Sia Diodato Sanremo. Ma il vincitore lo proclama Sky

E’ Diodato con il brano Fai rumore il vincitore della 70° edizione del Festival di Sanremo. E non a sorpresa. La notizia, semmai, è che la notizia non l’abbia data Amadeus dal palco dell’Ariston ma… Sky tg24, tre quarti d’ora prima. Sarà l’argomento del post-festival. Del resto, dopo sei ore di diretta e a televoto chiuso era quasi logico (anche se scorretto)  che qualcuno spoilerasse. Ma non è la prima volta. Accadde già nel 1996. La vittoria di Ron e Tosca fu anticipata nel tg della notte di Canale 5. Al secondo posto Francesco Gabbani, al terzo i Pinguini Tattici Nucleari. Queste le altre posizioni:

4 Le Vibrazioni

5 Piero Pelù

6 Tosca

7 Elodie

8 Achille Lauro

9 Irene Grandi

10 Rancore

11 Raphael Gualazzi

12 Levante

13 Anastasio

14 Alberto Urso

15 Marco Masini

16 Paolo Jannacci

17 Rita Pavone

18 Michele Zarrillo

19 Enrico Nigiotti

20 Giordana Angi

21 Elettra Lamborghini

22 Junior Cally

23 Riki

Ecco le dichiarazioni del vincitore

Sin dal primo giorno mi hanno accolto con un calore che non mi aspettavo e ricevere tutti questi premi è una cosa inaspettata che mi riempie di gioia e mi rende felice per tutte le persone che hanno lavorato con me in questi anni, sin dagli inizi, e che hanno fatto con me un passetto alla volta. Dedico il successo alla mia famiglia che ha fatto tanto rumore nella mia vita e anche in questi giorni. Li ho sentiti molto poco perché mi ha scioccato il rispetto che hanno avuto della situazione in cui ero e non vedo l’ora di telefonargli, non li ho ancora sentiti. E poi vorrei dedicare anche la vittoria a Taranto, è la mia città nella quale bisogna fare rumore. Per tutti coloro che lottano ogni giorno per una situazione insostenibile (Ilva, n.d.r.)

 

Diodato si aggiudica anche il Premio della Critica intitolato a Mia Martini, per la sezione Campioni. Diodato ha conquistato 46 voti su 142 per il premio dedicato a Mimì. Ventisette voti per Tosca, 17 per Rancore. Centoquarantadue i voti validi. Diodato si aggiudica anche il Premio della Sala Stampa Radio, Tv e Web Lucio Dalla, per la sezione Campioni. Il cantautore si è affermato con 25 voti. Al secondo posto Francesco Gabbani con 15 voti, al terzo Pinguini Tattici Nucleari con 13.

E’ Rancore per il brano Eden a vincere il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, assegnato dalla Giuria degli esperti.

E’ Tosca con il brano Ho amato tutto, a vincere il Premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale, assegnato dall’Orchestra del Festival.

Una serata lunghissima, estenuante che, dopo le follie del pomeriggio con le conferenze stampa di fuoco di Bugo e Morgan (eliminati venerdì sera dopo la sconcertante non esibizione) è scivolata via abbastanza piatta, senza grandi sussulti. La palma del vincitore morale della settantesima edizione va consegnata di diritto ad Achille Lauro capace di travestirsi ogni sera. Per la finale ha scelto Elisabetta I Tudor. Regina d’Inghilterra e d’Irlanda, Elisabetta è sempre stata considerata una governatrice esemplare. Non poteva chiudere in maniera diversa e la spiegazione l’ha fornita sui social

Sono stato molto colpito dalla sua indipendenza, di cui aveva fatto un vero e proprio baluardo. Mi è parso il personaggio più adatto per chiudere la serie di performance con cui, in queste sere, ho unito personaggi che in modi diversi mi hanno ispirato attraverso modalità altrettanto differenti di esprimere e vivere la libertà. Elisabetta I è riuscita a fregarsene, a tener testa agli uomini con cui si confrontava: lo faceva anche attraverso il suo aspetto, indossando abiti larghi sulle spalle, per rendere la propria fisicità imponente quanto la propria personalità e per non essere mai inferiore ai propri interlocutori maschili

Nonostante le gaffes della vigilia non si può certo dire che sia stato un festival politicamente scorretto. Tiziano Ferro, ospite fisso per tutte e cinque le serate ha salutato il pubblico con Alla mia età e un medley di suoi successi ma soprattutto con un breve monologo a pochi giorni dal compimento dei quarant’anni

Ho 40 anni e voglio dire al mondo che nessuno dovrebbe mai decidere
di vivere soffrendo.
E nessuno dovrebbe mai voler morire.
Perché subire non è una disgrazia, è una scelta.
E la felicità non è un privilegio, è un diritto

Anche lui è stato un vincitore. Ma, musica a parte, a trionfare (ascolti e gradimento alla mano) sono stati i due vecchi amici Fiorello e Amadeus. Anche nelle serate più lunghe sono stati capaci di tener desto il pubblico. Andrebbe comunque trovato un rimedio alla lungaggine del Festival, specialmente se ci sarà un Amadeus (e un Fiorello) bis. Ventiquattro brani sono effettivamente troppi, non è concepibile neanche lontanamente l’idea di iniziare a cantare solo dopo le 22 e una sfoltita agli ospiti sarebbe auspicabile. Anche perché sono stati quasi tutti costretti a cantare dopo la mezzanotte (stasera è capitato a Biagio Antonacci). Del resto se anche Fiorello si è più volte lamentato (scherzando ma non troppo) dell’ora, qualcosa c’è da rivedere. Proprio lo showman siciliano, prima dell’esibizione di Gente de Zona, per colpa di un microfono malandrino lasciato improvvidamente aperto si è lasciato andare a un: basta, basta! Per la cronaca, la serata finale del festival si è chiusa alle 2:40 di notte, a televoto chiuso già da più di un’ora. Francamente troppo.

La media d’ascolto dell’intera finale è stata di 11.476.000 spettatori con il 60,6% di share. Per trovare una percentuale più alta occorre tornare alla finale del festival del 2002, condotto da Pippo Baudo con Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere. In quell’occasione la serata conclusiva raccolse il 62.66%. Sono oltre le tre del mattino, invece, quando arrivano le scuse di Sky all’incredibile beffa perpetrata ai danni della Rai

La direzione di Sky Tg24 chiarisce che per errore è stata pubblicata sul ticker un’ultim’ora sul vincitore di Sanremo, nonostante non fosse arrivata alcuna notizia in tal senso ai giornalisti della testata”, ha precisato l’emittente, spiegando che “al momento dell’annuncio della terna dei finalisti, il ticker è stato programmato con i nomi di tutti e tre i concorrenti e per errore è stata pubblicata la stringa con il nome di Diodato. Non appena è stato segnalato l’accaduto, l’ultim’ora è stata cancellata

Scuse che non hanno per nulla convinto Fiorello. Ai microfoni di Rtl 102.5 ha dichiarato

Nell’ultima conferenza stampa i giornalisti hanno giustamente fatto notare che avevano bisogno di un vincitore per poter uscire perché c’è gente che lavora, ci sono straordinari da pagare, perché sarebbe stato un problema. Amadeus è stato un signore e ha detto “Avete ragione”, hanno fatto un embargo e gli ha detto “Vi garantisco il nome entro un certo orario ma voi garantitemi che non farete uscire il nome”. Invece, purtroppo, una mela marcia c’è sempre ed è stato spoilerato. Deontologicamente è una cosa che trovo riprovevole per uno zero virgola in più di share, perché di questo si tratta. Cosa può dare a un’azienda una notizia che passa in uno scroll con altre notizie? Riportandovi quello che si diceva nei meandri delle quinte, mi raccontavano che potrebbe essere stata una piccola ritorsione, forse in passato c’era stato uno spoileramento di Masterchef in qualche programma RAI o non lo so. Si pensava di tutto e tra le tante cose c’era anche questa. Non lo dico io, è quello che serpeggiava lì, ieri sera dietro le quinte. Anche io mi meravigliavo

 

PIERLUIGI CANDOTTI

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Sanremo infinito, poco Zucchero e tanto Ferro

L’aveva promesso e alla fine l’ha fatto. Fiorello dopo gli ascolti record di ieri sera (mai così alti dal 2005, era il primo Sanremo di Paolo Bonolis) si è presentato sul palco travestito da Maria De Filippi. A suo agio anche con i tacchi lo showman siciliano fa ridere tutto l’Ariston. Tanto che, prima di uscire, riceve anche la chiamata della De Filippi vera (divertita come tutti). Vero è che avere Fiorello significa automaticamente fare il pieno di share ma bisogna ammettere che l’amicizia tra lui e Amadeus, cementata dopo gli esordi a Radio Deejay permette a entrambi di comportarsi come in un villaggio vacanze. Tornerà poco dopo sul palco per cantare il suo inedito La classica canzone di Sanremo (standing ovation per lui). Ma l’ovazione più grande viene tributata a Fabrizio Frizzi, oggi avrebbe compiuto sessantadue anni. Tutti si ricordano di lui, ne hanno un ricordo positivissimo. Ma a nessuno venne mai in mente di affidargli la conduzione del festival. Persona troppo perbene, troppo educata. Amadeus, senza ipocrisia (dice lui) dichiara che se Frizzi fosse stato ancora qui sarebbe toccato a lui presentare questa edizione. Con il senno di poi è facile dirlo. La netta sensazione è che non ci sarebbe mai stato spazio per il presentatore su questo palcoscenico. La serata si era aperta con la seconda gara tra i giovani.
Gabriella Marinelli
e Lula sono battute da Fasma. Marco Sentieri la spunta su Matteo Faustini. La gara dei big viene aperta alle 22 da Piero Pelù, pezzo rock ma non troppo. Lui è un gigante (il brano, che si chiama così, un po’ meno). Poi tocca ad Elettra Lamborghini, stranamente vestita sobriamente (è Carnevale…) e poco truccata. Ma il pezzo è da denuncia e si prova pena per i poveri orchestrali costretti ad imparare anche Musica (e il resto scompare). Piattissimo il brano di Enrico Nigiotti, Levante porta un minimo di brio e i Pinguini Tattici Nucleari sembrano i cugini poveri de Lo Stato Sociale. Tutti aspettano Tiziano Ferro e il duetto con Massimo Ranieri sulle note di Perdere l’amore è da… perdere la testa. Il brano ha trentadue anni, trionfò da queste parti nel 1988. Tornando alla gara, delizioso il brano di Tosca (anche se, facendole le pulci sembra di sentire un vecchio pezzo di Fabio Concato 051/222525 con una spruzzata di Mariella Nava). Siamo appena oltre metà gara ma è già giovedì quando sul palco sale Zucchero. Parte con Spirito nel buio prosegue con Canzone che se ne va, poi un medley. Ma sembra aver perso la verve di un tempo. E il suo ultimo lavoro D.O.C. è un mezzo flop. Prima del rocker emiliano era stata la volta della reunion dei Ricchi e Poveri. Dopo quasi quarant’anni, il ritorno di Marina Occhiena. Era il 1981 quando il pezzo Sarà perché ti amo venne cantato dal gruppo al completo solo durante le prove del Festival. Ma è un revival che non scalda più di tanto il pubblico. Intorno a mezzanotte e trenta ricomincia la gara con Francesco Gabbani, poi tocca a Paolo Jannacci (meritava di esibirsi a un orario decente, il brano è davvero bello) prima di interrompersi nuovamente per festeggiare i vent’anni di Non dirgli mai di Gigi D’Alessio. Nel 2000 veniva considerata una porcheria. Oggi, tra trap e immondizia varia sembra un capolavoro. Arriva la notizia della morte di Kirk Douglas, a 103 anni e Selvaggia Lucarelli (su Facebook) ci scherza su. All’inizio della puntata, dice, ne aveva 31. All’una cala l’attenzione. Meno male che ritorna Tiziano Ferro. La serata la chiudono Junior Cally (senza maschera sembra uno sbarbatello e il brano è terribile), Giordana Angi (brava, brava, brava) e Michele Zarrillo. La demoscopica boccia Junior Cally e Rancore e premia Francesco Gabbani.

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Sono stati 9 milioni 962mila, pari al 53.3 per cento di share, i telespettatori che hanno seguito in media su Rai 1 la secomda serata del Festival di Sanremo di Amadeus. Un anno fa Baglioni bis aveva raccolto una media di 9 milioni 144mila spettatori e del 47.3 per cento. Per trovare una media migliore di una seconda serata bisogna tornare al 1995, quando il festival di Pippo Baudo raggiunse il 65.42%

PIERLUIGI CANDOTTI

 

 

 

 

 

Sanremo, per ora “canta” Fiorello

È già il Festival di Fiorello. A rimarcare ancora una volta l’inutilità dei brani in gara e il desiderio (leggasi necessità) di fare show, audience, soldi. La Rai vuole così, il pubblico pure. Quindi, tutti felici e contenti. Il termine canzone resta nel nome della manifestazione e, a poche ore dall’inizio della settantesima già si rimpiange la dittatura Baglioni presente nelle ultime due edizioni. Dalle prove odierne non si nota alcun miglioramento nei brani. Magari, con il pubblico a fare da cornice, sarà diverso. Fiorello, dicevamo. Quanta fortuna ha Amadeus ad avere un amico come lui. Gli salverà il festival, comunque andrà. Già oggi, in una conferenza stampa piatta e noiosissima c’è voluto lo showman siciliano a dare brio. Ha preso in giro Pippo Baudo dicendo che nel 1995 (sua unica partecipazione come cantante) dalla camera del presentatore si udivano gemiti di piacere (Baudo all’epoca era ancora sposato con Katia Ricciarelli) mentre ora nella stanza di Amadeus e della compagna Giovanna Carollo regna solo il silenzio. Chi vi scrive ricorda ben altri protagonisti di notti d’amore che tennero svegli gli ospiti dell’albergo sanremese. Proprio Fiore e Anna Falchi. Ma vabbè… Poi, la battuta sul sessismo:

Non sono un vero e proprio ospite, Amadeus mi ha scelto per l’aspetto fisico. Mi ha detto ‘ti voglio al mio fianco, né avanti, né dietro

E ancora, stoccata a Matteo Salvini, rimasto da solo a menarla con Junior Cally

L’ho invitato al ricevimento della cresima di mia figlia, ha detto che viene

Poi, ancora su Amadeus

Ho una libertà, mi sento rilassato. Non ho mai visto un conduttore così, Amadeus non è ansioso, lui non fa nulla, dirige le operazioni seduto dalla platea. Sanremo ha capacità di cambiare le persone, Ama è una persona buonissima e generosa, eppure Sanremo lo ha trasformato in un mostro

Sembra proprio che a Sanremo Fiorello si senta a casa. Ma guai a presentarlo. Lui viene come ospite, la patata bollente la lascia ad altri. Detto che mercoledì sera il super ospite sarà Zucchero (che flop il suo nuovo disco!) spazio al vero presentatore, imbeccato su altri protagonisti

È stato un work in progress. Dissi ‘magari avere Madonna‘, Madonna l’abbiamo cercata veramente, ma lei è a fare concerti in Inghilterra. Un paio di rifiuti li abbiamo avuti, anche da Lady Gaga che in questi giorni è in Russia. Poi ho pensato che gli internazionali sono i Ricchi e Poveri, Al Bano e Romina, perché questa è la nostra storia”.

In forse Dua Lipa, sicuro Lewis Capaldi. Dopo quasi due ore di conferenza stampa ecco i

nomi dei cantanti che si esibiranno domani e mercoledì

 

I primi 12 big in gara domani al Festival di Sanremo, saranno: Achille Lauro, Anastasio, Bugo e Morgan, Diodato, Elodie, Irene Grandi, Raphael Gualazzi, Marco Masini, Rita Pavone, Riki, Le Vibrazioni e Alberto Urso. Per le Nuove Proposte: Eugenio in via di gioia, Fadi, Leo Gassmann, Tecla Insolia;

Mercoledì è attesa sul palco dell’Ariston la seconda tranche. In ordine alfabetico, si esibiranno: Giordana Angi, Francesco Gabbani, Paolo Jannacci, Junior Cally, Elettra Lamborghini, Levante, Enrico Nigiotti, Piero Pelù, Pinguini Tattici Nucleari, Rancore, Tosca e Michele Zarrillo. Nuove proposte, le altre quattro: Fasma, Matteo Faustini, Gabriella Martinelli e Lula, Marco Sentieri. Che Sanremo ce la mandi buona e… ascoltabile.

PIERLUIGI CANDOTTI

Il karma della Mannoia

Ma che davero ha vinto a scimmia? Esatto, Fiorella, proprio così e il fatto che tu citi un post ormai virale in rete che ti vede protagonista, del successo di Gabbani a Sanremo testimonia la tua grandezza. L’incontro in Feltrinelli con Chiara Di Giambattista, in occasione della presentazione del repacking di Combattente è stata l’occasione per fare il punto sulla settimana canora più lunga dell’anno. La Mannoia ci sperava. Eccome! Aveva quasi la certezza di arrivare prima. Il pezzo, va detto, non era il capolavoro di una carriera. Bello, indiscutibilmente. Ma aiutato anche dalla penuria di brani, non aveva concorrenza. In mezzo al nulla, è facile vincere. Con quel carisma e quella voce, poi… Invece, il karma ha avuto la meglio. E Francesco Gabbani, con il gesto fatto (si è inginocchiato davanti alla cantante) ha fatto capire quanto non ci credesse neanche lui e quanto stentasse a realizzare ciò che stesse accadendo sul palco dell’Ariston. Fiorella l’ha riconosciuto, anche se a sentirla disquisire, avrebbe preferito (forse) una sconfitta ad opera di Ermal Meta… Ma Sanremo è solo una tappa nella sua lunghissima carriera. Ha partecipato a quattro festival, lasciando sempre il segno. E se dal pubblico qualcuno le urla: “Torna pure l’anno prossimo, sicuramente vincerai” la risposta non si fa attendere: “Ma manco pè niente! Ho già dato, può bastare così”. Che sia benedetta nell’album fa la sua figura. Sarebbe stato un brano perfetto anche nella prima stampa. Unico appunto: per il pezzo sanremese e la cover di Francesco De Gregori (Sempre e per sempre) anch’essa portata in riviera, sarebbe stato corretto far uscire un ep, magari a prezzo ridotto. Ma le logiche delle case discografiche non sempre si sposano con quelle dell’artista e del gusto dei fan. Che comunque, hanno apprezzato e, cd alla mano, hanno pazientemente aspettato il loro turno per selfie e firma di rito. La battuta più bella? Un invito di Fiorella Mannoia ai giornalisti che la davano sicura vincitrice: “La prossima volta fateve i cazzi vostri!”. Così, schietta e sincera. Alle volte serve pure un pizzico di scaramanzia…

@100CentoGradi

Gabbani sbanca Sanremo, Mannoia seconda

E’ Francesco Gabbani il vincitore della 67° edizione del Festival di Sanremo. Il ballo con la scimmia gigante e la sua Occidentali’s Karma hanno convinto tutti. Al secondo posto, la grande favorita Fiorella Mannoia con Che sia benedetta. Terzo (grande sorpresa di questa edizione) Ermal Meta con Vietato morire. Una serata iniziata con gli emozionanti Ladri di Carrozzelle (gruppo in attività dal 1989, il primo del panorama musicale italiano formato principalmente da artisti con disabilità) e aperta ufficialmente da Zucchero con il suo nuovo singolo Ci si arrende volutamente eseguita con base pre registrata (la chitarra di Mark Knopfler non poteva mancare) e proseguita, canzoni a parte con il riscatto di Maurizio Crozza nei panni del senatore Antonio Razzi. Poco convincente il comico ligure, come tutte le sere, che almeno ha evitato i fischi e le contestazioni di tre anni fa, ricevendo solo applausi dal pubblico. Crozza/Razzi ha avuto l’ardire (l’unico in tutta la manifestazione) di ironizzare (per modo di dire) sulla scelta di Maria de Filippi di non ricevere alcun compenso, porgendo alla conduttrice una banconota: “Tieni 10 euro, non puoi lavorare aggratis, è diseducativo per i bambini”.  Just Some Motion, il ballerino degli spot della Tim, tanto osannato e atteso sul palco ha eseguito i suoi passi come in un acquario. Problemi di audio per un appuntamento talmente pubblicizzato (alcuni avevano giurato che Mina, voce dello spot, si sarebbe palesata a Sanremo…) da renderlo fastidioso. Il ritorno di Zucchero alle 22:30 ha prima svegliato una platea assopita con Partigiano Reggiano e poi emozionato, eseguendo Miserere in un duetto virtuale con Luciano Pavarotti. Standing ovation per lui. Il tempo di omaggiare la carriera di Rita Pavone (e cantando Cuore dimostra che non sfigurerebbe affatto in gara, anzi!) e di far fare l’ennesima brutta figura a Enrico Montesano (non fa più ridere da almeno vent’anni, non c’è verso) arriva il momento di Alvaro Soler che, piaccia o meno, ha spopolato con Sofia e merita eccome un passaggio in Riviera. Tanto più che, all’una meno venti del mattino (anestetizzati anche da Geppi Cucciari e senza caffè) gli spettatori dell’Ariston avevano bisogno di una scossa per il gran finale. Attendendo la fine arrivava un nuovo riconoscimento per Ermal Meta, già vincitore della serata delle cover: con Vietato morire ha vinto il Premio della critica ‘Mia Martini’ assegnato dalla sala stampa nella categoria Campioni. A Fiorella Mannoia va il Premio della sala stampa radio&tv ‘Lucio Dalla’. Ecco la classifica completa della 67°edizione del Festival di Sanremo

1 Francesco Gabbani

2 Fiorella Mannoia

3 Ermal Meta

4 Michele Bravi

5 Paola Turci

6 Sergio Sylvestre

7 Fabrizio Moro

8 Elodie

9 Bianca Atzei

10 Samuel

11 Michele Zarrillo

12 Lodovica Comello

13 Marco Masini

14 Chiara Galiazzo

15 Alessio Bernabei

16 Clementino

@100CentoGradi

La serata finale del Festival di Sanremo 2017, che ha visto il trionfo di Francesco Gabbani con la canzone «Occidentali’s Karma», ha ottenuto una media di13.553.000 spettatori (54,28% di share)nella prima parte (dalle 21.14 alle 23.54) e di 9.680.000 spettatori (69,66%) nella seconda, dalle 23.59 all’1.45. La media ponderata è di circa 12 milioni di spettatori e il 58,4% di share.

Un anno fa, la finale del 66° Festival ottenne una media di 12.695.000 spettatori (48,76% di share) nella prima parte e di 8.712.000 spettatori (64,89%)nella seconda, per una media ponderata pari a 11.222.000 spettatori (52,52%).

Lele vince tra i giovani, Moroder fa ballare l’Ariston

C’è lo zampino di Maria De Filippi dietro alla vittoria di Lele (Esposito) nella categoria Giovani del Festival di Sanremo. Senza voler fare dietrologia, il successo del ragazzo napoletano per quanto inaspettato e impronosticabile, era nell’aria. Non tanto per la situazione sentimentale del vincitore (fidanzato di Elodie) ma quanto per la sua carriera. Lele è nato proprio nella scuola di Amici… Da molti anni ciò che tocca Queen Mary diventa oro nella città dei fiori, ma forse per quest’anno bastava la sua presenza sul palco. Tant’è… Al secondo posto Maldestro con Canzone per Federica, seguito da Francesco Guasti con Universo e da  Leonardo Lamacchia con Ciò che resta. La serata si è aperta proprio con l’esibizione delle quattro nuove proposte. I due eliminati eccellenti (Amara e la Rua) fuoreggiano in radio. Amara stessa (prevista la sua esibizione domani sul palco dell’Ariston, accompagnata da Paolo Vallesi, con la sua Pace) è l’autrice del brano di Fiorella Mannoia, anche questa sera superlativa. Il pezzo dei La Rua, invece, come parziale risarcimento, è stato inserito nella compilation ufficiale della rassegna canora ed è sigla del Dopo Festival. Nell’ennesima riproposizione dei brani dei big, invece, sempre più convincenti Francesco Gabbani (fischiato dal teatro per il look, stasera era vestito da scimmia come da copione del brano) ed Ermal Meta. Sul podio, insieme a Samuel potrebbero a sorpresa salirci loro. La ragione direbbe Turci e Mannoia ma si sa, il bello delle ultime edizioni di Sanremo è stato sovvertire anche i pronostici più semplici. Proprio com’è accaduto stasera con Lele. Le lacrime di Bianca Atzei hanno reso più umana una ragazza forse cresciuta troppo in fretta, artisticamente parlando. Per la parte dello spettacolo, sempre più inquietanti le copertine di Maurizio Crozza (è al secondo flop sanremese…) e sottotono l’esibizione della vera regina dell’anno scorso: Virginia Raffaele, nei panni di Sandra Milo. Volendo rimanere sull’attualità, i due nomi messi vicini in questi giorni non portano fortuna (almeno nella capitale…). L’omaggio a Giorgio Moroder ha invece fatto ballare tutto l’Ariston. Il produttore in platea, nelle vesti anche di giurato, ha gradito e con lui tutti i nostalgici degli anni d’oro della discomusic. Tra poche ore, la serata finale. Eliminati Giusy Ferreri, Al Bano (rivolta del Teatro Ariston all’annuncio), Gigi D’Alessio e (incredibile, ma vero) Ron.

@100CentoGradi

La quarta serata del Festival di Sanremo ha ottenuto una media di 11.674.000 spettatori nella prima parte (dalle 21.13 alle 23.53), pari al 45,68% di share. Nella seconda parte (dalle 23.57 alle 1.17) la media è stata di 6.177.000 spettatori (53,20%). La media ponderata è stata di 9.887.000 spettatori (47,1%).

L’anteprima Sanremo Start, dedicata alla gara delle Nuove Proposte vinta da Lele, ha registrato una media di 8.101.000 spettatori per uno share del 29,82%.

Nel 2016 la quarta serata del Festival ottenne una media di 12.201.000 spettatori nella prima parte, pari al 46,05% di share. Nella seconda parte, la media fu di 6.418.000 spettatori (55,09%), per una media ponderata pari a 10.164.000 spettatori (47,81%)

Sanremo arcobaleno con Mika, Ermal Meta è re delle cover

Ermal Meta con Amara Terra Mia (brano portato al successo da Domenico Modugno) vince la serata delle cover al festival di Sanremo. Secondo posto a Un’emozione da poco di Paola Turci, terzo posto per Signor Tenente di Marco Masini. Una serata senza fine, aperta dall’omaggio al Coro dell’Antoniano di Bologna (in occasione dei sessant’anni dalla nascita). Sul palco, un anno dopo Cristina D’Avena. Mancano solo Topo Gigio e il Mago Zurlì e anche lo Zecchino d’Oro sarà salvo. Ma a meritare grandi applausi è anche l’Orquesta de reciclados de Cateura, arivata direttamente dal Paraguay: 28 talenti fra i dieci e i trent’anni che suonano strumenti fatti con materiale riciclato, dalle radiografie alle tubature. “Il mondo ci regala spazzatura, noi gli restituiamo la musica” è il motto del maestro di musica Favio Chavez che offre a circa 150 bambini e giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità e di esclusione sociale nei pressi di Cateura e in tutto il Paraguay, un esempio e un’opportunità per imparare a suonare. Prima ancora la gara delle nuove proposte ha avuto un esito del tutto inaspettato: eliminati Valeria Farinacci (testo smielato ed esibizione peggiore) e Tommaso Pini (con tanto di rivoluzione in sala stampa). La gara delle cover è stata aperta da Chiara e non è un caso. Forse a Zucchero e Francesco de Gregori è stato consigliato di collegarsi dopo le 22. Altrimenti non si spiegherebbe la mancata denuncia alla cantante veneta per aver disintegrato Diamante (sarebbe bastato il violino di Mauro Pagani, oscurato dalla Galiazzo). Mina, al contrario, non avrà ritenuto opportuno ribellarsi a Ludovica Comello interprete de Le mille molle blu. Gli stacchetti della Tim, intonati dalla tigre di Cremona, è quanto di peggio sia stato ascoltato dalla sua voce. Voce da brividi, invece quella di Ermal Meta impegnato in Amara terra mia di Domenico ModugnoAl Bano è ancora convalescente e Pregherò di Adriano Celentano non ha avuto l’eco che avrebbe meritato. Dopo che Alessio Bernabei ha avuto contezza del suo valore distruggendo Un giorno credi (di essere un cantante, nel suo caso…) di Edoardo Bennato, ossigeno è arrivato dalle performance di Fiorella Mannoia e Paola Turci (rispettivamente impegnate in Sempre e per sempre di Francesco de Gregori e Un’emozione da poco di Anna Oxa). Una passeggiata per loro, un momento salvifico per il pubblico a casa e in teatro. Poi è stato Mika a infiammare l’Ariston con una lezione di civiltà e un arcobaleno di colori: “La musica fa cambiare il colore della mia anima – dice prima di esibirsi – posso essere bianco, blu, violetto… tutto. È molto bello essere di tutti i colori. E se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo, e pensa che un colore è migliore e deve avere più diritti di un altro, o che un arcobaleno è pericoloso perché rappresenta tutti i colori… Beh, peggio per lui. Sinceramente, questo qualcuno lo lasciamo senza musica” Peccato per l’omaggio a George Michael. Jesus to a child è francamente inarrivabile. Tornando alla gara, la faccia di Don Backy in sala stampa durante l’esibizione de L’immensità da parte di Gigi D’Alessio è tutta un programma. Michele Zarrillo rende gradevole Se tu non torni di Miguel Bosè, Francesco Gabbani rivaluta Susanna di Adriano Celentano e Marco Masini fa il suo intonando Signor Tenente di Giorgio FalettiSergio Sylvestre va totalmente fuori tempo ne La pelle nera mentre Elodie urla talmente tanto da non riuscire neanche a imbroccare Quando finisce un amore di Riccardo Cocciante. Ottimi Fabrizio Moro ne La leva calcistica della classe 68 di Francesco de Gregori e Samuel in Ho difeso il mio amore dei Nomadi. Ci sarebbe anche Michele Bravi, ma perché infierire? Per la cronaca ha “cantato” La stagione dell’amore di Franco Battiato. Relegata a notte fonda, la grazia di Lp, impegnata in una gara di dì fischiettii con Carlo Conti. Poi i verdetti: In finale Clementino, Bianca Atzei, Ron e Giusy Ferreri. Out le coppie Nesli & Alice Paba e Raige & Giulia Luzi E domani (pardon, tra qualche ora) il festival sceglierà il vincitore delle nuove proposte

@100CentoGradi

Sono stati 10 milioni 420 mila, pari al 49.70%, gli spettatori che hanno seguito la serata del Festival di Sanremo dedicata alle cover. Un risultato che migliora di due punti di share quello dell’anno scorso, quando la serata dedicata alle reinterpretazioni delle hit del passato aveva fatto segnare il 47.88% con 10 milioni 462 mila spettatori. La prima parte della terza serata del festival (dalle 21.19 alle 23.59) ha raccolto in media 12 milioni 751 mila spettatori con il 49.74%, la seconda (dalle 24 all’1.13) 5 milioni 403 mila con il 49.18%. L’anno scorso la prima parte della serata cover aveva avuto 12 milioni 33 mila spettatori con il 45.91%, la seconda 6 milioni 821 mila con il 58.04%.

E poi… Giorgia e il Festival prende vita. Sprecata la carta Totti

Dopo tre ore di spettacolo, Carlo Conti decide di dare una netta sterzata a una serata con molte potenzialità sprecate. E cala l’asso. La voce di Giorgia, emozionata e stretta nel suo vestito, riesce a mettere d’accordo tutti. Autoironica quando parla del figlio romanista (“starà ancora davanti alla televisione ma mica per vedere me, per Totti”) e quasi commossa quando manda un affettuoso saluto a Pippo Baudo (“Ciao caro Pippo, mi hai inventata tu!”). Vanità ad aprire un medley dei suoi successi sanremesi. Quasi non ce la fa a chiudere sull’ultimo acuto di Di sole e d’azzurro. Ma si ferma, prende fiato e fa impazzire il teatro. E’ un paradosso che le emozioni più intense arrivino dagli ospiti ma quest’anno (si è capito ormai) è così e bisogna farsene una ragione. Si parlava di occasioni sprecate. Avere Francesco Totti sul palco, ad esempio. E metterlo in imbarazzo con domande senza senso, inutili e stupide. L’unico acuto del capitano giallorosso arriva quando lancia palloni autografati in piccionaia (Federico Russo ci prova e prende in pieno il povero Giletti…) e decide qual è il suo pezzo sanremese: il piccione di Povia (Vorrei avere il becco, vincitore nel 2006, quando a presentare Sanremo c’era la moglie Ilary Blasi e lui la osservava dalla platea). Le canzoni in gara sono leggeremnte migliori rispetto alla prima serata: merito di Paola Turci e di un sorprendente Francesco Gabbani, l’unico capace di far ballare l’Ariston. Discreti i pezzi di Marco Masini e di Sergio Sylvestre (qualità vocali eccelse per il vincitore di Amici). I peggiori? Le coppie Nesli-Alice Paba (chi???) e Raige-Giulia Luzi (peraltro, protagonista assoluta a teatro due anni fa con Romeo & Giulietta). Questi ultimi si sono esibiti in un brano dal titolo Togliamoci la voglia. Omissis per ogni cosa si potrebbe aggiungere. Per Bianca Atzei, Gigi D’Alessio e compagnia nulla da segnalare. A cosa sono servite le esibizioni di Robbie Williams e Keanu Reves non ci sarà risposta. Tanto più che al primo potevano far cantare tranquillamente Party Like a Russian invece di relegarlo al nuovo I love my life e di costringerlo a baciare una impacciatissima Maria De Filippi, con caramella in bocca. La serata era iniziata con la gara dei giovani. Frettolosamente eliminati Marianne Mirage (il suo pezzo è già nei primi posti dei passaggi in radio) e Braschi, passano alla finale di venerdì Francesco Guasti con Universo e Leonardo Lamacchia con Ciò che resta!

A rischio eliminazione Bianca Atzei e le coppie… di cui sopra.

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La seconda serata del Festival firmato Conti—De Filippi, è stata vista da 10 milioni 367 mila, pari al 46.6% di share. Il dato che magari preoccuperà Carlo Conti sta nel paragone con un anno fa: nel 2016 la media era stata di 10 milioni 748 mila spettatori, pari al 49.91% di share.

Sarà Sanremo 2017

Sarebbero dovuti essere 20, ma alla fine saranno 22. La spoilerata degli Statuto ha avuto effetto per un buon numero di big. Torna Albano e con tutto il rispetto per l’artista, visti gli eventi recenti (il doppio infarto che ha colpito il cantante pugliese venerdì scorso) è una scelta abbastanza incomprensibile. Come lo è quella di Gigi D’Alessio, contestato da tutta la sala allestita in Villa Ormond a Sanremo. Nessuna “soffiata” sugli ospiti, forse ci sarà la neo first lady della Casa Bianca Melanie Trump, ma sono solo voci. Ufficiale è invece il DopoFestival eccezionalmente anche di sabato con Nicola Savino e la Gialappa’s Band a fare gli onori (e gli oneri…) di casa. Per Carlo Conti sarà un festival che avrà come protagonisti i rapporti interpersonali in famiglia. L’amore non solo tra uomo e donna (anche perché di questi tempi…) ma nel nucleo in toto. Ecco nel dettaglio i Big di Sanremo 2017.

Albano con Di rose e di me

Chiara Galiazzo con Nessun posto è casa mia

Bianca Atzei con Ora esisti solo tu

Alessio Bernabei con Nel mezzo di un applauso

Clementino con Ragazzi fuori

Elodie con Tutta colpa mia

Francesco Gabbani con Occidentali’s karma

Paola Turci con Fatti bella per te

Samuel con Vedrai

Fiorella Mannoia con Che sia benedetta

Nesli e Alice Paba con Do retta a te

Michele Bravi con Il diario degli errori

Fabrizio Moro con Portami via con te

Giusy Ferreri con Fatalmente male

Gigi D’Alessio con La prima stella

Raige e Giulia Luzi con Togliamoci la voglia

Ron con L’ottava meraviglia

Ermal Meta con Vietato morire

Marco Masini con Spostato di un secondo

Michele Zarrillo con Mani nelle mani

Lodovica Comello con Il cielo non mi basta

Sergio Sylvestre con Con te

Nelle nuove proposte (in giuria Massimo Ranieri, Andrea Delogu, Anna Foglietta, Amadeus e Fabio Canino) eliminati tra le contestazioni la band dei La Rua, passano

Valeria Farinacci con Insieme (da Area Sanremo)
Braschi con Nel mare ci sono i coccodrilli (da Area Sanremo)

Leonardo Lamacchia con Ciò che resta

Tommaso Pini con Cose che danno ansia

Maldestro con Canzone per Federica

Marianne Mirage con Le canzoni fanno male

Lele Esposito con Ora mai

Francesco Guasti con Universo

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Poveri ma ricchi

 

Da Torresecca senza pudore. I Tucci sono una famiglia povera di un piccolo paese del Lazio. Padre (Christian De Sica), madre (Lucia Ocone), una figlia vanitosa e un figlio genio, costretto a fingersi idiota per stare al passo con la famiglia (gli esordienti Giulio Bartolomei e Federica Lucaferri) Con loro vivono anche il cognato, botanico ma nullafacente (Enrico Brignano), e la nonna (Anna Mazzamauro), patita di serie TV. Un giorno accade qualcosa di completamente inaspettato: i Tucci vincono cento milioni di euro. Sull’onda dell’emozione decidono di mantenere segreta la vincita, ma, come spesso succede in questi casi, una parola di troppo scappa dalla bocca del capofamiglia e ai Tucci rimane soltanto una soluzione, prima di essere perseguitati da sedicenti amici e conoscenti: scappare. Verso Milano, dove ad attenderli (come ogni cafonal che si rispetti) c’è il dito medio, scultura posta al centro di Piazza degli Affari opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan. Il tema già proposto più volte (da Un povero ricco a Ricky e Barabba) non riesce a sfondare. Si ride molto poco, solo con i cameo (Albano e il patron della Sampdoria Massimo Ferrero su tutti) e la bravura della Ocone non viene sfruttata per nulla. Per non parlare di Ubaldo Pantani, lontano parente del mattatore ospite fisso dalla Gialappa’s Band. Il lieto fine non può mancare. C’è, non potrebbe essere altrimenti e analizzando bene il film, lo spettatore lo capirà già dopo la prima mezz’ora. Una risata allunga la vita, qui si rischia di morire giovani…

Dal 18 dicembre al cinema

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