Sanremo infinito, poco Zucchero e tanto Ferro

L’aveva promesso e alla fine l’ha fatto. Fiorello dopo gli ascolti record di ieri sera (mai così alti dal 2005, era il primo Sanremo di Paolo Bonolis) si è presentato sul palco travestito da Maria De Filippi. A suo agio anche con i tacchi lo showman siciliano fa ridere tutto l’Ariston. Tanto che, prima di uscire, riceve anche la chiamata della De Filippi vera (divertita come tutti). Vero è che avere Fiorello significa automaticamente fare il pieno di share ma bisogna ammettere che l’amicizia tra lui e Amadeus, cementata dopo gli esordi a Radio Deejay permette a entrambi di comportarsi come in un villaggio vacanze. Tornerà poco dopo sul palco per cantare il suo inedito La classica canzone di Sanremo (standing ovation per lui). Ma l’ovazione più grande viene tributata a Fabrizio Frizzi, oggi avrebbe compiuto sessantadue anni. Tutti si ricordano di lui, ne hanno un ricordo positivissimo. Ma a nessuno venne mai in mente di affidargli la conduzione del festival. Persona troppo perbene, troppo educata. Amadeus, senza ipocrisia (dice lui) dichiara che se Frizzi fosse stato ancora qui sarebbe toccato a lui presentare questa edizione. Con il senno di poi è facile dirlo. La netta sensazione è che non ci sarebbe mai stato spazio per il presentatore su questo palcoscenico. La serata si era aperta con la seconda gara tra i giovani.
Gabriella Marinelli
e Lula sono battute da Fasma. Marco Sentieri la spunta su Matteo Faustini. La gara dei big viene aperta alle 22 da Piero Pelù, pezzo rock ma non troppo. Lui è un gigante (il brano, che si chiama così, un po’ meno). Poi tocca ad Elettra Lamborghini, stranamente vestita sobriamente (è Carnevale…) e poco truccata. Ma il pezzo è da denuncia e si prova pena per i poveri orchestrali costretti ad imparare anche Musica (e il resto scompare). Piattissimo il brano di Enrico Nigiotti, Levante porta un minimo di brio e i Pinguini Tattici Nucleari sembrano i cugini poveri de Lo Stato Sociale. Tutti aspettano Tiziano Ferro e il duetto con Massimo Ranieri sulle note di Perdere l’amore è da… perdere la testa. Il brano ha trentadue anni, trionfò da queste parti nel 1988. Tornando alla gara, delizioso il brano di Tosca (anche se, facendole le pulci sembra di sentire un vecchio pezzo di Fabio Concato 051/222525 con una spruzzata di Mariella Nava). Siamo appena oltre metà gara ma è già giovedì quando sul palco sale Zucchero. Parte con Spirito nel buio prosegue con Canzone che se ne va, poi un medley. Ma sembra aver perso la verve di un tempo. E il suo ultimo lavoro D.O.C. è un mezzo flop. Prima del rocker emiliano era stata la volta della reunion dei Ricchi e Poveri. Dopo quasi quarant’anni, il ritorno di Marina Occhiena. Era il 1981 quando il pezzo Sarà perché ti amo venne cantato dal gruppo al completo solo durante le prove del Festival. Ma è un revival che non scalda più di tanto il pubblico. Intorno a mezzanotte e trenta ricomincia la gara con Francesco Gabbani, poi tocca a Paolo Jannacci (meritava di esibirsi a un orario decente, il brano è davvero bello) prima di interrompersi nuovamente per festeggiare i vent’anni di Non dirgli mai di Gigi D’Alessio. Nel 2000 veniva considerata una porcheria. Oggi, tra trap e immondizia varia sembra un capolavoro. Arriva la notizia della morte di Kirk Douglas, a 103 anni e Selvaggia Lucarelli (su Facebook) ci scherza su. All’inizio della puntata, dice, ne aveva 31. All’una cala l’attenzione. Meno male che ritorna Tiziano Ferro. La serata la chiudono Junior Cally (senza maschera sembra uno sbarbatello e il brano è terribile), Giordana Angi (brava, brava, brava) e Michele Zarrillo. La demoscopica boccia Junior Cally e Rancore e premia Francesco Gabbani.

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Sono stati 9 milioni 962mila, pari al 53.3 per cento di share, i telespettatori che hanno seguito in media su Rai 1 la secomda serata del Festival di Sanremo di Amadeus. Un anno fa Baglioni bis aveva raccolto una media di 9 milioni 144mila spettatori e del 47.3 per cento. Per trovare una media migliore di una seconda serata bisogna tornare al 1995, quando il festival di Pippo Baudo raggiunse il 65.42%

PIERLUIGI CANDOTTI

 

 

 

 

 

Meta-Moro, il festival è vostro

Sono Ermal Meta e Fabrizio Moro i vincitori della 68°edizione del Festival di anremo con il brano Non mi avete fatto niente. Vittoria annunciata, messa in discussione per via di un regolamento incomprensibile, ma meritata. Secondo posto (e vincitori morali) per Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza. Terza la sorpresa Annalisa con Il mondo prima di te

 

 

 

Risultati a parte, doveva essere la serata di Laura Pausini e in un certo senso lo è stata. Dopo aver cantato la sua “nuova” hit (le virgolette non sono messe a caso, la melodia è sempre la stessa da lustri) Non è detto, cerca di duettare con Baglioni sulle note di Avrai (facendo il resoconto dei pezzi massacrati, bisognerebbe chiedere i danni al diretto interessato) e chiude con uno dei brani minori della sua discografia: quella Come se non fosse stato mai amore, di quasi quindici anni fa, cantata uscendo dal teatro e buttandosi tra la folla. Il tutto con il vestito di scena (ma non era reduce da febbre e laringite?). Non solo: la performance è stata parzialmente rovinata, almeno per il pubblico a casa, da problemi di trasmissione, segnalati in molte parti d’Italia, che hanno oscurato a tratti la visione sui televisori. L’altra super ospite, Fiorella Mannoia ha (in)cantato eseguendo con Claudio Baglioni Mio fratello che guardi il mondo (brano scritto da Ivano Fossati) al termine di un monologo di Pierfrancesco Favino che ha commosso lui, prima di tutti. Tutti sì, forse non quel politico “che non possiamo inquadrare perché siamo in par condicio” presente in sala, accompagnato dalla gentil donzella. L’attore romano ha portato sul palco dell’Ariston un brano da La notte poco prima della foresta di Bernard-Marie Koltès, storia di estraneità e di esclusione, appena andata in scena all’Ambra Jovinelli di Roma. In un crescendo di pathos, ha recitato con le lacrime agli occhi. Dalla (dura) realtà alla tragicomica entrata in scena del trio Renga-Pezzali-Nek, tre carriere di tutto rispetto unite per chissà quale motivo. Alla vigilia del tour, niente di meglio che prendere una mannaia e buttare in vacca anche Strada facendo con il povero Max intimidito. Fortuna ha voluto (si era già a domenica) che non abbiano cantato la loro Duri da battere. In confronto Capitani coraggiosi di Baglioni-Morandi era da Grammy.

Serata aperta da Ultimo, il vincitore delle nuove proposte, con la scritta la libertà è sacra come il pane (verso del brano Libero di Fabrizio Moro) stampata sulla maglia e proseguita con il previsto ologramma di Mina nella solita sponsorizzazione Tim. Roba già imbarazzante nella teoria, da vietare ai minori nella messa in atto. Parlando della gara, è tornata in scena Paddy Jones (la vecchia che balla) durante il brano de Lo Stato Sociale e ha fatto alzare in piedi tutto il suo pubblico con la sua carica d’energia (ultraottantenne la signora…) portando il delirio anche in sala stampa. Il momento più emozionante l’ha regalato Renzo Rubino. Mentre il concorrente si esibiva sul palco dell’Ariston, sullo sfondo i nonni materni, Giacomina Fasano, chiamata nonna Mimma, e Michele Bufano, lo hanno accompagnato danzando per poi salutarsi con un romantico bacio. Il nonno, tra le altre cose, è stato protagonista della copertina del cd Il gelato dopo il mare e del 45 giri festivaliero appena uscito nei negozi.

Prima del verdetto finale, omaggio a Enzo Jannacci sulle note de La canzone intelligente con protagonisti Baglioni, la Hunziker, Favino e (finalmente) Sabrina Impacciatore. Le altre posizioni:

4) Ron

5) Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico

6) Max Gazzè

7) Luca Barbarossa

8) Diodato – Roy Paci

9) The Kolors

10) Giovanni Caccamo

11) Le Vibrazioni

12) Enzo Avitabile e Peppe Servillo

13) Renzo Rubino

14) Noemi

15) Red Canzian

16) Decibel

17) Nina Zilli

18) Roby Facchinetti-Riccardo Fogli

19) Mario Biondi

20) Elio e le storie tese

Premio della Critica Mia Martini a Ron con Almeno pensami. Premio della Sala Stampa Lucio Dalla a Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza. Il premio Sergio Bardotti assegnato dalla giuria degli esperti (presieduta da Pino Donaggio) è andato a Mirko e il cane

L’edizione numero 68 del Festival di Sanremo si congeda con un grande risultato di ascolti: ieri sera sono stati 12 milioni 125mila i telespettatori sintonizzati su Rai1, che ha portato la Gara canora più famosa d’Italia a totalizzare uno share del 58,3%. Il dato è sostanzialmente simile a quello dello scorso anno, quando gli spettatori erano stati 12 milioni 22mila e lo share del 58,41%. Per entrare nel dettaglio dei numeri, la prima parte della sfida conclusiva ha ottenuto 13 milioni 240 mila spettatori con il 54% di share, la seconda 10 milioni 401 mila con il 68.9%. Nell’access prime time, rispetto alle altre reti, è sempre Rai1 a stravincere con Prima Festival, visto da 8.123.000 spettatori pari al 34.4% di share e a seguire Sanremo Start, che ha ottenuto 10.881.000 telespettatori e il 42,8% di share, il risultato più alto di sempre. Nonostante i dati della serata di chiusura di questa edizione si discostino solamente di poche centinaia di spettatori dalla 67esima edizione, quella condotta da Carlo Conti insieme a Maria De Filippi il festival targato Claudio Baglioni si conferma il migliore da molti anni a questa parte. La media di share della quarta serata, prima della finale, ha totalizzato il 51.1% di share. Per trovare un dato migliore, è infatti necessario risalire al Sanremo condotto da Fabio Fazio con Renato Dulbecco e Laetitia Casta, che ottenne il 54.06%. Nel 2017, invece, la prima parte dell’ultima serata di Sanremo aveva avuto 13 milioni 602 mila spettatori con il 54.18%, la seconda 9 milioni 767 mila con il 69.65%.

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Ultimo è primo. Ma sbanca Lo Stato Sociale

 

E’ Ultimo il vincitore della 68° edizione del festival di Sanremo nella categoria giovani. Il pubblico ha rumoreggiato a lungo (preferiva vedere sul gradino più alto del podio Mudimbi o Lorenzo Baglioni, al quale visto il periodo storico di ignoranza non ha giovato di certo il cognome). Ma c’è da dire che il pezzo Il ballo delle incertezze resta in testa e funziona già benissimo in radio. Quindi, vittoria meritata. Una serata iniziata con… Heidi. Un po’ era attesa, va detto. Più che altro temuta. Ma Baglioni non ha voluto deludere i fan di Anima mia (programma storico condotto con Fabio Fazio che sdoganò il vecchio Agonia in un artista autoironico ai massimi livelli) e si è lanciato in una performance rock accompagnato da Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino sulle note del pezzo lanciato da Elisabetta Viviani. Claudio è un perfezionista ma, nel controllare tutto, ha toppato troppe volte nei versi dei suoi brani. L’emozione e la timidezza a volte riaffiorano e giocano brutti scherzi. E’ capitato anche nell’esibizione di Amore bello cantata superlativamente da Gianna Nannini. La cantante senese dopo aver portato sul palco dell’Ariston Fenomenale (molto meglio aver puntato sul primo singolo che su Cinema, ora in radio) ha messo un tassello in più nella sua carriera di cover (già sperimentata con successo nel disco Hitalia). La quarta serata, dopo il boom delle prime tre ha dimostrato come anche il pezzo meno riuscito, riarrangiato a dovere può essere gradevole. Il vincitore morale (e chissà…) è stato Lo Stato Sociale, capace di portare a Sanremo (dopo la vecchia che balla) il Piccolo coro dell’Antoniano e Paolo Rossi (il comico, non l’uomo che fece piangere il Brasile) in una versione de Una vita in vacanza riveduta e corretta, a misura di bambino: nel ritornello la frase nessuno che rompa i c….è stata sostituita con nessuno che buca i palloni. Notevole anche la presenza di Alessandro Preziosi, ospite del trio Bungaro-Vanoni-Pacifico mentre l’inserimento di Alice nel brano Almeno pensami di Ron nulla ha aggiunto. Detto, logicamente, nel massimo rispetto della forlivese. Bravi Annalisa-Michele Bravi e I Decibel (Lettera dal duca insieme a Midge Ure guadagna moltissimo). Menzione speciale per Ermal Meta e Fabrizio Moro: hanno affidato a Simone Cristicchi il compito di leggere le parole di Antoine Leiris, l’uomo che perse la moglie al Bataclan e scrisse una lettera aperta ai terroristi pronunciando la frase che dà il titolo al brano, Non mi avete fatto niente. Il controcanto di Anna Foglietta ha nobilitato Passame er sale di Luca Barbarossa. Prima della fine della serata, il premio alla carriera. Quest’anno è andato a Milva, a ritirarlo la figlia con tanto di lettera scritta dalla rossa. Pubblico in piedi e parole di commiato. Il secondo ospite musicale della serata, Piero Pelù ha riproposto per l’ennesima volta Il tempo di morire di Lucio Battisti. Voleva essere un omaggio. Ma Battisti era già avanti ai tempi: le chitarre distorte non gli si addicono.

Secondo la giuria di qualità (presieduta da Pino Donaggio) zona blu per Vanoni-Bungaro-Pacifico, Ron, Diodato & Roy Paci, Ermal Meta & Fabrizio Moro, gialla per Lo Stato Sociale, Red Canzian, The Kolors, Annalisa, Enzo Avitabile & Peppe Servillo e rossa (quella a rischio) per I Decibel, Roby Facchinetti & Riccardo Fogli, Noemi, Renzo Rubino, Mario Biondi, Nina Zilli ed Elio e le storie tese

La serata è stata seguita in media da 10 milioni 108 mila telespettatori con il 51.1% di share. È il risultato migliore dal 1999 in poi, quando lo share fu del 54,06%. Scendendo in dettaglio, la prima parte è stata seguita ieri su Rai1 da 12 milioni 246 mila telespettatori (49.1% di share) mentre la seconda è stata vista da 6 milioni 849 mila (57.3%). Nel 2017, sempre la quarta serata del festival, aveva avuto nella prima parte 11 milioni 707 mila spettatori con il 45.53%, la seconda 6 milioni 213 mila con il 53.20%. L’anno scorso la quarta serata del Festival aveva ottenuto in media 9 milioni 886 mila telespettatori pari al 47.05% di share

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