Natale a Londra – Dio salvi la Regina

Esce domani il vero film di Natale, quello prodotto da Aurelio De Laurentiis che, orfano di Higuain per il suo Napoli, potrebbe inserire tranquillamente Lillo & Greg di punta. Poi, sfruttando l’infortunio di Milik, dare una chance a Nino Frassica. Sì, perché i veri bomber sono proprio loro e non sfigurerebbero neanche in maglia azzurra. Scherzi a parte, la banda del sud colpisce ancora. Dopo il successo di Natale col boss (ricordate? Peppino Di Capri in grande spolvero) tornano tutti (o quasi) per mettere a segno un colpo sensazionale: rapire i preziosissimi cani della Regina e travolgere Buckingham Palace. La meta scelta, dopo la Brexit, è d’obbligo e già nei vari teaser si gioca molto sulla rivoluzione inglese. Molto gradito il ritorno di Ninetto Davoli (sul set padre di Lillo & Greg) e molto curioso l’esordio degli Arteteca (duo cult del programma Made in Sud, coppia anche nella vita). Ma è tutto il cast a funzionare, dallo “chef” Paolo Ruffini (col baffetto alla Ratatouille) a Eleonora Giovanardi (capo chef nel ristorante di Londra e figlia di Frassica) vestita, alla prima, con un grazioso cappottino. Le trasparenze messe in mostra un anno fa durante la presentazione di Quo Vado? sono solo un ricordo. Azione (molta) e sentimento (quanto basta). E i cani della regina, portati sul set da ‘U barone. Lesa maestà (per rimanere in tema) se paragonassimo il film a I soliti ignoti o a La banda degli onesti. Ma, con quello che gira nelle sale sotto l’albero, la pellicola supera ampiamente la sufficienza

Nota di colore, durante il photocall. L’attore Paolo Ruffini, dopo aver compiuto un salto ha divelto una mattonella del Visconti Palace Hotel, tra l’ilarità generale. Tempestivo il… riassestamento della pavimentazione

@100CentoGradi

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Fuga da Reuma Park

Il parco giochi più assurdo del cinema approda sul grande schermo in un Natale orfano di Zalone ma pieno di cinepanettoni (o burrate come nel caso de La cena di Natale). E a fare gli onori di casa non potevano essere che loro: il trio Aldo Giovanni e Giacomo, tornati dopo due anni alla ribalta. In realtà il film è più un omaggio a ciò che è stato più che un guardare avanti. Durante le due ore, molto divertenti, riaffiorano sketch dai primi anni novanta a oggi. E un po’ di nostalgia c’è, inutile negarlo. Mitigata dall’irriverenza dei tre, piombati in un luna park senile, un viaggio nel futuro di almeno venticinque anni. Giacomo è in sedia a rotelle, attaccato a flebo di Barbera e gira con una pistola giocattolo, Giovanni ha la memoria che fa cilecca e parla con i piccioni (ma non ha perso la passione per le procaci infermiere), Aldo viene abbandonato dai figli (Ficarra e Picone) proprio la mattina di Natale. Accanto a loro, l’onnipresente Silvana Fallisi. Non prende testate questa volta ma è un’infermiera russa che aiuterà i tre in una fuga sui Navigli da Milano verso Rio De Janeiro. A farla da padrone sono sempre le battute dei tre. La loro verve sembrava perduta dopo i primi tre film plurimiliardari (l’ultimo, Chiedimi se sono felice, risale a inizio millennio). Qui si torna agli antichi splendori e l’idea di volare nel tempo (anche senza la DeLorean) non è affatto peregrina. Un battello può bastare per scappare da Reuma Park. Al massimo si arriva a Cernusco e non in Brasile. Ma si combattono gli acciacchi, veri o presunti che siano.

 

@100CentoGradi

Sarà Sanremo 2017

Sarebbero dovuti essere 20, ma alla fine saranno 22. La spoilerata degli Statuto ha avuto effetto per un buon numero di big. Torna Albano e con tutto il rispetto per l’artista, visti gli eventi recenti (il doppio infarto che ha colpito il cantante pugliese venerdì scorso) è una scelta abbastanza incomprensibile. Come lo è quella di Gigi D’Alessio, contestato da tutta la sala allestita in Villa Ormond a Sanremo. Nessuna “soffiata” sugli ospiti, forse ci sarà la neo first lady della Casa Bianca Melanie Trump, ma sono solo voci. Ufficiale è invece il DopoFestival eccezionalmente anche di sabato con Nicola Savino e la Gialappa’s Band a fare gli onori (e gli oneri…) di casa. Per Carlo Conti sarà un festival che avrà come protagonisti i rapporti interpersonali in famiglia. L’amore non solo tra uomo e donna (anche perché di questi tempi…) ma nel nucleo in toto. Ecco nel dettaglio i Big di Sanremo 2017.

Albano con Di rose e di me

Chiara Galiazzo con Nessun posto è casa mia

Bianca Atzei con Ora esisti solo tu

Alessio Bernabei con Nel mezzo di un applauso

Clementino con Ragazzi fuori

Elodie con Tutta colpa mia

Francesco Gabbani con Occidentali’s karma

Paola Turci con Fatti bella per te

Samuel con Vedrai

Fiorella Mannoia con Che sia benedetta

Nesli e Alice Paba con Do retta a te

Michele Bravi con Il diario degli errori

Fabrizio Moro con Portami via con te

Giusy Ferreri con Fatalmente male

Gigi D’Alessio con La prima stella

Raige e Giulia Luzi con Togliamoci la voglia

Ron con L’ottava meraviglia

Ermal Meta con Vietato morire

Marco Masini con Spostato di un secondo

Michele Zarrillo con Mani nelle mani

Lodovica Comello con Il cielo non mi basta

Sergio Sylvestre con Con te

Nelle nuove proposte (in giuria Massimo Ranieri, Andrea Delogu, Anna Foglietta, Amadeus e Fabio Canino) eliminati tra le contestazioni la band dei La Rua, passano

Valeria Farinacci con Insieme (da Area Sanremo)
Braschi con Nel mare ci sono i coccodrilli (da Area Sanremo)

Leonardo Lamacchia con Ciò che resta

Tommaso Pini con Cose che danno ansia

Maldestro con Canzone per Federica

Marianne Mirage con Le canzoni fanno male

Lele Esposito con Ora mai

Francesco Guasti con Universo

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Poveri ma ricchi

 

Da Torresecca senza pudore. I Tucci sono una famiglia povera di un piccolo paese del Lazio. Padre (Christian De Sica), madre (Lucia Ocone), una figlia vanitosa e un figlio genio, costretto a fingersi idiota per stare al passo con la famiglia (gli esordienti Giulio Bartolomei e Federica Lucaferri) Con loro vivono anche il cognato, botanico ma nullafacente (Enrico Brignano), e la nonna (Anna Mazzamauro), patita di serie TV. Un giorno accade qualcosa di completamente inaspettato: i Tucci vincono cento milioni di euro. Sull’onda dell’emozione decidono di mantenere segreta la vincita, ma, come spesso succede in questi casi, una parola di troppo scappa dalla bocca del capofamiglia e ai Tucci rimane soltanto una soluzione, prima di essere perseguitati da sedicenti amici e conoscenti: scappare. Verso Milano, dove ad attenderli (come ogni cafonal che si rispetti) c’è il dito medio, scultura posta al centro di Piazza degli Affari opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan. Il tema già proposto più volte (da Un povero ricco a Ricky e Barabba) non riesce a sfondare. Si ride molto poco, solo con i cameo (Albano e il patron della Sampdoria Massimo Ferrero su tutti) e la bravura della Ocone non viene sfruttata per nulla. Per non parlare di Ubaldo Pantani, lontano parente del mattatore ospite fisso dalla Gialappa’s Band. Il lieto fine non può mancare. C’è, non potrebbe essere altrimenti e analizzando bene il film, lo spettatore lo capirà già dopo la prima mezz’ora. Una risata allunga la vita, qui si rischia di morire giovani…

Dal 18 dicembre al cinema

@100CentoGradi

Lp su Metro!

Alla vigilia della serata a Radio2 ecco LP sulle pagine di Metro News Italia

http://www.metronews.it/16/12/06/lp-mi-sono-persa-e-ritrovata-tante-volte.html

Dalla sala A di Via Asiago, le foto di @100CentoGradi e il video in diretta curato da Radio2

https://www.facebook.com/Radio2Rai/?hc_ref=PAGES_TIMELINE

Oblivion The Human Jukebox

oblivion

 

L’improvvisazione e la fantasia al potere. Un Teatro Olimpico gremito ha salutato la prima delle sei tappe romane degli Oblivion (gruppo comico musicale-teatrale, formatosi a Bologna più di dieci anni fa). Da Sanremo a X Factor, passando per le hit dell’estate e (addirittura) alla musica lirica. Uno spettacolo coinvolgente per il pubblico che, prima della serata, ha inserito il nome del proprio cantante preferito dentro un bussolotto. Dopo aver pescato i bigliettini, via alla dissacrazione. Bonaria, ma non troppo. Tutto rigorosamente dal vivo ma con mesi di lavoro alle spalle perché, si può anche improvvisare, ma se uno spettatore ti chiede brani di Bianco oltre alla facile ironia sul nome, altro non si può fare. Giusto ingoiare il pizzino e pescarne un altro. Tutto parte dal Festival di Sanremo. Evolution of Sanremo è, infatti, il cavallo di battaglia del gruppo. E’ un’esibizione che permette agli Oblivion di cantare in ordine cronologico tutti i brani vincitori della rassegna canora, dal 1951 a oggi. Poi la parodia dei Negramaro vestiti da tirolesi, il FestivalZar (dove a farla da padrone sono tutti gli artisti dimenticati in Italia ed emigrati in Russia a cercare e trovare fortuna), un duetto surreale tra Papa Francesco e Zucchero (con i testi del cantautore emiliano declamati a mo’ di liturgia ecclesiastica) e la parte più riuscita dello show: i cinque protagonisti alle prese con le monovocali e le… monoconsonanti (e qui la bravura di Francesca Folloni e Graziana Borciani nel cantare a due voci Almeno tu nell’universo di Mia Martini è davvero da applausi) Da Grazie dei fior ad Andiamo a comandare. Notevole anche la capacità vocale del gruppo unita a quella di saper gestire gli imprevisti. Dopo aver fatto scegliere e leggere un foglio in sala (dove c’era appuntato il nome Caruso) l’ignaro spettatore ha pensato bene che si trattasse del comico Pino, salvo poi tentare di salvare il tutto citando Pippo (Caruso anche lui…). L’unico che mancava era il tenore Enrico. Esistono pezzi nel loro repertorio? Ehm, no… Che importa? Una bella cantata di brani in napoletano e passa la paura. In mezzo quasi settant’anni di musica (più o meno di qualità). Ma il merito degli Oblivion è proprio quello di trasformare con abili mashup le note di Renato Zero e Claudio Baglioni, dei Queen e di Tiziano Ferro. E se si tratta di Elio? Basta soffiare in un palloncino e le storie non sono più tese come corde di una chitarra ma si possono suonare e cantare anche in un bis!

@100CentoGradi

Diana&Orietta – Due combattenti a confronto

El Mirabras di Clara Berna, venerdì 2 dicembre, ha ospitato un evento molto particolare. Un confronto tra la cantautrice Diana Tejera e la giornalista e scrittrice Orietta Cicchinelli. Due combattenti a confronto, come recitava il titolo, incontro moderato da Alessandra Izzo. Con loro un’altra donna: la violinista Vanessa Cremaschi, bravissima anche nelle letture del romanzo Hijo de Puta. Qui tutte le foto e i video!