Il Commissario Montalbano

 

Torna il commissario Montalbano con due nuovi episodi inediti: il primo, in onda il 29 febbraio. In Una faccenda delicata (questo il titolo) ritroveremo tutti i personaggi della serie, da Salvo Montalbano agli altri membri del commissariato di Vigata: Mimì Augello, Fazio e Catarella. Senza dimenticare la storica fidanzata di Montalbano, Livia Burlando, che in questa stagione torna con una nuova interprete. Il commissario sempre alle prese con i misteri di Vigata e i delitti sempre più intricati, dovrà scoprire chi ha ucciso Maria Castellino, un’anziana prostituta trovata strangolata nel suo appartamento e, nel frattempo, dovrà anche riuscire a comprendere il profondo dolore di Livia dopo la morte di François. Nel primo episodio facciamo un salto temporale in avanti rispetto all’ultima volta che abbiamo avuto notizie dal commissariato di Vigata. Sono passati sei mesi dalla morte di François, che Livia aveva accudito amorevolmente come un figlio. La vita, per la fidanzata di Montalbano, sembra essere tornata alla normalità dopo il terribile lutto che la donna ha dovuto affrontare. Ma non sarà del tutto così. Salvo la raggiungerà a Genova, per poter stare un po’ insieme, ma sarà subito richiamato a Vigata per indagare sulla misteriosa morte della donna, strangolata con una cintura nel suo appartamento. Mentre Augello è convinto che si tratti di un maniaco affetto da gerontofilia, Montalbano indaga e scopre che la signora – benvoluta da tutti e felicemente sposata – era da tempo spaventata da un suo cliente, che evitava di incontrare. Il commissario si mette sulle tracce di quest’uomo, per cercare di identificarlo il prima possibile. Le indagini però porteranno alla luce un torbido mistero da sempre celato dalla vittima…

La serie è stata presentata lunedì mattina presso la storica sede Rai in Viale Mazzini a Roma

@100CentoGradi

 

 

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Tanti auguri Francesca!

 

 

Non è da tutti festeggiare il proprio compleanno cantando. Farlo a 21 anni in una città distante migliaia di chilometri da casa, coccolata da un affetto senza eguali, è quanto di più elettrizzante possa capitare. Tutto questo è accaduto a Francesca Michielin arrivata alla consacrazione (non definitiva, ma la strada intrapresa è quella giusta) dapprima mediante la collaborazione con Fedez e ultimamente con il Festival di Sanremo. Arrivata seconda dietro agli Stadio, può considerarsi di diritto la vincitrice morale. Sarà lei, ad esempio, a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest (il vecchio EuroFestival, tanto per capirci) il prossimo 14 Maggio. Francesca Michielin è l’unica, tra i cantanti in gara al Festival, a mantenere alta la sua posizione nelle varie classifiche. Il suo è tra i brani più acquistati su iTunes (terzo nella top 150) e tra i video più visti su YouTube. Addirittura su Spotify Nessun grado di separazione agguanta la prima posizione come canzone più ascoltata tra quelle di Sanremo. Un successo forse insperato ma assolutamente meritato. Dal primo disco (Distratto) in poi, è stato un crescendo. Il suo disco DI20 (appena rieditato) sta andando alla grande. Merito di pezzi come L’amore esiste, Battito di ciglia e Magnifico (qui nella versione only piano solo con la sua voce e con un testo diverso). E’ proprio sulle note di questo brano che la ragazza veneta, durante il mini live in Feltrinelli, si è commossa. Nodo alla gola ed emozione palpabile. Solo la sua voce e le sue mani. Solitudine da pianista, ha regalato ai suoi fan (oltre al pezzo sanremese) anche 25 Febbraio, pezzo dedicato proprio al suo giorno di nascita. I festeggiamenti si sono conclusi con rose, regali e una torta fatta preparare per l’occasione. Un compleanno che la Michielin, ne siamo certi, non dimenticherà facilmente.

 

@100CentoGradi

Guardando il cielo, ascoltando Arisa

 

 

Estrosa, generosa, schietta come chi non ha paura di mettersi a nudo, perché abituata ormai a indossare null’altro che se stessa. Senza pretese, ma anche senza falsa modestia. Arisa è Arisa! O la si ama visceralmente o la si detesta, altrettanto visceralmente. Lei non ha filtri e va a ruota libera: se il suo pubblico le fa una domanda risponde sinceramente, senza paura di smentirsi, poiché cambiare idea è umano, oltre che da persone intelligenti. Così stasera, alla Feltrinelli di via Appia, non si è risparmiata presentando il suo ultimo disco Guardando il cielo che vede, tra le molte collaborazioni, oltre al rinnovato connubio con Giuseppe Anastasi, la talentuosa Federica Abbate, il poeta Alfredo Rapetti Mogol e Fabio Gargiulo.

 

“In Guardando il cielo tutto parla di me”

“Un album autobiografico – conferma la cantante lucana, qui anche nel ruolo di autrice – dove ho raccolto quello che avevo accantonato negli anni. Tutto parla di me, non ci sono riempitivi! Perché oggi non ho paura di dire che sono imperfetta e anche un po’ acida. No, nessun timore”.

 

Arisa ama sperimentare: “La prima e l’ultima canzone del disco, Voce e Per vivere ancora, sono davvero sperimentali. In Lascerò, quinto pezzo del cd, invece, racconto di un amore finito: a volte ce li portiamo dentro questi amori, anche se non ci rendono felici. Quando ho finalmente cantato Lascerò ho pianto, perché mi sono lasciata il passato alle spalle per avviarmi verso il futuro”.

A chi le chiede poi quante ore di esercizio giornaliero le costa la sua straordinaria voce lei risponde: “Ci sono molte mucche a casa mia. Al mattino, quando mi sveglio, faccio muuuu… Occorre curare l’anima per cantare bene e non fare esercizi di stile: vedete, quando parlo la mia voce è diversa. Sì, avete ragione – continua, rivolta al pubblico che la osanna per il suo talento vocale – forse, se parlassi come canto tutti s’innamorerebbero di me: beh, forse, mi allenerò in tal senso”.

E ride, anzi, sorride, lo fa sempre Arisa, anche quando le chiedono qual è la nota più alta che riesce a tenere: “Non lo so – ribatte – dipende dai giorni: dipende da come sto!”.

 

Sulla moda dei duetti, poi, non si sbilancia e vola sull’assurdo. “Mi piacerebbe duettare con Michael Jackson, con Freddie Mercury, con i Beatles tutti insieme oppure solo con John Lennon: tutti sconosciuti e, soprattutto, morti, appunto! Scherzi a parte: Sting? Sarebbe super, magari! Con lui non ci canterei solo…”.

 

Semplicità Arisa: “Vorrei rifare X-Factor”

Il momento più bello di Arisa? “Quando mio padre mi ha detto: grazie per il tuo cuore grande! A 33 anni sono soddisfazioni per una figlia!”.

Ma un po’ di amaro, le è rimasto, confessa, per non esser stata più richiamata come giudice a X-Factor. “Sì che ci tornerei – dice ai fan che la implorano affinché torni – perché è una vera palestra per i giovani, non è un gioco. Ragazzi, fate una petizione così mi richiamano!”

Nell’attesa speranzosa, i fans dovranno accontentarsi di sporadiche comparse della cantante lucana che assicura: “A ottobre partirà il mio tour. Prima, però, farò qualche apparizione estiva e starò un po’ in giro per promuovere il disco… Presto ne saprete di più: restate sintonizzate sui social”.

Finito il tempo delle chiacchiere e delle domande, parte la corsa all’autografo, tra pile di cd e vinili da firmare e foto-ricordo da scattare. E anche in questo Arisa non è avara.

 

@oriacicchinelli

 

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Antonio Giuliani e le 7 REpliche… de Roma

Sette re in sette domeniche. Sette appuntamenti in sette teatri diversi. Una bella sfida quella che attende Antonio Giuliani, quella di raccontare vizi e virtù che contraddistinguono la natura umana, partendo dai 7 Re di Roma fino alla contemporaneità. Pregi e difetti di uomini e donne, guardando il mondo dalla città eterna. Spettacolo scritto dallo stesso Giuliani e da Maurizio Fracabandiera, con l’aiuto regia di Chiara Perfetti.

Questi gli appuntamenti tra il 28 febbraio e il 15 maggio, de Le 7 Re(pliche) de Roma

28 Febbraio Teatro Manzoni (Romolo)

13 Marzo Salone Margherita (Numa Pompilio)

20 Marzo Sala Umberto (Tullo Ostilio)

10 Aprile Teatro Roma (Anco Marzio)

17 Aprile Teatro Ghione (Tarquinio Prisco)

8 Maggio Tirso de Molina (Servio Tullio)

15 Maggio …Gran Finale a sorpresa (Tarquinio il Superbo)

L’incontro di presentazione dello spettacolo, avvenuto in un locale di Trastevere, è servito anche da pretesto per fare una bella chiacchierata a 360 gradi sulla carriera dell’attore comico dalle origini ai nostri giorni. Giuliani, un vero e proprio fiume in piena ha raccontato aneddoti sfiziosi e paradossali, sempre con il sorriso sulle labbra

Lo spettacolo

Con il ritorno sul palco sono tornato bambino. La dimensione piccola rispecchia le mie origini da comico. Lo spettacolo, comunque, sarà tutto nuovo. Ogni serata inizierò parlando del rispettivo re partendo da Roma per poi allargare i miei orizzonti a tutta Italia. La scelta di Romolo e Remo non è casuale. Furono i due primi palazzinari di Roma! Chiudo lo spettacolo con una frase di Charlie Chaplin :” Ogni giornata senza sorriso è un giorno perso”

Gli esordi

Ai primi provini, i romani venivano schifati da tutti. Con me c’erano artisti del calibro di Isabella Orsini e Alberto Farina. Appena ho raggiunto un pizzico di notorietà ho voluto fare un corso gratuito per 35 ragazzi al Centro Culturale Elsa Morante, ormai chiuso. E‘ stata la mia rivincita. Quando andavo a fare le serate rientravo alle 3 di notte con i soldi in tasca e mia madre mi diceva che ero un drogato perché giravo di notte e che mi avrebbe denunciato. Sull’Aurelia, dopo uno spettacolo, mi fermarono i carabinieri. Andavo in giro per locali a lavorare e nella mia valigetta avevo delle parrucche finte e una pistola giocattolo. Era il mio bagaglio per imitare Carlo Verdone e altri comici. Cercai di spiegare che facevo l’operaio di giorno e il cabarettista di notte ma loro vollero una dimostrazione. Mi toccò fare un’esibizione di mezz’ora sull’Aurelia! Di mattina lavoravo come muratore, ero specializzato in controsoffitti. Ma tutti i soldi guadagnati li investivo per acquistare abiti di scena. Da lì iniziai ad avere le prime soddisfazioni. Ma in casa non mi credevano: quando mamma vide i primi manifesti in giro per Roma tornò a casa urlando che io e Stefano Fabrizi (mio storico sodale) eravamo dei delinquenti perché tutta Roma era tappezzata di Porci e bugiardi, commedia scritta con Stefano. Allora regnava l’ignoranza nel senso puro del termine. Poi andai a fare spettacoli nei ristoranti e locali in giro per Roma. La gente veniva a mangiare o a prendere un gelato e io ero l’elemento di disturbo. Ma riuscivo a far riconciliare le coppie : il fidanzato che aveva litigato con la ragazza me la passava al telefono per fare pace.

Il successo

Fui scoperto da Maurizio Costanzo. Una sera, durante uno show, mi venne a vedere Enzo Iacchetti. Al Teatro Parioli devo la mia notorietà. Negli anni, ad assistere ai miei spettacoli, ho avuto nelle prime file molti calciatori della Roma (Totti e De Rossi su tutti) ma non li ho mai usati per farmi pubblicità. DI questo, il Capitano me ne è riconoscente. Con lui siamo ancora amici. Ricordo che tanti anni fa regalò all’Ospedale San Filippo Neri di Roma un macchinario da usare in radiologia. 480 milioni spesi per nulla. Non è mai stata usata per mancanza di tecnici!

I romani

Che dire? Semo troppo forti! Il romano è conviviale, predilige il buon cibo e ha sempre la battuta pronta. Un esempio? Recentemente, durante le minacce dell’Isis, per alleggerire la tensione e sconfiggere i timori, a Roma abbiamo risposto con ironia facendo vignette raffiguranti cammelli sui sampietrini, il raccordo intasato e la conquista delle donne

La Roma

Non ne ho mai fatto mistero: Sono tifosissimo della squadra giallorossa e nella querelle tra Totti e Spalletti non faccio fatica a schierarmi. Sto con il Capitano. Il mister è un tipo un po’ troppo manesco. Francesco poteva evitare di rilasciare quell’intervista alla Rai, la moglie Ilary e il suo amico Vito Scala hanno provato fino alla fine a dissuaderlo. Ma Totti è Totti. E’ un’istituzione. L’ottavo re di Roma è sicuramente lui!

Il libro

Durante lo spettacolo presento anche il mio libro. E’ un’autobiografia ironica e interattiva con cruciverba e parole in romanesco. L’ho scritta a quattro mani con Fabrizio Finamore. Si chiama D.O.C. di origine comica. In 25 anni di carriera non avevo mai fatto neanche un dvd. E’ il mio primo prodotto editoriale. L’incasso verrà devoluto interamente all’Associazione L’arcobaleno della Speranza, per la lotta alla leucemia, linfoma e mieloma. Vicino casa, a Tor Vergata, c’è la sede dove vado spesso a trovare i ragazzi presenti. Potrebbe anche essere un libro per l’estate. Infatti non ha la copertina. Sai com’è… L’estate fa caldo! 

 

@oriacicchinelli

 

 

Patty Pravo ? “Eccomi!”

 

 

I cinquant’anni di un’Artista (in maiuscolo, ovvio), le sue nozze d’oro con il pubblico. Patty Pravo non poteva esimersi dal festeggiare un anniversario così importante con il suo pubblico. L’idea degli instore è balenata anche nella sua mente. E dopo essere stata a Milano e Firenze (e prima di far tappa conclusiva a Napoli, domani pomeriggio) la cantante veneziana è sbarcata a Roma, in Feltrinelli (ormai luogo d’incontro tra i fan e l’artista di turno). Poco avvezza a questi riti, l’eterna ragazza del Piper è giunta con quasi quindici minuti di anticipo. Senza farsi annunciare, senza rispondere a domande. Ha chiamato a gran voce la gente per farla salire sul palco con la copia del cd ben in vista “perché devo sbrigarmi, altrimenti finiamo alle 10!“. Diva lo è sempre stata, bellezza e bravura (ancora intatte) non l’hanno mai tradita. Piacevole è stato trovare moltissimi ragazzi, alcuni poco più che ventenni) stregati da un’artista che ancora ora fa impallidire molte sue colleghi. Tra il pubblico anche paragoni azzardati tra lei e Mina. Due donne con due carriere diversissime, con due voci e stili imparagonabili. Impossibile scegliere. Ma la musica italiana ha la fortuna di averle ancora entrambe piene di idee e di musica!

 

@100CentoGradi

 

Il disco Eccomi ci viene raccontato dal giornalista e psichiatra Elio Sena

A distanza di cinque anni dall’ultima raccolta di inediti, è uscito lo scorso 12 febbraio il nuovo CD di PATTY PRAVO, che contiene anche il brano “Cieli immensi” presentato al Festival di Sanremo, dove ha riscosso un grande successo di pubblico e conquistato il Premio della Critica.

Da ben mezzo secolo lo straordinario personaggio cui dà anima la veneziana Nicoletta Strambelli è in grado di calamitare l’attenzione sia degli esperti di Musica e Costume sia della gente comune, tutti sedotti dall’indiscusso carisma della cantante. Troppo spesso, però, Patty Pravo attiva ironici commenti relativi al suo look e alla progressiva compromissione delle sue abilità vocali, in funzione a volte solo del malanimo di chi giudica. È forse il prezzo da pagare se da dieci lustri puntualmente dimostri di essere in grado di anticipare i tempi, prefigurare i gusti, riagguantare il successo anche dopo lunghi periodi bui. Così, chi si è perso nella valutazione microscopica degli effetti dei “ritocchi estetici”, cui forse per semplice pulsione autodistruttiva Nicoletta ha dovuto cedere per far contenta Patty, oppure si è dedicato con zelo a calibrare l’attuale estensione vocale e la potenza delle stonature, non si è accorto che proprio sul palco di Sanremo ancora una volta la piccola arte della musica leggera esibiva una delle poche vere artiste cui essa deve moltissimo.

“Eccomi”, presenta nel nome se stesso e la Diva. È un disco pregevole, curatissimo, non privo di originalità di testi e melodie, sospeso tra il passato cui necessariamente deve far riferimento un Mito attualizzato e il futuro che somiglia per lo stesso motivo all’immortalità. Almeno cinque pezzi spiccano fra questi dodici inediti (il disco contiene anche la memorabile “Tutt’al più”, nella versione rivisitata per il Festival): “A parte te” (di Giuliano Sangiorgi), “Qualche cosa di diverso” (di Zibba), “Se chiudo gli occhi” (di Tullio Mancino), “Per difenderti da me” (di Tiziano Ferro) e ovviamente il siderale giro di do che incardina incisi e ritornelli di “Cieli immensi” (di Fortunato     Zampaglione), bella canzone dal successo immediato. Gli altri brani cedono al confronto, ma sono di ottimo livello, ugualmente ben confezionati e, manco a dirlo, godono tutti di interpretazioni eccelse e personalissime; persino “Possiedimi” il pezzo scritto da Gianna Nannini, a fronte di un riconoscibilissimo marchio di fabbrica, viene “posseduto” fino allo spasimo dall’originalità del “tarocco” della Pravo.

Alcuni preziosismi negli arrangiamenti, talvolta funzionali al sostegno di una voce non più potente come un tempo, e qua e là minime sbavature di sintesi tra musica e canto, non svalutano di un cent un prodotto di sontuosa eleganza, modernissimo e classico al tempo stesso, difficilmente imitabile e destinato a lunga attenzione… proprio come l’artista che lo firma, Patty Pravo.

 

 

 

La borsa di… Noemi

Tutti cantano Sanremo? In verità, tutti amano Noemi. Al secondo instore (ormai le presentazioni in librerie e affini si chiamano così, vai a capire…) dopo quello di Milano, la rossa è approdata a Roma, sua città natale. In ritardo di quasi un’ora (ah, la Tangenziale…) sulla tabella di marcia ha deliziato i fan (alcuni presenti sin dalle 13!) con la sue doti migliori (voce a parte). La simpatia e la disponibilità non sono mai state messe in discussione. Noemi non si risparmia mai e dopo aver risposto alle domande di Chiara Di Giambattista ha regalato scatti a tutti iniziando dai più piccoli e da due ragazze in carrozzina. Tantissime copie da firmare, non solo del suo ultimo lavoro Cuore d’artista, ma anche di vecchi dischi portati per l’occasione all’appuntamento romano in Feltrinelli. Nelle poche parole scambiate nell’intervista, la sua contentezza di essere arrivata ottava al Festival di Sanremo appena concluso. Stesso piazzamento di una certa Fiorella Mannoia (sua mentore) nel 1987 (Quello che le donne non dicono, pezzo magistrale scritto da Enrico Ruggeri). La borsa di una donna è il proseguimento naturale del percorso femminile nella musica leggera italiana. Qui il brano è firmato da Marco Masini ed è già suonatissimo dalle radio. Altri pezzi degni di nota presenti nell’album, ricco di collaborazioni prestigiose, Cuore d’artista (title track scritta da Ivano Fossati), Amen e Veronica guarda il mare (qui si sente poderosa la mano degli Stadio, vincitori all’Ariston). Ma Noemi ha dimostrato ancora una volta di essere il futuro della musica del BelPaese. Tanto, troppo diversa da altre “dive” stereotipate uscite, prodotte e confezionate dai talent. Qui siamo su altro livello. A partire dalla cosa meno importante: la sexy copertina. Ad avercene…

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Fuocoammare

Un anno intero a Lampedusa per filmare i migranti, dal primo SOS in mare sino alla vita quotidiana nei centri d’accoglienza. Il loro dramma in primo piano; sullo sfondo la realtà di un’isola apparentemente fuori dal mondo. Senza alcuna narrazione. Non ce ne sarebbe bisogno. Le immagini e i dialoghi sono talmente esplicativi da coinvolgere, facendo riflettere e commuovere, lo spettatore. Gianfranco Rosi, dopo il leone d’oro ottenuto alla 70° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia con Sacro GRA sceglie la Sicilia, il suo realismo, la vita di un bambino figlio di pescatori, sofferente il mal di mare, appassionato di fionda e con un occhio pigro che deve curare portando una benda (ma proprio a quell’occhio che usa per la fionda e quindi adesso non ha più una buona mira) la radio locale e le richieste degli ascoltatori, i sughi sui fornelli. Ma anche la mancanza d’acqua e viveri sui barconi, le tute bianche e le maschere sul volto, la vita dei migranti, in arrivo spossati e distrutti, rassegnati a condizioni assurde. Cadaveri e canzoni. Con due protagonisti assoluti. Il bambino dodicenne (Samuele) e il dottore Pietro Bartolo, medico di Lampedusa da oltre vent’anni.

Samuele ci mostra la vita sulla terra, con la sua ansia e il suo affanno già in tenera età. Il medico del paese, direttore sanitario dell’Asl locale assiste ogni giorno agli sbarchi, smistando malati e deceduti. Una vita dedicata all’assistenza e all’accoglienza, consapevole dell’enorme responsabilità del suo operato.

Avevo deciso di fare il film dopo avere incontrato il dottor Bartolo a causa di una bronchite improvvisa da curare, mi hanno colpito i suoi racconti così umani, su vent’anni di soccorsi che riassumono il senso della parola emergenza. Una volta arrivato sull’isola ho scoperto una realtà molto lontana dalla narrazione mediatica e politica e ho verificato l’impossibilità di condensare in pochi minuti un universo così complesso come quello di Lampedusa 

 

Fuocoammare è l’unico film italiano in concorso a questa edizione della Berlinale, nella sezione Orizzonti, dove ha ricevuto applausi e consensi. In Italia sarà nelle sale dal 18 Febbraio.

 

Onda su Onda

 

Dalla Basilicata all’Uruguay. Dalla piccola impresa meridionale a una lunga crociera sudamericana. Sempre con la musica e il mare presenti come protagonisti, più che come contorno. La scelta di girare in Uruguay viene spiegata proprio dal regista e attore

L’Uruguay mi ricorda la Basilicata, sono entrambe strette tra tre regioni, piu’ importanti sulla carta. Sono rimasto anche folgorato dal discorso del presidente Mujica, parla di diritto alla felicità: il primo capo di Stato che parla del diritto alla felicità. Ho conosciuto una terra dove regna una sospensione quasi poetica dove sembra non succeda nulla e con gente molto cordiale

Il film racconta i destini intrecciati di Ruggero (Alessandro Gassmann), cuoco solitario e Gegè (Rocco Papaleo) esuberante cantante che deve raggiungere Montevideo per un concerto, occasione imperdibile per il suo rilancio. All’inizio tra i due non corre buon sangue, ma un evento inaspettato li costringerà ad una amicizia forzata. Nella capitale uruguagia li accoglierà una donna, Gilda Mandarino (Luz Cipriota), l’organizzatrice dell’evento. Ma non tutto andrà come previsto… A Montevideo cercheranno di placare la loro sete di rivincita. Nel cast è esilarante la presenza di Massimiliano Gallo nei panni di un comandante di nave da crociera che ha paura di affogare. Potrebbe essere un Titanic (restando in tema musicale) visto il canovaccio ormai noto intrapreso dai film italiani. Tutto si basa sugli equivoci. Invece Papaleo dimostra, ancora un volta, la sua bravura anche dietro la macchina da presa. Gassmann ormai interpreta solo ruoli comici, con una vena di malinconia. Fisicamente ricorda sempre più il papà. Proprio del grande Vittorio si parla in conferenza stampa

Mio padre ha sempre sostenuto di avermi concepito sulla spiaggia di Mar del Plata. Mia madre in realtà sostiene che non è così  perché quella volta non gliela diede (testuale…)

In realtà un ricordo di Gassman padre nel film è presente. La spiaggia bianca che vede protagonisti Ruggero e Gilda ricorda tanto quella del film Il Tigre (uno dei suoi più belli e meno conosciuti). Lì, a correre, c’era Ann-Margret e le dune erano quelle del litorale laziale. Può sembrare blasfemia…

@100CentoGradi

Sanremo 2016 La serata Finale

A sorpresa, come nelle più belle favole, la vittoria degli Stadio con Un giorno mi dirai riporta la canzone d’autore sul podio più alto. Seconda Francesca Michielin con Nessun grado di separazione, terza classificata Via da qui cantata dalla coppia formata da Deborah Iurato e Giovanni Caccamo. Verdetto giunto dopo un’interminabile e noiosissima serata, ravvivata da un superlativo Renato Zero. La sua voce, le sue dichiarazioni mai banali (il discorso sul rapporto che hanno i veri artisti con il camerino è una vera e propria chicca) e un nuovo pezzo in anteprima Gli anni miei raccontano, che anticipa il nuovo album Alt in uscita l’8 aprile. All’inizio dell’esibizione un medley di successi aveva fatto ballare tutto il Teatro Ariston e scatenato un trenino in sala stampa. Serata iniziata con l’esibizione di Francesco Gabbani (vincitore delle nuove proposte) e con l’annuncio dell’unico big ripescato: Irene Fornaciari. Quasi inutile l’esito, visto il risultato finale che la figlia di Zucchero ha ottenuto. Ultima classificata come il padre 31 anni fa. Ottimo per chi crede nei corsi e ricorsi storici o nella scaramanzia. Fuori sincrono e inspiegabile, invece, il collegamento video con Il Volo (trionfatori lo scorso anno) direttamente da New York. A scaldare il pubblico c’è voluta la grazia e la maestria di Roberto Bolle esibitosi in una coreografia sulle note di We will rock you dei Queen e l’esordio a Sanremo di Cristina D’avena, approdata al festival dopo una vera e propria petizione sui social network. Sette milioni di dischi in trent’anni di carriera, una vita di sigle televisive di cartoon. Il valzer del moscerino, Kiss me Licia, Occhi di gatto, i Puffi, la D’Avena ha cantato tutti i suoi cavalli di battaglia con la platea in delirio. Simpatica la gag dei due amici storici di Conti (Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni) per lanciare lo spettacolo che li vedrà protagonisti il 5 settembre all’Arena di Verona. Una reunion per i tre inseparabili compagni di mille avventure. Per quel che riguarda i big, sempre spiazzanti Elio e le Storie Tese travestiti dai Kiss. Per il resto, piattume generale. Non un brivido, non un colpo di scena. Il verdetto finale è arrivato all’una e trenta. Si chiude così il secondo Festival dell’era Conti. Ne seguiranno almeno altri due. Forse Baudo ha trovato un degno erede. Anche se più ingessato.

Questo il resto della classifica:

4) Enrico RuggeriIl primo amore non si scorda mai

5) Lorenzo FragolaInfinite volte

6) Patty PravoCieli immensi

7) ClementinoQuando sono lontano

8) NoemiLa borsa di una donna

9) Rocco HuntWake up

10) ArisaGuardando il Cielo

11) AnnalisaIl diluvio Universale

12) Elio e Le STorie TeseVincere l’odio

13) Valerio ScanuFinalmente Piove

14) Alessio BernabeiNoi siamo infinito

15) DolceneraOra o mai più (le cose cambiano)

16) Irene FornaciariBlu.

Il Premio della Sala Stampa Radio-tv-web Lucio Dalla – Sezione Campioni è andato agli Stadio con il brano Un giorno mi dirai. Alla band emiliana sono andati 19 voti. Rocco Hunt ne ha presi 15, Annalisa 12, Elio e Le Storie Tese ed Enrico Ruggeri 11, Noemi 10.

Il Premio della Critica Mia Martini – Sezione Campioni è invece andato a Patty Pravo con il brano Cieli Immensi. All’artista sono andati 18 voti. Elio e Le Storie Tese ne hanno conquistati 17, gli Stadio 16. In tutto hanno votato 109 giornalisti presso la Sala Stampa Ariston Roof.

Il Premio Sergio Bardotti per il Miglior Testo è andato al brano Amen di Francesco Gabbani, vincitore tra le Nuove Proposte.

Sono stati 11 milioni 223 mila i telespettatori, pari al 52.52% di share, che hanno seguito ieri la finale del Festival di Sanremo. Rispetto all’anno scorso – quando l’ultima serata del festival era stata seguita in media da 11 milioni 843 mila spettatori, pari al 54.21% di share – gli ascolti sono in calo di circa 600 mila spettatori e quasi 2 punti di share. La prima parte della finale di Sanremo ha fatto segnare 12 milioni 695 mila spettatori con il 48.76% di share, la seconda 8 milioni 712 mila pari al 64.89%. Un anno fa la prima parte dell’ultima serata del festival era stata seguita da 12 milioni 763 mila spettatori pari al 50.77% di share, la seconda da 10 milioni 8 mila con il 65.48%.

 

Sanremo 2016 4°Serata

Pronostico rispettato. E’ Francesco Gabbani con la sua Amen a trionfare nella categoria giovani del Festival di Sanremo. Ovvio, scontato. D’altronde il suo pezzo è molto orecchiabile. Brutto, invero ma il meno peggio tra quelli arrivati in finale. Che poi al suo posto avrebbe dovuto esserci Miele è un altro discorso già approfondito ieri. Mistero che non verrà comunque mai svelato. Come riconoscenza minima, Carlo Conti ha dato alla giovane cantante siciliana l’opportunità di aprire la serata. Magra consolazione. E dire che sino a poche ore prima della diretta (erano le 17…) ancora non era stata presa una decisione in merito. Si parlava di una finale a cinque e persino di annullare tutto. Alla fine ha prevalso il buon senso. La frittata era ormai fatta, Miele ha stoffa e talento da vendere. La sua carriera non finirà di certo in un… amen. Archiviata la gara delle nuove proposte, sul palco si sono esibiti tutti e venti i big. Sull’onda dell’entusiasmo per via della vittoria nella serata delle cover, gli Stadio si sono riscattati ampiamente. La folla ha anche chiesto loro il bis (da queste parte concesso solo alla Houston nel 1987, una vita fa). Noemi, capelli rossi e abito bianco, ha convinto ancora una volta e anche Morgan ha finalmente ritrovato la voce. A tarda notte anche Dolcenera ha potuto interpretare la sua Ora o mai più (le cose cambiano), uno dei brani più riusciti dell’intera manifestazione. I cinque eliminti sono: Zero Assoluto, Dear JackNeffa, Bluvertigo e Irene Fornaciari. Solo uno si “salverá”. All’inizio della finalissima sapremo chi verrà ripescato. Ospite d’onore Elisa con look total black, tatuaggi in vista e voce tremante. L’emozione ha giocato brutti scherzi anche alla ragazza di Trieste, vincitrice nel 2001 con Luce (Tramonti a Nord-Est) molto più a suo agio nell’interpretazione del nuovo singolo No Hero. Sul palco anche Enrico Brignano, protagonista di una figuraccia tremenda. Le centinaia di persone che avevano acquistato il biglietto per lo spettacolo di questa sera all’Auditorium di via della Conciliazione in Roma hanno protestato per la scarsa diffusione del rinvio dello spettacolo EvoluShow 2.0. L’artista romano ospite stasera all’Ariston ha dato “buca” ai suoi fan in attesa. L’organizzazione non avendo comunicato in modo adeguato lo spostamento dello spettacolo o il rimborso del biglietto ha lasciato il pubblico in fila sotto la pioggia. Gli spettatori hanno richiesto la presenza dei carabinieri sul posto e mentre scriviamo la situazione stenta a tornare alla normalità. Tutto questo per un monologo moscio e inutile sui figli e i giovani d’oggi. Neanche una risata nella parte comica, neanche una riflessione nella parte “seria”. Il vuoto pneumatico. Ma il peggio doveva ancora venire. Terzo ospite della serata J Balvin, cantante colombiano autore della hit Ginza, pezzo reggaeton del momento apprezzabile solo per la brevità: meno di tre minuti, rapido e (quasi) indolore. Neanche Virginia Raffaele era particolarmente in forma. La sua Belen Rodríguez, lontana anni luce dalle precedenti tre imitazioni non ha decollato. Una diretta lunga ben cinque ore, con il verdetto principale già annunciato a metà serata, poteva e doveva durare molto meno. Ora resta solo la finalissima. Abbiamo i nostri preferiti, non vinceranno.

 

La quarta serata del Festival di Sanremo, con la finale delle Nuove Proposte che ha incoronato Francesco Gabbani, ha ottenuto in media 10 milioni 164 mila spettatori con il 47.81% di share. Un risultato superiore di oltre 300 mila spettatori a quello dello scorso anno, quando la quarta serata del festival fu seguita in media da 9 milioni 857 mila telespettatori, con un identico share, 47.81%.  La prima parte della quarta serata del Festival ha fatto segnare 12 milioni 201 mila spettatori pari al 46.05% di share, la seconda 6 milioni 414 mila con il 55.20%. Un anno fa la quarta serata del festival aveva raccolto 12 milioni 21 mila spettatori con il 46.27% nella prima parte e 6 milioni 253 mila con il 53.49% nella seconda.

 

@100CentoGradi

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