Quo vado? Il botto di fine anno targato Zalone

 

 

Nella notte fra il 31 dicembre e il 1 gennaio anche 21 multisale del Circuito Uci (oltre che alcune del circuito The Space) proietteranno Quo vado? distribuito da Medusa in uscita nelle sale il 1 gennaio. Gli spettacoli partiranno alle 0.30, subito dopo il brindisi di inizio anno. Stretto nella morsa tra Star Wars, Minions e 007 Spectre, il cinema italiano boccheggia paurosamente. E a nulla servono i pur evidenti successi di Natale col boss e del cinepanettone di De Sica. Ci vuole Zalone, ormai diventato salvatore della patria. Un Benigni dei nostri giorni, anzi superiore se dovessimo solo guardare al botteghino. Arrivata alla quarta puntata della saga (chissà se riusciranno a eguagliare Fantozzi…) la coppia Zalone-Valsecchi non sembra dare segni di cedimento. La durata (90 minuti scarsi) è più che sufficiente per far ridere sino alle lacrime e per far riflettere anche sul riscaldamento globale e villaggi africani a cui servono vaccini. Il tema portante è comunque il posto fisso, retaggio della Prima Repubblica. Checco mette timbri all’ufficio caccia del suo paese, costantemente omaggiato di quaglie fresche, viziato dalla madre e dal padre (Maurizio Micheli e Ludovica Modugno) con i quali, a 38 anni, ancora vive, assecondato da una fidanzata ansiosa di sistemazione. Quando una riforma amministrativa – il taglio delle Province – mette a rischio il suo posto e una funzionaria aggressiva (Sonia Bergamasco) vuole costringerlo alle dimissioni, Zalone segue il consiglio del suo senatore di riferimento, Lino Banfi: resiste, adattandosi a qualunque situazione e in qualunque angolo, d’Italia e del mondo, viene spedito. Un film quasi autobiografico considerando che l’attore pugliese fece (in oltre dieci anni di ricerca) anche un concorso per diventare vice ispettore di polizia. In conferenza stampa si tocca l’argomento politico senza peli sulla lingua. Il regista Gennaro Nunziante dice :”Negli anni Sessanta la democrazia cristiana ha salvato l’Italia grazie a massicce assunzioni di impiegati pubblici. L’attuale mondo del lavoro mostra le sue fredde complessità a un paese che fa ancora richiesta di modelli assistenzialisti”. Si parla di cinquant’anni fa, mentre nei palazzi della Repubblica il premier attuale tiene la consueta conferenza di fìne anno. Forse si ride più qui. Non è molto consolatorio. Dal canto suo il comico ha come obiettivo quello. Ha voluto però raccontare con veridicità gli scienziati del Cern «perché rappresentano l’Italia migliore, fanno ricerca per pochi euro. L’unico limite che non attraverserò mai è quello del buonsenso. Oggi c’è la gara a essere politicamente scorretti, come in rete con le battute su Bocelli. All’inizio fanno ridere ma troppe diventano nauseanti. Noi non abbiamo mai varcato la soglia tra risata e offesa gratuita». Il film sarà distribuito in 1300 copie. E Checco regala un’altra perla a margine dell’incontro con i giornalisti dichiarando… :”E’ bellissimo vivere da Checco Zalone, lo auguro a tutti”

Buon anno Checco. Buon anno cinema italiano!

 

 

 

CINEMA: ZALONE, ANCHE IO SOGNAVO IL POSTO FISSO

 

Nota a margine. L’ormai famigerata espressione :”Escile!” è stata usata da Checco, durante il photocall, nei confronti della bellissima Eleonora Giovanardi, camicetta bianca sbottonata quasi in nude look. Lei se l’è cavata con una sonora risata e con la rassicurazione di avere indosso tutto fuorché un seno prosperoso.

@100CentoGradi

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Giovanni Allevi… O Generoso

 

I visitatori escono puntuali alle 19. Non sanno cosa accadrà di lì a poco. Qualcuno ha la soffiata giusta e resta. Al museo dell’Ara Pacis, in un giovedì prenatalizio c’è un’atmosfera magica nell’aria. Un pianoforte e due sedie al centro della sala. E’ la presentazione del libro di Giovanni Allevi, uno dei talenti italiani più famosi e  apprezzati all’estero. Quarantasei anni, marchigiano, esporta nel mondo il suono e le sue composizioni di musica contemporanea da innovatore che ha dato un volto nuovo alla classica, seguito dalle folle, non sempre compreso dall’accademia. Talmente istrionico da disegnare anche i suoi abiti. A presenziare il tutto il decano dei presentatori italiani, Pippo Baudo, che apre la serata in ritardo e fa tornare alla memoria i vecchi interminabili festival di Sanremo (quelli veri con share e gradimento alle stelle). Ma vale la pena aspettare. Tra una domanda e un po’ di musica, Allevi racconta alcuni aneddoti contenuti in Vi porterò via con me – La mia vita con la musica, un libro fotografico tra parole e immagini di una straordinaria avventura artistica e umana. La dedica? “A tutti gli incompresi” Giovanni Allevi, compositore, uomo, bambino… Allevi che prende di petto i sogni e non li lascia se non dopo averli realizzati. Nel libro ci sono i suoi sacrifici e la voglia di non arrendersi mai. Nella sala, impreziosita dalle note, si respira una pace e una serenità che neanche il trillo di qualche telefonino lasciato incautamente acceso, riesce a rovinare. Due ore che volano via, al termine delle quali appare un mazzo di fiori. E’ per lui, commosso e quasi imbarazzato.

@100CentoGradi

Natale col boss

 

 

Una cinepastiera più che un cinepanettone. La vera sorpresa sotto l’albero, quest’anno, è targata Peppino Di Capri. L’autore di pezzi come Roberta, Champagne, Il Sognatore tanto per citarne alcuni, diventa il protagonista della strenna natalizia firmata (anzi…filmata) da Aurelio De Laurentiis. Seicento sale ospiteranno il film, finalmente lontano dal cliché boccaccesco e molto più vicino a un romanzo gomorresco. Alex e Dino (Lillo & Greg) sono due affermati chirurghi plastici abituati a cambiare i connotati dei loro pazienti con pochi e delicati colpi di bisturi. Leo e Cosimo (Paolo Ruffini e Francesco Mandelli) sono invece due maldestri poliziotti sulle tracce di un pericoloso e potente boss di cui nessuno conosce il volto. Alex, Dino, Leo, Cosimo e il Boss inciamperanno l’uno nella vita dell’altro, in una commedia piena di equivoci e colpi di scena. Di Capri nel film incarna se stesso e un terribile boss partenopeo che assume i suoi tratti somatici dopo l’intervento di chirurgia plastica messogli a punto dai rinomati dottori Alex e Dino. Il mutamento fisico è reso necessario dalle compromettenti foto scattate dalla coppia di imbranati poliziotti che lo scoprono durante uno scambio di merce illegale al porto di Napoli. In realtà il suo volto avrebbe dovuto avere le sembianze di Leonardo di Caprio… Si ride molto, questa è la bella notizia, visti i mediocri film di Boldi (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa) e Pieraccioni e attendendo il ciclone Zalone (in uscita il primo gennaio 2016 per Medusa). E anche lo chansonnier partenopeo si è divertito tantissimo durante le riprese…

Non è stato facile mettersi in gioco così dopo 57 anni spesi per la musica! Ho dovuto addirittura fare due ruoli per una paga sola: c’ho provato a raddoppiare lo stipendio ma De Laurentiis non c’ha sentito.. .Tornerò comunque a fare il mio mestiere, cioè il musicista

Dal 16 Dicembre al cinema!

@100CentoGradi

Emma direttrice di Metro – Mercoledì 18 Dicembre 2013

emma

 

Esattamente due anni fa, la cantante salentina diresse per un giorno il nostro quotidiano. Ripercorriamo quei momenti insieme alle immagini e al numero storico di allora!

 

http://ns341012.ip-176-31-251.eu/pdf/20131218_Roma.pdf

Renzo Arbore, quello delle jam session

Sarà capitato anche a voi… Beh, siamo in tema televisivo quindi vale tutto. Anche se Zum Zum Zum di Sylvie Vartan c’entra poco o nulla. Ma sempre di motivetti parliamo. Sarà capitato anche a voi, dicevamo… O forse no. Aprire una porta e trovare davanti agli occhi il gotha dello spettacolo italiano. Tutti insieme Renzo Arbore, Pippo Baudo, Lino Banfi, Gianni Boncompagni… Per non parlare degli assenti. Posti riservati a Carlo Verdone e Paolo Villaggio (tanto per fare due nomi) sono stati lasciati vuoti. Ma lunedì pomeriggio alla Casa del Cinema in Roma c’erano davvero i principi della televisione. Quella di una volta. Sarebbe più giusto chiamarli reduci se solo avessimo una nuova schiera di personaggi pronti a prenderne il testimone. L’occasione l’ha fornita Arbore autore della sua autobiografia E se la vita fosse una jam session? Fatti e misfatti di quello della notte. Un libro (Rizzoli) pieno di aneddoti, ricordi, battute. Il tutto presentato dall’autore in splendida forma e da Lorenza Foschini (volto storico del Tg2). E proprio a lei, retroscena svelato ieri, venne dedicata Vengo dopo il tiggì, sigla finale di Indietro Tutta. E’ stata una piacevole chiacchierata tra amici con una serie di filmati (memorabili gag di Arbore sul ritardo cronico di ogni clip) ripercorrenti la sua lunga carriera. Dalle trasmissioni televisive che hanno segnato un’epoca, come Indietro tutta e Quelli della notte, ai concerti in giro per il mondo durante i 26 anni di successi dell’Orchestra italiana. “La mia vita – racconta Renzo Arbore – è stata influenzata tutta dal jazz che è  notoriamente una musica improvvisata. La jam session lo è ancora di piu’. Per questo ho deciso di intitolare così il mio libro. Ogni idea è nata insieme ai miei amici, come Gianni Boncompagni e Lino Banfi, attraverso l’improvvisazione. Grazie a questo libro sono riuscito a parlare anche di programmi meno noti, ma a cui tengo molto, come Cari amici vicini e lontani, andato in onda in occasione dei 60 anni della radio. Non parlo solo della mia carriera, ma anche della mie esperienze umane e racconto il mio punto di vista sui cambiamenti e fatti storici che ho vissuto personalmente.”

Un libro da divorare e da tramandare a chiunque voglia intraprendere la carriera di showman. Giusto per fargli cambiare idea. Certi personaggi sono e resteranno inimitabili.

100CentoGradi

 

Richard Gere in anteprima assoluta a Roma!

 

Innamorato pazzo dell’Italia, “portatore sano di buddismo”, ottimista per natura e vocazione, il celebre attore americano è sbarcato nella Capitale per presentare la sua nuova commedia, Franny, incentrata su un miliardario megalomane e morfinomane che sconta i suoi sensi di colpa invadendo di favori la vita altrui. Film, va detto subito a scanso d’equivoci, consigliato solo ai fanatici di Gere. Deboluccia assai la trama, sarebbe un flop colossale se il protagonista non fosse lui. Tanto più che tutta la pellicola è incentrata sulla sua vita borderline e al contempo generosa. La beneficenza narcisistica e invadente porta lo spettatore quasi a detestare il benefattore. E’ un’opera prima (l’esordio alla regia di Andrew Renzi) e questo giustifica in parte il mediocre risultato. In conferenza stampa si parla soprattutto di altro. E la dichiarazione principale è l’attestato d’amore per il cinema italiano (non proprio quello contemporaneo…) “Vorrei girare un film con Bernardo Bertolucci, se ancora volesse fare del cinema. In italia ci sono comunque degli ottimi registi con cui vorrei lavorare. Se finora non ho girato un film da voi è semplicemente perché non si è creata l’occasione ma sono certo che accadrà prima che deciderò di terminare la mia carriera”. Non è piaggeria, talmente candide sono le sue frasi! Come quando afferma che l’America dovrebbe pensare più alla pace che al possesso delle armi. Auspica anche un incontro tra Papa Francesco e il Dalai Lama per migliorare questo mondo. Rimarrà nei ricordi come un incontro piacevole. Ma i tempi di American Gigolò sono finiti da un pezzo.

@100CentoGradi

 

 

Sanremo 2016 Ecco i big!!!

Come consuetudine, il carrozzone sanremese inizia prima delle feste natalizie. E’ il palco de L’Arena, il contenitore domenicale condotto da Massimo Giletti su RaiUno, a ospitare Carlo Conti, per il secondo anno alla guida dell’indomabile rassegna canora. Il presentatore toscano, dopo interminabili preamboli con i soliti inutili opinionisti (tra gli altri Alba Parietti, Iva Zanicchi e Mario Luzzato Fegiz, sempre pronto a sparare nel mucchio), ha svelato in anteprima i 20 “big”, i 20 grandi artisti sanremesi. Conti, che il 23 giugno 2015 è stato nominato pubblicamente direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo del 2016 – dopo la fortunata edizione 2015 – manterrà anche la direzione artistica della rassegna musicale del 2017. Parecchie novità, ottimo il ritorno degli Stadio, soliti reduci dai talent e reunion dei Bluvertigo in formazione originaria con a capo Morgan. E gli Elii a dare pepe a tutta la kermesse.
Al Teatro Ariston lo show in programma dal 9 al 13 febbraio 2016, verrà seguito minuto per minuto anche su questo sito.

Ecco i nomi!

sanremo

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“Io sono Paola Turci”

La prima vera tappa del tour teatrale di Paola Turci non poteva che avere come location Roma. Dopo la data zero a Chieti, la scelta della Capitale era quasi obbligatoria. Il pubblico caldissimo e caciarone, il posto totalmente rinnovato e la musica degli artisti che stanno calcando il palco del Quirinetta in questa stagione. Puntualissima (22:30 in punto) look total black, si è presentata in scena ripercorrendo con la sua band trent’anni di musica. Brani rivestiti talmente bene da sembrare nuovissimi. Forse per la modernità dei testi, ancora tutti attuali. Nel backstage, attendendo la cena, l’incontro con l’artista romana è stata l’occasione giusta per affrontare diversi temi (politica, talent, Pippo Baudo)… Tutto è partito da Mani giunte (brano del 2002), il brano che più si addice a questo momento storico…

Qual’è per lei il pezzo più attuale del suo repertorio?

Hai nominato Mani giunte, potrei essere d’accordo se facessimo un discorso legato all’evolversi dei personaggi. La storia non è cambiata da allora, sono mutati solo i commedianti. Quando parlavo di “soldi macchine e una donna al giorno, la possibilità di avere tutto e subito senza aver bisogno di essere mai perdonato” non mi riferivo solo a Berlusconi. Era il periodo della guerra in Iraq, con le immagini dell’11 Settembre ancora davanti agli occhi. Era una riflessione sul mondo che avrei lasciato ai miei figli e del quale avrei continuato a far parte. Ma se dovessi descrivere la mia carriera, il pezzo che sento più mio è sicuramente Stato di calma apparente. Fu il primo brano che scrissi.

Ha appena pubblicato un’antologia e un libro. Torniamo indietro con la memoria al 1989. Bambini la fece conoscere al grande pubblico, quello di Sanremo che in quegli anni faceva ascolti stratosferici. Cosa rimane di quella polvere bianca cantata nel brano?

La polvere bianca? C’è ancora, la gente non lo sa oppure è troppo impegnata a guardare altrove. L’Occidente che chiude gli occhi davanti ai desaparecidos, a chi trasforma i bambini in soldati, a chi permette lo sfruttamento minorile (non solo sessuale). L’Occidente che specula sulla pelle del più debole. Le armi, la prostituzione, la droga… E’ l’infanzia negata. Chi non vive un’infanzia serena non potrà mai avere pace interiore. Io ho sempre cercato di mettere in musica i miei pensieri e le storie, anche quelle più scomode.

Abbiamo sfiorato l’argomento Sanremo. La sua carriera è legata a doppio filo con il Festival. Quanto manca un personaggio come Pippo Baudo alla rassegna canora?

Pippo Baudo è il Festival di Sanremo (detto da lei che ha partecipato come esordiente negli anni presentati da Carlucci, figli d’arte e Dorelli vale come attestato di stima incondizionata). Lui sa fare tutto. Si dice sempre sia un gran professionista. Lui è di più. Io ho lavorato con Baudo, un conoscitore così attento alla musica e ai giovani non l’ho mai incontrato. Anche se parlassimo di lui solo come un grande presentatore. Nessuno può o potrà mai reggere il confronto.

Come giudica la decisione di certi suoi colleghi di avvalersi di cantanti giovani per “invecchiare decentemente” ? Parliamo di De Gregori, Venditti. Non sarebbe meglio rimanere fedeli a se stessi?

Non so rispondere a questa domanda perchè non ho una conoscenza approfondita del tema. Ma non giudico negativa a priori la scelta. Non sempre ciò che esce dai talent è da buttare. Anzi, tante belle voci popolano il mercato discografico! Se qualche mostro sacro sceglie la strada della collaborazione, anche solo per fini pubblicitari, non reca danno a nessuno. La musica è totalmente anarchica. Io stessa scrissi e cantai Mani giunte con un altro nome (Fuck u) insieme a J-Ax degli Articolo 31. Loro la inserirono in un loro album (Domani smetto), solo successivamente la pubblicai…a modo mio.

La cena è arrivata! Un pasto frugale prima di salire sul palco. La Turci è scatenata. Voce perfetta e band di valore. Ventidue pezzi (scaletta in foto) tra i più conosciuti. Tra i bis Mi chiamo Luka (cover di Luka di Susanne Vega) anno 1988. Ma ieri più che Susanne Vega, Paola (groove e rock amalgamati) sembrava Patti Smith!

@100CentoGradi