Paoli e Giorgia: emozione e nostalgia. Ma la serata è dei Negramaro

Finalmente Baglioni ha capito che cantando da solo può ancora dire la sua. La partenza con Via ha trasformato in una discoteca il teatro Ariston. Roba che se avesse continuato almeno con un paio di pezzi, si poteva tranquillamente chiudere il Festival e dare appuntamento al prossimo anno. Le Nuove proposte hanno al solito aperto la gara. Per primo Mudimbi con Il mago, Eva, (reduce da X Factor 2016), con Cosa ti salverà, Ultimo con Il ballo delle incertezze e Leonardo Monteiro con Bianca. E la giuria demoscopica premia Mudimbi, l’unico a dare un minimo di brio a giovani già vecchi. Che poi, le due categorie possono andare a braccetto tranquillamente. Vedere (e sentire) per credere l’esibizione de Lo Stato Sociale. La loro Una vita in vacanza con la ballerina âgé (Paddy Jones, la straordinaria “vecchia che balla”) ha fatto impazzire la sala stampa e si candida come outsider per la vittoria finale. Con loro è salita sul palco anche l’attualità perché i cinque ragazzi hanno, attaccati alle giacche, dei cartellini con i nomi di Domenico Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, i cinque metalmeccanici della Fiat reintegrati dopo il licenziamento, dichiarato illegittimo, ma mai tornati in fabbrica, nonostante venga pagato loro un regolare stipendio. Al termine dell’esibizione è balzata sul palco Virginia Raffaele, che sistemando il ciuffo del direttore artistico lo ha etichettato come sex symbol. «Lo sai che sei giovanile Claudio, ma come scendi bene le scale…da solo», dice Virginia. E ancora: «Ma che bello che hai invitato la tua prima fidanzatina, quella che balla con Lo Stato Sociale». Poi arrivano le imitazioni, Virginia nei panni di Michelle, “la badante svizzera”, finalmente fa ridere.  Battute sugli ologrammi degli artisti: «Non vedo l’ora di vedere Mina, perché Red Canzian sembrava vero». Povero Claudio, punchball del Festival. Ma incassa bene. Tornando allo Stato Sociale, nota di colore: nella serata dei duetti, hanno scelto di portare sul palco Il Piccolo Coro dell’Antonino. E un gruppo di bambini che canta a squarciagola quella parolina è un’immagine che Claudio Baglioni non vuole nemmeno immaginare. «Quando ho sentito il testo, ho detto al gruppo: siete sicuri di voler inserire la parola? Poi sentendo il pezzo e vedendolo ho cambiato idea. Credo che verrà edulcorato rispetto alla presenza del Piccolo Coro», racconta il direttore artistico.

Fuori gara, i Negramaro (destino, il loro simile a quelli di molti altri: eliminati a Sanremo, poi assurti nell’élite della musica italiana). Il ricordo di Mentre tutto scorre, poi La prima volta (il loro nuovo singolo) e l’immancabile duetto con Baglioni sulle note di Poster. E che duetto! Il più riuscito finora. Tornando alla gara, il brano di Luca Barbarossa (più si ascolta Passame er sale e più vengono in mente gli stornelli di Gabriella Ferri e di una Roma sempre più lontana) è davvero accattivante. Si spera che il pubblico non abbia voglia di mangiare sciapo. Da Roma a Napoli con Enzo Avitabile e Peppe Servillo (anche per loro il secondo ascolto migliora nettamente la prima impressione). Chi non vuole arrendersi al tempo che passa è Roby Facchinetti. Una stecca clamorosa durante il pezzo, interpretato con Riccardo Fogli e un’arrampicata imbarazzante sul pentagramma hanno definitivamente massacrato il brano (già bruttarello di suo). Noemi con una scollatura vertiginosa ha risvegliato gli ormoni. Il pezzo è quello che è: senza infamia né lode. Le emozioni vere arrivano dai duetti Giorgia-James Taylor e soprattutto da Danilo Rea e Gino Paoli con il ricordo di Fabrizio De André e Umberto Bindi. Con loro Baglioni: e allora La canzone dell’amore perduto e Il nostro concerto già immortali di loro assumono ancora più bellezza. Alla faccia degli esterofili. La chiusura con Una lunga storia d’amore vale tutta la serata. La classifica della sala stampa premia al momento Gazzè, Stato sociale e Meta-Moro. Nella fascia media The Kolors, Barbarossa, Avitabile-Servillo e all’inferno Facchinetti-Fogli, Caccamo, Noemi

La terza serata del Festival di Sanremo di Claudio Baglioni ha ottenuto in media 10 milioni 825 mila spettatori con il 51.60%. Un risultato eccellente, che migliora anche gli ascolti dell’anno scorso, quando la terza serata del festival di Carlo Conti e Maria de Filippi, dedicata alle cover dei successi del passato (tra gli appuntamenti più amati di Sanremo), aveva fatto registrare una media di 10 milioni 421 mila spettatori, pari al 49.68%.

E’ un risultato da record il 51.6% di share messo a segno dalla terza serata: bisogna risalire infatti al 1999, al festival condotto da Fabio Fazio con Renato Dulbecco e Laetitia Casta, per trovare un risultato più alto

 

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Oblivion The Human Jukebox

oblivion

 

L’improvvisazione e la fantasia al potere. Un Teatro Olimpico gremito ha salutato la prima delle sei tappe romane degli Oblivion (gruppo comico musicale-teatrale, formatosi a Bologna più di dieci anni fa). Da Sanremo a X Factor, passando per le hit dell’estate e (addirittura) alla musica lirica. Uno spettacolo coinvolgente per il pubblico che, prima della serata, ha inserito il nome del proprio cantante preferito dentro un bussolotto. Dopo aver pescato i bigliettini, via alla dissacrazione. Bonaria, ma non troppo. Tutto rigorosamente dal vivo ma con mesi di lavoro alle spalle perché, si può anche improvvisare, ma se uno spettatore ti chiede brani di Bianco oltre alla facile ironia sul nome, altro non si può fare. Giusto ingoiare il pizzino e pescarne un altro. Tutto parte dal Festival di Sanremo. Evolution of Sanremo è, infatti, il cavallo di battaglia del gruppo. E’ un’esibizione che permette agli Oblivion di cantare in ordine cronologico tutti i brani vincitori della rassegna canora, dal 1951 a oggi. Poi la parodia dei Negramaro vestiti da tirolesi, il FestivalZar (dove a farla da padrone sono tutti gli artisti dimenticati in Italia ed emigrati in Russia a cercare e trovare fortuna), un duetto surreale tra Papa Francesco e Zucchero (con i testi del cantautore emiliano declamati a mo’ di liturgia ecclesiastica) e la parte più riuscita dello show: i cinque protagonisti alle prese con le monovocali e le… monoconsonanti (e qui la bravura di Francesca Folloni e Graziana Borciani nel cantare a due voci Almeno tu nell’universo di Mia Martini è davvero da applausi) Da Grazie dei fior ad Andiamo a comandare. Notevole anche la capacità vocale del gruppo unita a quella di saper gestire gli imprevisti. Dopo aver fatto scegliere e leggere un foglio in sala (dove c’era appuntato il nome Caruso) l’ignaro spettatore ha pensato bene che si trattasse del comico Pino, salvo poi tentare di salvare il tutto citando Pippo (Caruso anche lui…). L’unico che mancava era il tenore Enrico. Esistono pezzi nel loro repertorio? Ehm, no… Che importa? Una bella cantata di brani in napoletano e passa la paura. In mezzo quasi settant’anni di musica (più o meno di qualità). Ma il merito degli Oblivion è proprio quello di trasformare con abili mashup le note di Renato Zero e Claudio Baglioni, dei Queen e di Tiziano Ferro. E se si tratta di Elio? Basta soffiare in un palloncino e le storie non sono più tese come corde di una chitarra ma si possono suonare e cantare anche in un bis!

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