Onda su Onda

 

Dalla Basilicata all’Uruguay. Dalla piccola impresa meridionale a una lunga crociera sudamericana. Sempre con la musica e il mare presenti come protagonisti, più che come contorno. La scelta di girare in Uruguay viene spiegata proprio dal regista e attore

L’Uruguay mi ricorda la Basilicata, sono entrambe strette tra tre regioni, piu’ importanti sulla carta. Sono rimasto anche folgorato dal discorso del presidente Mujica, parla di diritto alla felicità: il primo capo di Stato che parla del diritto alla felicità. Ho conosciuto una terra dove regna una sospensione quasi poetica dove sembra non succeda nulla e con gente molto cordiale

Il film racconta i destini intrecciati di Ruggero (Alessandro Gassmann), cuoco solitario e Gegè (Rocco Papaleo) esuberante cantante che deve raggiungere Montevideo per un concerto, occasione imperdibile per il suo rilancio. All’inizio tra i due non corre buon sangue, ma un evento inaspettato li costringerà ad una amicizia forzata. Nella capitale uruguagia li accoglierà una donna, Gilda Mandarino (Luz Cipriota), l’organizzatrice dell’evento. Ma non tutto andrà come previsto… A Montevideo cercheranno di placare la loro sete di rivincita. Nel cast è esilarante la presenza di Massimiliano Gallo nei panni di un comandante di nave da crociera che ha paura di affogare. Potrebbe essere un Titanic (restando in tema musicale) visto il canovaccio ormai noto intrapreso dai film italiani. Tutto si basa sugli equivoci. Invece Papaleo dimostra, ancora un volta, la sua bravura anche dietro la macchina da presa. Gassmann ormai interpreta solo ruoli comici, con una vena di malinconia. Fisicamente ricorda sempre più il papà. Proprio del grande Vittorio si parla in conferenza stampa

Mio padre ha sempre sostenuto di avermi concepito sulla spiaggia di Mar del Plata. Mia madre in realtà sostiene che non è così  perché quella volta non gliela diede (testuale…)

In realtà un ricordo di Gassman padre nel film è presente. La spiaggia bianca che vede protagonisti Ruggero e Gilda ricorda tanto quella del film Il Tigre (uno dei suoi più belli e meno conosciuti). Lì, a correre, c’era Ann-Margret e le dune erano quelle del litorale laziale. Può sembrare blasfemia…

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Sanremo 2016 La serata Finale

A sorpresa, come nelle più belle favole, la vittoria degli Stadio con Un giorno mi dirai riporta la canzone d’autore sul podio più alto. Seconda Francesca Michielin con Nessun grado di separazione, terza classificata Via da qui cantata dalla coppia formata da Deborah Iurato e Giovanni Caccamo. Verdetto giunto dopo un’interminabile e noiosissima serata, ravvivata da un superlativo Renato Zero. La sua voce, le sue dichiarazioni mai banali (il discorso sul rapporto che hanno i veri artisti con il camerino è una vera e propria chicca) e un nuovo pezzo in anteprima Gli anni miei raccontano, che anticipa il nuovo album Alt in uscita l’8 aprile. All’inizio dell’esibizione un medley di successi aveva fatto ballare tutto il Teatro Ariston e scatenato un trenino in sala stampa. Serata iniziata con l’esibizione di Francesco Gabbani (vincitore delle nuove proposte) e con l’annuncio dell’unico big ripescato: Irene Fornaciari. Quasi inutile l’esito, visto il risultato finale che la figlia di Zucchero ha ottenuto. Ultima classificata come il padre 31 anni fa. Ottimo per chi crede nei corsi e ricorsi storici o nella scaramanzia. Fuori sincrono e inspiegabile, invece, il collegamento video con Il Volo (trionfatori lo scorso anno) direttamente da New York. A scaldare il pubblico c’è voluta la grazia e la maestria di Roberto Bolle esibitosi in una coreografia sulle note di We will rock you dei Queen e l’esordio a Sanremo di Cristina D’avena, approdata al festival dopo una vera e propria petizione sui social network. Sette milioni di dischi in trent’anni di carriera, una vita di sigle televisive di cartoon. Il valzer del moscerino, Kiss me Licia, Occhi di gatto, i Puffi, la D’Avena ha cantato tutti i suoi cavalli di battaglia con la platea in delirio. Simpatica la gag dei due amici storici di Conti (Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni) per lanciare lo spettacolo che li vedrà protagonisti il 5 settembre all’Arena di Verona. Una reunion per i tre inseparabili compagni di mille avventure. Per quel che riguarda i big, sempre spiazzanti Elio e le Storie Tese travestiti dai Kiss. Per il resto, piattume generale. Non un brivido, non un colpo di scena. Il verdetto finale è arrivato all’una e trenta. Si chiude così il secondo Festival dell’era Conti. Ne seguiranno almeno altri due. Forse Baudo ha trovato un degno erede. Anche se più ingessato.

Questo il resto della classifica:

4) Enrico RuggeriIl primo amore non si scorda mai

5) Lorenzo FragolaInfinite volte

6) Patty PravoCieli immensi

7) ClementinoQuando sono lontano

8) NoemiLa borsa di una donna

9) Rocco HuntWake up

10) ArisaGuardando il Cielo

11) AnnalisaIl diluvio Universale

12) Elio e Le STorie TeseVincere l’odio

13) Valerio ScanuFinalmente Piove

14) Alessio BernabeiNoi siamo infinito

15) DolceneraOra o mai più (le cose cambiano)

16) Irene FornaciariBlu.

Il Premio della Sala Stampa Radio-tv-web Lucio Dalla – Sezione Campioni è andato agli Stadio con il brano Un giorno mi dirai. Alla band emiliana sono andati 19 voti. Rocco Hunt ne ha presi 15, Annalisa 12, Elio e Le Storie Tese ed Enrico Ruggeri 11, Noemi 10.

Il Premio della Critica Mia Martini – Sezione Campioni è invece andato a Patty Pravo con il brano Cieli Immensi. All’artista sono andati 18 voti. Elio e Le Storie Tese ne hanno conquistati 17, gli Stadio 16. In tutto hanno votato 109 giornalisti presso la Sala Stampa Ariston Roof.

Il Premio Sergio Bardotti per il Miglior Testo è andato al brano Amen di Francesco Gabbani, vincitore tra le Nuove Proposte.

Sono stati 11 milioni 223 mila i telespettatori, pari al 52.52% di share, che hanno seguito ieri la finale del Festival di Sanremo. Rispetto all’anno scorso – quando l’ultima serata del festival era stata seguita in media da 11 milioni 843 mila spettatori, pari al 54.21% di share – gli ascolti sono in calo di circa 600 mila spettatori e quasi 2 punti di share. La prima parte della finale di Sanremo ha fatto segnare 12 milioni 695 mila spettatori con il 48.76% di share, la seconda 8 milioni 712 mila pari al 64.89%. Un anno fa la prima parte dell’ultima serata del festival era stata seguita da 12 milioni 763 mila spettatori pari al 50.77% di share, la seconda da 10 milioni 8 mila con il 65.48%.

 

Sanremo 2016 4°Serata

Pronostico rispettato. E’ Francesco Gabbani con la sua Amen a trionfare nella categoria giovani del Festival di Sanremo. Ovvio, scontato. D’altronde il suo pezzo è molto orecchiabile. Brutto, invero ma il meno peggio tra quelli arrivati in finale. Che poi al suo posto avrebbe dovuto esserci Miele è un altro discorso già approfondito ieri. Mistero che non verrà comunque mai svelato. Come riconoscenza minima, Carlo Conti ha dato alla giovane cantante siciliana l’opportunità di aprire la serata. Magra consolazione. E dire che sino a poche ore prima della diretta (erano le 17…) ancora non era stata presa una decisione in merito. Si parlava di una finale a cinque e persino di annullare tutto. Alla fine ha prevalso il buon senso. La frittata era ormai fatta, Miele ha stoffa e talento da vendere. La sua carriera non finirà di certo in un… amen. Archiviata la gara delle nuove proposte, sul palco si sono esibiti tutti e venti i big. Sull’onda dell’entusiasmo per via della vittoria nella serata delle cover, gli Stadio si sono riscattati ampiamente. La folla ha anche chiesto loro il bis (da queste parte concesso solo alla Houston nel 1987, una vita fa). Noemi, capelli rossi e abito bianco, ha convinto ancora una volta e anche Morgan ha finalmente ritrovato la voce. A tarda notte anche Dolcenera ha potuto interpretare la sua Ora o mai più (le cose cambiano), uno dei brani più riusciti dell’intera manifestazione. I cinque eliminti sono: Zero Assoluto, Dear JackNeffa, Bluvertigo e Irene Fornaciari. Solo uno si “salverá”. All’inizio della finalissima sapremo chi verrà ripescato. Ospite d’onore Elisa con look total black, tatuaggi in vista e voce tremante. L’emozione ha giocato brutti scherzi anche alla ragazza di Trieste, vincitrice nel 2001 con Luce (Tramonti a Nord-Est) molto più a suo agio nell’interpretazione del nuovo singolo No Hero. Sul palco anche Enrico Brignano, protagonista di una figuraccia tremenda. Le centinaia di persone che avevano acquistato il biglietto per lo spettacolo di questa sera all’Auditorium di via della Conciliazione in Roma hanno protestato per la scarsa diffusione del rinvio dello spettacolo EvoluShow 2.0. L’artista romano ospite stasera all’Ariston ha dato “buca” ai suoi fan in attesa. L’organizzazione non avendo comunicato in modo adeguato lo spostamento dello spettacolo o il rimborso del biglietto ha lasciato il pubblico in fila sotto la pioggia. Gli spettatori hanno richiesto la presenza dei carabinieri sul posto e mentre scriviamo la situazione stenta a tornare alla normalità. Tutto questo per un monologo moscio e inutile sui figli e i giovani d’oggi. Neanche una risata nella parte comica, neanche una riflessione nella parte “seria”. Il vuoto pneumatico. Ma il peggio doveva ancora venire. Terzo ospite della serata J Balvin, cantante colombiano autore della hit Ginza, pezzo reggaeton del momento apprezzabile solo per la brevità: meno di tre minuti, rapido e (quasi) indolore. Neanche Virginia Raffaele era particolarmente in forma. La sua Belen Rodríguez, lontana anni luce dalle precedenti tre imitazioni non ha decollato. Una diretta lunga ben cinque ore, con il verdetto principale già annunciato a metà serata, poteva e doveva durare molto meno. Ora resta solo la finalissima. Abbiamo i nostri preferiti, non vinceranno.

 

La quarta serata del Festival di Sanremo, con la finale delle Nuove Proposte che ha incoronato Francesco Gabbani, ha ottenuto in media 10 milioni 164 mila spettatori con il 47.81% di share. Un risultato superiore di oltre 300 mila spettatori a quello dello scorso anno, quando la quarta serata del festival fu seguita in media da 9 milioni 857 mila telespettatori, con un identico share, 47.81%.  La prima parte della quarta serata del Festival ha fatto segnare 12 milioni 201 mila spettatori pari al 46.05% di share, la seconda 6 milioni 414 mila con il 55.20%. Un anno fa la quarta serata del festival aveva raccolto 12 milioni 21 mila spettatori con il 46.27% nella prima parte e 6 milioni 253 mila con il 53.49% nella seconda.

 

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Sanremo 2016 3°Serata

La terza serata del Festival ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato bisogno, il desiderio di amarcord da parte del pubblico e l’assoluta inesistenza della musica contemporanea. Almeno di quella presente sul palco dell’Ariston. O hai alle spalle almeno 30 anni di carriera o sei un imberbe appena uscito da un talent. Altrimenti non sei nessuno. La certezza è arrivata dalla reunion dei Pooh in formazione tipo. Il figliol prodigo (pardon, il fogliol prodigo) tornato alla base e un anno davanti per l’ultimo tour insieme. I 50 anni di successi suggellati sul palco che li ha visti trionfatori nel 1982 (il solo Fogli) e nel 1990 (tutti gli altri) con Uomini soli. E proprio al termine del brano, vien giù il teatro. Una standing ovation che dura anche durante i 90 secondi di pubblicità e costringe Carlo Conti a intervenire per riportare il pubblico seduto. Presentatore nervoso anche per via di un epic fail destinato a entrare nella storia sanremese. Nella sfida dei giovani Miele vs Francesco Gabbani, vince la ragazza di Caltanissetta. Ma qualcosa non va. I giornalisti dalla sala stampa iniziano a twittare di difficoltà tecniche. Si capisce che una parte dei colleghi (che conta il 50% del risultato) non è riuscita a votare: il piccolo telecomando per il voto non dava l’OK necessario per la conferma del voto. Si fanno dei controlli, mentre la serata scorre. Si decide di far rivotare la sala stampa. Al secondo tentativo tutto va bene, tecnicamente, ma tutto cambia. Il comunicato letto da Carlo Conti è diverso da quello annunciato: Miele non ha vinto, Francesco Gabbani passa il turno. E il conduttore toscano, finora impeccabile, esprime immediatamente la volontà di far ricantare Miele nella serata di venerdì come “consolazione”. Una beffa, insomma. Tanto da far intervenire persino la Polizia Postale (!) per verificare la presenza di brogli. Ma non è stato l’unico disguido tecnico nella gara delle nuove proposte. Un blackout tecnico durante l’esibizione del tenore italo-australiano Michael Leonardi ha oscurato per alcuni secondi la diretta. Ma per lui nessun ripescaggio, nessuna votazione ulteriore. Nella finale di domani passano quindi Gabbani (la sua Amen è orecchiabile ma non convince appieno) e Mahmood, nato a Milano da mamma sarda e papà egiziano, con il brano Dimentica. La serata (che ha visto ancora una volta una Virginia Raffaele superlativa, stavolta nei panni di Donatella Versace) era dedicata alle cover. I 20 big si sono cimentati con alterne fortune. Emozionante l’esibizione di Francesca Michielin alle prese con Il mio canto libero di Battisti con tanto di lacrime nel finale. Esilaranti gli Elii con Quinto Ripensamento, Morgan e i Bluvertigo avrebbero forse meritato di più ma il problema della voce e delle stecche è annoso e ormai non sarà più risolvibile. O lo si ama o lo si odia. E francamente La lontananza eseguita da loro non è stato un capolavoro. Stesso discorso per Patty Pravo (l’unica che ha deciso di coverizzare se stessa). Bravissima Annalisa in America della Nannini. Una spanna su tutti Noemi. Dedicato della Bertè le calza a pennello. A proposito del verbo “calzare”: La lite tra Deborah Iurato e lo stilista Francesco Paolo Salerno ha dato i suoi frutti. La ragazza senza l’abito della prima sera è apparsa rinata. Mentre gli Zero Assoluto hanno provato a distruggere Goldrake (impresa peraltro già riuscita anni fa, con gli stessi accordi, ad Alessio Caraturo) La giuria combattuta tra Noemi, Clementino, Rocco Hunt, Valerio Scanu e gli Stadio ha premiato questi ultimi straordinari interpreti de La sera dei miracoli dell’immenso Lucio Dalla. Una nota di colore (no, non stiamo parlando di Conti…) l’ha portata la giovane campionessa biellese Nicole Orlando (vincitrice di quattro ori ai mondiali per atleti down). Ha candidamente confessato che Garko alla madre non piace proprio. L’attore, finalmente meno impacciato del solito, è rimasto comunque spiazzato. Non si può piacere a tutti, evidentemente. Il festivalone domani promuoverà il giovane più meritevole (almeno si spera) mentre i bookmaker danno favorita la coppia Iurato-Caccamo tra i big. Lo scopriremo solo vivendo (e dagli con Battisti e con gli amarcord…). E’ proprio vero: Siamo afflitti da nostalgia cronica e canaglia.

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Secondo i dati Auditel sugli ascolti di Sanremo 2016, la terza serata del Festival – andata in onda giovedì 11 febbraio – è stata vista da 10.461.000 di spettatori col 47.8 per cento di share. Il dato è una media ponderata tra i dati delle due “parti” in cui è stata formalmente divisa la serata di Sanremo: in media 12.033.000 di spettatori hanno visto la prima parte, 45,91 per cento di share, mentre 6.815.000 di spettatori, 57,93 per cento di share, hanno visto la seconda parte. La terza puntata di Sanremo 2016 è andata peggio della terza puntata dell’edizione dello scorso anno, la prima condotta da Carlo Conti, che era stata vista da 10.586.000 spettatori, col 49,51 per cento per cento di share e peggio della seconda puntata di quest’anno, che mercoledì è stata vista da 10.747.000 spettatori, col 49.91 per cento di share.

Sanremo 2016 2°Serata

Ooooooohhhh! Un’ola da stadio non s’era mai sentita all’Ariston. E’ stata sdoganata alle 22 in punto al momento dell’annuncio da parte di Carlo Conti del super ospite italiano di serata: Eros Ramazzotti. Un festival che funziona solo quando fa amarcord. Ieri la Pausini, oggi il cantautore romano, la sostanza non cambia. Forse perché la musica contemporanea non è eccelsa? Anche. Ma soprattutto perché viviamo in un mondo “vecchio”. Se si pensa che i programmi più visti in tv vengono confezionati con materiale d’archivio, si capisce perfettamente il senso dell’euforia al momento dell’ingresso di Eros sul palco. Anche in sala stampa, ovazione e standing ovation. Un medley, una chiacchierata con Conti, il pezzo nuovo Rosa nata ieri (con il toccante “ciao papà” finale) e l’ormai sdoganato laccio arcobaleno con degna chiosa:” I figli fanno famiglia, e la famiglia è fondamentale qualsiasi essa sia. Ognuno la fa a modo suo, e tira su i figli a modo suo. La cosa fondamentale è crescerli dritti”. Riguardo il fiocco pro adozioni civili, solo a tarda serata (era mezzanotte e mezza) Conti ha avuto il buon gusto di spiegarne il significato. Più di trenta ore dopo… Ma sì, meglio in fascia protetta, sia mai che il pubblico venga informato!

Una serata iniziata con le nuove proposte, negli anni scorsi relegate a tarda notte e quest’anno lanciate nell’anteprima festivaliera prima dei titoli (così ce le togliamo di torno subito e non perdiamo ascolti). Si troverà mai la soluzione ideale per loro? Non sarebbe meglio creare un Sanremo Giovani a parte oppure inserirle nella gara come fece Tony Renis nel più povero festival della storia recente? Nel dubbio, la finale è stata raggiunta da Chiara dello Iacovo (peccato per Cecile, avrebbe meritato sorte migliore) e da Ermal Meta. Un momento toccante è stato regalato dal maestro Ezio Bosso, malato di SLA ma per nulla intenzionato ad arrendersi alla malattia. Le sue parole – La musica è una magia, non a caso i direttori d’orchestra hanno la bacchetta come i maghi– la sua forza, le lacrime di una violinista e un cuore grande così. Altre emozioni (anche se diverse) quando il palco ha ospitato la maestra Marzia della Scuola primaria di Ceresole Reale, in provincia di Torino, con classe al seguito: Moris e Anna. Solo due bambini per l’eroica insegnante che ogni giorno si fa un’ora di macchina per fare loro lezione. Parlando della gara dei big aperta alla grande da Dolcenera (una che non tradisce mai) hanno raccolto applausi Patty Pravo (splendido pezzo ma anche lei, come gli Stadio e Morgan la sera prima, con la voce lasciata in albergo e con qualche stecca di troppo), Elio e le Storie Tese (sette ritornelli in un solo brano!) completamente vestiti di rosa a metà tra un fumetto e un confetto gigantesco e le sempre più convincenti Annalisa Scarrone (spigliatissima, di bianco vestita) e Francesca Michielin (all’esordio sul palco del Teatro Ariston). Note stonate (in tutti i sensi) per Alessio Bernabei (già insopportabile come voce dei Dear Jack, figurarsi ora) e Valerio Scanu. Buono il sound di Clementino, Neffa copia se stesso e la sua hit estiva Sigarette in maniera quasi spudorata. Impalpabili gli Zero Assoluto (nomen omen…). Inutile, tornando agli ospiti, l’intervento di Nicole Kidman. Solite domande, tutto già visto, con in più la goffaggine di Gabriel Garko (comunque più in palla rispetto alla prima sera). Prima dell’esito della giuria, risate (era ora…) con Nino Frassica, interprete anche di  A mare si gioca, brano sugli sbarchi dei migranti mentre Virginia Raffaele, nei panni di Carla Fracci non ha convinto appieno. A rischio eliminazione (era l’una…) Dolcenera (sic!), Alessio Bernabei, Zero Assoluto e Neffa. Domani, serata cover preceduta dagli ultimi quattro giovani…

Dieci milioni e 748 mila, con uno share del 49,91 per cento. Eccolo il numero dei telespettatori che ieri hanno seguito la seconda serata di Sanremo in tv. Il Festival non delude. E viaggia come un treno. Gli ascolti, infatti, premiano ancora Conti. Un risultato che migliora di circa 700 mila spettatori e di otto punti di share quello dello scorso anno, quando la seconda serata del festival ottenne in media 10 milioni 91 mila telespettatori pari al 41.67% di share.

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Sanremo 2016 1°Serata

 

La tanto temuta sortita pro adozioni gay da parte di Elton John non è arrivata. In compenso sul palco dell’Ariston l’attualità è giunta con un fiorire di nastri arcobaleno da far impallidire (se mai ce ne fosse stato bisogno) l’aria da medioevo (leggi family day…) incline alla censura di qualsivoglia forma di progresso (pardon…di civiltà). Il richiamo arcobaleno, ovviamente, si riferisce alla causa LGBT e alla discussione in Senato sul progetto di legge Cirinnà sulle unioni civili. Noemi, Enrico Ruggeri e Irene Fornaciari li hanno appesi sul microfono, Arisa li stringeva in mano, Sergio Carnevale, batterista dei Bluvertigo, li aveva nel taschino. Laura Pausini, da sempre vicina a queste tematiche, presentando il suo ultimo singolo Simili ha spiegato che il messaggio è anche il rispetto tra le diversità. In tutta onestà, sia gli addetti ai lavori che gli spettatori non hanno assolutamente capito la ragione dei colori (frutto di una richiesta inviata via twitter). Soltanto dopo diversi minuti l’arcano è stato svelato. Forse ci voleva un pizzico di coraggio in più.

Un festival aperto dal ricordo di David Bowie (anche se Starman suonata dall’orchestra non rimarrà indimenticabile) e proseguita con la simpatia di Virginia Raffaele, ieri nei panni di Sabrina Ferilli, e nell’impacciatissima conduzione/condizione di Gabriel Garko. L’attore non ha distolto per un solo attimo lo sguardo dal gobbo, inutile la sua presenza sul palco sanremese. Anche l’occhio vuole la sua parte? Allora bastava un cartonato. L’altra valletta Madalina Ghenea (per qualche giornalista denominata “il culo” di Sanremo, suo il fondoschiena sulla copertina del film Youth di Paolo Sorrentino) ha fatto poco di più avendo dalla sua la scusante della poca dimestichezza con la lingua. Detto della Pausini, la standing ovation maggiore l’ha avuta tal Giuseppe Ottaviani, atleta centenario che va tre volte a settimana in palestra con la moglie. Il recordman, invitato per la rubrica Tutti cantano Sanremo, ha scelto Vecchio Scarpone (1953) come sua canzone preferita (…) Impalpabile o quasi l’esibizione di Aldo Giovanni e Giacomo (lodevole la loro iniziativa di dare in beneficenza tutto il cachet) e di Maître Gims (artista francese idolo indiscusso delle radio con la hit Est-ce que tu m’aimes). Sofferente di uveite, alla richiesta di uno scambio di occhiali propostagli da Carlo Conti ha risposto picche. E la musica? Beh, al Festival della Canzone Italiana è ormai da anni un contorno abbastanza fastidioso. Tutte (o quasi) da riascoltare, le canzoni. Accattivanti quelle di Noemi, Enrico Ruggeri e Irene Fornaciari. Belle (ma cantate senza voce) quelle de Gli Stadio e dei Bluvertigo. Dalle prime votazioni Irene Fornaciari, Noemi, Bluvertigo e i Dear Jack sono a rischio eliminazione. I quattro artisti rispettivamente con Blu, La borsa di una donna, Semplicemente e Mezzo Respiro, sono nelle ultime posizioni dopo la prima serata. I più votati da televoto e sala stampa sono stati: gli Stadio con Un giorno mi dirai, Enrico Ruggeri con Il primo amore non si scorda mai, Lorenzo Fragola (primo ad esibirsi)con Infinite volte, Rocco Hunt con Wake up, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato (criticata nel Dopofestival per l’abito impresentabile) con Via da qui, Arisa con Guardando il cielo. Non è stato reso noto il posizionamento in classifica dei singoli artisti. Venerdì dopo l’ultima esibizione sarà stilata la classifica finale: gli ultimi 5 andranno a rischio eliminazione. Solo uno sarà ripescato con il televoto e rientrerà in gara sabato sera. E gli ascolti? Volano!11 milioni e 134mila spettatori pari al 49,48% di share, in linea con gli ottimi ascolti dell’anno scorso quando il Festival di Carlo Conti debuttò con 11 milioni e 767mila spettatori e il 49,34% di share.

La prima parte del Festival, in onda dalle 21:12 alle 23:56, ha totalizzato 12 milioni e 516mila spettatori pari al 49,15% di share, mentre nella seconda parte, in onda da mezzanotte per 45 minuti, si sono sintonizzati 5 milioni e 907mila spettatori pari al 52,31%. Stasera entrano in scena le nuova proposte, altri 10 big e… Nicole Kidman. La settimana più importante dell’anno è appena iniziata. Che vi piaccia o no, fino a sabato, si parlerà solo di Sanremo. Non è propriamente un male, visti i tempi…

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La cometa musicale di Piovani

La cultura. L’incontro tra musica e parola in cinque appuntamenti e sei titoli per un viaggio tra sogno e realtà. Nicola Piovani e la sua ‘cometa musicale’ sbarcano su Rai 5 da sabato 6 febbraio a sabato 5 marzo alle 21,15. Sei spettacoli, sei tappe dedicate al repertorio dell’artista romano e della Compagnia della Luna, da lui stesso fondata negli anni ottanta. Ogni appuntamento scandito dalla partecipazione di attori del calibro di Elio Germano, Gigi Proietti, Massimo Wertmüller, Mariano Rigillo, Ascanio Celestini

Dall’omaggio a Dante nel 750° anniversario della nascita de La vita nuova, allo storico Canti di scena frutto del lungo sodalizio con Vincenzo Cerami, dalla celebrazione della Roma popolare di Semo o nun semo, alla rivisitazione del mito con Viaggi di Ulisse, per finire con un tributo al teatro dei De Filippo con Padre Cicogna in cui Luca interpretava i versi del padre Eduardo, seguito da Epta, concerto incentrato sulla simbologia del numero sette.

“La cometa – dice Nicola Piovani – è quella che guida i Re Magi verso la grotta della divinità. Non c’è presunzione nel titolo. E’ solo una grande metafora che serve anche per gli uomini comuni, per indicare loro la strada. Il senso della scelta della parola ‘cometa’ sta proprio nel dover e saper scegliere nella vita fra la strada della convinzione e quella della convenienza. Due strade che non sempre si sovrappongono. Quando ho avuto qualche dubbio guardavo questa piccola cometa che mi abita dentro. Mi è stata sempre di grande aiuto e sono felice di potere testimoniare”.

La collaborazione tra Piovani e Rai Cultura continuerà. Il 30 giugno, infatti, con l’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, il Maestro terrà due concerti, a Torino e a Roma, con le sue musiche da film.

 

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Luisa Spagnoli

 

E’ stata presentata alla Casa del Cinema di Roma Luisa Spagnoli, una coproduzione Rai Fiction – Moviheart di Massimiliano La Pegna, per la regia di Lodovico Gasparini. La fiction andrà in onda in due puntate, in prima visione tv su Rai1, lunedì 1 e martedì 2 febbraio in prima serata. Narra la storia di una donna di umili origini che nei primi anni del Novecento, destreggiandosi tra mille difficoltà e altrettanti retaggi culturali, trasformò i suoi sogni in impresa, prima fondando l’impero dolciario della Perugina e poi dando vita ad un marchio di moda che conquistò il mondo trasformando un semplice nome, il suo, “Luisa Spagnoli”, in una vera e propria icona dello stile made in Italy. E’ il racconto appassionante delle vicissitudini che portarono una ragazza povera di provincia ad essere una delle prime e più grandi imprenditrici italiane, protagonista dell’economia e della cultura del nostro Paese.

The Hateful Eight Tarantino a Roma!

 

 

 

L’inferno, primo dei Tre Regni dell’Oltretomba narrato da Dante. Ma anche il Purgatorio e il Paradiso. No, non è un delirio legato a reminiscenze scolastiche. E’ la prova dell’esistenza di… Quentin Tarantino! La sua personalissima Divina Commedia messa in mostra con l’ottavo (capo)lavoro. Un’opera di 2 ore e 50 minuti nella versione standard, 3 ore e 10 in quella in 70mm di libidine pura. Accompagnato dalle musiche del Maestro Ennio Morricone, il regista del Tennessee inchioda letteralmente gli spettatori alla sedia. Non per i colpi di scena (pochi rispetto alle aspettative) quanto per una trama dove si possono trovare mille e più citazioni. Ambientato qualche anno dopo la fine della guerra civile, The Hateful Eight, ha come protagonisti otto maledetti viaggiatori bloccati dalla neve presso un emporio, nel cuore del Wyoming. Ci sono il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) e la sua indomabile e perfida prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh). I due sono attesi nella città di Red Rock dove John Ruth, che non a caso si chiama “Il Boia”, deve portare all’impiccagione la criminale riscuotendo una taglia di 10.000 dollari. Ma c’è anche il Maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), anche lui cacciatore di taglie che viaggia con tre cadaveri al seguito (valore 8000 dollari). Ma non solo… C’è Oswaldo Mobray (Tim Roth), che si definisce un boia, il mandriano Joe Cage (Michael Madsen), faccia da criminale, ma in viaggio per far visita alla mamma; lo Sceriffo, o aspirante tale, Chris Mannix (Walton Goggins);l’anziano Generale Sanford Smithers (Bruce Dern) e, infine, il messicano Bob (Demián Bichir)

E’ uno spaghetti western (quelli alla Sergio Leone per intenderci) pellicole che Tarantino ha sempre amato e sognato di fare. Qui si prende il lusso di essere voce narrante, fuori campo. Ma la sua mano si vede tutta. Il sangue che schizza, splatter, pulp…chiamatelo come volete. E’ anche un giallo (notevole il richiamo ad Agatha Christie quanto ad Anthony Mann). Anche qui si cerca un assassino. I cowboy nella neve, il camino acceso, il razzismo fin troppo marcato, una lettera del Presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln, troppi caffè e troppi stufati. C’è davvero di tutto. La proiezione avvenuta ieri sera nello storico Teatro 5 di Cinecittà ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso, con la curiosità di vedere se sarebbe andato a finire proprio così. Chi ha letto il pressbook in dotazione ha scoperto un velato spoileraggio. Ma l’ha subito dimenticato, tanta era la voglia di assistere a una pellicola in corsa per tre Oscar. Nelle sale italiane dal 4 Febbraio

 

 

Alla conferenza stampa di oggi erano presenti il regista, Madsen (con il suo giubbotto Free Tibet mostrato con orgoglio) e Kurt Russell.

 

 

Nel corso dell’incontro dei giornalisti, spiccano le dichiarazioni del regista che definisce il suo ultimo lavoro come “la versione western de Le Iene” e lo scontro dialettico tra il collega Francesco Lomuscio e Morricone autore (anche…) di una lezione di musica improvvisata. A 87 anni…suonati!

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L’abbiamo fatta grossa

Per questo film avevo bisogno di più libertà rispetto ai miei ultimi lavori, cosa che sono riuscito a ottenere anche e soprattutto grazie all’esuberante talento di Antonio. Sentivo il bisogno di sterzare, di cambiare nuovamente rotta, e così è venuto fuori L’Abbiamo fatta grossa, che è una sorta di commedia noir favolesca in chiave comica, anche se qualcuno potrebbe vedere nel finale una sottile critica di costume

Così Carlo Verdone in conferenza stampa, al termine della proiezione della sua nuova fatica cinematografica. Quasi quarant’anni di carriera vissuti sempre al massimo (pochi davvero i film non riusciti). Va detto subito che il Verdone anni 80 è definitivamente sepolto. Il cambiamento radicale avvenne da Stasera a casa di Alice in poi. Le battute e il suo modo di fare fanno parte della persona più che del personaggio e sono rimaste intatte. Riesce a valorizzare ogni spalla e, più passano gli anni più ci si rende conto che il paragone con Alberto Sordi (suo maestro e mentore) è assolutamente fuori luogo. Troppo distanti i due. L’abbiamo fatta grossa racconta la storia di Yuri Pelagatti (Antonio Albanese), un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione dalla moglie, non riesce più a ricordare le battute in scena e di Arturo Merlino (Verdone) investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova. Yuri vuole le prove dell’infedeltà della ex moglie e assume Arturo credendolo un super investigatore. Ma Arturo per errore entrerà in possesso di una misteriosa valigetta contenente un milione di euro in contanti… Equivoci, gag e finale a sorpresa. Si ride, è vero. Come è anche vero che non mancheranno i grandi incassi. Con 850 schermi a disposizione c’è tutta la possibilità di ottenerli. Il problema del film (il venticinquesimo dell’attore romano) è il fiato corto che con il trascorrere dei minuti sembra prendere i protagonisti. Si arriva alla fine regalando la solita dose di critica sociale legata ai vizi degli italiani e alla corruzione che imperversa nel Bel Paese, Parlamento in testa. Chissà se nel futuro Verdone riuscirà a far ridere ancora il pubblico. Lascia l’incontro con una promessa legata al rapporto con Albanese

Se il pubblico apprezzerà questo lavoro abbiamo già una traccia per un altro film insieme, da realizzare tra un paio d’anni

E forse lo stiamo già aspettando. Dal 28 Gennaio al cinema. L’hanno fatta grossa?!?

Nervi a fior di pelle per Aurelio De Laurentiis, a margine della presentazione. Dopo le domande di rito su produzione e sceneggiatura del film, la giornalista Rai Valentina Tocchi inizia a chiedere a De Laurentiis del Napoli e dello scandalo (l’ennesimo) che vede coinvolto anche il suo club. Violenta la reazione del produttore cinematografico : “Non voglio mischiare gli attori col calcio, ma come c….. ve lo devo dire, porca p……”. Poco più tardi arriveranno le scuse

 

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