Sicilian Ghost Story

 

Un pugno allo stomaco. Forte, da knockout immediato. Giù alla prima ripresa. Senza possibilità di proseguire l’incontro. E’ la storia di uno dei più atroci delitti di mafia in Italia, nei suoi anni d’oro. Quelli della strategia della tensione a Roma, Firenze e Milano (fatti di bombe) e degli omicidi a Palermo (Falcone e Borsellino su tutti). Sicilian Ghost Story narra con estrema durezza lo strangolamento del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino. A quest’ultimo non venne mai perdonato il ruolo di collaboratore di giustizia. Giuseppe venne rapito da un gruppo di mafiosi, su ordine di Giovanni Brusca, travestiti da poliziotti della DIA. Il piccolo fu legato e lasciato nel cassone di un furgoncino Fiat Fiorino, prima di essere consegnato ai suoi carcerieri. Da lì, il tentativo fallito miseramente di ottenere un benché minimo riscatto. E la morte, atroce, del piccolo sciolto nell’acido. Nel film c’è un legame tra sogno e incubo e, non conoscendo la storia, lo spettatore si troverà di fronte a una favola noir con un amore impossibile tra due adolescenti (Giuseppe, appunto e la compagna di scuola Luna interpretata dalla bravissima Julia Jedlikowska). Il finale è tristemente noto ma la cura con la quale Grassadonia e Piazza hanno curato la pellicola merita un plauso e una visione quanto più attenta. Per non dimenticare. A Palermo e non solo. Il film esce oggi nelle sale ed ha aperto la Semaine de la critique al Festival di Cannes.

locandina

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Facciamo che io ero

Debutterà giovedì 18 maggio il one woman show dell’artista comica Virginia Raffaele. Un varietà in quattro puntate, che avrà come titolo Facciamo che io ero e che andrà in onda dalle 21:20, per quattro puntate, su Raidue. Stamattina la presentazione alla stampa. Prossimamente su http://www.metronews.it

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Moglie e marito

E se un giorno ti svegliassi nel corpo dell’altro e, più precisamente nel corpo di tuo marito o di tua moglie? Cosa potrebbe accadere nella tua vita di coppia? Ce lo racconta al cinema – dal prossimo 12 aprile – il regista Simone Godano, alla sua prima esperienza alla regia, nel film Moglie e Marito. Una commedia esilarante e surreale per certi versi, che permette di analizzare la vita di una coppia nella quale molte coppie di spettatori potranno rivedersi. Protagonisti Kasia Smutniak (Sofia) e Pierfrancesco Favino (Andrea), i quali si ritroveranno, inaspettatamente, l’una nel corpo (e dunque nella vita) dell’altro. Un film che strizza l’occhio alle commedie americane, al vecchio scambio dei ruoli (dal celebre TootsieQuel pazzo venerdì passando per Nei panni di una bionda) Probabilmente Simone Godano non ha inventato nulla. Anche se Favino, in conferenza stampa non sminuisce il lavoro del regista: “le commedie legate al doppio esistono ben prima dei film realizzati dagli americani! Il gancio è sicuramente un’idea classica trasposta ai giorni nostri. Personalmente ho preferito non aggrapparmi a film simili. Di solito, quando il regista è esordiente, tende ad avere tutto sotto controllo, senza lasciar spazio alla creatività che può sbucare fuori sul set, e invece io ho avuto la possibilità di fidarmi dei componenti del cast tecnico e artistico. Ci siamo divertiti tanto e spero si percepisca”.

Sofia e Andrea sono sposati da 10 anni e, dopo essere stati una coppia affiatata e innamorata, sono ad un punto di crisi e iniziano a pensare al divorzio. Sofia è una conduttrice televisiva in ascesa, Andrea un geniale neurochirurgo che sta tentando con tutte le forze (anche economiche) di portare avanti una sperimentazione sul cervello umano. Hanno due figli, una bella casa, ma non si capiscono più, non si ascoltano più. Quando ormai la loro storia sembra essere arrivata al capolinea, però, un esperimento fatto con “Charlie”, la macchina protagonista della ricerca di Andrea,scambierà le loro memorie, facendoli ritrovare l’uno nel corpo dell’altra. Andrea nel corpo di Sofia a tentare di condurre una trasmissione sulle donne, con trucco, gonne a tubino e tacchi a spillo. Sofia nel corpo di Andrea a vedersela con pazienti, sale operatorie e medici arrivisti. Una situazione surreale, l’unica in grado di farli rincontrare. Moglie e Marito è una godibile commedia degli equivoci e gli stessi Smutniak e Favino hanno ammesso che è stato fondamentale per loro studiarsi al fine di poter interpretare i loro personaggi e rendere credibile questo scambio. “Quando non c’era Pierfrancesco sul set, quando non potevo confrontarmi con lui, avevo molte più difficoltà” ha infatti dichiarato Kasia in conferenza stampa confessando che “un esperimento di questo genere,nella vita reale, lo accetterei per pura curiosità”. Secondo Favino, invece, sarebbe quasi liberatorio poter entrare nel corpo di qualcun altro in quanto “anche quello che non diremmo mai potrebbe essere detto”.

Simone Godano, forse, non ha inventato nulla. Ma quel nulla è divertentissimo.

 

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Rosalind Franklin Il segreto della vita

Il Teatro Eliseo non chiude. Almeno, non ancora. Il comunicato del teatro gestito da Luca Barbareschi che ha rimesso al mondo lo storico teatro con le sue forze riportandolo all’antico splendore confidando in quanto dovuto, poi, dalle istituzioni è di pochi giorni fa. E allora, nel calpestare la storia (la pavimentazione del piano superiore del teatro è completamente tappezzata da manifesti di storici spettacoli negli anni d’oro dello spettacolo a Roma) si è cercato di dimenticare nefasti presagi dedicando una mattinata uggiosa alla presentazione de  Rosalind Franklin Il Segreto della Vita, in scena dal 28 marzo al 16 aprile. Protagonisti assoluti Filippo Dini (nelle vesti anche di regista) e Asia Argento, alla quale viene affidato l’onore e l’onore di interpretare Rosalind Franklin. Si tratta della storia vera della scienziata cristallografa che per prima fotografò la doppia elica del Dna, con una scoperta che cambiò la storia ma le fu rubata dai due colleghi James Watson e Francis Crick. Si parlava di storia, trasudante le pareti dell’Eliseo. E’ la stessa Argento a raccontare di quando da piccola veniva a vedere la madre, Daria Nicolodi, esibirsi. E poi…: ”Non pensavo sarei tornata a recitare, ancora meno in teatro e su questo palcoscenico. Mi sento come Rosalind Franklin, per il maschilismo che regna nel mondo della scienza come in quello dello spettacolo e perché anche lei, come me, veniva chiamata dark lady per la capacità di rapportarsi solo al suo lavoro”. E’ una prima per la Argento, testo di Anne Ziegler interpretato a Londra anche da Nicole Kidman. E per Filippo Dini: ”La storia di una grande rivoluzione e il dramma di una donna che cercò faticosamente di trovare un posto nel mondo. E che non ci riuscì”

 

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Pino Daniele Il tempo resterà

L’affermazione più vera dopo una proiezione che un brivido via l’altro ha regalato fino a far affiorare le lacrime ai fortunati spettatori della prima de Il tempo resterà l’ha regalata Claudio Amendola (voce narrante nel documentario dedicato a Pino Daniele). L’attore romano, pungolato da un cronista sull’eterna rivalità tra la Capitale e Napoli ha affermato che: “Prima di Pino, Napoli veniva vista da noi romani, ma anche dal resto d’Italia come una città dai mille luoghi comuni. Non potevi parlare di Napoli senza associarle la camorra, il colera, il terremoto. Tutti questi stereotipi da stadio che lui e il suo gruppo hanno fatto cadere”. La musica unisce, quella dei Napoli Centrale (gruppo fondato nel 1975 da James Senese) è stata la prima rivincita per un Sud martoriato. L’artista ha raccontato di quando Pino volle unirsi a lui e a Franco Del Prete per suonare il basso, ma essendone sprovvisto dovette averlo in regalo dallo stesso Senese. Un’amicizia durata fino alla scomparsa, in quel maledetto gennaio di due anni fa. Carriere divise, poi riunite e uno storico concerto davanti a 200mila persone, in piazza del Plebiscito a Napoli. Era il 19 settembre 1981, l’anno dell’Irpinia. Pino, James, Tullio, Tony, Joe. E l’anima di Napoli a cantare con loro. Il cuore? Troppo utilizzato, come recita Alessandro Siani in un altro momento toccante del docufilm. Pino si è speso fino all’ultimo, era al concerto di Capodanno poche ore prima di salire su una nuvola a far compagnia al suo storico amico Massimo Troisi. Giorgio Verdelli, regista del film ha unito immagini di repertorio, parecchie inedite, e ricordi da parte di compagni di viaggio. La commozione, si diceva. Ma la musica, soprattutto. Impossibile citare tutti i brani presenti. Certo, quando parte Je so’ pazzo oppure Napule è o ancora Quando non si riesce ad ascoltare solamente. Ma anche in Maggio se ne va (brano del 1982) o Schizzechea e in mille altri pezzi c’è tutta Napoli, c’è tutto Pino. E quello che ha lasciato in eredità. Noi tutti siamo destinati a passare ma il tempo resta. Resta e torna. No, non si può proprio non amare Napoli. Napule è mille culure,. Napule è mille paure. Napule è a voce de’ criature. che saglie chiane chiane. E tu sai ca nun si sule

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Questione di Karma

In un periodo dove la parola karma sembra farla da padrone (un esempio per tutti, la vittoria a Sanremo di Francesco Gabbani) anche il cinema strizza l’occhio alla legge di causa-effetto. Certo, è solo una coincidenza ma se un filone c’è (anche se bisognerebbe addentrarsi in logiche che con lo spettacolo hanno poco a che fare, si parla di religione…) è bene sfruttarlo. Ci pensa Edoardo Falcone, al ritorno dietro la macchina da presa dopo il fortunato e simpaticissimo Se Dio vuole (di cui ci sarà il remake americano prodotto da Bryan Singer). Allora la coppia era composta da Marco Giallini e Alessandro Gassmann, ora passati alla corte di Massimiliano Bruno. Per l’occasione un duetto tutto nuovo: Fabio De Luigi ed Elio Germano, quest’ultimo piacevole sorpresa anche nella commedia. Anche se Falcone rilegge in chiave ironica un tema, l’elaborazione della perdita, particolarmente vivo quest’anno, raccontato in film diversi per tono e genere.

Fabio De Luigi è il bizzarro erede di una dinastia di industriali che evita l’azienda per spendere il suo tempo in studi umanistici. In realtà è come si si rifiutasse di crescere, fermo al giorno in cui il padre si è buttato dalla finestra, senza lasciare un biglietto. Da ragazzino ha sviluppato grande interesse per la reincarnazione e si rivolge a un esoterista francese (Philippe Leroy) che si dice capace di scoprire – con tanto di nome e cognome – in chi si è trasformato il genitore: si tratta di Mario Pitagora, Elio Germano, cialtrone che vive di espedienti e pieno di debiti. Tra i due uomini, l’idealista e l’opportunista, nasce un rapporto che li porta a un viaggio di cambiamento. Il film prodotto da Wildside Rai Cinema sarà nelle sale da giovedì con 01 Distribution.

Comunque vada panta rei. And singing in the rain

 

 

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Beata ignoranza

E’ possibile vivere in un mondo completamente schiavo della tecnologia e decidere di non farne parte odiando tutto ciò che vive aldilà dello schermo? La domanda che, a volte rimbalza nei giochini stupidi, va detto, sui social arriva sul grande schermo. In rete si chiede: “Riusciresti a vivere un anno con un milione di euro ma senza connessione dati?”. Non ci crederete ma il 99% delle persone risponde di no! E’ su questa schiavitù che Massimiliano Bruno imposta il suo nuovo film.

Ernesto (Marco Giallini) e Filippo (Alessandro Gassmann) hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo. Filippo è un allegro progressista perennemente collegato al web, bello e spensierato è un seduttore seriale sui social network. È in grado di sedurre anche i suoi studenti grazie a un’app, creata da lui, che rende immediata la soluzione di ogni possibile calcolo. Ernesto è un severo conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista anche con i suoi allievi, che fa della sua austerità un punto d’onore e vanta una vita completamente al di fuori della rete. È probabilmente l’ultimo possessore vivente di un Nokia del 1995. Una volta erano amici oggi sono divisi anche dai social network. Da un momento all’altro può però arrivare una novità – che è poi una sorta di ritorno al passato per cercare di recuperarlo – che stravolge il tutto. Ecco, quindi, che se uno cercherà di fare a meno della tecnologia, l’altro cercherà di capirla e di farsela piacere, per una donna: Nina (Teresa Romagnoli), una venticinquenne a cui sono legati entrambi. Bruno colpisce ancora una volta nel segno e se appare inarrivabile la sua opera prima Nessuno mi può giudicare, forse è perché nelle seguenti ha cercato di evolversi e di mutare ingredienti e personaggi. Strepitosa la coppia Giallini-Gassmann, ma non è una novità. Il primo, soprattutto, stupisce film dopo film. E una sua battuta può dare l’idea di come i social hanno stregato il mondo. Alla frase: “Adesso puoi comunicare con miliardi di persone in tutto il mondo”, la sua esclamazione è (riflettendoci bene) quella che diremmo tutti: “E che cazzo c’avemo da disse?”

Beata ignoranza sarà nelle sale italiane dal 23 febbraio prossimo per 01 Distribution. Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano con Italian International Film e Rai Cinema.

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I fantasmi di Portopalo

Il dramma dell’immigrazione, le tragedie in mare. Le storie, quasi mai a lieto fine, di chi arriva a Lampedusa (in questo caso, ma vale per tanti posti in Italia) sognando un futuro migliore. O almeno, una dignità. E trova la morte, sotto forma di barconi affondati: le carrette del mare, vengono chiamate. Il più delle volte, sono storie che non fanno notizia. Tocca a un narratore portarle alla luce. Nella fiction in onda su RaiUno I fantasmi di Portopalo viene raccontato il naufragio della F174: è stato definito l’incidente navale più tragico avvenuto nel Mediterraneo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un dramma che avvenne nella notte tra il 25 e il 26 dicembre del 1996. I clandestini erano a bordo di un battello maltese, colato a picco, a causa del suo pessimo stato e dell’urto con una nave honduregna, la Yohan, che in precedenza aveva trasportato gli stessi passeggeri in cerca di una vita migliore in Europa. Protagonista è Saro Ferro (Beppe Fiorello), pescatore siciliano impegnato contro l’omertà. E’ grazie a lui se la Tragedia di Portopalo o Strage di Natale è venuta alla luce. Morirono 300 clandestini provenienti per gran parte da alcuni paesi asiatici (India, Pakistan e Sri Lanka). Saro, nella realtà e nella fiction, passa delle giornate logoranti, durante le quali il senso di colpa non lo lascia in pace, e decide quindi di rompere il silenzio convinto che bisogna dare il giusto rispetto alle vittime del mare. Non può continuare a essere il complice di quello che è successo a Lampedusa. La sua battaglia per la verità (ruppe il silenzio nel 2001) lo porta però a scontrarsi con una realtà opprimente, dove non c’è sempre spazio per gente onesta. In onda lunedì 20 e martedì 21 Febbraio 2017 in prima serata, la produzione Rai è è stata liberamente tratta dal libro del giornalista e scrittore Giovanni Maria Bellu. Raccontò la storia quindici anni fa nei suoi reportage emozionanti: il Rov (Remotely operated vehicle) robot sottomarino con all’interno una telecamera svelò quel cimitero nel Mediterraneo e nel 2004 scrisse I fantasmi di Portopalo (ripubblicato da Mondadori).

“Ho comprato i diritti del libro e per anni ha cercato di realizzare il film” spiega Fiorello, (anche sceneggiatore con Alessandro Angelini, Salvatore Basile, Paolo Logli e Alessandro Pondi).  “Un pescatore sa che in mare esiste una sola legge, quella del soccorso. Qui per lungo tempo, per sopravvivere, perché con un’inchiesta le autorità avrebbero chiuso la zona di pesca, scelsero di non parlare, di non raccontare cosa succedeva quando tiravano su le reti. Quando abbiamo girato sul peschereccio la scena  dei corpi finiti nelle reti che venivano rigettati in mare, c’era un silenzio irreale. I pescatori che ci accompagnavano avevano le lacrime agli occhi”. Nei panni del giornalista, Giuseppe Battiston che afferma: “La tragedia di Portopalo è una brutta storia, ma necessaria. Questo deve fare la televisione: dare spazio a storie che aiutino la gente a riflettere, e qui la narrazione mostra proprio il punto di vista delle persone. Se noi vogliamo cambiare vita, prendiamo un aereo e andiamo in un altro paese: ci sono persone che non lo possono fare, spendono dieci volte di più e non è detto che sia compreso l’arrivo. Il nostro film non è un antidoto alla paura, però racconta come, di fronte a fenomeni come questi, la paura sia la reazione più facile”.

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Il viaggio di Fanny

27 gennaio, Giornata della Memoria. In occasione della ricorrenza esce nelle sale un nuovo film, basato su una storia vera. Si pensava che con Il figlio di Saul, il filone legato alla seconda guerra mondiale si fosse esaurito. Invece non basta mai, non ce n’è mai abbastanza. E nella tragedia immane è giusto così: mai spegnere i riflettori. Il film racconta la vicenda di Fanny Ben-Ami, una ragazzina ebrea di 13 anni che nel 1943, durante l’occupazione della Francia da parte dei tedeschi, viene mandata insieme alle sorelline di 7 e 8 anni, in una colonia in montagna. Lì conosce altri coetanei e con loro, quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e inaspriscono, scappa nel tentativo di raggiungere il confine svizzero per salvarsi. Il viaggio è emozionante, ricco di colpi di scena. Purtroppo è tutto reale. Le cose sembrano andare bene fin quando i nazisti non arrivano sul suolo italiano; è allora che alcuni membri dell’orfanotrofio pianificano una spedizione per inviare i ragazzi sul confine svizzero, rimasto neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale. Fanny, le sue sorelline e altri bambini ebrei si ritroveranno a compiere un viaggio alla ricerca della salvezza, da soli e senza nessun punto di riferimento, a correre senza sosta per un lunghissimo percorso a piedi, pieno di difficoltà e paure, inseguiti da ufficiali tedeschi sulle loro tracce. Una storia con atti di coraggio affidati ai piccoli e non ai grandi, quelli più codardi.

Il viaggio di Fanny arriverà nelle sale come evento speciale il 26 e 27 gennaio. Lucky Red, che distribuirà il film, offre alle scuole la possibilità di organizzare proiezioni mattutine a costo ridotto contattando il numero verde dedicato 800050662 o scrivendo a scuole@luckyred.it.

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Natale a Londra – Dio salvi la Regina

Esce domani il vero film di Natale, quello prodotto da Aurelio De Laurentiis che, orfano di Higuain per il suo Napoli, potrebbe inserire tranquillamente Lillo & Greg di punta. Poi, sfruttando l’infortunio di Milik, dare una chance a Nino Frassica. Sì, perché i veri bomber sono proprio loro e non sfigurerebbero neanche in maglia azzurra. Scherzi a parte, la banda del sud colpisce ancora. Dopo il successo di Natale col boss (ricordate? Peppino Di Capri in grande spolvero) tornano tutti (o quasi) per mettere a segno un colpo sensazionale: rapire i preziosissimi cani della Regina e travolgere Buckingham Palace. La meta scelta, dopo la Brexit, è d’obbligo e già nei vari teaser si gioca molto sulla rivoluzione inglese. Molto gradito il ritorno di Ninetto Davoli (sul set padre di Lillo & Greg) e molto curioso l’esordio degli Arteteca (duo cult del programma Made in Sud, coppia anche nella vita). Ma è tutto il cast a funzionare, dallo “chef” Paolo Ruffini (col baffetto alla Ratatouille) a Eleonora Giovanardi (capo chef nel ristorante di Londra e figlia di Frassica) vestita, alla prima, con un grazioso cappottino. Le trasparenze messe in mostra un anno fa durante la presentazione di Quo Vado? sono solo un ricordo. Azione (molta) e sentimento (quanto basta). E i cani della regina, portati sul set da ‘U barone. Lesa maestà (per rimanere in tema) se paragonassimo il film a I soliti ignoti o a La banda degli onesti. Ma, con quello che gira nelle sale sotto l’albero, la pellicola supera ampiamente la sufficienza

Nota di colore, durante il photocall. L’attore Paolo Ruffini, dopo aver compiuto un salto ha divelto una mattonella del Visconti Palace Hotel, tra l’ilarità generale. Tempestivo il… riassestamento della pavimentazione

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