Babbo Natale non viene da Nord

 

Piccola ma doverosa premessa: Chi non ama la commedia napoletana (salernitana in questo caso…) è pregato di astenersi dalla visione di questo film. Chi non ama il teatro e il cinema dei vari Salemme, Buccirosso non apprezzerà il vero film di Natale. Il classico cinepanettone all’italiana diventa un love budget, una fiaba magica che stupisce e fa ridere dal primo all’ultimo istante. Il ritorno dietro alla macchina da presa di Maurizio Casagrande è un successo preannunciato. Lui “prestidigitatore” con figlia canterina al seguito tra amnesie, travestimenti e mille equivoci. Lui e Giampaolo Morelli come Totò e Peppino (con il dovuto rispetto…) del terzo millennio. Tutto nasce in un giardino incantato, pieno di luci colorate dove una bimba spaventata dalla vista di Babbo Natale, si lascia convincere ad ascoltare una storia. Quella del “nostro” Santa Claus, padre irresponsabile ma abilissimo prestigiatore e rubacuori. La figlia India interpretata da Annalisa Scarrone cerca di redimerlo andando a passare le feste di Natale con lui. La ragazza è una cantante di talento ma di scarso successo; nel film è la sosia proprio di …Annalisa, famosissima cantautrice. Un incidente cambierà completamente le sorti del suo soggiorno e quelle di un centro educativo per bambini disagiati nel quale il protagonista si ritrova coinvolto suo malgrado. A farla da padrone sono le continue battute dei due personaggi chiave. La Scarrone colpisce con la sua arma migliore: la voce. Aldilà dei gusti personali, ha stoffa da vendere e discograficamente parlando è giunta al quarto disco (tutti vendutissimi). La scelta della cantante anziché di un’attrice convenzionale come protagonista femminile è presto spiegata dallo stesso regista :”Annalisa somiglia mostruosamente a mia sorella quando eravamo piccolini. Appena l’ho vista, ho sentito subito un’aria di famiglia: i suoi occhioni, il suo visino delicato, una certa dolcezza che non perde nemmeno quando è arrabbiata. C’era bisogno nel film di una ragazza giovane, fresca, simpatica e con una bellissima voce. Tutte queste doti le ho trovate in lei”. I battibecchi tra Morelli e Giangrande, intanto, proseguono anche in conferenza stampa e si continua a ridere come se il film fosse ancora in proiezione. C’è da divertirsi questo Natale. Da domani nei cinema.

Al termine della proiezione il saluto di Annalisa ai lettori di Metro!

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TZN European Tour 2015

Una gelida serata romana scandita dalla pioggia, un periodo storico da incubo per i noti fatti parigini. La psicosi, la paura a farla da padrone. Questo il clima che si respirava ieri sera davanti ai cancelli del PalaLottomatica per la seconda (e ultima) tappa romana del tour invernale di Tiziano Ferro. Sguardi attoniti, poca fila all’ingresso nonostante il soldout al botteghino. E prefiltraggi infiniti prima di accedere al PalaEur (per i romani continuerà sempre a chiamarsi così, in modo molto famigliare). La paura non deve vincere ma vallo a spiegare ai ragazzi! Tiziano ci prova da subito con un video messaggio e ripeterà il concetto numerose volte durante la serata. Più di mille persone, parole sue e dati alla mano, non si sono presentate alla prima serata (sabato) pur avendo acquistato il biglietto. In questo periodo suonare e far divertire il pubblico è quanto più difficile possa esserci. Ma il cantante di Latina non parte sconfitto. Anzi! Ha preparato per i suoi fan una scaletta composta rigorosamente di hit. Tutti i suoi singoli senza sosta in due ore di puro spettacolo. Non c’è spazio per i brani “minori”. Parte subito con Xdono poi La differenza tra me e te, Sere nere… Lui non si risparmia (anche se appare leggermente più “ingessato” rispetto alle tappe precedenti). Riesce a sciogliersi con Il Vento (in alta rotazione radiofonica) e da lì è un crescendo. Presentatosi elegantissimo, smoking nero d’ordinanza, cambierà altre quattro volte gli abiti per concludere in t shirt e jeans. Tra il pubblico la voglia di normalità è testimoniata dai selfie di ragazzine e genitori (mai come questa volta tanti “accompagnatori”). E’ un segno dei tempi o solo l’ennesima testimonianza di paura? Sarà il tempo a dirlo. A un passo da noi Massimo Ferrero (patron della Sampdoria, immancabile), snobbato dai più. Dopo L’ultima notte al mondo e con il pubblico finalmente festante, Ferro intona Per dirti Ciao!, Alla mia età, La fine (da sempre, chissà perché, la più amata). Il bis è per Lo stadio, Non me lo so spiegare e Incanto. Sulle note di questo pezzo, Tiziano, telefonino alla mano, gira per il palco inquadrandosi e facendo salire alle stelle i decibel dell’impianto romano, la cui acustica (da sempre mediocre) è sembrata finalmente dignitosa. Merito dei fonici intenti a lavorare, osservati estasiati da due fidanzati più interessati a loro che al palco… Due ore soltanto, è vero, scaletta rispettata alla… nota. Ma per tornare a respirare un minimo di normalità non potevamo aspettarci di più. La paura, nonostante i larghi spazi vuoti, non vincerà.

 

Baustelle “Roma, ti amiamo”

Una dichiarazione d’amore senza precedenti verso la Capitale d’Italia. Quella bistrattata, vessata (anche per ovvie ragioni, s’intende) ma anche quella generosa, “de core”, quella più calorosa e accogliente (e anche qui, niente da dire). I Baustelle incontrati in Feltrinelli ieri pomeriggio hanno tirato fuori dal cilindro un sentimento smisurato verso la Città Eterna. Tutto nasce dalla decisione di intitolare il loro ultimo lavoro Roma. Live!. Il perché è presto spiegato. “A Roma più che negli altri posti il battito delle mani ha un suono e una ritmicità unici. Il pubblico ci accompagna e ci travolge con entusiasmo ogni volta maggiore” Ed è proprio così, quando il leader Francesco Bianconi invita i fan a far sentire quel “rumore” si ha la conferma che la loro non è certo piaggeria. Roma. Live!” è il primo album dal vivo dei Baustelle in quindici anni di carriera. Da Gomma a oggi, tanti pezzi sono stati suonati dalle radio! Charlie fa surf, Un romantico a Milano, prima ancora Arriva lo ye yè contenuto ne La moda del lento (era il 2003). “Con questo disco si chiude il nostro primo tempo. Abbiamo scelto brani più vecchi del nostro repertorio, lavorandoci sopra come solo in un concerto si può fare. Finora siamo cresciuti bene, ma come ad Hollywood ora ci aspetta il secondo tempo. Dovremo essere all’altezza di quanto fatto finora. E di sicuro ci sarà qualche colpo di scena”. Bocche cucite sulla lavorazione del prossimo album; d’altronde ora c’è di che godere. Formato cd ma non solo. Rachele Bastreghi, storica voce del gruppo di Montepulciano spiega il perché del vinile:”Siamo cresciuti con le sonorità anni 80, erano gli anni finali per questo supporto. Ma noi lo abbiamo sempre amato. E’ bello vedere una copertina così grande con il nostro nome impresso sopra”. E Bianconi aggiunge :”Ora però ascoltatelo, non appendetelo solo al muro!”. Strano ma bello che un artista invogli il pubblico a fruire del prodotto, non solo ad acquistarlo. Tutti d’accordo sul brano al quale sono più affezionati :”L’aeroplano, sicuramente!” Nota a margine:non esiste un singolo trainante il disco. Scegliamo quella che ci auguriamo possa essere più evocativa in questo periodo. La guerra è finita

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“Non chiamatemi Maestro!”

Cinquant’anni di carriera, un cofanetto (anzi due) contenenti tutto il meglio della sua produzione artistica. Due differenti versioni: una, esclusivamente musicale, di 3 cd, e una seconda, in 6 cd e 4 dvd, contenente, oltre a tanta musica in più, anche i film e il programma televisivo Bitte Keine Reklame. Pezzi rimasterizzati o addirittura ricantati, un duetto con Mika e la cover di Se telefonando di Mina. Un gioiello quello che il musicista catanese propone, un regalo che vale come strenna natalizia anticipata. Tenere tra le mani il lavoro e osservarne i titoli permette alla mente di effettuare un volo pieno di ricordi. Almeno negli ultimi quaranta, quelli di produzione più fervida. L’incontro in Feltrinelli di ieri pomeriggio ha visto protagonista il curiosissimo pubblico che ha riempito sin dalle prime ore del pomeriggio la storica libreria di Via Appia in Roma. E Battiato, mai come ieri attento alle esigenze dei fan, non si è risparmiato. Da subito ha creato un feeling chiedendo come mai la gente stesse in piedi. “Portate le sedie!”. In realtà la decisione di far attendere il pubblico senza possibilità di sedersi, secondo la direzione era stata data proprio dallo stesso artista per mancanza di spazio. Domande interessanti, altre “rivedibili” con gli attentati islamici in primo piano. “La decisione di combattere il terrorismo con le bombe è quanto di più stupido si possa fare. E’ logico però che se avessi potere decisionale in Francia in questo momento sarei molto perplesso sul da farsi. Guardo i telegiornali e vedo una faccia da deficente che prende decisioni in merito” Chiaro il riferimento al presidente Hollande. Parla di meditazione, di George Ivanovitch Gurdjieff, uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Di reincarnazione. Si scherza su tutto, non sulle cose serie. Quando un ragazzo lo etichetta con l’aggettivo Maestro, Battiato sbuffa. “Non sono un maestro, sono una persona normalissima che fa cose normalissime, basta chiamarmi così” Salvo poi aggiungere :“Il fatto che abbia letto (lui usa il verbo studiare…) novantadue libri non fa di me un extraterrestre. Tutti possiamo fare tutto. Tutti possiamo ambire a diventare ciò che vogliamo”. Il pubblico lo vuole sentire cantare. A lui proprio non va. Non ha l’accompagnamento musicale. Sembrerebbe una scusa. Un ragazzo, Giacomo Refolo, non si lascia sfuggire l’occasione. “Franco, io studio pianoforte al conservatorio. Sarebbe un onore accompagnarti!” Battiato accetta…partono le prime note de La Cura. Ed è magia pura. Il maestro (…) ha colpito ancora. Dopo un’ora di parole, l’emozionante finale è quanto di più bello potessimo aspettarci.

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Gli ultimi saranno ultimi

Un Massimilano Bruno totalmente rinnovato e non parliamo certo del fisico (anche se la barba, rispetto al suo ultimo film è ricresciuta https://oriettacicchinelli.com/2014/10/27/confusi-e-felici/). Gli americani lo chiamerebbero dramedy (un mix, non sempre riuscito, tra commedia e dramma). Già dai primi frame si capisce che non assisteremo alla solita cavalvata comica delle precedenti pellicole. Pistole puntate e storie all’apparenza slegate dal contesto che, come per magia, si uniscono. L’amore (povero economicamente ma molto ricco) tra i due protagonisti, Paola Cortellesi e Alessandro Gassman si sgretola non appena lei viene licenziata “colpevole” di essere in stato interessante. Tra i due lavora solo lei, lui scommette e cerca affari (mezzi, per la precisione) non riuscendo a concludere mai nulla. E tradisce la moglie. Lo si intuisce ma ne si ha la conferma solo a film inoltrato. Il crescendo “bruniano” si ha proprio dopo la furiosa litigata tra i due. La dignità perduta da tutti i personaggi. Da Fabrizio Bentivoglio, ad esempio (prima volta nel cast del regista romano). Il tradimento negli affetti è la cosa che di solito fa scattare un senso di rivalsa, un desiderio fortissimo di non farsi pecore. La perdita del lavoro, la precarietà. Voluta o obbligata, poco importa. E’ un pugno nello stomaco, come spiega Bruno in conferenza stampa. Sarebbe stato semplice far ridere ancora una volta. Ma lui e la Cortellesi hanno scelto di intraprendere questa strada tortuosa, ma che sicuramente porterà i suoi frutti. Feroce satira anche sulle onde elettromagnetiche, quelle che ti fanno ascoltare la messa ovunque (anche dal lavandino e dal water). Si ride, per non piangere.

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Sabato con un Principe – Incontro con Francesco De Gregori

I ventiquattro gradi di un’estate infinita si fanno sentire. E’ il caldo romano, una novembrata mai vista. Cambiamenti climatici e mutazioni genetiche nella storia cantautoriale di uno dei più grandi esponenti musicali che ancora abbiamo e del quale siamo tremendamente gelosi e fieri. Francesco De Gregori da sempre etichettato come il Bob Dylan italiano. Esce proprio lui allo scoperto dichiarandolo allo scrittore Sandro Veronesi, padrone di casa ieri pomeriggio all’incontro in Feltrinelli. “Sono sempre stato accomunato a lui, alle volte mi hanno velatamente accusato di plagio. Alla fine ho deciso di realizzare un disco con i suoi testi (quasi tutti fedelmente) tradotti. Nel brano d’apertura (Un angioletto come te) c’è la frase “camminare sui pezzi di vetro”. Beh, ad essere sinceri è un’espressione che io usai nel 1975 (Rimmel…), Dylan leggermente dopo…” Il cantautore romano quasi si vergogna di ammetterlo, ma forse Bob rubò la sua idea. “Se fosse veramente così, ne sarei onorato” Francesco De Gregori si è liberato del fantasma di Bob Dylan nella maniera più naturale possibile: affrontandolo. Gioca con le parole (lo ricordavamo molto più schivo) e scherza con il pubblico raccontando il processo di elaborazione del disco e dei numerosi problemi avuti con la metrica di alcuni pezzi. “Quando non è stato possibile essere fedeli al testo, sono stato costretto a usare dei sinonimi”, dice. E fa le prove ritmiche sulle parole originali, dimostrando quanto sarebbe stato difficile riproporre senza nessun accorgimento il tutto. Inevitabile qualche battuta politica e il firma copie finale. Ma l’emozione maggiore, De Gregori, l’ha regalata al suo pubblico esibendosi con buona parte della band in tre brani del disco. Una piacevole sorpresa. Aspettavamo le parole, abbiamo assistito a un breve ma coinvolgente live. E a una lezione di musica non prevista. Un sabato principesco. Senza Fedez, Briga (ieri sera a Roma Venditti, storico amico di De Gregori, ha ricambiato l’ospitalità al giovane rapper…) e altra compagnia proveniente da Verona. Quella notte in Arena ben presto dimenticata. O da dimenticare. Per la compagnia della quale De Gregori non ha certamente bisogno.

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Francesca Vecchioni, per amore e civiltà

Francesca-Vecchioni-Oggi-04.07.2012

Quanti anni sono passati da questo coming out? Tre, per l’esattezza tre e mezzo. Era la fine di Giugno 2012 e la figlia di Roberto Vecchioni uscì finalmente allo scoperto. “Amo una donna, Alessandra. Con lei ho due splendide gemelline: Nina e Cloe”. Che poi il nome cosa conta? L’amore, i diritti…Ah quelli! In Italia, poi… E quanti anni sono passati dalla separazione delle due? Era l’estate 2014, altro “scandalo” per la finta borghesia del belpaese (scritto in minuscolo,ovvio…). Perché, (non) va bene l’amore tra due donne, (non) va bene l’adozione (o quello che è…) ora pure il divorzio? Ma si credono persone normali? Sì, lo sono. E dovrebbero avere gli stessi onori e oneri. Ieri pomeriggio, all’interno di un ristorante di Via Margutta (posto insolito ma davvero molto carino) Francesca Vecchioni ha presentato la sua biografia “T’innamorerai senza pensare” (frase della canzone “Figlia” che il padre le ha dedicato quando è nata), uscita qualche mese fa per Mondadori Electa. Onori di casa fatti da Fabio Canino (con lei presente sempre nel tour itinerante di promozione). Una battaglia di civiltà quella di Francesca (fondatrice e presidente di Diversity). Nella prima fila, la mamma, Irene Bozzi, psicoterapeuta. La prima cotta, i primi baci, i primi innamoramenti, il matrimonio visti con gli occhi di una ragazza speciale che affronta il “problema” trasformandolo in un vantaggio. Un libro commuovente e ironico al tempo stesso, dentro il quale ci possiamo rispecchiare tutti. Il segreto del racconto è proprio quello di non mettere in primo piano l’omosessualità ma l’amore. Le letture della brava Cinzia Monreale hanno fatto da cornice a un piacevole incontro, al termine del quale l’autrice ha regalato la sua dedica alla redazione di Metro

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MALALA

Tutti hanno il diritto di vivere in pace. E io spero che questo film aiuti a diffondere questo messaggio

Un documentario duro, amaro nei contenuti, una pallottola contro l’ignoranza. La stessa che colpì Malala Yousafzai, allora quindicenne, durante un ritorno a casa sul bus scolastico nella valle dello Swat in Pakistan. Era diventata un obiettivo dei Talebani, insieme al padre, per la sua battaglia a favore dell’istruzione femminile. Un boomerang, quell’attentato che suscitò l’indignazione e le proteste di sostenitori da tutto il mondo. Malala vissuta due volte. Prima e dopo il 9 Ottobre 2012. La sua “seconda vita” dedicata all’insegnamento. In realtà la pace cercata dalla protagonista è quanto di più difficile si possa cercare. Quanto è arduo il compito di affrontare l’integralismo! Perché una donna deve abbassare lo sguardo davanti a un uomo? Perché non può innamorarsi e dichiarare i suoi sentimenti? Perché non può andare a scuola, studiare? A queste domande (e a tantissime altre) il film (con degli inserti cartoon per rendere più leggero il tutto) cerca di rispondere. E’ proprio Malala stessa a confessarsi davanti all’obiettivo. Lei, il padre e tutta la sua famiglia sono testimoni diretti della loro vita. Il folle attentato ha avuto un grande risultato. Quello di far capire al mondo occidentale e a una buona parte di quello islamico, come realmente si vive in quelle terre. Ogni fonte d’informazione viene data al rogo. Letteralmente. Televisioni, pc, nastri, tutti in un unico falò. E chi viene scoperto intento ad ascoltare notizie diverse da quelle che il regime propone, viene punito. La parte moralmente più impattante è la relazione finale di ogni giornata. Il leader Mullah Fazlulla nomina mediante gli altoparlanti piazzati all’angolo delle strade i nomi degli infedeli e i principali obiettivi da sconfiggere. Una radio di regime che racconta l’islam a modo suo. Le immagini sono tutte reali.

Malala è un ritratto intimo e personale del Premio Nobel per la Pace più giovane della storia Malala Yousafzai. Miracolosamente sopravvissuta, ora conduce una campagna globale per il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini nel mondo, come co-fondatrice del Fondo Malala

Malala sarà al cinema dal 5 novembre, distribuito da 20th Century Fox Italia. Nel cast Malala Yousafzai,  Zisuddin Yousafzai,Toor Pekai Ypusafzai, Atal Khan Yousafzai.

Da non perdere!

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