Nemicamatissima – Heather Parisi & Lorella Cuccarini

In anteprima le foto della conferenza stampa avvenuta nel mitico Studio 5 di Cinecittà in occasione del programma evento dell’inverno Rai. Il 2 e il 3 dicembre, su RaiUno, Nemicamatissima lo show con Heather Parisi e Lorella Cuccarini

E il pezzo sul sito di Metro News Italia

http://www.metronews.it/16/11/24/lorella-e-heather-n%C3%A9-amiche-n%C3%A9-nemiche.html

www-metronews-it-giovedi-24-11-2016

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La stoffa dei sogni

Teatro e cinema. Sullo sfondo la Sardegna, o meglio una parte dell’isola (l’Asinara, famosa purtroppo solo per il carcere di massima sicurezza). Un’amalgama speciale tra Shakespeare e De Filippo, resa possibile dal certosino lavoro del regista sardo Gianfranco Cabiddu collaboratore per anni di Eduardo De Filippo e del figlio Luca, in questo film alla sua ultima apparizione sulle scene.  La stoffa dei sogni racconta le vicissitudini di una modesta compagnia di teatranti, capitanata da Oreste Campese (Sergio Rubini), che naufraga su una misteriosa isola-carcere e si ritrova a dover coprire alcuni pericolosi camorristi decisi a evitare la reclusione confondendosi fra gli attori. Sarà il direttore del carcere (Ennio Fantastichini) a lanciare la sfida al capocomico per scoprire chi nella compagnia è vero attore e chi un criminale: dovranno mettere in scena La tempesta di William Shakespeare. Mentre il boss camorrista (Renato Carpentieri) convince Campese (la moglie Maria nel film interpretata da Teresa Saponangelo, davvero brava) a scrivere il copione con un linguaggio che lui e i suoi scagnozzi possano imparare e recitare degnamente, sullo sfondo si assiste alla nascita della storia d’amore tra Miranda (Kraghede Bellugi), figlia adolescente e semireclusa del direttore del carcere, e il camorrista naufrago disperso, Ferdinando Aloisi (Maziar Fayrouz), in un rapporto fatto di sguardi e di poche parole sussurrate alternate all’eloquente linguaggio dei loro giovani corpi. Il teatro come zona franca. Una pellicola riuscita in pieno soprattutto grazie all’idea di omaggiare i veri capocomici (Shakespeare e De Filippo, appunto) innamorati del pubblico. Con una perla: l’incontro de L’arte della commedia di Eduardo De Filippo con la sua traduzione in dialetto de La tempesta di Shakespeare. Dal 1 dicembre al cinema

 

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EUTOPIA Quanto rock per i Litfiba

Il rock sbarca in libreria! O meglio, il suono del rock (anche in sottofondo, sia mai disturbasse i residenti dell’Alberone…). Toccata e fuga quella dei Litfiba, ieri pomeriggio, in Feltrinelli nella storica sede di Via Appia a Roma. Firme veloci, selfie contati e una fretta da far paura. Ma è periodo di promozione per Piero Pelù e Ghigo Renzulli. Quindi, meglio dedicarsi all’ascolto del disco. E che disco! Traccia dopo traccia si respira aria salubre con le schitarrate di Ghigo e la voce potentissima di Piero. Dopo quasi cinque anni dall’ultimo lavoro (Grande Nazione è del Gennaio 2012) Eutopia rappresenta il vecchio che avanza. Ma attenzione: mai come in questo caso l’aggettivo deve essere concepito come storico. Il primo singolo estratto L’impossibile racconta l’eterna lotta tra i primi (i potenti delle terra) e gli ultimi (tutti gli altri, evidentemente). Si parla in In nome di Dio anche della strage al Bataclan di Parigi, a un anno esatto di distanza. Ed è il pezzo più duro, un pugno allo stomaco sia come testo che come suono. Dieci tracce in tutto, con la tracklist aperta da Dio del tuono. E’ musica forte, magari non passerà molto in radio, ma che importa. Sta già conquistando tutti i fan del gruppo toscano, finalmente tornato agli albori. Quelli da Desaparecido a Mondi sommersi. Con un regalo bonus nel doppio vinile: La Danza di Minerva” scritta da Ghigo e Tu non c’eri, colonna sonora del film di Erri De Luca. Imperdibile!

TRACKLIST

01. Dio del tuono- (03:21)
02. L’impossibile – (04:16)
03. Maria Coraggio – (03:54)
04. Santi di periferia – (03:36)
05. Gorilla go – (03:32)
06. In nome di Dio – (04:57)
07. Straniero – (04:50)
08. Intossicato – (04:32)
09. Oltre- (03:26)
10. Eutòpia – (06:11)

Pezzo @100CentoGradi Foto  © @100CentoGradi Loredana Cacciatore

La cena di Natale

Polignano a Mare, un anno dopo. Chiara e Damiano i personaggi nati dalla penna di Luca Bianchini  (Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio sul set) tornano sul luogo del delitto. Il cinepanettone made in puglia (cineburrata?) torna puntuale con i medesimi protagonisti e la medesima trama. Come nel libro, così davanti la macchina da presa. Cambia solo il titolo e l’interprete della colonna sonora (Alessandra Amoroso nel 2015, Emma Marrone ora con Quando le canzoni finiranno). E’ proprio lo scrittore a confermarlo

“È nato tutto molto spontaneamente. Mentre presentavo “Io che amo solo te” (la pellicola dello scorso Natale) in giro per l’Italia, capivo che i personaggi che raccontavo erano molto amati e seguiti da tutti. Il secondo libro è nato da un suggerimento di Marco Ponti (il regista) e l’ho scritto di getto: siccome è piuttosto breve, per il film ci siamo dovuti inventare delle cose, abbiamo dato più vita e respiro ai vari personaggi”

La storia 

Chiara (Laura Chiatti) è all’ottavo mese di gravidanza, ma, in quello che dovrebbe essere uno dei momenti più belli della vita di una donna, si sente sola, con un marito troppo preso da altro. Damiano (Riccardo Scamarcio), infatti, la tradisce con Debora (Giulia Elettra Gorietti) la quale gli rivelerà di essere incinta. Ninella (Maria Pia Calzone) e Don Mimì (Michele Placido) si amano e sognano di partire finalmente insieme, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, non solo quello di Polignano. Intorno a loro c’è anche l’amore omosessuale tra Orlando (Eugenio Franceschini) e Mario (Dario Aita), c’è Daniela (Eva Riccobono) incinta del migliore amico Orlando, c’è il duello tra Ninella e Matilde (Antonella Attili), consuocere ma anche legate sentimentalmente allo stesso uomo e c’è l’arrivo inaspettato e poco desiderato di una zia milanese, sorella di Ninella e Franco Torres (Antonio Gerardi) che sostituirà, in qualche modo, la zia del nord interpretata da Luciana Littizzetto in Io che amo solo te.

Non è una storia strappalacrime, qualche momento di ilarità c’è (più per la simpatia dei protagonisti) ma tutto il film dà l’impressione di un déjà vu più che di un sequel. La buona notizia? Siamo lontani anni luce dalle commedie vanziniane, dai peti di Boldi e De Sica e dalle battute (?!?) di Enzo Salvi. Già per questo potremmo essere soddisfatti.

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Festival Tolfa Gialli&Noir – Un legionario in sala…

Tutte le immagini, i video e gli articoli della seconda serata del Festival Tolfa Gialli&Noir.

Il Festival è stato ideato da Glauco Felici, uno dei più importanti traduttori e ispanisti italiani del secondo Novecento – a lui è intitolato il Premio Glauco Felici – e da Antonella Biondi, con l’obiettivo di promuovere la scrittura e la letteratura dedicata al mondo dei gialli, sia a livello italiano che internazionale, attraverso una serie di incontri tra scrittori e pubblico in un assetto teatrale e con una atmosfera surreale, enfatizzando temi, personaggi ed autori attraverso particolari scenografie, musiche, ospiti. Protagonisti della serata, il popolare scrittore Gianni Biondillo con il suo ultimo libro Come sugli alberi le foglie edito da Guanda Editore, la brillante autrice milanese Elisabetta Bucciarelli (con il suo “La resistenza del maschio” edito da NN Editore) e il nuovo protagonista del noir scandinavo Ingar Johnsrud , divenuto celebre con il suo libro Gli Adepti, edito in Italia da Einaudi. Gli ospiti, come da tradizione, sono stati sottoposti a “interrogatorio” da Gino Saladini, istrionico criminologo e autore, che con la sua verve di grande comunicatore ha determinato a ogni appuntamento il grande successo e il calore del pubblico in sala. Questa volta il conduttore è stato affiancato dallo scrittore Franco Limardi e dalla giornalista e autrice Orietta Cicchinelli che ha presentato il suo libro Hijo de Puta (MGC Edizioni)

La paranza dei bambini – Incontro con Roberto Saviano

Tanto tuonò che, alla fine, piovve davvero. In tutti i sensi. Più di mille persone in fila dalle prime ore del pomeriggio davanti a La Feltrinelli di Via Appia, a Roma per assistere all’incontro con lo scrittore Roberto Saviano in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo La paranza dei bambini. Folla composta, almeno nelle prime file. Poi con il trascorrere dei minuti, l’arte di arrangiarsi (quella tipica, all’italiana) ha cercato di prevalere. “Sono appena uscita dal lavoro, fatemi passare” “Io entro con te, tanto chi se ne accorge” “E dovrei farmi un’ora di fila? Io spingo, tanto…” le frasi udite dagli ultimi arrivati. Che in libreria ci fosse una persona anni luce lontana dalle loro prepotenze, poco importa. Nel locale, tutti composti. Merito di un imponente servizio di sicurezza che, va detto, ha funzionato perfettamente. Presentazione durata un’ora con la giornalista Silvia Truzzi e la rapper Baby K. a far da spalla a Saviano. Si parla dei ragazzi di Napoli, soprattutto ma il discorso inevitabilmente approda sulla piazza più grande e meno controllata: quella della rete

I ragazzini (parliamo anche dei tredicenni) che restano fuori dal branco, cercano il colpevole, quello che li ha messi in disparte e poi nutrono invidia. Oggi il sentimento più popolare, viene generato e alimentato da Internet: una volta nessuno sapeva come vivevano i ricchi, ora li hanno sotto gli occhi e questo li fa impazzire, si sentono dei falliti. I ragazzi di Napoli vedono questi video di lusso sfrenato e si dicono: quanti straordinari dovremmo fare per arrivare lì? E’ la risposta a portarli sulla strada

La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza (un gruppo di fuoco legato alla Camorra) e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. I tempi di Gomorra non sono tanto lontani. Resta da capire come (e se, soprattutto) racconti del genere possano in qualche modo far crescere l’emulazione. Non sempre si nasce delinquenti. Saviano lo sa, ma non potrà mai assumersi le colpe per aver portato alla luce storie delle quali nessuno vuole parlare. Lui continua a esporsi per non darla vinta a chi lo ha sempre attaccato usando le solite armi: o “quello lì copia” oppure “questo lo si sa da anni”. Vero, ma che non si sia mai fatto nulla per sconfiggere lo è altrettanto. Chiusura, inevitabile, con le sue reazioni al voto americano che ha vinto trionfatore il repubblicano Donald Trump. Lo scrittore napoletano la pensa così

C’è un’intera classe sociale, a Napoli come negli USA, strozzata dalla crisi che scivola sempre più in basso e le famiglie incapaci di reggere l’urto implodonoIntere parti sociali vengono fatte a brandelli, lasciate fuori da tutto, dal lavoro, dall’ istruzione, dalla vita, nel nome di un progresso sempre più veloce. La verità è che sono tornate le caste

 

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Fai bei sogni

 

L’infanzia negata, un “tradimento” scoperto solo da grande. La morte di una mamma vista con gli occhi di un bambino di nove anni archiviata nel cuore come un evento naturale e la conoscenza della tragica verità solo in età adulta. La storia autobiografica narrata nel libro Fai bei sogni di Massimo Gramellini si trasforma in un film (diretto da Marco Bellocchio) con pochi cambiamenti se non che il romanzo era strutturato come una sorta di detective story mentre il film di Bellocchio è un horror in cui Nosferatu e Belfagor sono i protagonisti della realtà (molto fantasiosa, invero) del piccolo Massimo (Nicolò Cabras) appassionato di lettura e di calcio fin da bambino. La Canzonissima del 1970 (quella di Ma che musica maestro di Raffaella Carrà), le partite del Toro (quello di Claudio Sala) e, via via con gli anni, la vicenda Mani Pulite e la guerra in Bosnia. Tutti eventi realmente vissuti, in prima persona, dalla penna de La Stampa. Un occhio disattento li riterrebbe elementi di contorno. Ma solo attraverso le immagini la tragedia viene in qualche modo addolcita, accantona il comune senso del pudore e la spocchia da intellettuale. Il vero protagonista resta lui: Massimo, da grande e da bambino. Da scrittore e da attore. Dove non arriverà il film, per quanto ben fatto, è già arrivato il libro

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