Gabbani sbanca Sanremo, Mannoia seconda

E’ Francesco Gabbani il vincitore della 67° edizione del Festival di Sanremo. Il ballo con la scimmia gigante e la sua Occidentali’s Karma hanno convinto tutti. Al secondo posto, la grande favorita Fiorella Mannoia con Che sia benedetta. Terzo (grande sorpresa di questa edizione) Ermal Meta con Vietato morire. Una serata iniziata con gli emozionanti Ladri di Carrozzelle (gruppo in attività dal 1989, il primo del panorama musicale italiano formato principalmente da artisti con disabilità) e aperta ufficialmente da Zucchero con il suo nuovo singolo Ci si arrende volutamente eseguita con base pre registrata (la chitarra di Mark Knopfler non poteva mancare) e proseguita, canzoni a parte con il riscatto di Maurizio Crozza nei panni del senatore Antonio Razzi. Poco convincente il comico ligure, come tutte le sere, che almeno ha evitato i fischi e le contestazioni di tre anni fa, ricevendo solo applausi dal pubblico. Crozza/Razzi ha avuto l’ardire (l’unico in tutta la manifestazione) di ironizzare (per modo di dire) sulla scelta di Maria de Filippi di non ricevere alcun compenso, porgendo alla conduttrice una banconota: “Tieni 10 euro, non puoi lavorare aggratis, è diseducativo per i bambini”.  Just Some Motion, il ballerino degli spot della Tim, tanto osannato e atteso sul palco ha eseguito i suoi passi come in un acquario. Problemi di audio per un appuntamento talmente pubblicizzato (alcuni avevano giurato che Mina, voce dello spot, si sarebbe palesata a Sanremo…) da renderlo fastidioso. Il ritorno di Zucchero alle 22:30 ha prima svegliato una platea assopita con Partigiano Reggiano e poi emozionato, eseguendo Miserere in un duetto virtuale con Luciano Pavarotti. Standing ovation per lui. Il tempo di omaggiare la carriera di Rita Pavone (e cantando Cuore dimostra che non sfigurerebbe affatto in gara, anzi!) e di far fare l’ennesima brutta figura a Enrico Montesano (non fa più ridere da almeno vent’anni, non c’è verso) arriva il momento di Alvaro Soler che, piaccia o meno, ha spopolato con Sofia e merita eccome un passaggio in Riviera. Tanto più che, all’una meno venti del mattino (anestetizzati anche da Geppi Cucciari e senza caffè) gli spettatori dell’Ariston avevano bisogno di una scossa per il gran finale. Attendendo la fine arrivava un nuovo riconoscimento per Ermal Meta, già vincitore della serata delle cover: con Vietato morire ha vinto il Premio della critica ‘Mia Martini’ assegnato dalla sala stampa nella categoria Campioni. A Fiorella Mannoia va il Premio della sala stampa radio&tv ‘Lucio Dalla’. Ecco la classifica completa della 67°edizione del Festival di Sanremo

1 Francesco Gabbani

2 Fiorella Mannoia

3 Ermal Meta

4 Michele Bravi

5 Paola Turci

6 Sergio Sylvestre

7 Fabrizio Moro

8 Elodie

9 Bianca Atzei

10 Samuel

11 Michele Zarrillo

12 Lodovica Comello

13 Marco Masini

14 Chiara Galiazzo

15 Alessio Bernabei

16 Clementino

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La serata finale del Festival di Sanremo 2017, che ha visto il trionfo di Francesco Gabbani con la canzone «Occidentali’s Karma», ha ottenuto una media di13.553.000 spettatori (54,28% di share)nella prima parte (dalle 21.14 alle 23.54) e di 9.680.000 spettatori (69,66%) nella seconda, dalle 23.59 all’1.45. La media ponderata è di circa 12 milioni di spettatori e il 58,4% di share.

Un anno fa, la finale del 66° Festival ottenne una media di 12.695.000 spettatori (48,76% di share) nella prima parte e di 8.712.000 spettatori (64,89%)nella seconda, per una media ponderata pari a 11.222.000 spettatori (52,52%).

Lele vince tra i giovani, Moroder fa ballare l’Ariston

C’è lo zampino di Maria De Filippi dietro alla vittoria di Lele (Esposito) nella categoria Giovani del Festival di Sanremo. Senza voler fare dietrologia, il successo del ragazzo napoletano per quanto inaspettato e impronosticabile, era nell’aria. Non tanto per la situazione sentimentale del vincitore (fidanzato di Elodie) ma quanto per la sua carriera. Lele è nato proprio nella scuola di Amici… Da molti anni ciò che tocca Queen Mary diventa oro nella città dei fiori, ma forse per quest’anno bastava la sua presenza sul palco. Tant’è… Al secondo posto Maldestro con Canzone per Federica, seguito da Francesco Guasti con Universo e da  Leonardo Lamacchia con Ciò che resta. La serata si è aperta proprio con l’esibizione delle quattro nuove proposte. I due eliminati eccellenti (Amara e la Rua) fuoreggiano in radio. Amara stessa (prevista la sua esibizione domani sul palco dell’Ariston, accompagnata da Paolo Vallesi, con la sua Pace) è l’autrice del brano di Fiorella Mannoia, anche questa sera superlativa. Il pezzo dei La Rua, invece, come parziale risarcimento, è stato inserito nella compilation ufficiale della rassegna canora ed è sigla del Dopo Festival. Nell’ennesima riproposizione dei brani dei big, invece, sempre più convincenti Francesco Gabbani (fischiato dal teatro per il look, stasera era vestito da scimmia come da copione del brano) ed Ermal Meta. Sul podio, insieme a Samuel potrebbero a sorpresa salirci loro. La ragione direbbe Turci e Mannoia ma si sa, il bello delle ultime edizioni di Sanremo è stato sovvertire anche i pronostici più semplici. Proprio com’è accaduto stasera con Lele. Le lacrime di Bianca Atzei hanno reso più umana una ragazza forse cresciuta troppo in fretta, artisticamente parlando. Per la parte dello spettacolo, sempre più inquietanti le copertine di Maurizio Crozza (è al secondo flop sanremese…) e sottotono l’esibizione della vera regina dell’anno scorso: Virginia Raffaele, nei panni di Sandra Milo. Volendo rimanere sull’attualità, i due nomi messi vicini in questi giorni non portano fortuna (almeno nella capitale…). L’omaggio a Giorgio Moroder ha invece fatto ballare tutto l’Ariston. Il produttore in platea, nelle vesti anche di giurato, ha gradito e con lui tutti i nostalgici degli anni d’oro della discomusic. Tra poche ore, la serata finale. Eliminati Giusy Ferreri, Al Bano (rivolta del Teatro Ariston all’annuncio), Gigi D’Alessio e (incredibile, ma vero) Ron.

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La quarta serata del Festival di Sanremo ha ottenuto una media di 11.674.000 spettatori nella prima parte (dalle 21.13 alle 23.53), pari al 45,68% di share. Nella seconda parte (dalle 23.57 alle 1.17) la media è stata di 6.177.000 spettatori (53,20%). La media ponderata è stata di 9.887.000 spettatori (47,1%).

L’anteprima Sanremo Start, dedicata alla gara delle Nuove Proposte vinta da Lele, ha registrato una media di 8.101.000 spettatori per uno share del 29,82%.

Nel 2016 la quarta serata del Festival ottenne una media di 12.201.000 spettatori nella prima parte, pari al 46,05% di share. Nella seconda parte, la media fu di 6.418.000 spettatori (55,09%), per una media ponderata pari a 10.164.000 spettatori (47,81%)

Sanremo arcobaleno con Mika, Ermal Meta è re delle cover

Ermal Meta con Amara Terra Mia (brano portato al successo da Domenico Modugno) vince la serata delle cover al festival di Sanremo. Secondo posto a Un’emozione da poco di Paola Turci, terzo posto per Signor Tenente di Marco Masini. Una serata senza fine, aperta dall’omaggio al Coro dell’Antoniano di Bologna (in occasione dei sessant’anni dalla nascita). Sul palco, un anno dopo Cristina D’Avena. Mancano solo Topo Gigio e il Mago Zurlì e anche lo Zecchino d’Oro sarà salvo. Ma a meritare grandi applausi è anche l’Orquesta de reciclados de Cateura, arivata direttamente dal Paraguay: 28 talenti fra i dieci e i trent’anni che suonano strumenti fatti con materiale riciclato, dalle radiografie alle tubature. “Il mondo ci regala spazzatura, noi gli restituiamo la musica” è il motto del maestro di musica Favio Chavez che offre a circa 150 bambini e giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità e di esclusione sociale nei pressi di Cateura e in tutto il Paraguay, un esempio e un’opportunità per imparare a suonare. Prima ancora la gara delle nuove proposte ha avuto un esito del tutto inaspettato: eliminati Valeria Farinacci (testo smielato ed esibizione peggiore) e Tommaso Pini (con tanto di rivoluzione in sala stampa). La gara delle cover è stata aperta da Chiara e non è un caso. Forse a Zucchero e Francesco de Gregori è stato consigliato di collegarsi dopo le 22. Altrimenti non si spiegherebbe la mancata denuncia alla cantante veneta per aver disintegrato Diamante (sarebbe bastato il violino di Mauro Pagani, oscurato dalla Galiazzo). Mina, al contrario, non avrà ritenuto opportuno ribellarsi a Ludovica Comello interprete de Le mille molle blu. Gli stacchetti della Tim, intonati dalla tigre di Cremona, è quanto di peggio sia stato ascoltato dalla sua voce. Voce da brividi, invece quella di Ermal Meta impegnato in Amara terra mia di Domenico ModugnoAl Bano è ancora convalescente e Pregherò di Adriano Celentano non ha avuto l’eco che avrebbe meritato. Dopo che Alessio Bernabei ha avuto contezza del suo valore distruggendo Un giorno credi (di essere un cantante, nel suo caso…) di Edoardo Bennato, ossigeno è arrivato dalle performance di Fiorella Mannoia e Paola Turci (rispettivamente impegnate in Sempre e per sempre di Francesco de Gregori e Un’emozione da poco di Anna Oxa). Una passeggiata per loro, un momento salvifico per il pubblico a casa e in teatro. Poi è stato Mika a infiammare l’Ariston con una lezione di civiltà e un arcobaleno di colori: “La musica fa cambiare il colore della mia anima – dice prima di esibirsi – posso essere bianco, blu, violetto… tutto. È molto bello essere di tutti i colori. E se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo, e pensa che un colore è migliore e deve avere più diritti di un altro, o che un arcobaleno è pericoloso perché rappresenta tutti i colori… Beh, peggio per lui. Sinceramente, questo qualcuno lo lasciamo senza musica” Peccato per l’omaggio a George Michael. Jesus to a child è francamente inarrivabile. Tornando alla gara, la faccia di Don Backy in sala stampa durante l’esibizione de L’immensità da parte di Gigi D’Alessio è tutta un programma. Michele Zarrillo rende gradevole Se tu non torni di Miguel Bosè, Francesco Gabbani rivaluta Susanna di Adriano Celentano e Marco Masini fa il suo intonando Signor Tenente di Giorgio FalettiSergio Sylvestre va totalmente fuori tempo ne La pelle nera mentre Elodie urla talmente tanto da non riuscire neanche a imbroccare Quando finisce un amore di Riccardo Cocciante. Ottimi Fabrizio Moro ne La leva calcistica della classe 68 di Francesco de Gregori e Samuel in Ho difeso il mio amore dei Nomadi. Ci sarebbe anche Michele Bravi, ma perché infierire? Per la cronaca ha “cantato” La stagione dell’amore di Franco Battiato. Relegata a notte fonda, la grazia di Lp, impegnata in una gara di dì fischiettii con Carlo Conti. Poi i verdetti: In finale Clementino, Bianca Atzei, Ron e Giusy Ferreri. Out le coppie Nesli & Alice Paba e Raige & Giulia Luzi E domani (pardon, tra qualche ora) il festival sceglierà il vincitore delle nuove proposte

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Sono stati 10 milioni 420 mila, pari al 49.70%, gli spettatori che hanno seguito la serata del Festival di Sanremo dedicata alle cover. Un risultato che migliora di due punti di share quello dell’anno scorso, quando la serata dedicata alle reinterpretazioni delle hit del passato aveva fatto segnare il 47.88% con 10 milioni 462 mila spettatori. La prima parte della terza serata del festival (dalle 21.19 alle 23.59) ha raccolto in media 12 milioni 751 mila spettatori con il 49.74%, la seconda (dalle 24 all’1.13) 5 milioni 403 mila con il 49.18%. L’anno scorso la prima parte della serata cover aveva avuto 12 milioni 33 mila spettatori con il 45.91%, la seconda 6 milioni 821 mila con il 58.04%.

E poi… Giorgia e il Festival prende vita. Sprecata la carta Totti

Dopo tre ore di spettacolo, Carlo Conti decide di dare una netta sterzata a una serata con molte potenzialità sprecate. E cala l’asso. La voce di Giorgia, emozionata e stretta nel suo vestito, riesce a mettere d’accordo tutti. Autoironica quando parla del figlio romanista (“starà ancora davanti alla televisione ma mica per vedere me, per Totti”) e quasi commossa quando manda un affettuoso saluto a Pippo Baudo (“Ciao caro Pippo, mi hai inventata tu!”). Vanità ad aprire un medley dei suoi successi sanremesi. Quasi non ce la fa a chiudere sull’ultimo acuto di Di sole e d’azzurro. Ma si ferma, prende fiato e fa impazzire il teatro. E’ un paradosso che le emozioni più intense arrivino dagli ospiti ma quest’anno (si è capito ormai) è così e bisogna farsene una ragione. Si parlava di occasioni sprecate. Avere Francesco Totti sul palco, ad esempio. E metterlo in imbarazzo con domande senza senso, inutili e stupide. L’unico acuto del capitano giallorosso arriva quando lancia palloni autografati in piccionaia (Federico Russo ci prova e prende in pieno il povero Giletti…) e decide qual è il suo pezzo sanremese: il piccione di Povia (Vorrei avere il becco, vincitore nel 2006, quando a presentare Sanremo c’era la moglie Ilary Blasi e lui la osservava dalla platea). Le canzoni in gara sono leggeremnte migliori rispetto alla prima serata: merito di Paola Turci e di un sorprendente Francesco Gabbani, l’unico capace di far ballare l’Ariston. Discreti i pezzi di Marco Masini e di Sergio Sylvestre (qualità vocali eccelse per il vincitore di Amici). I peggiori? Le coppie Nesli-Alice Paba (chi???) e Raige-Giulia Luzi (peraltro, protagonista assoluta a teatro due anni fa con Romeo & Giulietta). Questi ultimi si sono esibiti in un brano dal titolo Togliamoci la voglia. Omissis per ogni cosa si potrebbe aggiungere. Per Bianca Atzei, Gigi D’Alessio e compagnia nulla da segnalare. A cosa sono servite le esibizioni di Robbie Williams e Keanu Reves non ci sarà risposta. Tanto più che al primo potevano far cantare tranquillamente Party Like a Russian invece di relegarlo al nuovo I love my life e di costringerlo a baciare una impacciatissima Maria De Filippi, con caramella in bocca. La serata era iniziata con la gara dei giovani. Frettolosamente eliminati Marianne Mirage (il suo pezzo è già nei primi posti dei passaggi in radio) e Braschi, passano alla finale di venerdì Francesco Guasti con Universo e Leonardo Lamacchia con Ciò che resta!

A rischio eliminazione Bianca Atzei e le coppie… di cui sopra.

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La seconda serata del Festival firmato Conti—De Filippi, è stata vista da 10 milioni 367 mila, pari al 46.6% di share. Il dato che magari preoccuperà Carlo Conti sta nel paragone con un anno fa: nel 2016 la media era stata di 10 milioni 748 mila spettatori, pari al 49.91% di share.

Sanremo: Ferro emoziona, la Mannoia (in)canta. Il resto è noia

Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio. Anche per ascoltare tutte le canzoni del Festival. Sette pezzi imbarazzanti, uno mediocre (Fabrizio Moro), due decenti (Ron e Samuel) e un piccolo capolavoro (Fiorella Mannoia). Che poi la rossa non abbia portato il suo brano più bello sul palco dell’Ariston fa capire in che mani (pardon, in che ugole) siamo capitati. Serata aperta da una mezz’ora noiosissima (e francamente inutile) denominata Sanremo Start, con mini interviste ai cantanti in gara e poi ufficialmente presa sulle spalle da Tiziano Ferro con il suo personalissimo ricordo di Luigi Tenco. La sua versione di Mi sono innamorato di te (da mezzanotte in vendita nelle piattaforme digitali, sia mai che si perda un solo euro dalla vendita degli mp3) è stata azzeccata prevalentemente per la scenografia. Il bianco e nero vince sempre. Ferro ha fatto di meglio a metà serata esibendosi in Potremmo ritornare e, soprattutto nel duetto con Carmen Consoli. Il conforto è al primo posto nell’airplay radiofonico e ascoltandola dal vivo si percepisce la differenza tra loro e il 70% del cast, essendo generosi. Delusione da Elodie (bella voce, ma pezzo inesistente) mentre parlare di Ludovica Comello sarebbe accanimento terapeutico. Per non parlare del brano di Al Bano. Fin qui la musica (?!?). La parte dedicata allo show ha avuto momenti emozionanti con gli angeli di Rigopiano (“Di eroi ce ne sono tanti – dice Maria De Filippi introducendoli – basta saperli vedere, guardare. Gli eroi sono quelli che non mollano, non si piangono addosso, fanno il loro dovere, vanno a casa senza popolarità né soldi. La cosa importante è non dimenticarli”). La stessa conduttrice però non si è accorta di essere sul palco di Sanremo. Momenti della serata sembravano edizioni speciali di C’è posta per te, mancava solo la busta. Che non avrebbe aperto nessuno.Mancava l’invettiva politica. Ci ha pensato Maurizio Crozza. Non ha fatto ridere, va detto, ma riflettere. Cita le polemiche sul cachet di Conti per attaccare Matteo Salvini che aveva preso di mira il conduttore: «Io darei anche il suo stipendio ai terremotati. Ma poi che lavoro fa Salvini? È pagato dall’Europa per dire che dobbiamo uscire dall’Europa. Io ve lo dico: sono di Genova, col cazzo che non voglio essere pagato». Poi battute su Renzi e la Raggi (scema? no sindaca). E un sonoro ceffone ai qualunquisti del web che avevano pensato bene di lanciare invettive di boicottaggio al Festival per donare i soldi delle serate ai terremotati lo aveva già lanciato il presentatore toscano, parlando degli sms per aiutare le popolazioni: “Ma attenzione, non vi chiederei mai di fare una donazione se prima non avessi fatto qualcosa anch’io”. C’era da dirlo? Per i webeti, evidentemente sì. A rischio eliminazione Clementino, Ron e Giusy Ferreri

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La prima serata del 67° Festival di Sanremo ha ottenuto, nella prima parte, una media d’ascolto di 13.176.000 telespettatori, pari a uno share del 50,10%. Nella seconda parte la media è stata di 6.177.000 spettatori (51,89%).

Un anno fa, la prima serata del secondo Sanremo di Carlo Conti registrò una media d’ascolto di 12.516.000 telespettatori nella prima parte (49,15%), 5.903.000 spettatori (52,18%) nella seconda parte, per una media ponderata pari a 11.134.000 spettatori (49,5%).

L’anteprima «Sanremo Start» ha ottenuto una media di 10.994.000 spettatori (38,28%).

Sanremo 2017 – La conferenza stampa

 

Il carrozzone riparte dal duopolio Rai-Mediaset (o Fininvest o Publitalia). Un Sanremo sempre meno di stato e sempre più affidato ai privati. Dopo anni di vittorie con protagonisti canori della sua trasmissione, mancava solo lei sul palco dell’Ariston. La signora Costanzo, meglio nota come Maria De Filippi scenderà le scale non più come ospite ma come valletta. Anzi, co-conduttrice (fa più figo e non impegna). Del resto, tutte le previsioni spingevano in tal senso. Troppi trionfi (Emma Marrone su tutti, prima ancora Valerio Scanu e Marco Carta) per non pensare anche alla presenza fisica di Maria nella città dei fiori. La notizia non notizia è stata data stamattina da Carlo Conti aprendo la conferenza stampa della 67° edizione del Festival. A chi chiede se ci saranno altre vallette, valletti o co-conduttori, il presentatore ha risposto con una battuta: “Con quello che ci è costata Maria, non c’è rimasta neppure una lira per pagare altri”. Che sia una battuta lo si è capito subito dopo, quando Conti ha sottolineato che la De Filippi “parteciperà a Sanremo a puro titolo gratuito”. Lei, apparsa non molto a suo agio ha precisato:”Forse vi siete fatti un’idea sbagliata di me. C’è troppa pressione. Sono qui per partecipare. Non ho avuto nessun ruolo nella scelta delle canzoni in gara e non le ho nemmeno ascoltate. Sanremo è il Festival della Rai e di Carlo Conti. Io farò esattamente quello che hanno fatto tutti gli altri conduttori. Leggerò il gobbo, canta Tizio, dirige l’orchestra il maestro Caio. Chi fa il mio mestiere si deve prendere anche questi rischi, soprattutto se ti chiamano a fare una cosa così bella. E poi faccio qualcosa che probabilmente non rifarò mai più nella vita. Penso di avere dei punti in comune con lui nel modo di pensare al nostro lavoro, che è un lavoro dove non si va alla ricerca di nessuno scandalo, ma alla ricerca di un Festival che abbia come centro la canzone”. Sarà proprio così? Relegata a fare quello che hanno fatto tutti? A sentire Conti arriva la prima smentita: “Solo io potevo riuscire nell’impresa di portarla a Sanremo. Per il terzo anno ci voleva il top, un’idea completamente diversa. Ovviamente pensando al top ho pensato a Maria De Filippi. A giugno – luglio abbiamo preso un caffè insieme, di lì a poco, ad agosto abbiamo cercato di concretizzarci. E’ stato difficile trovare il punto di incontro durante le nostre vacanze e una cosa è certa, sono molto onorato che Maria abbia detto sì alla nostra co-conduzione.” Sì, ma la musica? “Le canzoni sono sempre al centro del Festival. Questo anno infatti sono 22 i cantanti in gara e i giovani saranno in testa. Festeggiamo i 67 anni e dobbiamo continuare a essere una grande vetrina della musica italiana. Sono particolarmente felice perché ci sono dei meravigliosi nomi e dei grandi ritorni, esordi fantastici e tra i big ci sono due protagonisti delle nuove proposte dello scorso anno”.

Per quanto riguarda gli ospiti, è stata confermata la presenza di Tiziano Ferro (alcuni rumors lo davano come valletto assieme a Marco Mengoni…) e annunciata la partecipazione di star come Giorgia, Mika, Ricky Martin, Rag’n’Bone Man. Il resto delle stelle che prenderanno parte alla manifestazione non è stato invece ancora resto noto, ma si sa che a Sanremo il 7 febbraio ci sarà anche un ricordo dei 30 anni dalla scomparsa di Claudio Villa con una mostra. Mentre Tim è lo sponsor unico del Festival che sarà robotizzato nella regia e molto tecnologico con tecniche prese in prestito dall’Aeronautica. Non ci sarebbe invece alcuna certezza circa l’eventuale partecipazione di Maurizio Crozza (al quale fischiano ancora le orecchie dopo la contestazione avuta da queste parti tre anni fa nel corso di un’imitazione di Silvio Berlusconi, riuscita malissimo). Almeno stando a quanto afferma Carlo Conti che rispondendo a chi gli chiedeva se fosse stata confermata la partecipazione del comico che ha recentemente lasciato La7, ha risposto: “Magari ci fosse! Magari con settanta punti esclamativi!”. Per la moda, sarà Riccardo Tisci a vestire Maria De Filippi al Festival di Sanremo: “Firma Givenchy da dodici anni – ha spiegato la conduttrice – è un’eccellenza uscita dall’Italia per poter riuscire a fare quello che voleva fare ed è un peccato. E’ un uomo intelligente, viene da una famiglia umile, pugliese, è vissuto a Como ed è andato all’estero a 17 anni. Si è mantenuto grazie alle borse di studio ed è diventato quello che è diventato”. Salvatore Ferragamo firmerà invece, come sempre, gli abiti indossati da Carlo Conti. Praticamente, tutti sapevano già tutto. Nessun colpo di scena dal Casinò. Sanremo è alle porte e tra meno di un mese si parlerà solamente di questo. Si parte il 7. San Pippo (ancora in vita…) proteggilo tu, anche stavolta

Tutti i big e le nuove proposte al link:

https://oriettacicchinelli.com/2016/12/13/sara-sanremo-2017/

In più ecco tutte le cover che presenteranno i big in gara nella serata tradizionalmente dedicata ai vecchi successi:

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Mannucci incontra… La vera estate in musica

Tremila, quattromila? Che importa? Organizzatori e questura non avranno conti da fare dopo la serata di ieri sera in Piazza Duca degli Abruzzi, dove è andato in scena l’attesissimo appuntamento del Festival internazionale di Mezza EstateMannucci incontra”. La realtà è che, quando un prodotto qualitativamente vale, non corre alcun rischio. In un’estate ancora una volta orfana della carovana del Festivalbar e in preda agli spasmi di Alvaro Soler e ai vari rigurgiti latinoamericani, un live come quello proposto da Stefano Mannucci è una vera e propria boccata d’ossigeno. Per l’ennesima volta, il giornalista appena approdato a Il Fatto Quotidiano, ha saputo creare un’atmosfera calda e intima come in tutti gli eventi da lui condotti. Si può ben dire:” Sono stato ospite di Casa Mannucci”. Il clima era quello. Cinque nomi sul palcoscenico. Tutti a ricevere ovazioni. E se nelle prove pomeridiane, l’applausometro virtuale aveva premiato l’unica donna presente, la serata ha vissuto il picco di emozioni con l’esibizione di Fabrizio Moro. Chitarra e voce o con la band, ha regalato pezzi come Pensa, Libero, Eppure mi hai cambiato la vita (finalmente eseguita interamente) dopo aver “scortato” Elodie in Un’altra vita (brano scritto da lui per la reduce di Amici) e prima di deliziare tutti con Sono solo parole (altro suo piccolo capolavoro regalato a Noemi) stravolgendo la sua personalissima scaletta. Dietro al palco l’aria di festa è stata leggermente rovinata dalla mancanza di filtraggio da parte della security che ha permesso alla folla di sfondare i cordoni riservati agli addetti ai lavori. Ma nessuno prevedeva un successo del genere. O forse si era fatto troppo affidamento al buonsenso del pubblico. Ma questa è solo una nota di cronaca, impercettibile goccia nell’oceano musicale che ha invaso le strade del centro abruzzese. Fan venuti da tutto il centro Italia per applaudire Luca Napolitano (il primo a salire sul palco, interprete di Ci whatsappiamo (quasi trentamila visualizzazioni sul web) e di A Sud di New York, anni fa cantata in coppia con Federica Camba), Paolo Simoni (tornato alla ribalta dopo il successone radiofonico di Non sono solo canzonette del 2012, con un disco da ascoltare attentamente il cui titolo è tutto un programma: Noi siamo la scelta) Nesli (che fosse fratello di Fabri Fibra ha tenuto a ricordarlo recentemente Vanity Fair, lui ha una dimensione ben delineata anche come autore e ieri l’ha ulteriormente dimostrato cantando, tra le altre cose, La fine, portata al successo da Tiziano Ferro) e i sopracitati Elodie e Moro. La ragazza di origini francesi (vincitrice morale del talent della De Filippi) dopo aver aperto il suo stage con Un’altra vita, è volata alta sulle note di Io che amo solo te del mai troppo rimpianto Sergio Endrigo, At last di Etta James e A mano a mano, una delle pietre miliari di Rino Gaetano. Tante ragazzine con striscioni per lei, ma sono loro (le nuove generazioni) che portano avanti il mercato discografico, piaccia o meno. E davanti a un talento come Elodie, non ci si può davvero lamentare. Tanto più che la ragazza prima e dopo la sua esibizione, ha seguito attentamente i colleghi. Si chiama umiltà. Un’altra dote che è sempre presente negli eventi di Mannucci.

 

 

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Le foto della serata nella galleria sovrastante sono © Mattia Ravioli & Pietro Guida

 

Prima della serata, occasione per scambiare quattro chiacchiere con Luca Napolitano

 

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Luca, solo trent’anni e già diversi “esordi”. Stasera l’ennesimo. Cosa si aspetta dal pubblico?

Lo vedo molto caldo, anche durante le prove! Mi aspetto l’affetto che ho sempre avuto in questi anni. E’ uscito da poche settimane il mio nuovo singolo estivo, si chiama Ci whatsappiamo e parla della notevole differenza tra il mondo reale e quello virtuale. Ormai viviamo in simbiosi con le applicazioni, siamo schiavi del T9, di whatsapp. Vedo ragazzi in giro che, come canto nel mio brano, escono mano nella mano, l’altra è impegnata con il telefonino

Una critica al virtuale, dunque, anche se con il sorriso. Eppure sui social (Instagram su tutti) è seguitissimo

Devo ammettere che funzionano bene, ho molti seguaci. Fan che mi seguono in rete e fortunatamente anche nei concerti in giro per l’Italia. La rete bisogna saperla usare, anche se certe volte interrompere la connessione non è un’idea malvagia. Tempo fa, fuori da un locale, ho visto una scritta. Recitava :’Non abbiamo il wi-fi, parlate tra di voi’. Ecco, penso che sia un’ottima risposta alla tecnologia

Facciamo un passo indietro. Lei arrivò terzo ad Amici, era il 2008, anno del trionfo di Alessandra Amoroso. Cosa è successo dopo?

Il mio primo Ep Vai divenne disco d’oro. Poi ebbi l’opportunità di duettare con Federica Camba nel brano A sud di New York. Feci anche l’attore nel film omonimo. Ho continuato a cantare, non mi sono mai arreso ai diktat discografici. Anche perché penso che nessuno capisca con esattezza come funzionano. Come nessuno sa realmente come vengono gestiti i passaggi radio. Non credo ci sia malafede, solo tanta confusione.

Parlando di Amici, ora può confessare se le liti tra le varie squadre sono reali oppure no.

Certo, sono verissime! Ma vengono amplificate dal mezzo televisivo. Ad Amici come in tutti i talent show. Si vive, si lotta, si discute. Poi c’è inevitabilmente chi sa giocare con il mezzo. E ne fa l’uso che vuole…

Luca è reale, non finge e quando sale sul palco ha il pubblico dalla sua. Ci whatsappiamo tutti, è vero, ma il calore della gente non sarà mai virtuale. Almeno per lui!

 

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