Sia Diodato Sanremo. Ma il vincitore lo proclama Sky

E’ Diodato con il brano Fai rumore il vincitore della 70° edizione del Festival di Sanremo. E non a sorpresa. La notizia, semmai, è che la notizia non l’abbia data Amadeus dal palco dell’Ariston ma… Sky tg24, tre quarti d’ora prima. Sarà l’argomento del post-festival. Del resto, dopo sei ore di diretta e a televoto chiuso era quasi logico (anche se scorretto)  che qualcuno spoilerasse. Ma non è la prima volta. Accadde già nel 1996. La vittoria di Ron e Tosca fu anticipata nel tg della notte di Canale 5. Al secondo posto Francesco Gabbani, al terzo i Pinguini Tattici Nucleari. Queste le altre posizioni:

4 Le Vibrazioni

5 Piero Pelù

6 Tosca

7 Elodie

8 Achille Lauro

9 Irene Grandi

10 Rancore

11 Raphael Gualazzi

12 Levante

13 Anastasio

14 Alberto Urso

15 Marco Masini

16 Paolo Jannacci

17 Rita Pavone

18 Michele Zarrillo

19 Enrico Nigiotti

20 Giordana Angi

21 Elettra Lamborghini

22 Junior Cally

23 Riki

Ecco le dichiarazioni del vincitore

Sin dal primo giorno mi hanno accolto con un calore che non mi aspettavo e ricevere tutti questi premi è una cosa inaspettata che mi riempie di gioia e mi rende felice per tutte le persone che hanno lavorato con me in questi anni, sin dagli inizi, e che hanno fatto con me un passetto alla volta. Dedico il successo alla mia famiglia che ha fatto tanto rumore nella mia vita e anche in questi giorni. Li ho sentiti molto poco perché mi ha scioccato il rispetto che hanno avuto della situazione in cui ero e non vedo l’ora di telefonargli, non li ho ancora sentiti. E poi vorrei dedicare anche la vittoria a Taranto, è la mia città nella quale bisogna fare rumore. Per tutti coloro che lottano ogni giorno per una situazione insostenibile (Ilva, n.d.r.)

 

Diodato si aggiudica anche il Premio della Critica intitolato a Mia Martini, per la sezione Campioni. Diodato ha conquistato 46 voti su 142 per il premio dedicato a Mimì. Ventisette voti per Tosca, 17 per Rancore. Centoquarantadue i voti validi. Diodato si aggiudica anche il Premio della Sala Stampa Radio, Tv e Web Lucio Dalla, per la sezione Campioni. Il cantautore si è affermato con 25 voti. Al secondo posto Francesco Gabbani con 15 voti, al terzo Pinguini Tattici Nucleari con 13.

E’ Rancore per il brano Eden a vincere il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, assegnato dalla Giuria degli esperti.

E’ Tosca con il brano Ho amato tutto, a vincere il Premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale, assegnato dall’Orchestra del Festival.

Una serata lunghissima, estenuante che, dopo le follie del pomeriggio con le conferenze stampa di fuoco di Bugo e Morgan (eliminati venerdì sera dopo la sconcertante non esibizione) è scivolata via abbastanza piatta, senza grandi sussulti. La palma del vincitore morale della settantesima edizione va consegnata di diritto ad Achille Lauro capace di travestirsi ogni sera. Per la finale ha scelto Elisabetta I Tudor. Regina d’Inghilterra e d’Irlanda, Elisabetta è sempre stata considerata una governatrice esemplare. Non poteva chiudere in maniera diversa e la spiegazione l’ha fornita sui social

Sono stato molto colpito dalla sua indipendenza, di cui aveva fatto un vero e proprio baluardo. Mi è parso il personaggio più adatto per chiudere la serie di performance con cui, in queste sere, ho unito personaggi che in modi diversi mi hanno ispirato attraverso modalità altrettanto differenti di esprimere e vivere la libertà. Elisabetta I è riuscita a fregarsene, a tener testa agli uomini con cui si confrontava: lo faceva anche attraverso il suo aspetto, indossando abiti larghi sulle spalle, per rendere la propria fisicità imponente quanto la propria personalità e per non essere mai inferiore ai propri interlocutori maschili

Nonostante le gaffes della vigilia non si può certo dire che sia stato un festival politicamente scorretto. Tiziano Ferro, ospite fisso per tutte e cinque le serate ha salutato il pubblico con Alla mia età e un medley di suoi successi ma soprattutto con un breve monologo a pochi giorni dal compimento dei quarant’anni

Ho 40 anni e voglio dire al mondo che nessuno dovrebbe mai decidere
di vivere soffrendo.
E nessuno dovrebbe mai voler morire.
Perché subire non è una disgrazia, è una scelta.
E la felicità non è un privilegio, è un diritto

Anche lui è stato un vincitore. Ma, musica a parte, a trionfare (ascolti e gradimento alla mano) sono stati i due vecchi amici Fiorello e Amadeus. Anche nelle serate più lunghe sono stati capaci di tener desto il pubblico. Andrebbe comunque trovato un rimedio alla lungaggine del Festival, specialmente se ci sarà un Amadeus (e un Fiorello) bis. Ventiquattro brani sono effettivamente troppi, non è concepibile neanche lontanamente l’idea di iniziare a cantare solo dopo le 22 e una sfoltita agli ospiti sarebbe auspicabile. Anche perché sono stati quasi tutti costretti a cantare dopo la mezzanotte (stasera è capitato a Biagio Antonacci). Del resto se anche Fiorello si è più volte lamentato (scherzando ma non troppo) dell’ora, qualcosa c’è da rivedere. Proprio lo showman siciliano, prima dell’esibizione di Gente de Zona, per colpa di un microfono malandrino lasciato improvvidamente aperto si è lasciato andare a un: basta, basta! Per la cronaca, la serata finale del festival si è chiusa alle 2:40 di notte, a televoto chiuso già da più di un’ora. Francamente troppo.

La media d’ascolto dell’intera finale è stata di 11.476.000 spettatori con il 60,6% di share. Per trovare una percentuale più alta occorre tornare alla finale del festival del 2002, condotto da Pippo Baudo con Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere. In quell’occasione la serata conclusiva raccolse il 62.66%. Sono oltre le tre del mattino, invece, quando arrivano le scuse di Sky all’incredibile beffa perpetrata ai danni della Rai

La direzione di Sky Tg24 chiarisce che per errore è stata pubblicata sul ticker un’ultim’ora sul vincitore di Sanremo, nonostante non fosse arrivata alcuna notizia in tal senso ai giornalisti della testata”, ha precisato l’emittente, spiegando che “al momento dell’annuncio della terna dei finalisti, il ticker è stato programmato con i nomi di tutti e tre i concorrenti e per errore è stata pubblicata la stringa con il nome di Diodato. Non appena è stato segnalato l’accaduto, l’ultim’ora è stata cancellata

Scuse che non hanno per nulla convinto Fiorello. Ai microfoni di Rtl 102.5 ha dichiarato

Nell’ultima conferenza stampa i giornalisti hanno giustamente fatto notare che avevano bisogno di un vincitore per poter uscire perché c’è gente che lavora, ci sono straordinari da pagare, perché sarebbe stato un problema. Amadeus è stato un signore e ha detto “Avete ragione”, hanno fatto un embargo e gli ha detto “Vi garantisco il nome entro un certo orario ma voi garantitemi che non farete uscire il nome”. Invece, purtroppo, una mela marcia c’è sempre ed è stato spoilerato. Deontologicamente è una cosa che trovo riprovevole per uno zero virgola in più di share, perché di questo si tratta. Cosa può dare a un’azienda una notizia che passa in uno scroll con altre notizie? Riportandovi quello che si diceva nei meandri delle quinte, mi raccontavano che potrebbe essere stata una piccola ritorsione, forse in passato c’era stato uno spoileramento di Masterchef in qualche programma RAI o non lo so. Si pensava di tutto e tra le tante cose c’era anche questa. Non lo dico io, è quello che serpeggiava lì, ieri sera dietro le quinte. Anche io mi meravigliavo

 

PIERLUIGI CANDOTTI

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Sanremo, per ora “canta” Fiorello

È già il Festival di Fiorello. A rimarcare ancora una volta l’inutilità dei brani in gara e il desiderio (leggasi necessità) di fare show, audience, soldi. La Rai vuole così, il pubblico pure. Quindi, tutti felici e contenti. Il termine canzone resta nel nome della manifestazione e, a poche ore dall’inizio della settantesima già si rimpiange la dittatura Baglioni presente nelle ultime due edizioni. Dalle prove odierne non si nota alcun miglioramento nei brani. Magari, con il pubblico a fare da cornice, sarà diverso. Fiorello, dicevamo. Quanta fortuna ha Amadeus ad avere un amico come lui. Gli salverà il festival, comunque andrà. Già oggi, in una conferenza stampa piatta e noiosissima c’è voluto lo showman siciliano a dare brio. Ha preso in giro Pippo Baudo dicendo che nel 1995 (sua unica partecipazione come cantante) dalla camera del presentatore si udivano gemiti di piacere (Baudo all’epoca era ancora sposato con Katia Ricciarelli) mentre ora nella stanza di Amadeus e della compagna Giovanna Carollo regna solo il silenzio. Chi vi scrive ricorda ben altri protagonisti di notti d’amore che tennero svegli gli ospiti dell’albergo sanremese. Proprio Fiore e Anna Falchi. Ma vabbè… Poi, la battuta sul sessismo:

Non sono un vero e proprio ospite, Amadeus mi ha scelto per l’aspetto fisico. Mi ha detto ‘ti voglio al mio fianco, né avanti, né dietro

E ancora, stoccata a Matteo Salvini, rimasto da solo a menarla con Junior Cally

L’ho invitato al ricevimento della cresima di mia figlia, ha detto che viene

Poi, ancora su Amadeus

Ho una libertà, mi sento rilassato. Non ho mai visto un conduttore così, Amadeus non è ansioso, lui non fa nulla, dirige le operazioni seduto dalla platea. Sanremo ha capacità di cambiare le persone, Ama è una persona buonissima e generosa, eppure Sanremo lo ha trasformato in un mostro

Sembra proprio che a Sanremo Fiorello si senta a casa. Ma guai a presentarlo. Lui viene come ospite, la patata bollente la lascia ad altri. Detto che mercoledì sera il super ospite sarà Zucchero (che flop il suo nuovo disco!) spazio al vero presentatore, imbeccato su altri protagonisti

È stato un work in progress. Dissi ‘magari avere Madonna‘, Madonna l’abbiamo cercata veramente, ma lei è a fare concerti in Inghilterra. Un paio di rifiuti li abbiamo avuti, anche da Lady Gaga che in questi giorni è in Russia. Poi ho pensato che gli internazionali sono i Ricchi e Poveri, Al Bano e Romina, perché questa è la nostra storia”.

In forse Dua Lipa, sicuro Lewis Capaldi. Dopo quasi due ore di conferenza stampa ecco i

nomi dei cantanti che si esibiranno domani e mercoledì

 

I primi 12 big in gara domani al Festival di Sanremo, saranno: Achille Lauro, Anastasio, Bugo e Morgan, Diodato, Elodie, Irene Grandi, Raphael Gualazzi, Marco Masini, Rita Pavone, Riki, Le Vibrazioni e Alberto Urso. Per le Nuove Proposte: Eugenio in via di gioia, Fadi, Leo Gassmann, Tecla Insolia;

Mercoledì è attesa sul palco dell’Ariston la seconda tranche. In ordine alfabetico, si esibiranno: Giordana Angi, Francesco Gabbani, Paolo Jannacci, Junior Cally, Elettra Lamborghini, Levante, Enrico Nigiotti, Piero Pelù, Pinguini Tattici Nucleari, Rancore, Tosca e Michele Zarrillo. Nuove proposte, le altre quattro: Fasma, Matteo Faustini, Gabriella Martinelli e Lula, Marco Sentieri. Che Sanremo ce la mandi buona e… ascoltabile.

PIERLUIGI CANDOTTI

Zero il folle

ROMA- Pare la Primavera del Botticelli quando, preceduto da sagome bianche su un candido fondale, compare come una divinità sul palcoscenico, dove a farla da padrone fin lì erano il nero pianoforte e le tre maschere (pure bianche), tre volti senza occhi sul sipario. Renato Zero, tornato Mercante di stelle attacca subito, seguito dal coro da stadio di un Palalottomatica stracolmo di sorcini della vecchia e nuova ora. Nonne, mamme, ragazze e ragazzi con qualche accessorio alla Zero, attempati signori e signore, ma anche coppie novelle che si scambiano baci e mano nella mano assistono allo show. E poco importa se la Grande Orchestra italiana, diretta dal maestro Renato Serio, è solo una registrazione (ma pare vera tanto che più di qualcuno è tratto in inganno!). C’è pure Pippo Baudo in prima fila e il Palazzetto lo saluta caldamente prima dell’apertura del sipario.

Lo spettacolo vola, nonostante e malgrado: la voce del mitico Re dei Sorcini (70 primavere non sono poche) ha qualche sbavatura, ma l’emozione resta intatta, tanto è forte il carisma dell’Artista. Sì, perché Zero se l’è guadagnata tutta quella “A” maiuscola, affrontando i demoni di Zero e le rigidezze di Renato, battendo entrambi e facendo entrambi vincitori in una ritrovata conciliazione tra le due facce opposte della stessa medaglia: l’Uomo.
Sulla ribalta si muove a passetti, come solo lui sa fare, scuote il mantello adorno di petali, e i fiori che gli fanno da copricapo seguono il ritmo e vai con Mai più da soli che fa da apripista al nuovo album e al tour Zero il Folle (6 date già sold out a Roma…), preludio a tre ore di spettacolo dedicate soprattutto al “nuovo”. Sì perché Renato vive il presente e si volta indietro solo qualche volta, per non dimenticare da dove viene e quanta strada ha fatto, quanti fischi ha avuto dai “cosiddetti maschi”!
Arriva un altro pezzo nuovo Viaggia, poi, tutto vestito d’oro, primo cambio d’abito dei circa 18 previsti per la serata d’apertura della tournée, ecco la splendida Cercami e per i tanti nostalgici del Palazzetto è un tuffo al cuore. Poi è già Emergenza noia, tra immagini alla Pink Floyd, stile The Wall, e Beatles, proiettate sul grande schermo dietro il sipario, tra video di sigarette, polvere bianca che uccide, uomini e donne come soldatini in marcia e perfino scimmie. Ma finché c’è cielo, c’è speranza e lui vince su tutto lo schifo terreno.
Ed è già tempo di buttarsi anima e corpo tra finti maghi e false ideologie, in Sogni di latta (era il 1978 quando uscì in Zerolandia), che tutti cantano, dalle prime alle ultime file fin su in piccionaia, ciascuno col proprio cielo da dipingere, tanto che Renato si affida al pubblico, come farà spesso coi (purtroppo pochi) vecchi evergreen in scaletta. E a rileggere questo testo capisci quanto Zero sentisse già l’emergenza ecologia in tempi in cui non era di moda. Già nel 1976 l’amico Pierangelo Bertoli (che Zero omaggia in Quattro passi nel blu, insieme ad altri grandi come Pino Daniele, Ivan Graziani, Tenco, Dalla, De André, Alex Baroni…) aveva scritto la poetica Eppure soffia, denunciando i crimini dell’uomo contro la natura. Altro che la scoperta di Greta Thumberg!
Ed è il momento del primo parlato della lunga notte per introdurre “Che fretta c’è”, altro pezzo nuovo.
Che bellezza! Un momento splendido per il mondo. Mai parentesi fu così felice: non siamo noi a dover timbrare il cartellino né ad andare in parlamento! Chi non va in piazza siamo sempre noi, ma siamo ancora noi a riempire gli stadi. Noi non abbiamo fretta, viviamo di questa rilassatezza che ci fa così bene ai polmoni e al cervello. E poi Renato torna in vestaglia verde acqua, parrucca abbinata, e si stende tra i cuscini sul lettone rosso e bianco al centro della scena per Dimmi chi dorme accanto a me mentre qualcuno gli urla: Voglio veni’ pure io.
Veloce cambio di scena, intanto che la musica va e le luci si abbassano, il letto scompare e il nostro è già tutto d’argento vestito, la parrucca bianca, pronto per Questi anni miei. Canta seduto su uno sgabello e domina la scena ora disadorna.
Parla, poi, giusto per dare l’assist alla prossima perla del suo ultimo lavoro: La cullaDa un po’ di tempo questi cieli non promettono niente di buono, nuvole su nuvole, via vai di jet e carburante spesi inutilmente…e le cicogne non vengono più. Applausi prima del Medley, il secondo in scaletta: appena un assaggio di MagariFermatiEd io ti seguiròLa tua ideaNei giardini che nessuno sa. Siamo “solo” all’ottavo cambio d’abito: ora domina il blu. E finalmente Renato si lascia andare e, tra gli applausi, e urla: Roma sei grande! Non c’è buca che tenga, non c’è monnezza che tenga!. Parole che faranno gongolare la sindaca Virginia Raggi.
E poi ancora col nuovo Figli tuoi prima di far ballare tutto l’ex PalaEur al ritmo di Madame, cantata dallo splendido Coro , ché Renato è andato a cambiarsi per ripresentarsi, dopo, in look total noir, solo per attaccare con Chi e Via dei Martiri che chiudono la prima parte dello show. Solo 15’ di pausa ed è secondo tempo, ugualmente intenso e trascinante che lui apre e interrompe subito infastidito dai telefoni che scattano foto: Basta coi cellulari, che siete venuti qui per Renato! Metteteci l’anima e la memoria!. A telefoni spenti (solo per poco) il Medley può partire con Vivo, Uomo no, Non sparare, Il Carrozzone, un accenno per ognuno e quasi tutto affidato al pubblico. Fino al trascinante Ufficio reclami, uno dei pezzi più incredibilmente gustosi sempre dal freschissimo Zero il Folle che Renato canta vestito che pare la fata turchina di Pinocchio.
La scena è ancora una volta affidata al Coro e al pubblico insieme per il classico dei classici del Re dei Sorcini Triangolo, pezzo troppo eccessivo per il Renato di oggi, pacificato sì con lo Zero di sempre ma fino con una specie compromesso storico. I fan ci restano un po’ male, ma capiscono e vanno avanti, perché non si discute: Si sta facendo notte e Renato è già in bianco e nero, con un manto che è un cielo parato di stelle.
La Grande Orchestra Italiana by Serio sul fondale, il piano sempre live, e tutti pronti a fare la Rivoluzione, mentre il Capo-popolo si è già mutato in un grigio soldato, pur sempre con elegante cappello a tradire l’estro. Tutti in piedi, dunque, che si salta e si canta insieme, al grido di “disarmo”, “tolleranza”, “alleanza”, “comprensione”, “aria”, “luce”, “stagioni”…fiumi di parole video proiettare insieme ai volti di un’umanità variopinta, tra bandiere del mondo e le immagini dei giudici Falcone e Borsellino a seguire quella del Cristo Gesù che pure ci sta bene tra Gandhi e Madre Teresa di Calcutta e magari un Bartali in bianco e nero.

«C’è una crisi in atto. Niente è più sufficiente per tutti – predica poi il Sommo dal palco – e finito il carburante saremo costretti a salutarci di nuovo e a incontrarci come un tempo… A fronte di energie alternative ce n’è una antica che sta riconquistando la fiducia (l’amore, ndr.) che aveva perso grazie a certi maschi balordi che maltrattano le donne, le uccidono suicidandosi. E la nuovissima Quanto ti amo va.
Mancano sette pezzi alla chiusura e, veloce come un lampo, Renato si è già mutato e ora uno brilluccichio di paillettes e strass argento, un po’ Pierrot, un po’ Mata Hari per ricordarci che siamo Tutti sospesi, prima di fare Quattro passi nel blu in compagnia dei grandi, artisti e amici che non ci sono più ma che brillano come tante stelle nel firmamento alle spalle di Zero. I nomi si susseguono, tra i caldi applausi degli astanti, mentre lui canta e incanta qual Pifferaio magico. Ecco un boato per i compianti Pavarotti, Daniele, Dalla, Gaber, Jannacci, De André, Anna Marchesini… e l’emozione sale ancora più su.
Altro brano dal nuovo disco, La vetrina, poi è il tempo di Amico assoluto dove Renato incorona la statua di un tipo che pare Buddha, prima di eclissarsi dietro le quinte.
Casal de’ Pazzi si apre con la testa ruotante di Pasolini, tra citazioni di ragazzi di vita e dintorni, Renato si perde costringendo il pianista a ripartire. Siamo ai titoli di coda, o quasi, con l’intensa Zero il Folle che poi è la storia di Renato Zero tout-court: lo conferma il video della traccia, un continuo rimando tra ieri e oggi, con l’artista davanti allo specchio a contemplare se stesso, con tenerezza. E quel ritornello ti adoro Folle Zero, io grazie a te vivo! è la riprova di una pace fatta tra le due indomite anime di un artista sempre sopra le righe che ha in odio la monotonia. Per il gran finale, tutti in piedi a urlare Il Cielo. Sotto il palco si accalcano presto i sorcini della platea, finalmente liberi di avvicinarsi al loro idolo. Renato, di bianco vestito, saluta con la mano, alla vecchia maniera: Non dimenticatemi! Vi adoro!.

 Orietta Cicchinelli

Perché Baudo è Sanremo

Ora devo andare, vi devo lasciare I brividi per quello che sembra un commiato e le lacrime accompagnate da un’ovazione.

Se ieri è toccato a Fiorello salvare la baracca, stasera non poteva che essere Pippo Baudo il gran cerimoniere di Sanremo. Un lungo sermone per ricordare a tutti chi è salito sul palco del Casinò, prima ancora dell’Ariston. Da Louis Armstrong a Bruce Springsteen, da Madonna a Sharon Stone fino alla scoperta di Giorgia, Laura Pausini, Eros Ramazzotti. Tutti devono qualcosa a Baudo. Lui deve (quasi) tutto a Sanremo. E ha giocato sulla sua frase storica: “l’ho inventato io”. Ed è tutto vero. Serata aperta dalla solita ghettizzazione per le nuove proposte. Relegarle in uno spazio denominato Sanremo Start (escludendole così dalla gara) significa trattarle con sufficienza e come un ingombro del quale disfarsene il prima possibile. Tanto vale abolire la gara o inglobare i ragazzi tra i big. Tra i giovani, classifica parziale, primo posto per Alice Caioli. Passando ai campioni, appare sempre più convincente il pezzo di Nina Zilli, sempre meno quello di Elio e le Storie Tese mentre il trio Vanoni-Bungaro e Pacifico merita tutti gli applausi del pubblico. Ron fuoriclasse, ogni ascolto del suo pezzo è una fitta al cuore. E’ toccato invece a Renzo Rubino prendere il posto di Ermal Meta e Fabrizio Moro sospesi precauzionalmente dalla gara dopo il caos accaduto nella notte (https://oriettacicchinelli.com/2018/02/07/il-festival-di-baglioni-e-di-fiorello-e-di-morandi/). Domani dovrebbero tornare. Oggi le comiche, insomma.

Il ricordo di Sergio Endrigo è stato quasi obbligato ma farlo così, con i ragazzi de Il Volo intenti a trasformare la sublime Canzone per te in una sorta di epopea melodrammatica equivale a perdere un’occasione.  Più tardi, con La vita è adesso, faranno di peggio. Mentre Biagio Antonacci alle prese con Mille giorni di te e di me cantata insieme a Baglioni ha messo tutto sé stesso. Ma non è bastato. Nelle sue corde il Fortuna che ci sei in airplay radiofonico. A ognuno il suo. E comunque in sala stampa nessuno ha ascoltato. Anche il più rockettaro conosceva a memoria ogni sillaba del brano e il Palafiori è diventato un enorme karaoke. Pierfrancesco Favino ha recitato Despacito, spacciandola per una poesia inedita di Federico Garcia Lorca per poi ballare (e bene!) con Michelle Hunziker. Ma è Sting che il pubblico aspetta. E lui, pur non in formissima non delude. Interpreta Muoio per te e accompagnato da Shaggy la deboluccia Don’t Make Me Wait, pezzo caraibico che anima un poco la platea. In riviera, se parli di Sting, viene rievocata Russians (era il 1986). Meglio non immalinconirci. Per allungare il brodo (fossero poche 14 canzoni…) niente di peggio di un bello spot per Franca Leosini con Baglioni nelle vesti di imputato per la sua Questo piccolo grande amore. E, neanche a dirlo, Claudio sbaglia non solo l’anno della premiazione avvenuta come canzone del secolo (1985 e non 84…) ma riesce nell’impossibile: inciampare nei versi del suo successo più famoso. Anche senza papillon (ieri storto, stasera dritto poi tolto del tutto) non ne va bene una. A mezzanotte e mezza arriva il professor Roberto Vecchioni. Ed è Samarcanda, è magia. Unico mistero: che senso strategico ha far cantare Il Volo presto e buttare Morandi e Vecchioni poco prima del Consorzio Nettuno? La chiusura è tutta da ridere con il Mago Forrest. Ed è passata l’una da un pezzo

Nella classifica parziale (voti della sala stampa), zona a rischio per Nina Zilli, Elio e le Storie Tese, Renzo Rubino Red Canzian purgatorio per Le Vibrazioni, Annalisa e i Decibel e zona blu per il trio Vanoni-Bungaro-Pacifico, Ron e il duo Diodato-Roy Paci

Il pubblico continua a premiare il festival di Sanremo. Dopo gli ottimi risultati del primo appuntamento, la seconda serata è stata vista da 9 milioni 687 mila telespettatori con uno share del 47,7%, percentuale superiore dunque all’edizione 2017: un anno fa la seconda serata aveva raccolto una media di 10 milioni 367 mila spettatori ma la media di share era stata del 46,58%.

PIERLUIGI CANDOTTI

 

E poi… Giorgia e il Festival prende vita. Sprecata la carta Totti

Dopo tre ore di spettacolo, Carlo Conti decide di dare una netta sterzata a una serata con molte potenzialità sprecate. E cala l’asso. La voce di Giorgia, emozionata e stretta nel suo vestito, riesce a mettere d’accordo tutti. Autoironica quando parla del figlio romanista (“starà ancora davanti alla televisione ma mica per vedere me, per Totti”) e quasi commossa quando manda un affettuoso saluto a Pippo Baudo (“Ciao caro Pippo, mi hai inventata tu!”). Vanità ad aprire un medley dei suoi successi sanremesi. Quasi non ce la fa a chiudere sull’ultimo acuto di Di sole e d’azzurro. Ma si ferma, prende fiato e fa impazzire il teatro. E’ un paradosso che le emozioni più intense arrivino dagli ospiti ma quest’anno (si è capito ormai) è così e bisogna farsene una ragione. Si parlava di occasioni sprecate. Avere Francesco Totti sul palco, ad esempio. E metterlo in imbarazzo con domande senza senso, inutili e stupide. L’unico acuto del capitano giallorosso arriva quando lancia palloni autografati in piccionaia (Federico Russo ci prova e prende in pieno il povero Giletti…) e decide qual è il suo pezzo sanremese: il piccione di Povia (Vorrei avere il becco, vincitore nel 2006, quando a presentare Sanremo c’era la moglie Ilary Blasi e lui la osservava dalla platea). Le canzoni in gara sono leggeremnte migliori rispetto alla prima serata: merito di Paola Turci e di un sorprendente Francesco Gabbani, l’unico capace di far ballare l’Ariston. Discreti i pezzi di Marco Masini e di Sergio Sylvestre (qualità vocali eccelse per il vincitore di Amici). I peggiori? Le coppie Nesli-Alice Paba (chi???) e Raige-Giulia Luzi (peraltro, protagonista assoluta a teatro due anni fa con Romeo & Giulietta). Questi ultimi si sono esibiti in un brano dal titolo Togliamoci la voglia. Omissis per ogni cosa si potrebbe aggiungere. Per Bianca Atzei, Gigi D’Alessio e compagnia nulla da segnalare. A cosa sono servite le esibizioni di Robbie Williams e Keanu Reves non ci sarà risposta. Tanto più che al primo potevano far cantare tranquillamente Party Like a Russian invece di relegarlo al nuovo I love my life e di costringerlo a baciare una impacciatissima Maria De Filippi, con caramella in bocca. La serata era iniziata con la gara dei giovani. Frettolosamente eliminati Marianne Mirage (il suo pezzo è già nei primi posti dei passaggi in radio) e Braschi, passano alla finale di venerdì Francesco Guasti con Universo e Leonardo Lamacchia con Ciò che resta!

A rischio eliminazione Bianca Atzei e le coppie… di cui sopra.

@100CentoGradi

La seconda serata del Festival firmato Conti—De Filippi, è stata vista da 10 milioni 367 mila, pari al 46.6% di share. Il dato che magari preoccuperà Carlo Conti sta nel paragone con un anno fa: nel 2016 la media era stata di 10 milioni 748 mila spettatori, pari al 49.91% di share.

Nemicamatissima – Heather Parisi & Lorella Cuccarini

In anteprima le foto della conferenza stampa avvenuta nel mitico Studio 5 di Cinecittà in occasione del programma evento dell’inverno Rai. Il 2 e il 3 dicembre, su RaiUno, Nemicamatissima lo show con Heather Parisi e Lorella Cuccarini

E il pezzo sul sito di Metro News Italia

http://www.metronews.it/16/11/24/lorella-e-heather-n%C3%A9-amiche-n%C3%A9-nemiche.html

www-metronews-it-giovedi-24-11-2016

@100CentoGradi

Domenica in…

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Domenica  in compie 40 anni. L’appuntamento è quello delle grandi occasioni, e non soltanto per la ricorrenza che celebra la trasmissione più longeva della televisione italiana. Dopo 6 anni torna infatti alla conduzione del programma Pippo Baudo, per la tredicesima volta al timone dell’atteso appuntamento domenicale di Rai 1. La conferenza stampa è andata in scena negli studi Rai di Via Asiago in Roma. Il servizio per Metro News Italia di Orietta Cicchinelli, foto di Pierluigi Candotti

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@oriacicchinelli @100CentoGradi

 

Giovanni Allevi… O Generoso

 

I visitatori escono puntuali alle 19. Non sanno cosa accadrà di lì a poco. Qualcuno ha la soffiata giusta e resta. Al museo dell’Ara Pacis, in un giovedì prenatalizio c’è un’atmosfera magica nell’aria. Un pianoforte e due sedie al centro della sala. E’ la presentazione del libro di Giovanni Allevi, uno dei talenti italiani più famosi e  apprezzati all’estero. Quarantasei anni, marchigiano, esporta nel mondo il suono e le sue composizioni di musica contemporanea da innovatore che ha dato un volto nuovo alla classica, seguito dalle folle, non sempre compreso dall’accademia. Talmente istrionico da disegnare anche i suoi abiti. A presenziare il tutto il decano dei presentatori italiani, Pippo Baudo, che apre la serata in ritardo e fa tornare alla memoria i vecchi interminabili festival di Sanremo (quelli veri con share e gradimento alle stelle). Ma vale la pena aspettare. Tra una domanda e un po’ di musica, Allevi racconta alcuni aneddoti contenuti in Vi porterò via con me – La mia vita con la musica, un libro fotografico tra parole e immagini di una straordinaria avventura artistica e umana. La dedica? “A tutti gli incompresi” Giovanni Allevi, compositore, uomo, bambino… Allevi che prende di petto i sogni e non li lascia se non dopo averli realizzati. Nel libro ci sono i suoi sacrifici e la voglia di non arrendersi mai. Nella sala, impreziosita dalle note, si respira una pace e una serenità che neanche il trillo di qualche telefonino lasciato incautamente acceso, riesce a rovinare. Due ore che volano via, al termine delle quali appare un mazzo di fiori. E’ per lui, commosso e quasi imbarazzato.

@100CentoGradi

Renzo Arbore, quello delle jam session

Sarà capitato anche a voi… Beh, siamo in tema televisivo quindi vale tutto. Anche se Zum Zum Zum di Sylvie Vartan c’entra poco o nulla. Ma sempre di motivetti parliamo. Sarà capitato anche a voi, dicevamo… O forse no. Aprire una porta e trovare davanti agli occhi il gotha dello spettacolo italiano. Tutti insieme Renzo Arbore, Pippo Baudo, Lino Banfi, Gianni Boncompagni… Per non parlare degli assenti. Posti riservati a Carlo Verdone e Paolo Villaggio (tanto per fare due nomi) sono stati lasciati vuoti. Ma lunedì pomeriggio alla Casa del Cinema in Roma c’erano davvero i principi della televisione. Quella di una volta. Sarebbe più giusto chiamarli reduci se solo avessimo una nuova schiera di personaggi pronti a prenderne il testimone. L’occasione l’ha fornita Arbore autore della sua autobiografia E se la vita fosse una jam session? Fatti e misfatti di quello della notte. Un libro (Rizzoli) pieno di aneddoti, ricordi, battute. Il tutto presentato dall’autore in splendida forma e da Lorenza Foschini (volto storico del Tg2). E proprio a lei, retroscena svelato ieri, venne dedicata Vengo dopo il tiggì, sigla finale di Indietro Tutta. E’ stata una piacevole chiacchierata tra amici con una serie di filmati (memorabili gag di Arbore sul ritardo cronico di ogni clip) ripercorrenti la sua lunga carriera. Dalle trasmissioni televisive che hanno segnato un’epoca, come Indietro tutta e Quelli della notte, ai concerti in giro per il mondo durante i 26 anni di successi dell’Orchestra italiana. “La mia vita – racconta Renzo Arbore – è stata influenzata tutta dal jazz che è  notoriamente una musica improvvisata. La jam session lo è ancora di piu’. Per questo ho deciso di intitolare così il mio libro. Ogni idea è nata insieme ai miei amici, come Gianni Boncompagni e Lino Banfi, attraverso l’improvvisazione. Grazie a questo libro sono riuscito a parlare anche di programmi meno noti, ma a cui tengo molto, come Cari amici vicini e lontani, andato in onda in occasione dei 60 anni della radio. Non parlo solo della mia carriera, ma anche della mie esperienze umane e racconto il mio punto di vista sui cambiamenti e fatti storici che ho vissuto personalmente.”

Un libro da divorare e da tramandare a chiunque voglia intraprendere la carriera di showman. Giusto per fargli cambiare idea. Certi personaggi sono e resteranno inimitabili.

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Prima del Festival

“Lo share ? Per uno stakanovista televisivo come me dovrebbe essere pane quotidiano, ma vi assicuro che la mia più grande vittoria è stata assistere al primo compleanno di mio figlio, ieri.”
Retorica? Forse. A parlare così è Carlo Conti, a margine della conferenza stampa pre festivaliera. Si parte domani e ad ascoltare le dichiarazioni dei protagonisti sembrerebbe che vivano nella pace e serenità più assoluta. In realtà, la preoccupazione e l’adrenalina sono vive e si leggono nei loro occhi. E non potrebbe essere altrimenti. “Spero di regalare agli italiani canzoni che possano canticchiare, vorrei sentire un taxista cantare una canzone di Sanremo-continua Conti-lavoriamo per questo. Vorrei che ora facessimo tutti un applauso per Pippo Baudo. Se siamo ancora qui, se il Festival è ancora vivo è merito suo”. Siamo lontani anni luce dalle polemiche con Bonolis (il Pippo Nazionale lo definì De cuius rispondendo ai giornalisti anni fa, il giorno dopo un boom di ascolti  http://www.repubblica.it/2007/02/speciale/sanremo/servizi/2007sanremo/polemica-baudo/polemica-baudo.html). Chi darà pepe a questa edizione? Non certo i brani soporiferi (anche se, dice Conti, sul palco saranno valorizzati ampiamente). Forse le due (pardon, tre) vallette. Anche se dalle loro frasi di circostanza non sembrerebbe. “Sono molto felice di essere qui” dice Arisa, “Carlo, grazie per la fiducia”, ribatte Emma. Per non parlare di Rocio Muñoz Morales :” E’ un grande onore essere qui…”
Scoprire poi che la prima sorpresa verrà dalla reunion tra Albano & Romina Power e che uno degli ospiti sarà Giorgio Panariello, sembra che si parli più di una sagra paesana che di una festa musicale. Per non parlare dell’onnipresente Gabriele Cirilli. Verranno ricordati, giura il conduttore, tre interpreti della musica scomparsi recentemente. Giorgio Faletti (se non altro arrivò secondo da queste parti), Mango (un veterano) e Pino Daniele. Ma anche Jannacci e Gaber. La Nazionale Italiana Cantanti? Ma sì, ci sarà spazio anche per lei; quest’anno compie cinquant’anni e toccherà ad Enrico Ruggeri renderle omaggio. A proposito di ospiti: Quella più contestata è Conchita Wurst, vincitrice dell’EuroFestival 2014. Verrà a presentare il nuovo pezzo. A rappresentare l’Italia quest’anno andrà, se lo vorrà, il prossimo vincitore del Festival. E l’imbarazzo è palese se a trionfare dovessero essere i Dear Jack o Biggio & Mandelli … Sul palco saliranno anche gli Spandau Ballet (non si vedevano dal 1987 sul palco dell’Ariston), Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Biagio Antonacci e Ed Sheeran. Senza dimenticare il vulcanico presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. Avanti, c’è posto per tutti.
Il Carrozzone domani sera partirà con Annalisa, Malika Ayane, Alex Britti, Chiara, Dear Jack, la coppia Platinette-Grazia Di Michele, Lara Fabian, Gianluca Grignani, Nek e Nesli.