Zeta – Il film

Fedez, J-Ax, Clementino, Ensi, Briga, Rocco Hunt e Baby K. Un parterre del genere, tra rapper divenuti star del pop e altri ancora sulla scena da far impallidire perfino One Two One Two, storico programma del venerdì sera in onda su Radio Deejay (che il film sia sponsorizzato da Radio 105 è un mistero gaudioso). Invece parliamo delle star dell’ennesimo film generazionale sulla Roma dei nostri giorni. Con più asperità rispetto a Jeeg robot fresco trionfatore dei David di Donatello e di The Pills, prodotto riuscito a metà ma che avrebbe meritato maggior fortuna. Una pellicola “nata ai bordi di periferia” dove i tram non passavano negli anni 80, figuriamoci ora. A Corviale, poi… Ora gira l’erba (purtroppo non quella di Celentano…) e se vuoi fare un salto di qualità, spacciando polvere bianca, finisci accoltellato e morente in mezzo a una stradina abbandonata in una notte che più buia non si può. Si parla di rap, però. Di hip hop precisamente. Un film dedicato alla memoria del leader dei Cor Veleno (David Berardi, meglio conosciuto come Primo Brown) scomparso la notte di Capodanno. La regia è di Cosimo Alemà, uno dei più famosi nel campo dei videoclip. In conferenza stampa è palpabile la sua soddisfazione

“Volevo fare un film anche su mio amore personale per la musica, che è l’amore che vedo oggi nei ragazzi perché credo che l’hip hop e il rap siano la prima cultura musicale che veramente appassiona. E’ tutto realmente credibile e a mio avviso rappresenta bene le sfaccettature di questo genere, c’è la parte più commerciale, l’underground, le battle di freestyle, le canzoni composte in studio, è una foto abbastanza fedele della scena”

Il protagonista principale è Alex/Zeta (Diego Germini) leader con il suo amico Marco (Jacopo Olmo Antinori) del duo Anti. Innamorati della stessa ragazza, Gaia (Irene Vetere) si trovano costretti ben presto a dividere le loro strade. Il primo spopola, il secondo fa una brutta fine (vedi sopra…), la terza è in balia degli eventi. Perché il successo non è facile da gestire, figurarsi il vuoto cosmico. Diego Germini nella vita è Izi, un rapper in ascesa. Nel film è figlio di una famiglia romana con padre ligure come lui (che viene da Cogoleto, paese di periferia genovese) e fratello di Tina (l’esordiente Angelica Granato Renzi) tutti perfettamente a loro agio davanti alla macchina da presa. Storia cruda, si era detto, ma profondamente vera. E’ una generazione piena di sfaccettature negative, vero. Ma sono i nostri figli, fratelli. Colpe e meriti sono di tutti. Quantomeno Zeta è una storia hip hop di formazione, amicizia, amore e riscatto; una corsa a ritmo di rap all’inseguimento dei propri sogni e del proprio destino. Corviale come Genova…come tutta Italia.

 

 

@100CentoGradi

Onda su Onda

 

Dalla Basilicata all’Uruguay. Dalla piccola impresa meridionale a una lunga crociera sudamericana. Sempre con la musica e il mare presenti come protagonisti, più che come contorno. La scelta di girare in Uruguay viene spiegata proprio dal regista e attore

L’Uruguay mi ricorda la Basilicata, sono entrambe strette tra tre regioni, piu’ importanti sulla carta. Sono rimasto anche folgorato dal discorso del presidente Mujica, parla di diritto alla felicità: il primo capo di Stato che parla del diritto alla felicità. Ho conosciuto una terra dove regna una sospensione quasi poetica dove sembra non succeda nulla e con gente molto cordiale

Il film racconta i destini intrecciati di Ruggero (Alessandro Gassmann), cuoco solitario e Gegè (Rocco Papaleo) esuberante cantante che deve raggiungere Montevideo per un concerto, occasione imperdibile per il suo rilancio. All’inizio tra i due non corre buon sangue, ma un evento inaspettato li costringerà ad una amicizia forzata. Nella capitale uruguagia li accoglierà una donna, Gilda Mandarino (Luz Cipriota), l’organizzatrice dell’evento. Ma non tutto andrà come previsto… A Montevideo cercheranno di placare la loro sete di rivincita. Nel cast è esilarante la presenza di Massimiliano Gallo nei panni di un comandante di nave da crociera che ha paura di affogare. Potrebbe essere un Titanic (restando in tema musicale) visto il canovaccio ormai noto intrapreso dai film italiani. Tutto si basa sugli equivoci. Invece Papaleo dimostra, ancora un volta, la sua bravura anche dietro la macchina da presa. Gassmann ormai interpreta solo ruoli comici, con una vena di malinconia. Fisicamente ricorda sempre più il papà. Proprio del grande Vittorio si parla in conferenza stampa

Mio padre ha sempre sostenuto di avermi concepito sulla spiaggia di Mar del Plata. Mia madre in realtà sostiene che non è così  perché quella volta non gliela diede (testuale…)

In realtà un ricordo di Gassman padre nel film è presente. La spiaggia bianca che vede protagonisti Ruggero e Gilda ricorda tanto quella del film Il Tigre (uno dei suoi più belli e meno conosciuti). Lì, a correre, c’era Ann-Margret e le dune erano quelle del litorale laziale. Può sembrare blasfemia…

@100CentoGradi

Io e lei

Alla fine la confessione arrivò :”Sì, mi sono ispirata al Vizietto”. Maria Sole Tognazzi incalzata dalle domande dei giornalisti, risponde così a chi le ricorda il film-cult del papà (in realtà babbo Ugo ne fece ben tre…). Più che altro, il filippino gay sembra un piccolo, quanto doveroso omaggio. Un film politico? Anche, non foss’altro per le dichiarazioni di Sabrina Ferilli (sembra ringiovanita da La grande bellezza in poi) :”Se anche questo governo di sinistra (sinistra, Sabrina?!?) non prenderà una posizione sulle unioni civili e non le riconoscerà, allora i cittadini dovranno farsi sentire e combattere le loro battaglie” e di Margherita Buy :“Siamo in un momento e in una posizione importante, la nostra è una società arretrata, la situazione italiana ha ancora molte cose da risolvere e da discutere” durante l’incontro con la stampa. Quello che si è visto è in realtà una graziosissima commedia, con scene molto caste di amore e di tenerezza (più che di sesso) tra le due protagoniste. Se l’intento della regista era quello di raccontare una storia senza pregiudizi e senza pruriginosità, c’è riuscita in pieno. E’ stata nominata troppe volte la parola lesbo nei vari promo della pellicola (anche durante il photocall sentire qualcuno urlare:”bacio, bacio” alle due attrici è apparso piuttosto stucchevole e anacronistico, fatta salva l’ironia, comunque incomprensibile). Venendo al film, Federica (la Buy) e Marina (la Ferilli) dopo cinque anni di convivenza, entrano in crisi per i dubbi della prima. Incontrando un vecchio amico, Marina ci finisce a letto e il combattimento interiore sembra avere il sopravvento. Dalla sua, aveva comunque sempre cercato di camuffare il rapporto agli occhi della gente. Paura di essere giudicata, lei con ex marito e figlio ancora giovane. La solarità di Federica, invece, appare disarmante. No, lei non ha paura di dire che ha una compagna, non teme l’ilarità stupida di chi non vuole accettare quella che agli occhi di tutti è una realtà. E il messaggio che arriva è proprio questo. Io e lei non servirà a sconfiggere l’ignoranza, ma quantomeno ad aprire le menti, ancora oggi, troppo chiuse. Ermeticamente.

Dal 1 Ottobre al cinema.