Sanremo 2019 – La conferenza stampa

Si parte sempre da qui, da inizio Gennaio. Anzi, quest’anno no… Lo spin off dicembrino affidato a Pippo Baudo e Fabio Rovazzi ha tolto ogni impaccio (o impiccio…) relativo alle nuove proposte ree di far perdere ritmo al Festival anche in termini di ascolti. Sanremo Giovani, infatti, più che ribadire che Baudo è ancora il miglior presentatore in assoluto su piazza (a ottant’anni suonati) e che Rovazzi potrebbe avere un futuro come spalla, non ha fatto. Canzoni noiose, tranne qualche rarissima eccezione e Auditel in fuga. Dunque, la conferenza stampa di inizio anno, con big già annunciati a dicembre, serve per capire come si snoderanno le cinque serate festivaliere in onda dal 5 al 9 febbraio 2019 al Teatro Ariston. Alla direzione artistica, dopo il boom della passata edizione, ancora lui: Claudio Baglioni, in pausa forzata dalla tournée Al centro (si ripartirà a metà marzo da Livorno).

A prendere il posto di Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker, arriva sul palco un’altra strana coppia composta da due comici: Claudio Bisio e Virginia Raffaele. Saranno loro a presentare i 24 (ventiquattro!!!) big in gara. Saranno come «fratello Sole e sorella Luna». Così Baglioni ha definito i due compagni di avventura. Si è giocato un po’ sul numero 69: il “dirottatore artistico” ha premesso che «al di là di alcuni giochetti, il numero richiama alcune simmetricità» ma anche «l’avvicinarsi degli opposti, quindi anche la diversità. Le note insieme formano l’accordo». Bisio invece scherzando ha detto che quando è stato contattato per sondare la sua disponibilità ad essere protagonista come conduttore del Festival e ha saputo che era l’edizione numero 69 con l’ipotesi Raffaele come partner, «ho pensato a te (rivolto a Baglioni, ndr) e Virginia…».

I nomi di Raffaele e Bisio circolavano già da tempo. Soprattutto quello di lei, che proprio a Sanremo deve la sua consacrazione popolare. Era il 2016 quando Virginia Raffaele calcava per la prima volta il palco dell’Ariston, insieme a Gabriel Garko e Mădălina Ghenea, affiancando Carlo Conti nella conduzione delle cinque serate. All’epoca si era fatta apprezzare per le sue imitazioni di Sabrina Ferilli, Carla Fracci, Donatella Versace e Belén Rodriguez. Sarebbe tornata “sul luogo del delitto” come ospite anche nel 2018, con la prima conduzione Baglioni. Le voci sul ritorno della Raffaele sul palco dell’Ariston erano insistenti. Ora trovano conferma.

Percorso diverso quello di Claudio Bisio, che a Sanremo finora aveva partecipato solo come ospite, ma mai alla conduzione. «Non ho mai lavorato con lei e non vedevo l’ora di farlo. Avremmo dovuto fare Zelig insieme, ma non è successo» ha confidato il comico milanese, raccontando anche il suo primo incontro con la comica: «Ci siamo conosciuti un giorno a casa sua. Era senza voce. Pensate per un uomo come può essere una serata con una donna afona: un sogno!» ha scherzato, in un continuo ping-pong di battute con la Raffaele. Che pure a Bisio ha riservato parole piene di affetto: «Lo stimo da sempre: ero piccola e lui già lavorava. È un mostro». E poi l’immancabile battuta: «La cosa positiva è che quest’anno devo imparare un nome solo: Claudio». E’ stato proprio Bisio ad annunciare la presenza di Checco Zalone come ospite. Notizia prontamente smentita da quest’ultimo; in quei giorni sarà in Kenya a girare il nuovo film. Anche se ha aggiunto “Non ho il coraggio di andare all’Ariston, è un palco difficilissimo”.

Di ospiti, comunque, ce ne saranno. I primi tre nomi? Andrea Bocelli accompagnato dal figlio Matteo (hanno già inciso la toccante Fall on me), Giorgia ed Elisa. Tutti italiani? Per ora sì e Baglioni spiega la sua decisione:“Voglio sempre che il festival sia un’occasione in cui l’ospite arriva e porta qualcosa, non prende solamente. Sono perplesso quando in un meccanismo armonico, c’è qualcosa che sfugge, una vera e sola promozione senza interazione o qualcosa di spettacolare. Sto aspettando proposte, al momento non ce ne sono, il Festival si mantiene su questa idea autarchica, non ha bisogno di figurine che non siano integrabili o integrate in questo presepe che vogliamo mettere su”.

Una battuta anche sull’esclusione di   Pierdavide Carone e Dear Jack, con il brano Caramelle (incentrato sul tema della pedofilia). Claudio Baglioni ha assicurato: “Da parte nostra non c’è stata nessuna censura sulle canzoni presentate. Quella che abbiamo stilato è sicuramente una graduatoria opinabile, ma del resto l’infallibilità non esiste. Mi è costato dire di no”. Ma la polemica monta da giorni. Gli autori del brano sono abbastanza delusi dal comportamento di Baglioni. “Abbiamo avvertito davvero una censura, anche da parte dalla Rai. Avremmo dovuto presentare Caramelle in altri programmi. Forse non era adatta per certi orari? Per un certo tipo di pubblico? A riprova che la pedofilia è ancora un tabù”, racconta Lorenzo Cantarini, leader della band. E la palla è stata presa al balzo da Massimo Giletti:“Venite da me a La7, domenica sera. Qui non esiste la parola censura”. In verità il pezzo, musicalmente, è la brutta copia di Vietato morire di Ermal Meta e si avvicina molto alle sonorità e al modo interpretativo di Povia. A riprova della non eccelsa fattura, viene trasmesso (anche molto poco) dai network di sola musica italiana.

A chiudere, i nomi del Dopofestival: Rocco Papaleo sarà affiancato da Anna Foglietta e Melissa Greta Marchetto.

Fin qui la cronaca. Ma il clou doveva ancora venire; pungolato sulla vergognosa vicenda migranti, Baglioni non si è certo tirato indietro: “Se non fosse drammatica la situazione di oggi, ci sarebbe da ridere. Ci sono milioni di persone in movimento, non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50 persone, siamo un po’ alla farsa. Non credo che un dirigente politico di oggi abbia la capacità di risolvere il problema, ma almeno serve la verità di dire: è un grave problema, dobbiamo tutti metterci nella condizione di risolverlo. Credo che le misure prese dall’attuale governo, come da quelli precedenti, non siano assolutamente all’altezza della situazione. Ormai è una grana grossa: se la questione fosse stata presa in considerazione anni fa, non si sarebbe arrivati a questo punto. Il Paese è terribilmente disarmonico, confuso, cieco quasi nella direzione da prendere”. Baglioni è stato per dieci anni l’anima di O’Scià, manifestazione di arti e musica leggera che si è svolta a Lampedusa per sensibilizzare proprio sui temi della migrazione.

“Già 25 anni fa – ha ricordato – sull’isola si avvertiva quello che sarebbe diventato il fenomeno degli sbarchi, degli arrivi per mare. L’intenzione della mia manifestazione e degli oltre 300 artisti che hanno partecipato era quella di dire: noi siamo preoccupati per il fatto che ci siano viaggi per mare irregolari. Ci auguravamo appunto che il movimento non cadesse in mano all’illegalità, allo sfruttamento, alla non gestione”. E invece “la classe politica e forse anche l’opinione pubblica hanno mancato: è stato un disastro culturale e gestionale con ripercussioni gravissime: oggi il nostro Paese è incattivito, rancoroso, nei confronti di qualsiasi ‘altro’, visto come un essere pericoloso. Ormai guardiamo con sospetto anche la nostra ombra”.

Alle parole di Baglioni è arrivata poi via Twitter la risposta piccata del ministro Matteo Salvini: «Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo». E per chiudere in bruttezza, anche una lettera di Teresa De Santis, direttrice di Rai1: “Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio. Dal momento della mia nomina a direttore di Rai1, ho scelto di lavorare in silenzio perché già è un lavoro difficile, già ci sono arrivata a campionato inoltrato e scelte fatte da altri secondo le ferree regole dei palinsesti; perdere tempo a chiacchierare, secondo il mio modo di vivere e pensare, non dimostra serietà. A quanto pare è impossibile, nel clima avvelenato del nostro Paese, e la vicenda della conferenza stampa di Sanremo lo dimostra”.

Sanremo specchio del Paese, quest’edizione ancor di più. Nell’anno zero della politica italiana

PIERLUIGI CANDOTTI

 

 

 

 

Made in Italy

 

 

Questo film nasce da un progetto ‘balordo’: il concept album – anacronistico fare un concept negli anni Duemila – che porta lo stesso nome e uscito un anno e mezzo fa: avevo di nuovo una storia da raccontare

Così Ligabue, alla conferenza stampa di presentazione di Made in Italy, sua terza fatica da regista e sceneggiatore. In realtà i film sarebbero quattro se si considerasse il documentario Niente paura del 2010 (per la regia di Piergiorgio Gay). Il rocker emiliano ha sempre raccontato il suo Paese partendo dalla realtà delle radio private (Radiofreccia quest’anno festeggia il ventennale), andando a ritroso nella memoria con il commovente Da zero a dieci e oggi con la storia di Riko , 50 anni, (interpretato dal fedele e sempre ottimo Stefano Accorsi) nato e cresciuto in una cittadina emiliana. Operaio nel salumificio dove lavorava suo padre, ha sposato, molto giovane, Sara, una parrucchiera interpretata da Kasia Smutniak. È un uomo onesto, vive di un lavoro che non ha scelto, nella casa di famiglia che riesce a mantenere a stento, ma anche se fa una vita preimpostata, seguendo i dettami della società, può contare su un gruppo di amici veri e su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre. Suo figlio è il primo della famiglia ad andare all’università. È però anche un uomo molto arrabbiato con il suo tempo, che sembra scandito solo da colpi di coda e false partenze. Quando perde le poche certezze con cui era riuscito a tirare avanti, la bolla in cui vive si rompe e Riko capisce che deve prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro. E non darla vinta al tempo che corre. Ligabue non ci sta, però a essere un narratore di storie e non ha pretese da sociologo, anche se tutti i suoi film sembrano dargli torto

La mia non vuole essere un’analisi sociale. La storia di Riko e dei suoi amici nasce dal desiderio di raccontare un uomo di mezza età che perdendo il suo lavoro, perde il senso di identità, diventa improvvisamente fragile. Facendo questo mestiere sono diventato un personaggio pubblico e attraverso la musica ho frequentato tante persone, alcune delle quali sono diventati amici. Ma gli amici che mi tiro dietro dall’infanzia, quelli sono la realtà che vivo di più. Tra loro ci sono tante persone perbene che non hanno voce, ecco volevo portare un pezzettino della loro storia nel film. Hanno definito Radiofreccia un film generazionale che era la cosa più lontana da quello che avevo in mente ma se qualcuno si identifica meglio così

Made in Italy è una tormentata dichiarazione d’amore per l’Italia e, volendo compiere un collegamento musicale si avvicina moltissimo a un pezzo del Liga. Si chiamava Buonanotte all’Italia, scritta nel 2009. Il film, in sala dal 25 gennaio in poco più di 400 copie, è prodotto da Domenico Procacci e distribuito da Medusa. E l’obiettivo di far venire nostalgia dell’Italia, non a chi è andato via ma a chi ancora ci sta è perfettamente riuscito

 

 

 

PIERLUIGI CANDOTTI

Soundreef può raccogliere i diritti per il copyright in Italia. Ma la Siae non molla

“Il monopolio non esiste più. È stato sconfitto anche nella musica” Un raggiante Davide D’Atri, fondatore e ad di Soundreef ha potuto dichiararlo nel corso della conferenza stampa svoltasi stamattina all’Alcazar di Roma. E ha tutti i motivi per esultare. A tutti gli effetti una piccola società ha abbattuto il dominio monopolistico ultracentenario della SIAE nella raccolta dei diritti d’autore. “Da oggi -ha proseguito D’Atri-, anche società private come Soundreef possono operare in piena legalità e, si spera, a pari condizioni sul mercato italiano”. Al suo fianco, nelle battaglie e incalzato dalle domande del giornalista Ernesto Assante, il cantautore Fedez, tra i primi grandi nomi che hanno aderito alla società di “collecting” nata nel 2011 e che si è fatta “portabandiera” della liberalizzazione. Nei giorni scorsi è stata ufficializzata l’iscrizione a Soundreef di artisti del calibro di Enrico Ruggeri, J-Ax e 99 Posse.. In precedenza avevano aderito Fedez appunto, , il maestro Adriano Pennino ed oltre 11.000 autori italiani. Fedez ha mantenuto un profilo più basso (“altrimenti mi querelano, o almeno minacciano anche se non lo fanno mai”, ha dichiarato) salvo poi lasciarsi andare:

Ho creduto fin dall’inizio nel progetto dei ragazzi di Soundreef. Ero consapevole delle difficoltà cui saremmo andati incontro ma sapevo che si doveva rompere un monopolio e un sistema che agevolava pochi soggetti e i soliti. Sono contento di poter rivendicare di essere stato in prima linea con Soundreef in questa battaglia tra Davide e Golia che alla fine ci ha visti tagliare il traguardo nonostante gli ostacoli che hanno cercato di metterci davanti

Doti da dribblatore per il “gemello” di J Ax quando qualcuno gli chiede della sua vita privata.  È diplomatico ma risponde per le rime. “La Ferragni è la mia intifada? (nel testo di Sconosciuti da una vita viene usato questo paragone). Licenza poetica, ma non è questa la sede”. Proprio no, almeno non dove per la prima volta la musica italiana non è più schiava.

Dal canto suo, la Siae “esprime sconcerto per quanto emerso oggi nel corso della conferenza stampa organizzata da Soundreef per annunciare l’accordo con Lea. La gestione collettiva del diritto d’autore è un argomento serio, frutto di battaglie condotte per anni dagli autori ed editori per una loro sempre maggiore tutela. Non si è mai vista una organizzazione di autori ed editori “telecomandata” da una società a scopo di lucro, che non rispetta la trasparenza, i controlli e gli obblighi imposti dalla legge. La tutela del diritto d’autore non è una attività che si improvvisa con una associazione no profit creata ad hoc, in evidente conflitto di interessi – di cui Soundreef è cliente e fornitore – e presieduta da un consigliere di amministrazione di Soundreef stessa. Per questo siamo certi che le Istituzioni e le Autorità preposte verificheranno questa evidente finzione”.

La battaglia iniziata quattro anni orsono sembra continuare.

PIERLUIGI CANDOTTI

 

 

Facciamo che io ero

Debutterà giovedì 18 maggio il one woman show dell’artista comica Virginia Raffaele. Un varietà in quattro puntate, che avrà come titolo Facciamo che io ero e che andrà in onda dalle 21:20, per quattro puntate, su Raidue. Stamattina la presentazione alla stampa. Prossimamente su http://www.metronews.it

@100CentoGradi

Rosalind Franklin Il segreto della vita

Il Teatro Eliseo non chiude. Almeno, non ancora. Il comunicato del teatro gestito da Luca Barbareschi che ha rimesso al mondo lo storico teatro con le sue forze riportandolo all’antico splendore confidando in quanto dovuto, poi, dalle istituzioni è di pochi giorni fa. E allora, nel calpestare la storia (la pavimentazione del piano superiore del teatro è completamente tappezzata da manifesti di storici spettacoli negli anni d’oro dello spettacolo a Roma) si è cercato di dimenticare nefasti presagi dedicando una mattinata uggiosa alla presentazione de  Rosalind Franklin Il Segreto della Vita, in scena dal 28 marzo al 16 aprile. Protagonisti assoluti Filippo Dini (nelle vesti anche di regista) e Asia Argento, alla quale viene affidato l’onore e l’onore di interpretare Rosalind Franklin. Si tratta della storia vera della scienziata cristallografa che per prima fotografò la doppia elica del Dna, con una scoperta che cambiò la storia ma le fu rubata dai due colleghi James Watson e Francis Crick. Si parlava di storia, trasudante le pareti dell’Eliseo. E’ la stessa Argento a raccontare di quando da piccola veniva a vedere la madre, Daria Nicolodi, esibirsi. E poi…: ”Non pensavo sarei tornata a recitare, ancora meno in teatro e su questo palcoscenico. Mi sento come Rosalind Franklin, per il maschilismo che regna nel mondo della scienza come in quello dello spettacolo e perché anche lei, come me, veniva chiamata dark lady per la capacità di rapportarsi solo al suo lavoro”. E’ una prima per la Argento, testo di Anne Ziegler interpretato a Londra anche da Nicole Kidman. E per Filippo Dini: ”La storia di una grande rivoluzione e il dramma di una donna che cercò faticosamente di trovare un posto nel mondo. E che non ci riuscì”

 

@100CentoGradi

I fantasmi di Portopalo

Il dramma dell’immigrazione, le tragedie in mare. Le storie, quasi mai a lieto fine, di chi arriva a Lampedusa (in questo caso, ma vale per tanti posti in Italia) sognando un futuro migliore. O almeno, una dignità. E trova la morte, sotto forma di barconi affondati: le carrette del mare, vengono chiamate. Il più delle volte, sono storie che non fanno notizia. Tocca a un narratore portarle alla luce. Nella fiction in onda su RaiUno I fantasmi di Portopalo viene raccontato il naufragio della F174: è stato definito l’incidente navale più tragico avvenuto nel Mediterraneo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un dramma che avvenne nella notte tra il 25 e il 26 dicembre del 1996. I clandestini erano a bordo di un battello maltese, colato a picco, a causa del suo pessimo stato e dell’urto con una nave honduregna, la Yohan, che in precedenza aveva trasportato gli stessi passeggeri in cerca di una vita migliore in Europa. Protagonista è Saro Ferro (Beppe Fiorello), pescatore siciliano impegnato contro l’omertà. E’ grazie a lui se la Tragedia di Portopalo o Strage di Natale è venuta alla luce. Morirono 300 clandestini provenienti per gran parte da alcuni paesi asiatici (India, Pakistan e Sri Lanka). Saro, nella realtà e nella fiction, passa delle giornate logoranti, durante le quali il senso di colpa non lo lascia in pace, e decide quindi di rompere il silenzio convinto che bisogna dare il giusto rispetto alle vittime del mare. Non può continuare a essere il complice di quello che è successo a Lampedusa. La sua battaglia per la verità (ruppe il silenzio nel 2001) lo porta però a scontrarsi con una realtà opprimente, dove non c’è sempre spazio per gente onesta. In onda lunedì 20 e martedì 21 Febbraio 2017 in prima serata, la produzione Rai è è stata liberamente tratta dal libro del giornalista e scrittore Giovanni Maria Bellu. Raccontò la storia quindici anni fa nei suoi reportage emozionanti: il Rov (Remotely operated vehicle) robot sottomarino con all’interno una telecamera svelò quel cimitero nel Mediterraneo e nel 2004 scrisse I fantasmi di Portopalo (ripubblicato da Mondadori).

“Ho comprato i diritti del libro e per anni ha cercato di realizzare il film” spiega Fiorello, (anche sceneggiatore con Alessandro Angelini, Salvatore Basile, Paolo Logli e Alessandro Pondi).  “Un pescatore sa che in mare esiste una sola legge, quella del soccorso. Qui per lungo tempo, per sopravvivere, perché con un’inchiesta le autorità avrebbero chiuso la zona di pesca, scelsero di non parlare, di non raccontare cosa succedeva quando tiravano su le reti. Quando abbiamo girato sul peschereccio la scena  dei corpi finiti nelle reti che venivano rigettati in mare, c’era un silenzio irreale. I pescatori che ci accompagnavano avevano le lacrime agli occhi”. Nei panni del giornalista, Giuseppe Battiston che afferma: “La tragedia di Portopalo è una brutta storia, ma necessaria. Questo deve fare la televisione: dare spazio a storie che aiutino la gente a riflettere, e qui la narrazione mostra proprio il punto di vista delle persone. Se noi vogliamo cambiare vita, prendiamo un aereo e andiamo in un altro paese: ci sono persone che non lo possono fare, spendono dieci volte di più e non è detto che sia compreso l’arrivo. Il nostro film non è un antidoto alla paura, però racconta come, di fronte a fenomeni come questi, la paura sia la reazione più facile”.

@100CentoGradi

Etiquo Film Project. Al via l'”x factor” del cinema

Un progetto nuovo, almeno in Italia. E molto ambizioso. Un contest che ha come obiettivo la realizzazione di un film composto da 10 cortometraggi con il tema: “I Giovani e il Denaro, Etica, Equità ed Educazione Finanziaria”. Un x factor cinematografico (organizzato da Cine1 Italia), come l’ha definito il produttore Pete Maggi in conferenza stampa, aperto a filmmakers under 35. E se può apparire bizzarro il limite d’età imposto, ci pensa il Presidente di Giuria Gianmarco Tognazzi a spiegare: “L’Italia è l’unico paese dove a cinquant’anni un attore come me viene definito ancora giovane o emergente. Da un lato sono felice: fisicamente è la dimostrazione che non dimostro la mia età. In realtà è assurdo. In altre parti d’Europa a 35 anni una persona è già formata, sia affettivamente che lavorativamente”. A lui e ai colleghi Aurelio Grimaldi, alla produttrice Caterina Nardi e alla scenografa Claudia Vaccaro il graditissimo compito di valutare i corti inviati dai partecipanti. Un vero e proprio laboratorio di educazione finanziaria. Il percorso per la selezione dei dieci progetti passa per due fasi. La prima comprende il lancio del bando che verrà aperto il 1° febbraio, della durata di 3 mesi, disponibile sul sito web dell’Etiquo Film Project, dove gli interessati potranno iscriversi e sottoporre i propri soggetti e sceneggiature che verranno letti e valutati dalla giuria. Continua Tognazzi: “Non pongo limiti e il regolamento può cambiare in corsa. Per esempio, se dovessimo rimanere particolarmente entusiasti da venti opere, potremmo benissimo prendere in considerazione l’idea di un doppio film. Anche i temi possono sembrare molto schematici. Ma non è così: lungi da noi ingabbiare la fantasia” E a chi gli chiede se non si corra il rischio di un processo produttivo dei cortometraggi disomogeneo, il figlio del grande Ugo ribatte: “In Italia ci sono stati due casi di film con il primo tempo comico e il secondo drammatico. Non faccio nomi ma nel primo caso fu considerata una produzione di serie B, nel secondo un capolavoro. Tutti possiamo avere idee e spazio, non importa chi fa cosa ma come lo propone”. E rivela di aver già avuto anni fa l’idea di un film con Alessandro Gassmann che richiamasse il celebre I Mostri (dove i loro padri erano i veri mattatori). Lo avrebbero chiamato I figli dei mostri. Questo progetto porterà alla realizzazione dell’opera filmica Etiquo. E come ha detto il giornalista Boris Sollazzo, nelle vesti di moderatore: “Fateci sognare!”

@100CentoGradi

Sanremo 2017 – La conferenza stampa

 

Il carrozzone riparte dal duopolio Rai-Mediaset (o Fininvest o Publitalia). Un Sanremo sempre meno di stato e sempre più affidato ai privati. Dopo anni di vittorie con protagonisti canori della sua trasmissione, mancava solo lei sul palco dell’Ariston. La signora Costanzo, meglio nota come Maria De Filippi scenderà le scale non più come ospite ma come valletta. Anzi, co-conduttrice (fa più figo e non impegna). Del resto, tutte le previsioni spingevano in tal senso. Troppi trionfi (Emma Marrone su tutti, prima ancora Valerio Scanu e Marco Carta) per non pensare anche alla presenza fisica di Maria nella città dei fiori. La notizia non notizia è stata data stamattina da Carlo Conti aprendo la conferenza stampa della 67° edizione del Festival. A chi chiede se ci saranno altre vallette, valletti o co-conduttori, il presentatore ha risposto con una battuta: “Con quello che ci è costata Maria, non c’è rimasta neppure una lira per pagare altri”. Che sia una battuta lo si è capito subito dopo, quando Conti ha sottolineato che la De Filippi “parteciperà a Sanremo a puro titolo gratuito”. Lei, apparsa non molto a suo agio ha precisato:”Forse vi siete fatti un’idea sbagliata di me. C’è troppa pressione. Sono qui per partecipare. Non ho avuto nessun ruolo nella scelta delle canzoni in gara e non le ho nemmeno ascoltate. Sanremo è il Festival della Rai e di Carlo Conti. Io farò esattamente quello che hanno fatto tutti gli altri conduttori. Leggerò il gobbo, canta Tizio, dirige l’orchestra il maestro Caio. Chi fa il mio mestiere si deve prendere anche questi rischi, soprattutto se ti chiamano a fare una cosa così bella. E poi faccio qualcosa che probabilmente non rifarò mai più nella vita. Penso di avere dei punti in comune con lui nel modo di pensare al nostro lavoro, che è un lavoro dove non si va alla ricerca di nessuno scandalo, ma alla ricerca di un Festival che abbia come centro la canzone”. Sarà proprio così? Relegata a fare quello che hanno fatto tutti? A sentire Conti arriva la prima smentita: “Solo io potevo riuscire nell’impresa di portarla a Sanremo. Per il terzo anno ci voleva il top, un’idea completamente diversa. Ovviamente pensando al top ho pensato a Maria De Filippi. A giugno – luglio abbiamo preso un caffè insieme, di lì a poco, ad agosto abbiamo cercato di concretizzarci. E’ stato difficile trovare il punto di incontro durante le nostre vacanze e una cosa è certa, sono molto onorato che Maria abbia detto sì alla nostra co-conduzione.” Sì, ma la musica? “Le canzoni sono sempre al centro del Festival. Questo anno infatti sono 22 i cantanti in gara e i giovani saranno in testa. Festeggiamo i 67 anni e dobbiamo continuare a essere una grande vetrina della musica italiana. Sono particolarmente felice perché ci sono dei meravigliosi nomi e dei grandi ritorni, esordi fantastici e tra i big ci sono due protagonisti delle nuove proposte dello scorso anno”.

Per quanto riguarda gli ospiti, è stata confermata la presenza di Tiziano Ferro (alcuni rumors lo davano come valletto assieme a Marco Mengoni…) e annunciata la partecipazione di star come Giorgia, Mika, Ricky Martin, Rag’n’Bone Man. Il resto delle stelle che prenderanno parte alla manifestazione non è stato invece ancora resto noto, ma si sa che a Sanremo il 7 febbraio ci sarà anche un ricordo dei 30 anni dalla scomparsa di Claudio Villa con una mostra. Mentre Tim è lo sponsor unico del Festival che sarà robotizzato nella regia e molto tecnologico con tecniche prese in prestito dall’Aeronautica. Non ci sarebbe invece alcuna certezza circa l’eventuale partecipazione di Maurizio Crozza (al quale fischiano ancora le orecchie dopo la contestazione avuta da queste parti tre anni fa nel corso di un’imitazione di Silvio Berlusconi, riuscita malissimo). Almeno stando a quanto afferma Carlo Conti che rispondendo a chi gli chiedeva se fosse stata confermata la partecipazione del comico che ha recentemente lasciato La7, ha risposto: “Magari ci fosse! Magari con settanta punti esclamativi!”. Per la moda, sarà Riccardo Tisci a vestire Maria De Filippi al Festival di Sanremo: “Firma Givenchy da dodici anni – ha spiegato la conduttrice – è un’eccellenza uscita dall’Italia per poter riuscire a fare quello che voleva fare ed è un peccato. E’ un uomo intelligente, viene da una famiglia umile, pugliese, è vissuto a Como ed è andato all’estero a 17 anni. Si è mantenuto grazie alle borse di studio ed è diventato quello che è diventato”. Salvatore Ferragamo firmerà invece, come sempre, gli abiti indossati da Carlo Conti. Praticamente, tutti sapevano già tutto. Nessun colpo di scena dal Casinò. Sanremo è alle porte e tra meno di un mese si parlerà solamente di questo. Si parte il 7. San Pippo (ancora in vita…) proteggilo tu, anche stavolta

Tutti i big e le nuove proposte al link:

https://oriettacicchinelli.com/2016/12/13/sara-sanremo-2017/

In più ecco tutte le cover che presenteranno i big in gara nella serata tradizionalmente dedicata ai vecchi successi:

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@100CentoGradi

Braccialetti Rossi 3

 

Tantissimi ragazzi, alcuni accompagnati dai genitori. No, non siamo all’ingresso di una scuola dopo una giornata di sospensione collettiva. La folla presente stamattina in Viale Mazzini, davanti allo storico ingresso Rai, attende i protagonisti di una delle fiction più famose e seguite in Italia. Sono i fan di Braccialetti Rossi, giunto alla terza edizione. Quello che stupisce è la compostezza nel rimanere dietro le transenne anche se poi qualcuno riuscirà a eludere la vigilanza e a entrare nel blindatissimo palazzo. Il popolo del watanga (questo è ‘grido’ del gruppo, un segno d’unione) che rimane anche nel pomeriggio per un incontro speciale con il cast. Nuovi ingressi (Francesca Chillemi e Luca Ward su tutti) e la scelta Rai di tornare, almeno la domenica, a una programmazione normale. “Si partirà alle 20:35, subito dopo il Tg1, come negli anni d’oro della tv per permettere ai ragazzi che la guardano di non fare troppo tardi, visto che lunedì si va a scuola” (così il direttore di RaiUno Andrea Fabiano).

LA PRIMA PUNTATA –  In ospedale arriva Bobo, un ragazzo bello e tenebroso la cui vita è appesa ad un filo: solo un trapianto di cuore può salvarlo. Nel frattempo Nina costringe Vale a farle una promessa molto importante. Sull’isola, l’idillio amoroso di Leo e Cris deve fare i conti con la malattia del nostro leader: Leo ha un malore e deve tornare in ospedale per sottoporsi alle terapie. Il ragazzo scopre che il suo nuovo compagno di stanza è proprio Bobo.

In quel momento arriva anche un cardiochirurgo importante, chiamato proprio per seguire il ragazzo: si tratta del dottor Baratti. Nel reparto di oculistica, i genitori di Flam ricevono una notizia inaspettata, che costringe il papà a bussare alla porta della sua ex moglie, da cui ha avuto una figlia, Margi, che ignora l’esistenza di Flam ma potrebbe cambiarle la vita…

Leo esce di nascosto per andare sulla tomba di sua madre, ma con sua sorpresa, c’è un uomo che le sta portando dei fiori, un uomo che non ha mai visto.

 

@100CentoGradi

Domenica in…

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Domenica  in compie 40 anni. L’appuntamento è quello delle grandi occasioni, e non soltanto per la ricorrenza che celebra la trasmissione più longeva della televisione italiana. Dopo 6 anni torna infatti alla conduzione del programma Pippo Baudo, per la tredicesima volta al timone dell’atteso appuntamento domenicale di Rai 1. La conferenza stampa è andata in scena negli studi Rai di Via Asiago in Roma. Il servizio per Metro News Italia di Orietta Cicchinelli, foto di Pierluigi Candotti

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@oriacicchinelli @100CentoGradi