Dente “Quello che (non) sono”

 

Arroganza, boria, presunzione, spocchia. In poche parole:immodestia. C’è chi finge di essere carente in autostima e c’è chi invece fa della superbia un motivo di vanto. O forse è solo un modo di porsi al pubblico? Dente non usa mezzi termini. Superata la boa dei quaranta (gli ultimi dieci sul palcoscenico, da protagonista) sempre pronto a sperimentare nuove sonorità e nuovi modi di proporre musica dice quello che pensa e forse dà voce anche a molti suoi colleghi, probabilmente più cerchiobottisti. Quelli come lui, arrivati al successo non più giovanissimi e senza l’ausilio dei vari talent si esprimono così e chi si sente offeso…pazienza. Mostri sacri come Ligabue, Tiromancino (Arisa non lo è ma viene messa nel calderone) vengono tacciati di autoplagio, di ripetere sempre se stessi, senza alcuna innovazione. Il cantautore emiliano, al suo sesto album (gli ultimi tre, davvero di valore) è invece sempre alla ricerca del nuovo. Nella chiacchierata con la giornalista Diletta Parlangeli, avvenuta oggi pomeriggio in Feltrinelli a Roma, si è parlato del suo nuovo lavoro Canzoni per metà, venti brani (alcuni bonsai) che vedono solo lui, senza band ma con l’ausilio dell’elettronica, in prima linea. Brani brevi, diretti, senza filtro, dedicati a se stesso e a qualche metà magari immaginaria o immaginata. Sulla copertina del disco è disegnata una sirena al contrario creata dal grafico e collage artist di Buenos Aires FEFHU. Una creatura Frankenstein viene definita. I testi sono stati scritti con una vecchia Olivetti e nell’ edizione in vinile (Dente si emoziona mentre apre la sua creatura a 33 giri e la coccola come se avesse tra le braccia un neonato) ci sono anche pezzi di libri e foglietti sparsi. Un ritorno al passato (quello che l’artista ha vissuto solo come fruitore)? No, il disco non è in edizione limitata. Sony Music Entertainment ha fatto le cose in grande. Va detto che anche il precedente lavoro (Almanacco del giorno prima del 2014) era stato stampato in due formati. E da un primo ascolto sembra più accattivante. Ma in fondo sono solamente due prodotti diversi. Canzoni per metà non si pone come un disco facile e neanche assimilabile. Il primo singolo estratto Curriculum dura appena 55 secondi ed è entrato solo nell’airplay radiofonico di Radio Deejay (il network più vicino ai nuovi fenomeni musicali). Dente lo regala al pubblico con il nuovo estratto Cosa Devo Fare e chiude la sua esibizione interpretando Il Padre Di Mio Figlio. A chi l’ha sempre sostenuto e seguito piacerà sicuramente. E, superbia a parte, non lascerà indifferenti nuovi fan. Forse soltanto le radio, dopo un’estate passata a…comandare

 

 

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Il ritorno di Mimmo Locasciulli

 

Mimmo, quanti anni sono passati? Più di trenta sicuramente, andiamo a memoria. Google non serve quando si parla di Intorno a trent’anni (1982) il più grande successo, quello che l’ha reso popolare. Un pezzo con sonorità attualissime. E Confusi in un playback? Era nelle playlist di ogni radio quel duetto con Enrico Ruggeri. 1985, riscatto della musica italiana in un decennio pieno di dance d’oltralpe. Invece Mimmo Locasciulli festeggia ben quarant’anni di carriera. Non è mai stato un divo, ma nei suoi concerti difficilmente ci sono stati biglietti invenduti. La spontaneità e la genuinità del cantautore abruzzese sono quelle di un tempo. Sorridente e disponibile a qualsiasi tipo di quesito si è esibito oggi pomeriggio in Feltrinelli, a Roma. Accompagnato da una nuova band (presenti all’incontro due elementi: Nicola Di Camillo al contrabbasso e Mattia Feliciani al sax) ha deliziato la platea con diversi pezzi tratti da Piccoli cambiamenti, molto più che un best of. Per celebrare (pardon, festeggiare…) la ricorrenza, Locasciulli ha inciso un doppio cd con i suoi maggiori successi riarrangiati. Nel disco trovano spazio duetti con Alex Britti, Francesco De Gregori, Gigliola Cinquetti, Enrico Ruggeri, Andrea Mirò, Ligabue. Proprio con l’artista emiliano il singolo apripista. Quel Confusi in un playback magistralmente riproposto da entrambi. Indifferente alle mode o alle sollecitazioni di mercato, il cantautore ha seguito una sua personale strada musicale, fatta soprattutto di coerenza, ma anche di ricerca, di curiosità e di sconfinamenti in ambiti musicali diversi dal suo habitat artistico naturale. Con questa speciale dotazione egli si è conquistato, e ancora conserva, un posto di primissimo piano nel panorama della canzone d’autore italiana. Lo zoccolo duro non lo abbandonerà mai e chissà che anche qualcuno della generazione dei talent non si appassioni a un artista che mettendoci sempre la faccia, non ha mai deluso

 

 

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