Sanremo arcobaleno con Mika, Ermal Meta è re delle cover

Ermal Meta con Amara Terra Mia (brano portato al successo da Domenico Modugno) vince la serata delle cover al festival di Sanremo. Secondo posto a Un’emozione da poco di Paola Turci, terzo posto per Signor Tenente di Marco Masini. Una serata senza fine, aperta dall’omaggio al Coro dell’Antoniano di Bologna (in occasione dei sessant’anni dalla nascita). Sul palco, un anno dopo Cristina D’Avena. Mancano solo Topo Gigio e il Mago Zurlì e anche lo Zecchino d’Oro sarà salvo. Ma a meritare grandi applausi è anche l’Orquesta de reciclados de Cateura, arivata direttamente dal Paraguay: 28 talenti fra i dieci e i trent’anni che suonano strumenti fatti con materiale riciclato, dalle radiografie alle tubature. “Il mondo ci regala spazzatura, noi gli restituiamo la musica” è il motto del maestro di musica Favio Chavez che offre a circa 150 bambini e giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità e di esclusione sociale nei pressi di Cateura e in tutto il Paraguay, un esempio e un’opportunità per imparare a suonare. Prima ancora la gara delle nuove proposte ha avuto un esito del tutto inaspettato: eliminati Valeria Farinacci (testo smielato ed esibizione peggiore) e Tommaso Pini (con tanto di rivoluzione in sala stampa). La gara delle cover è stata aperta da Chiara e non è un caso. Forse a Zucchero e Francesco de Gregori è stato consigliato di collegarsi dopo le 22. Altrimenti non si spiegherebbe la mancata denuncia alla cantante veneta per aver disintegrato Diamante (sarebbe bastato il violino di Mauro Pagani, oscurato dalla Galiazzo). Mina, al contrario, non avrà ritenuto opportuno ribellarsi a Ludovica Comello interprete de Le mille molle blu. Gli stacchetti della Tim, intonati dalla tigre di Cremona, è quanto di peggio sia stato ascoltato dalla sua voce. Voce da brividi, invece quella di Ermal Meta impegnato in Amara terra mia di Domenico ModugnoAl Bano è ancora convalescente e Pregherò di Adriano Celentano non ha avuto l’eco che avrebbe meritato. Dopo che Alessio Bernabei ha avuto contezza del suo valore distruggendo Un giorno credi (di essere un cantante, nel suo caso…) di Edoardo Bennato, ossigeno è arrivato dalle performance di Fiorella Mannoia e Paola Turci (rispettivamente impegnate in Sempre e per sempre di Francesco de Gregori e Un’emozione da poco di Anna Oxa). Una passeggiata per loro, un momento salvifico per il pubblico a casa e in teatro. Poi è stato Mika a infiammare l’Ariston con una lezione di civiltà e un arcobaleno di colori: “La musica fa cambiare il colore della mia anima – dice prima di esibirsi – posso essere bianco, blu, violetto… tutto. È molto bello essere di tutti i colori. E se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo, e pensa che un colore è migliore e deve avere più diritti di un altro, o che un arcobaleno è pericoloso perché rappresenta tutti i colori… Beh, peggio per lui. Sinceramente, questo qualcuno lo lasciamo senza musica” Peccato per l’omaggio a George Michael. Jesus to a child è francamente inarrivabile. Tornando alla gara, la faccia di Don Backy in sala stampa durante l’esibizione de L’immensità da parte di Gigi D’Alessio è tutta un programma. Michele Zarrillo rende gradevole Se tu non torni di Miguel Bosè, Francesco Gabbani rivaluta Susanna di Adriano Celentano e Marco Masini fa il suo intonando Signor Tenente di Giorgio FalettiSergio Sylvestre va totalmente fuori tempo ne La pelle nera mentre Elodie urla talmente tanto da non riuscire neanche a imbroccare Quando finisce un amore di Riccardo Cocciante. Ottimi Fabrizio Moro ne La leva calcistica della classe 68 di Francesco de Gregori e Samuel in Ho difeso il mio amore dei Nomadi. Ci sarebbe anche Michele Bravi, ma perché infierire? Per la cronaca ha “cantato” La stagione dell’amore di Franco Battiato. Relegata a notte fonda, la grazia di Lp, impegnata in una gara di dì fischiettii con Carlo Conti. Poi i verdetti: In finale Clementino, Bianca Atzei, Ron e Giusy Ferreri. Out le coppie Nesli & Alice Paba e Raige & Giulia Luzi E domani (pardon, tra qualche ora) il festival sceglierà il vincitore delle nuove proposte

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Sono stati 10 milioni 420 mila, pari al 49.70%, gli spettatori che hanno seguito la serata del Festival di Sanremo dedicata alle cover. Un risultato che migliora di due punti di share quello dell’anno scorso, quando la serata dedicata alle reinterpretazioni delle hit del passato aveva fatto segnare il 47.88% con 10 milioni 462 mila spettatori. La prima parte della terza serata del festival (dalle 21.19 alle 23.59) ha raccolto in media 12 milioni 751 mila spettatori con il 49.74%, la seconda (dalle 24 all’1.13) 5 milioni 403 mila con il 49.18%. L’anno scorso la prima parte della serata cover aveva avuto 12 milioni 33 mila spettatori con il 45.91%, la seconda 6 milioni 821 mila con il 58.04%.

“Non chiamatemi Maestro!”

Cinquant’anni di carriera, un cofanetto (anzi due) contenenti tutto il meglio della sua produzione artistica. Due differenti versioni: una, esclusivamente musicale, di 3 cd, e una seconda, in 6 cd e 4 dvd, contenente, oltre a tanta musica in più, anche i film e il programma televisivo Bitte Keine Reklame. Pezzi rimasterizzati o addirittura ricantati, un duetto con Mika e la cover di Se telefonando di Mina. Un gioiello quello che il musicista catanese propone, un regalo che vale come strenna natalizia anticipata. Tenere tra le mani il lavoro e osservarne i titoli permette alla mente di effettuare un volo pieno di ricordi. Almeno negli ultimi quaranta, quelli di produzione più fervida. L’incontro in Feltrinelli di ieri pomeriggio ha visto protagonista il curiosissimo pubblico che ha riempito sin dalle prime ore del pomeriggio la storica libreria di Via Appia in Roma. E Battiato, mai come ieri attento alle esigenze dei fan, non si è risparmiato. Da subito ha creato un feeling chiedendo come mai la gente stesse in piedi. “Portate le sedie!”. In realtà la decisione di far attendere il pubblico senza possibilità di sedersi, secondo la direzione era stata data proprio dallo stesso artista per mancanza di spazio. Domande interessanti, altre “rivedibili” con gli attentati islamici in primo piano. “La decisione di combattere il terrorismo con le bombe è quanto di più stupido si possa fare. E’ logico però che se avessi potere decisionale in Francia in questo momento sarei molto perplesso sul da farsi. Guardo i telegiornali e vedo una faccia da deficente che prende decisioni in merito” Chiaro il riferimento al presidente Hollande. Parla di meditazione, di George Ivanovitch Gurdjieff, uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Di reincarnazione. Si scherza su tutto, non sulle cose serie. Quando un ragazzo lo etichetta con l’aggettivo Maestro, Battiato sbuffa. “Non sono un maestro, sono una persona normalissima che fa cose normalissime, basta chiamarmi così” Salvo poi aggiungere :“Il fatto che abbia letto (lui usa il verbo studiare…) novantadue libri non fa di me un extraterrestre. Tutti possiamo fare tutto. Tutti possiamo ambire a diventare ciò che vogliamo”. Il pubblico lo vuole sentire cantare. A lui proprio non va. Non ha l’accompagnamento musicale. Sembrerebbe una scusa. Un ragazzo, Giacomo Refolo, non si lascia sfuggire l’occasione. “Franco, io studio pianoforte al conservatorio. Sarebbe un onore accompagnarti!” Battiato accetta…partono le prime note de La Cura. Ed è magia pura. Il maestro (…) ha colpito ancora. Dopo un’ora di parole, l’emozionante finale è quanto di più bello potessimo aspettarci.

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