Giorgia: Vi presento il mio Oronero

Il nuovo disco di Giorgia (il decimo della sua produzione) da domani in vendita. Ma soprattutto l’intervista (con video e foto del backstage) rilasciata a Metro News Italia .

Qui il link e il video!

http://www.metronews.it/16/10/27/giorgia-vi-presento-il-mio-oronero.html

 

 

 

www-metronews-it-giorgia-giovedi-27-10-2016

oria-metro-giorgia-venerdi-28-10-2016

 

Qui il video completo!

A margine dell’intervista, dal mio archivio, il primo incontro con Giorgia raccontato da Il Messaggero.it di domenica 5 marzo 1995. Lei, fresca vincitrice del Festival di Sanremo con Come saprei, lo ricordava bene…

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@oriacicchinelli

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Incontro con Niccolò Agliardi – Quando la realtà supera la fantasia

Non è il primo e non sarà certo l’ultimo cantautore a cimentarsi nella scrittura di un romanzo. Ma Niccolò Agliardi (uno dei più stimati compositori italiani) ama mettersi in gioco e raccontare in Ti devo un ritorno (Ed. Salani) una vicenda talmente surreale quanto piena di significati.

Tutto nasce da una storia vera anche se misconosciuta. Una vicenda giudiziaria al limite della follia. E’ il 2001 quando Emilio Andrés Parra (narcotrafficante spagnolo) compra uno yacht, chiamato Mario, a Las Palmas alle Canarie e incarica il siciliano Antonino Quinci di andare in Venezuela a recuperare 540 kg di coca. Ma nel viaggio di ritorno, come in un film, l’imbarcazione perde il timone. Quinci non si da per vinto e dopo due mesi in balia delle onde nell’ Oceano atlantico, ormai disidratato, decide di farsi ricoverare. Non prima di aver nascosto il carico in fondo al mare con reti e ancore. Da lì l’incubo che dura ancora oggi. Un’intera generazione di ragazzi divenuti tossicodipendenti, tre dei quali morti per overdose nella prima settimana.

Chi sono i protagonisti di questo libro, Niccolò?

Più che protagonisti, sono “eroi”.  C’è Pietro, milanese, trentadue anni appena divenuto orfano del padre. Una vita di mancanze e di paure. E’ un surfista mancato e non riesce a far decollare la propria vita, né tanto meno a darle una direzione. La sua fuga da Milano e l’approdo nelle Azzorre lo fanno improvvisamente crescere. Lì incontra un ragazzo di diciannove anni, Vasco, e con lui instaura un rapporto di amicizia molto simile a quello che un padre può avere con un figlio. Purtroppo, come nella realtà, arriva anche qui un naufragio che porta sull’ isola un carico di cocaina che stravolgerà le loro vite e quelle dell’intera popolazione.

Quanto è stato difficile romanzare una storia talmente cruda?

La difficoltà è stata nel farla apprezzare agli stessi editori. Erano convinti nel voler raccontare la vicenda, meno dalla mia visione. Mi sono sentito bocciato e sono anch’io scappato a Roma da una mia vecchia amica universitaria, oggi editor. Grazie a lei ho anche inserito delle figure femminili, molte delle quali simili a quelle che hanno attraversato la mia vita

Quanto c’è di autobiografico in questo racconto?

Fisicamente nulla, Pietro ha ancora tutti i capelli… Nel libro c’è il 70% di autobiografia, mentre in Pietro è presente il 20% di Niccolò.

Il 10% mancante è di Vasco?

No, di mio in Vasco non c’è nulla. Però voglio ricordare che Vasco parla con la lingua di Brando Pacitto di Braccialetti Rossi (senza di lui non sarei stato capace di dare colore ai dialoghi presenti nel libro)

Ma Niccolò si è mai perso?

Assolutamente! E ho anche perso treni, pullman, aerei come scrivo nel libro. Ora non è più un problema. Navigo a vista però ho la bussola nella stiva. Non mi sento smarrito

Nella sua carriera Milano è stata sempre al centro di tutto. Qual è il suo rapporto con la città?

Milano la amo molto di più ora rispetto a qualche anno fa. Forse perché sono quasi sempre a Roma. Ho il cuore dislocato, adoro entrambe le città. Il ritorno è però necessario per una questione di coerenza. Amo perdutamente Roma ma ho una voglia matta di tornare a dormire nel mio letto

A quando un prossimo disco?

Ora i brani stanno “riposando”. Continuo a scrivere per altri artisti (Simili di Laura Pausini è la sigla di Braccialetti Rossi) ma non ho più la smania di apparire o il vezzo di ascoltare le mie canzoni in macchina. In questo momento il mio unico obiettivo è far leggere il romanzo!

@100CentoGradi

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Mozza al Roma Fringe Festival

Parte domani sera (con un giorno di ritardo) il Roma Fringe Festival nella cornice di Villa Ada. Senza festa, con programmazione ordinaria. Non potrebbe essere altrimenti dopo il devastante sisma che ha colpito il cuore del nostro Paese. A proposito di questo, aprendo il sito http://www.villaada.org appare un banner per effettuare donazioni alle popolazioni laziali e marchigiane. Ma sarà comunque un evento da ricordare! Scorrendo velocemente i nomi presenti, la scelta per una piacevole chiacchierata, non poteva essere migliore. La rivelazione della stagione teatrale appena conclusa, Claudia Gusmano porta in scena Mozza, spettacolo che ha entusiasmato molte platee. Si esibirà sul Palco C lunedì 29 alle 21:30 e il 31 alle 23:10; sul Palco A l’appuntamento è per venerdì 2 settembre alle 22:15

 

Nella Capitale vinse il premio come migliore attrice al Roma Fringe Festival con Taddrarite due anni fa. Ora il ritorno a Villa Ada con uno spettacolo tutto suo, già sold out nel corso della passata stagione. Come ha risposto, aldilà delle presenze in sala, il pubblico?

Molto bene! Mozza ha la capacità di far empatizzare anche il cuore più duro. .Abbiamo debuttato sia a Roma che in Sicilia e fatto sold out..io non sono un nome…mi diverto a dire che mio nonno da lassù si stia specializzando in marketing.

Ci racconterebbe la storia di Mozza? Perché ha scelto di “mettersi in proprio”?

Mozza racconta la storia di una bambina che trascorre tutta l’infanzia mano nella mano con il  nonno marinaio che le insegna l’arte del vivere in mare. Dopo la sua morte  le viene diagnosticato il “mal di mare ” in terra. A quel punto il da farsi è chiaro Mozza per vivere bene ” a mare deve stare”. Scopre durante il suo viaggio, dentro un piccolo peschereccio che manca della parte fondamentale, il timone, che quel mare non è infinito come le raccontava il nonno e che anzi finisce esattamente dove inizia la terra. E’ un viaggio dentro un cuore puro…un diamante grezzo, Mozza è una creatura troppo leggera per il mare e troppo fragile per la terra..che lotterà per trovare il suo posto.E’ uno spettacolo con una forte componente emotiva..e sinceramente ti dico che parla della mia famiglia. La mia è una generazioni di marinai. Ho sempre considerato come alternativa al mio lavoro la possibilità di continuare il mestiere mio padre…ma essendo “femmina” non sono mai stata presa in considerazione seriamente. Mio padre un anno fa mi ha permesso di trascorrere una giornata in mare a lavoro con lui. Non finirò mai di dirgli grazie, è stato ed è il regalo più bello che abbia mai potuto ricevere da lui. Ho scelto di “mettermi in proprio ” perchè sentivo l’esigenza di camminare sulle mie gambe.
Si è esibita al Piccolo di Milano (il sogno di ogni attore, almeno così si dice…) a New York ma anche in piccoli teatri. Il suo ricordo più emozionante?
Per me l’emozione più grande è stata vincere il premio come migliore attrice due anni fa al Fringe Festival…stavo attraversando un periodo di grande confusione nella mia vita, soprattutto lavorativa…quell’episodio insieme ad una lunga chiacchierata ed una promessa con Lella Costa (avevamo appena finito il primo anno di tournee di “Nuda Proprietà”) mi hanno spinto a non smettere.
A proposito di emozione, quanta ne aveva al suo esordio in Sicilia l’11 agosto? Il detto Nemo propheta in patria vale anche per lei?
Moltissima! Ero molto felice di poter condividere con la mia gente il mio spettacolo…abbiamo fatto sold out in prevendita e la sera stessa abbiamo purtroppo dovuto dire no a tutte le altre persone che volevano acquistare il biglietto. Abbiamo lavorato quella sera con il rumore delle onde del mare come sottofondo…è stato un regalo. Il detto Nemo Propheta in patria vale anche per me purtroppo, ma solo quando ho a che fare con l’amministrazione comunale della mia città natale Marsala…tutti gli altri invece mi hanno sempre spalancato le braccia ed aiutata. Bisogna essere molto piccoli per essere grandi dentro.
Quanto è stato duro l’approdo da Marsala a Roma?
Abbastanza. Sono dovuta crescere molto in fretta, sono molto legata alla mia terra… Sei mai stato in Sicilia? Se si, sai benissimo cosa intendo quando dico “mal d’Africa”. Vivo a Roma da 12 anni adesso e se guardo indietro provo tanta tenerezza.
Ci racconta i suoi esordi?
Ho scoperto la passione per il teatro al Liceo all’età di 14 anni ed ho iniziato a lottare subito contro tutto e tutti per fare questo lavoro.La mia famiglia, nonostante adesso sia la mia prima sostenitrice, all’inizio è stata molto restìa…mentre i ragazzini della mia età litigavano in casa per avere il vestito nuovo o per dormire da un’amica, io litigavo per fare teatro. Nonostante la fatica, ricordo quegli anni dell’adolescenza con molta tenerezza e ad oggi a 31 anni ti dico che se non mi avessero ostacolato cosi tanto non avrei mai scoperto così tanto amore per questo lavoro e per loro.
A 19 anni, finita la scuola, dopo essermi trasferita a Roma, ho avuto un incontro fortunatissimo con la regista Emanuela Giordano che mi ha permesso di imparare il mestiere sul palco. Abbiamo viaggiato per anni con diverse tournee, l’ultima “Nuda proprietà” con Lella Costa, Paolo Calabresi e Marco Palvetti.
Ricordo ancora l’emozione fortissima del mio primo debutto nazionale a 19 anni con “Alice delle Meraviglie” con Mascia Musy… Quando si è acceso il primo faro di scena credevo sarei morta di crepacuore…ho stretto fortissimo i pugni e chiuso gli occhi, un secondo dopo la prima battuta ricordo perfettamente la felicità che scorreva nel mio corpo nell’essere ancora viva. Fa ridere che un’attrice ricordi come la sensazione più forte questo…ma è proprio così!
Circa dieci anni fa tentò la fortuna mediante un talent. Bisogna necessariamente passare da Amici per farsi conoscere?
Assolutamente no. Credo che ogni tappa sia un tassello in più per il proprio percorso. Avevo 18 anni…e non credo mi riconosca nessuno per quello.
Da oggi in poi potremo chiamarla semplicemente Mozza o preferisce Claudia?
Io sono Claudia ed è stato un piacere parlare con te. Ti aspetto con Mozza al Fringe.

Leggermente classica Vicario & Ciampa

 

La musica leggera e la musica classica insieme, un’orchestra di ben 52 elementi e la Casa del Jazz a far da cornice. Lei è una cantautrice sui generis (e mai come questa volta la locuzione latina viene usata come un complimento), lui è un giovane talento della chitarra classica italiana con una carriera già costellata di vittorie in molteplici concorsi internazionali. Lei è Margherita Vicario, lui è Gian Marco Ciampa. Reduci dal successo di febbraio in Auditorium, salgono nuovamente sul palco per una serata da ricordare.

Lasciami la musica o Vai via da qua se non sai chi è Bach. Una frase che potrebbe essere benissimo il titolo di un film è stato il preludio alla vostra collaborazione. Ma chi è stato il responsabile del vostro incontro, Margherita?

Proprio la canzone che si chiama appunto Il Responsabile. Gian Marco mi ha contattata dopo esser rimasto colpito dal pezzo e si è incuriosito talmente tanto da propormi un riarrangiamento dei miei pezzi con la chitarra classica. In Auditorium eravamo soli con un quartetto d’archi, stasera la prova sarà ancora più stimolante. Noi con un’orchestra completa!

E’ stato faticoso dare un vestito nuovo ai suoi pezzi?

Molto! Abbiamo lavorato sodo per tanti mesi. Ma cantare con un’orchestra è il sogno di tutti. Anche chi proviene dalla scena indie rimarrebbe folgorato da una proposta del genere. E’ capitato a me e non vedo l’ora di salire sul palcoscenico.

Cosa prevede la scaletta? Sarebbe bello ascoltare tutti i suoi brani con il golfo mistico dietro

Magari! In realtà mescoleremo il repertorio classico alla musica leggera con molte cover. Il concerto avrà inizio con una dichiarazione d’amore fatta da me a Gian Marco sulle note di Nature boy, pezzo storico di Nat King Cole. Durante la serata proporremo brani dei Beatles, di Lucio Battisti (Con il nastro rosa) e soprattutto Mad world (pezzo dei Tears for Fears) con la partecipazione di Marco Zitelli, alias Wrongonyou, giovane interprete romano opening act dei live di Niccolò Fabi.

Chi ha fatto il lavoro più  duro nella preparazione della serata?

Sicuramente i tre arrangiatori. Luca Bellanova, Stefano Lenci e Simone Cardini. Loro hanno letteralmente stravolto i brani. Io scelgo solo pezzi famosi da proporre al pubblico affinché la gente abbia un’opinione sulla canzone e sull’interprete. Lo stesso vale per i testi scritti da me. Non posso per forza piacere a tutti, il mio scopo è quello di creare un interesse su ciò che propongo

Il genere di Margherita Vicario rimarrà quello di intattenimento oppure questa serata cambierà qualcosa nelle scelte future?

Sono un personaggio camaleontico! Continuerò anche a fare i miei spettacoli chitarra e voce nei teatri e nei locali. Ho finito di scrivere un disco con molta più batteria e chitarra elettrica rispetto al precedente e… ho una voglia matta di ballare

E il cinema? Ha partecipato a The Pills, stroncato dalla critica. Si è domandata il motivo?

The Pills? Non mi permetto di giudicare ma dico solo una cosa: Era e resterà un film poetico…

Gian Marco, aldilà di Bach, perché proprio Margherita come scelta?

La conosco e la seguo da tantissimo tempo. Credo sia l’artista più adatta per questo progetto. La tappa di inizio anno ha avuto un successo inaspettato, anche se ovviamente ci speravamo un po’ tutti. Lei è una delle più complete nel panorama cantautoriale romano

Lei proviene da un altro mondo, la musica classica ha poco a che vedere con il pop

Io amo tutta la nuova scuola romana. Sono cresciuto ascoltando artisti di tutt’altro genere, è vero ma ho una grande ammirazione per le nuove leve. Da Calcutta a I Cani, passando per The Giornalisti, sono un gruppo di ragazzi molto coesi tra loro e finalmente stanno avendo il successo che meritano. Grazie anche (e soprattutto) al capostipite Roberto Angelini

Il grande riscontro avuto fuori dai confini nazionali le ha fatto montare la testa?

Come potrei? Sono agli inizi! Tutti i riconoscimenti avuti non possono che farmi piacere. Se devo essere sincero, però, posso dire che sono stato molto fortunato. In Italia i cantanti emergenti non vengono trattati benissimo, chi li ospita nei vari locali pensa che il loro non sia un vero e proprio lavoro, ma un hobby. All’estero non è così. C’è molto più rispetto per l’artista. Forse bisognerebbe esportare di più la nostra musica. Il nostro paese ha dato i natali a musicisti e componitori invidiati da tutto il mondo. Sarebbe indispensabile riscoprire e rivalorizzare le nostre potenzialità

L’appuntamento con Margherita Vicario e Gian Marco Ciampa e con l’Orchestra Giovanile di Roma diretta dal diretta dal M° Vincenzo di Benedetto è alla Casa del Jazz (Viale di Porta Ardeatina 55 a Roma) dalle 21:30 in poi.

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@100CentoGradi

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Ed Mondo – Musica in sospeso!

 

Vent’anni di carriera e non sentirli, anzi. Essere sempre pronti a nuove collaborazioni, a nuove esperienze. In un mondo, quello discografico, che erge a eroi salvatori i ragazzi usciti dai talent (non importa come e a quale prezzo) la nuova scuola romana colma uno spazio destinato altrimenti a restare desolatamente vuoto. Generi diversi, ma una forte coalizione. Quello di Diana Tejera è un nome conosciuto ai più come frontman dei Plastico (gruppo di inizio millennio, ancora cliccatissimo su YouTube) ma negli ultimi anni si è ritagliata una fetta importante di fedelissimi. Non solo nella Capitale. Ma è proprio a Roma che torna, reduce da un tour in Germania insieme alla trombettista jazz Ersilia Prosperi per festeggiare il primo anno del progetto Ed Mondo.

L’incontro con le due, anime diverse ma profondamente affini, permette di scoprire molto sulla serata che le vedrà protagonisti al Caffè Sospeso, martedì. Molto ma, fortunatamente, non tutto

Diana, come nasce Ed Mondo?

Ed Mondo è un progetto nato un anno fa grazie all’incontro con Ersilia. Abbiamo scritto insieme undici canzoni. Sono, in verità undici stagioni interiori, terapeutiche per noi e per il pubblico. Il disco è stato registrato a Seattle grazie a una campagna di crowdfunding con la grande produttrice Amy Denio, si chiama Oops perché in fondo tutto nasce da un incidente…

Incidenti di che tipo? Ce ne racconterebbe uno in particolare?

Quello più divertente è accaduto sul set di Ossessiva (secondo video del disco). Abbiamo girato nella villa di Anita Ekberg a Genzano e la protagonista involontaria è stata una capra. I proprietari si sono raccomandati di chiudere sempre il cancello per non farla scappare. Ovviamente, la capra, il mattino seguente non c’era più! Siamo ancora alla ricerca “disperata”, anche una “sostituta” andrebbe bene. Ma gli imprevisti sono molteplici, ci rendono però la vita più allegra

Un disco terapeutico… Quali sono le sue paure da esorcizzare?

Ad esempio la gelosia. Così è nata Poliamori (il video è stato visibile in anteprima ad aprile sul sito di Repubblica). Grazie alla canzone, sono diventata meno possessiva e vedo l’amore sotto altre forme. Ormai molte coppie sono diventate poliamorose trasformandosi in vere e proprie famiglie. Ma ho dovuto esorcizzare anche la morte. Il progetto è nato nel gennaio 2015, lo stesso mese della scomparsa di mio padre. Nel disco ne parlo in Nostalgica. Sono brani seri affrontati con estrema leggerezza (non superficialità). C’è anche il riscatto degli ultimi. Ad esempio in Mandarancio

Lei è conosciuta molto nell’ambiente romano e fuori dai confini nazionali. Il problema è conquistare tutta la penisola…

Da sempre ho fatto una scelta diversa, ho preferito stare fuori dalle logiche del mercato proprio per permettere a me stessa di realizzare cose gratificanti. Scrissi anni fa due pezzi per Tiziano Ferro (Fuori è buio e Scivoli di nuovo) ma se anche li avessi proposti io non sarebbe cambiato nulla.

Non c’è il rischio di rimanere ai margini?

Riesco comunque a “mantenermi”! I dischi vengono venduti anche nei concerti, in America, Germania e scrivo molto per altri artisti. Chiara Civello, Barbara Eramo ad esempio e ho realizzato colonne sonore (Un fidanzato per mia moglie, l’ultima)

La scelta di festeggiare Ed Mondo al Caffè Sospeso come nasce?

Tutto è nato lì, è il primo posto che ci ha accolto. E’ un locale intimo ma strutturato molto bene. Sarà una festa anche per ringraziarli!

Quali sono invece le paure di Ersilia Prosperi?

La più grande? Esorcizzare la monotonia, sono una che si annoia facilmente. Faccio sempre cose nuove, sono molto attiva. Mi nutro di jazz e arrangio musica. Ascolto poco la radio, non per snobismo ma per mancanza di affinità. Avendo il livello di attenzione molto basso tendo a concentarmi solo con nuovi stimoli. L’incontro con Diana è stato folgorante e abbiamo sposato questo progetto anche per uccidere la noia.

Nel disco vengono toccati argomenti delicati, si parla di orgasmo ma anche di infibulazione

Tutto nasce da un retaggio cattolico ma anche da molta ignoranza. Le nostre nonne neanche sapevano cosa fosse l’autoerotismo, in molte parti del mondo l’orgasmo non è neanche diventato una conquista. La mutilazione ai genitali ha dei numeri inquietanti, milioni di bambine non avranno mai una vita “normale”. La repressione della donna, molte delle quali non hanno diritto al piacere.

Anche il femminicidio nasce dalla non cultura? Togliere la vita alla persona “amata” sembra essere una moda

Credo che ci sia sempre stato, ora se ne parla. Ma se pensiamo che fino a pochi decenni fa in Italia esisteva il delitto d’onore… Le donne che subiscono violenza non hanno il coraggio di denunciare il partner. Non credo sia una problematica psichica, quanto antropologica e sociologica. In tutte le religioni monoteiste vige l’esclusività.

L’appuntamento con Ed Mondo è al Caffè Sospeso in Via Gentile da Mogliano 172 a Roma. Due teste pensanti, voce e tromba per una serata tutta da gustare. Anche per riflettere su troppi…retaggi da sconfiggere. La musica a volte fa miracoli!

 

@100CentoGradi

 

Estate in Trio per Erica Mou

 

Quanto tempo ci vuole per crescere? Quanta esperienza e quante ferite devono rimarginarsi prima di sentirsi finalmente adulti? E poi… Un giorno questo dolore ti sarà utile, come nel romanzo di Peter Cameron? Incontrando Erica Mou sembra che la risposta sia totalmente affermativa. Tra separazioni dolorose e incidenti, gli ultimi due anni per la cantautrice pugliese hanno avuto un effetto dirompente sulla sua vita. La frattura dell’omero e il successivo intervento dopo esser stata investita in bicicletta ha chiuso il cerchio.

Erica, come sta ora?

Va tutto molto meglio, finalmente! Sia fisicamente che moralmente. Già nel mio ultimo disco (Tienimi il posto) avevo espresso in musica il mio desiderio di cambiare. Ora ho una grande forza interiore. Il cervello è sempre attivissimo, scrivo tanto e mi sento libera. L’incidente è stato solo l’ultimo tassello che non ha intaccato, anzi ha rafforzato il mio desiderio di guardare oltre

Cambiamento che si percepisce anche da questa assoluta novità. Sarà sul palco insieme ad altri due musicisti. La chitarra verrà usata di meno per questioni logistiche o per una scelta ponderata?

Il tour si chiama Di necessità virtù. Ma posso rassicurare tutti che la imbraccerò di meno per la volontà di proporre al pubblico una novità. Anzi due. Sarò accompagnata dal mio grandissimo amico Antonio Iammarino al piano rhodes e dalla violoncellista Flavia Massimo. La conosco da poco ma si è subito instaurato un feeling particolare, è una donna splendida. Abbiamo riarrangiato con molta spontaneità dei pezzi che mi vedevano protagonista da sola, chitarra e voce. Una necessità fisica ed emotiva quella di affidarsi anche agli altri. In più ci sarà una forte componente ritmica con batteria elettronica.

Che pezzi avete in scaletta? Vedremo ancora Erica alle prese con cover di grandi artisti?

Assolutamente sì. Posso preannunciare che abbiamo preparato una versione de L’Edera (brano storico di Nilla Pizzi) molto particolare. Da sempre sono alla ricerca, nel repertorio di grandi artisti, di pezzi meno famosi lasciati al proprio destino. Sarebbe un delitto non cercare di proporli. Ma quando mi trovo al cospetto di brani storici, devo necessariamente stravolgerli e farli entrare nelle mie corde. Una prova fatta nei tour precedenti, ad esempio, con Pensiero stupendo di Patty Pravo. Poi chissà, ho sempre nel cassetto il sogno di incidere un disco realizzato solamente da cover

Quanto ha pesato la separazione  dalla Sugar?

E’ stata una scelta consensuale. Da ambo i lati non c’era la volontà di proseguire il rapporto. Era arrivato il momento di seperarsi. Esigenza generale, rinnovamento. L’ennesimo… 

Con Tienimi il posto avete puntato molto in alto. Addirittura un doppio vinile. Per chi è questo regalo? Per lei o per il pubblico?

Credo sia un regalo per tutta la mia prima parte di carriera. Per Marco Valente con il quale c’è stata una separazione lavorativa e per celebrare l’inizio di nuove strade da percorrere. Realizzando il vinile abbiamo lavorato come si faceva tanti anni fa, riversando non solo il cd su una lacca ma registrando anche un disco ex novo in presa diretta su nastro, chitarra e voce.

Qual è il pezzo che non mancherà mai in scaletta e quello che può anche rimanere ai margini?

La risposta a entrambe le domande è solo una: Oltre. E’ un brano che ha significato tanto per me e per i fan. Ero all’inizio della carriera. Credo però che Dove cadono i fulmini continuerò a suonarla per tanti anni ancora. La musica non appena è sul mercato non appartiene più all’artista. Le canzoni che sento mie sono quelle che sto scrivendo oggi. Le altre non sono private, messaggi singoli a persone singole, sono diventate altro.

L’abbiamo vista al cinema con Checco Zalone in un cameo di Quo Vado e in varie presentazioni del libri di Chiara Gamberale…

Due esperienze diverse. Con lo staff di Checco siamo in ottimi rapporti e non ho esitato un attimo a dire sì alla loro proposta. Con Chiara abbiamo tantissimi punti di incontro che esulano dalla lettura e dalla musica. Io entro nei suoi libri e i suoi scritti li ritrovo nei miei testi. E’ un rapporto umano, fatto di forte empatia nato prima della nostra conoscenza reale. Infilarmi tra le sue pagine è facile come andare a prenderci un caffè parlando di qualunque cosa.

Erica, il suo look è cambiato moltissimo negli anni. Quando la rivedremo con i capelli lunghi?

Molto presto! Per noi donne i capelli sono parte integrante della psicologia. Da quando ho avuto l’infortunio al braccio ho riscoperto quanto fosse bello il gesto di legarli. Stanno ricrescendo. La mia vita è in una nuova fase, mi guardo allo specchio e sento il bisogno di mostrare a tutti il mio cambiamento. Ma anche se non fossi un personaggio pubblico e lo mostrassi solo a me stessa, sarei ugualmente felice. Erica si è data una bella svegliata!!!

@100CentoGradi

L’esordio avverrà domani sera al Monk L’evento è a ingresso gratutito; apertura porte ore 20.30 – inizio live ore 21.30.

 

 

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Fotografia di Mariagrazia Giove

 

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@100CentoGradi

Virginia Raggi in redazione

Grinta, competenza e simpatia…la giovane e bella Virginia Raggi (prossimo sindaco di Roma, stando ai pronostici) profuma di “pulito” e di aria nuova e crede in ciò che dice… E’ venuta a trovarci nella redazione romana di Metro News Italia Il pdf, qui allegato, è in download sul sito http://www.metronews.it

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Gabbani vuol dire musica!

Le serate al Quirinetta sono sempre sinonimo di incontri affascinanti. E’ capitato con Levante, con i Marlene… E giovedì sera, prima del concerto, con Francesco Gabbani. Musicista carrarese arrivato al successo con Amen e con un album Eternamente ora (anche nuovo singolo e nome del tour) pieno di spunti di riflessione e di pezzi scritti e suonati in modo talmente coinvolgente da inserire il tasto repeat nel lettore cd. Chiacchierata iniziata con l’argomento Sanremo. Così, subito, per non pensarci più… Giova ricordare che Gabbani, vincitore nei giovani al Festival, ha rischiato l’eliminazione per un blocco tecnico avvenuto in sala stampa al momento delle votazioni nella terza serata. Al ballottaggio, lui e Miele, prima ammessa in finale e poi eliminata. (https://oriettacicchinelli.com/2016/02/12/sanremo-2016-3serata/)

Il pasticcio avvenuto a Sanremo ha dato più visibilità al vincitore piuttosto che allo sconfitto. Si è chiesto il perché?

Il pezzo che ho portato era sicuramente orecchiabile. Amen è una parola conosciuta da tutti! Ma rispetto alla domanda…no, non credo di aver avuto visibilità maggiore. Anzi, credo che quello che è accaduto al festival abbia fatto gioco a entrambi. Io ho vinto e lei ha comunque avuto successo. E’seguita da tanti fan e questo, aldilà della vittoria che mi ha reso evidentemente felice, è la cosa principale

Amen, dove Gesù diventa agnostico?

E’ un paradosso, evidentemente, tutto il brano è basato sulle esagerazioni e sull’eccentricità. Ho profondo rispetto verso la religione cristiana. Il mio riferimento è alla tendenza del popolo italiano di pronunciare sempre e comunque questa “parolina magica”, Amen, come segnale di rassegnazione davanti ai problemi

Il brano è diventato disco d’oro. Un successone considerando le vendite dei cd ridotte ai minimi storici

Ma erano copie digitali! I ragazzi, con l’avvento di internet non comprano più il supporto fisico. Hanno un’enorme scelta tra migliaia di brani. Noi abbiamo vissuto l’adolescenza con il vinile prima e con il cd poi. Mettevamo i soldi da parte per acquistare quello che amavamo maggiormente e chi non poteva permettersi l’intero album, comprava il singolo. Ora una canzone costa un euro e si ha la possibilità di scaricarla anche illegalmente. E’ anche per questo che sono orgoglioso del riconoscimento avuto con Amen

Mi permetto… Si prestava molto, vista la musica… Non era impossibile avere successo con quel ritornello

Assolutamente sì, ma parecchi si sono soffermati a riflettere sul testo. E’ una doppia vittoria. E nel disco quasi tutti i brani sono “orecchiabili” ma al tempo stesso cercano di avere un ascolto attento

C’è chi la paragona a Rino Gaetano, chi a Battiato. Io, personalmente la vedo più simile a Ruggeri. E lei?

Io? A tutti! Non scherzo. Sono orgoglioso di essere associato a questi nomi. Ascolto musica da sempre e amo tutti i generi, forse perché mio padre è un musicista

Cosa ascoltava in casa?

Sono cresciuto con il jazz anni 40. Charlie ParkerDizzy Gillespie… Ma con il tempo ho imparato ad apprezzare anche il cantautorato italiano e ti confesso che anche Rihanna non mi dispiace affatto. Dipende molto dalle situazioni. Nel disco c’è un po’ di tutto. Ci sono io che affronto temi sociali e c’è anche la mia vita

Il pezzo più autobiografico? Forse La strada?

Sono contento che tu veda quel brano come quello che mi rappresenta maggiormente. Secondo me invece è Il vento si alzerà. E’ l’unico che ho scritto di getto, dentro c’è mia madre, i nostri conflitti e la mia infanzia. Sì, è il più autobiografico della mia produzione. E nei miei live non manca mai

E quindi non uscirà mai come singolo…

Chi può dirlo? Forse no, ma non sono sicuro…

Gabbani non ha poi potuto svolgere regolarmente la serata a causa di problemi alle luci. Ma niente paura:il 4 Giugno si recupera! La sua carriera partita in un Amen è solo all’inizio

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@100CentoGradi

 

 

 

Marlene Kuntz – Lunga attesa, ripagata!

 

Quasi trent’anni di carriera, alcune tappe all’estero e la partenza del tour italiano da Roma, dal Quirinetta, luogo che evento dopo evento sta diventando un punto di ritrovo per chi ha voglia di suonare. E’ proprio Cristiano Godano, frontman dei Marlene Kuntz (on stage ieri sera) a confessarlo. “Il posto è davvero carino, intimo, il soundcheck è andato benone. Sarà sicuramente una bella serata” Lo è stata. Locale pieno, pubblico in visibilio intento a cantare ogni singolo pezzo per quasi due ore di concerto. Suoni potenti, distorsioni, rock distillato come non se ne sente più, almeno in Italia.

La piacevole chiacchierata con il leader dei Marlene ha avuto come argomento principale proprio le sonorità del nuovo album.

Due chitarre, un basso e una batteria. I Marlene tornano alle origini. In Italia nessuno fa più dischi così!

E’ il nostro sound, poca roba ma potente! In passato abbiamo tentato di allargare lo spettro dei timbri, introdurre nuovi strumenti. Questa volta no, niente pezzi lenti. Solo rock duro, abbiamo messo energia e picchiato forte.

Una scelta obbligata o ponderata, la vostra?

Entrambe le cose. Internet ha distrutto buona parte del nostro guadagno. Noi riusciamo ancora a essere apprezzati dal pubblico per non esserci mai piegati alla logica delle major, delle radio commerciali. La gente ci segue per questo. Non potremmo mai suonare pezzi diversi dalla nostra natura. Non ne saremmo in grado.

Anni fa avete partecipato anche a Sanremo, però. Più commerciale del Festival…

Ci hanno invitato, non siamo snob. Siamo stati sul palco dell’Ariston presentando un pezzo “strano” per chi non ci conosceva. Così facendo non abbiamo tradito il nostro pubblico. Alieni? Forse. Ma non per noi. E ti assicuro che non è stata una vetrina per catturare nuovi “fan”. Nulla di nuovo abbiamo riscontrato dopo quell’esibizione. Siamo rimasti nel limbo: Non totalmente oscuri ma sempre di nicchia.

Qual è il vostro rapporto con le classifiche di vendita e con il ritorno prepotente del vinile?

I nostri dischi restano nella Top Ten per due settimane al massimo. Più curiosità che altro. Quando cantammo il pezzo con Skin (La canzone che scrivo per te) le radio ci presero in considerazione. Ma in tutta onestà, passarono il pezzo di…Skin, non dei Marlene. Lo stesso vale per il vinile. Non è un business come si vuole far credere. Si stampano pochissime copie in tiratura limitata, è il fenomeno del momento. Tra poco tornerà nel dimenticatoio.

Il nuovo album si chiama Lunga attesa. Anche se il vostro precedente disco è uscito poco più di un anno fa

Noi viviamo di live, anche in termini economici. Una volta esaurita una produzione, siamo costretti a farne un’altra e a ripartire in tour. Non possiamo rimanere parcheggiati per troppo tempo. Bisogna lavorare sempre ma farlo bene. Sul palco non ci risparmiamo mai. Cerchiamo di essere sempre energici e reattivi.

Ma i Marlene Kuntz come si pongono davanti agli attentati? Avete paura di salire su un palco?

In Italia ancora no. Non sono uno spavaldo se rispondo così. Il nostro Paese ha già passato momenti simili, negli anni 70. Se ci chiudessimo in casa faremmo il loro sporco gioco. I terroristi vogliono intimidirci. Ancora non percepisco il timore, come non credo lo senta la gente. Ogni volta che salgo in macchina mi sento molto più a rischio. Non solo per un calcolo delle probabilità.

Ma stasera lei salirebbe su un palco in Belgio o in Francia?

Onestamente non lo so, il Belgio oggi dovrebbe essere sicurissimo e blindato. Ma onestamente… Sono contento di far cantare Roma, stasera.

Godano lo farà insieme al suo gruppo. Notte magica, rock puro. (Non) solo per intenditori!

@100CentoGradi