Adrian, Celentano non (in)canta più

Cosa resta dopo le due serate-evento trasmesse da Canale 5? Assoluto smarrimento, incapacità nel comprendere l’utilità di tanto rumore (per nulla, forse meno) e 5 minuti di Celentano in carne e ossa. Sì, perché Adrian, il cartone animato trasformato in uno show scritto e diretto dallo stesso Molleggiato dopo una gestazione durata ben quindici anni, ha partorito un prodotto senza capo né coda. In principio, siamo nel 2005, era stata annunciata la pubblicazione di un cartoon nel periodo natalizio, al quale era previsto lavorassero anche Vincenzo Cerami e Paolo Conte. Ma poi non se ne fece nulla. Nel 2008, il Clan Celentano e Sky si misero d’ accordo per il progetto Adrian che tre anni dopo ebbe quantomeno le fondamenta: Milo Manara per i disegni, Nicola Piovani per le musiche e lo stesso Cerami per coordinare i testi. Coproduttore la società Cometa Film. Dopo anni di vie legali (alcune promesse, altre impugnate), furiose liti, cambi di produzione e di idee, finalmente (nel luglio scorso) la decisione di Pier Silvio Berlusconi: lo show sarebbe andato in onda sulle reti Mediaset. Ma, fino all’ultimo, a regnare è stata la confusione. Teo Teocoli e Michelle Hunziker chiamati a condurre lo spettacolo si sono tirati indietro: i due, reclutati da Celentano, dopo aver atteso invano il divin Adrian durante giorni di prove infruttuose e senza copione, hanno piantato tutto tornando a Milano. A seguirli anche Ambra Angiolini. Sul carro sono rimasti soltanto Nino Frassica e Natalino Balasso. Con queste premesse, se non avessero ballato cifre astronomiche, qualsiasi direttore di rete con un briciolo di buon senso non avrebbe dato alcun benestare alla messa in onda del programma. Ma, si sa, quando c’è di mezzo Celentano tutto è opinabile. E, alla fine, centinaia di persone si sono presentate al teatro Camploy di Verona per godersi sia il prologo di Adrian, sia la prima puntata della graphic novel.  Frassica, nel ruolo di un frate, assieme al suo assistente Francesco Scali, è impegnato a selezionare tra tanta gente, in fila, chi può entrare e chi no. L’obiettivo, spiegano, è creare un mondo in cui vinca la bellezza. Alle loro spalle, infatti, il mare, una barca, una dogana. È un porto – chiaro riferimento alla situazione politica e migratoria in Italia e in Europa – e i due frati sono arbitri del destino delle persone davanti a loro. Mezz’ora di Aspettando Adrian (ribattezzato in corsa così). Ma di Celentano, nessuna traccia. Arriva, invece Natalino Balasso, il “matto” della compagnia, deputato a dire le più scomode verità. E si complimenta con il pubblico che ha pagato fior fior di quattrini per NON vedere il Molleggiato. Poi, una critica al mondo dei media: “Ore e ore di tv hanno formato il bovino plaudente che batte le mani e fischia a comando”. Fino a quando, preceduto da un tuono, Adriano arriva sul palco. Due parole e niente più prima del cartone. Deludente, anziché no. E la seconda serata, in onda ieri sera (ne sono previste nove, in totale) ha peggiorato il clima già bollente. La confessione di Adriano Celentano al “frate” Nino Frassica, in avvio: “Ho lasciato illudere Canale 5 che avrei partecipato fisicamente allo spettacolo. Io gli ho detto che potevo esserci o non esserci. Che poi è quello che sta succedendo ora. C’è e non c’è. Ho peccato di taciturnità modesta?”. E Frassica: “Io non ti posso assolvere. Sono un prete Rai, non un prete Mediaset” “E perché? Fanno gli stessi programmi. Quello che fa la Rai, lo fa Mediaset. Quello che poi fa Mediaset, lo fa due volte la Rai”, la replica polemica di Celentano. “Hai ragione, ti assolvo. In nome del padre, del Silvio e del sacro ascolto”. Tutto qui. C’è da dire che il comico siciliano regge la scena da professionista consumato. Quasi quarant’anni di carriera hanno forgiato il fu frate Antonino di Scasazza. E mentre sui social impazzava il delirio, come sempre, il cartoon (vera anima dello show) ha mostrato il ragazzo della via Gluck: Adrian, l’alter ego di Celentano, è più giovane di 50 anni. È un orologiaio, che vive in un mondo distopico (ambientato nel 2068) in cui al potere c’è un regime dittatoriale che ha imposto l’omologazione di massa. Nel suo mondo c’è grande avidità, la violenza sulle donne è una tragica realtà, l’ambiente viene maltrattato, i dissidenti sono perseguitati. Lo stesso Adrian viene incarcerato perché tenta di mettere in atto una rivoluzione culturale. Ci sono tutti gli ideali che hanno accompagnato Celentano in tutta la sua vita.

E poi c’è Gilda: una donna bellissima, che ricorda una giovane Claudia Mori (moglie del Molleggiato). Sensuale, in pieno stile di Milo Manara. E nell’animazione c’è il Celentano più vero: quello che canta. Ma, tra commenti negativi e ascolti in caduta libera, non incanta più.

PIERLUIGI CANDOTTI

 

Sanremo 2019 – La conferenza stampa

Si parte sempre da qui, da inizio Gennaio. Anzi, quest’anno no… Lo spin off dicembrino affidato a Pippo Baudo e Fabio Rovazzi ha tolto ogni impaccio (o impiccio…) relativo alle nuove proposte ree di far perdere ritmo al Festival anche in termini di ascolti. Sanremo Giovani, infatti, più che ribadire che Baudo è ancora il miglior presentatore in assoluto su piazza (a ottant’anni suonati) e che Rovazzi potrebbe avere un futuro come spalla, non ha fatto. Canzoni noiose, tranne qualche rarissima eccezione e Auditel in fuga. Dunque, la conferenza stampa di inizio anno, con big già annunciati a dicembre, serve per capire come si snoderanno le cinque serate festivaliere in onda dal 5 al 9 febbraio 2019 al Teatro Ariston. Alla direzione artistica, dopo il boom della passata edizione, ancora lui: Claudio Baglioni, in pausa forzata dalla tournée Al centro (si ripartirà a metà marzo da Livorno).

A prendere il posto di Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker, arriva sul palco un’altra strana coppia composta da due comici: Claudio Bisio e Virginia Raffaele. Saranno loro a presentare i 24 (ventiquattro!!!) big in gara. Saranno come «fratello Sole e sorella Luna». Così Baglioni ha definito i due compagni di avventura. Si è giocato un po’ sul numero 69: il “dirottatore artistico” ha premesso che «al di là di alcuni giochetti, il numero richiama alcune simmetricità» ma anche «l’avvicinarsi degli opposti, quindi anche la diversità. Le note insieme formano l’accordo». Bisio invece scherzando ha detto che quando è stato contattato per sondare la sua disponibilità ad essere protagonista come conduttore del Festival e ha saputo che era l’edizione numero 69 con l’ipotesi Raffaele come partner, «ho pensato a te (rivolto a Baglioni, ndr) e Virginia…».

I nomi di Raffaele e Bisio circolavano già da tempo. Soprattutto quello di lei, che proprio a Sanremo deve la sua consacrazione popolare. Era il 2016 quando Virginia Raffaele calcava per la prima volta il palco dell’Ariston, insieme a Gabriel Garko e Mădălina Ghenea, affiancando Carlo Conti nella conduzione delle cinque serate. All’epoca si era fatta apprezzare per le sue imitazioni di Sabrina Ferilli, Carla Fracci, Donatella Versace e Belén Rodriguez. Sarebbe tornata “sul luogo del delitto” come ospite anche nel 2018, con la prima conduzione Baglioni. Le voci sul ritorno della Raffaele sul palco dell’Ariston erano insistenti. Ora trovano conferma.

Percorso diverso quello di Claudio Bisio, che a Sanremo finora aveva partecipato solo come ospite, ma mai alla conduzione. «Non ho mai lavorato con lei e non vedevo l’ora di farlo. Avremmo dovuto fare Zelig insieme, ma non è successo» ha confidato il comico milanese, raccontando anche il suo primo incontro con la comica: «Ci siamo conosciuti un giorno a casa sua. Era senza voce. Pensate per un uomo come può essere una serata con una donna afona: un sogno!» ha scherzato, in un continuo ping-pong di battute con la Raffaele. Che pure a Bisio ha riservato parole piene di affetto: «Lo stimo da sempre: ero piccola e lui già lavorava. È un mostro». E poi l’immancabile battuta: «La cosa positiva è che quest’anno devo imparare un nome solo: Claudio». E’ stato proprio Bisio ad annunciare la presenza di Checco Zalone come ospite. Notizia prontamente smentita da quest’ultimo; in quei giorni sarà in Kenya a girare il nuovo film. Anche se ha aggiunto “Non ho il coraggio di andare all’Ariston, è un palco difficilissimo”.

Di ospiti, comunque, ce ne saranno. I primi tre nomi? Andrea Bocelli accompagnato dal figlio Matteo (hanno già inciso la toccante Fall on me), Giorgia ed Elisa. Tutti italiani? Per ora sì e Baglioni spiega la sua decisione:“Voglio sempre che il festival sia un’occasione in cui l’ospite arriva e porta qualcosa, non prende solamente. Sono perplesso quando in un meccanismo armonico, c’è qualcosa che sfugge, una vera e sola promozione senza interazione o qualcosa di spettacolare. Sto aspettando proposte, al momento non ce ne sono, il Festival si mantiene su questa idea autarchica, non ha bisogno di figurine che non siano integrabili o integrate in questo presepe che vogliamo mettere su”.

Una battuta anche sull’esclusione di   Pierdavide Carone e Dear Jack, con il brano Caramelle (incentrato sul tema della pedofilia). Claudio Baglioni ha assicurato: “Da parte nostra non c’è stata nessuna censura sulle canzoni presentate. Quella che abbiamo stilato è sicuramente una graduatoria opinabile, ma del resto l’infallibilità non esiste. Mi è costato dire di no”. Ma la polemica monta da giorni. Gli autori del brano sono abbastanza delusi dal comportamento di Baglioni. “Abbiamo avvertito davvero una censura, anche da parte dalla Rai. Avremmo dovuto presentare Caramelle in altri programmi. Forse non era adatta per certi orari? Per un certo tipo di pubblico? A riprova che la pedofilia è ancora un tabù”, racconta Lorenzo Cantarini, leader della band. E la palla è stata presa al balzo da Massimo Giletti:“Venite da me a La7, domenica sera. Qui non esiste la parola censura”. In verità il pezzo, musicalmente, è la brutta copia di Vietato morire di Ermal Meta e si avvicina molto alle sonorità e al modo interpretativo di Povia. A riprova della non eccelsa fattura, viene trasmesso (anche molto poco) dai network di sola musica italiana.

A chiudere, i nomi del Dopofestival: Rocco Papaleo sarà affiancato da Anna Foglietta e Melissa Greta Marchetto.

Fin qui la cronaca. Ma il clou doveva ancora venire; pungolato sulla vergognosa vicenda migranti, Baglioni non si è certo tirato indietro: “Se non fosse drammatica la situazione di oggi, ci sarebbe da ridere. Ci sono milioni di persone in movimento, non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50 persone, siamo un po’ alla farsa. Non credo che un dirigente politico di oggi abbia la capacità di risolvere il problema, ma almeno serve la verità di dire: è un grave problema, dobbiamo tutti metterci nella condizione di risolverlo. Credo che le misure prese dall’attuale governo, come da quelli precedenti, non siano assolutamente all’altezza della situazione. Ormai è una grana grossa: se la questione fosse stata presa in considerazione anni fa, non si sarebbe arrivati a questo punto. Il Paese è terribilmente disarmonico, confuso, cieco quasi nella direzione da prendere”. Baglioni è stato per dieci anni l’anima di O’Scià, manifestazione di arti e musica leggera che si è svolta a Lampedusa per sensibilizzare proprio sui temi della migrazione.

“Già 25 anni fa – ha ricordato – sull’isola si avvertiva quello che sarebbe diventato il fenomeno degli sbarchi, degli arrivi per mare. L’intenzione della mia manifestazione e degli oltre 300 artisti che hanno partecipato era quella di dire: noi siamo preoccupati per il fatto che ci siano viaggi per mare irregolari. Ci auguravamo appunto che il movimento non cadesse in mano all’illegalità, allo sfruttamento, alla non gestione”. E invece “la classe politica e forse anche l’opinione pubblica hanno mancato: è stato un disastro culturale e gestionale con ripercussioni gravissime: oggi il nostro Paese è incattivito, rancoroso, nei confronti di qualsiasi ‘altro’, visto come un essere pericoloso. Ormai guardiamo con sospetto anche la nostra ombra”.

Alle parole di Baglioni è arrivata poi via Twitter la risposta piccata del ministro Matteo Salvini: «Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo». E per chiudere in bruttezza, anche una lettera di Teresa De Santis, direttrice di Rai1: “Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio. Dal momento della mia nomina a direttore di Rai1, ho scelto di lavorare in silenzio perché già è un lavoro difficile, già ci sono arrivata a campionato inoltrato e scelte fatte da altri secondo le ferree regole dei palinsesti; perdere tempo a chiacchierare, secondo il mio modo di vivere e pensare, non dimostra serietà. A quanto pare è impossibile, nel clima avvelenato del nostro Paese, e la vicenda della conferenza stampa di Sanremo lo dimostra”.

Sanremo specchio del Paese, quest’edizione ancor di più. Nell’anno zero della politica italiana

PIERLUIGI CANDOTTI