“Non chiamatemi Maestro!”

Cinquant’anni di carriera, un cofanetto (anzi due) contenenti tutto il meglio della sua produzione artistica. Due differenti versioni: una, esclusivamente musicale, di 3 cd, e una seconda, in 6 cd e 4 dvd, contenente, oltre a tanta musica in più, anche i film e il programma televisivo Bitte Keine Reklame. Pezzi rimasterizzati o addirittura ricantati, un duetto con Mika e la cover di Se telefonando di Mina. Un gioiello quello che il musicista catanese propone, un regalo che vale come strenna natalizia anticipata. Tenere tra le mani il lavoro e osservarne i titoli permette alla mente di effettuare un volo pieno di ricordi. Almeno negli ultimi quaranta, quelli di produzione più fervida. L’incontro in Feltrinelli di ieri pomeriggio ha visto protagonista il curiosissimo pubblico che ha riempito sin dalle prime ore del pomeriggio la storica libreria di Via Appia in Roma. E Battiato, mai come ieri attento alle esigenze dei fan, non si è risparmiato. Da subito ha creato un feeling chiedendo come mai la gente stesse in piedi. “Portate le sedie!”. In realtà la decisione di far attendere il pubblico senza possibilità di sedersi, secondo la direzione era stata data proprio dallo stesso artista per mancanza di spazio. Domande interessanti, altre “rivedibili” con gli attentati islamici in primo piano. “La decisione di combattere il terrorismo con le bombe è quanto di più stupido si possa fare. E’ logico però che se avessi potere decisionale in Francia in questo momento sarei molto perplesso sul da farsi. Guardo i telegiornali e vedo una faccia da deficente che prende decisioni in merito” Chiaro il riferimento al presidente Hollande. Parla di meditazione, di George Ivanovitch Gurdjieff, uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Di reincarnazione. Si scherza su tutto, non sulle cose serie. Quando un ragazzo lo etichetta con l’aggettivo Maestro, Battiato sbuffa. “Non sono un maestro, sono una persona normalissima che fa cose normalissime, basta chiamarmi così” Salvo poi aggiungere :“Il fatto che abbia letto (lui usa il verbo studiare…) novantadue libri non fa di me un extraterrestre. Tutti possiamo fare tutto. Tutti possiamo ambire a diventare ciò che vogliamo”. Il pubblico lo vuole sentire cantare. A lui proprio non va. Non ha l’accompagnamento musicale. Sembrerebbe una scusa. Un ragazzo, Giacomo Refolo, non si lascia sfuggire l’occasione. “Franco, io studio pianoforte al conservatorio. Sarebbe un onore accompagnarti!” Battiato accetta…partono le prime note de La Cura. Ed è magia pura. Il maestro (…) ha colpito ancora. Dopo un’ora di parole, l’emozionante finale è quanto di più bello potessimo aspettarci.

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Gli ultimi saranno ultimi

Un Massimilano Bruno totalmente rinnovato e non parliamo certo del fisico (anche se la barba, rispetto al suo ultimo film è ricresciuta https://oriettacicchinelli.com/2014/10/27/confusi-e-felici/). Gli americani lo chiamerebbero dramedy (un mix, non sempre riuscito, tra commedia e dramma). Già dai primi frame si capisce che non assisteremo alla solita cavalvata comica delle precedenti pellicole. Pistole puntate e storie all’apparenza slegate dal contesto che, come per magia, si uniscono. L’amore (povero economicamente ma molto ricco) tra i due protagonisti, Paola Cortellesi e Alessandro Gassman si sgretola non appena lei viene licenziata “colpevole” di essere in stato interessante. Tra i due lavora solo lei, lui scommette e cerca affari (mezzi, per la precisione) non riuscendo a concludere mai nulla. E tradisce la moglie. Lo si intuisce ma ne si ha la conferma solo a film inoltrato. Il crescendo “bruniano” si ha proprio dopo la furiosa litigata tra i due. La dignità perduta da tutti i personaggi. Da Fabrizio Bentivoglio, ad esempio (prima volta nel cast del regista romano). Il tradimento negli affetti è la cosa che di solito fa scattare un senso di rivalsa, un desiderio fortissimo di non farsi pecore. La perdita del lavoro, la precarietà. Voluta o obbligata, poco importa. E’ un pugno nello stomaco, come spiega Bruno in conferenza stampa. Sarebbe stato semplice far ridere ancora una volta. Ma lui e la Cortellesi hanno scelto di intraprendere questa strada tortuosa, ma che sicuramente porterà i suoi frutti. Feroce satira anche sulle onde elettromagnetiche, quelle che ti fanno ascoltare la messa ovunque (anche dal lavandino e dal water). Si ride, per non piangere.

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Sabato con un Principe – Incontro con Francesco De Gregori

I ventiquattro gradi di un’estate infinita si fanno sentire. E’ il caldo romano, una novembrata mai vista. Cambiamenti climatici e mutazioni genetiche nella storia cantautoriale di uno dei più grandi esponenti musicali che ancora abbiamo e del quale siamo tremendamente gelosi e fieri. Francesco De Gregori da sempre etichettato come il Bob Dylan italiano. Esce proprio lui allo scoperto dichiarandolo allo scrittore Sandro Veronesi, padrone di casa ieri pomeriggio all’incontro in Feltrinelli. “Sono sempre stato accomunato a lui, alle volte mi hanno velatamente accusato di plagio. Alla fine ho deciso di realizzare un disco con i suoi testi (quasi tutti fedelmente) tradotti. Nel brano d’apertura (Un angioletto come te) c’è la frase “camminare sui pezzi di vetro”. Beh, ad essere sinceri è un’espressione che io usai nel 1975 (Rimmel…), Dylan leggermente dopo…” Il cantautore romano quasi si vergogna di ammetterlo, ma forse Bob rubò la sua idea. “Se fosse veramente così, ne sarei onorato” Francesco De Gregori si è liberato del fantasma di Bob Dylan nella maniera più naturale possibile: affrontandolo. Gioca con le parole (lo ricordavamo molto più schivo) e scherza con il pubblico raccontando il processo di elaborazione del disco e dei numerosi problemi avuti con la metrica di alcuni pezzi. “Quando non è stato possibile essere fedeli al testo, sono stato costretto a usare dei sinonimi”, dice. E fa le prove ritmiche sulle parole originali, dimostrando quanto sarebbe stato difficile riproporre senza nessun accorgimento il tutto. Inevitabile qualche battuta politica e il firma copie finale. Ma l’emozione maggiore, De Gregori, l’ha regalata al suo pubblico esibendosi con buona parte della band in tre brani del disco. Una piacevole sorpresa. Aspettavamo le parole, abbiamo assistito a un breve ma coinvolgente live. E a una lezione di musica non prevista. Un sabato principesco. Senza Fedez, Briga (ieri sera a Roma Venditti, storico amico di De Gregori, ha ricambiato l’ospitalità al giovane rapper…) e altra compagnia proveniente da Verona. Quella notte in Arena ben presto dimenticata. O da dimenticare. Per la compagnia della quale De Gregori non ha certamente bisogno.

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Francesca Vecchioni, per amore e civiltà

Francesca-Vecchioni-Oggi-04.07.2012

Quanti anni sono passati da questo coming out? Tre, per l’esattezza tre e mezzo. Era la fine di Giugno 2012 e la figlia di Roberto Vecchioni uscì finalmente allo scoperto. “Amo una donna, Alessandra. Con lei ho due splendide gemelline: Nina e Cloe”. Che poi il nome cosa conta? L’amore, i diritti…Ah quelli! In Italia, poi… E quanti anni sono passati dalla separazione delle due? Era l’estate 2014, altro “scandalo” per la finta borghesia del belpaese (scritto in minuscolo,ovvio…). Perché, (non) va bene l’amore tra due donne, (non) va bene l’adozione (o quello che è…) ora pure il divorzio? Ma si credono persone normali? Sì, lo sono. E dovrebbero avere gli stessi onori e oneri. Ieri pomeriggio, all’interno di un ristorante di Via Margutta (posto insolito ma davvero molto carino) Francesca Vecchioni ha presentato la sua biografia “T’innamorerai senza pensare” (frase della canzone “Figlia” che il padre le ha dedicato quando è nata), uscita qualche mese fa per Mondadori Electa. Onori di casa fatti da Fabio Canino (con lei presente sempre nel tour itinerante di promozione). Una battaglia di civiltà quella di Francesca (fondatrice e presidente di Diversity). Nella prima fila, la mamma, Irene Bozzi, psicoterapeuta. La prima cotta, i primi baci, i primi innamoramenti, il matrimonio visti con gli occhi di una ragazza speciale che affronta il “problema” trasformandolo in un vantaggio. Un libro commuovente e ironico al tempo stesso, dentro il quale ci possiamo rispecchiare tutti. Il segreto del racconto è proprio quello di non mettere in primo piano l’omosessualità ma l’amore. Le letture della brava Cinzia Monreale hanno fatto da cornice a un piacevole incontro, al termine del quale l’autrice ha regalato la sua dedica alla redazione di Metro

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MALALA

Tutti hanno il diritto di vivere in pace. E io spero che questo film aiuti a diffondere questo messaggio

Un documentario duro, amaro nei contenuti, una pallottola contro l’ignoranza. La stessa che colpì Malala Yousafzai, allora quindicenne, durante un ritorno a casa sul bus scolastico nella valle dello Swat in Pakistan. Era diventata un obiettivo dei Talebani, insieme al padre, per la sua battaglia a favore dell’istruzione femminile. Un boomerang, quell’attentato che suscitò l’indignazione e le proteste di sostenitori da tutto il mondo. Malala vissuta due volte. Prima e dopo il 9 Ottobre 2012. La sua “seconda vita” dedicata all’insegnamento. In realtà la pace cercata dalla protagonista è quanto di più difficile si possa cercare. Quanto è arduo il compito di affrontare l’integralismo! Perché una donna deve abbassare lo sguardo davanti a un uomo? Perché non può innamorarsi e dichiarare i suoi sentimenti? Perché non può andare a scuola, studiare? A queste domande (e a tantissime altre) il film (con degli inserti cartoon per rendere più leggero il tutto) cerca di rispondere. E’ proprio Malala stessa a confessarsi davanti all’obiettivo. Lei, il padre e tutta la sua famiglia sono testimoni diretti della loro vita. Il folle attentato ha avuto un grande risultato. Quello di far capire al mondo occidentale e a una buona parte di quello islamico, come realmente si vive in quelle terre. Ogni fonte d’informazione viene data al rogo. Letteralmente. Televisioni, pc, nastri, tutti in un unico falò. E chi viene scoperto intento ad ascoltare notizie diverse da quelle che il regime propone, viene punito. La parte moralmente più impattante è la relazione finale di ogni giornata. Il leader Mullah Fazlulla nomina mediante gli altoparlanti piazzati all’angolo delle strade i nomi degli infedeli e i principali obiettivi da sconfiggere. Una radio di regime che racconta l’islam a modo suo. Le immagini sono tutte reali.

Malala è un ritratto intimo e personale del Premio Nobel per la Pace più giovane della storia Malala Yousafzai. Miracolosamente sopravvissuta, ora conduce una campagna globale per il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini nel mondo, come co-fondatrice del Fondo Malala

Malala sarà al cinema dal 5 novembre, distribuito da 20th Century Fox Italia. Nel cast Malala Yousafzai,  Zisuddin Yousafzai,Toor Pekai Ypusafzai, Atal Khan Yousafzai.

Da non perdere!

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in battere e… LEVANTE

http://www.vevo.com/watch/ITB261500759

Un monologo ad aprire la scena. Ed è subito Abbi cura di te. In ritardo (più che giustificato) ma lei si fa perdonare. Rivederla a Roma fa bene agli occhi e alle orecchie. La prima tappa del tour di Levante è al Teatro Quirinetta di Roma, in una serata di inizio autunno. La cantante siculo-torinese sempre più scatenata sul palco non si risparmia proprio mai. Niente la abbatte, neanche i disturbi alla strumentazione. Ha il cuore tra il pubblico. Lo regala a loro, a tutti quelli che sono corsi in massa a vederla. Due anni dal primo live, si presenta più matura (non che prima non lo fosse) e più spensierata. Ma riesce anche a commuoversi. Lacrime vere quelle che sgorgano dai suoi occhi durante la toccante Finché morte non ci separi (terzo toccante singolo), come reali sono quelle tra i ragazzi sotto al palco durante Ciao per sempre. In tutto i brani cantati saranno ventuno. Scaletta rispettata. La più apprezzata e richiesta? Senza zucchero, non a caso scelta come apertura dei bis. A fine concerto, ospiti del backstage, abbiamo scambiato con Claudia (il suo vero nome) qualche battuta a caldo (è proprio il caso di dirlo).

Mai come stasera i problemi tecnici hanno cercato di rovinare tutto. A differenza di altri cantanti però non si nota astio tra lei e lo staff. Finzione o realtà?

I tecnici sono la parte fondamentale di questo lavoro, oserei dire gli angeli custodi. Cerco sempre di non perdere il controllo con loro. Il mio modo per far capire che ci sono problemi è dichiararlo apertamente al microfono, magari cambiando strofa a un pezzo per farlo notare. Stasera ho dovuto abbandonare anche gli ear monitor e ho cantato anche a cappella perché non riuscivo a sentire gli strumenti, Ma ce l’ho fatta!

Con tutte le poesie d’amore raccontate in questi due dischi si potrebbe scrivere un libro. Alfonso (il tormentone dell’estate 2013) sembra essere un brano con poca attinenza agli altri

Alfonso è stata scritta in un momento nel quale non sapevo cosa ne sarebbe stato della mia carriera. Le avevo provate tutte, ma non ero riuscita ad avere visibilità. La festa raccontata nel pezzo è chiaramente una metafora. Non era il mio luogo, non era quello che volevo. Un momento di frustrazione. Ma fa parte di me. Io sono quella arrabbiata, aggressiva (come in Duri come me, ad esempio) ma anche quella dolce e timida.

Due anni fa, di questi tempi, l’esordio a Roma con Le feste di Alfonso. Ancora non era stato pubblicato nessun album. La canzone sulla quale puntava maggiormente era Cuori d’artificio. Stasera era relegata a fine scaletta.

Quest’anno ho fatto fatica a cantarla aldilà della stanchezza. Le voglio bene ma ora sono in uno step successivo. Guardo al futuro. E prima o poi sarò costretta ad allontanarmi da qualche brano. Resta chiaro che sono legatissima ad entrambi i dischi fatti. Mi hanno dato tantissime soddisfazioni.

Il brano al quale non Levante non rinuncerà mai?

Ad Alfonso devo voler bene per forza, grazie a lui i sacrifici mi sono stati restituiti sotto forma di carezze.

Nel ringraziarla pensiamo alla notte che ci aspetta. Si dormirà un’ora in più. Forse Levante ha scelto la data apposta per permetterci di sognare maggiormente.

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ROMEO E GIULIETTA – INCONTRO CON DAVID ZARD

“ROMEO E GIULIETTA. Ama e cambia il mondo”, l’ultima produzione di David Zard, torna a Roma, dove sarà in scena al Gran Teatro il 16, 17 e 18 ottobre. Lo spettacolo, campione di incassi, riprende per la sua ultima tournée, poi si fermerà per una lunga pausa.

Abbiamo incontrato lo storico produttore, a pranzo, in un famoso ristorante romano dove, tra una portata e l’altra, è stato protagonista di una gradevolissima chiacchierata

Zard, questa sì che è una bella sfida! Dalle grandi adunate rock, all’opera moderna, Ora addirittura l’approdo all’opera classica.

“In realtà il merito non è da attribuire a me. Anzi, se devo essere sincero, è stato mio figlio Clemente che mi ha convinto a intraprendere questa strada. Ero in casa, seduto sul divano e lui, I Phone in mano intento ad ascoltare le musiche di Gérard Presgurvic. Io, nella mia vita ho messo qualche soldo da parte e gli ho chiesto se fosse davvero intenzionato a partire per Parigi e a spendere per acquistare i diritti dello spettacolo. E’ stata la sua tenacia a vincere. Mi ha convinto dicendomi che la gente aveva bisogno di un’opera del genere. Con Romeo e Giulietta inizia anche la nostra collaborazione artistica”

Eppure dieci anni fa rinunciò a questa opportunità

“Non mi convinceva la regia, anche la morte dei personaggi… In quell’occasione avrei dovuto comprare il pacchetto completo dell’opera francese. Ora ho potuto lavorarci. Il sottotitolo “Ama e cambia il mondo” l’ho scelto perchè l’amore è l’unica cosa in grado di farlo. Per le musiche, ho chiamato Vincenzo Incenzo (già con me in passato). Ha adattato alla perfezione i temi francesi aggiungendo anche molto della sua esperienza, arricchendo lo spettacolo di dialoghi creativi”

E’ un periodo di crisi. Non ha paura di un eventuale insuccesso?

“Aldilà di tutti i riconoscimenti avuti con questo spettacolo, devo dire che io ho sempre sperimentato. La crisi è reale, lo riconosco, Ma sono sicuro che la colpa sia di chi diffonde un terrorismo assoluto. Nella mia vita sono stato un precursore. Quando portai in Italia j gruppi rock (Pink Floyd, Genesis, Led Zeppelin tanto per fare qualche nome) mi davano del pazzo. Capelloni, drogati, brutti sporchi e cattivi, mi dicevano. La storia la conoscete tutti. Ho fatto pochi flop e quei pochi li ho saputi nascondere. In questo paese c’è bisogno di evasione. E io, da vecchio mercante di sogni, riuscirò a far sognare la gente. Alla prima, quando ho visto il pubblico uscire con gli occhi gonfi e il sorriso ho capito di aver fatto centro. Quando lo spettacolo è bello, funziona sicuramente. Di Oscar ne avrebbe meritato anche qualcuno in più. Il talento però, in Italia, viene premiato cercando di non scontentare nessuno. E pensare che il teatro, così come l’arte, sono le uniche cose made in Italy, non provenienti dalla Cina. Possiamo solo esportarle, non farle fare a loro”

Ci parli dei personaggi

“Preferirei faceste le domande a loro. Posso parlare degli assenti. Giuliano Peparini (il regista) ha avuto consensi in tutto il mondo, è una garanzia. Di Incenzo ho già detto. Ma in realtà ho un’équipe d’élite, un cast davvero eccezionale.”

A proposito del cast, notiamo la presenza di Barbara Cola (nell’opera interpreta Lady Capuleti). Di lei si erano perse le tracce dopo un secondo posto a Sanremo al fianco di Gianni Morandi, vent’anni fa. Ora la riscoperta.

“Mi state chiedendo perché proprio lei? Beh, è perfetta per il ruolo. Ha una bellissima voce e presenza scenica. Non esiste una regola che vieta ai partecipanti del Festival di avere altre chance. Io vinsi un Sanremo (con Colpo di Fulmine, interpretata da Giò Di Tonno e Lola Ponce, era il 2008) ma in realtà il pubblico votò Esmeralda e Quasimodo (i due personaggi chiave di Notre Dame de Paris, interpretati proprio dai due artisti)”

Prendendo spunto di Sanremo, ci rivolgiamo a Giulia Luzi (Giulietta)

Ha poco più di vent’anni e già tanta carriera. Nonostante ciò ha dichiarato di voler partecipare al Festival. Ancora esiste il mito di Sanremo?

“Sarei ipocrita a dire che non mi piacerebbe e che non mi servirebbe partecipare al Festival di Sanremo. Credo sia un po’ il sogno di ogni artista e credo che mi consacrerebbe come cantante. Certo, dovrei trovare un pezzo giusto. Tra dieci anni vorrei essere in giro per il mondo a promuovere i miei dischi.”

Beh, in verità, ora il sogno di chiunque voglia affermarsi nel mondo dello spettacolo si riflette nei talent show. Lei, ad esempio, partecipa a un format (Tale e Quale, su RaiUno) dove oltre a mostrare validissime doti canori, è costretta anche a trasformarsi ogni settimana (anche e soprattutto fisicamente) in un personaggio diverso

“Quando ho fatto il provino per ‘Romeo e Giulietta’, avevo giurato a me stessa che, nel caso non mi avessero scelta, avrei fatto un’audizione per X Factor. Fortunatamente non ne ho avuto bisogno. Io non ho nulla contro i talent, anzi, stando diversi mesi in tv avrei già un pubblico pronto a sostenermi. Non è però solo positivo tutto questo. Penso a chi pur avendo delle peculiarità importanti, non ha opportunità perché una major non punta più sui talent scout che vanno in giro per l’Italia a cercare il talento ma va in tv a pescarli. Sui giovani si punta poco ed è sempre più difficile emergere. Bisogna però anche avere delle caratteristiche e delle doti particolari”.

Parliamo di Giulietta. Quanto riesce a calarsi nel personaggio?

“Interpretare Giulietta rappresenta una sfida ogni sera. Con lei ho in comune la determinazione, la testardaggine e anche un pizzico di romanticismo, in lei sicuramente più spiccato.”

Accanto a Giulietta troviamo Romeo, interpretato da Federico Marignetti. Lui è stato voluto fortemente proprio dal regista.

“Alla fine della mia esperienza in “Spring Awakening” mi è stato chiesto dalla produzione di “Romeo e Giulietta” se fossi stato interessato a fare un’audizione. Io ovviamente ho accettato, e dopo tre provini, a febbraio, ho debuttato a Istanbul. Ho saputo che un anno prima Giuliano Peparini e sua sorella Veronica erano venuti al Brancaccio di Roma proprio per vedermi!”

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In tre anni di tour “ROMEO E GIULIETTA. Ama e cambia il mondo” ha visitato 14 diverse città italiane per complessive 23 tappe e totalizzato oltre 800.000 spettatori in 274 repliche di cui 27 matinée dedicati alle scuole, di cui lo spettacolo detiene i record di rappresentazioni, suscitando un entusiasmo senza precedenti e svettando in cima alle classifiche di incassi. Anche il matinée del 16 ottobre, tredicesimo spettacolo romano dedicato alle scuole, è sold out.

ROMEO E GIULIETTA. Ama e cambia il mondo ha ricevuto grandi riconoscimenti in Italia e all’estero. Lo scorso 21 settembre lo spettacolo è stato protagonista indiscusso agli OSCAR DEL MUSICAL 2015 che si sono tenuti al Teatro Brancaccio, ricevendo ben 8 candidature e vincendo 4 premi: Migliori coreografie (Veronica Peparini), Migliori costumi (Frédéric Olivier), Miglior Spettacolo (David e Clemente Zard) e Spettacolo più votato dal web. Il musical è tratto dall’opera di William Shakespeare; musiche e libretto di Gérard Presgurvic, versione italiana di Vincenzo Incenzo, regia e direzione artistica di Giuliano Peparini; coreografie di Veronica Peparini; Scenografia di Barbara Mapelli; Costumi di Frédéric Olivier; Casting Director e Vocal Coach Paola Neri.

Io che amo solo te

Quei due ragazzi lì sullo schermo… Sì, proprio loro: Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, che coppia perfetta. Sul set? Non solo, anche nella vita. Non ce ne vogliano i rispettivi partner ma vederli così solari e complici, affiatati anche nelle gag in conferenza stampa, si ha l’impressione di avere a che fare con una coppia… di fatto. Sono proprio loro a dichiararsi in questo modo. Non è certo il primo film che girano insieme! “Sono felice di essere tornato a lavorare con questa monellaccia – dice Scamarcio – ma come ti sei vestita?” E il riferimento è a un bracciale a scheletro che gingilla durante l’incontro con la stampa. “È qualcosa di sobrio, visto che era una presentazione la mattina”, risponde lei. Nel film, una commedia d’amore con due storie intrecciate, quella di Chiara e Damiano pochi giorni prima di sposarsi e quella dei loro genitori fidanzati tanti anni prima, interpretano due innamorati profondamente insicuri che alla vigilia di un matrimonio, per quel piccolo paese pugliese l’evento dell’anno, si ritrovano a mettere a rischio la loro storia e la famiglia in procinto di formarsi. Per Chiara la tentazione verrà da Vito fotografo, impegnato nel servizio sulle nozze, per Damiano da una ex che torna a farsi viva come ultimo addio al celibato. Una Polignano a Mare baciata dal sole settembrino a far da sfondo. L’accento pugliese dei protagonisti rende il film ancora più gradevole, Ci sarebbe da ridire sulla colonna sonora. Un brano così bello (forse il top della musica italiana, come molti di quel genio di Sergio Endrigo) avrebbe meritato l’incisione originale almeno nei titoli di coda. Il pezzo è interpretato invece da Alessandra Amoroso (anche lei artista nata nel Salento). In sala incontriamo anche la figlia di Endrigo, Claudia, sempre disponibile.

Il film è ispirato al romanzo scritto da Luca Bianchini che affronta proprio le complessità di una coppia di innamorati in procinto di sposarsi. Dal 22 Ottobre al cinema. Nota di colore al termine della proiezione. Massimo Ferrero, onnipresente Viperetta, proprietario della sala cinematografica, vedendo una folta schiera di fotografi in attesa degli attori si è lasciato andare a un:”Ma questi chi c…o aspettano?” Domanda: Era stato avvisato?

POP-UP #Lucalostesso

Recensione di @100CentoGradi

Luca Carboni, Alice, la stessa Grazia di Michele valgono meno dei Negrita, Gianna Nannini e Lorenzo Fragola? Curiosità da cronista. Ce lo siamo chiesti ieri pomeriggio in Feltrinelli, alla presentazione del nuovo disco del cantautore emiliano (31 anni di carriera, e che carriera, alle spalle). Il motivo è presto spiegato. Per gli ultimi tre artisti citati, l’acquisto del cd (scontrino alla mano) per il firmacopie con relativo braccialetto rosso stretto al polso, era obbligatorio. Per i primi no. Posti a sedere (tre file per massimo 20 persone) e una fila enorme in attesa in piedi. Il dvd contenente il video del nuovo singolo non partiva e l’evento (previsto per le 18) è imiziato con almeno mezz’ora di ritardo. Non è una critica, sia chiaro. Solo una constatazione. Chi vi scrive non vorrebbe mai assistere a un pubblico obbligato ad acquistare cd di sorta. Chi ama l’artista, si reca a questi incontri proprio per farsi firmare il nuovo disco (e magari anche qualche vinile d’epoca, come un ragazzo che stringeva tra le mani il più famoso di Carboni, l’omonimo lp datato 1987, quello contenente pezzi come Silvia lo sai e Farfallina, per intenderci). Fatta questa doverosa premessa, vi raccontiamo di un cantante in splendida forma, occhiali da sole d’ordinanza (doppia spiegazione per il look :”Sulla copertina li indosso, quindi mi sembrava giusto indossarli anche qui” e “Scattate troppi flash, mi danno fastidio”) per nulla scontroso (nonostante la risposta appena fornita lascerebbe pensare l’opposto) e autore di un simpatico siparietto con Fabio Arboit speaker di Radio Capital (il moderatore della presentazione) :”Ti avevo chiesto di velocizzare il tutto, caro Fabio, ma sono io a dilungarmi”. Il cd è un ideale proseguimento di Forever (1985) che viene ricordato per Sarà un uomo e per la copertina total black&white. Entrambi i lavori vengono intitolati con nomi stranieri. Questo Pop-up (il singolo suonatissimo e molto orecchiabile è Luca lo stesso) contiene anche pezzi come Dio in cosa crede e Chiedo scusa (liberamente ispirata a un componimento del premio Nobel Wisalwa Szymborska). Sono dei piccoli gioielli. L’album propone oltre all’amore, riflessioni e pensieri sul nostro tempo e sui nostri stili di vita. Il tour è rimandato al 2016, per il desiderio di “studiarlo e pianificarlo in linea con il carattere dell’album”

@100CentoGradi