Mannucci incontra… La vera estate in musica

Tremila, quattromila? Che importa? Organizzatori e questura non avranno conti da fare dopo la serata di ieri sera in Piazza Duca degli Abruzzi, dove è andato in scena l’attesissimo appuntamento del Festival internazionale di Mezza EstateMannucci incontra”. La realtà è che, quando un prodotto qualitativamente vale, non corre alcun rischio. In un’estate ancora una volta orfana della carovana del Festivalbar e in preda agli spasmi di Alvaro Soler e ai vari rigurgiti latinoamericani, un live come quello proposto da Stefano Mannucci è una vera e propria boccata d’ossigeno. Per l’ennesima volta, il giornalista appena approdato a Il Fatto Quotidiano, ha saputo creare un’atmosfera calda e intima come in tutti gli eventi da lui condotti. Si può ben dire:” Sono stato ospite di Casa Mannucci”. Il clima era quello. Cinque nomi sul palcoscenico. Tutti a ricevere ovazioni. E se nelle prove pomeridiane, l’applausometro virtuale aveva premiato l’unica donna presente, la serata ha vissuto il picco di emozioni con l’esibizione di Fabrizio Moro. Chitarra e voce o con la band, ha regalato pezzi come Pensa, Libero, Eppure mi hai cambiato la vita (finalmente eseguita interamente) dopo aver “scortato” Elodie in Un’altra vita (brano scritto da lui per la reduce di Amici) e prima di deliziare tutti con Sono solo parole (altro suo piccolo capolavoro regalato a Noemi) stravolgendo la sua personalissima scaletta. Dietro al palco l’aria di festa è stata leggermente rovinata dalla mancanza di filtraggio da parte della security che ha permesso alla folla di sfondare i cordoni riservati agli addetti ai lavori. Ma nessuno prevedeva un successo del genere. O forse si era fatto troppo affidamento al buonsenso del pubblico. Ma questa è solo una nota di cronaca, impercettibile goccia nell’oceano musicale che ha invaso le strade del centro abruzzese. Fan venuti da tutto il centro Italia per applaudire Luca Napolitano (il primo a salire sul palco, interprete di Ci whatsappiamo (quasi trentamila visualizzazioni sul web) e di A Sud di New York, anni fa cantata in coppia con Federica Camba), Paolo Simoni (tornato alla ribalta dopo il successone radiofonico di Non sono solo canzonette del 2012, con un disco da ascoltare attentamente il cui titolo è tutto un programma: Noi siamo la scelta) Nesli (che fosse fratello di Fabri Fibra ha tenuto a ricordarlo recentemente Vanity Fair, lui ha una dimensione ben delineata anche come autore e ieri l’ha ulteriormente dimostrato cantando, tra le altre cose, La fine, portata al successo da Tiziano Ferro) e i sopracitati Elodie e Moro. La ragazza di origini francesi (vincitrice morale del talent della De Filippi) dopo aver aperto il suo stage con Un’altra vita, è volata alta sulle note di Io che amo solo te del mai troppo rimpianto Sergio Endrigo, At last di Etta James e A mano a mano, una delle pietre miliari di Rino Gaetano. Tante ragazzine con striscioni per lei, ma sono loro (le nuove generazioni) che portano avanti il mercato discografico, piaccia o meno. E davanti a un talento come Elodie, non ci si può davvero lamentare. Tanto più che la ragazza prima e dopo la sua esibizione, ha seguito attentamente i colleghi. Si chiama umiltà. Un’altra dote che è sempre presente negli eventi di Mannucci.

 

 

@100CentoGradi

 

 

Le foto della serata nella galleria sovrastante sono © Mattia Ravioli & Pietro Guida

 

Prima della serata, occasione per scambiare quattro chiacchiere con Luca Napolitano

 

14037887_1076346505788462_1656290226_o

 

 

Luca, solo trent’anni e già diversi “esordi”. Stasera l’ennesimo. Cosa si aspetta dal pubblico?

Lo vedo molto caldo, anche durante le prove! Mi aspetto l’affetto che ho sempre avuto in questi anni. E’ uscito da poche settimane il mio nuovo singolo estivo, si chiama Ci whatsappiamo e parla della notevole differenza tra il mondo reale e quello virtuale. Ormai viviamo in simbiosi con le applicazioni, siamo schiavi del T9, di whatsapp. Vedo ragazzi in giro che, come canto nel mio brano, escono mano nella mano, l’altra è impegnata con il telefonino

Una critica al virtuale, dunque, anche se con il sorriso. Eppure sui social (Instagram su tutti) è seguitissimo

Devo ammettere che funzionano bene, ho molti seguaci. Fan che mi seguono in rete e fortunatamente anche nei concerti in giro per l’Italia. La rete bisogna saperla usare, anche se certe volte interrompere la connessione non è un’idea malvagia. Tempo fa, fuori da un locale, ho visto una scritta. Recitava :’Non abbiamo il wi-fi, parlate tra di voi’. Ecco, penso che sia un’ottima risposta alla tecnologia

Facciamo un passo indietro. Lei arrivò terzo ad Amici, era il 2008, anno del trionfo di Alessandra Amoroso. Cosa è successo dopo?

Il mio primo Ep Vai divenne disco d’oro. Poi ebbi l’opportunità di duettare con Federica Camba nel brano A sud di New York. Feci anche l’attore nel film omonimo. Ho continuato a cantare, non mi sono mai arreso ai diktat discografici. Anche perché penso che nessuno capisca con esattezza come funzionano. Come nessuno sa realmente come vengono gestiti i passaggi radio. Non credo ci sia malafede, solo tanta confusione.

Parlando di Amici, ora può confessare se le liti tra le varie squadre sono reali oppure no.

Certo, sono verissime! Ma vengono amplificate dal mezzo televisivo. Ad Amici come in tutti i talent show. Si vive, si lotta, si discute. Poi c’è inevitabilmente chi sa giocare con il mezzo. E ne fa l’uso che vuole…

Luca è reale, non finge e quando sale sul palco ha il pubblico dalla sua. Ci whatsappiamo tutti, è vero, ma il calore della gente non sarà mai virtuale. Almeno per lui!

 

@100CentoGradi

La città incantata

 

Un posto da fiaba collegato al resto del mondo soltanto da un ponte e una schiera di disegnatori e personaggi che hanno fatto sognare e volare con la fantasia. E’ La Città incantata (nome preso in prestito dal film d’animazione giapponese del 2001 scritto e diretto da Hayao Miyazaki, prodotto dallo Studio Ghibli), meeting internazionale dei disegnatori che salvano il mondo. La cornice è quella della… città che muore. Può sembrare un paradosso ma dal punto di vista geologico è proprio così. Civita di Bagnoregio sorge infatti su un terreno molto precario, situata su una platea tufacea, e rischia il crollo perché i vasti banchi d’argilla che la sorreggono sono soggetti a continua erosione. L’attraversamento del viadotto porta i turisti alla visita di un borgo ancora in attesa di diventare Patrimonio dell’Umanità. Per tre giorni Civita diventa comunque capitale del cinema, del fumetto e dell’immaginazione. Il compito di spalancare le porte del sogno, aldilà del ponte, quest’anno, è affidato a Mark Osborne, regista de Il Piccolo Principe e dei primi due capitoli di Kung Fu Panda. Incalzato dalle domande del direttore artistico Luca Raffaelli, prima dell’apertura ufficiale della rassegna (affidata al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti) ha rapito il pubblico presente con la sua semplicità e con il suo sguardo. Il mondo visto con gli occhi di un bambino, occhi pieni di stupore. Alle sue spalle lo schermo proiettante le immagini del film tratto dalla storica opera di Antoine de Saint-Exupéry. Tornando a valle, nella Casa del Vento, la Creativity Jam for Civita #J4C, full immersion di talenti per far nascere nuove idee e lanciare soluzioni innovative: 24 ore per ideare, progettare, sperimentare attraverso l’uso di tecnologie, lo sviluppo di software originali, video animazioni o video giochi, fumetti o illustrazioni. Con premi finali in denaro, ma soprattutto con la consapevolezza di divertirsi impegnando testa e cuore. Le giornate successive avranno come protagonista principale la Mad Entertainment, casa di produzione napoletana nota al grande pubblico per L’arte della felicità (premiato come miglior film animato all’ European Film Awards). E ancora disegnatori, editori. Tutto per sognare… Almeno per 72 ore.

@100CentoGradi

 

 

 

Il prezzo di Rouge

Un noir da leggere tutto d’un fiato. Basterebbero queste sette parole per descrivere il nuovo romanzo di Enrico Ruggeri, Un prezzo da pagare (Mondadori). Il cantautore che diventa scrittore non è una rarità, per l’autore de Il mare d’inverno (citandone una…) lo è ancora meno. Quinto libro per lui. In verità, negli ultimi mesi, diversi artisti si sono cimentati con un mondo apparentemente diverso dal loro. Ma se De Gregori e Vecchioni hanno scelto di mettersi a nudo (con profonde differenze, va detto) e Venditti di raccontare una Roma in crisi d’identità, il nostro delega il lavoro al vicequestore aggiunto Antonino Lombardo partendo da un suo pensiero “La vita cambia, e non te ne accorgi. La vita ti cambia, e se ne accorgono gli altri.” in un Venerdì Santo, la Pasqua è alle porte, in procinto di raggiungere la famiglia in Toscana, dai parenti della moglie. Una serata apparentemente tranquilla a casa da solo prima di passare, il mattino seguente, in commissariato per saluti e auguri. E questo è il suo errore. Nella notte viene ritrovato il cadavere di Patricia Calvi, nome d’arte di Patrizia Calvetti, giovane soubrette televisiva emergente, pronta, dopo comparsate in vari programmi, a debuttare come attrice in una fiction da prima serata. Le vacanze di Lombardo dovranno aspettare, resterà a Milano per le indagini…

La presentazione in Feltrinelli avvenuta oggi, si è trasformata, però, più in una chiacchierata molto informale tra Ruggeri e il pubblico, incentrata sui suoi dischi e su progetti futuri. Con un occhio alla sua forma fisica. I fan, preoccupati dalle costole incrinate, durante una partita di pallone, sono stati rassicurati dall’artista milanese. Ci vuole bene altro per fermare un Peter Pan che segue il volo di un falco. O di un  gabbiano.

@100CentoGradi

De André canta De André

 

 

Una Roma invasa dalle truppe del signor Rossi (il Blasco Nazionale protagonista assoluto allo Stadio Olimpico) e afflitta da un’umidità terribile ha dato il benvenuto al tour di Cristiano De André. La prima tappa, ieri sera all’Auditorium Parco della Musica in Cavea, pieno in ogni ordine di posto. Pubblico caloroso, rapito dalle note dell’eterno ragazzo genovese. Potrebbe sembrar strano definirlo così visti i cinquanta e passi anni d’età, più di trenta passati su un palco. Ma per la critica e il pubblico resterà sempre il figlio di Fabrizio. Eredità scomoda? No, a giudicare dalla disinvoltura con la quale si presenta sul palco. Mai una sbavatura, mai un errore. Qualche pezzo ha un’interpretazione talmente coinvolgente che sembra scritto da lui stesso. L’obiettivo è far apprezzare a più persone possibile la lirica del poeta ligure, ancora oggi di un’attualità sorprendente. Qualche titolo? La guerra di Piero ad esempio, Dolcenera (figlia dell’album Anime salve, era il 1997, padre e figlio sullo stesso palco nel tour omonimo) Canzone per l’estate (nuovo singolo, tirato fuori da cassetti polverosi e pieni di musica) Fiume Sand Creek (forse la più vicina alle sue corde). E tutti in religioso silenzio ad ascoltare anche i pochi momenti nei quali l’artista racconta la sua storia legata a doppio filo (e non potrebbe essere altrimenti) con quella di Faber. Si parla di De Gregori, di Dori Ghezzi… E spunta fuori il famoso aneddoto che vede Cristiano somigliante in maniera fortissima alla…madre. Per l’ennesima volta, son il sorriso sulle labbra, viene ricordato che la sua vera mamma è Enrica Rignon. Tutto il resto è gossip o vita vissuta come nel libro La versione di C. dato alle stampe poche settimane fa. Ma ieri sera c’era da onorare Fabrizio. Il tour del resto, De André canta De André prevede tanta musica e tanta poesia. Tutta in famiglia. Nei bis finali, largo a Il Pescatore e soprattutto a una versione deliziosa del più bel brano italiano di sempre. La canzone dell’amore perduto commuove e fa sognare tutti, gli spettatori delle prime file sono già sotto il palco. Gente di tutte le età provenienti principalmente dalla Liguria e dalla Sardegna. Inutile ricordare quanto l’amico fragile era legato a queste due terre. Una serata emozionante, con Fabrizio nel cuore e Cristiano sul palco. Ancora una volta insieme.

@100CentoGradi

In mattinata su Metro News Italia l’intervista a Cristiano De André

ORIA METRO ROMA VENERDì 24 06 2016

http://www.metronews.it/16/06/23/de-andr%C3%A9-canto-mio-padre-e-lo-sento-ancora-con-me.html

Andrea Mirò – Nessuna paura!

 

Una performance da grande artista, un disco fuori da un mese. Il nono della sua produzione e forse il più riuscito. Almeno questo è il parere di Andrea Mirò e del pubblico presente in Feltrinelli lunedì pomeriggio, nello storica libreria di Via Appia in Roma. Un luogo che mese dopo mese sta diventando un appuntamento irrinunciabile per gli amanti della buona musica oltre che, evidentemente, dei buoni libri. Bisognerebbe aprire un dibattito sulla qualità offerta e quella percepita dai fruitori. La presenza di poca gente (al netto del lunedì pomeriggio e del traffico romano) non ha di certo rovinato l’esibizione dell’astigiana. Trent’anni di carriera portati con disinvoltura, era il 1987 quando Roberta (questo il suo vero nome) si presentò a Sanremo con Notte di Praga, pezzo raffinato come pochi in quello che rimarrà il Festival più seguito (e forse più bello) della storia. Poi Anna e il freddo che ha, La canzone del perdono, Nessuno tocchi Caino (cantata insieme al compagno Enrico Ruggeri), La la la (con quel refrain in francese davvero sensuale), Il vento fino ad arrivare a Deboli di cuore, pezzo trainante del disco Nessuna paura di vivere, il titolo più azzeccato in questo momento storico. Nessuna paura di andare avanti, del cambiamento, mai fermarsi e limitare i nostri orizzonti. Chi meglio di lei può raccontarlo? Artisticamente parlando si è resa indipendente, canta e scrive quello che vuole. E se le radio non passano i suoi brani (troppo interessanti, forse)… beh, nessun problema. C’è il pubblico che va ai suoi concerti, c’è chi resta estasiato dalle sue parole, mai banali e dalla sua musica. E lei, accompagnata da una chitarra, ha regalato quattro brani a chi ha avuto la fortuna di essere presente. Dalla già citata Deboli di cuore a Conseguenze, da Così importante a Piove da una vita (il pezzo più riuscito dell’intero lavoro, insieme a Reo confesso). Ogni traccia è da ascoltare, ogni singolo fa riflettere. E come lei dichiara alla fine dell’incontro…:”Questo disco meriterebbe un vinile”. Assolutamente d’accordo. E lei meriterebbe molta più gente presente. Ma non se ne cura e va avanti con il suo stile. Che alla fine paga sempre.

Nota a margine… Gli scatti, tutti diversi ma tutti simili tra loro sono la testimonianza della semplicità di Andrea. Non c’è alcun bisogno di fare scena. Lei è una vera artista. Il disco è stato in buona parte registrato e mixato a Ferrara da Andrea Mirò con Manuele Fusaroli e masterizzato da Giovanni Versari. Nel disco hanno collaborato tra gli altri Brian Ritchie e Nicola Manzan.

@100CentoGradi

Gabbani vuol dire musica!

Le serate al Quirinetta sono sempre sinonimo di incontri affascinanti. E’ capitato con Levante, con i Marlene… E giovedì sera, prima del concerto, con Francesco Gabbani. Musicista carrarese arrivato al successo con Amen e con un album Eternamente ora (anche nuovo singolo e nome del tour) pieno di spunti di riflessione e di pezzi scritti e suonati in modo talmente coinvolgente da inserire il tasto repeat nel lettore cd. Chiacchierata iniziata con l’argomento Sanremo. Così, subito, per non pensarci più… Giova ricordare che Gabbani, vincitore nei giovani al Festival, ha rischiato l’eliminazione per un blocco tecnico avvenuto in sala stampa al momento delle votazioni nella terza serata. Al ballottaggio, lui e Miele, prima ammessa in finale e poi eliminata. (https://oriettacicchinelli.com/2016/02/12/sanremo-2016-3serata/)

Il pasticcio avvenuto a Sanremo ha dato più visibilità al vincitore piuttosto che allo sconfitto. Si è chiesto il perché?

Il pezzo che ho portato era sicuramente orecchiabile. Amen è una parola conosciuta da tutti! Ma rispetto alla domanda…no, non credo di aver avuto visibilità maggiore. Anzi, credo che quello che è accaduto al festival abbia fatto gioco a entrambi. Io ho vinto e lei ha comunque avuto successo. E’seguita da tanti fan e questo, aldilà della vittoria che mi ha reso evidentemente felice, è la cosa principale

Amen, dove Gesù diventa agnostico?

E’ un paradosso, evidentemente, tutto il brano è basato sulle esagerazioni e sull’eccentricità. Ho profondo rispetto verso la religione cristiana. Il mio riferimento è alla tendenza del popolo italiano di pronunciare sempre e comunque questa “parolina magica”, Amen, come segnale di rassegnazione davanti ai problemi

Il brano è diventato disco d’oro. Un successone considerando le vendite dei cd ridotte ai minimi storici

Ma erano copie digitali! I ragazzi, con l’avvento di internet non comprano più il supporto fisico. Hanno un’enorme scelta tra migliaia di brani. Noi abbiamo vissuto l’adolescenza con il vinile prima e con il cd poi. Mettevamo i soldi da parte per acquistare quello che amavamo maggiormente e chi non poteva permettersi l’intero album, comprava il singolo. Ora una canzone costa un euro e si ha la possibilità di scaricarla anche illegalmente. E’ anche per questo che sono orgoglioso del riconoscimento avuto con Amen

Mi permetto… Si prestava molto, vista la musica… Non era impossibile avere successo con quel ritornello

Assolutamente sì, ma parecchi si sono soffermati a riflettere sul testo. E’ una doppia vittoria. E nel disco quasi tutti i brani sono “orecchiabili” ma al tempo stesso cercano di avere un ascolto attento

C’è chi la paragona a Rino Gaetano, chi a Battiato. Io, personalmente la vedo più simile a Ruggeri. E lei?

Io? A tutti! Non scherzo. Sono orgoglioso di essere associato a questi nomi. Ascolto musica da sempre e amo tutti i generi, forse perché mio padre è un musicista

Cosa ascoltava in casa?

Sono cresciuto con il jazz anni 40. Charlie ParkerDizzy Gillespie… Ma con il tempo ho imparato ad apprezzare anche il cantautorato italiano e ti confesso che anche Rihanna non mi dispiace affatto. Dipende molto dalle situazioni. Nel disco c’è un po’ di tutto. Ci sono io che affronto temi sociali e c’è anche la mia vita

Il pezzo più autobiografico? Forse La strada?

Sono contento che tu veda quel brano come quello che mi rappresenta maggiormente. Secondo me invece è Il vento si alzerà. E’ l’unico che ho scritto di getto, dentro c’è mia madre, i nostri conflitti e la mia infanzia. Sì, è il più autobiografico della mia produzione. E nei miei live non manca mai

E quindi non uscirà mai come singolo…

Chi può dirlo? Forse no, ma non sono sicuro…

Gabbani non ha poi potuto svolgere regolarmente la serata a causa di problemi alle luci. Ma niente paura:il 4 Giugno si recupera! La sua carriera partita in un Amen è solo all’inizio

13234997_1299495926731806_1420320163_o

 

@100CentoGradi

 

 

 

Se avessi un cuore – Annalisa instore

La folla è quella delle grandi occasioni. Gli idoli incontrastati delle nuove generazioni sono i ragazzi figli dei vari talent. Poco spazio nel loro cuore (leggasi Ipod) per i vari Calcutta, TheGiornalisti, Dente e altri che pure sono ascoltatissimi (anche se nel loro caso si può parlare tranquillamente di un’abiogenesi). E’ il passaggio televisivo, ora anche radiofonico, che rompe gli argini e fa respirare il mercato discografico. D’altronde gli instore servono a vendere qualche migliaia di copie fisiche del prodotto che altrimenti rimarrebbe a impolverarsi sugli scaffali dei pochissimi negozi di dischi ancora con le serrande alzate. E la dedica sul cd fa gola ai fan (tutti rigorosamente under 20, tranne poche eccezioni). La musica verrà salvata dai giovani? Viva i giovani, allora. E viva Annalisa (è lei la protagonista dell’incontro in Feltrinelli andato in scena venerdì pomeriggio) cantautrice più che interprete. Specialmente con l’ultimo disco Se avessi un cuore, uscito la notte precedente la presentazione e già al primo posto nelle classifiche di vendita sulle principali piattaforme digitali. L’aspetto più curioso avvertito durante le ore di attesa (la cantante ha fatto il suo ingresso in leggero ritardo, poco dopo le 17:30) è derivato dall’assimilazione da parte del pubblico di ogni pezzo nuovo. E’ questo il grande successo dell’artista ligure. Poche ore dopo il live nella Capitale, i fan conoscevano già a memoria le parole di ogni canzone. La più bella dopo un primo ascolto resta la sanremese Il diluvio universale, meritevole di maggior fortuna in Riviera. Tra gli altri brani spicca Quello che non sai di me mentre Used to you altro non è che la versione inglese di Potrei abituarmi (entrambe presenti nel lavoro e potenziali nuovi singoli). Tutto l’incontro è avvenuto in diretta con il telefonino della stessa Annalisa, grazie all’applicazione Facebook Mentions con il countdown scandito da lei e il pubblico prima dell’immancabile selfie. L’amore tra loro non è davvero una colpa, non è un mistero, non è una scelta, non è un pensiero. E’ tutto meritato.

@100CentoGradi

 

Il ritorno di Mimmo Locasciulli

 

Mimmo, quanti anni sono passati? Più di trenta sicuramente, andiamo a memoria. Google non serve quando si parla di Intorno a trent’anni (1982) il più grande successo, quello che l’ha reso popolare. Un pezzo con sonorità attualissime. E Confusi in un playback? Era nelle playlist di ogni radio quel duetto con Enrico Ruggeri. 1985, riscatto della musica italiana in un decennio pieno di dance d’oltralpe. Invece Mimmo Locasciulli festeggia ben quarant’anni di carriera. Non è mai stato un divo, ma nei suoi concerti difficilmente ci sono stati biglietti invenduti. La spontaneità e la genuinità del cantautore abruzzese sono quelle di un tempo. Sorridente e disponibile a qualsiasi tipo di quesito si è esibito oggi pomeriggio in Feltrinelli, a Roma. Accompagnato da una nuova band (presenti all’incontro due elementi: Nicola Di Camillo al contrabbasso e Mattia Feliciani al sax) ha deliziato la platea con diversi pezzi tratti da Piccoli cambiamenti, molto più che un best of. Per celebrare (pardon, festeggiare…) la ricorrenza, Locasciulli ha inciso un doppio cd con i suoi maggiori successi riarrangiati. Nel disco trovano spazio duetti con Alex Britti, Francesco De Gregori, Gigliola Cinquetti, Enrico Ruggeri, Andrea Mirò, Ligabue. Proprio con l’artista emiliano il singolo apripista. Quel Confusi in un playback magistralmente riproposto da entrambi. Indifferente alle mode o alle sollecitazioni di mercato, il cantautore ha seguito una sua personale strada musicale, fatta soprattutto di coerenza, ma anche di ricerca, di curiosità e di sconfinamenti in ambiti musicali diversi dal suo habitat artistico naturale. Con questa speciale dotazione egli si è conquistato, e ancora conserva, un posto di primissimo piano nel panorama della canzone d’autore italiana. Lo zoccolo duro non lo abbandonerà mai e chissà che anche qualcuno della generazione dei talent non si appassioni a un artista che mettendoci sempre la faccia, non ha mai deluso

 

 

@100CentoGradi

Niccolò Fabi Earth Day 2016

 

 

In occasione della Giornata della Terra, Metro ha ospitato nella sua redazione romana il cantautore Niccolò Fabi. Qui trovate il video e l’articolo con il Pdf da scaricare.

http://ns341012.ip-176-31-251.eu/pdf/20160422_Roma.pdf

 

 

 

 

Nel pomeriggio, l’artista ha invece presentato in Feltrinelli il suo nuovo disco Una somma di piccole cose, un album che lo vede mettersi finalmente a nudo. Un lavoro impubblicabile lo definisce. La copertina ad esempio è frutto di uno scatto fotografico di Fabi con il suo cellulare in una mattina a Campagnano (alle porte di Roma) dove vive. Tutti i brani sono stati scritti, suonati e registrati integralmente nello studio casalingo. Il singolo in rotazione radiofonica è Ha perso la città. Il cantautore, dopo l’intervista effettuata da Carolina Di Domenico si è esibito in quatto brani. Oltre al pezzo già citato, Una somma di piccole cose, Facciamo finta e Filosofia agricola. Tutti portano la sua firma. L’unica eccezione è Le cose non si mettono bene, scritto da un gruppo di Civitavecchia, Hellosocrates, il cui cantante Alessandro Dimito è morto due anni fa: “Li ho conosciuti a Musicultura e li ho seguiti fino a quando ho saputo della morte di Alessandro. Spesso la morte di un artista ha un valore non solo umano ma anche simbolico. In qualche modo è stato un passaggio di consegne da parte di un uomo che l’ha scritta e non ha potuto farla ascoltare a qualcuno che magari al posto suo cerca di farla sentire a più persone. Un omaggio alla sua bravura” le parole di Niccolò.

 

 

@100CentoGradi  Unica foto non di proprietà del sito è l’ultima (in bianco e nero) © Simone Cecchetti

PATTY PRAVO ALL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA

 

Ieri sera, 10 aprile 2016, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium si è esibita Patty Pravo, nell’unica data romana del suo “Eccomi Tour”: successo prevedibile di una serata piacevole e un po’ disincantata. Sessantotto primavere di sguardi magnetici, carriera cinquantennale con brusche cadute e rinascite inattese, milioni di dischi venduti per canzoni molto belle sempre e veri capolavori talvolta, il ricordo di una voce fuori da ogni registro e perciò trappola di ogni teorica alternativa: tutto questo ha richiamato al Parco della Musica un foltissimo pubblico, scandito in almeno tre generazioni, già canticchiante al bar, nella cavea e nella fila d’ingresso… Ottimi musicisti inseriti in una metallica scenografia essenziale supportano il Mito, non tanto appassionato di sé, che raggiunge il palco dopo il cadenzato Intro del primo pezzo: “La vita è qui”; seguono l’hit sanremese “Cieli immensi” e “Per difenderti da me” di Tiziano Ferro, dall’ultimo CD, da cui la Pravo propone in concerto, alternati ai classici, anche i brani: “A parte te” (gran pezzo di Giuliano Sangiorgi, autore anche di “Unisono”, del 2011 e ugualmente in scaletta), “Ci rivedremo poi”, “Come una preghiera” (autore del figlio di Mogol che, per non sfigurare, usa il nom de plume Cheope, che Patty trova buffo assai), “Nuvole” (invocata a gran voce fin dall’inizio, è stata cantata con trasporto collettivo alla fine dello spettacolo) e “Qualche cosa di diverso” (perla perfetta di Zibba, interpretata bene anche dal vivo, sembra davvero il brano migliore dell’ottimo “Eccomi” ).

Rabberci e stonature a parte, Nicoletta ha emozionato certo i faziosi fans ma forse anche i critici più ostili, perché è riuscita (ma come fa?) con imponderabile malia a disattivare nel pubblico ogni circuito giudicante per lasciar nudo il nucleo emotivo, di cui quella voce e quella dizione, imperfette e straordinarie, sembrano essere assolute regine ormai da mezzo secolo. Così, ai primi accordi di “Non andare via” i sudditi sono tutti rientrati ai loro posti e in religioso silenzio hanno ascoltato una vibrante e sofferta esecuzione, senza dubbio il vertice interpretativo della serata, di un classico ogni volta nuovo.

Patty è sembrata a suo agio soprattutto con i suoi cavalli di battaglia: “Pazza idea”, “Ragazzo triste”, “Il Paradiso”, “Sentimento”, “Pensiero stupendo” e l’immarcescibile “Bambola”, proposta nella versione 2008 celebrativa del quarantennale; attenta nel riproporre la bellissima e sfortunata “Il vento e le rose”, trascinante nell’abbraccio del pubblico complice in “… e dimmi che non vuoi morire”.

Vengono dal passato due “novità”: la suggestiva e un po’ sulfurea “Dimensione”, tratta dal bellissimo “Munich Album” del 1979, e la commovente “Dove andranno i nostri fiori” classico contro ogni guerra ripreso dal long-playing “Tanto” del 1976, pieno di ottimi pezzi arrangiati da Vangelis.

Pubblico a bordo palco e pressoché tutto in piedi consente alla Pravo il saluto finale che è ormai una ritrovata bandiera, la canzone più bella: “Tutt’al più” .

 

 

Elio SENA