Laboratorio da… Grandi

Laboratorio e concerto. Spettacolo e sperimentazione. Tutto in un’unica serata. E’ il nuovo progetto di Irene Grandi, in scena lunedì sera al Quirinetta di Roma, insieme ai Pastis. Lungoviaggio, tra suoni e immagini del quotidiano.

Lo spettacolo ha avuto un prologo di carattere sperimentale: i ragazzi selezionati, infatti, hanno approfondito il linguaggio della performance partecipando direttamente al laboratorio che si è tenuto lo stesso giorno dell’evento. Sul palco (allestito con uno speciale set fotografico condotto dagli artisti), interazione con i partecipanti, protagonisti attivi.

L’incontro con la musicista toscana è avvenuto prima del laboratorio pomeridiano.

Irene com’è nata quest’idea?

Il progetto (una creazione dei Pastis, i fratelli Marco e Saverio Lanza) nasce dall’esigenza di sperimentare. Partiamo dalla videoarte musicale dove le immagini del quotidiano, i suoni e i rumori della più varia umanità, i volti degli spettatori, le parole e la musica, si fondono in un’unica performance interattiva. Tutto può diventare ispirazione musicale. Un ritornello, un pezzo rap. I ragazzi nel laboratorio creano delle canzoni pasticcione poi nelle varie serate vengono selezionate. E’ un work in progress interattivo.

Il viaggio è sempre presente nella sua carriera. Da In vacanza da una vita in poi. Cos’è il viaggio per Irene Grandi?

Il viaggio del quale ho sempre parlato è la vita stessa. L’esistenza è in divenire! Così come la voglia di cambiare sempre e di sperimentare senza fermarsi mai.

A proposito di esperimenti, è stato più stimolante duettare con Alessandro Gassman o suonare con Stefano Bollani?

Sono state due esperienze diversissime tra loro, ma intriganti al tempo stesso. Con Alessandro il divertimento c’è stato soprattutto nelle riprese del video di Qualche stupido “Ti amo” (Something Stupid). Avevamo abiti anni 50, il romanticismo era la chiave di lettura per quel brano e per il disco in generale. Con Stefano il progetto è stato più rischioso e importante. Una tournée e un prodotto discografico. Sicuramente più faticoso ma ha dato i suoi frutti

Ha mai pensato di ricantare Se mi vuoi, dopo la scomparsa di Pino Daniele?

Questa poteva essere l’occasione giusta. Potevamo “trasportare” la voce di Pino con la tecnologia, un duetto virtuale. In un live classico non riuscirei a pensare a nessun interprete che possa non dico sostituire ma neanche avvicinarsi a lui. Vorrei però poter suonare con i suoi musicisti storici (quelli di Napoli Centrale) e farmi suggerire da loro qualche idea.

 

@100CentoGradi

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Battiato e Alice – L’esordio a Roma

 

…E per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità.

Sentire Battiato che attacca subito con L’era del cinghiale bianco e i suoi cavalli di battaglia (No time no space, Povera Patria…), e poi Alice – quella voce magnifica di Per Elisa – e poi Battiato e Alice insieme, tra Nomadi che cercano angoli della tranquillità e passeggiate sulla Prospettiva Nevski, come si fa a non pensare di poter fermare lì il tempo!

Per un istante, appunto, la durata di un concerto memorabile (sold out, da mesi) come quello appena chiuso, in un Auditorium della Conciliazione in visibilio, che non la finiva più di applaudire e chiedere ancora e ancora una canzone a un Battiato praticamente afono dopo oltre due ore di live.

Non ha perso il suo smalto, l’artista siciliano e, anche se non si offre più alle mani tese del pubblico, dopo la caduta che gli è costata una frattura, come ricorda scherzando, non si risparmia. Grazie a una spalla come Alice che mette i brividi con Il vento caldo dell’estate (solo lei può arrivare dove non si arriva, con la voce giù, giù e poi su fino al cielo, senza perdere il calore, senza mai perdere la raffinatezza e l’eleganza che l’hanno sempre contraddistinta), Franco non teme alcun male. Summer on a solitary beach è un tripudio e starsene seduti in platea è pressoché impossibile. Chi ce la fa ad aspettare che il maestro inviti il pubblico a cantare (lo fa su Cuccurucuccu), ma già ognuno ha perso (o ritrovato?) Il suo Centro di gravità permanente via dalle rosse poltrone, mentre l’orchestra, che accompagna il magnifico duo, si diverte come pochi.

E se La cura (preceduta dalla spiega di Franco che indica il cuore nella parte destra e poi sinistra del suo corpo, facendo la distinzione tra cuore della memoria e organo vitale) fa sciogliere tutti in tenerezza, La canzone dei vecchi amanti induce alla nostalgia, fino a che non arriva La stagione dell’amore che verrebbe ancora da cantare ondeggiando, come faceva un giovane Battiato nel famoso video del singolo. Chi ha perso i suoi Segnali di vita li ritrova ascoltando e vedendo (in spettacolari giochi di luce) l’artista che o si ama profondamente oppure non si capisce, nei suoi continui andare e venire, tra presente e trapassato. È un irrefrenabile Shock in my town, dove passano, complice Alice, ancora lenti, ma viventi, i treni per un’indimenticabile Tozeur.

@oriacicchinelli

 

 

SCALETTA:

Set Battiato:
“L’era del cinghiale bianco”
“Lo spirito degli abissi”
“No time no space”
“Shock in my town”
“Le nostre anime”
“Povera patria”
“La canzone dei vecchi amanti”
“La stagione dell’amore”
“La cura”

Set Alice:
“Dammi la mano amore”
“Tante belle cose”
“Il vento caldo dell’estate”
“Per Elisa”
“Veleni”
“Il sole nella pioggia”

Set Battiato e Alice:
“Nomadi”
“La realtà non esiste”
“Prospettiva Nevski”
“Summer on a solitary beach”

Set Battiato:
“Gli uccelli”
“Segnali di vita”
“Cuccurucucù”
“Centro di gravità permanente”

“L’animale”
“Bandiera bianca/Sentimiento nuevo (con Alice)”

Encore:
“Io chi sono” (solo Battiato)
“Stranizza d’amuri” (solo Battiato)
“I treni di Tozeur” (Battiato e Alice)

“E ti vengo a cercare” (Battiato e Alice)

 

 

Elio e le Storie Tese instore!

Musicisti con la M maiuscola, quasi quarant’anni di carriera sempre con il gusto di prendersi in giro. Ci vuole intelligenza anche nell’autoironia. Gli Elio e le Storie Tese (EelST o Elii, chiamateli come volete) ce l’hanno e portano in dote al pubblico romano, in un pomeriggio di fine inverno, tutto il loro bagaglio fatto di musica e nonsense. Anche e soprattutto nel rispondere alle domande del pubblico. “Conto alla rovescia, risponderemo solo alle prime dieci” esclama il leader. Ma le richieste sono davvero troppe. Sembra quasi di assistere a un tacito accordo tra la folla e il gruppo (arrivato in Feltrinelli con tre dei cinque componenti) tanto sono demenziali i quesiti. Si chiede addirittura a Elio il numero degli shampoo fatti in una settimana. Si scherza prendendo in giro Deborah Iurato e Gemitaiz (rap attualmente in voga nel panorama musicale italiano) ribattezzato Gimmy Taz. A farla da padrone sono le domande sulla tecnica usata dalla band. Elio impartisce lezioni di Acapulco :”E’ una tecnica di canto che sto usando negli ultimi tempi – dichiara – E ci tengo ad informare il pubblico quando la uso. Implica un velocissimo spostamento della testa quando c’è una “p” nel testo per non sputare nel microfono” . Sembra una battuta, ma aldilà del nome, questa tecnica esiste davvero, prevalentemente nello speakeraggio radiofonico. E proprio di radio si parla quando un ragazzo chiede agli Elii come faranno stasera a presenziare al canonico appuntamento su Radio Deejay di ogni lunedì alle 22 (conducono Cordialmente con Linus). Arrivare a Milano in due ore? Un’impresa. Elio non si scompone :”Fatti i c…i tuoi!” dice sorridendo. La trasmissione andrà regolarmente in onda. Registrata, ma che importa? Scherzando con una ragazza bulgara (e qui, come non ricordare il Pipppero®?) si arriva al firmacopie del nuovo disco Figgatta de Blanc disponibile anche in un box accoppiato a Lelo Siri 2, un vibro-massaggiatore in due colori che spezza l’ultimo tabù. Prodotto in mille esemplari, non viene però mostrato ai ragazzi in “platea”. Forse, vista l’età dei fan presenti, non era indispensabile. Almeno stasera.

 

 

 

@100CentoGradi

In Val di Fassa… Neve!

 

La storia di Hijo de Puta, protagonista del mio prossimo libro (in uscita per MGC edizioni, in collaborazione con Tony Lupetti) passa anche di qui… Foto in Val di Fassa, Bolzano @oriacicchinelli   e @Melania93006880  Musica scelta da @100CentoGradi

@oriacicchinelli

Credits

  • “Neve (2001 Remastered Version)” di Mina
  • La neve se ne frega Luciano Ligabue
  • La Collina Dei Ciliegi Lucio Battisti

 

Eros Ramazzotti Perfetto Tour 2016

Niente sold out, tante emozioni e una corsa per infilare uno dopo l’altro pezzi storici ad altri misconosciuti. La prima delle due tappe del Perfetto Tour di Eros Ramazzotti nella Capitale ha comunque lasciato negli occhi e nelle orecchie del pubblico una buona dose di entusiasmo e buona musica. Vestito di nero è salito sul palco alle 21 esatte ed è scappato via due ore dopo. Forse troppo poco. Abituati a live interminabili conditi da spettacoli di luci e colori (Jovanotti, tanto per citarne uno) si può rimanere con l’amaro in bocca. Ma se si considera solo la parte artistica, si farebbe un torto al cantante romano da sempre idolo delle folle. C’è però da dire che la scelta dei brani non è stata azzeccatissima. Chi conosce Ramazzotti, ma non ha solo lui come punto di riferimento musicale, avrà sicuramente avuto dei problemi a riconoscere diversi brani in scaletta. E dire che i pezzi storici sono stati racchiusi tutti in una decina di minuti (fatti cantare prevalentemente dal pubblico) e nel finale con il “Grazie di esistere” contenuto nel brano Più bella cosa scandito da tutto il Pala Lottomatica. Brani come Controvento, Bambino nel tempo, Libero dialogo non dovrebbero mai mancare. Sul palco Eros tra una battuta in romanesco e l’altra ha giocato con la gente leggendo i pochi striscioni nel parterre in piedi. Uno, molto simpatico, recitante :”Vieni al mio matrimonio!” ha avuto come risposta :”Te sposi? Ma chi te lo fa fà!”. La sensazione è che l’artista ha ancora un fortissimo successo fuori dai nostri confini ma in Italia oltre allo zoccolo duro (costituito comunque da migliaia di fan) che acquista cd e gadget difficilmente troverà nuovi seguaci. Chi l’ha sempre seguito continuerà a farlo. Anche perché, va detto, non delude mai. O quasi. Poteva dare di più. Ma rimane sempre Eroseeee (alla romana) come da 32 anni a questa parte

SCALETTA

1 L’OMBRA DEL GIGANTE

2 IL TEMPO NON SENTE RAGIONE

3 PERFETTO

4 ALLA FINE DEL MONDO

5 STELLA GEMELLA

6 SE BASTASSE UNA CANZONE

7 ROSA NATA IERI

8 SBANDANDO

9 PIÙ CHE PUOI

10 TERRA PROMESSA

11 VIVI E VAI

12 ESODI

13 TRA VENT’ANNI

14 UNA STORIA IMPORTANTE

15 ADESSO TU

16 L’AURORA

17 DOVE C’E’ MUSICA

18 IL VIAGGIO

19 UN’ALTRA TE

20 l BELONG TO YOU

21 SEI UN PENSIERO SPECIALE

22 UN’EMOZIONE PER SEMPRE

23 COSE DELLA VITA

24 MUSICA E’

25 UN ANGELO DISTESO AL SOLE

26 FUOCO NEL FUOCO

27 PIÙ BELLA COSA

 

 

@100CentoGradi

Forever Young

 

Una risata tira l’altra. E un’altra ancora. Il tema portante del nuovo film di Fausto Brizzi non è tanto la gioventù portata agli eccessi, il non voler arrendersi al tempo che passa. E’ quella cosa che ti allunga la vita più di ogni altra. Quell’elemento che non seppellisce, anzi! Il cinema italiano è più vivo che mai. Chiariamo subito: Forever Young non è un capolavoro che rimarrà negli annali coma pietra miliare. Ma è una commedia scaccia pensieri con quel pizzico di riflessione che serve a tirare fuori i difetti (molti) e i pregi (quali?) dei protagonisti. Nell’Italia di oggi l’avvocato Franco (Teo Teocoli) è un settantenne, appassionato praticante di sport e, soprattutto, di maratona. La sua vita cambia quando scopre che sta per diventare nonno grazie a sua figlia Marta (Claudia Zanella) e a suo genero Lorenzo (Stefano Fresi) e che il suo fisico non è poi così indistruttibile. Angela (Sabrina Ferilli), un’estetista di 49 anni, ha una storia d’amore con Luca (Emanuel Caserio), 20 anni, osteggiata dalla madre di lui, Sonia (Luisa Ranieri), sua amica. Diego (Lillo), deejay radiofonico di mezz’età, deve fare i conti con gli anni che passano e con un nuovo, giovanissimo e agguerrito, rivale (Francesco Sole). Le scene dei due hanno come sponsor RDS (cameo di Anna Pettinelli e degli Zero Assoluto) Giorgio (Fabrizio Bentivoglio) direttore della radio ha 50 anni e una giovanissima compagna (Pilar Fogliati), ma la tradisce con una coetanea di 50 (Lorenza Indovina). Un Lillo in forma smagliante (anche senza Greg) e un Nino Frassica superlativo. La loro piccola scena insieme (Radio Amen) è di gran lunga la migliore del film.

 

Non è però una pellicola che strizza l’occhio ai supergiovani. E’ presente (lo dice lo stesso regista) una profonda critica verso l’età della maturità a parole. E dopo la proiezione viene davvero voglia di mettere sul piatto del giradischi il vinile di Bonnie Tyler e di spegnere Facebook. Che si può vivere anche senza. E meglio.

@100CentoGradi

 

 

Suffragette

 

La vera storia della nascita del movimento femminista. La lotta per i diritti, per l’uguaglianza. Alla vigilia della ricorrenza dell’8 Marzo arriva nella sale italiane il documento reale di una battaglia vinta anche se a carissimo prezzo. La passione e la sofferenza di coloro che hanno rischiato tutto quello che avevano, la loro casa, il loro lavoro, i loro figli e la loro stessa vita per il diritto di voto alle donne. L’ambientazione è quella di una Londra del 1912, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Lavoratrici in fabbrica (qui è una lavanderia) sottomesse da un capo con violenze fisiche e psichiche che trovano la forza per ribellarsi. Protagonista è Maud Watts, interpretata da Carey Mulligan. Tredici ore di lavoro al giorno con un marito talmente lontano dalle sue scelte da cacciarla di casa e vietarle perfino di vedere il loro bambino. La ribellione avviene dopo troppe vessazioni ricevute. Si può cercare di far valere i propri diritti anche tagliando i fili del telegrafo (all’epoca unico strumento di comunicazione) e facendo saltare in aria le cassette della posta. Si finisce in prigione, si attuano scioperi della fame. Ma sono azioni dimostrative per attirare l’attenzione sulla loro lotta per l’eguaglianza, contro uno stato brutale e sordo a ogni minima richiesta. Si può anche morire per i propri diritti. Magari davanti agli occhi del Regno Unito, davanti al Re in un derby di galoppo. A capo del Movimento Emmeline Pankhurst, interpretata da Meryl Streep. Il suo credo ? “Noi non siamo contro la legge! Noi vogliamo fare la legge!”

Tutto ciò appare allo spettatore totalmente anacronistico se solo si pensa agli scioperi e alle manifestazioni “moderne”. Cento anni fa si spaccavano le vetrine per un ideale, per cambiare il mondo. Il film non giustifica e non colpevolizza. Ha il coraggio di raccontare. La regista  Sarah Gavron ha studiando meticolosamente i memoriali e i diari, spulciato tra le carte degli archivi della polizia. Si dice “esterrefatta” dalla mancanza di precedenti opere portate sul grande schermo riguardanti l’argomento. L’emancipazione femminile è nata proprio grazie alle suffragette (termine coniato dalla stampa inglese per deridere le attiviste del movimento a favore del suffragio alle donne). Il diritto di voto nel Regno Unito venne firmato solo il 2 Luglio 1928, quasi vent’anni prima del nostro Paese. Forse sarebbe giusto spostare la festività. O forse, meglio ancora, non festeggiare un diritto ma esercitarlo e rispettarlo. Ogni giorno. Curioso scoprire che fu la Nuova Zelanda la prima ad aprire al suffragio universale (si parla del 1893). Rimane però nella storia il documento firmato nel Luglio 1848 negli Usa da quattro donne riunite davanti a una tazza di thè. Lucretia Mott, Martha Wright, Elizabeth Cady Stanton e Mary Ann McClintock scrissero il vero pilastro del femminismo americano. Un manifesto con un nome talmente bello e importante (La dichiarazione dei Sentimenti) da apparire ancora oggi più vivo e vero della contemporaneità. E sono passati quasi 170 anni…

Nelle sale italiane dal 3 Marzo, settantesimo anniversario del primo voto delle donne nel Belpaese.

 

@100CentoGradi

 

 

Il Commissario Montalbano

 

Torna il commissario Montalbano con due nuovi episodi inediti: il primo, in onda il 29 febbraio. In Una faccenda delicata (questo il titolo) ritroveremo tutti i personaggi della serie, da Salvo Montalbano agli altri membri del commissariato di Vigata: Mimì Augello, Fazio e Catarella. Senza dimenticare la storica fidanzata di Montalbano, Livia Burlando, che in questa stagione torna con una nuova interprete. Il commissario sempre alle prese con i misteri di Vigata e i delitti sempre più intricati, dovrà scoprire chi ha ucciso Maria Castellino, un’anziana prostituta trovata strangolata nel suo appartamento e, nel frattempo, dovrà anche riuscire a comprendere il profondo dolore di Livia dopo la morte di François. Nel primo episodio facciamo un salto temporale in avanti rispetto all’ultima volta che abbiamo avuto notizie dal commissariato di Vigata. Sono passati sei mesi dalla morte di François, che Livia aveva accudito amorevolmente come un figlio. La vita, per la fidanzata di Montalbano, sembra essere tornata alla normalità dopo il terribile lutto che la donna ha dovuto affrontare. Ma non sarà del tutto così. Salvo la raggiungerà a Genova, per poter stare un po’ insieme, ma sarà subito richiamato a Vigata per indagare sulla misteriosa morte della donna, strangolata con una cintura nel suo appartamento. Mentre Augello è convinto che si tratti di un maniaco affetto da gerontofilia, Montalbano indaga e scopre che la signora – benvoluta da tutti e felicemente sposata – era da tempo spaventata da un suo cliente, che evitava di incontrare. Il commissario si mette sulle tracce di quest’uomo, per cercare di identificarlo il prima possibile. Le indagini però porteranno alla luce un torbido mistero da sempre celato dalla vittima…

La serie è stata presentata lunedì mattina presso la storica sede Rai in Viale Mazzini a Roma

@100CentoGradi

 

 

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Tanti auguri Francesca!

 

 

Non è da tutti festeggiare il proprio compleanno cantando. Farlo a 21 anni in una città distante migliaia di chilometri da casa, coccolata da un affetto senza eguali, è quanto di più elettrizzante possa capitare. Tutto questo è accaduto a Francesca Michielin arrivata alla consacrazione (non definitiva, ma la strada intrapresa è quella giusta) dapprima mediante la collaborazione con Fedez e ultimamente con il Festival di Sanremo. Arrivata seconda dietro agli Stadio, può considerarsi di diritto la vincitrice morale. Sarà lei, ad esempio, a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest (il vecchio EuroFestival, tanto per capirci) il prossimo 14 Maggio. Francesca Michielin è l’unica, tra i cantanti in gara al Festival, a mantenere alta la sua posizione nelle varie classifiche. Il suo è tra i brani più acquistati su iTunes (terzo nella top 150) e tra i video più visti su YouTube. Addirittura su Spotify Nessun grado di separazione agguanta la prima posizione come canzone più ascoltata tra quelle di Sanremo. Un successo forse insperato ma assolutamente meritato. Dal primo disco (Distratto) in poi, è stato un crescendo. Il suo disco DI20 (appena rieditato) sta andando alla grande. Merito di pezzi come L’amore esiste, Battito di ciglia e Magnifico (qui nella versione only piano solo con la sua voce e con un testo diverso). E’ proprio sulle note di questo brano che la ragazza veneta, durante il mini live in Feltrinelli, si è commossa. Nodo alla gola ed emozione palpabile. Solo la sua voce e le sue mani. Solitudine da pianista, ha regalato ai suoi fan (oltre al pezzo sanremese) anche 25 Febbraio, pezzo dedicato proprio al suo giorno di nascita. I festeggiamenti si sono conclusi con rose, regali e una torta fatta preparare per l’occasione. Un compleanno che la Michielin, ne siamo certi, non dimenticherà facilmente.

 

@100CentoGradi

Guardando il cielo, ascoltando Arisa

 

 

Estrosa, generosa, schietta come chi non ha paura di mettersi a nudo, perché abituata ormai a indossare null’altro che se stessa. Senza pretese, ma anche senza falsa modestia. Arisa è Arisa! O la si ama visceralmente o la si detesta, altrettanto visceralmente. Lei non ha filtri e va a ruota libera: se il suo pubblico le fa una domanda risponde sinceramente, senza paura di smentirsi, poiché cambiare idea è umano, oltre che da persone intelligenti. Così stasera, alla Feltrinelli di via Appia, non si è risparmiata presentando il suo ultimo disco Guardando il cielo che vede, tra le molte collaborazioni, oltre al rinnovato connubio con Giuseppe Anastasi, la talentuosa Federica Abbate, il poeta Alfredo Rapetti Mogol e Fabio Gargiulo.

 

“In Guardando il cielo tutto parla di me”

“Un album autobiografico – conferma la cantante lucana, qui anche nel ruolo di autrice – dove ho raccolto quello che avevo accantonato negli anni. Tutto parla di me, non ci sono riempitivi! Perché oggi non ho paura di dire che sono imperfetta e anche un po’ acida. No, nessun timore”.

 

Arisa ama sperimentare: “La prima e l’ultima canzone del disco, Voce e Per vivere ancora, sono davvero sperimentali. In Lascerò, quinto pezzo del cd, invece, racconto di un amore finito: a volte ce li portiamo dentro questi amori, anche se non ci rendono felici. Quando ho finalmente cantato Lascerò ho pianto, perché mi sono lasciata il passato alle spalle per avviarmi verso il futuro”.

A chi le chiede poi quante ore di esercizio giornaliero le costa la sua straordinaria voce lei risponde: “Ci sono molte mucche a casa mia. Al mattino, quando mi sveglio, faccio muuuu… Occorre curare l’anima per cantare bene e non fare esercizi di stile: vedete, quando parlo la mia voce è diversa. Sì, avete ragione – continua, rivolta al pubblico che la osanna per il suo talento vocale – forse, se parlassi come canto tutti s’innamorerebbero di me: beh, forse, mi allenerò in tal senso”.

E ride, anzi, sorride, lo fa sempre Arisa, anche quando le chiedono qual è la nota più alta che riesce a tenere: “Non lo so – ribatte – dipende dai giorni: dipende da come sto!”.

 

Sulla moda dei duetti, poi, non si sbilancia e vola sull’assurdo. “Mi piacerebbe duettare con Michael Jackson, con Freddie Mercury, con i Beatles tutti insieme oppure solo con John Lennon: tutti sconosciuti e, soprattutto, morti, appunto! Scherzi a parte: Sting? Sarebbe super, magari! Con lui non ci canterei solo…”.

 

Semplicità Arisa: “Vorrei rifare X-Factor”

Il momento più bello di Arisa? “Quando mio padre mi ha detto: grazie per il tuo cuore grande! A 33 anni sono soddisfazioni per una figlia!”.

Ma un po’ di amaro, le è rimasto, confessa, per non esser stata più richiamata come giudice a X-Factor. “Sì che ci tornerei – dice ai fan che la implorano affinché torni – perché è una vera palestra per i giovani, non è un gioco. Ragazzi, fate una petizione così mi richiamano!”

Nell’attesa speranzosa, i fans dovranno accontentarsi di sporadiche comparse della cantante lucana che assicura: “A ottobre partirà il mio tour. Prima, però, farò qualche apparizione estiva e starò un po’ in giro per promuovere il disco… Presto ne saprete di più: restate sintonizzate sui social”.

Finito il tempo delle chiacchiere e delle domande, parte la corsa all’autografo, tra pile di cd e vinili da firmare e foto-ricordo da scattare. E anche in questo Arisa non è avara.

 

@oriacicchinelli

 

Photo @100CentoGradi