Perché Baudo è Sanremo

Ora devo andare, vi devo lasciare I brividi per quello che sembra un commiato e le lacrime accompagnate da un’ovazione.

Se ieri è toccato a Fiorello salvare la baracca, stasera non poteva che essere Pippo Baudo il gran cerimoniere di Sanremo. Un lungo sermone per ricordare a tutti chi è salito sul palco del Casinò, prima ancora dell’Ariston. Da Louis Armstrong a Bruce Springsteen, da Madonna a Sharon Stone fino alla scoperta di Giorgia, Laura Pausini, Eros Ramazzotti. Tutti devono qualcosa a Baudo. Lui deve (quasi) tutto a Sanremo. E ha giocato sulla sua frase storica: “l’ho inventato io”. Ed è tutto vero. Serata aperta dalla solita ghettizzazione per le nuove proposte. Relegarle in uno spazio denominato Sanremo Start (escludendole così dalla gara) significa trattarle con sufficienza e come un ingombro del quale disfarsene il prima possibile. Tanto vale abolire la gara o inglobare i ragazzi tra i big. Tra i giovani, classifica parziale, primo posto per Alice Caioli. Passando ai campioni, appare sempre più convincente il pezzo di Nina Zilli, sempre meno quello di Elio e le Storie Tese mentre il trio Vanoni-Bungaro e Pacifico merita tutti gli applausi del pubblico. Ron fuoriclasse, ogni ascolto del suo pezzo è una fitta al cuore. E’ toccato invece a Renzo Rubino prendere il posto di Ermal Meta e Fabrizio Moro sospesi precauzionalmente dalla gara dopo il caos accaduto nella notte (https://oriettacicchinelli.com/2018/02/07/il-festival-di-baglioni-e-di-fiorello-e-di-morandi/). Domani dovrebbero tornare. Oggi le comiche, insomma.

Il ricordo di Sergio Endrigo è stato quasi obbligato ma farlo così, con i ragazzi de Il Volo intenti a trasformare la sublime Canzone per te in una sorta di epopea melodrammatica equivale a perdere un’occasione.  Più tardi, con La vita è adesso, faranno di peggio. Mentre Biagio Antonacci alle prese con Mille giorni di te e di me cantata insieme a Baglioni ha messo tutto sé stesso. Ma non è bastato. Nelle sue corde il Fortuna che ci sei in airplay radiofonico. A ognuno il suo. E comunque in sala stampa nessuno ha ascoltato. Anche il più rockettaro conosceva a memoria ogni sillaba del brano e il Palafiori è diventato un enorme karaoke. Pierfrancesco Favino ha recitato Despacito, spacciandola per una poesia inedita di Federico Garcia Lorca per poi ballare (e bene!) con Michelle Hunziker. Ma è Sting che il pubblico aspetta. E lui, pur non in formissima non delude. Interpreta Muoio per te e accompagnato da Shaggy la deboluccia Don’t Make Me Wait, pezzo caraibico che anima un poco la platea. In riviera, se parli di Sting, viene rievocata Russians (era il 1986). Meglio non immalinconirci. Per allungare il brodo (fossero poche 14 canzoni…) niente di peggio di un bello spot per Franca Leosini con Baglioni nelle vesti di imputato per la sua Questo piccolo grande amore. E, neanche a dirlo, Claudio sbaglia non solo l’anno della premiazione avvenuta come canzone del secolo (1985 e non 84…) ma riesce nell’impossibile: inciampare nei versi del suo successo più famoso. Anche senza papillon (ieri storto, stasera dritto poi tolto del tutto) non ne va bene una. A mezzanotte e mezza arriva il professor Roberto Vecchioni. Ed è Samarcanda, è magia. Unico mistero: che senso strategico ha far cantare Il Volo presto e buttare Morandi e Vecchioni poco prima del Consorzio Nettuno? La chiusura è tutta da ridere con il Mago Forrest. Ed è passata l’una da un pezzo

Nella classifica parziale (voti della sala stampa), zona a rischio per Nina Zilli, Elio e le Storie Tese, Renzo Rubino Red Canzian purgatorio per Le Vibrazioni, Annalisa e i Decibel e zona blu per il trio Vanoni-Bungaro-Pacifico, Ron e il duo Diodato-Roy Paci

Il pubblico continua a premiare il festival di Sanremo. Dopo gli ottimi risultati del primo appuntamento, la seconda serata è stata vista da 9 milioni 687 mila telespettatori con uno share del 47,7%, percentuale superiore dunque all’edizione 2017: un anno fa la seconda serata aveva raccolto una media di 10 milioni 367 mila spettatori ma la media di share era stata del 46,58%.

PIERLUIGI CANDOTTI

 

Vecchioni… che si ama

Un surrogato di felicità, un piccolo grande gioiello da leggere per imparare (o rammentare) l’importanza di una parola talmente poco in voga in un mondo che sa andare solo di corsa. Tredici racconti autobiografici di un uomo che ne ha passate tante ma che ha sempre combattuto con il sorriso stampato sul volto. E con le lacrime che danno ancora più forza all’essere umano. Altrimenti sei un robot. No, qui si parla di vita, di emozioni forti. Un vademecum di sogni, speranze e poche certezze. Di esperienze come figlio, prima che padre. Figlio di Aldo, commerciante napoletano di San Giorgio a Cremano (colui che si giocava il cielo a dadi in un brano portato nel lontano 1973 al festival di Sanremo) morto troppo presto e di Eva, casalinga del Vomero. Padre di Carolina, Arrigo, Riccardo (avuti dall’attuale moglie Daria Colombo) e di Francesca (figlia di Irene Bozzi). Il libro è dedicato proprio a loro. La felicità vissuta nell’attraversamento del vento e della tempesta, non nell’imperturbabilità. Così il professore milanese nell’ultima di copertina descrive la sua ultima fatica letteraria. E’ molto più di un disco, qui Vecchioni si mette totalmente a nudo. Anche nelle tristezze più profonde ha la forza di sorridere anche in maniera beffarda al destino. Quella maledetta notte che dovrà ben finire o quel dolore che non vale un cazzo di niente come recitano due tra le sue più belle composizioni. E mentre legge qualche pagina (notevoli i racconti sul tempo verticale e sul Professor Rattazzi) la commozione e il nodo alla gola lo coglie. In verità nell’ultimo capitolo (Che c’eri sempre) gli occhi lucidi vengono a tutti. E’ forse la parte più toccante, quella dedicata alla mamma. La vita che si ama Storie di felicità (distribuito da Einaudi) è il punto più alto del Vecchioni scrittore. Come Io non appartengo più lo è stato del cantautore. Migliorarsi con l’età è un privilegio che solo i grandissimi possono avere. E lui lo è.

 

@100CentoGradi

La forza delle donne

 

 

Il vero 8 Marzo musicale. La vera festa della donna è andata in scena ieri sera nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica in Roma. Una scenografia senza fronzoli, marito e moglie sul palco a raccontare (in musica e parole) le battaglie e le conquiste dell’altra metà del cielo. La donna come protagonista assoluta. Moglie, madre, figlia, amica. E l’uomo offuscato da lei ma sempre presente nei suoi racconti. Un po’ goffo nell’accudire i neonati, perennemente stanco quando si tratta di aiutarla nei lavori domestici. Ma sempre attento a ogni sua esigenza. Il recital La forza delle donne è stato questo. Tratto dal romanzo Alla nostra età, con la nostra bellezza edito da Rizzoli e scritto da Daria Colombo (moglie del cantautore Roberto Vecchioni). Proprio loro due hanno dato alla platea numerosi spunti di riflessione. Lei leggendo le pagine del libro, lui accompagnandola con la voce nei brani che più hanno rappresentato la sua carriera come “amante”. Il tutto, accompagnati al piano e al flauto da Ilaria Biagini, e con il piccolo grande regalo che, fuori campo, Emma Bonino ha voluto fare (la voce stanca ma ancora desiderosa di combattere). Lo spettacolo ha delineato i percorsi e le personalità di Alberta e Lisa, protagoniste del romanzo, simbolo delle donne “che lottano, che amano, che camminano e si salvano la vita a vicenda”. Vecchioni ha intonato anche Come si cambia e Quello che le donne non dicono, pezzi portati al successo da Fiorella Mannoia, ma quasi necessari in un’occasione simile. Brani come Le mie ragazze Il cielo capovolto (ultimo canto di Saffo), Figlia, Chiamami ancora Amore, Velasquez, Le mie donne… Quante ne ha scritte il professore milanese? Quanto amore ha donato? Un’esistenza non facile la sua, ma il piglio incazzato e fiero non l’ha mai tradito. Commozione sul suo viso e in platea. Due ore volate via in un soffio. Una serata speciale, unica con la sapiente regia di Velia Mantegazza Tanto più che il ricavato sarà interamente devoluto a Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e alla Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano, due importanti realtà impegnate nella difesa dei loro diritti: la prima nel diffondere la conoscenza e la consapevolezza sulla salute della donna e la seconda nel dare sostegno alle vittime di violenza. In chiusura un graditissimo fuoriprogramma. Vecchioni si è congedato dal pubblico intonando il suo pezzo più celebre, quel Luci a San Siro che ormai -ha dichiarato- parla di tutto tranne che di calcio visto lo schifo che fanno le due squadre milanesi. A Roma, domenica c’è il derby, non stiamo messi molto meglio.

@100CentoGradi  Photo by Roberta Gioberti

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Francesca Vecchioni, per amore e civiltà

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Quanti anni sono passati da questo coming out? Tre, per l’esattezza tre e mezzo. Era la fine di Giugno 2012 e la figlia di Roberto Vecchioni uscì finalmente allo scoperto. “Amo una donna, Alessandra. Con lei ho due splendide gemelline: Nina e Cloe”. Che poi il nome cosa conta? L’amore, i diritti…Ah quelli! In Italia, poi… E quanti anni sono passati dalla separazione delle due? Era l’estate 2014, altro “scandalo” per la finta borghesia del belpaese (scritto in minuscolo,ovvio…). Perché, (non) va bene l’amore tra due donne, (non) va bene l’adozione (o quello che è…) ora pure il divorzio? Ma si credono persone normali? Sì, lo sono. E dovrebbero avere gli stessi onori e oneri. Ieri pomeriggio, all’interno di un ristorante di Via Margutta (posto insolito ma davvero molto carino) Francesca Vecchioni ha presentato la sua biografia “T’innamorerai senza pensare” (frase della canzone “Figlia” che il padre le ha dedicato quando è nata), uscita qualche mese fa per Mondadori Electa. Onori di casa fatti da Fabio Canino (con lei presente sempre nel tour itinerante di promozione). Una battaglia di civiltà quella di Francesca (fondatrice e presidente di Diversity). Nella prima fila, la mamma, Irene Bozzi, psicoterapeuta. La prima cotta, i primi baci, i primi innamoramenti, il matrimonio visti con gli occhi di una ragazza speciale che affronta il “problema” trasformandolo in un vantaggio. Un libro commuovente e ironico al tempo stesso, dentro il quale ci possiamo rispecchiare tutti. Il segreto del racconto è proprio quello di non mettere in primo piano l’omosessualità ma l’amore. Le letture della brava Cinzia Monreale hanno fatto da cornice a un piacevole incontro, al termine del quale l’autrice ha regalato la sua dedica alla redazione di Metro

@100CentoGradi

Ho conosciuto…Vecchioni

“Non è possibile che gli uccelli cantino quando passa la tempesta, e gli uomini non sappiano nemmeno esser felici del sole che gli resta”
Un passo del nuovo libro di Roberto Vecchioni “Il Mercante di luce” (Einaudi) presentato oggi a Roma.
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Ottima occasione per parlare con l’artista milanese (anche) della sua ultima fatica discografica. Una piacevole chiacchierata con qualche spaccato molto significativo
                                     “La Cultura.Oggi…”
Cultura non significa sapere cose, ma sapere il senso delle cose
Siamo meschini, piccoli provinciali non siamo grandi italiani come dovremmo essere.
Io non posso appartenere a questa delusione. Non posso appartenere ancora oggi al fascismo, alla violenza. Non posso appartenere al presidente della F.I.G.C. (Tavecchio), razzista come pochi.

                                     “Io sto con Bill Gates”

Per fortuna ci sono ancora persone alle quali sento di appartenere.
Non certo Zuckerberg che vorrebbe avvolgere tutto il mondo in una rete (la sua) e sostiene che la soluzione ai mali dell’umanità sarebbe dare internet libero a tutti…
Io sto con Bill Gates che trova più utile dare a tutti l’accesso al vaccino contro la malaria che fa mezzo milione di morti l’anno
                          “Ho visto tutto”
Io a 71 anni ho visto tutto.Tante stelle illusorie. Si corre il rischio di perdere la stella polare che è l’Umanesimo.
Perché Vivere non è accumulare giorni, ma stringersi in qualcosa che oltrepassa il tempo. Molto più in là delle piccole cose.
                        “Del libro e delle canzoni”
i critici dicono che scrivo solo canzoni autobiografiche.Spero che nessuno dirà,come lessi anni fa, che nel mio libro si sente troppo il punto di vista dell’autore !
Bisogna tornare a usare la penna, non solo digitare. Da ragazzino mi facevano fare intere pagine di quaderno piene di lettere dell’alfabeto per imparare a scrivere, con relative bacchettate sulle mani se sbagliavo.

Il libro l’ho scritto totalmente a mano (200 pagine in brutta e bella copia). Poi ho avuto una paralisi alla mano destra. (E ride…)

Il complimento più bello che ricevo dai fruitori dei miei dischi è quando mi viene detto : “Sembra che hai raccontato una parte della mia vita”
Io stesso mi commuovo ascoltando le mie canzoni. Sono una testa di cazzo tremenda (testuale).
Infatti non le sento mai. Tranne quando le canto.
                     “Gli artisti…I veri narcisi”
Noi del mondo dello spettacolo siamo molto narcisisti.
Una volta un attore (omissis) mi “sequestrò” un pomeriggio intero, passeggiando sulla spiaggia, per raccontarmi tutta la sua vita.
Alla fine, accortosi di aver parlato troppo mi disse :”Abbiamo parlato troppo di me,parliamo di te. Te come mi vedi ?”
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Le foto della presentazione sono © Cristina Pan