La cena di Natale

Polignano a Mare, un anno dopo. Chiara e Damiano i personaggi nati dalla penna di Luca Bianchini  (Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio sul set) tornano sul luogo del delitto. Il cinepanettone made in puglia (cineburrata?) torna puntuale con i medesimi protagonisti e la medesima trama. Come nel libro, così davanti la macchina da presa. Cambia solo il titolo e l’interprete della colonna sonora (Alessandra Amoroso nel 2015, Emma Marrone ora con Quando le canzoni finiranno). E’ proprio lo scrittore a confermarlo

“È nato tutto molto spontaneamente. Mentre presentavo “Io che amo solo te” (la pellicola dello scorso Natale) in giro per l’Italia, capivo che i personaggi che raccontavo erano molto amati e seguiti da tutti. Il secondo libro è nato da un suggerimento di Marco Ponti (il regista) e l’ho scritto di getto: siccome è piuttosto breve, per il film ci siamo dovuti inventare delle cose, abbiamo dato più vita e respiro ai vari personaggi”

La storia 

Chiara (Laura Chiatti) è all’ottavo mese di gravidanza, ma, in quello che dovrebbe essere uno dei momenti più belli della vita di una donna, si sente sola, con un marito troppo preso da altro. Damiano (Riccardo Scamarcio), infatti, la tradisce con Debora (Giulia Elettra Gorietti) la quale gli rivelerà di essere incinta. Ninella (Maria Pia Calzone) e Don Mimì (Michele Placido) si amano e sognano di partire finalmente insieme, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, non solo quello di Polignano. Intorno a loro c’è anche l’amore omosessuale tra Orlando (Eugenio Franceschini) e Mario (Dario Aita), c’è Daniela (Eva Riccobono) incinta del migliore amico Orlando, c’è il duello tra Ninella e Matilde (Antonella Attili), consuocere ma anche legate sentimentalmente allo stesso uomo e c’è l’arrivo inaspettato e poco desiderato di una zia milanese, sorella di Ninella e Franco Torres (Antonio Gerardi) che sostituirà, in qualche modo, la zia del nord interpretata da Luciana Littizzetto in Io che amo solo te.

Non è una storia strappalacrime, qualche momento di ilarità c’è (più per la simpatia dei protagonisti) ma tutto il film dà l’impressione di un déjà vu più che di un sequel. La buona notizia? Siamo lontani anni luce dalle commedie vanziniane, dai peti di Boldi e De Sica e dalle battute (?!?) di Enzo Salvi. Già per questo potremmo essere soddisfatti.

@100CentoGradi

La verità sta in cielo

 

Uno dei casi più scottanti e ingarbugliati che mente umana possa ricordare. Un giallo che neanche la buonanima di Agata Christie avrebbe potuto partorire. Servizi segreti, banche, massoneria, terrorismo internazionale, regolamento di conti e qualsiasi altra cosa. Ma non è un film. Almeno nella realtà. E’ un pezzo di storia italiana che tormenta l’opinione pubblica da ben 33 anni. Centinaia di piste prese in considerazione, accantonate, riemerse, poi nuovamente riposte in luogo ben sicuro. Quel luogo è il Vaticano. E il caso è quello della sparizione (scomparsa? rapimento?) di Emanuela Orlandi. Era il 22 giugno 1983, della ragazza (cittadina vaticana, figlia di Ercole un commesso della Prefettura della Casa Pontificia) non si ebbero più notizie. Aveva 15 anni. Quella che all’inizio poteva sembrare come un’ “ordinaria” sparizione di un’adolescente, magari per un allontanamento volontario da casa, divenne presto uno dei casi più oscuri della storia italiana e vaticana. Lo Ior, la banda della Magliana, l’Opus Dei, le rivelazioni di Sabrina Minardi (compagna del boss Enrico De Pedis) secondo la quale la ragazza sarebbe stata rapita da “Renatino” (così veniva chiamato) su ordine del monsignor Paul Marcinkus «come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro». Nel film tutto viene raccontato nei minimi particolari con una storia che viaggia su binari paralleli. Una giornalista di una tv inglese (Maya Sansa) viene spedita a Roma dal suo direttore (Shel Shapiro) per tornare ad aprire il cold case Orlandi (Emanuela viene interpretata da Adriana Serrapica), dopo che le immagini degli arresti di Mafia Capitale hanno fatto il giro del mondo. La donna verrà aiutata da un’altra giornalista italiana, inviata del programma televisivo Chi l’ha visto? (Valentina Lodovini), nella realtà era Raffaella Notariale, che ha appena registrato le confessioni della Minardi (Greta Scarano) mentre De Pedis viene interpretato magistralmente da Riccardo Scamarcio. La reporter inglese scava in 33 anni di indizi, piste, prove e controprove, che rivelerebbero il coinvolgimento del noto criminale, poi freddato nel 1990 dai suoi ex alleati della Magliana e con il beneplacito dei servizi, nel rapimento della Orlandi. De Pedis (nella pellicola, fan di Toto Cutugno…) sarà sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare nel cuore di Roma proprio accanto alla scuola di musica dove venne rapita la ragazzina nel 1983. La perseveranza del regista Roberto Faenza porta alla luce, oltre a cose già note, aspetti davvero imbarazzanti del pontificato di Papa Wojtyla e del “cuppolone” in generale la cui maestà è solo nelle vastità. Di santo c’è ben poco. Sono le frasi di Faenza a testimoniarlo :”La cosa davvero incredibile è che quando abbiamo girato la scena del rapimento di Emanuela davanti a quella che era la sua scuola e che ora è un ente ecclesiastico, due tizi ci sono venuti incontro con la pistola impedendoci di girare. Dopo 33 anni questo atto mi ha davvero sbalordito”. Il resto è superfluo… Dal 6 ottobre al cinema. Se ne parlerà, ma non cambierà nulla. Al solito.

 

@100CentoGradi

 

locandina

Io che amo solo te

Quei due ragazzi lì sullo schermo… Sì, proprio loro: Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, che coppia perfetta. Sul set? Non solo, anche nella vita. Non ce ne vogliano i rispettivi partner ma vederli così solari e complici, affiatati anche nelle gag in conferenza stampa, si ha l’impressione di avere a che fare con una coppia… di fatto. Sono proprio loro a dichiararsi in questo modo. Non è certo il primo film che girano insieme! “Sono felice di essere tornato a lavorare con questa monellaccia – dice Scamarcio – ma come ti sei vestita?” E il riferimento è a un bracciale a scheletro che gingilla durante l’incontro con la stampa. “È qualcosa di sobrio, visto che era una presentazione la mattina”, risponde lei. Nel film, una commedia d’amore con due storie intrecciate, quella di Chiara e Damiano pochi giorni prima di sposarsi e quella dei loro genitori fidanzati tanti anni prima, interpretano due innamorati profondamente insicuri che alla vigilia di un matrimonio, per quel piccolo paese pugliese l’evento dell’anno, si ritrovano a mettere a rischio la loro storia e la famiglia in procinto di formarsi. Per Chiara la tentazione verrà da Vito fotografo, impegnato nel servizio sulle nozze, per Damiano da una ex che torna a farsi viva come ultimo addio al celibato. Una Polignano a Mare baciata dal sole settembrino a far da sfondo. L’accento pugliese dei protagonisti rende il film ancora più gradevole, Ci sarebbe da ridire sulla colonna sonora. Un brano così bello (forse il top della musica italiana, come molti di quel genio di Sergio Endrigo) avrebbe meritato l’incisione originale almeno nei titoli di coda. Il pezzo è interpretato invece da Alessandra Amoroso (anche lei artista nata nel Salento). In sala incontriamo anche la figlia di Endrigo, Claudia, sempre disponibile.

Il film è ispirato al romanzo scritto da Luca Bianchini che affronta proprio le complessità di una coppia di innamorati in procinto di sposarsi. Dal 22 Ottobre al cinema. Nota di colore al termine della proiezione. Massimo Ferrero, onnipresente Viperetta, proprietario della sala cinematografica, vedendo una folta schiera di fotografi in attesa degli attori si è lasciato andare a un:”Ma questi chi c…o aspettano?” Domanda: Era stato avvisato?

Riccardo Scamarcio direttore per un giorno a Metro – Lunedì 16 Novembre 2009

In occasione dell’uscita del film La prima luce diretto da Vincenzo Marra (https://oriettacicchinelli.com/2015/09/22/la-prima-luce/) riviviamo l’incontro con Riccardo Scamarcio (protagonista della pellicola) direttore per un giorno nella redazione romana di Metro. Era lunedì 16 Novembre 2009. In questa pagina trovate le foto e il numero storico del 17, da scaricare in Pdf

Metro Roma Martedì 17 11 2009 Riccardo Scamarcio direttore per un giorno

La Prima luce

Figli contesi, la fine di una storia d’amore (quante volte viene usato a sproposito questo termine sacro), lei scappa con la prole e lui resta a casa (quando va bene) costretto a mantenere l’ex e il frutto del loro “amore” (ancora…). O viceversa. Parte da qui il nuovo film di Vincenzo Marra, toccante come lo è l’argomento. Marco (un superbo Riccardo Scamarcio, sempre più convincente), giovane e cinico avvocato, vive con la sua compagna Martina (Daniela Ramirez) a Bari, città di lui. Il figlio Mateo  (non è un errore, si scrive proprio così date le origini sudamericane, interpretato dal piccolo Gianni Pezzolla) vittima sacrificale della decisione della madre decisissima nel tornare in patria. Scelta solo sua, convinta che la decisione presa possa essere ottimale per lei e il bambino. Ma non è proprio così. Le intenzioni di Mateo (e del padre) sono ben diverse. Lei scappa con il figlio e fa perdere le proprie tracce. Fin quando Marco decide di andare a riprendere la sua vita. Una storia straziante, la separazione quando non è condivisa lo è sempre. Tra moglie e marito. Figuriamoci quando la madre “scappa con il malloppo”. Tragicomica e soffertissima la scena nel tribunale sudamericano. E molto emozionante l’abbraccio tra padre e figlio. L’amore (stavolta sì) tra i due è enorme e supera tutti gli ostacoli. Ogni confine. Quello che dovrebbe attraversare Scamarcio per riportare il bambino con sé. Ma…