Mozza al Roma Fringe Festival

Parte domani sera (con un giorno di ritardo) il Roma Fringe Festival nella cornice di Villa Ada. Senza festa, con programmazione ordinaria. Non potrebbe essere altrimenti dopo il devastante sisma che ha colpito il cuore del nostro Paese. A proposito di questo, aprendo il sito http://www.villaada.org appare un banner per effettuare donazioni alle popolazioni laziali e marchigiane. Ma sarà comunque un evento da ricordare! Scorrendo velocemente i nomi presenti, la scelta per una piacevole chiacchierata, non poteva essere migliore. La rivelazione della stagione teatrale appena conclusa, Claudia Gusmano porta in scena Mozza, spettacolo che ha entusiasmato molte platee. Si esibirà sul Palco C lunedì 29 alle 21:30 e il 31 alle 23:10; sul Palco A l’appuntamento è per venerdì 2 settembre alle 22:15

 

Nella Capitale vinse il premio come migliore attrice al Roma Fringe Festival con Taddrarite due anni fa. Ora il ritorno a Villa Ada con uno spettacolo tutto suo, già sold out nel corso della passata stagione. Come ha risposto, aldilà delle presenze in sala, il pubblico?

Molto bene! Mozza ha la capacità di far empatizzare anche il cuore più duro. .Abbiamo debuttato sia a Roma che in Sicilia e fatto sold out..io non sono un nome…mi diverto a dire che mio nonno da lassù si stia specializzando in marketing.

Ci racconterebbe la storia di Mozza? Perché ha scelto di “mettersi in proprio”?

Mozza racconta la storia di una bambina che trascorre tutta l’infanzia mano nella mano con il  nonno marinaio che le insegna l’arte del vivere in mare. Dopo la sua morte  le viene diagnosticato il “mal di mare ” in terra. A quel punto il da farsi è chiaro Mozza per vivere bene ” a mare deve stare”. Scopre durante il suo viaggio, dentro un piccolo peschereccio che manca della parte fondamentale, il timone, che quel mare non è infinito come le raccontava il nonno e che anzi finisce esattamente dove inizia la terra. E’ un viaggio dentro un cuore puro…un diamante grezzo, Mozza è una creatura troppo leggera per il mare e troppo fragile per la terra..che lotterà per trovare il suo posto.E’ uno spettacolo con una forte componente emotiva..e sinceramente ti dico che parla della mia famiglia. La mia è una generazioni di marinai. Ho sempre considerato come alternativa al mio lavoro la possibilità di continuare il mestiere mio padre…ma essendo “femmina” non sono mai stata presa in considerazione seriamente. Mio padre un anno fa mi ha permesso di trascorrere una giornata in mare a lavoro con lui. Non finirò mai di dirgli grazie, è stato ed è il regalo più bello che abbia mai potuto ricevere da lui. Ho scelto di “mettermi in proprio ” perchè sentivo l’esigenza di camminare sulle mie gambe.
Si è esibita al Piccolo di Milano (il sogno di ogni attore, almeno così si dice…) a New York ma anche in piccoli teatri. Il suo ricordo più emozionante?
Per me l’emozione più grande è stata vincere il premio come migliore attrice due anni fa al Fringe Festival…stavo attraversando un periodo di grande confusione nella mia vita, soprattutto lavorativa…quell’episodio insieme ad una lunga chiacchierata ed una promessa con Lella Costa (avevamo appena finito il primo anno di tournee di “Nuda Proprietà”) mi hanno spinto a non smettere.
A proposito di emozione, quanta ne aveva al suo esordio in Sicilia l’11 agosto? Il detto Nemo propheta in patria vale anche per lei?
Moltissima! Ero molto felice di poter condividere con la mia gente il mio spettacolo…abbiamo fatto sold out in prevendita e la sera stessa abbiamo purtroppo dovuto dire no a tutte le altre persone che volevano acquistare il biglietto. Abbiamo lavorato quella sera con il rumore delle onde del mare come sottofondo…è stato un regalo. Il detto Nemo Propheta in patria vale anche per me purtroppo, ma solo quando ho a che fare con l’amministrazione comunale della mia città natale Marsala…tutti gli altri invece mi hanno sempre spalancato le braccia ed aiutata. Bisogna essere molto piccoli per essere grandi dentro.
Quanto è stato duro l’approdo da Marsala a Roma?
Abbastanza. Sono dovuta crescere molto in fretta, sono molto legata alla mia terra… Sei mai stato in Sicilia? Se si, sai benissimo cosa intendo quando dico “mal d’Africa”. Vivo a Roma da 12 anni adesso e se guardo indietro provo tanta tenerezza.
Ci racconta i suoi esordi?
Ho scoperto la passione per il teatro al Liceo all’età di 14 anni ed ho iniziato a lottare subito contro tutto e tutti per fare questo lavoro.La mia famiglia, nonostante adesso sia la mia prima sostenitrice, all’inizio è stata molto restìa…mentre i ragazzini della mia età litigavano in casa per avere il vestito nuovo o per dormire da un’amica, io litigavo per fare teatro. Nonostante la fatica, ricordo quegli anni dell’adolescenza con molta tenerezza e ad oggi a 31 anni ti dico che se non mi avessero ostacolato cosi tanto non avrei mai scoperto così tanto amore per questo lavoro e per loro.
A 19 anni, finita la scuola, dopo essermi trasferita a Roma, ho avuto un incontro fortunatissimo con la regista Emanuela Giordano che mi ha permesso di imparare il mestiere sul palco. Abbiamo viaggiato per anni con diverse tournee, l’ultima “Nuda proprietà” con Lella Costa, Paolo Calabresi e Marco Palvetti.
Ricordo ancora l’emozione fortissima del mio primo debutto nazionale a 19 anni con “Alice delle Meraviglie” con Mascia Musy… Quando si è acceso il primo faro di scena credevo sarei morta di crepacuore…ho stretto fortissimo i pugni e chiuso gli occhi, un secondo dopo la prima battuta ricordo perfettamente la felicità che scorreva nel mio corpo nell’essere ancora viva. Fa ridere che un’attrice ricordi come la sensazione più forte questo…ma è proprio così!
Circa dieci anni fa tentò la fortuna mediante un talent. Bisogna necessariamente passare da Amici per farsi conoscere?
Assolutamente no. Credo che ogni tappa sia un tassello in più per il proprio percorso. Avevo 18 anni…e non credo mi riconosca nessuno per quello.
Da oggi in poi potremo chiamarla semplicemente Mozza o preferisce Claudia?
Io sono Claudia ed è stato un piacere parlare con te. Ti aspetto con Mozza al Fringe.

#terremoto nel centroitalia

 

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La terra torna a tremare nel cuore della notte. Un terremoto di magnitudo 6.0 si è verificato nella zona di Rieti intorno alle 3.36. L’epicentro nel territorio del comune di Accumoli, l’ipocentro a soli 4 chilometri di profondità. La scossa, molto forte e prolungata, è stata chiaramente avvertita anche a Roma e in tutto il centro Italia. Nel corso della giornata di oggi sono state rilevate oltre 300 scosse di assestamento. Dopo un’ora, intorno alle 4.34, la terra è tornata a tremare per alcuni secondi (magnitudo 5.4). Tra i comuni più colpiti Arquata del Tronto e Amatrice. I morti accertati al momento, come dichiarato dal premier Renzi durante una riunione tecnica alla Prefettura di Rieti, sono già 169 (123 nel Lazio e 46 nelle Marche) tra i quali numerosi bambini. Moltissimi i dispersi con il numero destinato a salire tragicamente. Attivi i numeri del contact center della Protezione Civile: 800840840 e della sala operativa della Protezione Civile Lazio:803555

Su Twitter, alcuni utenti raccomandano a chi si trova nelle zone terremotate di togliere le password ai collegamenti Wi-Fi per rendere più veloci le comunicazioni. Facebook ha attivato il suo Safety Check , il sistema per comunicare ai propri amici di stare bene. «I nostri cuori sono con tutti coloro che sono stati toccati da questi tragici eventi», ha spiegato un portavoce del social. «Ci auguriamo che questo strumento sia utile per le persone delle zone colpite e che lo trovino un modo efficace per comunicare ad amici e parenti di essere in salvo e al sicuro».

Anche gli Alpini sono impegnati con alcune squadre di ricognizione, le squadre alpinistiche e le unità cinofile per la ricerca di dispersi sotto le macerie. In serata è previsto l’arrivo in zona di altri volontari Ana per allestire i primi campi d’accoglienza.

La Direzione Regionale Sanità del Lazio ha disposto l’apertura straordinaria dei centri trasfusionali di Roma e Rieti, per far fronte all’esigenza di sangue per l’evento sismico. Chi è in possesso dei requisiti per donare il sangue è invitato a recarsi in uno dei centri indicati sul sito http://www.salutelazio.it/salutelazio/donare-il-sangue che saranno aperti in via straordinaria, senza limiti di orario, in particolar modo quello dell’ospedale San Camillo de Lellis, in viale J.F. Kennedy, 1 a Rieti.

E’ stata disposta anche l’attenuazione delle attività chirurgiche non urgenti programmate per poter mettere a disposizione dell’emergenza le sale operatorie e le terapie intensive, negli ospedali DEA di II e di I livello predisposti per l’attività di elisoccorso: Policlinico Umberto I, Policlinico Tor Vergata, Sant’Andrea, Policlinico Gemelli, San Filippo Neri, Sant’Eugenio, San Camillo di Roma. Inoltre è stata richiesta disponibilità anche, in seconda battuta, agli ospedali Spaziani di Frosinone,  Belcolle di Viterbo e il Santa Maria Goretti di Latina. Si sta predisponendo, inoltre, presso la Asl di Rieti un’équipe regionale di psichiatri e psicologi per garantire il supporto alle persone più fragili e agli anziani.

Il Centro Trasfusionale del Policlinico Umberto I rimarrà aperto, IN VIA STRAORDINARIA, dalle ore 7.30 alle ore 15.00 nei giorni 24, 25, 26 Agosto.
Per info contattare i numeri 0649976414 / 0649976415

 

Punti di raccolta di beni di prima necessità a Roma. Il primo si trova a via Flaminia 490 (Sutton, zona ponte Milvio) Il secondo, temporaneo, in via Paola Falconieri 12, zona Monteverde. Occorrono soprattutto acqua e cibo in scatola.
 
 
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@100CentoGradi

 

Ricordi di… Metro

I primi sedici anni a Metro. In questa pagina ripercorreremo i momenti più importanti e quelli sopravvissuti al…tempo. E’ un work in  progress, verranno inseriti di volta in volta i “reperti” che verranno riportati alla luce. Un vero e proprio amarcord. Ma non ci fermiamo di certo qui!!!

Mannucci incontra… La vera estate in musica

Tremila, quattromila? Che importa? Organizzatori e questura non avranno conti da fare dopo la serata di ieri sera in Piazza Duca degli Abruzzi, dove è andato in scena l’attesissimo appuntamento del Festival internazionale di Mezza EstateMannucci incontra”. La realtà è che, quando un prodotto qualitativamente vale, non corre alcun rischio. In un’estate ancora una volta orfana della carovana del Festivalbar e in preda agli spasmi di Alvaro Soler e ai vari rigurgiti latinoamericani, un live come quello proposto da Stefano Mannucci è una vera e propria boccata d’ossigeno. Per l’ennesima volta, il giornalista appena approdato a Il Fatto Quotidiano, ha saputo creare un’atmosfera calda e intima come in tutti gli eventi da lui condotti. Si può ben dire:” Sono stato ospite di Casa Mannucci”. Il clima era quello. Cinque nomi sul palcoscenico. Tutti a ricevere ovazioni. E se nelle prove pomeridiane, l’applausometro virtuale aveva premiato l’unica donna presente, la serata ha vissuto il picco di emozioni con l’esibizione di Fabrizio Moro. Chitarra e voce o con la band, ha regalato pezzi come Pensa, Libero, Eppure mi hai cambiato la vita (finalmente eseguita interamente) dopo aver “scortato” Elodie in Un’altra vita (brano scritto da lui per la reduce di Amici) e prima di deliziare tutti con Sono solo parole (altro suo piccolo capolavoro regalato a Noemi) stravolgendo la sua personalissima scaletta. Dietro al palco l’aria di festa è stata leggermente rovinata dalla mancanza di filtraggio da parte della security che ha permesso alla folla di sfondare i cordoni riservati agli addetti ai lavori. Ma nessuno prevedeva un successo del genere. O forse si era fatto troppo affidamento al buonsenso del pubblico. Ma questa è solo una nota di cronaca, impercettibile goccia nell’oceano musicale che ha invaso le strade del centro abruzzese. Fan venuti da tutto il centro Italia per applaudire Luca Napolitano (il primo a salire sul palco, interprete di Ci whatsappiamo (quasi trentamila visualizzazioni sul web) e di A Sud di New York, anni fa cantata in coppia con Federica Camba), Paolo Simoni (tornato alla ribalta dopo il successone radiofonico di Non sono solo canzonette del 2012, con un disco da ascoltare attentamente il cui titolo è tutto un programma: Noi siamo la scelta) Nesli (che fosse fratello di Fabri Fibra ha tenuto a ricordarlo recentemente Vanity Fair, lui ha una dimensione ben delineata anche come autore e ieri l’ha ulteriormente dimostrato cantando, tra le altre cose, La fine, portata al successo da Tiziano Ferro) e i sopracitati Elodie e Moro. La ragazza di origini francesi (vincitrice morale del talent della De Filippi) dopo aver aperto il suo stage con Un’altra vita, è volata alta sulle note di Io che amo solo te del mai troppo rimpianto Sergio Endrigo, At last di Etta James e A mano a mano, una delle pietre miliari di Rino Gaetano. Tante ragazzine con striscioni per lei, ma sono loro (le nuove generazioni) che portano avanti il mercato discografico, piaccia o meno. E davanti a un talento come Elodie, non ci si può davvero lamentare. Tanto più che la ragazza prima e dopo la sua esibizione, ha seguito attentamente i colleghi. Si chiama umiltà. Un’altra dote che è sempre presente negli eventi di Mannucci.

 

 

@100CentoGradi

 

 

Le foto della serata nella galleria sovrastante sono © Mattia Ravioli & Pietro Guida

 

Prima della serata, occasione per scambiare quattro chiacchiere con Luca Napolitano

 

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Luca, solo trent’anni e già diversi “esordi”. Stasera l’ennesimo. Cosa si aspetta dal pubblico?

Lo vedo molto caldo, anche durante le prove! Mi aspetto l’affetto che ho sempre avuto in questi anni. E’ uscito da poche settimane il mio nuovo singolo estivo, si chiama Ci whatsappiamo e parla della notevole differenza tra il mondo reale e quello virtuale. Ormai viviamo in simbiosi con le applicazioni, siamo schiavi del T9, di whatsapp. Vedo ragazzi in giro che, come canto nel mio brano, escono mano nella mano, l’altra è impegnata con il telefonino

Una critica al virtuale, dunque, anche se con il sorriso. Eppure sui social (Instagram su tutti) è seguitissimo

Devo ammettere che funzionano bene, ho molti seguaci. Fan che mi seguono in rete e fortunatamente anche nei concerti in giro per l’Italia. La rete bisogna saperla usare, anche se certe volte interrompere la connessione non è un’idea malvagia. Tempo fa, fuori da un locale, ho visto una scritta. Recitava :’Non abbiamo il wi-fi, parlate tra di voi’. Ecco, penso che sia un’ottima risposta alla tecnologia

Facciamo un passo indietro. Lei arrivò terzo ad Amici, era il 2008, anno del trionfo di Alessandra Amoroso. Cosa è successo dopo?

Il mio primo Ep Vai divenne disco d’oro. Poi ebbi l’opportunità di duettare con Federica Camba nel brano A sud di New York. Feci anche l’attore nel film omonimo. Ho continuato a cantare, non mi sono mai arreso ai diktat discografici. Anche perché penso che nessuno capisca con esattezza come funzionano. Come nessuno sa realmente come vengono gestiti i passaggi radio. Non credo ci sia malafede, solo tanta confusione.

Parlando di Amici, ora può confessare se le liti tra le varie squadre sono reali oppure no.

Certo, sono verissime! Ma vengono amplificate dal mezzo televisivo. Ad Amici come in tutti i talent show. Si vive, si lotta, si discute. Poi c’è inevitabilmente chi sa giocare con il mezzo. E ne fa l’uso che vuole…

Luca è reale, non finge e quando sale sul palco ha il pubblico dalla sua. Ci whatsappiamo tutti, è vero, ma il calore della gente non sarà mai virtuale. Almeno per lui!

 

@100CentoGradi

Il sabato nel villaggio di Vallabrègues

Dopo gli Abrivado tra Montfrin e Fontvielle, con la tradizionale corsa dei tori (tenuti a freno dai tradizionali gardians della Manada de l’Amista) per le vie dei villaggi, tra cittadini e turisti curiosi, la Fête de la Vannerie nella vicina Vallabrègues.
Il tempo si è fermato in questo villaggio che ha inventato la tradizionale Maison de Camargue, quelle casette dai tetti di canna che i pescatori usavano costruire per la stagione della pesca.
Mani esperti lavorano i vimini come si usava fare nei nostri paesini rurali anche nella mia terra d’Abruzzo… E mi rivedo bambina, curiosa di tutto, a spiare un vecchio nonno che davanti al fumante camino, nelle lunghe sere d’inverno, intreccia vimini stagionati per farne cestini, panieri e ceste utili per la raccolta delle olive o delle ciliegie o per andare a funghi nei boschi di castagno della Valle Roveto. Dalle sapienti mani, ruvide e callose, venivano fuori come per incanto quelle piccole opere d’arte. E ogni volta mi sembrava di
assistere a un piccolo miracolo. Parlo di un tempo, oggi troppo lontano, in cui con niente si faceva davvero tutto…

@oriacicchinelli

Promenade d’un jour à Aigues-Mortes

 

 

 

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Non è veramente mare, le acque sono troppo basse e incerte. Non è veramente terra, le maree ricoprono la piana… Il fascino di Aigues-Mortes, città voluta da Louis IX come porto sul Mediterraneo, si evince dal paesaggio surreale che si staglia oltre la grande Torre di Costanza (30 metri di altezza, su 4 livelli) che vide partire l’VIII crociata e conobbe pure la forza e il coraggio di donne, come Marie Durand, qui imprigionate solo perché non rinunciarono alla loro fede protestante. Una stele le ricorda davanti al maestoso hotel du Gouverneur.

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Oggi meta imprescindibile per chi sceglie di passare le vacanze in Provence, Aigues è stata per anni, anzi, per secoli un’elegante Bella addormentata dopo che Marsiglia fu unita alla Francia…
La torre Carbonara, in lontananza, austera e solitaria, si erge sopra le maree, controllore e prima difesa della città. La muraglia di pietra, con la sua camminata della ronda, fanno impazzire grandi e piccoli che da lì si godono meglio lo spettacolo dei colori, cangianti
sul rosa, dei tetti, dei fenicotteri gracili ed eleganti nel cielo pure risato del tramonto.

Aigues-Mortes è anche la Camarga selvaggia, paradiso di tori, cavalli e ogni sorta di uccelli.
E che dire delle Saline du Midi? Figlio del mare, del sole e del vento, il sale viene raccolto in montagne (cammelles) e poi lavato delle sue impurità per finire a tavola. E anche questo ha il suo fascino: basta salire sul trenino che conduce attraverso questo “non mare” che va dal rosa al grigio all’azzurro per riempirsi gli occhi di tante meraviglie.

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E per riempirsi un po’ anche la pancia, mentre i bimbi giocano nella fontana di Place Saint-Louis, non c’è che l’imbarazzo della scelta: dal salato al dolce, tutte le leccornie sono a portata! Ma prima di abbandonare la cittadella fortificata, non mancate le pasticcerie
intorno e le piccole boutique provenzali. Infine, una visita alla vicina Notre-Dame-des-Sablons, fatta di grosse pietre di bionda roccia, che custodisce la statua d’oro di Saint Louis…

Voilà, ma Promenade d’un jour à Aigues-Mortes!

 

 

@oriacicchinelli