in calo gli ascolti per la quarta puntata che è stata vista da 9.552.000 telespettatori con il 46,1% di share. Per la precisione nella prima parte, in onda dalle  21.24 alle 23.39, ha ottenuto 11.170.000 spettatori e il 45,5% mentre nella seconda, in onda dalle 23.43 alle 24.51, erano 6.215.000 con il 48.6%. La quarta serata dell’edizione 2018, in onda il 9 febbraio, aveva ottenuto 10.108.000 telespettatori e il 51,1% di share.

Nel dettaglio la prima parte, in onda dalle 21.36 alle 23.51, era stata vista da 12.246.000 e il 49,1% mentre nella seconda parte, dalle 23.56 all’1.26, aveva incollato allo schermo 6.849.000 e il 57,4%. Nel paragone secco con lo scorso anno mancano all’appello ben cinque punti di share e quasi 600 mila telespettatori. Una tendenza che si è confermata nei giorni e che dopo la finale dovrebbe portare la media lontana di non pochi punti rispetto a quella del 2018.

Il picco in valori assoluti arriva alle 21.45 con 13.032.000 telespettatori mentre Bisio lancia il tour di Ligabue, in share alle 00.50 si tocca il 51,3% durante la premiazione di Motta e Nada per il miglior duetto della serata.

 

PIERLUIGI CANDOTTI

Orietta Cicchinelli

Sanremo Sotto il segno di Venditti

Stasera si balla e si salta sul palco di un Ariston stile scozzese, con tanto di bandiera inglese impressa sugli ombrellini. Già perché, in tempo di Brexit, giusto a Baglioni poteva venire in mente di cantare W l’Inghilterra. Siamo italiani, internazionali per tradizione! Ma The Queen e The King, Virginia Raffaele (con un bianco vestito alla Marilyn Monroe) e Claudio Bisio (ma le giacche dove le trova?), si adeguano. E se lei saluta il direttore d’orchestra inglese, Bisio non si lascia sfuggire la battuta sull’imminente chiusura delle frontiere. Poi Claudio 2 si diverte (solo lui) a mimare la solita tiritera sulla giuria e i meccanismi di voto. E vai con l’elenco dei codici abbinati ai 12 cantanti di questa sera: Bisio sbaglia pure a leggerli.

Il giovane Mahmood apre finalmente la sfida, con la sua ritmata Soldi. Poi la bella voce di Enrico Nigiotti di viola vestito (alla faccia dei superstiziosi) che torna a Sanremo con Nonno Hollywood, un sentito inno alla vita semplice, alle origini.  Coraggioso Nig! Applausi, tanti e meritati.
Poi l’omaggio al grammofono con Virginia (irresistibile) che canta “Mamma”, inceppandosi ritmicamente con la voce, come farebbe un disco, intervallando la canzone classica con Una vita in vacanza de Lo Stato Sociale.

Ed ecco il primo ospite della serata, osannato dal pubblico, Antonello Venditti che festeggia i 40 anni di Sotto il segno dei pesci picchiando, come lui sa fare, sui tasti del pianoforte e col suo vibrato di sempre. Antonello è sempre Antonello, si sa! Poi Baglioni si lascia andare ai ricordi del primo piano comprato a Sora dai suoi genitori. Mentre i ricordi di Venditti, molto meno poetico del collega, vanno ai tempi del Folkstudio. Intanto sul palco sono comparsi due pianoforti, uno bianco e l’altro nero, e via col duetto sulla sempre attualissima Notte prima degli esami. Claudio si limita al controcanto, e gli va pure bene.  Tutti in piedi!

E poi giù di nuovo, con Anna Tatangelo all’ottavo Festival, che assolve al suo compitino con un pezzo che dice davvero pochino Le nostre anime di notte. Per tornare su con Ultimo: I tuoi particolari è già in vetta nelle classifiche Spotify, Apple e iTunes. Il 23enne cantautore romano, classe 1996, al secolo Niccolò Moriconi è un già idolo delle teenager e non solo, e Sanremo lo ha già vinto nel 2018 nella Sezione Nuove proposte.
Tornano Virginia e Claudio2 che preannunciano un sermone ma poi se la cavano con la canzoncina Ci vuole un fiore by Sergio Endrigo, rivista e “scorretta” in chiave ironica, of corse, dalla Raffaele. E diventa: per fare un tavolo ci vuole un flipper. La gag sul fiore (con tanto di coro) dura un po’ troppo però.

Poi la voce di Francesco Renga, veterano di Sanremo (è alla sua ottava volta, la prima fu con la sua ex band, i Timoria) cattura il pubblico ed è già una hit in radio il suo Aspetto che torni.
E la rivelazione Irama (dalla scuderia di Amici) che è sempre più una certezza di questo Sanremo, con il suo toccante canto La ragazza dal cuore di latta. Emozionato ed emozionante al punto giusto con il coro gospel che dà una marcia in più al pezzo.

Ed è tempo dell’ospite: Alessandra Amoroso, che dice di dover molto a Baglioni con lui canta l’evergreen Io che non vivo senza te. Bene lei, troppo imbalsamato lui che attacca male ma poi si riprende in corner.

Ma, mirabile visione, si fa per dire, irrompe la rossa Ornella Vanoni (che pare un cerino, cit Raffaele) che si mette a raccontare, a sproposito, delle sue avventure e disavventure per colpa delle imitazioni di Virginia. Un po’ di cabaret con le due che “zompettano” ognuna per conto suo, mandando fuori l’orchestra. Che confusione, appunto, e se lo dice la Vanoni!

Finalmente ce la fanno a presentare l’originale duo Patty Pravo & Briga, la bella coppia (cit. Patty) in gara con Un po’ come la vita, pezzo che al secondo ascolto illumina il cuore. «A una certa età si fa quel che si vuole», dice Ornella andando ad abbracciare la Bambola che per prima la saluta amorevole. Due signore della canzone italiana che s’incontrano a Sanremo. Un bel quadretto.

E il Festival continua con la musica o meglio la preghiera laica Abbi cura di me by Simone Cristicchi, al suo quinto Festival. Il cantautore, attore, artista romano che ha trionfato già all’Ariston con Ti regalerò una rosa (era il 2007), ha ancora tanto da dire, “proprio come un bambino a cui trema la voce”.
Bisio torna con un “pizzino” e la solita tiritera sul mondo dei social e su chi gli indirizza messaggi poco gratificanti. C’è pure un prete che gli chiede di andare a messa, lui che dice di non frequentarla da 30 anni promette in diretta. Ma rieccoci in gara con i Boomdabash che cantano e ballano Per un milione.

Con due gasatissimi Raf e Umberto Tozzi (che paiono catapultati da una macchina del tempo) un pezzo di storia della musica pop attraversa il palco dell’Ariston che si scalda al ritmo di Il Battito animale, Tu, Ti pretendo e il classico dei classici Gloria. Tutti in piedi a fare il coro, come in un karaoke che si rispetti. Perché Sanremo è Sanremo! La platea non si ferma più e, autonomamente, intona un altro classico: Si può dare di più brano lanciato nel febbraio del 1987 dal trio Ruggeri-Tozzi-Morandi. Con Gente di mare si chiude l’ospitata, prima di lasciare il microfono al talentuoso cantautore Motta, al suo debutto a Sanremo, con Dov’è l’Italia.
Temi forti anche per The Zen Circus con L’amore è una dittatura, pezzo rock che lascia il segno. La quotata strana coppia Nino D’Angelo-Livio Cori con Un’altra luce chiude simpaticamente e in allegria la serie dei 12 di questa terza serata, senza infamia né lode.

Prima della classifica parziale, spazio a Fabio Rovazzi, reduce da Sanremo Giovani. Andiamo a comandare, con la sala stampa (e non solo) in visibilio e una gag che solo i sanremofili d’annata capiscono, con Fausto Leali in stile Cavallo Pazzo. A chiudere la serata, il momento più toccante: Serena Rossi ridà un minino di dignità alla memoria di Mia Martini, chiedendole scusa dal palco che vide risplendere la luce di un’artista uccisa dalla cattiveria feroce di sciacalli. Almeno tu nell’universo e lacrime da parte di tutto l’Ariston. C’è spazio per Claudione. E tu, anche a mezzanotte e mezza, è un colpo al cuore.

Chiude Rocco Papaleo giusto per allungare l’ennesima serata da quattro e più ore. Ma, come mai era successo finora, Sanremo è diventato un diesel. E non lo fermerà più nessuno.

La classifica provvisoria della sala stampa vede, nella zona blu: Simone Cristicchi, Mahmood, Irama e Ultimo. Nella zona gialla, nel limbo: Motta, Enrico Nigiotti, Francesco Renga e The Zen Circus. Tra i rossi: Anna Tatangelo, Nino D’Angelo e Livio Cori, Boomdabash, Patty Pravo con Briga.

La terza serata è stata vista da 9 milioni e 408mila telespettatori, con uno share del 46,7 per cento. Più nel dettaglio, la prima parte della serata ha avuto 10 miloni e 851mila spettatori pari al 46.37 per cento di share; la seconda ha avuto 5 milioni e 99mila spettatori pari al 48.96 per cento di share.

La prima serata di Sanremo era stata vista da poco più di 10 milioni di spettatori, con uno share del 49,5 per cento, mentre la seconda da poco più di 9 milioni di spettatori, con uno share del 47,3 per cento. La terza serata del Festival di un anno fa era stata vista da 10 milioni e 825mila spettatori, con uno share del 51,6 per cento. La prima parte aveva avuto uno share del 51,06 per cento di share, e la seconda del 54,43 per cento.

Orietta Cicchinelli

PIERLUIGI CANDOTTI

 

Mengoni, e Sanremo fa la… Hola

Si accende di rosso stasera il palco dell’Ariston che pare di stare a X Factor. Ma ecco Baglioni che, in solitaria, scende dal trampolino-scala di questo 69° Festival. Elegantissimo, capitan-sagrestano Claudio fa quel che gli riesce meglio: cantare Noi no, per coreografia ballerini armati di rose bianche, che gli marciano intorno come soldatini della pace però. Perché questo, come ribadisce subito Claudio1 “vuol essere il festival dell’armonia”. Così, filosofeggiando, introduce (da buon francescano) i suoi “fratello Sole e Sorella Luna”, ovvero la Raffaele e Bisio.  Poi, solite gag tra i due presentatori, litania del regolamento e l’elenco dei 12 sfidanti, a mo’ di squadra di calcio allo stadio e relativa ola del pubblico, soprattutto al nome de Il Volo (dati per vincenti sin dalla vigilia).

Finalmente si parte alle 21.06 in punto con Achille Lauro che irrompe con la sua ritmata Rolls Royce che qualcuno ha già accusato di plagio, paragonandola addirittura a 1979 degli Smashing Pumpkins. Segue Einar con la nostalgica (e già vecchia, a dispetto della giovane età del cantante ex Amici) Parole nuove. Dopo la demenziale lezioncina di Claudio2 a Claudio1 sulla punteggiatura sonora, tra sputacchi e smorfie, accennando Signora Lia, Porta Portese, E Tu come stai, pubblicizzando il cofanetto di Baglioni appena uscito, una pausa ci vuole prima di passare al prossimo cantante in programma.

Voilà Il Volo con Musica che resta (la firma di Gianna Nannini è garanzia) osannati dal pubblico in sala. Poi la leggerezza (e qui Baglioni s’inceppa) di un’elegante Arisa che con Mi sento bene è già un tormentone.  Osanna Arisa, dall’alto di Sanremo!

E finalmente il primo ospite: Fiorella Mannoia a scaldare un po’ il Festival dell’armonia piatta con la sua nuova canzone Il peso del coraggio e soprattutto con l’evergreen Quello che le donne non dicono (pezzo scritto da Ruggeri e Schiavone che vinse il premio della Critica a Sanremo nel 1987) accompagnata alla chitarra da Claudione.  Tu chiamale se vuoi Emozioni, en passant! Le cose belle, si sa, durano poco, e via, si ripiomba nel grigiore della litania grazie a Mi farò trovare pronto by Nek.

Poi tocca a Baglioni riprendere in mano il palco col suo pianoforte a coda, in poltronissima elettronicamente assistito dalla Raffaele che si concede canzoncina e balletto introducendo super-Pippo. Tutti in piedi all’Ariston arriva un monumento che ha fatto la storia della televisione oltre che di Sanremo. Il venerando Pippo, scopritore di molti talenti su questo palco, non sfigura davvero. Anzi. Sempre elegante, il “vecchio saggio” fa giusto una comparsata perché Virginia, canticchiando e danzando, se lo porta via subito, prima che possa prendere in mano la situazione.

Va be’. Ma una perla arriva: Argento vivo by Daniele Silvestri, con il giovane rapper Rancore a riportare la canzone degnamente al centro.
Un po’ d’allegria la porta Michelle Hunziker, sempre spumeggiante, che fa risalire le quotazioni di un fin qui troppo spento Bisio.  La bella e brava signora della tv diverte e fa divertire, ballando e cantando, come fosse al varietà. Un po’ di cabaret, stile Zelig (loro ne sanno qualcosa) con tema: la lega dell’amore. Un messaggio chiaro, in netta contrapposizione all’attuale situazione politica
E vai col tango su tacco a spillo 12 o su di lì!
Poi la bionda dà man forte a Virginia nella presentazione degli Ex Otago: “Solo una canzone” è un bel motivetto, molto sanremese soprattutto nel ritornello.

E dopo il trio in stile Famiglia Addams tocca al terzo ospite che Sanremo l’ha vinto: Marco Mengoni (che voce!) con il mitico Tom Walker e un pezzo “Hola”, per metà in italiano e per metà in inglese, estratto dal nuovo album del carismatico cantante di Ronciglione. Ed è standing ovation meritatissima. La magia continua con Mengoni che accenna a “L’Essenziale” per arrivare poi, accompagnato da Baglioni al piano, indietro nel tempo fino al classico Battisti-Mogol “Emozioni”. Da brividi.
Ma torniamo sulla terra: arriva Ghemon con le sue spinose Rose viola che fanno male, con quel sound che culla l’anima. La gara continua con la grinta di una rinata Loredana Bertè: Cosa ti aspetti da me funziona, perché pare tagliata su misura per uno spirito ribelle come la cantautrice dai capelli turchini. Tanti applausi per lei. E il testimone passa a Paola Turci con L’ultimo ostacolo. Interessante, nonostante la voce non sia al top.
Un po’ d’allegria? Virginia di rosso vestita  che fa la Carmen di Bizet, scherzando con l’orchestra, fischiettando e improvvisando, visto che lo spartito è muto.  Quando fa il suo mestiere, l’imitatrice, è irresistibile.
E dopo stasera salgono le quotazioni della coppia Federica Carta e Shade: Senza farlo apposta è il classico pezzo che andrà fortissimo (anzi già va) tra i giovanissimi. Perché a loro parla e con la loro lingua, nel loro gergo. Attenzione, dunque a questi due!

Gara finita? Sì, per stasera. Ma la serata è ancora lunga. E ritorna Pippo nazionale sul palco, ricordando uno dei festival più mosci della storia (parole sue). Era il 1985 e, guarda caso, presentava lui. Tutti in playback. Tutti. Tranne Baglioni, premiato con Questo piccolo grande amore, canzone d’amore del secolo. Claudio non va a tempo con l’orchestra ma riesce ad emozionare. Pio e Amedeo, dopo mezzanotte, fanno sorridere il pubblico. Ma due comici (sempre se vogliamo annoverarli nella schiera) dovrebbero avere una spalla più sciolta del cantautore. Alla fine riescono anche a strappare un applauso grande così, citando Uomini persi (ancora Baglioni, ancora 85…) e ricordando che, sì, siamo stati tutti bambini e che, piaccia o meno, siamo tutti uguali.

A chiudere, troppo tardi, la magia di Riccardo Cocciante dapprima assieme a Giò di Tonno, Vittorio Matteucci e Graziano Galatone in Bella e poi al doppio pianoforte nell’immortale Margherita. La seconda serata, lunga quanto la prima ha convinto maggiormente. Ma se non ci fossero tutti questi ospiti, Sanremo avrebbe lo stesso seguito?

Daniele Silvestri, Arisa, Loredana Bertè e Achille Lauro sono in testa. Alla fine della seconda serata del Festival di Sanremo, Claudio Bisio e Virginia Raffele hanno annunciato la classifica provvisoria della sala stampa sui 12 artisti che si sono esibiti durante la kermesse. Dopo il podio, la cosiddetta «zona blu», i giornalisti hanno piazzato nella fascia di mezzo, la «zona gialla» gli Ex-Otago, Il Volo, Ghemon e Paola Turci. Fanalino di coda, la «zona blu», per Negrita, Federica Carta e Shade, Nek ED Einar.

Secondo le regole di Sanremo, il voto della sala stampa pesa per il 30 per cento. Il 40 per cento invece è stabilito in base al televoto mentre il restante 30 per cento verrà calcolato in base alla giuria demoscopica, ovvero un campione statisticamente rappresentativo di 300 persone selezionate tra appassionati di musica che esprimono i propri consensi tramite un sistema di votazione elettronico.

Va detto che la classifica è parziale. In questo Sanremo infatti non ci sono eliminazioni e i cantanti saranno in lizza per il podio fino all’ultima serata.

La seconda serata di Sanremo 2019 ha registrato una media di 9.144.000 telespettatori, share del 47,3%: nel dettaglio, la prima parte (iniziata alle 21.26 e terminata al’1.04) ha ottenuto 10.959.000, 46,35% di share, e la seconda 5.243.000, share 51,92%. Il segmento Sanremo Start ha ottenuto 1.805.000 spettatori con il 38.8% di share.

Orietta Cicchinelli

PIERLUIGI CANDOTTI

Tra stecche e Cori Sanremo prende Il Volo

Inizio “scoppiettante” (per dirla con Bisio) per il 69esimo festival di Sanremo. «Voglio andar via» intona il terzetto, capitanato da Baglioni, sul palchetto che domina la ribalta affidata ai piedi dei ballerini che si scatenano. Il ritmato pezzo di Claudio scalda subito la platea e l’orchestra, poi, un breve saluto del direttore artistico che presenta i “copiloti” Virginia Raffaele e Claudio Bisio (emozionatissimi al suo fianco) e via con il primo sfidante: Francesco Renga. Alla sua ottava volta a Sanremo, il cantautore, tra le più belle voci del panorama italiano, presenta un pezzo di tutto rispetto (Aspetto che torni). Buona la prima!
Si passa subito all’insolito duo Nino D’Angelo e Livio Cori (con Un’altra luce) e verrebbe da dire “attenti a quei due!” che si divertono non poco sul palco cantando in napoletano, una lingua che accende sempre un alone di magica malinconia. Che importa se ci scappa la stecca?
Tra rock, elettronica e melodia, il testimone passa a un baldanzoso Nek: Mi farò trovare pronto è una canzonetta orecchiabile, ma niente di più. Poi arrivano i ribelli The Zen Circus con L’amore è una dittatura (cosa molto zen, ma poco sanremese).  Virginia scalda la voce e si stiracchia mentre Bisio elenca dettagli sul Festival, prima di lanciare Il Volo Musica che resta cantano… vedremo. Loro sono gasatissimi e all’Ariston sono di casa (il festival lo hanno già vinto nel 2015 con Grande Amore).
Ma quando entra Loredana Bertè, tornata in gran forma, tutti in piedi o quasi per la prima donna della serata: Cosa ti aspetti da me però non graffia, non abbastanza.
Ecco il primo ospite Andrea Bocelli – 25 anni dopo la sua prima vittoriosa apparizione tra le Nuove proposte – con Il mare calmo della sera, che canta con Baglioni che un po’ si arrampica sulle note. Poi Bocelli padre cede il suo chiodo di pelle nero: «È lo stesso che indossavo 25 anni fa e che mi ha portato fortuna: non è un passaggio di testimone, ma un augurio che di strada ne hai da fare», puntualizza subito un papà Andrea emozionato. «Una grande responsabilità», commenta Matteo indossandolo orgoglioso, prima d’intonare la bella Fall on me. Ecco Father and son (non ce ne voglia Cat Stevens per la citazione) duettare insieme, il figlio in inglese e il padre in italiano.
Finalmente arriva Daniele Silvestri coadiuvato da Rancore che porta al Festival lo spiazzante Argento vivo. Bravissimi. Brano difficile, ma d’impatto. Non come la giacchetta di Bisio, però, che si concede un siparietto comico, tanto per stemperare il clima di un convincente Sanremo. «Baglioni fa politica al Festival? Ma da sempre la fa: già con “Passerotto non andare via” ha precorso i tempi. Diceva ai migranti di non andare, di venire in Italia. Lui è da sempre un sovversivo». E giù a citare titoli e mozziconi di canzoni del Claudio nazionale che: «Andava a Porta Portese a comprare i jeans al posto della divisa – insiste Bisio – e in Poster canta “qualcuno si lamenta ad alta voce del governo e della polizia”…». Prima che Claudio1 irrompe sulla scena con la sua chitarra e attacca “Sono qui”! E via a cantare tutti insieme, anche il pubblico in sala.

Ma il tempo vola e, neanche a metà serata (dopo il vincitore annunciato Ultimo e una sublime Paola Turci, falcidiata dalla laringite) arriva la Voce della musica italiana: Giorgia, per l’ennesima volta sul palco dell’Ariston ma sempre più emozionata. Tre frammenti dal suo Pop Heart e un duetto con Baglioni sulle note di Come saprei (brano trionfatore nel 1995). Far salire Achille Lauro sul palco, subito dopo, è una bestemmia. Ma tant’è. Via via tutti gli altri con una menzione speciale per Ghemon. La sua Rose viola convince. E per Simone Cristicchi e la sua Abbi cura di me, dolcissima e poetica preghiera laica.

Anche se, fin qui, a un primo ascolto, il pezzo più orecchiabile e radiofonico è quello di Arisa Mi sento bene. La Tatangelo? Più matura, ma sempre troppo scontata e troppo uguale a se stessa … Insomma, alla fine della prima serata, manca il ritornello da canticchiare già da domani mattina. È il Sanremo della normalità, dell’armonia. Ed è già tantissimo, di questi tempi.

A fine serata è stata svelata, parzialmente, la classifica della giuria demoscopica. In zona blu (alta classifica) ci sono: Ultimo, Loredana Bertè, Daniele Silvestri, Irama, Simone Cristicchi, Francesco Renga, Il Volo e Nek.

A centro classifica: Enrico Nigiotti, Federica Carta e Shade, Boomdabash, Negrita, Paola Turci, Anna Tatangelo, Arisa, Patty Pravo

Fra i rossi, a fondo classifica Mahmood, Achille Lauro, Nino D’Angelo e Livio Cori, Einar, Ghemon, Motta, Ex-Otago e The Zen Circus.

La prima serata di Sanremo è stata seguita in media da 10.086.000 telespettatori con il 49,5% di share.

Lo scorso anno la media della prima serata il Festival aveva toccato 11.603.000 telespettatori e del 52,1% di share sempre con Claudio Baglioni al comando. Nell’edizione di Sanremo 2019 con Carlo Conti e Maria De Filippi gli spettatori erano stati anche in quel caso più alti. 11.374.000  e share: 50.37% fu il verdetto dell’Auditel.

Orietta Cicchinelli

PIERLUIGI CANDOTTI