La nuova vita di Chiara: nessun posto è casa mia

Negli ormai rituali firmacopie in Feltrinelli, a Roma, capita sovente di assistere a live e a incontri molto interessanti. Quando poi arriva una voce graziosa e una ragazza semplice come Chiara Galiazzo (ormai solamente Chiara) anche l’attesa diventa meno estenuante. Un cd fresco di stampa, un singolo sanremese passato da tutti i network (quel Nessun posto è casa mia massacrato al Festival, solo quattordicesimo…)  e una capacità non comune di mettersi in gioco. Il successo arrivato (forse) troppo presto, difficile da gestire, i duetti con Mika e poi, all’improvviso, la decisione di sparire dalle scene. Quasi due anni che hanno permesso all’artista padovana di riordinare le idee. Non solo musicalmente. Due anni passati a combattere con il cambiamento, con la difficoltà di accettarsi. Perché le cose cambiano inevitabilmente. E lei, ha capito che non possono essere accolte come negative le prove di vita.  “Sono le nostre fragilità che fanno venire fuori le cose belle. Se prima subivo molto le critiche, adesso ho capito che la perfezione non esiste e tutto è relativo. E allora tanto vale accettare le cose, soprattutto quelle negative, e farle diventare un punto di forza per andare avanti”. Chiara si confida a Gino Castaldo, raccontando anche un piccolo aneddoto capitatole pochi giorni fa: “L’altro giorno una ragazza della mia età mi ha detto: “Nessun posto è casa mia” è la mia vita, grazie per averla cantata. Mi sono commossa. Prima mi fermavano solo perché mi avevano visto in tv e per chiedermi un selfie. Ora per ringraziarmi”. E il testo (scritto da Nicco Verrienti) potrebbe essere la storia di tante ragazze. E forse anche quella di Chiara stessa. Anche se “Non era la vita che stavamo aspettando ma va bene lo stesso” non si addice a lei. Lei che ha avuto il coraggio e la forza di cambiare.

 

@100CentoGradi

L’arte incontra l’arte, il legionario si fa bello

Un pomeriggio all’insegna del bello, dell’arte. Di una doppia arte. Quella della scrittura abbinata a quella dello stile. L’occasione di unirle si è materializzata ieri pomeriggio presso il salone di Franco & Cristiano Russo in Via Frattina 99, nel cuore di Roma. Un appuntamento voluto dalla scrittrice Orietta Cicchinelli e della giornalista Barbara Molinario e reso possibile grazie ai Russo, generazione di parrucchieri. Uno dei motivi è presto spiegato. Quando una cliente si reca in un salone di bellezza, nell’attesa si dedica alla lettura delle varie riviste. Perché non portare, allora un libro e ingannare l’attesa, appassionandosi alla scrittura romanzata? Hijo de Puta, il vero legionario, era presente all’evento e ha risposto alle varie domande. Ma per saperne di più sulla storia tormentata ma terribilmente affascinante di Giovanni, la cosa migliore è quella di comprare il libro e di tuffarsi nel racconto. Magari proprio da Russo Parrucchieri.

Photo © Martina Mariotti se non dove specificato

Beata ignoranza

E’ possibile vivere in un mondo completamente schiavo della tecnologia e decidere di non farne parte odiando tutto ciò che vive aldilà dello schermo? La domanda che, a volte rimbalza nei giochini stupidi, va detto, sui social arriva sul grande schermo. In rete si chiede: “Riusciresti a vivere un anno con un milione di euro ma senza connessione dati?”. Non ci crederete ma il 99% delle persone risponde di no! E’ su questa schiavitù che Massimiliano Bruno imposta il suo nuovo film.

Ernesto (Marco Giallini) e Filippo (Alessandro Gassmann) hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo. Filippo è un allegro progressista perennemente collegato al web, bello e spensierato è un seduttore seriale sui social network. È in grado di sedurre anche i suoi studenti grazie a un’app, creata da lui, che rende immediata la soluzione di ogni possibile calcolo. Ernesto è un severo conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista anche con i suoi allievi, che fa della sua austerità un punto d’onore e vanta una vita completamente al di fuori della rete. È probabilmente l’ultimo possessore vivente di un Nokia del 1995. Una volta erano amici oggi sono divisi anche dai social network. Da un momento all’altro può però arrivare una novità – che è poi una sorta di ritorno al passato per cercare di recuperarlo – che stravolge il tutto. Ecco, quindi, che se uno cercherà di fare a meno della tecnologia, l’altro cercherà di capirla e di farsela piacere, per una donna: Nina (Teresa Romagnoli), una venticinquenne a cui sono legati entrambi. Bruno colpisce ancora una volta nel segno e se appare inarrivabile la sua opera prima Nessuno mi può giudicare, forse è perché nelle seguenti ha cercato di evolversi e di mutare ingredienti e personaggi. Strepitosa la coppia Giallini-Gassmann, ma non è una novità. Il primo, soprattutto, stupisce film dopo film. E una sua battuta può dare l’idea di come i social hanno stregato il mondo. Alla frase: “Adesso puoi comunicare con miliardi di persone in tutto il mondo”, la sua esclamazione è (riflettendoci bene) quella che diremmo tutti: “E che cazzo c’avemo da disse?”

Beata ignoranza sarà nelle sale italiane dal 23 febbraio prossimo per 01 Distribution. Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano con Italian International Film e Rai Cinema.

@100CentoGradi

 

Ron, l’ottava meraviglia è la solidarietà

“A dire la verità ci sono rimasto male dai risultati sanremesi. Non per il giudizio, quanto per il modo”. Ron si presenta così, all’appuntamento romano con il firmacopie post rivieristico. E mai come quest’anno le polemiche sulle esclusioni eccellenti e sui metodi di votazione sono stati contestati dagli artisti stessi. Fino a poco tempo fa si esauriva il tutto in una bordata di fischi da parte del Teatro Ariston e il lunedì successivo si passava ad altro. Tutt’al più venivano stracciati gli spartiti da parte dell’orchestra (accadde al momento del ripescaggio dell’improbabile trio Pupo-Canonini-Emanuele Filiberto). Invece, da Albano a Gigi D’Alessio fino ad arrivare a Fiorella Mannoia, certe scelte non sono state proprio accettate. Ieri è toccato a Ron. La sua canzone, effettivamente, non avrebbe di certo sfigurato nel lotto dei brani arrivati in finale. Riascoltarla dal vivo (insieme all’inseparabile gruppo romano de La Scelta) in Feltrinelli rende ancora più consistente il dubbio sui criteri. Ma sui gusti non si discute. Il cantautore pavese poi ha regalato al pubblico due chicche del suo repertorio: Una città per cantare e Joe Temerario (richiesta, quest’ultima, a gran voce da un fan). Ma la parte più importante è legata al repack del suo nuovo disco. La forza di dire sì, uscito a marzo 2016, non ebbe molto riscontro nelle vendite. Un vero peccato oltre che per le preziose collaborazioni, anche (e soprattutto) per le finalità benefiche del progetto. L’intero ricavato sostiene AISLA, per la ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica. E in questo caso, riproporre il disco con il singolo sanremese non è affatto una pura operazione di marketing. Da sempre Ron è attento alla beneficenza e alla solidarietà. Sul fatto che sappia regalare emozioni nessun dubbio. Ma quest’aspetto, in un mondo parecchio cinico e sordo, fa piacere e fa apprezzare ancora di più il personaggio

 

 

@100CentoGradi

I fantasmi di Portopalo

Il dramma dell’immigrazione, le tragedie in mare. Le storie, quasi mai a lieto fine, di chi arriva a Lampedusa (in questo caso, ma vale per tanti posti in Italia) sognando un futuro migliore. O almeno, una dignità. E trova la morte, sotto forma di barconi affondati: le carrette del mare, vengono chiamate. Il più delle volte, sono storie che non fanno notizia. Tocca a un narratore portarle alla luce. Nella fiction in onda su RaiUno I fantasmi di Portopalo viene raccontato il naufragio della F174: è stato definito l’incidente navale più tragico avvenuto nel Mediterraneo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un dramma che avvenne nella notte tra il 25 e il 26 dicembre del 1996. I clandestini erano a bordo di un battello maltese, colato a picco, a causa del suo pessimo stato e dell’urto con una nave honduregna, la Yohan, che in precedenza aveva trasportato gli stessi passeggeri in cerca di una vita migliore in Europa. Protagonista è Saro Ferro (Beppe Fiorello), pescatore siciliano impegnato contro l’omertà. E’ grazie a lui se la Tragedia di Portopalo o Strage di Natale è venuta alla luce. Morirono 300 clandestini provenienti per gran parte da alcuni paesi asiatici (India, Pakistan e Sri Lanka). Saro, nella realtà e nella fiction, passa delle giornate logoranti, durante le quali il senso di colpa non lo lascia in pace, e decide quindi di rompere il silenzio convinto che bisogna dare il giusto rispetto alle vittime del mare. Non può continuare a essere il complice di quello che è successo a Lampedusa. La sua battaglia per la verità (ruppe il silenzio nel 2001) lo porta però a scontrarsi con una realtà opprimente, dove non c’è sempre spazio per gente onesta. In onda lunedì 20 e martedì 21 Febbraio 2017 in prima serata, la produzione Rai è è stata liberamente tratta dal libro del giornalista e scrittore Giovanni Maria Bellu. Raccontò la storia quindici anni fa nei suoi reportage emozionanti: il Rov (Remotely operated vehicle) robot sottomarino con all’interno una telecamera svelò quel cimitero nel Mediterraneo e nel 2004 scrisse I fantasmi di Portopalo (ripubblicato da Mondadori).

“Ho comprato i diritti del libro e per anni ha cercato di realizzare il film” spiega Fiorello, (anche sceneggiatore con Alessandro Angelini, Salvatore Basile, Paolo Logli e Alessandro Pondi).  “Un pescatore sa che in mare esiste una sola legge, quella del soccorso. Qui per lungo tempo, per sopravvivere, perché con un’inchiesta le autorità avrebbero chiuso la zona di pesca, scelsero di non parlare, di non raccontare cosa succedeva quando tiravano su le reti. Quando abbiamo girato sul peschereccio la scena  dei corpi finiti nelle reti che venivano rigettati in mare, c’era un silenzio irreale. I pescatori che ci accompagnavano avevano le lacrime agli occhi”. Nei panni del giornalista, Giuseppe Battiston che afferma: “La tragedia di Portopalo è una brutta storia, ma necessaria. Questo deve fare la televisione: dare spazio a storie che aiutino la gente a riflettere, e qui la narrazione mostra proprio il punto di vista delle persone. Se noi vogliamo cambiare vita, prendiamo un aereo e andiamo in un altro paese: ci sono persone che non lo possono fare, spendono dieci volte di più e non è detto che sia compreso l’arrivo. Il nostro film non è un antidoto alla paura, però racconta come, di fronte a fenomeni come questi, la paura sia la reazione più facile”.

@100CentoGradi

Il karma della Mannoia

Ma che davero ha vinto a scimmia? Esatto, Fiorella, proprio così e il fatto che tu citi un post ormai virale in rete che ti vede protagonista, del successo di Gabbani a Sanremo testimonia la tua grandezza. L’incontro in Feltrinelli con Chiara Di Giambattista, in occasione della presentazione del repacking di Combattente è stata l’occasione per fare il punto sulla settimana canora più lunga dell’anno. La Mannoia ci sperava. Eccome! Aveva quasi la certezza di arrivare prima. Il pezzo, va detto, non era il capolavoro di una carriera. Bello, indiscutibilmente. Ma aiutato anche dalla penuria di brani, non aveva concorrenza. In mezzo al nulla, è facile vincere. Con quel carisma e quella voce, poi… Invece, il karma ha avuto la meglio. E Francesco Gabbani, con il gesto fatto (si è inginocchiato davanti alla cantante) ha fatto capire quanto non ci credesse neanche lui e quanto stentasse a realizzare ciò che stesse accadendo sul palco dell’Ariston. Fiorella l’ha riconosciuto, anche se a sentirla disquisire, avrebbe preferito (forse) una sconfitta ad opera di Ermal Meta… Ma Sanremo è solo una tappa nella sua lunghissima carriera. Ha partecipato a quattro festival, lasciando sempre il segno. E se dal pubblico qualcuno le urla: “Torna pure l’anno prossimo, sicuramente vincerai” la risposta non si fa attendere: “Ma manco pè niente! Ho già dato, può bastare così”. Che sia benedetta nell’album fa la sua figura. Sarebbe stato un brano perfetto anche nella prima stampa. Unico appunto: per il pezzo sanremese e la cover di Francesco De Gregori (Sempre e per sempre) anch’essa portata in riviera, sarebbe stato corretto far uscire un ep, magari a prezzo ridotto. Ma le logiche delle case discografiche non sempre si sposano con quelle dell’artista e del gusto dei fan. Che comunque, hanno apprezzato e, cd alla mano, hanno pazientemente aspettato il loro turno per selfie e firma di rito. La battuta più bella? Un invito di Fiorella Mannoia ai giornalisti che la davano sicura vincitrice: “La prossima volta fateve i cazzi vostri!”. Così, schietta e sincera. Alle volte serve pure un pizzico di scaramanzia…

@100CentoGradi

Gabbani sbanca Sanremo, Mannoia seconda

E’ Francesco Gabbani il vincitore della 67° edizione del Festival di Sanremo. Il ballo con la scimmia gigante e la sua Occidentali’s Karma hanno convinto tutti. Al secondo posto, la grande favorita Fiorella Mannoia con Che sia benedetta. Terzo (grande sorpresa di questa edizione) Ermal Meta con Vietato morire. Una serata iniziata con gli emozionanti Ladri di Carrozzelle (gruppo in attività dal 1989, il primo del panorama musicale italiano formato principalmente da artisti con disabilità) e aperta ufficialmente da Zucchero con il suo nuovo singolo Ci si arrende volutamente eseguita con base pre registrata (la chitarra di Mark Knopfler non poteva mancare) e proseguita, canzoni a parte con il riscatto di Maurizio Crozza nei panni del senatore Antonio Razzi. Poco convincente il comico ligure, come tutte le sere, che almeno ha evitato i fischi e le contestazioni di tre anni fa, ricevendo solo applausi dal pubblico. Crozza/Razzi ha avuto l’ardire (l’unico in tutta la manifestazione) di ironizzare (per modo di dire) sulla scelta di Maria de Filippi di non ricevere alcun compenso, porgendo alla conduttrice una banconota: “Tieni 10 euro, non puoi lavorare aggratis, è diseducativo per i bambini”.  Just Some Motion, il ballerino degli spot della Tim, tanto osannato e atteso sul palco ha eseguito i suoi passi come in un acquario. Problemi di audio per un appuntamento talmente pubblicizzato (alcuni avevano giurato che Mina, voce dello spot, si sarebbe palesata a Sanremo…) da renderlo fastidioso. Il ritorno di Zucchero alle 22:30 ha prima svegliato una platea assopita con Partigiano Reggiano e poi emozionato, eseguendo Miserere in un duetto virtuale con Luciano Pavarotti. Standing ovation per lui. Il tempo di omaggiare la carriera di Rita Pavone (e cantando Cuore dimostra che non sfigurerebbe affatto in gara, anzi!) e di far fare l’ennesima brutta figura a Enrico Montesano (non fa più ridere da almeno vent’anni, non c’è verso) arriva il momento di Alvaro Soler che, piaccia o meno, ha spopolato con Sofia e merita eccome un passaggio in Riviera. Tanto più che, all’una meno venti del mattino (anestetizzati anche da Geppi Cucciari e senza caffè) gli spettatori dell’Ariston avevano bisogno di una scossa per il gran finale. Attendendo la fine arrivava un nuovo riconoscimento per Ermal Meta, già vincitore della serata delle cover: con Vietato morire ha vinto il Premio della critica ‘Mia Martini’ assegnato dalla sala stampa nella categoria Campioni. A Fiorella Mannoia va il Premio della sala stampa radio&tv ‘Lucio Dalla’. Ecco la classifica completa della 67°edizione del Festival di Sanremo

1 Francesco Gabbani

2 Fiorella Mannoia

3 Ermal Meta

4 Michele Bravi

5 Paola Turci

6 Sergio Sylvestre

7 Fabrizio Moro

8 Elodie

9 Bianca Atzei

10 Samuel

11 Michele Zarrillo

12 Lodovica Comello

13 Marco Masini

14 Chiara Galiazzo

15 Alessio Bernabei

16 Clementino

@100CentoGradi

La serata finale del Festival di Sanremo 2017, che ha visto il trionfo di Francesco Gabbani con la canzone «Occidentali’s Karma», ha ottenuto una media di13.553.000 spettatori (54,28% di share)nella prima parte (dalle 21.14 alle 23.54) e di 9.680.000 spettatori (69,66%) nella seconda, dalle 23.59 all’1.45. La media ponderata è di circa 12 milioni di spettatori e il 58,4% di share.

Un anno fa, la finale del 66° Festival ottenne una media di 12.695.000 spettatori (48,76% di share) nella prima parte e di 8.712.000 spettatori (64,89%)nella seconda, per una media ponderata pari a 11.222.000 spettatori (52,52%).

Lele vince tra i giovani, Moroder fa ballare l’Ariston

C’è lo zampino di Maria De Filippi dietro alla vittoria di Lele (Esposito) nella categoria Giovani del Festival di Sanremo. Senza voler fare dietrologia, il successo del ragazzo napoletano per quanto inaspettato e impronosticabile, era nell’aria. Non tanto per la situazione sentimentale del vincitore (fidanzato di Elodie) ma quanto per la sua carriera. Lele è nato proprio nella scuola di Amici… Da molti anni ciò che tocca Queen Mary diventa oro nella città dei fiori, ma forse per quest’anno bastava la sua presenza sul palco. Tant’è… Al secondo posto Maldestro con Canzone per Federica, seguito da Francesco Guasti con Universo e da  Leonardo Lamacchia con Ciò che resta. La serata si è aperta proprio con l’esibizione delle quattro nuove proposte. I due eliminati eccellenti (Amara e la Rua) fuoreggiano in radio. Amara stessa (prevista la sua esibizione domani sul palco dell’Ariston, accompagnata da Paolo Vallesi, con la sua Pace) è l’autrice del brano di Fiorella Mannoia, anche questa sera superlativa. Il pezzo dei La Rua, invece, come parziale risarcimento, è stato inserito nella compilation ufficiale della rassegna canora ed è sigla del Dopo Festival. Nell’ennesima riproposizione dei brani dei big, invece, sempre più convincenti Francesco Gabbani (fischiato dal teatro per il look, stasera era vestito da scimmia come da copione del brano) ed Ermal Meta. Sul podio, insieme a Samuel potrebbero a sorpresa salirci loro. La ragione direbbe Turci e Mannoia ma si sa, il bello delle ultime edizioni di Sanremo è stato sovvertire anche i pronostici più semplici. Proprio com’è accaduto stasera con Lele. Le lacrime di Bianca Atzei hanno reso più umana una ragazza forse cresciuta troppo in fretta, artisticamente parlando. Per la parte dello spettacolo, sempre più inquietanti le copertine di Maurizio Crozza (è al secondo flop sanremese…) e sottotono l’esibizione della vera regina dell’anno scorso: Virginia Raffaele, nei panni di Sandra Milo. Volendo rimanere sull’attualità, i due nomi messi vicini in questi giorni non portano fortuna (almeno nella capitale…). L’omaggio a Giorgio Moroder ha invece fatto ballare tutto l’Ariston. Il produttore in platea, nelle vesti anche di giurato, ha gradito e con lui tutti i nostalgici degli anni d’oro della discomusic. Tra poche ore, la serata finale. Eliminati Giusy Ferreri, Al Bano (rivolta del Teatro Ariston all’annuncio), Gigi D’Alessio e (incredibile, ma vero) Ron.

@100CentoGradi

La quarta serata del Festival di Sanremo ha ottenuto una media di 11.674.000 spettatori nella prima parte (dalle 21.13 alle 23.53), pari al 45,68% di share. Nella seconda parte (dalle 23.57 alle 1.17) la media è stata di 6.177.000 spettatori (53,20%). La media ponderata è stata di 9.887.000 spettatori (47,1%).

L’anteprima Sanremo Start, dedicata alla gara delle Nuove Proposte vinta da Lele, ha registrato una media di 8.101.000 spettatori per uno share del 29,82%.

Nel 2016 la quarta serata del Festival ottenne una media di 12.201.000 spettatori nella prima parte, pari al 46,05% di share. Nella seconda parte, la media fu di 6.418.000 spettatori (55,09%), per una media ponderata pari a 10.164.000 spettatori (47,81%)

Sanremo arcobaleno con Mika, Ermal Meta è re delle cover

Ermal Meta con Amara Terra Mia (brano portato al successo da Domenico Modugno) vince la serata delle cover al festival di Sanremo. Secondo posto a Un’emozione da poco di Paola Turci, terzo posto per Signor Tenente di Marco Masini. Una serata senza fine, aperta dall’omaggio al Coro dell’Antoniano di Bologna (in occasione dei sessant’anni dalla nascita). Sul palco, un anno dopo Cristina D’Avena. Mancano solo Topo Gigio e il Mago Zurlì e anche lo Zecchino d’Oro sarà salvo. Ma a meritare grandi applausi è anche l’Orquesta de reciclados de Cateura, arivata direttamente dal Paraguay: 28 talenti fra i dieci e i trent’anni che suonano strumenti fatti con materiale riciclato, dalle radiografie alle tubature. “Il mondo ci regala spazzatura, noi gli restituiamo la musica” è il motto del maestro di musica Favio Chavez che offre a circa 150 bambini e giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità e di esclusione sociale nei pressi di Cateura e in tutto il Paraguay, un esempio e un’opportunità per imparare a suonare. Prima ancora la gara delle nuove proposte ha avuto un esito del tutto inaspettato: eliminati Valeria Farinacci (testo smielato ed esibizione peggiore) e Tommaso Pini (con tanto di rivoluzione in sala stampa). La gara delle cover è stata aperta da Chiara e non è un caso. Forse a Zucchero e Francesco de Gregori è stato consigliato di collegarsi dopo le 22. Altrimenti non si spiegherebbe la mancata denuncia alla cantante veneta per aver disintegrato Diamante (sarebbe bastato il violino di Mauro Pagani, oscurato dalla Galiazzo). Mina, al contrario, non avrà ritenuto opportuno ribellarsi a Ludovica Comello interprete de Le mille molle blu. Gli stacchetti della Tim, intonati dalla tigre di Cremona, è quanto di peggio sia stato ascoltato dalla sua voce. Voce da brividi, invece quella di Ermal Meta impegnato in Amara terra mia di Domenico ModugnoAl Bano è ancora convalescente e Pregherò di Adriano Celentano non ha avuto l’eco che avrebbe meritato. Dopo che Alessio Bernabei ha avuto contezza del suo valore distruggendo Un giorno credi (di essere un cantante, nel suo caso…) di Edoardo Bennato, ossigeno è arrivato dalle performance di Fiorella Mannoia e Paola Turci (rispettivamente impegnate in Sempre e per sempre di Francesco de Gregori e Un’emozione da poco di Anna Oxa). Una passeggiata per loro, un momento salvifico per il pubblico a casa e in teatro. Poi è stato Mika a infiammare l’Ariston con una lezione di civiltà e un arcobaleno di colori: “La musica fa cambiare il colore della mia anima – dice prima di esibirsi – posso essere bianco, blu, violetto… tutto. È molto bello essere di tutti i colori. E se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo, e pensa che un colore è migliore e deve avere più diritti di un altro, o che un arcobaleno è pericoloso perché rappresenta tutti i colori… Beh, peggio per lui. Sinceramente, questo qualcuno lo lasciamo senza musica” Peccato per l’omaggio a George Michael. Jesus to a child è francamente inarrivabile. Tornando alla gara, la faccia di Don Backy in sala stampa durante l’esibizione de L’immensità da parte di Gigi D’Alessio è tutta un programma. Michele Zarrillo rende gradevole Se tu non torni di Miguel Bosè, Francesco Gabbani rivaluta Susanna di Adriano Celentano e Marco Masini fa il suo intonando Signor Tenente di Giorgio FalettiSergio Sylvestre va totalmente fuori tempo ne La pelle nera mentre Elodie urla talmente tanto da non riuscire neanche a imbroccare Quando finisce un amore di Riccardo Cocciante. Ottimi Fabrizio Moro ne La leva calcistica della classe 68 di Francesco de Gregori e Samuel in Ho difeso il mio amore dei Nomadi. Ci sarebbe anche Michele Bravi, ma perché infierire? Per la cronaca ha “cantato” La stagione dell’amore di Franco Battiato. Relegata a notte fonda, la grazia di Lp, impegnata in una gara di dì fischiettii con Carlo Conti. Poi i verdetti: In finale Clementino, Bianca Atzei, Ron e Giusy Ferreri. Out le coppie Nesli & Alice Paba e Raige & Giulia Luzi E domani (pardon, tra qualche ora) il festival sceglierà il vincitore delle nuove proposte

@100CentoGradi

Sono stati 10 milioni 420 mila, pari al 49.70%, gli spettatori che hanno seguito la serata del Festival di Sanremo dedicata alle cover. Un risultato che migliora di due punti di share quello dell’anno scorso, quando la serata dedicata alle reinterpretazioni delle hit del passato aveva fatto segnare il 47.88% con 10 milioni 462 mila spettatori. La prima parte della terza serata del festival (dalle 21.19 alle 23.59) ha raccolto in media 12 milioni 751 mila spettatori con il 49.74%, la seconda (dalle 24 all’1.13) 5 milioni 403 mila con il 49.18%. L’anno scorso la prima parte della serata cover aveva avuto 12 milioni 33 mila spettatori con il 45.91%, la seconda 6 milioni 821 mila con il 58.04%.

E poi… Giorgia e il Festival prende vita. Sprecata la carta Totti

Dopo tre ore di spettacolo, Carlo Conti decide di dare una netta sterzata a una serata con molte potenzialità sprecate. E cala l’asso. La voce di Giorgia, emozionata e stretta nel suo vestito, riesce a mettere d’accordo tutti. Autoironica quando parla del figlio romanista (“starà ancora davanti alla televisione ma mica per vedere me, per Totti”) e quasi commossa quando manda un affettuoso saluto a Pippo Baudo (“Ciao caro Pippo, mi hai inventata tu!”). Vanità ad aprire un medley dei suoi successi sanremesi. Quasi non ce la fa a chiudere sull’ultimo acuto di Di sole e d’azzurro. Ma si ferma, prende fiato e fa impazzire il teatro. E’ un paradosso che le emozioni più intense arrivino dagli ospiti ma quest’anno (si è capito ormai) è così e bisogna farsene una ragione. Si parlava di occasioni sprecate. Avere Francesco Totti sul palco, ad esempio. E metterlo in imbarazzo con domande senza senso, inutili e stupide. L’unico acuto del capitano giallorosso arriva quando lancia palloni autografati in piccionaia (Federico Russo ci prova e prende in pieno il povero Giletti…) e decide qual è il suo pezzo sanremese: il piccione di Povia (Vorrei avere il becco, vincitore nel 2006, quando a presentare Sanremo c’era la moglie Ilary Blasi e lui la osservava dalla platea). Le canzoni in gara sono leggeremnte migliori rispetto alla prima serata: merito di Paola Turci e di un sorprendente Francesco Gabbani, l’unico capace di far ballare l’Ariston. Discreti i pezzi di Marco Masini e di Sergio Sylvestre (qualità vocali eccelse per il vincitore di Amici). I peggiori? Le coppie Nesli-Alice Paba (chi???) e Raige-Giulia Luzi (peraltro, protagonista assoluta a teatro due anni fa con Romeo & Giulietta). Questi ultimi si sono esibiti in un brano dal titolo Togliamoci la voglia. Omissis per ogni cosa si potrebbe aggiungere. Per Bianca Atzei, Gigi D’Alessio e compagnia nulla da segnalare. A cosa sono servite le esibizioni di Robbie Williams e Keanu Reves non ci sarà risposta. Tanto più che al primo potevano far cantare tranquillamente Party Like a Russian invece di relegarlo al nuovo I love my life e di costringerlo a baciare una impacciatissima Maria De Filippi, con caramella in bocca. La serata era iniziata con la gara dei giovani. Frettolosamente eliminati Marianne Mirage (il suo pezzo è già nei primi posti dei passaggi in radio) e Braschi, passano alla finale di venerdì Francesco Guasti con Universo e Leonardo Lamacchia con Ciò che resta!

A rischio eliminazione Bianca Atzei e le coppie… di cui sopra.

@100CentoGradi

La seconda serata del Festival firmato Conti—De Filippi, è stata vista da 10 milioni 367 mila, pari al 46.6% di share. Il dato che magari preoccuperà Carlo Conti sta nel paragone con un anno fa: nel 2016 la media era stata di 10 milioni 748 mila spettatori, pari al 49.91% di share.