L’incredibile vita di Norman

 

 

Una favola moderna, un film indipendente L’incredibile vita di Norman di Joseph Cedar, distribuito dal 28 settembre in 150 copie con Lucky Red. proietta Richard Gere (ormai un habitué della Città eterna, già ieri sera è stato paparazzato dal king Barillari) nuovamente nelle sale. Nel film Gere è Norman Oppenheimer, piccolo faccendiere, un po’ imbroglione un po’ buon samaritano che crede di dare una svolta alla sua vita quando riesce a farsi amico Mischa Eshel (Lior Ashkenazi), politico emergente che diventa primo ministro di Israele. Moderna e buona (forse buonista) come nello stile del personaggio. Vista molte volte dove il finale si può definire scontato e non. Pochi i colpi di scena. E in conferenza stampa l’attenzione del sempre affascinante Gere si sposta sulla politica “vera”: “In ogni Paese dove abbiamo presentato il film, mi chiedono sempre com’è possibile che Norman sia così fastidioso, insopportabile, ma c’è della generosità autentica in lui. E’ vero che manovra le persone per garantirsi un posto a tavola, ma al contempo non lo fa mai per distruggerle definitivamente. Viviamo in un’epoca dove ogni sentimento è diventato transazione, compromesso, pensate all’operato di Donald Trump, non c’è nulla di morale in lui, la nostra unica fortuna è poterlo analizzare come specchio di noi stessi, per poterci migliorare”. Da quando ha sposato la fede buddista (l’attore verrà ricevuto dal Dalai Lama in visita a Pisa il 21 settembre dove gli sarà conferita una laurea ad honoris causa durante il simposio The Mindscience of Reality) Richard Gere sembra lontano anni luce dall’affarista miliardario Edward Lewis protagonista in Pretty woman (ieri all’ennesimo passaggio su RaiUno, altro record d’ascolti per la domenica pomeriggio) della storia d’amore con Julia Roberts. E forse, dopo aver confessato di aver visto quella pellicola una volta sola, all’anteprima nel 1990 ne è ben felice.

@100CentoGradi

 

 

Richard Gere in anteprima assoluta a Roma!

 

Innamorato pazzo dell’Italia, “portatore sano di buddismo”, ottimista per natura e vocazione, il celebre attore americano è sbarcato nella Capitale per presentare la sua nuova commedia, Franny, incentrata su un miliardario megalomane e morfinomane che sconta i suoi sensi di colpa invadendo di favori la vita altrui. Film, va detto subito a scanso d’equivoci, consigliato solo ai fanatici di Gere. Deboluccia assai la trama, sarebbe un flop colossale se il protagonista non fosse lui. Tanto più che tutta la pellicola è incentrata sulla sua vita borderline e al contempo generosa. La beneficenza narcisistica e invadente porta lo spettatore quasi a detestare il benefattore. E’ un’opera prima (l’esordio alla regia di Andrew Renzi) e questo giustifica in parte il mediocre risultato. In conferenza stampa si parla soprattutto di altro. E la dichiarazione principale è l’attestato d’amore per il cinema italiano (non proprio quello contemporaneo…) “Vorrei girare un film con Bernardo Bertolucci, se ancora volesse fare del cinema. In italia ci sono comunque degli ottimi registi con cui vorrei lavorare. Se finora non ho girato un film da voi è semplicemente perché non si è creata l’occasione ma sono certo che accadrà prima che deciderò di terminare la mia carriera”. Non è piaggeria, talmente candide sono le sue frasi! Come quando afferma che l’America dovrebbe pensare più alla pace che al possesso delle armi. Auspica anche un incontro tra Papa Francesco e il Dalai Lama per migliorare questo mondo. Rimarrà nei ricordi come un incontro piacevole. Ma i tempi di American Gigolò sono finiti da un pezzo.

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