La paranza dei bambini – Incontro con Roberto Saviano

Tanto tuonò che, alla fine, piovve davvero. In tutti i sensi. Più di mille persone in fila dalle prime ore del pomeriggio davanti a La Feltrinelli di Via Appia, a Roma per assistere all’incontro con lo scrittore Roberto Saviano in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo La paranza dei bambini. Folla composta, almeno nelle prime file. Poi con il trascorrere dei minuti, l’arte di arrangiarsi (quella tipica, all’italiana) ha cercato di prevalere. “Sono appena uscita dal lavoro, fatemi passare” “Io entro con te, tanto chi se ne accorge” “E dovrei farmi un’ora di fila? Io spingo, tanto…” le frasi udite dagli ultimi arrivati. Che in libreria ci fosse una persona anni luce lontana dalle loro prepotenze, poco importa. Nel locale, tutti composti. Merito di un imponente servizio di sicurezza che, va detto, ha funzionato perfettamente. Presentazione durata un’ora con la giornalista Silvia Truzzi e la rapper Baby K. a far da spalla a Saviano. Si parla dei ragazzi di Napoli, soprattutto ma il discorso inevitabilmente approda sulla piazza più grande e meno controllata: quella della rete

I ragazzini (parliamo anche dei tredicenni) che restano fuori dal branco, cercano il colpevole, quello che li ha messi in disparte e poi nutrono invidia. Oggi il sentimento più popolare, viene generato e alimentato da Internet: una volta nessuno sapeva come vivevano i ricchi, ora li hanno sotto gli occhi e questo li fa impazzire, si sentono dei falliti. I ragazzi di Napoli vedono questi video di lusso sfrenato e si dicono: quanti straordinari dovremmo fare per arrivare lì? E’ la risposta a portarli sulla strada

La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza (un gruppo di fuoco legato alla Camorra) e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. I tempi di Gomorra non sono tanto lontani. Resta da capire come (e se, soprattutto) racconti del genere possano in qualche modo far crescere l’emulazione. Non sempre si nasce delinquenti. Saviano lo sa, ma non potrà mai assumersi le colpe per aver portato alla luce storie delle quali nessuno vuole parlare. Lui continua a esporsi per non darla vinta a chi lo ha sempre attaccato usando le solite armi: o “quello lì copia” oppure “questo lo si sa da anni”. Vero, ma che non si sia mai fatto nulla per sconfiggere lo è altrettanto. Chiusura, inevitabile, con le sue reazioni al voto americano che ha vinto trionfatore il repubblicano Donald Trump. Lo scrittore napoletano la pensa così

C’è un’intera classe sociale, a Napoli come negli USA, strozzata dalla crisi che scivola sempre più in basso e le famiglie incapaci di reggere l’urto implodonoIntere parti sociali vengono fatte a brandelli, lasciate fuori da tutto, dal lavoro, dall’ istruzione, dalla vita, nel nome di un progresso sempre più veloce. La verità è che sono tornate le caste

 

@100CentoGradi

Alla ricerca di Dory

  •  https://www.youtube.com/watch?v=GPzXX63hL0k
    ROMA Il coraggio di osare, di andare sempre oltre, battendo strade sconosciute e perciò incerte, senza lasciarsi scoraggiare dalla paura di non farcela. È questo il messaggio della tanto generosa quanto smemorata Dory, protagonista dell’ultimo block-buster targato Disney-Pixar. “Alla ricerca di Dory” (per la regia di Andrew Stanton) sbarca nelle sale dal 15 settembre e, c’è da scommetterci, incanterà grandi e piccini. Proprio com’è accaduto ieri sera, in un Auditorium della Conciliazione parato a festa, dai toni blu e gialli, stracolmo di bimbi festanti e ragazzini a caccia di autografi e foto-ricordo da postare, tra volti noti del web e del mondo dello spettacolo, molti dei quali hanno prestato la loro voce ai personaggi del film. Tra i tanti: Luca Zingaretti-Marlin e Carla Signoris-Dory, coppia comica inedita ed esilarante che tredici anni fa fu scelta per doppiare il pluripremiato “Alla Ricerca di Nemo”. «Nel 2003 i miei figli avevano tre e cinque anni: vedevamo solo cartoni animati – racconta la Signoris – e li conoscevo a memoria. In particolare quelli della Pixar». Mentre Zingaretti ammette: «Doppiare un film della Disney significa entrare nell’immaginario collettivo e nel mito. È la felicità di pensare di entrare a far parte dei sogni di tanti bambini». E a proposito del suo personaggio il Montalbano della tv riferisce: «Mi accomuna un po’ a Marlin (il pesce pagliaccio papà di Nemo, ndr) il senso di ansia che si può avere nei confronti delle persone amate e per cui faremmo di tutto». Mentre Stefano Masciarelli, l’attore che torna a dare voce alla longeva e audace tartaruga Scorza dice: «È davvero bello vedere dei film in cui i padri sono protagonisti». Un film che non si può mancare. La storia di Dory, che vive felicemente sulla barriera corallina con Nemo e Marlin, parte da un ricordo: anche lei deve avere una famiglia. Un papà e una mamma che forse la cercano ancora dopo un anno. Perché Dory, che ha aiutato il papà di Nemo a cercare il suo figliolo, si sa, soffre di perdita della memoria a breve termine, e si scorda un attimo dopo quanto detto un secondo prima! Una fiammella si accende nel buio della sua mente, ma tanto basta per farla partire verso l’ignoto oceano che fa paura anche ai grandi! L’aiuteranno nel suo viaggio i tre più strampalati abitanti del Parco Oceanografico (dove la voce di Licia Colò accoglie ospiti e visitatori): Hank, irascibile polpo che tenta continuamente la fuga; Bailey, un beluga convinto di avere un sonar difettoso, e Destiny (nel nome già un programma!), squalo balena miope. In loro compagnia Dory scoprirà i valori dell’amicizia, la bellezza dei difetti e il vero senso della famiglia.

Zeta – Il film

Fedez, J-Ax, Clementino, Ensi, Briga, Rocco Hunt e Baby K. Un parterre del genere, tra rapper divenuti star del pop e altri ancora sulla scena da far impallidire perfino One Two One Two, storico programma del venerdì sera in onda su Radio Deejay (che il film sia sponsorizzato da Radio 105 è un mistero gaudioso). Invece parliamo delle star dell’ennesimo film generazionale sulla Roma dei nostri giorni. Con più asperità rispetto a Jeeg robot fresco trionfatore dei David di Donatello e di The Pills, prodotto riuscito a metà ma che avrebbe meritato maggior fortuna. Una pellicola “nata ai bordi di periferia” dove i tram non passavano negli anni 80, figuriamoci ora. A Corviale, poi… Ora gira l’erba (purtroppo non quella di Celentano…) e se vuoi fare un salto di qualità, spacciando polvere bianca, finisci accoltellato e morente in mezzo a una stradina abbandonata in una notte che più buia non si può. Si parla di rap, però. Di hip hop precisamente. Un film dedicato alla memoria del leader dei Cor Veleno (David Berardi, meglio conosciuto come Primo Brown) scomparso la notte di Capodanno. La regia è di Cosimo Alemà, uno dei più famosi nel campo dei videoclip. In conferenza stampa è palpabile la sua soddisfazione

“Volevo fare un film anche su mio amore personale per la musica, che è l’amore che vedo oggi nei ragazzi perché credo che l’hip hop e il rap siano la prima cultura musicale che veramente appassiona. E’ tutto realmente credibile e a mio avviso rappresenta bene le sfaccettature di questo genere, c’è la parte più commerciale, l’underground, le battle di freestyle, le canzoni composte in studio, è una foto abbastanza fedele della scena”

Il protagonista principale è Alex/Zeta (Diego Germini) leader con il suo amico Marco (Jacopo Olmo Antinori) del duo Anti. Innamorati della stessa ragazza, Gaia (Irene Vetere) si trovano costretti ben presto a dividere le loro strade. Il primo spopola, il secondo fa una brutta fine (vedi sopra…), la terza è in balia degli eventi. Perché il successo non è facile da gestire, figurarsi il vuoto cosmico. Diego Germini nella vita è Izi, un rapper in ascesa. Nel film è figlio di una famiglia romana con padre ligure come lui (che viene da Cogoleto, paese di periferia genovese) e fratello di Tina (l’esordiente Angelica Granato Renzi) tutti perfettamente a loro agio davanti alla macchina da presa. Storia cruda, si era detto, ma profondamente vera. E’ una generazione piena di sfaccettature negative, vero. Ma sono i nostri figli, fratelli. Colpe e meriti sono di tutti. Quantomeno Zeta è una storia hip hop di formazione, amicizia, amore e riscatto; una corsa a ritmo di rap all’inseguimento dei propri sogni e del proprio destino. Corviale come Genova…come tutta Italia.

 

 

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