La nuova vita di Chiara: nessun posto è casa mia

Negli ormai rituali firmacopie in Feltrinelli, a Roma, capita sovente di assistere a live e a incontri molto interessanti. Quando poi arriva una voce graziosa e una ragazza semplice come Chiara Galiazzo (ormai solamente Chiara) anche l’attesa diventa meno estenuante. Un cd fresco di stampa, un singolo sanremese passato da tutti i network (quel Nessun posto è casa mia massacrato al Festival, solo quattordicesimo…)  e una capacità non comune di mettersi in gioco. Il successo arrivato (forse) troppo presto, difficile da gestire, i duetti con Mika e poi, all’improvviso, la decisione di sparire dalle scene. Quasi due anni che hanno permesso all’artista padovana di riordinare le idee. Non solo musicalmente. Due anni passati a combattere con il cambiamento, con la difficoltà di accettarsi. Perché le cose cambiano inevitabilmente. E lei, ha capito che non possono essere accolte come negative le prove di vita.  “Sono le nostre fragilità che fanno venire fuori le cose belle. Se prima subivo molto le critiche, adesso ho capito che la perfezione non esiste e tutto è relativo. E allora tanto vale accettare le cose, soprattutto quelle negative, e farle diventare un punto di forza per andare avanti”. Chiara si confida a Gino Castaldo, raccontando anche un piccolo aneddoto capitatole pochi giorni fa: “L’altro giorno una ragazza della mia età mi ha detto: “Nessun posto è casa mia” è la mia vita, grazie per averla cantata. Mi sono commossa. Prima mi fermavano solo perché mi avevano visto in tv e per chiedermi un selfie. Ora per ringraziarmi”. E il testo (scritto da Nicco Verrienti) potrebbe essere la storia di tante ragazze. E forse anche quella di Chiara stessa. Anche se “Non era la vita che stavamo aspettando ma va bene lo stesso” non si addice a lei. Lei che ha avuto il coraggio e la forza di cambiare.

 

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Ron, l’ottava meraviglia è la solidarietà

“A dire la verità ci sono rimasto male dai risultati sanremesi. Non per il giudizio, quanto per il modo”. Ron si presenta così, all’appuntamento romano con il firmacopie post rivieristico. E mai come quest’anno le polemiche sulle esclusioni eccellenti e sui metodi di votazione sono stati contestati dagli artisti stessi. Fino a poco tempo fa si esauriva il tutto in una bordata di fischi da parte del Teatro Ariston e il lunedì successivo si passava ad altro. Tutt’al più venivano stracciati gli spartiti da parte dell’orchestra (accadde al momento del ripescaggio dell’improbabile trio Pupo-Canonini-Emanuele Filiberto). Invece, da Albano a Gigi D’Alessio fino ad arrivare a Fiorella Mannoia, certe scelte non sono state proprio accettate. Ieri è toccato a Ron. La sua canzone, effettivamente, non avrebbe di certo sfigurato nel lotto dei brani arrivati in finale. Riascoltarla dal vivo (insieme all’inseparabile gruppo romano de La Scelta) in Feltrinelli rende ancora più consistente il dubbio sui criteri. Ma sui gusti non si discute. Il cantautore pavese poi ha regalato al pubblico due chicche del suo repertorio: Una città per cantare e Joe Temerario (richiesta, quest’ultima, a gran voce da un fan). Ma la parte più importante è legata al repack del suo nuovo disco. La forza di dire sì, uscito a marzo 2016, non ebbe molto riscontro nelle vendite. Un vero peccato oltre che per le preziose collaborazioni, anche (e soprattutto) per le finalità benefiche del progetto. L’intero ricavato sostiene AISLA, per la ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica. E in questo caso, riproporre il disco con il singolo sanremese non è affatto una pura operazione di marketing. Da sempre Ron è attento alla beneficenza e alla solidarietà. Sul fatto che sappia regalare emozioni nessun dubbio. Ma quest’aspetto, in un mondo parecchio cinico e sordo, fa piacere e fa apprezzare ancora di più il personaggio

 

 

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Il karma della Mannoia

Ma che davero ha vinto a scimmia? Esatto, Fiorella, proprio così e il fatto che tu citi un post ormai virale in rete che ti vede protagonista, del successo di Gabbani a Sanremo testimonia la tua grandezza. L’incontro in Feltrinelli con Chiara Di Giambattista, in occasione della presentazione del repacking di Combattente è stata l’occasione per fare il punto sulla settimana canora più lunga dell’anno. La Mannoia ci sperava. Eccome! Aveva quasi la certezza di arrivare prima. Il pezzo, va detto, non era il capolavoro di una carriera. Bello, indiscutibilmente. Ma aiutato anche dalla penuria di brani, non aveva concorrenza. In mezzo al nulla, è facile vincere. Con quel carisma e quella voce, poi… Invece, il karma ha avuto la meglio. E Francesco Gabbani, con il gesto fatto (si è inginocchiato davanti alla cantante) ha fatto capire quanto non ci credesse neanche lui e quanto stentasse a realizzare ciò che stesse accadendo sul palco dell’Ariston. Fiorella l’ha riconosciuto, anche se a sentirla disquisire, avrebbe preferito (forse) una sconfitta ad opera di Ermal Meta… Ma Sanremo è solo una tappa nella sua lunghissima carriera. Ha partecipato a quattro festival, lasciando sempre il segno. E se dal pubblico qualcuno le urla: “Torna pure l’anno prossimo, sicuramente vincerai” la risposta non si fa attendere: “Ma manco pè niente! Ho già dato, può bastare così”. Che sia benedetta nell’album fa la sua figura. Sarebbe stato un brano perfetto anche nella prima stampa. Unico appunto: per il pezzo sanremese e la cover di Francesco De Gregori (Sempre e per sempre) anch’essa portata in riviera, sarebbe stato corretto far uscire un ep, magari a prezzo ridotto. Ma le logiche delle case discografiche non sempre si sposano con quelle dell’artista e del gusto dei fan. Che comunque, hanno apprezzato e, cd alla mano, hanno pazientemente aspettato il loro turno per selfie e firma di rito. La battuta più bella? Un invito di Fiorella Mannoia ai giornalisti che la davano sicura vincitrice: “La prossima volta fateve i cazzi vostri!”. Così, schietta e sincera. Alle volte serve pure un pizzico di scaramanzia…

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EUTOPIA Quanto rock per i Litfiba

Il rock sbarca in libreria! O meglio, il suono del rock (anche in sottofondo, sia mai disturbasse i residenti dell’Alberone…). Toccata e fuga quella dei Litfiba, ieri pomeriggio, in Feltrinelli nella storica sede di Via Appia a Roma. Firme veloci, selfie contati e una fretta da far paura. Ma è periodo di promozione per Piero Pelù e Ghigo Renzulli. Quindi, meglio dedicarsi all’ascolto del disco. E che disco! Traccia dopo traccia si respira aria salubre con le schitarrate di Ghigo e la voce potentissima di Piero. Dopo quasi cinque anni dall’ultimo lavoro (Grande Nazione è del Gennaio 2012) Eutopia rappresenta il vecchio che avanza. Ma attenzione: mai come in questo caso l’aggettivo deve essere concepito come storico. Il primo singolo estratto L’impossibile racconta l’eterna lotta tra i primi (i potenti delle terra) e gli ultimi (tutti gli altri, evidentemente). Si parla in In nome di Dio anche della strage al Bataclan di Parigi, a un anno esatto di distanza. Ed è il pezzo più duro, un pugno allo stomaco sia come testo che come suono. Dieci tracce in tutto, con la tracklist aperta da Dio del tuono. E’ musica forte, magari non passerà molto in radio, ma che importa. Sta già conquistando tutti i fan del gruppo toscano, finalmente tornato agli albori. Quelli da Desaparecido a Mondi sommersi. Con un regalo bonus nel doppio vinile: La Danza di Minerva” scritta da Ghigo e Tu non c’eri, colonna sonora del film di Erri De Luca. Imperdibile!

TRACKLIST

01. Dio del tuono- (03:21)
02. L’impossibile – (04:16)
03. Maria Coraggio – (03:54)
04. Santi di periferia – (03:36)
05. Gorilla go – (03:32)
06. In nome di Dio – (04:57)
07. Straniero – (04:50)
08. Intossicato – (04:32)
09. Oltre- (03:26)
10. Eutòpia – (06:11)

Pezzo @100CentoGradi Foto  © @100CentoGradi Loredana Cacciatore

La paranza dei bambini – Incontro con Roberto Saviano

Tanto tuonò che, alla fine, piovve davvero. In tutti i sensi. Più di mille persone in fila dalle prime ore del pomeriggio davanti a La Feltrinelli di Via Appia, a Roma per assistere all’incontro con lo scrittore Roberto Saviano in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo La paranza dei bambini. Folla composta, almeno nelle prime file. Poi con il trascorrere dei minuti, l’arte di arrangiarsi (quella tipica, all’italiana) ha cercato di prevalere. “Sono appena uscita dal lavoro, fatemi passare” “Io entro con te, tanto chi se ne accorge” “E dovrei farmi un’ora di fila? Io spingo, tanto…” le frasi udite dagli ultimi arrivati. Che in libreria ci fosse una persona anni luce lontana dalle loro prepotenze, poco importa. Nel locale, tutti composti. Merito di un imponente servizio di sicurezza che, va detto, ha funzionato perfettamente. Presentazione durata un’ora con la giornalista Silvia Truzzi e la rapper Baby K. a far da spalla a Saviano. Si parla dei ragazzi di Napoli, soprattutto ma il discorso inevitabilmente approda sulla piazza più grande e meno controllata: quella della rete

I ragazzini (parliamo anche dei tredicenni) che restano fuori dal branco, cercano il colpevole, quello che li ha messi in disparte e poi nutrono invidia. Oggi il sentimento più popolare, viene generato e alimentato da Internet: una volta nessuno sapeva come vivevano i ricchi, ora li hanno sotto gli occhi e questo li fa impazzire, si sentono dei falliti. I ragazzi di Napoli vedono questi video di lusso sfrenato e si dicono: quanti straordinari dovremmo fare per arrivare lì? E’ la risposta a portarli sulla strada

La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza (un gruppo di fuoco legato alla Camorra) e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. I tempi di Gomorra non sono tanto lontani. Resta da capire come (e se, soprattutto) racconti del genere possano in qualche modo far crescere l’emulazione. Non sempre si nasce delinquenti. Saviano lo sa, ma non potrà mai assumersi le colpe per aver portato alla luce storie delle quali nessuno vuole parlare. Lui continua a esporsi per non darla vinta a chi lo ha sempre attaccato usando le solite armi: o “quello lì copia” oppure “questo lo si sa da anni”. Vero, ma che non si sia mai fatto nulla per sconfiggere lo è altrettanto. Chiusura, inevitabile, con le sue reazioni al voto americano che ha vinto trionfatore il repubblicano Donald Trump. Lo scrittore napoletano la pensa così

C’è un’intera classe sociale, a Napoli come negli USA, strozzata dalla crisi che scivola sempre più in basso e le famiglie incapaci di reggere l’urto implodonoIntere parti sociali vengono fatte a brandelli, lasciate fuori da tutto, dal lavoro, dall’ istruzione, dalla vita, nel nome di un progresso sempre più veloce. La verità è che sono tornate le caste

 

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Dente “Quello che (non) sono”

 

Arroganza, boria, presunzione, spocchia. In poche parole:immodestia. C’è chi finge di essere carente in autostima e c’è chi invece fa della superbia un motivo di vanto. O forse è solo un modo di porsi al pubblico? Dente non usa mezzi termini. Superata la boa dei quaranta (gli ultimi dieci sul palcoscenico, da protagonista) sempre pronto a sperimentare nuove sonorità e nuovi modi di proporre musica dice quello che pensa e forse dà voce anche a molti suoi colleghi, probabilmente più cerchiobottisti. Quelli come lui, arrivati al successo non più giovanissimi e senza l’ausilio dei vari talent si esprimono così e chi si sente offeso…pazienza. Mostri sacri come Ligabue, Tiromancino (Arisa non lo è ma viene messa nel calderone) vengono tacciati di autoplagio, di ripetere sempre se stessi, senza alcuna innovazione. Il cantautore emiliano, al suo sesto album (gli ultimi tre, davvero di valore) è invece sempre alla ricerca del nuovo. Nella chiacchierata con la giornalista Diletta Parlangeli, avvenuta oggi pomeriggio in Feltrinelli a Roma, si è parlato del suo nuovo lavoro Canzoni per metà, venti brani (alcuni bonsai) che vedono solo lui, senza band ma con l’ausilio dell’elettronica, in prima linea. Brani brevi, diretti, senza filtro, dedicati a se stesso e a qualche metà magari immaginaria o immaginata. Sulla copertina del disco è disegnata una sirena al contrario creata dal grafico e collage artist di Buenos Aires FEFHU. Una creatura Frankenstein viene definita. I testi sono stati scritti con una vecchia Olivetti e nell’ edizione in vinile (Dente si emoziona mentre apre la sua creatura a 33 giri e la coccola come se avesse tra le braccia un neonato) ci sono anche pezzi di libri e foglietti sparsi. Un ritorno al passato (quello che l’artista ha vissuto solo come fruitore)? No, il disco non è in edizione limitata. Sony Music Entertainment ha fatto le cose in grande. Va detto che anche il precedente lavoro (Almanacco del giorno prima del 2014) era stato stampato in due formati. E da un primo ascolto sembra più accattivante. Ma in fondo sono solamente due prodotti diversi. Canzoni per metà non si pone come un disco facile e neanche assimilabile. Il primo singolo estratto Curriculum dura appena 55 secondi ed è entrato solo nell’airplay radiofonico di Radio Deejay (il network più vicino ai nuovi fenomeni musicali). Dente lo regala al pubblico con il nuovo estratto Cosa Devo Fare e chiude la sua esibizione interpretando Il Padre Di Mio Figlio. A chi l’ha sempre sostenuto e seguito piacerà sicuramente. E, superbia a parte, non lascerà indifferenti nuovi fan. Forse soltanto le radio, dopo un’estate passata a…comandare

 

 

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Il prezzo di Rouge

Un noir da leggere tutto d’un fiato. Basterebbero queste sette parole per descrivere il nuovo romanzo di Enrico Ruggeri, Un prezzo da pagare (Mondadori). Il cantautore che diventa scrittore non è una rarità, per l’autore de Il mare d’inverno (citandone una…) lo è ancora meno. Quinto libro per lui. In verità, negli ultimi mesi, diversi artisti si sono cimentati con un mondo apparentemente diverso dal loro. Ma se De Gregori e Vecchioni hanno scelto di mettersi a nudo (con profonde differenze, va detto) e Venditti di raccontare una Roma in crisi d’identità, il nostro delega il lavoro al vicequestore aggiunto Antonino Lombardo partendo da un suo pensiero “La vita cambia, e non te ne accorgi. La vita ti cambia, e se ne accorgono gli altri.” in un Venerdì Santo, la Pasqua è alle porte, in procinto di raggiungere la famiglia in Toscana, dai parenti della moglie. Una serata apparentemente tranquilla a casa da solo prima di passare, il mattino seguente, in commissariato per saluti e auguri. E questo è il suo errore. Nella notte viene ritrovato il cadavere di Patricia Calvi, nome d’arte di Patrizia Calvetti, giovane soubrette televisiva emergente, pronta, dopo comparsate in vari programmi, a debuttare come attrice in una fiction da prima serata. Le vacanze di Lombardo dovranno aspettare, resterà a Milano per le indagini…

La presentazione in Feltrinelli avvenuta oggi, si è trasformata, però, più in una chiacchierata molto informale tra Ruggeri e il pubblico, incentrata sui suoi dischi e su progetti futuri. Con un occhio alla sua forma fisica. I fan, preoccupati dalle costole incrinate, durante una partita di pallone, sono stati rassicurati dall’artista milanese. Ci vuole bene altro per fermare un Peter Pan che segue il volo di un falco. O di un  gabbiano.

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Andrea Mirò – Nessuna paura!

 

Una performance da grande artista, un disco fuori da un mese. Il nono della sua produzione e forse il più riuscito. Almeno questo è il parere di Andrea Mirò e del pubblico presente in Feltrinelli lunedì pomeriggio, nello storica libreria di Via Appia in Roma. Un luogo che mese dopo mese sta diventando un appuntamento irrinunciabile per gli amanti della buona musica oltre che, evidentemente, dei buoni libri. Bisognerebbe aprire un dibattito sulla qualità offerta e quella percepita dai fruitori. La presenza di poca gente (al netto del lunedì pomeriggio e del traffico romano) non ha di certo rovinato l’esibizione dell’astigiana. Trent’anni di carriera portati con disinvoltura, era il 1987 quando Roberta (questo il suo vero nome) si presentò a Sanremo con Notte di Praga, pezzo raffinato come pochi in quello che rimarrà il Festival più seguito (e forse più bello) della storia. Poi Anna e il freddo che ha, La canzone del perdono, Nessuno tocchi Caino (cantata insieme al compagno Enrico Ruggeri), La la la (con quel refrain in francese davvero sensuale), Il vento fino ad arrivare a Deboli di cuore, pezzo trainante del disco Nessuna paura di vivere, il titolo più azzeccato in questo momento storico. Nessuna paura di andare avanti, del cambiamento, mai fermarsi e limitare i nostri orizzonti. Chi meglio di lei può raccontarlo? Artisticamente parlando si è resa indipendente, canta e scrive quello che vuole. E se le radio non passano i suoi brani (troppo interessanti, forse)… beh, nessun problema. C’è il pubblico che va ai suoi concerti, c’è chi resta estasiato dalle sue parole, mai banali e dalla sua musica. E lei, accompagnata da una chitarra, ha regalato quattro brani a chi ha avuto la fortuna di essere presente. Dalla già citata Deboli di cuore a Conseguenze, da Così importante a Piove da una vita (il pezzo più riuscito dell’intero lavoro, insieme a Reo confesso). Ogni traccia è da ascoltare, ogni singolo fa riflettere. E come lei dichiara alla fine dell’incontro…:”Questo disco meriterebbe un vinile”. Assolutamente d’accordo. E lei meriterebbe molta più gente presente. Ma non se ne cura e va avanti con il suo stile. Che alla fine paga sempre.

Nota a margine… Gli scatti, tutti diversi ma tutti simili tra loro sono la testimonianza della semplicità di Andrea. Non c’è alcun bisogno di fare scena. Lei è una vera artista. Il disco è stato in buona parte registrato e mixato a Ferrara da Andrea Mirò con Manuele Fusaroli e masterizzato da Giovanni Versari. Nel disco hanno collaborato tra gli altri Brian Ritchie e Nicola Manzan.

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Se avessi un cuore – Annalisa instore

La folla è quella delle grandi occasioni. Gli idoli incontrastati delle nuove generazioni sono i ragazzi figli dei vari talent. Poco spazio nel loro cuore (leggasi Ipod) per i vari Calcutta, TheGiornalisti, Dente e altri che pure sono ascoltatissimi (anche se nel loro caso si può parlare tranquillamente di un’abiogenesi). E’ il passaggio televisivo, ora anche radiofonico, che rompe gli argini e fa respirare il mercato discografico. D’altronde gli instore servono a vendere qualche migliaia di copie fisiche del prodotto che altrimenti rimarrebbe a impolverarsi sugli scaffali dei pochissimi negozi di dischi ancora con le serrande alzate. E la dedica sul cd fa gola ai fan (tutti rigorosamente under 20, tranne poche eccezioni). La musica verrà salvata dai giovani? Viva i giovani, allora. E viva Annalisa (è lei la protagonista dell’incontro in Feltrinelli andato in scena venerdì pomeriggio) cantautrice più che interprete. Specialmente con l’ultimo disco Se avessi un cuore, uscito la notte precedente la presentazione e già al primo posto nelle classifiche di vendita sulle principali piattaforme digitali. L’aspetto più curioso avvertito durante le ore di attesa (la cantante ha fatto il suo ingresso in leggero ritardo, poco dopo le 17:30) è derivato dall’assimilazione da parte del pubblico di ogni pezzo nuovo. E’ questo il grande successo dell’artista ligure. Poche ore dopo il live nella Capitale, i fan conoscevano già a memoria le parole di ogni canzone. La più bella dopo un primo ascolto resta la sanremese Il diluvio universale, meritevole di maggior fortuna in Riviera. Tra gli altri brani spicca Quello che non sai di me mentre Used to you altro non è che la versione inglese di Potrei abituarmi (entrambe presenti nel lavoro e potenziali nuovi singoli). Tutto l’incontro è avvenuto in diretta con il telefonino della stessa Annalisa, grazie all’applicazione Facebook Mentions con il countdown scandito da lei e il pubblico prima dell’immancabile selfie. L’amore tra loro non è davvero una colpa, non è un mistero, non è una scelta, non è un pensiero. E’ tutto meritato.

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I due Tardelli, un libro e un urlo mondiale

La storia d’Italia attraverso la Nazionale di calcio con uno dei suoi protagonisti principali. Uno degli eroi del Mundial spagnolo che ci vide trionfatori contro tutti i pronostici. Uno dei più talentuosi. Marco Tardelli, “intervistato” dalla figlia Sara, la vera protagonista del pomeriggio in Feltrinelli per presentare Tutto o niente, un libro che racconta l’urlo storico (simbolo della penisola pallonara) roba da far invidia a Munch. Ognuno di noi ricorda nitidamente quella sera, 11 luglio 1982, il Presidente Pertini, i gol di Rossi, Tardelli (appunto…) e Altobelli…il 3-1 finale davanti agli spauriti teutonici e la coppa alzata dal Capitano Dino Zoff. Ma come dimenticare gli anni precedenti, il terrorismo rosso, quello nero che impauriva la gente e svuotava le strade. Un pallone come amico per tornare a sognare, il calcio come riscatto per un’intera popolazione. Ma non si parla solo di sport, anzi. Forse è un pretesto. Le donne, la musica, le folli corse in macchina, i suoi segreti, gli amori e con perfidia anche i tradimenti (la storia con Moana Pozzi è tutta da leggere). Tardelli padre spiega benissimo il senso del racconto

Per troppo tempo sono stato ostaggio di quell’urlo. Sette secondi di estasi accompagnati dal boato di 90 mila persone e dopo una corsa infinita. Nei miei piedi tutta la liberazione e il riscatto di giorni molto elettrici. Quei 175 fotogrammi mi hanno regalato alla storia, ma poi hanno cancellato la mia vita intera: i sacrifici e le altre felicità. Volevo vivere il presente, ma tutto tornava a quella corsa. Così almeno questo libro, questo regalo che Sara mi ha fatto, doveva presentarsi diverso: Tutto o niente. Come sono io.

Ad accompagnare papà e figlia, i giornalisti Giampiero Mughini e il radiocronista Riccardo Cucchi. Alle loro spalle, lo schermo con i frammenti di calcio di uno juventino che con un grido ha fatto rialzare la testa all’Italia intera.

 

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