Eros Ramazzotti Perfetto Tour 2016

Niente sold out, tante emozioni e una corsa per infilare uno dopo l’altro pezzi storici ad altri misconosciuti. La prima delle due tappe del Perfetto Tour di Eros Ramazzotti nella Capitale ha comunque lasciato negli occhi e nelle orecchie del pubblico una buona dose di entusiasmo e buona musica. Vestito di nero è salito sul palco alle 21 esatte ed è scappato via due ore dopo. Forse troppo poco. Abituati a live interminabili conditi da spettacoli di luci e colori (Jovanotti, tanto per citarne uno) si può rimanere con l’amaro in bocca. Ma se si considera solo la parte artistica, si farebbe un torto al cantante romano da sempre idolo delle folle. C’è però da dire che la scelta dei brani non è stata azzeccatissima. Chi conosce Ramazzotti, ma non ha solo lui come punto di riferimento musicale, avrà sicuramente avuto dei problemi a riconoscere diversi brani in scaletta. E dire che i pezzi storici sono stati racchiusi tutti in una decina di minuti (fatti cantare prevalentemente dal pubblico) e nel finale con il “Grazie di esistere” contenuto nel brano Più bella cosa scandito da tutto il Pala Lottomatica. Brani come Controvento, Bambino nel tempo, Libero dialogo non dovrebbero mai mancare. Sul palco Eros tra una battuta in romanesco e l’altra ha giocato con la gente leggendo i pochi striscioni nel parterre in piedi. Uno, molto simpatico, recitante :”Vieni al mio matrimonio!” ha avuto come risposta :”Te sposi? Ma chi te lo fa fà!”. La sensazione è che l’artista ha ancora un fortissimo successo fuori dai nostri confini ma in Italia oltre allo zoccolo duro (costituito comunque da migliaia di fan) che acquista cd e gadget difficilmente troverà nuovi seguaci. Chi l’ha sempre seguito continuerà a farlo. Anche perché, va detto, non delude mai. O quasi. Poteva dare di più. Ma rimane sempre Eroseeee (alla romana) come da 32 anni a questa parte

SCALETTA

1 L’OMBRA DEL GIGANTE

2 IL TEMPO NON SENTE RAGIONE

3 PERFETTO

4 ALLA FINE DEL MONDO

5 STELLA GEMELLA

6 SE BASTASSE UNA CANZONE

7 ROSA NATA IERI

8 SBANDANDO

9 PIÙ CHE PUOI

10 TERRA PROMESSA

11 VIVI E VAI

12 ESODI

13 TRA VENT’ANNI

14 UNA STORIA IMPORTANTE

15 ADESSO TU

16 L’AURORA

17 DOVE C’E’ MUSICA

18 IL VIAGGIO

19 UN’ALTRA TE

20 l BELONG TO YOU

21 SEI UN PENSIERO SPECIALE

22 UN’EMOZIONE PER SEMPRE

23 COSE DELLA VITA

24 MUSICA E’

25 UN ANGELO DISTESO AL SOLE

26 FUOCO NEL FUOCO

27 PIÙ BELLA COSA

 

 

@100CentoGradi

Forever Young

 

Una risata tira l’altra. E un’altra ancora. Il tema portante del nuovo film di Fausto Brizzi non è tanto la gioventù portata agli eccessi, il non voler arrendersi al tempo che passa. E’ quella cosa che ti allunga la vita più di ogni altra. Quell’elemento che non seppellisce, anzi! Il cinema italiano è più vivo che mai. Chiariamo subito: Forever Young non è un capolavoro che rimarrà negli annali coma pietra miliare. Ma è una commedia scaccia pensieri con quel pizzico di riflessione che serve a tirare fuori i difetti (molti) e i pregi (quali?) dei protagonisti. Nell’Italia di oggi l’avvocato Franco (Teo Teocoli) è un settantenne, appassionato praticante di sport e, soprattutto, di maratona. La sua vita cambia quando scopre che sta per diventare nonno grazie a sua figlia Marta (Claudia Zanella) e a suo genero Lorenzo (Stefano Fresi) e che il suo fisico non è poi così indistruttibile. Angela (Sabrina Ferilli), un’estetista di 49 anni, ha una storia d’amore con Luca (Emanuel Caserio), 20 anni, osteggiata dalla madre di lui, Sonia (Luisa Ranieri), sua amica. Diego (Lillo), deejay radiofonico di mezz’età, deve fare i conti con gli anni che passano e con un nuovo, giovanissimo e agguerrito, rivale (Francesco Sole). Le scene dei due hanno come sponsor RDS (cameo di Anna Pettinelli e degli Zero Assoluto) Giorgio (Fabrizio Bentivoglio) direttore della radio ha 50 anni e una giovanissima compagna (Pilar Fogliati), ma la tradisce con una coetanea di 50 (Lorenza Indovina). Un Lillo in forma smagliante (anche senza Greg) e un Nino Frassica superlativo. La loro piccola scena insieme (Radio Amen) è di gran lunga la migliore del film.

 

Non è però una pellicola che strizza l’occhio ai supergiovani. E’ presente (lo dice lo stesso regista) una profonda critica verso l’età della maturità a parole. E dopo la proiezione viene davvero voglia di mettere sul piatto del giradischi il vinile di Bonnie Tyler e di spegnere Facebook. Che si può vivere anche senza. E meglio.

@100CentoGradi

 

 

Suffragette

 

La vera storia della nascita del movimento femminista. La lotta per i diritti, per l’uguaglianza. Alla vigilia della ricorrenza dell’8 Marzo arriva nella sale italiane il documento reale di una battaglia vinta anche se a carissimo prezzo. La passione e la sofferenza di coloro che hanno rischiato tutto quello che avevano, la loro casa, il loro lavoro, i loro figli e la loro stessa vita per il diritto di voto alle donne. L’ambientazione è quella di una Londra del 1912, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Lavoratrici in fabbrica (qui è una lavanderia) sottomesse da un capo con violenze fisiche e psichiche che trovano la forza per ribellarsi. Protagonista è Maud Watts, interpretata da Carey Mulligan. Tredici ore di lavoro al giorno con un marito talmente lontano dalle sue scelte da cacciarla di casa e vietarle perfino di vedere il loro bambino. La ribellione avviene dopo troppe vessazioni ricevute. Si può cercare di far valere i propri diritti anche tagliando i fili del telegrafo (all’epoca unico strumento di comunicazione) e facendo saltare in aria le cassette della posta. Si finisce in prigione, si attuano scioperi della fame. Ma sono azioni dimostrative per attirare l’attenzione sulla loro lotta per l’eguaglianza, contro uno stato brutale e sordo a ogni minima richiesta. Si può anche morire per i propri diritti. Magari davanti agli occhi del Regno Unito, davanti al Re in un derby di galoppo. A capo del Movimento Emmeline Pankhurst, interpretata da Meryl Streep. Il suo credo ? “Noi non siamo contro la legge! Noi vogliamo fare la legge!”

Tutto ciò appare allo spettatore totalmente anacronistico se solo si pensa agli scioperi e alle manifestazioni “moderne”. Cento anni fa si spaccavano le vetrine per un ideale, per cambiare il mondo. Il film non giustifica e non colpevolizza. Ha il coraggio di raccontare. La regista  Sarah Gavron ha studiando meticolosamente i memoriali e i diari, spulciato tra le carte degli archivi della polizia. Si dice “esterrefatta” dalla mancanza di precedenti opere portate sul grande schermo riguardanti l’argomento. L’emancipazione femminile è nata proprio grazie alle suffragette (termine coniato dalla stampa inglese per deridere le attiviste del movimento a favore del suffragio alle donne). Il diritto di voto nel Regno Unito venne firmato solo il 2 Luglio 1928, quasi vent’anni prima del nostro Paese. Forse sarebbe giusto spostare la festività. O forse, meglio ancora, non festeggiare un diritto ma esercitarlo e rispettarlo. Ogni giorno. Curioso scoprire che fu la Nuova Zelanda la prima ad aprire al suffragio universale (si parla del 1893). Rimane però nella storia il documento firmato nel Luglio 1848 negli Usa da quattro donne riunite davanti a una tazza di thè. Lucretia Mott, Martha Wright, Elizabeth Cady Stanton e Mary Ann McClintock scrissero il vero pilastro del femminismo americano. Un manifesto con un nome talmente bello e importante (La dichiarazione dei Sentimenti) da apparire ancora oggi più vivo e vero della contemporaneità. E sono passati quasi 170 anni…

Nelle sale italiane dal 3 Marzo, settantesimo anniversario del primo voto delle donne nel Belpaese.

 

@100CentoGradi

 

 

Il Commissario Montalbano

 

Torna il commissario Montalbano con due nuovi episodi inediti: il primo, in onda il 29 febbraio. In Una faccenda delicata (questo il titolo) ritroveremo tutti i personaggi della serie, da Salvo Montalbano agli altri membri del commissariato di Vigata: Mimì Augello, Fazio e Catarella. Senza dimenticare la storica fidanzata di Montalbano, Livia Burlando, che in questa stagione torna con una nuova interprete. Il commissario sempre alle prese con i misteri di Vigata e i delitti sempre più intricati, dovrà scoprire chi ha ucciso Maria Castellino, un’anziana prostituta trovata strangolata nel suo appartamento e, nel frattempo, dovrà anche riuscire a comprendere il profondo dolore di Livia dopo la morte di François. Nel primo episodio facciamo un salto temporale in avanti rispetto all’ultima volta che abbiamo avuto notizie dal commissariato di Vigata. Sono passati sei mesi dalla morte di François, che Livia aveva accudito amorevolmente come un figlio. La vita, per la fidanzata di Montalbano, sembra essere tornata alla normalità dopo il terribile lutto che la donna ha dovuto affrontare. Ma non sarà del tutto così. Salvo la raggiungerà a Genova, per poter stare un po’ insieme, ma sarà subito richiamato a Vigata per indagare sulla misteriosa morte della donna, strangolata con una cintura nel suo appartamento. Mentre Augello è convinto che si tratti di un maniaco affetto da gerontofilia, Montalbano indaga e scopre che la signora – benvoluta da tutti e felicemente sposata – era da tempo spaventata da un suo cliente, che evitava di incontrare. Il commissario si mette sulle tracce di quest’uomo, per cercare di identificarlo il prima possibile. Le indagini però porteranno alla luce un torbido mistero da sempre celato dalla vittima…

La serie è stata presentata lunedì mattina presso la storica sede Rai in Viale Mazzini a Roma

@100CentoGradi

 

 

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Tanti auguri Francesca!

 

 

Non è da tutti festeggiare il proprio compleanno cantando. Farlo a 21 anni in una città distante migliaia di chilometri da casa, coccolata da un affetto senza eguali, è quanto di più elettrizzante possa capitare. Tutto questo è accaduto a Francesca Michielin arrivata alla consacrazione (non definitiva, ma la strada intrapresa è quella giusta) dapprima mediante la collaborazione con Fedez e ultimamente con il Festival di Sanremo. Arrivata seconda dietro agli Stadio, può considerarsi di diritto la vincitrice morale. Sarà lei, ad esempio, a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest (il vecchio EuroFestival, tanto per capirci) il prossimo 14 Maggio. Francesca Michielin è l’unica, tra i cantanti in gara al Festival, a mantenere alta la sua posizione nelle varie classifiche. Il suo è tra i brani più acquistati su iTunes (terzo nella top 150) e tra i video più visti su YouTube. Addirittura su Spotify Nessun grado di separazione agguanta la prima posizione come canzone più ascoltata tra quelle di Sanremo. Un successo forse insperato ma assolutamente meritato. Dal primo disco (Distratto) in poi, è stato un crescendo. Il suo disco DI20 (appena rieditato) sta andando alla grande. Merito di pezzi come L’amore esiste, Battito di ciglia e Magnifico (qui nella versione only piano solo con la sua voce e con un testo diverso). E’ proprio sulle note di questo brano che la ragazza veneta, durante il mini live in Feltrinelli, si è commossa. Nodo alla gola ed emozione palpabile. Solo la sua voce e le sue mani. Solitudine da pianista, ha regalato ai suoi fan (oltre al pezzo sanremese) anche 25 Febbraio, pezzo dedicato proprio al suo giorno di nascita. I festeggiamenti si sono conclusi con rose, regali e una torta fatta preparare per l’occasione. Un compleanno che la Michielin, ne siamo certi, non dimenticherà facilmente.

 

@100CentoGradi

Guardando il cielo, ascoltando Arisa

 

 

Estrosa, generosa, schietta come chi non ha paura di mettersi a nudo, perché abituata ormai a indossare null’altro che se stessa. Senza pretese, ma anche senza falsa modestia. Arisa è Arisa! O la si ama visceralmente o la si detesta, altrettanto visceralmente. Lei non ha filtri e va a ruota libera: se il suo pubblico le fa una domanda risponde sinceramente, senza paura di smentirsi, poiché cambiare idea è umano, oltre che da persone intelligenti. Così stasera, alla Feltrinelli di via Appia, non si è risparmiata presentando il suo ultimo disco Guardando il cielo che vede, tra le molte collaborazioni, oltre al rinnovato connubio con Giuseppe Anastasi, la talentuosa Federica Abbate, il poeta Alfredo Rapetti Mogol e Fabio Gargiulo.

 

“In Guardando il cielo tutto parla di me”

“Un album autobiografico – conferma la cantante lucana, qui anche nel ruolo di autrice – dove ho raccolto quello che avevo accantonato negli anni. Tutto parla di me, non ci sono riempitivi! Perché oggi non ho paura di dire che sono imperfetta e anche un po’ acida. No, nessun timore”.

 

Arisa ama sperimentare: “La prima e l’ultima canzone del disco, Voce e Per vivere ancora, sono davvero sperimentali. In Lascerò, quinto pezzo del cd, invece, racconto di un amore finito: a volte ce li portiamo dentro questi amori, anche se non ci rendono felici. Quando ho finalmente cantato Lascerò ho pianto, perché mi sono lasciata il passato alle spalle per avviarmi verso il futuro”.

A chi le chiede poi quante ore di esercizio giornaliero le costa la sua straordinaria voce lei risponde: “Ci sono molte mucche a casa mia. Al mattino, quando mi sveglio, faccio muuuu… Occorre curare l’anima per cantare bene e non fare esercizi di stile: vedete, quando parlo la mia voce è diversa. Sì, avete ragione – continua, rivolta al pubblico che la osanna per il suo talento vocale – forse, se parlassi come canto tutti s’innamorerebbero di me: beh, forse, mi allenerò in tal senso”.

E ride, anzi, sorride, lo fa sempre Arisa, anche quando le chiedono qual è la nota più alta che riesce a tenere: “Non lo so – ribatte – dipende dai giorni: dipende da come sto!”.

 

Sulla moda dei duetti, poi, non si sbilancia e vola sull’assurdo. “Mi piacerebbe duettare con Michael Jackson, con Freddie Mercury, con i Beatles tutti insieme oppure solo con John Lennon: tutti sconosciuti e, soprattutto, morti, appunto! Scherzi a parte: Sting? Sarebbe super, magari! Con lui non ci canterei solo…”.

 

Semplicità Arisa: “Vorrei rifare X-Factor”

Il momento più bello di Arisa? “Quando mio padre mi ha detto: grazie per il tuo cuore grande! A 33 anni sono soddisfazioni per una figlia!”.

Ma un po’ di amaro, le è rimasto, confessa, per non esser stata più richiamata come giudice a X-Factor. “Sì che ci tornerei – dice ai fan che la implorano affinché torni – perché è una vera palestra per i giovani, non è un gioco. Ragazzi, fate una petizione così mi richiamano!”

Nell’attesa speranzosa, i fans dovranno accontentarsi di sporadiche comparse della cantante lucana che assicura: “A ottobre partirà il mio tour. Prima, però, farò qualche apparizione estiva e starò un po’ in giro per promuovere il disco… Presto ne saprete di più: restate sintonizzate sui social”.

Finito il tempo delle chiacchiere e delle domande, parte la corsa all’autografo, tra pile di cd e vinili da firmare e foto-ricordo da scattare. E anche in questo Arisa non è avara.

 

@oriacicchinelli

 

Photo @100CentoGradi

 

Antonio Giuliani e le 7 REpliche… de Roma

Sette re in sette domeniche. Sette appuntamenti in sette teatri diversi. Una bella sfida quella che attende Antonio Giuliani, quella di raccontare vizi e virtù che contraddistinguono la natura umana, partendo dai 7 Re di Roma fino alla contemporaneità. Pregi e difetti di uomini e donne, guardando il mondo dalla città eterna. Spettacolo scritto dallo stesso Giuliani e da Maurizio Fracabandiera, con l’aiuto regia di Chiara Perfetti.

Questi gli appuntamenti tra il 28 febbraio e il 15 maggio, de Le 7 Re(pliche) de Roma

28 Febbraio Teatro Manzoni (Romolo)

13 Marzo Salone Margherita (Numa Pompilio)

20 Marzo Sala Umberto (Tullo Ostilio)

10 Aprile Teatro Roma (Anco Marzio)

17 Aprile Teatro Ghione (Tarquinio Prisco)

8 Maggio Tirso de Molina (Servio Tullio)

15 Maggio …Gran Finale a sorpresa (Tarquinio il Superbo)

L’incontro di presentazione dello spettacolo, avvenuto in un locale di Trastevere, è servito anche da pretesto per fare una bella chiacchierata a 360 gradi sulla carriera dell’attore comico dalle origini ai nostri giorni. Giuliani, un vero e proprio fiume in piena ha raccontato aneddoti sfiziosi e paradossali, sempre con il sorriso sulle labbra

Lo spettacolo

Con il ritorno sul palco sono tornato bambino. La dimensione piccola rispecchia le mie origini da comico. Lo spettacolo, comunque, sarà tutto nuovo. Ogni serata inizierò parlando del rispettivo re partendo da Roma per poi allargare i miei orizzonti a tutta Italia. La scelta di Romolo e Remo non è casuale. Furono i due primi palazzinari di Roma! Chiudo lo spettacolo con una frase di Charlie Chaplin :” Ogni giornata senza sorriso è un giorno perso”

Gli esordi

Ai primi provini, i romani venivano schifati da tutti. Con me c’erano artisti del calibro di Isabella Orsini e Alberto Farina. Appena ho raggiunto un pizzico di notorietà ho voluto fare un corso gratuito per 35 ragazzi al Centro Culturale Elsa Morante, ormai chiuso. E‘ stata la mia rivincita. Quando andavo a fare le serate rientravo alle 3 di notte con i soldi in tasca e mia madre mi diceva che ero un drogato perché giravo di notte e che mi avrebbe denunciato. Sull’Aurelia, dopo uno spettacolo, mi fermarono i carabinieri. Andavo in giro per locali a lavorare e nella mia valigetta avevo delle parrucche finte e una pistola giocattolo. Era il mio bagaglio per imitare Carlo Verdone e altri comici. Cercai di spiegare che facevo l’operaio di giorno e il cabarettista di notte ma loro vollero una dimostrazione. Mi toccò fare un’esibizione di mezz’ora sull’Aurelia! Di mattina lavoravo come muratore, ero specializzato in controsoffitti. Ma tutti i soldi guadagnati li investivo per acquistare abiti di scena. Da lì iniziai ad avere le prime soddisfazioni. Ma in casa non mi credevano: quando mamma vide i primi manifesti in giro per Roma tornò a casa urlando che io e Stefano Fabrizi (mio storico sodale) eravamo dei delinquenti perché tutta Roma era tappezzata di Porci e bugiardi, commedia scritta con Stefano. Allora regnava l’ignoranza nel senso puro del termine. Poi andai a fare spettacoli nei ristoranti e locali in giro per Roma. La gente veniva a mangiare o a prendere un gelato e io ero l’elemento di disturbo. Ma riuscivo a far riconciliare le coppie : il fidanzato che aveva litigato con la ragazza me la passava al telefono per fare pace.

Il successo

Fui scoperto da Maurizio Costanzo. Una sera, durante uno show, mi venne a vedere Enzo Iacchetti. Al Teatro Parioli devo la mia notorietà. Negli anni, ad assistere ai miei spettacoli, ho avuto nelle prime file molti calciatori della Roma (Totti e De Rossi su tutti) ma non li ho mai usati per farmi pubblicità. DI questo, il Capitano me ne è riconoscente. Con lui siamo ancora amici. Ricordo che tanti anni fa regalò all’Ospedale San Filippo Neri di Roma un macchinario da usare in radiologia. 480 milioni spesi per nulla. Non è mai stata usata per mancanza di tecnici!

I romani

Che dire? Semo troppo forti! Il romano è conviviale, predilige il buon cibo e ha sempre la battuta pronta. Un esempio? Recentemente, durante le minacce dell’Isis, per alleggerire la tensione e sconfiggere i timori, a Roma abbiamo risposto con ironia facendo vignette raffiguranti cammelli sui sampietrini, il raccordo intasato e la conquista delle donne

La Roma

Non ne ho mai fatto mistero: Sono tifosissimo della squadra giallorossa e nella querelle tra Totti e Spalletti non faccio fatica a schierarmi. Sto con il Capitano. Il mister è un tipo un po’ troppo manesco. Francesco poteva evitare di rilasciare quell’intervista alla Rai, la moglie Ilary e il suo amico Vito Scala hanno provato fino alla fine a dissuaderlo. Ma Totti è Totti. E’ un’istituzione. L’ottavo re di Roma è sicuramente lui!

Il libro

Durante lo spettacolo presento anche il mio libro. E’ un’autobiografia ironica e interattiva con cruciverba e parole in romanesco. L’ho scritta a quattro mani con Fabrizio Finamore. Si chiama D.O.C. di origine comica. In 25 anni di carriera non avevo mai fatto neanche un dvd. E’ il mio primo prodotto editoriale. L’incasso verrà devoluto interamente all’Associazione L’arcobaleno della Speranza, per la lotta alla leucemia, linfoma e mieloma. Vicino casa, a Tor Vergata, c’è la sede dove vado spesso a trovare i ragazzi presenti. Potrebbe anche essere un libro per l’estate. Infatti non ha la copertina. Sai com’è… L’estate fa caldo! 

 

@oriacicchinelli

 

 

Patty Pravo ? “Eccomi!”

 

 

I cinquant’anni di un’Artista (in maiuscolo, ovvio), le sue nozze d’oro con il pubblico. Patty Pravo non poteva esimersi dal festeggiare un anniversario così importante con il suo pubblico. L’idea degli instore è balenata anche nella sua mente. E dopo essere stata a Milano e Firenze (e prima di far tappa conclusiva a Napoli, domani pomeriggio) la cantante veneziana è sbarcata a Roma, in Feltrinelli (ormai luogo d’incontro tra i fan e l’artista di turno). Poco avvezza a questi riti, l’eterna ragazza del Piper è giunta con quasi quindici minuti di anticipo. Senza farsi annunciare, senza rispondere a domande. Ha chiamato a gran voce la gente per farla salire sul palco con la copia del cd ben in vista “perché devo sbrigarmi, altrimenti finiamo alle 10!“. Diva lo è sempre stata, bellezza e bravura (ancora intatte) non l’hanno mai tradita. Piacevole è stato trovare moltissimi ragazzi, alcuni poco più che ventenni) stregati da un’artista che ancora ora fa impallidire molte sue colleghi. Tra il pubblico anche paragoni azzardati tra lei e Mina. Due donne con due carriere diversissime, con due voci e stili imparagonabili. Impossibile scegliere. Ma la musica italiana ha la fortuna di averle ancora entrambe piene di idee e di musica!

 

@100CentoGradi

 

Il disco Eccomi ci viene raccontato dal giornalista e psichiatra Elio Sena

A distanza di cinque anni dall’ultima raccolta di inediti, è uscito lo scorso 12 febbraio il nuovo CD di PATTY PRAVO, che contiene anche il brano “Cieli immensi” presentato al Festival di Sanremo, dove ha riscosso un grande successo di pubblico e conquistato il Premio della Critica.

Da ben mezzo secolo lo straordinario personaggio cui dà anima la veneziana Nicoletta Strambelli è in grado di calamitare l’attenzione sia degli esperti di Musica e Costume sia della gente comune, tutti sedotti dall’indiscusso carisma della cantante. Troppo spesso, però, Patty Pravo attiva ironici commenti relativi al suo look e alla progressiva compromissione delle sue abilità vocali, in funzione a volte solo del malanimo di chi giudica. È forse il prezzo da pagare se da dieci lustri puntualmente dimostri di essere in grado di anticipare i tempi, prefigurare i gusti, riagguantare il successo anche dopo lunghi periodi bui. Così, chi si è perso nella valutazione microscopica degli effetti dei “ritocchi estetici”, cui forse per semplice pulsione autodistruttiva Nicoletta ha dovuto cedere per far contenta Patty, oppure si è dedicato con zelo a calibrare l’attuale estensione vocale e la potenza delle stonature, non si è accorto che proprio sul palco di Sanremo ancora una volta la piccola arte della musica leggera esibiva una delle poche vere artiste cui essa deve moltissimo.

“Eccomi”, presenta nel nome se stesso e la Diva. È un disco pregevole, curatissimo, non privo di originalità di testi e melodie, sospeso tra il passato cui necessariamente deve far riferimento un Mito attualizzato e il futuro che somiglia per lo stesso motivo all’immortalità. Almeno cinque pezzi spiccano fra questi dodici inediti (il disco contiene anche la memorabile “Tutt’al più”, nella versione rivisitata per il Festival): “A parte te” (di Giuliano Sangiorgi), “Qualche cosa di diverso” (di Zibba), “Se chiudo gli occhi” (di Tullio Mancino), “Per difenderti da me” (di Tiziano Ferro) e ovviamente il siderale giro di do che incardina incisi e ritornelli di “Cieli immensi” (di Fortunato     Zampaglione), bella canzone dal successo immediato. Gli altri brani cedono al confronto, ma sono di ottimo livello, ugualmente ben confezionati e, manco a dirlo, godono tutti di interpretazioni eccelse e personalissime; persino “Possiedimi” il pezzo scritto da Gianna Nannini, a fronte di un riconoscibilissimo marchio di fabbrica, viene “posseduto” fino allo spasimo dall’originalità del “tarocco” della Pravo.

Alcuni preziosismi negli arrangiamenti, talvolta funzionali al sostegno di una voce non più potente come un tempo, e qua e là minime sbavature di sintesi tra musica e canto, non svalutano di un cent un prodotto di sontuosa eleganza, modernissimo e classico al tempo stesso, difficilmente imitabile e destinato a lunga attenzione… proprio come l’artista che lo firma, Patty Pravo.

 

 

 

La borsa di… Noemi

Tutti cantano Sanremo? In verità, tutti amano Noemi. Al secondo instore (ormai le presentazioni in librerie e affini si chiamano così, vai a capire…) dopo quello di Milano, la rossa è approdata a Roma, sua città natale. In ritardo di quasi un’ora (ah, la Tangenziale…) sulla tabella di marcia ha deliziato i fan (alcuni presenti sin dalle 13!) con la sue doti migliori (voce a parte). La simpatia e la disponibilità non sono mai state messe in discussione. Noemi non si risparmia mai e dopo aver risposto alle domande di Chiara Di Giambattista ha regalato scatti a tutti iniziando dai più piccoli e da due ragazze in carrozzina. Tantissime copie da firmare, non solo del suo ultimo lavoro Cuore d’artista, ma anche di vecchi dischi portati per l’occasione all’appuntamento romano in Feltrinelli. Nelle poche parole scambiate nell’intervista, la sua contentezza di essere arrivata ottava al Festival di Sanremo appena concluso. Stesso piazzamento di una certa Fiorella Mannoia (sua mentore) nel 1987 (Quello che le donne non dicono, pezzo magistrale scritto da Enrico Ruggeri). La borsa di una donna è il proseguimento naturale del percorso femminile nella musica leggera italiana. Qui il brano è firmato da Marco Masini ed è già suonatissimo dalle radio. Altri pezzi degni di nota presenti nell’album, ricco di collaborazioni prestigiose, Cuore d’artista (title track scritta da Ivano Fossati), Amen e Veronica guarda il mare (qui si sente poderosa la mano degli Stadio, vincitori all’Ariston). Ma Noemi ha dimostrato ancora una volta di essere il futuro della musica del BelPaese. Tanto, troppo diversa da altre “dive” stereotipate uscite, prodotte e confezionate dai talent. Qui siamo su altro livello. A partire dalla cosa meno importante: la sexy copertina. Ad avercene…

100CentoGradi

 

 

 

Fuocoammare

Un anno intero a Lampedusa per filmare i migranti, dal primo SOS in mare sino alla vita quotidiana nei centri d’accoglienza. Il loro dramma in primo piano; sullo sfondo la realtà di un’isola apparentemente fuori dal mondo. Senza alcuna narrazione. Non ce ne sarebbe bisogno. Le immagini e i dialoghi sono talmente esplicativi da coinvolgere, facendo riflettere e commuovere, lo spettatore. Gianfranco Rosi, dopo il leone d’oro ottenuto alla 70° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia con Sacro GRA sceglie la Sicilia, il suo realismo, la vita di un bambino figlio di pescatori, sofferente il mal di mare, appassionato di fionda e con un occhio pigro che deve curare portando una benda (ma proprio a quell’occhio che usa per la fionda e quindi adesso non ha più una buona mira) la radio locale e le richieste degli ascoltatori, i sughi sui fornelli. Ma anche la mancanza d’acqua e viveri sui barconi, le tute bianche e le maschere sul volto, la vita dei migranti, in arrivo spossati e distrutti, rassegnati a condizioni assurde. Cadaveri e canzoni. Con due protagonisti assoluti. Il bambino dodicenne (Samuele) e il dottore Pietro Bartolo, medico di Lampedusa da oltre vent’anni.

Samuele ci mostra la vita sulla terra, con la sua ansia e il suo affanno già in tenera età. Il medico del paese, direttore sanitario dell’Asl locale assiste ogni giorno agli sbarchi, smistando malati e deceduti. Una vita dedicata all’assistenza e all’accoglienza, consapevole dell’enorme responsabilità del suo operato.

Avevo deciso di fare il film dopo avere incontrato il dottor Bartolo a causa di una bronchite improvvisa da curare, mi hanno colpito i suoi racconti così umani, su vent’anni di soccorsi che riassumono il senso della parola emergenza. Una volta arrivato sull’isola ho scoperto una realtà molto lontana dalla narrazione mediatica e politica e ho verificato l’impossibilità di condensare in pochi minuti un universo così complesso come quello di Lampedusa 

 

Fuocoammare è l’unico film italiano in concorso a questa edizione della Berlinale, nella sezione Orizzonti, dove ha ricevuto applausi e consensi. In Italia sarà nelle sale dal 18 Febbraio.