Luisa Spagnoli

 

E’ stata presentata alla Casa del Cinema di Roma Luisa Spagnoli, una coproduzione Rai Fiction – Moviheart di Massimiliano La Pegna, per la regia di Lodovico Gasparini. La fiction andrà in onda in due puntate, in prima visione tv su Rai1, lunedì 1 e martedì 2 febbraio in prima serata. Narra la storia di una donna di umili origini che nei primi anni del Novecento, destreggiandosi tra mille difficoltà e altrettanti retaggi culturali, trasformò i suoi sogni in impresa, prima fondando l’impero dolciario della Perugina e poi dando vita ad un marchio di moda che conquistò il mondo trasformando un semplice nome, il suo, “Luisa Spagnoli”, in una vera e propria icona dello stile made in Italy. E’ il racconto appassionante delle vicissitudini che portarono una ragazza povera di provincia ad essere una delle prime e più grandi imprenditrici italiane, protagonista dell’economia e della cultura del nostro Paese.

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The Hateful Eight Tarantino a Roma!

 

 

 

L’inferno, primo dei Tre Regni dell’Oltretomba narrato da Dante. Ma anche il Purgatorio e il Paradiso. No, non è un delirio legato a reminiscenze scolastiche. E’ la prova dell’esistenza di… Quentin Tarantino! La sua personalissima Divina Commedia messa in mostra con l’ottavo (capo)lavoro. Un’opera di 2 ore e 50 minuti nella versione standard, 3 ore e 10 in quella in 70mm di libidine pura. Accompagnato dalle musiche del Maestro Ennio Morricone, il regista del Tennessee inchioda letteralmente gli spettatori alla sedia. Non per i colpi di scena (pochi rispetto alle aspettative) quanto per una trama dove si possono trovare mille e più citazioni. Ambientato qualche anno dopo la fine della guerra civile, The Hateful Eight, ha come protagonisti otto maledetti viaggiatori bloccati dalla neve presso un emporio, nel cuore del Wyoming. Ci sono il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) e la sua indomabile e perfida prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh). I due sono attesi nella città di Red Rock dove John Ruth, che non a caso si chiama “Il Boia”, deve portare all’impiccagione la criminale riscuotendo una taglia di 10.000 dollari. Ma c’è anche il Maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), anche lui cacciatore di taglie che viaggia con tre cadaveri al seguito (valore 8000 dollari). Ma non solo… C’è Oswaldo Mobray (Tim Roth), che si definisce un boia, il mandriano Joe Cage (Michael Madsen), faccia da criminale, ma in viaggio per far visita alla mamma; lo Sceriffo, o aspirante tale, Chris Mannix (Walton Goggins);l’anziano Generale Sanford Smithers (Bruce Dern) e, infine, il messicano Bob (Demián Bichir)

E’ uno spaghetti western (quelli alla Sergio Leone per intenderci) pellicole che Tarantino ha sempre amato e sognato di fare. Qui si prende il lusso di essere voce narrante, fuori campo. Ma la sua mano si vede tutta. Il sangue che schizza, splatter, pulp…chiamatelo come volete. E’ anche un giallo (notevole il richiamo ad Agatha Christie quanto ad Anthony Mann). Anche qui si cerca un assassino. I cowboy nella neve, il camino acceso, il razzismo fin troppo marcato, una lettera del Presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln, troppi caffè e troppi stufati. C’è davvero di tutto. La proiezione avvenuta ieri sera nello storico Teatro 5 di Cinecittà ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso, con la curiosità di vedere se sarebbe andato a finire proprio così. Chi ha letto il pressbook in dotazione ha scoperto un velato spoileraggio. Ma l’ha subito dimenticato, tanta era la voglia di assistere a una pellicola in corsa per tre Oscar. Nelle sale italiane dal 4 Febbraio

 

 

Alla conferenza stampa di oggi erano presenti il regista, Madsen (con il suo giubbotto Free Tibet mostrato con orgoglio) e Kurt Russell.

 

 

Nel corso dell’incontro dei giornalisti, spiccano le dichiarazioni del regista che definisce il suo ultimo lavoro come “la versione western de Le Iene” e lo scontro dialettico tra il collega Francesco Lomuscio e Morricone autore (anche…) di una lezione di musica improvvisata. A 87 anni…suonati!

@100CentoGradi

L’abbiamo fatta grossa

Per questo film avevo bisogno di più libertà rispetto ai miei ultimi lavori, cosa che sono riuscito a ottenere anche e soprattutto grazie all’esuberante talento di Antonio. Sentivo il bisogno di sterzare, di cambiare nuovamente rotta, e così è venuto fuori L’Abbiamo fatta grossa, che è una sorta di commedia noir favolesca in chiave comica, anche se qualcuno potrebbe vedere nel finale una sottile critica di costume

Così Carlo Verdone in conferenza stampa, al termine della proiezione della sua nuova fatica cinematografica. Quasi quarant’anni di carriera vissuti sempre al massimo (pochi davvero i film non riusciti). Va detto subito che il Verdone anni 80 è definitivamente sepolto. Il cambiamento radicale avvenne da Stasera a casa di Alice in poi. Le battute e il suo modo di fare fanno parte della persona più che del personaggio e sono rimaste intatte. Riesce a valorizzare ogni spalla e, più passano gli anni più ci si rende conto che il paragone con Alberto Sordi (suo maestro e mentore) è assolutamente fuori luogo. Troppo distanti i due. L’abbiamo fatta grossa racconta la storia di Yuri Pelagatti (Antonio Albanese), un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione dalla moglie, non riesce più a ricordare le battute in scena e di Arturo Merlino (Verdone) investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova. Yuri vuole le prove dell’infedeltà della ex moglie e assume Arturo credendolo un super investigatore. Ma Arturo per errore entrerà in possesso di una misteriosa valigetta contenente un milione di euro in contanti… Equivoci, gag e finale a sorpresa. Si ride, è vero. Come è anche vero che non mancheranno i grandi incassi. Con 850 schermi a disposizione c’è tutta la possibilità di ottenerli. Il problema del film (il venticinquesimo dell’attore romano) è il fiato corto che con il trascorrere dei minuti sembra prendere i protagonisti. Si arriva alla fine regalando la solita dose di critica sociale legata ai vizi degli italiani e alla corruzione che imperversa nel Bel Paese, Parlamento in testa. Chissà se nel futuro Verdone riuscirà a far ridere ancora il pubblico. Lascia l’incontro con una promessa legata al rapporto con Albanese

Se il pubblico apprezzerà questo lavoro abbiamo già una traccia per un altro film insieme, da realizzare tra un paio d’anni

E forse lo stiamo già aspettando. Dal 28 Gennaio al cinema. L’hanno fatta grossa?!?

Nervi a fior di pelle per Aurelio De Laurentiis, a margine della presentazione. Dopo le domande di rito su produzione e sceneggiatura del film, la giornalista Rai Valentina Tocchi inizia a chiedere a De Laurentiis del Napoli e dello scandalo (l’ennesimo) che vede coinvolto anche il suo club. Violenta la reazione del produttore cinematografico : “Non voglio mischiare gli attori col calcio, ma come c….. ve lo devo dire, porca p……”. Poco più tardi arriveranno le scuse

 

@100CentoGradi

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Il figlio di Saul

 

Un filone inesauribile di storie. Questo è da anni, per il cinema, la deportazione ad Auschwitz. Il figlio di Saul, candidato ungherese all’Oscar 2016 per il miglior film straniero non fa eccezione. L’imminente ricorrenza della annuale Giornata della Memoria consueto appuntamento del mese di gennaio, fa da cornice a questa nuova pellicola.

Diretto dall’ungherese László Nemes, il film ha come protagonista Saul, appunto, nome che richiama la Bibbia e, nello specifico, il primo re d’Israele, membro della tribù di Beniamino. Nella pellicola Saul è un ebreo ungherese rinchiuso ad Auschwitz. Ma non solo: egli è un Sonderkommando, termine che indica i prigionieri nei campi di sterminio costretti a collaborare con i nazisti.

Migliaia di ebrei vengono spediti alle docce, dove trovano la morte: tra quelle vittime c’è un ragazzo, che Saul crede essere suo figlio (e, forse, lo è veramente). Il giovane sopravvive alle docce, ma viene subito dopo ammazzato. Da quel momento, Saul farà di tutto per nascondere il corpo, per non bruciarlo e dargli degna sepoltura.

Protagonista è l’attore e poeta ungherese Géza Röhrig (qui al suo debutto come attore). Il film ha partecipato in concorso al Festival del cinema di Cannes nel 2015, vincendo il Gran Prix Speciale della Giuria. Nelle sale italiane approderà il 21 Gennaio.

 

@100CentoGradi

 

Se mi lasci non vale

La tua donna ti ha lasciato? Bene, anche la mia. Passeremo le nostre serate al bancone di un bar ingoiando lacrime e birre oppure…? Oppure! Piano diabolico! Ciascuno di noi dovrà avvicinare la ex dell’altro, conquistarla facendo leva sugli interessi e i punti deboli rivelati, farla innamorare perdutamente e poi lasciarla senza pietà. È così che Paolo dovrà fingersi un vegano convinto per avvicinare Sara (Serena Autieri), la ex di Vincenzo, mentre quest’ultimo dovrà calarsi nei panni di un ricco magnate, per colpire al cuore Federica (Tosca D’Aquino), la ex di Paolo che sembra interessata solo al potere e al denaro. Vendetta, tremenda vendetta. E’ un film spiritoso (il merito maggiore va al collaudatissimo duo Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso) molto realistico con dei risvolti psicologici neanche troppo nascosti. Equivoci? Pochi come anche i colpi di scena.

Questo film più di ogni altra cosa mi è stato utile per capire quanto sia vero il detto ‘chi trova un amico trova un tesoro’. Per me prima di ogni altra cosa questo film è il racconto di una bella amicizia

Così Salemme in conferenza stampa, mentre alla domanda posta alle due attrici riguardo il loro pensiero su atti vendicativi, la risposta è stata unanime :”L’amicizia è il sentimento fondamentale di questo film. La vendetta non paga mai, mentre l’amicizia è un valore sempre fondamentale per tutti. Noi non ci siamo mai vendicate!”. Vero o falso? Che importa! L’importante è ridere di gusto. Il pubblico potrà farlo dal 21 Gennaio.

 

 

@100CentoGradi

The Pills – Sempre meglio che lavorare

 

 

 

Una storia vera, il precariato (o l’assoluta mancanza di voglia di lavorare) come protagonista assoluto. O perlomeno cercare un lavoro molto poco impegnativo sia fisicamente che concettualmente. Tra una sigaretta (leggasi canna…), dosi di caffè bevute in quantità industriali, dubbi esistenziali e la paura di crescere si svolge la vita di tre eterni Peter Pan “alla romana”. I soldi per finanziare il film (ben spesi, non c’è che dire) sono stati investiti da quel fenomeno di Pietro Valsecchi (ancora ebbro di successo zaloniano). Anche se le sale (solo 350) sono evidentemente troppo poche. The Pills viene da lontano. Apparizioni su Deejay Tv e su YouTube, ultimamente su Italia 1. Ma per il grande schermo il genere è una novità assoluta. Siamo lontanissimi (chi ha detto per fortuna?) dall’Italiano Medio di Capotonda (https://oriettacicchinelli.com/2015/01/22/italiano-medio/), ancora di più dai Soliti Idioti (https://oriettacicchinelli.com/2015/03/12/la-solita-commedia-inferno/). Qui si ride e si riflette molto di più. Il Pigneto come location. A proposito dell’ambientazione romana e del linguaggio locale, uno dei protagonisti Luigi di Capua dice:”siamo stanchi di un cinema italiano che racconta di precari che vivono nei loft. Per noi il Pigneto non la periferia tristona di Suburra”. Matteo Corradini di rimando:”Anche Milano avrà un suo Pigneto. Abbiamo portato il nostro clan, il nostro linguaggio perché la verità è il modo in cui si diventa universali”. Un’altra presentazione è prevista proprio nel capoluogo lombardo. Il regista (nonché uno degli attori, Luca Vecchi) afferma:”Il film è totalmente autobiografico. Nel 2010 ci siamo ritrovati tutti e tre laureati e senza lavoro. Le uniche possibilità erano occupazioni in ufficio, otto ore per trecento euro. Non ne valeva la pena. Allora ci siamo detti che volevamo almeno tentare di fare quello che ci divertiva” Una menzione particolare va alla meravigliosa Margherita Vicario (https://oriettacicchinelli.com/2014/12/03/metti-una-sera-all-angelo-mai-margherita-vicario/), protagonista femminile suo malgrado. La produzione ha infatti “costretto” i tre ad avere al loro fianco una donna. Ha fatto la scelta giusta, non c’è che dire. Il film (Medusa) sarà nelle sale dal 21 Gennaio. Da non perdere!

 

 

@100CentoGradi

Sanremo 2016 – La conferenza stampa

Un’ora, non di più. Tanto è durata la conferenza stampa della kermesse canora. Tempi stretti per il Conti-bis (in attesa di un Conti-ter, già in programma per il 2017). D’altronde la curiosità era tutta rivolta alla conoscenza delle vallette e super ospiti italiani e stranieri.

E qui arrivano le prime sorprese. Ad affiancare il presentatore toscano ci saranno due donne e… un uomo. Gabriel Garko, visto recentemente deformato da vari make up non riusciti in compagnia di Virginia Raffaele (già presente all’Ariston lo scorso anno in altre vesti) e la misconosciuta modella e attrice russa Madalina Diana Ghenea. La seconda sorpresa arriva dall’annuncio degli ospiti. Tutti made in italy quest’anno e i rumors più o meno accreditati che davano Elton John come sicuro partecipante vengono messi a tacere sul nascere dal direttore di RaiUno Giancarlo Leone :”Non vogliamo svelare tutto e subito, abbiamo la necessità di riservatezza”. Per i nostri artisti invece, oltre ai già annunciati Eros Ramazzotti, Laura Pausini e i Pooh (con il rientro nel gruppo di Riccardo Fogli) ecco Renato Zero (presente al Festival in gara in due occasioni).

L’inizio della conferenza stampa è stato un omaggio a David Bowie, scomparso ieri. Sullo schermo le immagini della sua ospitata nel Festival 1997 condotto da Mike Bongiorno. Poi Conti ha spiegato di aver “sparigliato le carte” rispetto alle previsioni e ha annunciato una sostanziale novità nel regolamento canoro “Ci sarà una variante al venerdì sera: dirò le ultime cinque canzoni in classifica, il televoto durerà fino all’inizio della finale del giorno dopo e sarà ripescata solo una canzone.Lo scorso anno era una macedonia con sapori musicali diversi, quest’anno è un mosaico con tanti tasselli e colori.” Si parla anche del ritorno del DopoFestival. Lo condurranno Nicola Savino e la Gialappa’s Band. Di sicuro non mancheranno le risate!

Le parole di Garko :”Per me è stata una sorpresa, ho l’abitudine di sottovalutarmi. Non abbiamo avuto un appuntamento con Carlo, me l’ha detto al telefono mentre stavo guidando. Stavo per fare un incidente e ho iniziato ad insultarlo. Sono timido anche se non lo direste mai perché mi spoglio sempre. Per la prima volta mi troverò su un palco…”. “Vestito”, dice la Raffaele. “Non lo so. Sarò realmente me stesso, cercherò di essere come sono a casa mia, senza nascondermi dietro ad un personaggio. Solitamente sono il protagonista dei film, qui sarò al servizio della squadra”. E sarà proprio così visto che co-condurrà le serate. O meglio, una conduzione a quattro voci. La più spigliata in conferenza è apparsa la Raffaele. La sua frase :”Sanremo è come la Nazionale. Anzi, dirò di più: E’ come la Banca Etruria! Tutti dicono tutto”. Più timida la Ghenea :”Mi mancano le parole, guardavo il festival sin da piccola con i miei genitori. Non so come ringraziare Carlo, la Rai e l’Italia intera”. La sicurezza rafforzata è uno dei temi che più sta a cuore. Quest’anno il pubblico avrà biglietti nominativi (un po’ come allo stadio…). La nota “stonata” è la scenografia. Bella, per carità, ma totalmente uguale a quella dello scorso anno. Prima di chiudere Conti confessa che molto probabilmente sarà ospite anche Cristina D’Avena. E’ di questi giorni una petizione lanciata su Twitter per averla.

A chiudere la risposta del presidente Leone alla domanda del collega Luca Dondoni sull’ormai famigerato countdown fantozziano che ha visto la Rai (involontaria?) protagonista a Capodanno :”Se risultassero vere le anticipazioni pubblicate, la Rai non deve far altro che scusarsi, mai una decisione così irrispettosa quale quella di intervenite nel countdown è stata anticipata o condivisa con i vertici della Rai. Né ora né in passato. L’autorizzazione non è mai stata chiesta né data. Non esisteva una prassi verso l’anticipo del countdown. Nei precedenti Capodanni firmati da me come direttore di Rai 1 non si sono mai verificati anticipi dell’orario”. Finirà tutto in una bolla di sapone. A fine mese appuntamento con l’ascolto dei brani, con la speranza di sentirne delle belle!

 

 

Assolo

 

Assolo vuole raccontare la solitudine di una donna profondamente insicura che ha passato la temuta boa dei cinquant’anni. Il tema è serio. Per questo vale la pena di scherzarci su

Così Laura Morante, durante la conferenza stampa di Assolo svoltasi lunedì scorso. Film diretto da lei con un cast di assoluto valore. La protagonista però è Flavia. Due matrimoni alle spalle (con altrettanti figli) e una terza relazione finita male, si trova per la prima volta da sola. Insicura e dipendente da tutti, perfino dalle amiche, cerca di trovare un minimo di autonomia e autostima nella sua psicanalista. Donna imbranata nella guida e goffa anche nelle pratiche più intime (tanto da dover comprare un manuale sull’autoerotismo) riesce a dare e a ricevere amore incondizionato dalla cagnetta dei vicini. La storia, a tratti banale e prevedibile, non decolla mai nonostante l’ottima recitazione di Piera Degli Esposti e di Marco Giallini (qui nei panni di un rozzissimo collega di lavoro dedito all’approccio). Resta amaro in bocca e un po’ di tristezza, anche se l’idea della Morante (al suo secondo film dietro la macchina da presa) era quella di far ridere e di far riconoscere molte donne nel suo personaggio.

La commedia verrà distribuita nelle sale cinematografiche da domani.

 

@100CentoGradi