Giovanni Allevi… O Generoso

 

I visitatori escono puntuali alle 19. Non sanno cosa accadrà di lì a poco. Qualcuno ha la soffiata giusta e resta. Al museo dell’Ara Pacis, in un giovedì prenatalizio c’è un’atmosfera magica nell’aria. Un pianoforte e due sedie al centro della sala. E’ la presentazione del libro di Giovanni Allevi, uno dei talenti italiani più famosi e  apprezzati all’estero. Quarantasei anni, marchigiano, esporta nel mondo il suono e le sue composizioni di musica contemporanea da innovatore che ha dato un volto nuovo alla classica, seguito dalle folle, non sempre compreso dall’accademia. Talmente istrionico da disegnare anche i suoi abiti. A presenziare il tutto il decano dei presentatori italiani, Pippo Baudo, che apre la serata in ritardo e fa tornare alla memoria i vecchi interminabili festival di Sanremo (quelli veri con share e gradimento alle stelle). Ma vale la pena aspettare. Tra una domanda e un po’ di musica, Allevi racconta alcuni aneddoti contenuti in Vi porterò via con me – La mia vita con la musica, un libro fotografico tra parole e immagini di una straordinaria avventura artistica e umana. La dedica? “A tutti gli incompresi” Giovanni Allevi, compositore, uomo, bambino… Allevi che prende di petto i sogni e non li lascia se non dopo averli realizzati. Nel libro ci sono i suoi sacrifici e la voglia di non arrendersi mai. Nella sala, impreziosita dalle note, si respira una pace e una serenità che neanche il trillo di qualche telefonino lasciato incautamente acceso, riesce a rovinare. Due ore che volano via, al termine delle quali appare un mazzo di fiori. E’ per lui, commosso e quasi imbarazzato.

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Natale col boss

 

 

Una cinepastiera più che un cinepanettone. La vera sorpresa sotto l’albero, quest’anno, è targata Peppino Di Capri. L’autore di pezzi come Roberta, Champagne, Il Sognatore tanto per citarne alcuni, diventa il protagonista della strenna natalizia firmata (anzi…filmata) da Aurelio De Laurentiis. Seicento sale ospiteranno il film, finalmente lontano dal cliché boccaccesco e molto più vicino a un romanzo gomorresco. Alex e Dino (Lillo & Greg) sono due affermati chirurghi plastici abituati a cambiare i connotati dei loro pazienti con pochi e delicati colpi di bisturi. Leo e Cosimo (Paolo Ruffini e Francesco Mandelli) sono invece due maldestri poliziotti sulle tracce di un pericoloso e potente boss di cui nessuno conosce il volto. Alex, Dino, Leo, Cosimo e il Boss inciamperanno l’uno nella vita dell’altro, in una commedia piena di equivoci e colpi di scena. Di Capri nel film incarna se stesso e un terribile boss partenopeo che assume i suoi tratti somatici dopo l’intervento di chirurgia plastica messogli a punto dai rinomati dottori Alex e Dino. Il mutamento fisico è reso necessario dalle compromettenti foto scattate dalla coppia di imbranati poliziotti che lo scoprono durante uno scambio di merce illegale al porto di Napoli. In realtà il suo volto avrebbe dovuto avere le sembianze di Leonardo di Caprio… Si ride molto, questa è la bella notizia, visti i mediocri film di Boldi (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa) e Pieraccioni e attendendo il ciclone Zalone (in uscita il primo gennaio 2016 per Medusa). E anche lo chansonnier partenopeo si è divertito tantissimo durante le riprese…

Non è stato facile mettersi in gioco così dopo 57 anni spesi per la musica! Ho dovuto addirittura fare due ruoli per una paga sola: c’ho provato a raddoppiare lo stipendio ma De Laurentiis non c’ha sentito.. .Tornerò comunque a fare il mio mestiere, cioè il musicista

Dal 16 Dicembre al cinema!

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Emma direttrice di Metro – Mercoledì 18 Dicembre 2013

emma

 

Esattamente due anni fa, la cantante salentina diresse per un giorno il nostro quotidiano. Ripercorriamo quei momenti insieme alle immagini e al numero storico di allora!

 

Fai clic per accedere a 20131218_Roma.pdf

Renzo Arbore, quello delle jam session

Sarà capitato anche a voi… Beh, siamo in tema televisivo quindi vale tutto. Anche se Zum Zum Zum di Sylvie Vartan c’entra poco o nulla. Ma sempre di motivetti parliamo. Sarà capitato anche a voi, dicevamo… O forse no. Aprire una porta e trovare davanti agli occhi il gotha dello spettacolo italiano. Tutti insieme Renzo Arbore, Pippo Baudo, Lino Banfi, Gianni Boncompagni… Per non parlare degli assenti. Posti riservati a Carlo Verdone e Paolo Villaggio (tanto per fare due nomi) sono stati lasciati vuoti. Ma lunedì pomeriggio alla Casa del Cinema in Roma c’erano davvero i principi della televisione. Quella di una volta. Sarebbe più giusto chiamarli reduci se solo avessimo una nuova schiera di personaggi pronti a prenderne il testimone. L’occasione l’ha fornita Arbore autore della sua autobiografia E se la vita fosse una jam session? Fatti e misfatti di quello della notte. Un libro (Rizzoli) pieno di aneddoti, ricordi, battute. Il tutto presentato dall’autore in splendida forma e da Lorenza Foschini (volto storico del Tg2). E proprio a lei, retroscena svelato ieri, venne dedicata Vengo dopo il tiggì, sigla finale di Indietro Tutta. E’ stata una piacevole chiacchierata tra amici con una serie di filmati (memorabili gag di Arbore sul ritardo cronico di ogni clip) ripercorrenti la sua lunga carriera. Dalle trasmissioni televisive che hanno segnato un’epoca, come Indietro tutta e Quelli della notte, ai concerti in giro per il mondo durante i 26 anni di successi dell’Orchestra italiana. “La mia vita – racconta Renzo Arbore – è stata influenzata tutta dal jazz che è  notoriamente una musica improvvisata. La jam session lo è ancora di piu’. Per questo ho deciso di intitolare così il mio libro. Ogni idea è nata insieme ai miei amici, come Gianni Boncompagni e Lino Banfi, attraverso l’improvvisazione. Grazie a questo libro sono riuscito a parlare anche di programmi meno noti, ma a cui tengo molto, come Cari amici vicini e lontani, andato in onda in occasione dei 60 anni della radio. Non parlo solo della mia carriera, ma anche della mie esperienze umane e racconto il mio punto di vista sui cambiamenti e fatti storici che ho vissuto personalmente.”

Un libro da divorare e da tramandare a chiunque voglia intraprendere la carriera di showman. Giusto per fargli cambiare idea. Certi personaggi sono e resteranno inimitabili.

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Richard Gere in anteprima assoluta a Roma!

 

Innamorato pazzo dell’Italia, “portatore sano di buddismo”, ottimista per natura e vocazione, il celebre attore americano è sbarcato nella Capitale per presentare la sua nuova commedia, Franny, incentrata su un miliardario megalomane e morfinomane che sconta i suoi sensi di colpa invadendo di favori la vita altrui. Film, va detto subito a scanso d’equivoci, consigliato solo ai fanatici di Gere. Deboluccia assai la trama, sarebbe un flop colossale se il protagonista non fosse lui. Tanto più che tutta la pellicola è incentrata sulla sua vita borderline e al contempo generosa. La beneficenza narcisistica e invadente porta lo spettatore quasi a detestare il benefattore. E’ un’opera prima (l’esordio alla regia di Andrew Renzi) e questo giustifica in parte il mediocre risultato. In conferenza stampa si parla soprattutto di altro. E la dichiarazione principale è l’attestato d’amore per il cinema italiano (non proprio quello contemporaneo…) “Vorrei girare un film con Bernardo Bertolucci, se ancora volesse fare del cinema. In italia ci sono comunque degli ottimi registi con cui vorrei lavorare. Se finora non ho girato un film da voi è semplicemente perché non si è creata l’occasione ma sono certo che accadrà prima che deciderò di terminare la mia carriera”. Non è piaggeria, talmente candide sono le sue frasi! Come quando afferma che l’America dovrebbe pensare più alla pace che al possesso delle armi. Auspica anche un incontro tra Papa Francesco e il Dalai Lama per migliorare questo mondo. Rimarrà nei ricordi come un incontro piacevole. Ma i tempi di American Gigolò sono finiti da un pezzo.

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Sanremo 2016 Ecco i big!!!

Come consuetudine, il carrozzone sanremese inizia prima delle feste natalizie. E’ il palco de L’Arena, il contenitore domenicale condotto da Massimo Giletti su RaiUno, a ospitare Carlo Conti, per il secondo anno alla guida dell’indomabile rassegna canora. Il presentatore toscano, dopo interminabili preamboli con i soliti inutili opinionisti (tra gli altri Alba Parietti, Iva Zanicchi e Mario Luzzato Fegiz, sempre pronto a sparare nel mucchio), ha svelato in anteprima i 20 “big”, i 20 grandi artisti sanremesi. Conti, che il 23 giugno 2015 è stato nominato pubblicamente direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo del 2016 – dopo la fortunata edizione 2015 – manterrà anche la direzione artistica della rassegna musicale del 2017. Parecchie novità, ottimo il ritorno degli Stadio, soliti reduci dai talent e reunion dei Bluvertigo in formazione originaria con a capo Morgan. E gli Elii a dare pepe a tutta la kermesse.
Al Teatro Ariston lo show in programma dal 9 al 13 febbraio 2016, verrà seguito minuto per minuto anche su questo sito.

Ecco i nomi!

sanremo

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“Io sono Paola Turci”

La prima vera tappa del tour teatrale di Paola Turci non poteva che avere come location Roma. Dopo la data zero a Chieti, la scelta della Capitale era quasi obbligatoria. Il pubblico caldissimo e caciarone, il posto totalmente rinnovato e la musica degli artisti che stanno calcando il palco del Quirinetta in questa stagione. Puntualissima (22:30 in punto) look total black, si è presentata in scena ripercorrendo con la sua band trent’anni di musica. Brani rivestiti talmente bene da sembrare nuovissimi. Forse per la modernità dei testi, ancora tutti attuali. Nel backstage, attendendo la cena, l’incontro con l’artista romana è stata l’occasione giusta per affrontare diversi temi (politica, talent, Pippo Baudo)… Tutto è partito da Mani giunte (brano del 2002), il brano che più si addice a questo momento storico…

Qual’è per lei il pezzo più attuale del suo repertorio?

Hai nominato Mani giunte, potrei essere d’accordo se facessimo un discorso legato all’evolversi dei personaggi. La storia non è cambiata da allora, sono mutati solo i commedianti. Quando parlavo di “soldi macchine e una donna al giorno, la possibilità di avere tutto e subito senza aver bisogno di essere mai perdonato” non mi riferivo solo a Berlusconi. Era il periodo della guerra in Iraq, con le immagini dell’11 Settembre ancora davanti agli occhi. Era una riflessione sul mondo che avrei lasciato ai miei figli e del quale avrei continuato a far parte. Ma se dovessi descrivere la mia carriera, il pezzo che sento più mio è sicuramente Stato di calma apparente. Fu il primo brano che scrissi.

Ha appena pubblicato un’antologia e un libro. Torniamo indietro con la memoria al 1989. Bambini la fece conoscere al grande pubblico, quello di Sanremo che in quegli anni faceva ascolti stratosferici. Cosa rimane di quella polvere bianca cantata nel brano?

La polvere bianca? C’è ancora, la gente non lo sa oppure è troppo impegnata a guardare altrove. L’Occidente che chiude gli occhi davanti ai desaparecidos, a chi trasforma i bambini in soldati, a chi permette lo sfruttamento minorile (non solo sessuale). L’Occidente che specula sulla pelle del più debole. Le armi, la prostituzione, la droga… E’ l’infanzia negata. Chi non vive un’infanzia serena non potrà mai avere pace interiore. Io ho sempre cercato di mettere in musica i miei pensieri e le storie, anche quelle più scomode.

Abbiamo sfiorato l’argomento Sanremo. La sua carriera è legata a doppio filo con il Festival. Quanto manca un personaggio come Pippo Baudo alla rassegna canora?

Pippo Baudo è il Festival di Sanremo (detto da lei che ha partecipato come esordiente negli anni presentati da Carlucci, figli d’arte e Dorelli vale come attestato di stima incondizionata). Lui sa fare tutto. Si dice sempre sia un gran professionista. Lui è di più. Io ho lavorato con Baudo, un conoscitore così attento alla musica e ai giovani non l’ho mai incontrato. Anche se parlassimo di lui solo come un grande presentatore. Nessuno può o potrà mai reggere il confronto.

Come giudica la decisione di certi suoi colleghi di avvalersi di cantanti giovani per “invecchiare decentemente” ? Parliamo di De Gregori, Venditti. Non sarebbe meglio rimanere fedeli a se stessi?

Non so rispondere a questa domanda perchè non ho una conoscenza approfondita del tema. Ma non giudico negativa a priori la scelta. Non sempre ciò che esce dai talent è da buttare. Anzi, tante belle voci popolano il mercato discografico! Se qualche mostro sacro sceglie la strada della collaborazione, anche solo per fini pubblicitari, non reca danno a nessuno. La musica è totalmente anarchica. Io stessa scrissi e cantai Mani giunte con un altro nome (Fuck u) insieme a J-Ax degli Articolo 31. Loro la inserirono in un loro album (Domani smetto), solo successivamente la pubblicai…a modo mio.

La cena è arrivata! Un pasto frugale prima di salire sul palco. La Turci è scatenata. Voce perfetta e band di valore. Ventidue pezzi (scaletta in foto) tra i più conosciuti. Tra i bis Mi chiamo Luka (cover di Luka di Susanne Vega) anno 1988. Ma ieri più che Susanne Vega, Paola (groove e rock amalgamati) sembrava Patti Smith!

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Babbo Natale non viene da Nord

 

Piccola ma doverosa premessa: Chi non ama la commedia napoletana (salernitana in questo caso…) è pregato di astenersi dalla visione di questo film. Chi non ama il teatro e il cinema dei vari Salemme, Buccirosso non apprezzerà il vero film di Natale. Il classico cinepanettone all’italiana diventa un love budget, una fiaba magica che stupisce e fa ridere dal primo all’ultimo istante. Il ritorno dietro alla macchina da presa di Maurizio Casagrande è un successo preannunciato. Lui “prestidigitatore” con figlia canterina al seguito tra amnesie, travestimenti e mille equivoci. Lui e Giampaolo Morelli come Totò e Peppino (con il dovuto rispetto…) del terzo millennio. Tutto nasce in un giardino incantato, pieno di luci colorate dove una bimba spaventata dalla vista di Babbo Natale, si lascia convincere ad ascoltare una storia. Quella del “nostro” Santa Claus, padre irresponsabile ma abilissimo prestigiatore e rubacuori. La figlia India interpretata da Annalisa Scarrone cerca di redimerlo andando a passare le feste di Natale con lui. La ragazza è una cantante di talento ma di scarso successo; nel film è la sosia proprio di …Annalisa, famosissima cantautrice. Un incidente cambierà completamente le sorti del suo soggiorno e quelle di un centro educativo per bambini disagiati nel quale il protagonista si ritrova coinvolto suo malgrado. A farla da padrone sono le continue battute dei due personaggi chiave. La Scarrone colpisce con la sua arma migliore: la voce. Aldilà dei gusti personali, ha stoffa da vendere e discograficamente parlando è giunta al quarto disco (tutti vendutissimi). La scelta della cantante anziché di un’attrice convenzionale come protagonista femminile è presto spiegata dallo stesso regista :”Annalisa somiglia mostruosamente a mia sorella quando eravamo piccolini. Appena l’ho vista, ho sentito subito un’aria di famiglia: i suoi occhioni, il suo visino delicato, una certa dolcezza che non perde nemmeno quando è arrabbiata. C’era bisogno nel film di una ragazza giovane, fresca, simpatica e con una bellissima voce. Tutte queste doti le ho trovate in lei”. I battibecchi tra Morelli e Giangrande, intanto, proseguono anche in conferenza stampa e si continua a ridere come se il film fosse ancora in proiezione. C’è da divertirsi questo Natale. Da domani nei cinema.

Al termine della proiezione il saluto di Annalisa ai lettori di Metro!

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TZN European Tour 2015

Una gelida serata romana scandita dalla pioggia, un periodo storico da incubo per i noti fatti parigini. La psicosi, la paura a farla da padrone. Questo il clima che si respirava ieri sera davanti ai cancelli del PalaLottomatica per la seconda (e ultima) tappa romana del tour invernale di Tiziano Ferro. Sguardi attoniti, poca fila all’ingresso nonostante il soldout al botteghino. E prefiltraggi infiniti prima di accedere al PalaEur (per i romani continuerà sempre a chiamarsi così, in modo molto famigliare). La paura non deve vincere ma vallo a spiegare ai ragazzi! Tiziano ci prova da subito con un video messaggio e ripeterà il concetto numerose volte durante la serata. Più di mille persone, parole sue e dati alla mano, non si sono presentate alla prima serata (sabato) pur avendo acquistato il biglietto. In questo periodo suonare e far divertire il pubblico è quanto più difficile possa esserci. Ma il cantante di Latina non parte sconfitto. Anzi! Ha preparato per i suoi fan una scaletta composta rigorosamente di hit. Tutti i suoi singoli senza sosta in due ore di puro spettacolo. Non c’è spazio per i brani “minori”. Parte subito con Xdono poi La differenza tra me e te, Sere nere… Lui non si risparmia (anche se appare leggermente più “ingessato” rispetto alle tappe precedenti). Riesce a sciogliersi con Il Vento (in alta rotazione radiofonica) e da lì è un crescendo. Presentatosi elegantissimo, smoking nero d’ordinanza, cambierà altre quattro volte gli abiti per concludere in t shirt e jeans. Tra il pubblico la voglia di normalità è testimoniata dai selfie di ragazzine e genitori (mai come questa volta tanti “accompagnatori”). E’ un segno dei tempi o solo l’ennesima testimonianza di paura? Sarà il tempo a dirlo. A un passo da noi Massimo Ferrero (patron della Sampdoria, immancabile), snobbato dai più. Dopo L’ultima notte al mondo e con il pubblico finalmente festante, Ferro intona Per dirti Ciao!, Alla mia età, La fine (da sempre, chissà perché, la più amata). Il bis è per Lo stadio, Non me lo so spiegare e Incanto. Sulle note di questo pezzo, Tiziano, telefonino alla mano, gira per il palco inquadrandosi e facendo salire alle stelle i decibel dell’impianto romano, la cui acustica (da sempre mediocre) è sembrata finalmente dignitosa. Merito dei fonici intenti a lavorare, osservati estasiati da due fidanzati più interessati a loro che al palco… Due ore soltanto, è vero, scaletta rispettata alla… nota. Ma per tornare a respirare un minimo di normalità non potevamo aspettarci di più. La paura, nonostante i larghi spazi vuoti, non vincerà.

 

Baustelle “Roma, ti amiamo”

Una dichiarazione d’amore senza precedenti verso la Capitale d’Italia. Quella bistrattata, vessata (anche per ovvie ragioni, s’intende) ma anche quella generosa, “de core”, quella più calorosa e accogliente (e anche qui, niente da dire). I Baustelle incontrati in Feltrinelli ieri pomeriggio hanno tirato fuori dal cilindro un sentimento smisurato verso la Città Eterna. Tutto nasce dalla decisione di intitolare il loro ultimo lavoro Roma. Live!. Il perché è presto spiegato. “A Roma più che negli altri posti il battito delle mani ha un suono e una ritmicità unici. Il pubblico ci accompagna e ci travolge con entusiasmo ogni volta maggiore” Ed è proprio così, quando il leader Francesco Bianconi invita i fan a far sentire quel “rumore” si ha la conferma che la loro non è certo piaggeria. Roma. Live!” è il primo album dal vivo dei Baustelle in quindici anni di carriera. Da Gomma a oggi, tanti pezzi sono stati suonati dalle radio! Charlie fa surf, Un romantico a Milano, prima ancora Arriva lo ye yè contenuto ne La moda del lento (era il 2003). “Con questo disco si chiude il nostro primo tempo. Abbiamo scelto brani più vecchi del nostro repertorio, lavorandoci sopra come solo in un concerto si può fare. Finora siamo cresciuti bene, ma come ad Hollywood ora ci aspetta il secondo tempo. Dovremo essere all’altezza di quanto fatto finora. E di sicuro ci sarà qualche colpo di scena”. Bocche cucite sulla lavorazione del prossimo album; d’altronde ora c’è di che godere. Formato cd ma non solo. Rachele Bastreghi, storica voce del gruppo di Montepulciano spiega il perché del vinile:”Siamo cresciuti con le sonorità anni 80, erano gli anni finali per questo supporto. Ma noi lo abbiamo sempre amato. E’ bello vedere una copertina così grande con il nostro nome impresso sopra”. E Bianconi aggiunge :”Ora però ascoltatelo, non appendetelo solo al muro!”. Strano ma bello che un artista invogli il pubblico a fruire del prodotto, non solo ad acquistarlo. Tutti d’accordo sul brano al quale sono più affezionati :”L’aeroplano, sicuramente!” Nota a margine:non esiste un singolo trainante il disco. Scegliamo quella che ci auguriamo possa essere più evocativa in questo periodo. La guerra è finita

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