Gabbani vuol dire musica!

Le serate al Quirinetta sono sempre sinonimo di incontri affascinanti. E’ capitato con Levante, con i Marlene… E giovedì sera, prima del concerto, con Francesco Gabbani. Musicista carrarese arrivato al successo con Amen e con un album Eternamente ora (anche nuovo singolo e nome del tour) pieno di spunti di riflessione e di pezzi scritti e suonati in modo talmente coinvolgente da inserire il tasto repeat nel lettore cd. Chiacchierata iniziata con l’argomento Sanremo. Così, subito, per non pensarci più… Giova ricordare che Gabbani, vincitore nei giovani al Festival, ha rischiato l’eliminazione per un blocco tecnico avvenuto in sala stampa al momento delle votazioni nella terza serata. Al ballottaggio, lui e Miele, prima ammessa in finale e poi eliminata. (https://oriettacicchinelli.com/2016/02/12/sanremo-2016-3serata/)

Il pasticcio avvenuto a Sanremo ha dato più visibilità al vincitore piuttosto che allo sconfitto. Si è chiesto il perché?

Il pezzo che ho portato era sicuramente orecchiabile. Amen è una parola conosciuta da tutti! Ma rispetto alla domanda…no, non credo di aver avuto visibilità maggiore. Anzi, credo che quello che è accaduto al festival abbia fatto gioco a entrambi. Io ho vinto e lei ha comunque avuto successo. E’seguita da tanti fan e questo, aldilà della vittoria che mi ha reso evidentemente felice, è la cosa principale

Amen, dove Gesù diventa agnostico?

E’ un paradosso, evidentemente, tutto il brano è basato sulle esagerazioni e sull’eccentricità. Ho profondo rispetto verso la religione cristiana. Il mio riferimento è alla tendenza del popolo italiano di pronunciare sempre e comunque questa “parolina magica”, Amen, come segnale di rassegnazione davanti ai problemi

Il brano è diventato disco d’oro. Un successone considerando le vendite dei cd ridotte ai minimi storici

Ma erano copie digitali! I ragazzi, con l’avvento di internet non comprano più il supporto fisico. Hanno un’enorme scelta tra migliaia di brani. Noi abbiamo vissuto l’adolescenza con il vinile prima e con il cd poi. Mettevamo i soldi da parte per acquistare quello che amavamo maggiormente e chi non poteva permettersi l’intero album, comprava il singolo. Ora una canzone costa un euro e si ha la possibilità di scaricarla anche illegalmente. E’ anche per questo che sono orgoglioso del riconoscimento avuto con Amen

Mi permetto… Si prestava molto, vista la musica… Non era impossibile avere successo con quel ritornello

Assolutamente sì, ma parecchi si sono soffermati a riflettere sul testo. E’ una doppia vittoria. E nel disco quasi tutti i brani sono “orecchiabili” ma al tempo stesso cercano di avere un ascolto attento

C’è chi la paragona a Rino Gaetano, chi a Battiato. Io, personalmente la vedo più simile a Ruggeri. E lei?

Io? A tutti! Non scherzo. Sono orgoglioso di essere associato a questi nomi. Ascolto musica da sempre e amo tutti i generi, forse perché mio padre è un musicista

Cosa ascoltava in casa?

Sono cresciuto con il jazz anni 40. Charlie ParkerDizzy Gillespie… Ma con il tempo ho imparato ad apprezzare anche il cantautorato italiano e ti confesso che anche Rihanna non mi dispiace affatto. Dipende molto dalle situazioni. Nel disco c’è un po’ di tutto. Ci sono io che affronto temi sociali e c’è anche la mia vita

Il pezzo più autobiografico? Forse La strada?

Sono contento che tu veda quel brano come quello che mi rappresenta maggiormente. Secondo me invece è Il vento si alzerà. E’ l’unico che ho scritto di getto, dentro c’è mia madre, i nostri conflitti e la mia infanzia. Sì, è il più autobiografico della mia produzione. E nei miei live non manca mai

E quindi non uscirà mai come singolo…

Chi può dirlo? Forse no, ma non sono sicuro…

Gabbani non ha poi potuto svolgere regolarmente la serata a causa di problemi alle luci. Ma niente paura:il 4 Giugno si recupera! La sua carriera partita in un Amen è solo all’inizio

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Marlene Kuntz – Lunga attesa, ripagata!

 

Quasi trent’anni di carriera, alcune tappe all’estero e la partenza del tour italiano da Roma, dal Quirinetta, luogo che evento dopo evento sta diventando un punto di ritrovo per chi ha voglia di suonare. E’ proprio Cristiano Godano, frontman dei Marlene Kuntz (on stage ieri sera) a confessarlo. “Il posto è davvero carino, intimo, il soundcheck è andato benone. Sarà sicuramente una bella serata” Lo è stata. Locale pieno, pubblico in visibilio intento a cantare ogni singolo pezzo per quasi due ore di concerto. Suoni potenti, distorsioni, rock distillato come non se ne sente più, almeno in Italia.

La piacevole chiacchierata con il leader dei Marlene ha avuto come argomento principale proprio le sonorità del nuovo album.

Due chitarre, un basso e una batteria. I Marlene tornano alle origini. In Italia nessuno fa più dischi così!

E’ il nostro sound, poca roba ma potente! In passato abbiamo tentato di allargare lo spettro dei timbri, introdurre nuovi strumenti. Questa volta no, niente pezzi lenti. Solo rock duro, abbiamo messo energia e picchiato forte.

Una scelta obbligata o ponderata, la vostra?

Entrambe le cose. Internet ha distrutto buona parte del nostro guadagno. Noi riusciamo ancora a essere apprezzati dal pubblico per non esserci mai piegati alla logica delle major, delle radio commerciali. La gente ci segue per questo. Non potremmo mai suonare pezzi diversi dalla nostra natura. Non ne saremmo in grado.

Anni fa avete partecipato anche a Sanremo, però. Più commerciale del Festival…

Ci hanno invitato, non siamo snob. Siamo stati sul palco dell’Ariston presentando un pezzo “strano” per chi non ci conosceva. Così facendo non abbiamo tradito il nostro pubblico. Alieni? Forse. Ma non per noi. E ti assicuro che non è stata una vetrina per catturare nuovi “fan”. Nulla di nuovo abbiamo riscontrato dopo quell’esibizione. Siamo rimasti nel limbo: Non totalmente oscuri ma sempre di nicchia.

Qual è il vostro rapporto con le classifiche di vendita e con il ritorno prepotente del vinile?

I nostri dischi restano nella Top Ten per due settimane al massimo. Più curiosità che altro. Quando cantammo il pezzo con Skin (La canzone che scrivo per te) le radio ci presero in considerazione. Ma in tutta onestà, passarono il pezzo di…Skin, non dei Marlene. Lo stesso vale per il vinile. Non è un business come si vuole far credere. Si stampano pochissime copie in tiratura limitata, è il fenomeno del momento. Tra poco tornerà nel dimenticatoio.

Il nuovo album si chiama Lunga attesa. Anche se il vostro precedente disco è uscito poco più di un anno fa

Noi viviamo di live, anche in termini economici. Una volta esaurita una produzione, siamo costretti a farne un’altra e a ripartire in tour. Non possiamo rimanere parcheggiati per troppo tempo. Bisogna lavorare sempre ma farlo bene. Sul palco non ci risparmiamo mai. Cerchiamo di essere sempre energici e reattivi.

Ma i Marlene Kuntz come si pongono davanti agli attentati? Avete paura di salire su un palco?

In Italia ancora no. Non sono uno spavaldo se rispondo così. Il nostro Paese ha già passato momenti simili, negli anni 70. Se ci chiudessimo in casa faremmo il loro sporco gioco. I terroristi vogliono intimidirci. Ancora non percepisco il timore, come non credo lo senta la gente. Ogni volta che salgo in macchina mi sento molto più a rischio. Non solo per un calcolo delle probabilità.

Ma stasera lei salirebbe su un palco in Belgio o in Francia?

Onestamente non lo so, il Belgio oggi dovrebbe essere sicurissimo e blindato. Ma onestamente… Sono contento di far cantare Roma, stasera.

Godano lo farà insieme al suo gruppo. Notte magica, rock puro. (Non) solo per intenditori!

@100CentoGradi

 

Laboratorio da… Grandi

Laboratorio e concerto. Spettacolo e sperimentazione. Tutto in un’unica serata. E’ il nuovo progetto di Irene Grandi, in scena lunedì sera al Quirinetta di Roma, insieme ai Pastis. Lungoviaggio, tra suoni e immagini del quotidiano.

Lo spettacolo ha avuto un prologo di carattere sperimentale: i ragazzi selezionati, infatti, hanno approfondito il linguaggio della performance partecipando direttamente al laboratorio che si è tenuto lo stesso giorno dell’evento. Sul palco (allestito con uno speciale set fotografico condotto dagli artisti), interazione con i partecipanti, protagonisti attivi.

L’incontro con la musicista toscana è avvenuto prima del laboratorio pomeridiano.

Irene com’è nata quest’idea?

Il progetto (una creazione dei Pastis, i fratelli Marco e Saverio Lanza) nasce dall’esigenza di sperimentare. Partiamo dalla videoarte musicale dove le immagini del quotidiano, i suoni e i rumori della più varia umanità, i volti degli spettatori, le parole e la musica, si fondono in un’unica performance interattiva. Tutto può diventare ispirazione musicale. Un ritornello, un pezzo rap. I ragazzi nel laboratorio creano delle canzoni pasticcione poi nelle varie serate vengono selezionate. E’ un work in progress interattivo.

Il viaggio è sempre presente nella sua carriera. Da In vacanza da una vita in poi. Cos’è il viaggio per Irene Grandi?

Il viaggio del quale ho sempre parlato è la vita stessa. L’esistenza è in divenire! Così come la voglia di cambiare sempre e di sperimentare senza fermarsi mai.

A proposito di esperimenti, è stato più stimolante duettare con Alessandro Gassman o suonare con Stefano Bollani?

Sono state due esperienze diversissime tra loro, ma intriganti al tempo stesso. Con Alessandro il divertimento c’è stato soprattutto nelle riprese del video di Qualche stupido “Ti amo” (Something Stupid). Avevamo abiti anni 50, il romanticismo era la chiave di lettura per quel brano e per il disco in generale. Con Stefano il progetto è stato più rischioso e importante. Una tournée e un prodotto discografico. Sicuramente più faticoso ma ha dato i suoi frutti

Ha mai pensato di ricantare Se mi vuoi, dopo la scomparsa di Pino Daniele?

Questa poteva essere l’occasione giusta. Potevamo “trasportare” la voce di Pino con la tecnologia, un duetto virtuale. In un live classico non riuscirei a pensare a nessun interprete che possa non dico sostituire ma neanche avvicinarsi a lui. Vorrei però poter suonare con i suoi musicisti storici (quelli di Napoli Centrale) e farmi suggerire da loro qualche idea.

 

@100CentoGradi

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“Io sono Paola Turci”

La prima vera tappa del tour teatrale di Paola Turci non poteva che avere come location Roma. Dopo la data zero a Chieti, la scelta della Capitale era quasi obbligatoria. Il pubblico caldissimo e caciarone, il posto totalmente rinnovato e la musica degli artisti che stanno calcando il palco del Quirinetta in questa stagione. Puntualissima (22:30 in punto) look total black, si è presentata in scena ripercorrendo con la sua band trent’anni di musica. Brani rivestiti talmente bene da sembrare nuovissimi. Forse per la modernità dei testi, ancora tutti attuali. Nel backstage, attendendo la cena, l’incontro con l’artista romana è stata l’occasione giusta per affrontare diversi temi (politica, talent, Pippo Baudo)… Tutto è partito da Mani giunte (brano del 2002), il brano che più si addice a questo momento storico…

Qual’è per lei il pezzo più attuale del suo repertorio?

Hai nominato Mani giunte, potrei essere d’accordo se facessimo un discorso legato all’evolversi dei personaggi. La storia non è cambiata da allora, sono mutati solo i commedianti. Quando parlavo di “soldi macchine e una donna al giorno, la possibilità di avere tutto e subito senza aver bisogno di essere mai perdonato” non mi riferivo solo a Berlusconi. Era il periodo della guerra in Iraq, con le immagini dell’11 Settembre ancora davanti agli occhi. Era una riflessione sul mondo che avrei lasciato ai miei figli e del quale avrei continuato a far parte. Ma se dovessi descrivere la mia carriera, il pezzo che sento più mio è sicuramente Stato di calma apparente. Fu il primo brano che scrissi.

Ha appena pubblicato un’antologia e un libro. Torniamo indietro con la memoria al 1989. Bambini la fece conoscere al grande pubblico, quello di Sanremo che in quegli anni faceva ascolti stratosferici. Cosa rimane di quella polvere bianca cantata nel brano?

La polvere bianca? C’è ancora, la gente non lo sa oppure è troppo impegnata a guardare altrove. L’Occidente che chiude gli occhi davanti ai desaparecidos, a chi trasforma i bambini in soldati, a chi permette lo sfruttamento minorile (non solo sessuale). L’Occidente che specula sulla pelle del più debole. Le armi, la prostituzione, la droga… E’ l’infanzia negata. Chi non vive un’infanzia serena non potrà mai avere pace interiore. Io ho sempre cercato di mettere in musica i miei pensieri e le storie, anche quelle più scomode.

Abbiamo sfiorato l’argomento Sanremo. La sua carriera è legata a doppio filo con il Festival. Quanto manca un personaggio come Pippo Baudo alla rassegna canora?

Pippo Baudo è il Festival di Sanremo (detto da lei che ha partecipato come esordiente negli anni presentati da Carlucci, figli d’arte e Dorelli vale come attestato di stima incondizionata). Lui sa fare tutto. Si dice sempre sia un gran professionista. Lui è di più. Io ho lavorato con Baudo, un conoscitore così attento alla musica e ai giovani non l’ho mai incontrato. Anche se parlassimo di lui solo come un grande presentatore. Nessuno può o potrà mai reggere il confronto.

Come giudica la decisione di certi suoi colleghi di avvalersi di cantanti giovani per “invecchiare decentemente” ? Parliamo di De Gregori, Venditti. Non sarebbe meglio rimanere fedeli a se stessi?

Non so rispondere a questa domanda perchè non ho una conoscenza approfondita del tema. Ma non giudico negativa a priori la scelta. Non sempre ciò che esce dai talent è da buttare. Anzi, tante belle voci popolano il mercato discografico! Se qualche mostro sacro sceglie la strada della collaborazione, anche solo per fini pubblicitari, non reca danno a nessuno. La musica è totalmente anarchica. Io stessa scrissi e cantai Mani giunte con un altro nome (Fuck u) insieme a J-Ax degli Articolo 31. Loro la inserirono in un loro album (Domani smetto), solo successivamente la pubblicai…a modo mio.

La cena è arrivata! Un pasto frugale prima di salire sul palco. La Turci è scatenata. Voce perfetta e band di valore. Ventidue pezzi (scaletta in foto) tra i più conosciuti. Tra i bis Mi chiamo Luka (cover di Luka di Susanne Vega) anno 1988. Ma ieri più che Susanne Vega, Paola (groove e rock amalgamati) sembrava Patti Smith!

@100CentoGradi

 

in battere e… LEVANTE

http://www.vevo.com/watch/ITB261500759

Un monologo ad aprire la scena. Ed è subito Abbi cura di te. In ritardo (più che giustificato) ma lei si fa perdonare. Rivederla a Roma fa bene agli occhi e alle orecchie. La prima tappa del tour di Levante è al Teatro Quirinetta di Roma, in una serata di inizio autunno. La cantante siculo-torinese sempre più scatenata sul palco non si risparmia proprio mai. Niente la abbatte, neanche i disturbi alla strumentazione. Ha il cuore tra il pubblico. Lo regala a loro, a tutti quelli che sono corsi in massa a vederla. Due anni dal primo live, si presenta più matura (non che prima non lo fosse) e più spensierata. Ma riesce anche a commuoversi. Lacrime vere quelle che sgorgano dai suoi occhi durante la toccante Finché morte non ci separi (terzo toccante singolo), come reali sono quelle tra i ragazzi sotto al palco durante Ciao per sempre. In tutto i brani cantati saranno ventuno. Scaletta rispettata. La più apprezzata e richiesta? Senza zucchero, non a caso scelta come apertura dei bis. A fine concerto, ospiti del backstage, abbiamo scambiato con Claudia (il suo vero nome) qualche battuta a caldo (è proprio il caso di dirlo).

Mai come stasera i problemi tecnici hanno cercato di rovinare tutto. A differenza di altri cantanti però non si nota astio tra lei e lo staff. Finzione o realtà?

I tecnici sono la parte fondamentale di questo lavoro, oserei dire gli angeli custodi. Cerco sempre di non perdere il controllo con loro. Il mio modo per far capire che ci sono problemi è dichiararlo apertamente al microfono, magari cambiando strofa a un pezzo per farlo notare. Stasera ho dovuto abbandonare anche gli ear monitor e ho cantato anche a cappella perché non riuscivo a sentire gli strumenti, Ma ce l’ho fatta!

Con tutte le poesie d’amore raccontate in questi due dischi si potrebbe scrivere un libro. Alfonso (il tormentone dell’estate 2013) sembra essere un brano con poca attinenza agli altri

Alfonso è stata scritta in un momento nel quale non sapevo cosa ne sarebbe stato della mia carriera. Le avevo provate tutte, ma non ero riuscita ad avere visibilità. La festa raccontata nel pezzo è chiaramente una metafora. Non era il mio luogo, non era quello che volevo. Un momento di frustrazione. Ma fa parte di me. Io sono quella arrabbiata, aggressiva (come in Duri come me, ad esempio) ma anche quella dolce e timida.

Due anni fa, di questi tempi, l’esordio a Roma con Le feste di Alfonso. Ancora non era stato pubblicato nessun album. La canzone sulla quale puntava maggiormente era Cuori d’artificio. Stasera era relegata a fine scaletta.

Quest’anno ho fatto fatica a cantarla aldilà della stanchezza. Le voglio bene ma ora sono in uno step successivo. Guardo al futuro. E prima o poi sarò costretta ad allontanarmi da qualche brano. Resta chiaro che sono legatissima ad entrambi i dischi fatti. Mi hanno dato tantissime soddisfazioni.

Il brano al quale non Levante non rinuncerà mai?

Ad Alfonso devo voler bene per forza, grazie a lui i sacrifici mi sono stati restituiti sotto forma di carezze.

Nel ringraziarla pensiamo alla notte che ci aspetta. Si dormirà un’ora in più. Forse Levante ha scelto la data apposta per permetterci di sognare maggiormente.

@100CentoGradi