RAPUNZEL L’anteprima al Brancaccio

Periodo natalizio, la scelta del regalo diventa ogni anno più difficile. Beh, quest’anno non avete scusanti.

Se non sapete ancora cosa regalare ai vostri figli, che ne dite di correre ai botteghini del Teatro Brancaccio ?

Dal 18 Dicembre è in scena RAPUNZEL il Musical tratto da una fiaba dei fratelli Grimm.

Il confronto tra l’eroina positiva (Alessandra Ferrari) alla ricerca di se stessa e dei suoi sogni e la matrigna Madre Gothel interpretata da Lorella Cuccarini.

Proprio lei abbiamo incontrato stamattina nella hall del teatro, prima della conferenza stampa..

Lorella, un ruolo da cattiva. Il pubblico non è certo abituato

“Anche io sono un po’ perfida come la matrigna di Rapunzel. In verità sono anche un po’ maligna… Ma solo sulla scena! Non preoccupatevi, non sono certo spietata come Madre Gothel”

Non hai avuto timore di destabilizzare i tuoi fan, chi ti segue da trent’anni ?

“Onestamente all’inizio pensavo di non farcela. Nella mia carriera ho sempre interpretato ruoli romantici…

Ma stavolta avevo davvero bisogno di giocare e di divertirmi. Il mio Personaggio inizia con perfidia ma poi diventa tenero.”

Una matrigna che diventa buona ?

“Da vecchia! Tutti i cattivi non nascono tali, sono le circostanze della vita a condizionare gli esseri umani. Così, anche la matrigna che interpreto nasce e invecchia buona. La malvagità è nel mezzo”

Ma i bambini ? Trent’anni fa non ti conoscevano. Oggi rischiano di vedere una matrigna e non la dolce bionda della televisione

“I bambini sono molto intelligenti. Capiranno che la mia è solo un’immagine. Qualora dovessero interpretare male il mio personaggio…avrei buttato tutta la mia carriera”

Ti vediamo bionda, a teatro invece…

“Non mi sono fatta mora perché sono bionda dentro e fuori. Mi dicono che sto bene, però. Non trovi ? (in effetti…)

Ho cambiato il colore alle unghie. Da rosse le ho dipinte nere. Ma solo per calarmi meglio nel ruolo.”

Un’ultima cosa. Recentemente  tu sei stata al centro di una polemica con Raffaella Carrà…

“Raffaella ?!? Credo di aver già detto tutto sulla vicenda. Non credo proprio ci sia necessità d’incontrarci”

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PRIDE Gay e minatori insieme nella Londra degli anni 80

Londra 1984

Chi ha vissuto gli 80’s in Italia li ricorderà prevalentemente come gli anni della Milano da Bere, dell’ottimismo socialista, del Pentapartito al governo. In Inghilterra invece al potere c’era la Lady di ferro The Iron Lady Margaret Thatcher impegnata nell’affrontare il potere dei sindacati

Ma cosa successe davvero in quell’inverno ? Nelle sale arriva Pride, un film che racconta un momento storico dimenticato dai media, forse volutamente. I minatori scioperano e, durante il Gay Pride di Londra, un gruppo di attivisti gay e lesbiche decide di raccogliere fondi per sostenere le loro famiglie. I GLSM (acronimo di Lesbians and gays support the miners).
Non è importante il lieto fine, conta la lotta contro lo stesso “nemico”. Durante il film si ride (anche molto) ci si commuove, si ascolta musica del periodo (Bronsky Beat,Culture Club, Dead or Alive) ma soprattutto si riflette. Anche sul male del secolo. L’AIDS entra prepotentemente nella storia. E, raccontando quegli anni, non potrebbe essere altrimenti.
Surreali sono le scene che vedono protagoniste le mogli dei minatori, le più sagge e le prime a credere che non può esserci imbarazzo nell’accettare aiuto anche da chi è “diverso”. Un film imperdibile, una fotografia perfetta degli anni ottanta.
La cornice di Londra rende tutto ancora più coinvolgente. La città è rimasta uguale. Forse ancora più bella e accogliente. Ci piace credere che il merito fu anche di quell’azione di lotta condivisa.

Dolcenera intervistata da Metro!

In occasione del Concerto di Natale e della Serenata per Roma organizzata da Stefano Mannucci al Teatro Quirino abbiamo intervistato l’artista pugliese

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http://www.metronews.it/14/12/11/dolcenera-il-2014-un-anno-pieno-di-emozioni-condivise.html

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Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo Natale con Aldo, Giovanni & Giacomo

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Tranquilli : Lui non era presente all’Adriano stamattina. Eravamo sì ospiti della sua multisala ma Massimo Ferrero non c’era. Avevamo bisogno di leggererezza, specialmente dopo le ultime notizie di cronaca. Ma sarebbe stato francamente troppo trovarlo bardato da Befana davanti i nostri occhi.

La prima de Il ricco, il povero e il maggiordomo ci strappa qualche risata seppur a denti stretti. Nel film Giacomo è un ricco broker appassionato di golf, Giovanni, cultore di arti marziali e della filosofia giapponese, è il maggiordomo e Aldo è un venditore abusivo nel mercato di quartiere.

Le loro vite diventano (come in tutti i film del trio milanese) una sola cosa, un aiutarsi reciproco verso il lieto fine. Sembrerebbe la solita pellicola dove si sorride (o non si ride affatto). Invece i tre, dopo un calo molto più che fisiologico durato più di quindici anni tornano nelle sale con un prodotto simpatico dove spicca una Giuliana Lojodice per l’occasione mamma di Aldo davvero notevole.

La colonna sonora conosciuta ai più per i pezzi di Tonino Carotone e Julio Iglesias racconta bene la storia. E I vahha put hanga di Walter Valdi rischia di diventare un inno in musica per chi ha necessità di sfogarsi.

Per questo Natale, visti anche gli altri prodotti in uscita, potremmo accontentarci. Ma non lo facciamo. Abbiamo troppa stima dei tre e troppo rispetto verso il pubblico.

All’uscita del cinema, panettoni e pandori per tutti. Buon Natale! Lo sarebbe stato anche senza (cine) panettone.

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MA TU DI CHE SEGNO 6 ?

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Eravamo prevenuti, è bene ammetterlo. A scanso d’equivoci, sapevamo già cosa avremmo visto nei quasi 100 minuti di proiezione del nuovo film di Natale targato Vanzina/Parenti.

E dalle prime scene (spottone clamoroso al nuovo libro di Paolo Fox nelle vesti di se stesso) si capisce l’andamento del film.

Cambia l’argomento (stavolta si parla di astrologia) ma non gli attori e soprattutto non le loro battute. Salemme e Proietti si autocitano in continuazione. Pio & Amedeo cercano di scimmiottare senza alcun successo Ficarra & Picone (non certo Vianello e Tognazzi, per intenderci).

Non mancano le classiche bellone, la bionda e la mora (come tradizione italica vuole). Mariana Rodriguez e Vanessa Hessler, quest’ultima innamorata di Ricky Memphis (sic!) solo dopo aver saputo di una congiunzione astrale che prevede la presenza di Saturno (il nome di Memphis nel film) nel suo segno.

E Boldi ? No, non l’avevamo dimenticato. Anche lui è protagonista. Impersona un ipocondriaco, si ferisce un dito e viene operato di emorroidi.

Forse la morale del film è nella sua superba interpretazione del ruolo.

Film da cassetta, sbancherà al botteghino e risolleverà le asfittiche casse del cinema italiano.

Ma così non si va lontano.

Le note liete ? All’esterno del cinema Moderno (pardon, The Space). Fuori dal set, gli attori, fanno più sorridere che dentro alla sala.

Solo una domanda… .”Gigi (Proietti…), perchè lo fai” ?

Non tutti i mali vengono per nuocere:Alla proiezione era presente bellodenonna Alessandro Florenzi. E Proietti mi ha firmato una copia di Febbre da Cavallo. Bei tempi, quelli…

HITALIA Il Rock secondo Gianna

Gli scontri in piazza contro la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi. Le botte, gli spintoni. L’ennesimo giorno di ordinaria follia nel cuore di Roma.

L’eco della protesta arriva sino in Via Appia Nuova dove, nella storica cornice de La Feltrinelli, Gianna Nannini è attesa per le 18. Deve presentare il suo disco uscito lunedì nei negozi.

Arriverà solo dopo un’ora abbondante, anche lei bloccata nel traffico capitolino. L’attesa diventa estenuante, i fan si spazientiscono e vola anche qualche insulto quando gli uomini della security annunciano il divieto assoluto di scattare foto e di limitare la richiesta di autografi.

Così anche le domande del collega Ernesto Assante di Repubblica vengono ridotte a due battute sul progetto e sul termine rock, tanto caro all’artista toscana.

“Avevo un disco di inediti quasi pronto… Però mi sembrava di mungere la mucca…già con il tiralatte per la mia figliola mi sono spremuta abbastanza. Ci voleva un attimo di pausa dalla troppa ispirazione”

Nasce così l’idea della rocker senese di incidere un disco esclusivamente composto da cover di splendide melodie italiane.

“Io sono cresciuta cantando le canzoni di strada. Il rock per me è musica popolare, non basta mettersi un giacchetto di pelle addosso e fare un po’ di rumore per meritarsi l’etichetta. Io faccio rock e non me ne fotte un cazzo degli altri”

Le urla del pubblico interrompono le parole dell’artista che sorride e sorseggia un bicchiere di birra.

Spazio ai pochi autografi rigorosamente sul nuovo cd. E riguardando la firma si rimane perplessi. C’è scritto Gianna o… Ti amo ?

Di sicuro sarebbe un amore corrisposto!

Metti una sera all’ Angelo Mai – Margherita Vicario

 “Ma questa a chi somiglia ?” Domanda ricorrente quando si è invitati a un live, a un concerto di un’artista al primo vagito discografico In tutti i casi la memoria viene messa a dura prova cercando di rammentare voci, movenze e agilità sceniche. In quasi tutti i casi. L’esibizione e il disco di Margherita Vicario esulano dal contesto. Potremmo scomodare il Teatro Canzone di Gaber, parlare di Bertolt Brecht. E proprio azzardando questi paragoni che notiamo nel suo curriculum una Laurea conseguita presso la University of Malta in Performing Arts con tesi sull’innovazione teatrale attraverso l’uso della musica del grande drammaturgo tedesco. E capiamo che gli studi stanno dando i loro frutti. Ma chi è veramente Margherita Vicario ? Narratrice di storie (forse) autobiografiche, cantautrice e attrice. I più la conosceranno come Nina de I Cesaroni (serie televisiva ambientata nel popolare quartiere della Garbatella). Ma, a dispetto della giovanissima età, vanta già tante esperienze nel campo della recitazione in numerosi spettacoli teatrali e, soprattutto, nel film To Rome with love di Woody Allen. Il disco (prodotto dall’etichetta indipendente FioriRari), si compone di undici tracce tutte collegate da un filo conduttore. C’e’ sempre una lei, piuttosto impacciata e un lui con velleità da superman ma in realtà insicuro come e più della protagonista. Bisogna necessariamente ascoltare tutto il cd per entrare nella storia e magari immedesimarsi in uno dei due o in entrambi i personaggi. Sulle tavole dell’Angelo Mai salgono ,insieme a Margherita, tutti i suoi collaboratori. In primis il produttore Roberto Bob Angelini (durante la serata non si lascia sfuggire un solo movimento muovendo le labbra in tutti i pezzi), e il musicista Luca Carocci (suo fratello gemello, artisticamente parlando) L’emozione e le “spie” giocano brutti scherzi alla Vicario durante la serata. Ma lei sorridendo e lasciandosi andare a qualche esclamazione tipicamente romana, se la cava niente male. Anche durante l’esibizione di You are the one that i want (cover del tema portante di Grease). Il singolo Per un bacio totalmente riarrangiato rispetto alla versione “guitar only” presente in rete da più di un anno fa da traino a tutto il lavoro. Ma nelle orecchie rimane il ritornello della filastrocca Nota bene (già presentata a Musicultura) cantato a squarciagola da tutto il pubblico.

Dire sempre a chi amo che è importante dirlo forte farglielo presente

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Le foto in galleria sono ©Matteo Mat Nardone