Nove lune e mezza

 

Una gravidanza non voluta non è essa stessa una gravidanza obbligata e obbligatoria? Devono averla pensata in questo modo gli sceneggiatori di Nove lune e mezza, il gradevolissimo film distribuito dalla Vision Distribution al cinema dal 12 ottobre.

Due donne di oggi, due modi diametralmente opposti di stare al mondo: Livia e Tina sono due sorelle sulla quarantina, tanto unite quanto diverse. Livia (Claudia Gerini) è una violoncellista bella e sfrontata, dall’anima rock. Modesta, detta Tina (Michela Andreozzi), è un timido vigile urbano che ha buttato una laurea per il posto fisso. Entrambe hanno un compagno: Livia convive con Fabio (Giorgio Pasotti) un osteopata dolce e accogliente, Tina con Gianni (un Lillo sempre in ottima forma) un collega ordinario e intollerante. Livia difende da sempre la sua posizione di donna che non desidera avere figli, mentre Tina tenta da anni di restare incinta, senza risultato: quando Tina, nella sua ricerca, inizia a perdere la testa, Livia, consigliata dall’amico ginecologo, l’audace Nicola (Stefano Fresi), decide di portare avanti una gravidanza per lei. In altri paesi si può, ma in un terzo dei Paesi del mondo l’omosessualità è ancora un reato, a volte punibile anche con la morte. E Fresi sullo schermo appare nei panni del compagno di Massimiliano Valdo (in realtà marito della Andreozzi,). Una storia intrecciata di tre coppie, insomma. Da ridere, è vero. Ma in maniera molto riflessiva. Spicca nella commedia il gruppo di violoncelliste sui generis (tra le quali la stessa Gerini, Giovanna Famulari e Vanessa Cremaschi) alle prese con Rumore della Carrà e Quella carezza della sera dei New Trolls, un Lillo laziale sfegatato e imbranato e una Roma stupenda (spettacolari le riprese notturne di Castel Sant’Angelo) per una volta, pur se nella finzione cinematografica, senza immondizia. Anzi, tinteggiata anche di giorno dai colori che solo i turisti riescono a vedere. Con un Venditti d’annata in sottofondo. A proposito: le musiche sono state composte da Niccolò Agliardi fin dalla fase di scrittura, così come la canzone dei titoli di coda cantata da Arisa, che ha anche un piccolo ruolo nel film.

 

 

PIERLUIGI CANDOTTI

Dente “Quello che (non) sono”

 

Arroganza, boria, presunzione, spocchia. In poche parole:immodestia. C’è chi finge di essere carente in autostima e c’è chi invece fa della superbia un motivo di vanto. O forse è solo un modo di porsi al pubblico? Dente non usa mezzi termini. Superata la boa dei quaranta (gli ultimi dieci sul palcoscenico, da protagonista) sempre pronto a sperimentare nuove sonorità e nuovi modi di proporre musica dice quello che pensa e forse dà voce anche a molti suoi colleghi, probabilmente più cerchiobottisti. Quelli come lui, arrivati al successo non più giovanissimi e senza l’ausilio dei vari talent si esprimono così e chi si sente offeso…pazienza. Mostri sacri come Ligabue, Tiromancino (Arisa non lo è ma viene messa nel calderone) vengono tacciati di autoplagio, di ripetere sempre se stessi, senza alcuna innovazione. Il cantautore emiliano, al suo sesto album (gli ultimi tre, davvero di valore) è invece sempre alla ricerca del nuovo. Nella chiacchierata con la giornalista Diletta Parlangeli, avvenuta oggi pomeriggio in Feltrinelli a Roma, si è parlato del suo nuovo lavoro Canzoni per metà, venti brani (alcuni bonsai) che vedono solo lui, senza band ma con l’ausilio dell’elettronica, in prima linea. Brani brevi, diretti, senza filtro, dedicati a se stesso e a qualche metà magari immaginaria o immaginata. Sulla copertina del disco è disegnata una sirena al contrario creata dal grafico e collage artist di Buenos Aires FEFHU. Una creatura Frankenstein viene definita. I testi sono stati scritti con una vecchia Olivetti e nell’ edizione in vinile (Dente si emoziona mentre apre la sua creatura a 33 giri e la coccola come se avesse tra le braccia un neonato) ci sono anche pezzi di libri e foglietti sparsi. Un ritorno al passato (quello che l’artista ha vissuto solo come fruitore)? No, il disco non è in edizione limitata. Sony Music Entertainment ha fatto le cose in grande. Va detto che anche il precedente lavoro (Almanacco del giorno prima del 2014) era stato stampato in due formati. E da un primo ascolto sembra più accattivante. Ma in fondo sono solamente due prodotti diversi. Canzoni per metà non si pone come un disco facile e neanche assimilabile. Il primo singolo estratto Curriculum dura appena 55 secondi ed è entrato solo nell’airplay radiofonico di Radio Deejay (il network più vicino ai nuovi fenomeni musicali). Dente lo regala al pubblico con il nuovo estratto Cosa Devo Fare e chiude la sua esibizione interpretando Il Padre Di Mio Figlio. A chi l’ha sempre sostenuto e seguito piacerà sicuramente. E, superbia a parte, non lascerà indifferenti nuovi fan. Forse soltanto le radio, dopo un’estate passata a…comandare

 

 

@100CentoGradi

Guardando il cielo, ascoltando Arisa

 

 

Estrosa, generosa, schietta come chi non ha paura di mettersi a nudo, perché abituata ormai a indossare null’altro che se stessa. Senza pretese, ma anche senza falsa modestia. Arisa è Arisa! O la si ama visceralmente o la si detesta, altrettanto visceralmente. Lei non ha filtri e va a ruota libera: se il suo pubblico le fa una domanda risponde sinceramente, senza paura di smentirsi, poiché cambiare idea è umano, oltre che da persone intelligenti. Così stasera, alla Feltrinelli di via Appia, non si è risparmiata presentando il suo ultimo disco Guardando il cielo che vede, tra le molte collaborazioni, oltre al rinnovato connubio con Giuseppe Anastasi, la talentuosa Federica Abbate, il poeta Alfredo Rapetti Mogol e Fabio Gargiulo.

 

“In Guardando il cielo tutto parla di me”

“Un album autobiografico – conferma la cantante lucana, qui anche nel ruolo di autrice – dove ho raccolto quello che avevo accantonato negli anni. Tutto parla di me, non ci sono riempitivi! Perché oggi non ho paura di dire che sono imperfetta e anche un po’ acida. No, nessun timore”.

 

Arisa ama sperimentare: “La prima e l’ultima canzone del disco, Voce e Per vivere ancora, sono davvero sperimentali. In Lascerò, quinto pezzo del cd, invece, racconto di un amore finito: a volte ce li portiamo dentro questi amori, anche se non ci rendono felici. Quando ho finalmente cantato Lascerò ho pianto, perché mi sono lasciata il passato alle spalle per avviarmi verso il futuro”.

A chi le chiede poi quante ore di esercizio giornaliero le costa la sua straordinaria voce lei risponde: “Ci sono molte mucche a casa mia. Al mattino, quando mi sveglio, faccio muuuu… Occorre curare l’anima per cantare bene e non fare esercizi di stile: vedete, quando parlo la mia voce è diversa. Sì, avete ragione – continua, rivolta al pubblico che la osanna per il suo talento vocale – forse, se parlassi come canto tutti s’innamorerebbero di me: beh, forse, mi allenerò in tal senso”.

E ride, anzi, sorride, lo fa sempre Arisa, anche quando le chiedono qual è la nota più alta che riesce a tenere: “Non lo so – ribatte – dipende dai giorni: dipende da come sto!”.

 

Sulla moda dei duetti, poi, non si sbilancia e vola sull’assurdo. “Mi piacerebbe duettare con Michael Jackson, con Freddie Mercury, con i Beatles tutti insieme oppure solo con John Lennon: tutti sconosciuti e, soprattutto, morti, appunto! Scherzi a parte: Sting? Sarebbe super, magari! Con lui non ci canterei solo…”.

 

Semplicità Arisa: “Vorrei rifare X-Factor”

Il momento più bello di Arisa? “Quando mio padre mi ha detto: grazie per il tuo cuore grande! A 33 anni sono soddisfazioni per una figlia!”.

Ma un po’ di amaro, le è rimasto, confessa, per non esser stata più richiamata come giudice a X-Factor. “Sì che ci tornerei – dice ai fan che la implorano affinché torni – perché è una vera palestra per i giovani, non è un gioco. Ragazzi, fate una petizione così mi richiamano!”

Nell’attesa speranzosa, i fans dovranno accontentarsi di sporadiche comparse della cantante lucana che assicura: “A ottobre partirà il mio tour. Prima, però, farò qualche apparizione estiva e starò un po’ in giro per promuovere il disco… Presto ne saprete di più: restate sintonizzate sui social”.

Finito il tempo delle chiacchiere e delle domande, parte la corsa all’autografo, tra pile di cd e vinili da firmare e foto-ricordo da scattare. E anche in questo Arisa non è avara.

 

@oriacicchinelli

 

Photo @100CentoGradi

 

Sanremo 2016 La serata Finale

A sorpresa, come nelle più belle favole, la vittoria degli Stadio con Un giorno mi dirai riporta la canzone d’autore sul podio più alto. Seconda Francesca Michielin con Nessun grado di separazione, terza classificata Via da qui cantata dalla coppia formata da Deborah Iurato e Giovanni Caccamo. Verdetto giunto dopo un’interminabile e noiosissima serata, ravvivata da un superlativo Renato Zero. La sua voce, le sue dichiarazioni mai banali (il discorso sul rapporto che hanno i veri artisti con il camerino è una vera e propria chicca) e un nuovo pezzo in anteprima Gli anni miei raccontano, che anticipa il nuovo album Alt in uscita l’8 aprile. All’inizio dell’esibizione un medley di successi aveva fatto ballare tutto il Teatro Ariston e scatenato un trenino in sala stampa. Serata iniziata con l’esibizione di Francesco Gabbani (vincitore delle nuove proposte) e con l’annuncio dell’unico big ripescato: Irene Fornaciari. Quasi inutile l’esito, visto il risultato finale che la figlia di Zucchero ha ottenuto. Ultima classificata come il padre 31 anni fa. Ottimo per chi crede nei corsi e ricorsi storici o nella scaramanzia. Fuori sincrono e inspiegabile, invece, il collegamento video con Il Volo (trionfatori lo scorso anno) direttamente da New York. A scaldare il pubblico c’è voluta la grazia e la maestria di Roberto Bolle esibitosi in una coreografia sulle note di We will rock you dei Queen e l’esordio a Sanremo di Cristina D’avena, approdata al festival dopo una vera e propria petizione sui social network. Sette milioni di dischi in trent’anni di carriera, una vita di sigle televisive di cartoon. Il valzer del moscerino, Kiss me Licia, Occhi di gatto, i Puffi, la D’Avena ha cantato tutti i suoi cavalli di battaglia con la platea in delirio. Simpatica la gag dei due amici storici di Conti (Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni) per lanciare lo spettacolo che li vedrà protagonisti il 5 settembre all’Arena di Verona. Una reunion per i tre inseparabili compagni di mille avventure. Per quel che riguarda i big, sempre spiazzanti Elio e le Storie Tese travestiti dai Kiss. Per il resto, piattume generale. Non un brivido, non un colpo di scena. Il verdetto finale è arrivato all’una e trenta. Si chiude così il secondo Festival dell’era Conti. Ne seguiranno almeno altri due. Forse Baudo ha trovato un degno erede. Anche se più ingessato.

Questo il resto della classifica:

4) Enrico RuggeriIl primo amore non si scorda mai

5) Lorenzo FragolaInfinite volte

6) Patty PravoCieli immensi

7) ClementinoQuando sono lontano

8) NoemiLa borsa di una donna

9) Rocco HuntWake up

10) ArisaGuardando il Cielo

11) AnnalisaIl diluvio Universale

12) Elio e Le STorie TeseVincere l’odio

13) Valerio ScanuFinalmente Piove

14) Alessio BernabeiNoi siamo infinito

15) DolceneraOra o mai più (le cose cambiano)

16) Irene FornaciariBlu.

Il Premio della Sala Stampa Radio-tv-web Lucio Dalla – Sezione Campioni è andato agli Stadio con il brano Un giorno mi dirai. Alla band emiliana sono andati 19 voti. Rocco Hunt ne ha presi 15, Annalisa 12, Elio e Le Storie Tese ed Enrico Ruggeri 11, Noemi 10.

Il Premio della Critica Mia Martini – Sezione Campioni è invece andato a Patty Pravo con il brano Cieli Immensi. All’artista sono andati 18 voti. Elio e Le Storie Tese ne hanno conquistati 17, gli Stadio 16. In tutto hanno votato 109 giornalisti presso la Sala Stampa Ariston Roof.

Il Premio Sergio Bardotti per il Miglior Testo è andato al brano Amen di Francesco Gabbani, vincitore tra le Nuove Proposte.

Sono stati 11 milioni 223 mila i telespettatori, pari al 52.52% di share, che hanno seguito ieri la finale del Festival di Sanremo. Rispetto all’anno scorso – quando l’ultima serata del festival era stata seguita in media da 11 milioni 843 mila spettatori, pari al 54.21% di share – gli ascolti sono in calo di circa 600 mila spettatori e quasi 2 punti di share. La prima parte della finale di Sanremo ha fatto segnare 12 milioni 695 mila spettatori con il 48.76% di share, la seconda 8 milioni 712 mila pari al 64.89%. Un anno fa la prima parte dell’ultima serata del festival era stata seguita da 12 milioni 763 mila spettatori pari al 50.77% di share, la seconda da 10 milioni 8 mila con il 65.48%.

 

Sanremo 2016 1°Serata

 

La tanto temuta sortita pro adozioni gay da parte di Elton John non è arrivata. In compenso sul palco dell’Ariston l’attualità è giunta con un fiorire di nastri arcobaleno da far impallidire (se mai ce ne fosse stato bisogno) l’aria da medioevo (leggi family day…) incline alla censura di qualsivoglia forma di progresso (pardon…di civiltà). Il richiamo arcobaleno, ovviamente, si riferisce alla causa LGBT e alla discussione in Senato sul progetto di legge Cirinnà sulle unioni civili. Noemi, Enrico Ruggeri e Irene Fornaciari li hanno appesi sul microfono, Arisa li stringeva in mano, Sergio Carnevale, batterista dei Bluvertigo, li aveva nel taschino. Laura Pausini, da sempre vicina a queste tematiche, presentando il suo ultimo singolo Simili ha spiegato che il messaggio è anche il rispetto tra le diversità. In tutta onestà, sia gli addetti ai lavori che gli spettatori non hanno assolutamente capito la ragione dei colori (frutto di una richiesta inviata via twitter). Soltanto dopo diversi minuti l’arcano è stato svelato. Forse ci voleva un pizzico di coraggio in più.

Un festival aperto dal ricordo di David Bowie (anche se Starman suonata dall’orchestra non rimarrà indimenticabile) e proseguita con la simpatia di Virginia Raffaele, ieri nei panni di Sabrina Ferilli, e nell’impacciatissima conduzione/condizione di Gabriel Garko. L’attore non ha distolto per un solo attimo lo sguardo dal gobbo, inutile la sua presenza sul palco sanremese. Anche l’occhio vuole la sua parte? Allora bastava un cartonato. L’altra valletta Madalina Ghenea (per qualche giornalista denominata “il culo” di Sanremo, suo il fondoschiena sulla copertina del film Youth di Paolo Sorrentino) ha fatto poco di più avendo dalla sua la scusante della poca dimestichezza con la lingua. Detto della Pausini, la standing ovation maggiore l’ha avuta tal Giuseppe Ottaviani, atleta centenario che va tre volte a settimana in palestra con la moglie. Il recordman, invitato per la rubrica Tutti cantano Sanremo, ha scelto Vecchio Scarpone (1953) come sua canzone preferita (…) Impalpabile o quasi l’esibizione di Aldo Giovanni e Giacomo (lodevole la loro iniziativa di dare in beneficenza tutto il cachet) e di Maître Gims (artista francese idolo indiscusso delle radio con la hit Est-ce que tu m’aimes). Sofferente di uveite, alla richiesta di uno scambio di occhiali propostagli da Carlo Conti ha risposto picche. E la musica? Beh, al Festival della Canzone Italiana è ormai da anni un contorno abbastanza fastidioso. Tutte (o quasi) da riascoltare, le canzoni. Accattivanti quelle di Noemi, Enrico Ruggeri e Irene Fornaciari. Belle (ma cantate senza voce) quelle de Gli Stadio e dei Bluvertigo. Dalle prime votazioni Irene Fornaciari, Noemi, Bluvertigo e i Dear Jack sono a rischio eliminazione. I quattro artisti rispettivamente con Blu, La borsa di una donna, Semplicemente e Mezzo Respiro, sono nelle ultime posizioni dopo la prima serata. I più votati da televoto e sala stampa sono stati: gli Stadio con Un giorno mi dirai, Enrico Ruggeri con Il primo amore non si scorda mai, Lorenzo Fragola (primo ad esibirsi)con Infinite volte, Rocco Hunt con Wake up, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato (criticata nel Dopofestival per l’abito impresentabile) con Via da qui, Arisa con Guardando il cielo. Non è stato reso noto il posizionamento in classifica dei singoli artisti. Venerdì dopo l’ultima esibizione sarà stilata la classifica finale: gli ultimi 5 andranno a rischio eliminazione. Solo uno sarà ripescato con il televoto e rientrerà in gara sabato sera. E gli ascolti? Volano!11 milioni e 134mila spettatori pari al 49,48% di share, in linea con gli ottimi ascolti dell’anno scorso quando il Festival di Carlo Conti debuttò con 11 milioni e 767mila spettatori e il 49,34% di share.

La prima parte del Festival, in onda dalle 21:12 alle 23:56, ha totalizzato 12 milioni e 516mila spettatori pari al 49,15% di share, mentre nella seconda parte, in onda da mezzanotte per 45 minuti, si sono sintonizzati 5 milioni e 907mila spettatori pari al 52,31%. Stasera entrano in scena le nuova proposte, altri 10 big e… Nicole Kidman. La settimana più importante dell’anno è appena iniziata. Che vi piaccia o no, fino a sabato, si parlerà solo di Sanremo. Non è propriamente un male, visti i tempi…

@100CentoGradi

 

 

 

Sanremo 2016 Ecco i big!!!

Come consuetudine, il carrozzone sanremese inizia prima delle feste natalizie. E’ il palco de L’Arena, il contenitore domenicale condotto da Massimo Giletti su RaiUno, a ospitare Carlo Conti, per il secondo anno alla guida dell’indomabile rassegna canora. Il presentatore toscano, dopo interminabili preamboli con i soliti inutili opinionisti (tra gli altri Alba Parietti, Iva Zanicchi e Mario Luzzato Fegiz, sempre pronto a sparare nel mucchio), ha svelato in anteprima i 20 “big”, i 20 grandi artisti sanremesi. Conti, che il 23 giugno 2015 è stato nominato pubblicamente direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo del 2016 – dopo la fortunata edizione 2015 – manterrà anche la direzione artistica della rassegna musicale del 2017. Parecchie novità, ottimo il ritorno degli Stadio, soliti reduci dai talent e reunion dei Bluvertigo in formazione originaria con a capo Morgan. E gli Elii a dare pepe a tutta la kermesse.
Al Teatro Ariston lo show in programma dal 9 al 13 febbraio 2016, verrà seguito minuto per minuto anche su questo sito.

Ecco i nomi!

sanremo

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Prima del Festival

“Lo share ? Per uno stakanovista televisivo come me dovrebbe essere pane quotidiano, ma vi assicuro che la mia più grande vittoria è stata assistere al primo compleanno di mio figlio, ieri.”
Retorica? Forse. A parlare così è Carlo Conti, a margine della conferenza stampa pre festivaliera. Si parte domani e ad ascoltare le dichiarazioni dei protagonisti sembrerebbe che vivano nella pace e serenità più assoluta. In realtà, la preoccupazione e l’adrenalina sono vive e si leggono nei loro occhi. E non potrebbe essere altrimenti. “Spero di regalare agli italiani canzoni che possano canticchiare, vorrei sentire un taxista cantare una canzone di Sanremo-continua Conti-lavoriamo per questo. Vorrei che ora facessimo tutti un applauso per Pippo Baudo. Se siamo ancora qui, se il Festival è ancora vivo è merito suo”. Siamo lontani anni luce dalle polemiche con Bonolis (il Pippo Nazionale lo definì De cuius rispondendo ai giornalisti anni fa, il giorno dopo un boom di ascolti  http://www.repubblica.it/2007/02/speciale/sanremo/servizi/2007sanremo/polemica-baudo/polemica-baudo.html). Chi darà pepe a questa edizione? Non certo i brani soporiferi (anche se, dice Conti, sul palco saranno valorizzati ampiamente). Forse le due (pardon, tre) vallette. Anche se dalle loro frasi di circostanza non sembrerebbe. “Sono molto felice di essere qui” dice Arisa, “Carlo, grazie per la fiducia”, ribatte Emma. Per non parlare di Rocio Muñoz Morales :” E’ un grande onore essere qui…”
Scoprire poi che la prima sorpresa verrà dalla reunion tra Albano & Romina Power e che uno degli ospiti sarà Giorgio Panariello, sembra che si parli più di una sagra paesana che di una festa musicale. Per non parlare dell’onnipresente Gabriele Cirilli. Verranno ricordati, giura il conduttore, tre interpreti della musica scomparsi recentemente. Giorgio Faletti (se non altro arrivò secondo da queste parti), Mango (un veterano) e Pino Daniele. Ma anche Jannacci e Gaber. La Nazionale Italiana Cantanti? Ma sì, ci sarà spazio anche per lei; quest’anno compie cinquant’anni e toccherà ad Enrico Ruggeri renderle omaggio. A proposito di ospiti: Quella più contestata è Conchita Wurst, vincitrice dell’EuroFestival 2014. Verrà a presentare il nuovo pezzo. A rappresentare l’Italia quest’anno andrà, se lo vorrà, il prossimo vincitore del Festival. E l’imbarazzo è palese se a trionfare dovessero essere i Dear Jack o Biggio & Mandelli … Sul palco saliranno anche gli Spandau Ballet (non si vedevano dal 1987 sul palco dell’Ariston), Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Biagio Antonacci e Ed Sheeran. Senza dimenticare il vulcanico presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. Avanti, c’è posto per tutti.
Il Carrozzone domani sera partirà con Annalisa, Malika Ayane, Alex Britti, Chiara, Dear Jack, la coppia Platinette-Grazia Di Michele, Lara Fabian, Gianluca Grignani, Nek e Nesli.

Sanremo 2015 – La conferenza stampa

Pop devi fare una canzone pop una canzone di natura pop una canzone che racconti poc

No, non siamo diventati matti. Ma la citazione del pezzo d’esordio di Renzo Rubino calza a pennello con la parola simbolo del Festival di Sanremo in programma dal 10 al 14 Febbraio. Pop e selfie (in questi giorni tornato di moda per vicenda tottiane…). Termini moderni? Non proprio. Il pop non è roba per giovani. E il selfie è già stato superato dall’Usie (selfie di gruppo). E chissà quanti altri termini troveremo ancora. Nel teatro del Casinò di Sanremo, dove si è appena conclusa la conferenza stampa, ci si guarda stupiti tra colleghi. Il direttore di RaiUno Giancarlo Leone ha appena dato una notizia boom : “I giovani non si esibiranno più in tarda serata, mercoledì saranno i primi a salire sul palco” Dopo troppi anni nei quali le nuove proposte (quanto siamo antichi a chiamarle ancora così) venivano relegate quasi a ridosso di Uno Mattina, finalmente potranno avere la fetta maggiore d’ascolto. Ma sarà davvero così ? Ne dubitiamo fortemente. Soprattutto perché la prova del fuoco della prima serata potrebbe non autorizzare voli pindarici. Ce lo auguriamo, cosa molto diversa. Leone dopo aver introdotto il presentatore (quest’anno la patata bollente sarà nelle mani di Carlo Conti) e le due “vallette” (per la prima volta nella storia saliranno sul palco due cantanti, Emma Marrone e Arisa) non annuncia gli ospiti internazionali per non mettere in difficoltà le trattative in corso. Trattative che in verità non risultano ancora esserci, Imagine Dragons a parte. Conti dopo aver espresso la sua gioia (non tensione) nel condurre il Festival ed aver affermato che lo slogan di quest’anno è “Tutti cantano Sanremo”, perché è nello spirito del Festival coinvolgere le persone, spiega il meccanismo delle cinque serate. “Nelle prime due serate ascolteremo le venti canzoni dei campioni. Alla fine di ogni serata sei di loro passeranno mentre quattro saranno a rischio eliminazione. Sono tutti pezzi molto radiofonici. Giovedì i campioni si sfideranno nelle cover e a fine serata decreteremo il vincitore di un fiore molto particolare chiamato appunto…Cover” (fantasia al potere…) Venerdì cambierà la giuria: 30% giuria demoscopica, 30% gruppo di esperti, 40% il televoto. Nella serata verrà decretato il vincitore di Sanremo Giovani. Sabato il gran finale. Verrà a trovarci il grande Pino Donaggio (l’interprete di “Io che non vivo senza te” uno dei brani più famosi della musica leggera italiana, presentato proprio qui nel 1965) sapete che non si fa vedere molto in giro, ma siamo riusciti a portarlo al Festival” Fin qui la gara. Poco spazio è dedicato alle parole delle due donne canterine. Arisa usa frasi di circostanza, Emma è più incisiva :” Mi auguro che la canzone faccia da padrona. Qui si viene per cantare, non per fare altro” E viene in mente l’arcinota farfallina di Belen Rodriguez che lasciò a bocca aperta il pubblico anni fa. La Marrone, che venne lasciata dal fidanzato incantato dalla modella argentina, non si lascia sfuggire l’occasione. In verità ci sarà anche una terza presenza femminile: Rocio Munoz Morales. L’attrice è la fidanzata di Raoul Bova: è nel cast della fiction “Un passo dal cielo”. Si parla della scenografia molto tecnologica e del Dopo Festival (ormai relegato a diretta web per nottambuli). Svelata da chi sarà composta la “giuria di esperti”: Claudio Cecchetto, Carlo Massarini, Massimo Bernardini, Andrea Mirò, Camila Raznovich, Marino Bartoletti, Paolo Beldì e Giovanni Veronesi. E si aspettano le canzoni. Quelle dei giovani sono già in rete da giorni. Per quelle dei Campioni bisognerà attendere. Ma non facendoci illusioni, forse quest’anno non resteremo delusi.

Il festival sarà In onda su Rai1 il 10,11,12,13 e 14 febbraio 2015

I CAMPIONI IN GARA:

  1. ANNALISA – “Una finestra tra le stelle”
  2. MALIKA AYANE – “Adesso e qui” (Nostalgico presente)
  3. MARCO MASINI – “Che giorno è”
  4. CHIARA – “Straordinario”
  5. GIANLUCA GRIGNANI – “Sogni infranti”
  6. NEK – “Fatti Avanti amore”
  7. NINA ZILLI – “Sola”
  8. DEAR JACK – “Il mondo esplode tranne noi”
  9. ALEX BRITTI – “Un attimo importante”
  10. BIGGIO E MANDELLI – “Vita d’inverno”
  11. MORENO – “Oggi ti parlo così”
  12. BIANCA ATZEI – “Il solo al mondo”
  13. RAF – “Come una favola”
  14. LARA FABIAN – “Voce”
  15. GRAZIA DI MICHELE E MAURO CORUZZI – “Io sono una finestra”
  16. IL VOLO – “Grande amore”
  17. ANNA TATANGELO – “Libera”
  18. NESLI – “Buona fortuna amore”
  19. IRENE GRANDI – “Un vento senza nome”
  20. LORENZO FRAGOLA – “Siamo uguali”

LE 8 NUOVE PROPOSTE:

SERENA BRANCALE – “Galleggiare” 
GIOVANNI CACCAMO – “Ritornerò da te” 
KALIGOLA – “Oltre il giardino” 
KUTSO – “Elisa” 
ENRICO NIGIOTTI – “Qualcosa da decidere” 
RAKELE – “Io non lo so cos’è l’amore” 
AMARA  “Credo”
CHANTY  “Ritornerai”
SERATA “COVER”
AnnalisaTi sento dei Matia Bazar
Bianca AtzeiCiao amore ciao di Luigi Tenco
Biggio e MandelliE la vita la vita con Cochi e Renato
Alex BrittiIo mi fermo qui dei Dik Dik
Chiara Il volto della vita di Caterina Caselli
Dear JackIo che amo solo te di Sergio Endrigo
Grazia Di Michele e Mauro CoruzziAlghero di Giuni Russo
Lara FabianAlmeno tu nell’universo di Mia Martini
Lorenzo FragolaUna città per cantare di Ron
Irene Grandi Se perdo te di Patty Pravo
Gianluca Grignani – Vedrai vedrai  di Luigi Tenco
Il Volo Ancora di Edoardo De Crescenzo
MalikaVivere di Vasco Rossi
Marco Masini Sarà per te di Francesco Nuti
MorenoUna carezza in un pugno di Adriano Celentano
Nek Se telefonando di Mina
NesliMare mare di Luca Carboni
RafRose rosse di Massimo Ranieri
Anna TatangeloDio come ti amo di Domenico Modugno
Nina ZilliSe bruciasse la città di Massimo Ranieri