EUTOPIA Quanto rock per i Litfiba

Il rock sbarca in libreria! O meglio, il suono del rock (anche in sottofondo, sia mai disturbasse i residenti dell’Alberone…). Toccata e fuga quella dei Litfiba, ieri pomeriggio, in Feltrinelli nella storica sede di Via Appia a Roma. Firme veloci, selfie contati e una fretta da far paura. Ma è periodo di promozione per Piero Pelù e Ghigo Renzulli. Quindi, meglio dedicarsi all’ascolto del disco. E che disco! Traccia dopo traccia si respira aria salubre con le schitarrate di Ghigo e la voce potentissima di Piero. Dopo quasi cinque anni dall’ultimo lavoro (Grande Nazione è del Gennaio 2012) Eutopia rappresenta il vecchio che avanza. Ma attenzione: mai come in questo caso l’aggettivo deve essere concepito come storico. Il primo singolo estratto L’impossibile racconta l’eterna lotta tra i primi (i potenti delle terra) e gli ultimi (tutti gli altri, evidentemente). Si parla in In nome di Dio anche della strage al Bataclan di Parigi, a un anno esatto di distanza. Ed è il pezzo più duro, un pugno allo stomaco sia come testo che come suono. Dieci tracce in tutto, con la tracklist aperta da Dio del tuono. E’ musica forte, magari non passerà molto in radio, ma che importa. Sta già conquistando tutti i fan del gruppo toscano, finalmente tornato agli albori. Quelli da Desaparecido a Mondi sommersi. Con un regalo bonus nel doppio vinile: La Danza di Minerva” scritta da Ghigo e Tu non c’eri, colonna sonora del film di Erri De Luca. Imperdibile!

TRACKLIST

01. Dio del tuono- (03:21)
02. L’impossibile – (04:16)
03. Maria Coraggio – (03:54)
04. Santi di periferia – (03:36)
05. Gorilla go – (03:32)
06. In nome di Dio – (04:57)
07. Straniero – (04:50)
08. Intossicato – (04:32)
09. Oltre- (03:26)
10. Eutòpia – (06:11)

Pezzo @100CentoGradi Foto  © @100CentoGradi Loredana Cacciatore

La cena di Natale

Polignano a Mare, un anno dopo. Chiara e Damiano i personaggi nati dalla penna di Luca Bianchini  (Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio sul set) tornano sul luogo del delitto. Il cinepanettone made in puglia (cineburrata?) torna puntuale con i medesimi protagonisti e la medesima trama. Come nel libro, così davanti la macchina da presa. Cambia solo il titolo e l’interprete della colonna sonora (Alessandra Amoroso nel 2015, Emma Marrone ora con Quando le canzoni finiranno). E’ proprio lo scrittore a confermarlo

“È nato tutto molto spontaneamente. Mentre presentavo “Io che amo solo te” (la pellicola dello scorso Natale) in giro per l’Italia, capivo che i personaggi che raccontavo erano molto amati e seguiti da tutti. Il secondo libro è nato da un suggerimento di Marco Ponti (il regista) e l’ho scritto di getto: siccome è piuttosto breve, per il film ci siamo dovuti inventare delle cose, abbiamo dato più vita e respiro ai vari personaggi”

La storia 

Chiara (Laura Chiatti) è all’ottavo mese di gravidanza, ma, in quello che dovrebbe essere uno dei momenti più belli della vita di una donna, si sente sola, con un marito troppo preso da altro. Damiano (Riccardo Scamarcio), infatti, la tradisce con Debora (Giulia Elettra Gorietti) la quale gli rivelerà di essere incinta. Ninella (Maria Pia Calzone) e Don Mimì (Michele Placido) si amano e sognano di partire finalmente insieme, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, non solo quello di Polignano. Intorno a loro c’è anche l’amore omosessuale tra Orlando (Eugenio Franceschini) e Mario (Dario Aita), c’è Daniela (Eva Riccobono) incinta del migliore amico Orlando, c’è il duello tra Ninella e Matilde (Antonella Attili), consuocere ma anche legate sentimentalmente allo stesso uomo e c’è l’arrivo inaspettato e poco desiderato di una zia milanese, sorella di Ninella e Franco Torres (Antonio Gerardi) che sostituirà, in qualche modo, la zia del nord interpretata da Luciana Littizzetto in Io che amo solo te.

Non è una storia strappalacrime, qualche momento di ilarità c’è (più per la simpatia dei protagonisti) ma tutto il film dà l’impressione di un déjà vu più che di un sequel. La buona notizia? Siamo lontani anni luce dalle commedie vanziniane, dai peti di Boldi e De Sica e dalle battute (?!?) di Enzo Salvi. Già per questo potremmo essere soddisfatti.

@100CentoGradi

Festival Tolfa Gialli&Noir – Un legionario in sala…

Tutte le immagini, i video e gli articoli della seconda serata del Festival Tolfa Gialli&Noir.

Il Festival è stato ideato da Glauco Felici, uno dei più importanti traduttori e ispanisti italiani del secondo Novecento – a lui è intitolato il Premio Glauco Felici – e da Antonella Biondi, con l’obiettivo di promuovere la scrittura e la letteratura dedicata al mondo dei gialli, sia a livello italiano che internazionale, attraverso una serie di incontri tra scrittori e pubblico in un assetto teatrale e con una atmosfera surreale, enfatizzando temi, personaggi ed autori attraverso particolari scenografie, musiche, ospiti. Protagonisti della serata, il popolare scrittore Gianni Biondillo con il suo ultimo libro Come sugli alberi le foglie edito da Guanda Editore, la brillante autrice milanese Elisabetta Bucciarelli (con il suo “La resistenza del maschio” edito da NN Editore) e il nuovo protagonista del noir scandinavo Ingar Johnsrud , divenuto celebre con il suo libro Gli Adepti, edito in Italia da Einaudi. Gli ospiti, come da tradizione, sono stati sottoposti a “interrogatorio” da Gino Saladini, istrionico criminologo e autore, che con la sua verve di grande comunicatore ha determinato a ogni appuntamento il grande successo e il calore del pubblico in sala. Questa volta il conduttore è stato affiancato dallo scrittore Franco Limardi e dalla giornalista e autrice Orietta Cicchinelli che ha presentato il suo libro Hijo de Puta (MGC Edizioni)

La paranza dei bambini – Incontro con Roberto Saviano

Tanto tuonò che, alla fine, piovve davvero. In tutti i sensi. Più di mille persone in fila dalle prime ore del pomeriggio davanti a La Feltrinelli di Via Appia, a Roma per assistere all’incontro con lo scrittore Roberto Saviano in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo La paranza dei bambini. Folla composta, almeno nelle prime file. Poi con il trascorrere dei minuti, l’arte di arrangiarsi (quella tipica, all’italiana) ha cercato di prevalere. “Sono appena uscita dal lavoro, fatemi passare” “Io entro con te, tanto chi se ne accorge” “E dovrei farmi un’ora di fila? Io spingo, tanto…” le frasi udite dagli ultimi arrivati. Che in libreria ci fosse una persona anni luce lontana dalle loro prepotenze, poco importa. Nel locale, tutti composti. Merito di un imponente servizio di sicurezza che, va detto, ha funzionato perfettamente. Presentazione durata un’ora con la giornalista Silvia Truzzi e la rapper Baby K. a far da spalla a Saviano. Si parla dei ragazzi di Napoli, soprattutto ma il discorso inevitabilmente approda sulla piazza più grande e meno controllata: quella della rete

I ragazzini (parliamo anche dei tredicenni) che restano fuori dal branco, cercano il colpevole, quello che li ha messi in disparte e poi nutrono invidia. Oggi il sentimento più popolare, viene generato e alimentato da Internet: una volta nessuno sapeva come vivevano i ricchi, ora li hanno sotto gli occhi e questo li fa impazzire, si sentono dei falliti. I ragazzi di Napoli vedono questi video di lusso sfrenato e si dicono: quanti straordinari dovremmo fare per arrivare lì? E’ la risposta a portarli sulla strada

La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza (un gruppo di fuoco legato alla Camorra) e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. I tempi di Gomorra non sono tanto lontani. Resta da capire come (e se, soprattutto) racconti del genere possano in qualche modo far crescere l’emulazione. Non sempre si nasce delinquenti. Saviano lo sa, ma non potrà mai assumersi le colpe per aver portato alla luce storie delle quali nessuno vuole parlare. Lui continua a esporsi per non darla vinta a chi lo ha sempre attaccato usando le solite armi: o “quello lì copia” oppure “questo lo si sa da anni”. Vero, ma che non si sia mai fatto nulla per sconfiggere lo è altrettanto. Chiusura, inevitabile, con le sue reazioni al voto americano che ha vinto trionfatore il repubblicano Donald Trump. Lo scrittore napoletano la pensa così

C’è un’intera classe sociale, a Napoli come negli USA, strozzata dalla crisi che scivola sempre più in basso e le famiglie incapaci di reggere l’urto implodonoIntere parti sociali vengono fatte a brandelli, lasciate fuori da tutto, dal lavoro, dall’ istruzione, dalla vita, nel nome di un progresso sempre più veloce. La verità è che sono tornate le caste

 

@100CentoGradi

Fai bei sogni

 

L’infanzia negata, un “tradimento” scoperto solo da grande. La morte di una mamma vista con gli occhi di un bambino di nove anni archiviata nel cuore come un evento naturale e la conoscenza della tragica verità solo in età adulta. La storia autobiografica narrata nel libro Fai bei sogni di Massimo Gramellini si trasforma in un film (diretto da Marco Bellocchio) con pochi cambiamenti se non che il romanzo era strutturato come una sorta di detective story mentre il film di Bellocchio è un horror in cui Nosferatu e Belfagor sono i protagonisti della realtà (molto fantasiosa, invero) del piccolo Massimo (Nicolò Cabras) appassionato di lettura e di calcio fin da bambino. La Canzonissima del 1970 (quella di Ma che musica maestro di Raffaella Carrà), le partite del Toro (quello di Claudio Sala) e, via via con gli anni, la vicenda Mani Pulite e la guerra in Bosnia. Tutti eventi realmente vissuti, in prima persona, dalla penna de La Stampa. Un occhio disattento li riterrebbe elementi di contorno. Ma solo attraverso le immagini la tragedia viene in qualche modo addolcita, accantona il comune senso del pudore e la spocchia da intellettuale. Il vero protagonista resta lui: Massimo, da grande e da bambino. Da scrittore e da attore. Dove non arriverà il film, per quanto ben fatto, è già arrivato il libro

@100CentoGradi

Giorgia: Vi presento il mio Oronero

Il nuovo disco di Giorgia (il decimo della sua produzione) da domani in vendita. Ma soprattutto l’intervista (con video e foto del backstage) rilasciata a Metro News Italia .

Qui il link e il video!

http://www.metronews.it/16/10/27/giorgia-vi-presento-il-mio-oronero.html

 

 

 

www-metronews-it-giorgia-giovedi-27-10-2016

oria-metro-giorgia-venerdi-28-10-2016

 

Qui il video completo!

A margine dell’intervista, dal mio archivio, il primo incontro con Giorgia raccontato da Il Messaggero.it di domenica 5 marzo 1995. Lei, fresca vincitrice del Festival di Sanremo con Come saprei, lo ricordava bene…

giorgia-il-messaggero-roma-giorno-e-notte-domenica-05-03-1995

@oriacicchinelli

The Giornalisti – Di tutto un pop

 

Essere alternativi, fregarsene delle logiche del mercato e far uscire un disco completamente diverso dalla massa. Se si cerca questo dal nuovo lavoro dei The Giornalisti, forse è meglio cambiare strada e lasciare il cd (beato chi li compra ancora…) negli scaffali polverosi. Oppure provare a spendere quei 99 cent per un brano, giusto per vedere l’effetto che fa. E’ anche vero però che sperimentando troppo si rischia di implodere e perdere per strada i fan della prima ora. Il nuovo prodotto della band romana è nettamente diverso dai precedenti (assonanze con Fuoricampo, uscito nel 2014, praticamente nulle). E dire che, soprattutto per merito del singolo Fine dell’estate, i tre ragazzi avevano riscosso notevole successo. In Completamente sold out (questo il nome del cd uscito venerdì scorso) c’è tanto, tantissimo pop e molta musica commerciale. Il che non è di certo un male. Nelle note dei pezzi riecheggiano Venditti (vero e proprio vate per il leader Tommaso Paradiso), gli Stadio (quelli dei primi album) una spruzzata di Vasco Rossi e… tanta malinconia. Che altro non è che il limite della felicità. Si parla senza problemi di morte, di “sold out al mio funerale” di “disperazione la domenica, vagando per la strada con gli occhiali scuri” oppure di delusioni amorose. Impiega cinque minuti Paradiso per scrivere un pezzo. E certe volte sono trecento secondi fecondi;come nel caso di Tra la strada e le stelle (brano che rimarrà nel tempo) e la stessa Sold out dove il protagonista cammina “senza una meta, senza una strada, con gli occhi lucidi e la sigaretta”. Ma forse il vero colpo del disco è rappresentato dalle tracce finali. Il tuo maglione mio e Vieni e cambiami la vita raccontano quello che tanti altri artisti non sono riusciti a dire. Fossero stati protagonisti dei primi anni 90 sarebbero stati associati a un Vallesi o a un Masini (non a caso un brano si chiama Disperato). Ora i duri e puri non hanno più vita facile neanche nella musica e ci si ritrova in macchina o in strada con qualche luccicone. Il bello è che non capita solo alle ragazze. I The Giornalisti consegnano le chiavi del cuore maschile in altre mani. Che forse forse non ne faranno il buon uso. Per incapacità più che per cattiveria

 

Incontro con Niccolò Agliardi – Quando la realtà supera la fantasia

Non è il primo e non sarà certo l’ultimo cantautore a cimentarsi nella scrittura di un romanzo. Ma Niccolò Agliardi (uno dei più stimati compositori italiani) ama mettersi in gioco e raccontare in Ti devo un ritorno (Ed. Salani) una vicenda talmente surreale quanto piena di significati.

Tutto nasce da una storia vera anche se misconosciuta. Una vicenda giudiziaria al limite della follia. E’ il 2001 quando Emilio Andrés Parra (narcotrafficante spagnolo) compra uno yacht, chiamato Mario, a Las Palmas alle Canarie e incarica il siciliano Antonino Quinci di andare in Venezuela a recuperare 540 kg di coca. Ma nel viaggio di ritorno, come in un film, l’imbarcazione perde il timone. Quinci non si da per vinto e dopo due mesi in balia delle onde nell’ Oceano atlantico, ormai disidratato, decide di farsi ricoverare. Non prima di aver nascosto il carico in fondo al mare con reti e ancore. Da lì l’incubo che dura ancora oggi. Un’intera generazione di ragazzi divenuti tossicodipendenti, tre dei quali morti per overdose nella prima settimana.

Chi sono i protagonisti di questo libro, Niccolò?

Più che protagonisti, sono “eroi”.  C’è Pietro, milanese, trentadue anni appena divenuto orfano del padre. Una vita di mancanze e di paure. E’ un surfista mancato e non riesce a far decollare la propria vita, né tanto meno a darle una direzione. La sua fuga da Milano e l’approdo nelle Azzorre lo fanno improvvisamente crescere. Lì incontra un ragazzo di diciannove anni, Vasco, e con lui instaura un rapporto di amicizia molto simile a quello che un padre può avere con un figlio. Purtroppo, come nella realtà, arriva anche qui un naufragio che porta sull’ isola un carico di cocaina che stravolgerà le loro vite e quelle dell’intera popolazione.

Quanto è stato difficile romanzare una storia talmente cruda?

La difficoltà è stata nel farla apprezzare agli stessi editori. Erano convinti nel voler raccontare la vicenda, meno dalla mia visione. Mi sono sentito bocciato e sono anch’io scappato a Roma da una mia vecchia amica universitaria, oggi editor. Grazie a lei ho anche inserito delle figure femminili, molte delle quali simili a quelle che hanno attraversato la mia vita

Quanto c’è di autobiografico in questo racconto?

Fisicamente nulla, Pietro ha ancora tutti i capelli… Nel libro c’è il 70% di autobiografia, mentre in Pietro è presente il 20% di Niccolò.

Il 10% mancante è di Vasco?

No, di mio in Vasco non c’è nulla. Però voglio ricordare che Vasco parla con la lingua di Brando Pacitto di Braccialetti Rossi (senza di lui non sarei stato capace di dare colore ai dialoghi presenti nel libro)

Ma Niccolò si è mai perso?

Assolutamente! E ho anche perso treni, pullman, aerei come scrivo nel libro. Ora non è più un problema. Navigo a vista però ho la bussola nella stiva. Non mi sento smarrito

Nella sua carriera Milano è stata sempre al centro di tutto. Qual è il suo rapporto con la città?

Milano la amo molto di più ora rispetto a qualche anno fa. Forse perché sono quasi sempre a Roma. Ho il cuore dislocato, adoro entrambe le città. Il ritorno è però necessario per una questione di coerenza. Amo perdutamente Roma ma ho una voglia matta di tornare a dormire nel mio letto

A quando un prossimo disco?

Ora i brani stanno “riposando”. Continuo a scrivere per altri artisti (Simili di Laura Pausini è la sigla di Braccialetti Rossi) ma non ho più la smania di apparire o il vezzo di ascoltare le mie canzoni in macchina. In questo momento il mio unico obiettivo è far leggere il romanzo!

@100CentoGradi

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La cultura coreana sbarca in Italia

Un luogo per creare un’armonia e un punto di incontro e collaborazione tra artisti coreani e italiani, oltre a presentare la propria cultura al nostro pubblico

Così il direttore Soo Myoung Lee durante la conferenza stampa svoltasi stamattina per la presentazione del primo Istituto culturale coreano in Italia. Undicesimo in Europa e trentunesimo nel mondo, a pochi passi da Porta Pia, in via Nomentana, aprirà il 26 ottobre e si sviluppa su uno spazio di oltre 2.200 metri quadrati, in una palazzina liberty ristrutturata. Un vero e proprio tuffo nel mondo e nella civiltà coreana non troppo conosciuta nel nostro paese.

 

All’interno, spazi espositivi, uno studio d’arte, una biblioteca (con circa 2000 libri in lingua italiana inglese e coreana, e DVD), una sala per proiezioni, convegni e concerti, aule per corsi di lingua, una sala per lezioni di cucina e, all’esterno, un giardino. Spazio anche al virtuale con il Visual Foto che offre la possibilità di stampare foto con lo sfondo a tema raffigurante paesaggi coreani, immagini di film e attori. Primo appuntamento aperto al pubblico, il 27 e 28 ottobre con le lezioni di cucina coreana. L’istruttore chef Jae-ok, LEE preparerà bulgogi (il piatto di carne più rinomato in Corea) e japchae (a base di patate dolci). Nella stessa giornata prenderanno il via le mostre d’arte. Poi, dal 21 al 26 novembre è in programma Korean Week, che porterà in Italia artisti, musicisti, chef e atleti coreani per approfondire ogni giorno un tema diverso: la cucina (in collaborazione con Gambero Rosso), la cultura della bellezza, la musica jazz, l’arte marziale del taekwondo, e per concludere una giornata dedicata all’hanji, la famosa carta coreana realizzata dalla corteccia di gelso. L’Istituto è composto da due edifici, una struttura centrale e la dependance, più il giardino che sarà messo a disposizione per esposizioni d’opere d’arte, a partire da quelle di Park Eun-Sun, uno dei maggiori artisti coreani contemporanei residente in Italia. Il tutto sotto l’elgida dell’Ambasciata della Repubblica di Corea

@100CentoGradi

Braccialetti Rossi 3

 

Tantissimi ragazzi, alcuni accompagnati dai genitori. No, non siamo all’ingresso di una scuola dopo una giornata di sospensione collettiva. La folla presente stamattina in Viale Mazzini, davanti allo storico ingresso Rai, attende i protagonisti di una delle fiction più famose e seguite in Italia. Sono i fan di Braccialetti Rossi, giunto alla terza edizione. Quello che stupisce è la compostezza nel rimanere dietro le transenne anche se poi qualcuno riuscirà a eludere la vigilanza e a entrare nel blindatissimo palazzo. Il popolo del watanga (questo è ‘grido’ del gruppo, un segno d’unione) che rimane anche nel pomeriggio per un incontro speciale con il cast. Nuovi ingressi (Francesca Chillemi e Luca Ward su tutti) e la scelta Rai di tornare, almeno la domenica, a una programmazione normale. “Si partirà alle 20:35, subito dopo il Tg1, come negli anni d’oro della tv per permettere ai ragazzi che la guardano di non fare troppo tardi, visto che lunedì si va a scuola” (così il direttore di RaiUno Andrea Fabiano).

LA PRIMA PUNTATA –  In ospedale arriva Bobo, un ragazzo bello e tenebroso la cui vita è appesa ad un filo: solo un trapianto di cuore può salvarlo. Nel frattempo Nina costringe Vale a farle una promessa molto importante. Sull’isola, l’idillio amoroso di Leo e Cris deve fare i conti con la malattia del nostro leader: Leo ha un malore e deve tornare in ospedale per sottoporsi alle terapie. Il ragazzo scopre che il suo nuovo compagno di stanza è proprio Bobo.

In quel momento arriva anche un cardiochirurgo importante, chiamato proprio per seguire il ragazzo: si tratta del dottor Baratti. Nel reparto di oculistica, i genitori di Flam ricevono una notizia inaspettata, che costringe il papà a bussare alla porta della sua ex moglie, da cui ha avuto una figlia, Margi, che ignora l’esistenza di Flam ma potrebbe cambiarle la vita…

Leo esce di nascosto per andare sulla tomba di sua madre, ma con sua sorpresa, c’è un uomo che le sta portando dei fiori, un uomo che non ha mai visto.

 

@100CentoGradi