Sanremo: Ferro emoziona, la Mannoia (in)canta. Il resto è noia

Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio. Anche per ascoltare tutte le canzoni del Festival. Sette pezzi imbarazzanti, uno mediocre (Fabrizio Moro), due decenti (Ron e Samuel) e un piccolo capolavoro (Fiorella Mannoia). Che poi la rossa non abbia portato il suo brano più bello sul palco dell’Ariston fa capire in che mani (pardon, in che ugole) siamo capitati. Serata aperta da una mezz’ora noiosissima (e francamente inutile) denominata Sanremo Start, con mini interviste ai cantanti in gara e poi ufficialmente presa sulle spalle da Tiziano Ferro con il suo personalissimo ricordo di Luigi Tenco. La sua versione di Mi sono innamorato di te (da mezzanotte in vendita nelle piattaforme digitali, sia mai che si perda un solo euro dalla vendita degli mp3) è stata azzeccata prevalentemente per la scenografia. Il bianco e nero vince sempre. Ferro ha fatto di meglio a metà serata esibendosi in Potremmo ritornare e, soprattutto nel duetto con Carmen Consoli. Il conforto è al primo posto nell’airplay radiofonico e ascoltandola dal vivo si percepisce la differenza tra loro e il 70% del cast, essendo generosi. Delusione da Elodie (bella voce, ma pezzo inesistente) mentre parlare di Ludovica Comello sarebbe accanimento terapeutico. Per non parlare del brano di Al Bano. Fin qui la musica (?!?). La parte dedicata allo show ha avuto momenti emozionanti con gli angeli di Rigopiano (“Di eroi ce ne sono tanti – dice Maria De Filippi introducendoli – basta saperli vedere, guardare. Gli eroi sono quelli che non mollano, non si piangono addosso, fanno il loro dovere, vanno a casa senza popolarità né soldi. La cosa importante è non dimenticarli”). La stessa conduttrice però non si è accorta di essere sul palco di Sanremo. Momenti della serata sembravano edizioni speciali di C’è posta per te, mancava solo la busta. Che non avrebbe aperto nessuno.Mancava l’invettiva politica. Ci ha pensato Maurizio Crozza. Non ha fatto ridere, va detto, ma riflettere. Cita le polemiche sul cachet di Conti per attaccare Matteo Salvini che aveva preso di mira il conduttore: «Io darei anche il suo stipendio ai terremotati. Ma poi che lavoro fa Salvini? È pagato dall’Europa per dire che dobbiamo uscire dall’Europa. Io ve lo dico: sono di Genova, col cazzo che non voglio essere pagato». Poi battute su Renzi e la Raggi (scema? no sindaca). E un sonoro ceffone ai qualunquisti del web che avevano pensato bene di lanciare invettive di boicottaggio al Festival per donare i soldi delle serate ai terremotati lo aveva già lanciato il presentatore toscano, parlando degli sms per aiutare le popolazioni: “Ma attenzione, non vi chiederei mai di fare una donazione se prima non avessi fatto qualcosa anch’io”. C’era da dirlo? Per i webeti, evidentemente sì. A rischio eliminazione Clementino, Ron e Giusy Ferreri

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La prima serata del 67° Festival di Sanremo ha ottenuto, nella prima parte, una media d’ascolto di 13.176.000 telespettatori, pari a uno share del 50,10%. Nella seconda parte la media è stata di 6.177.000 spettatori (51,89%).

Un anno fa, la prima serata del secondo Sanremo di Carlo Conti registrò una media d’ascolto di 12.516.000 telespettatori nella prima parte (49,15%), 5.903.000 spettatori (52,18%) nella seconda parte, per una media ponderata pari a 11.134.000 spettatori (49,5%).

L’anteprima «Sanremo Start» ha ottenuto una media di 10.994.000 spettatori (38,28%).

Bomba o non bomba parte Sanremo. Aprono Ferro e… Ferreri

Tra allarmi bomba al Palafiori (ben due, la paura è sempre cattiva consigliera), più di 500 agenti in tenuta antisommossa, controlli a ogni angolo delle strade (è di stamattina la notizia che a Villa Ormond, dove verrà condotto il DopoFestival non sia stato fatto entrare il conduttore Nicola Savino…), red carpet (neanche fossimo a Cannes), maxi schermi piazzati a Piazza Colombo e a Piazza Bresca per dare l’opportunità a tutti i sanremesi di assistere all’evento, parte stasera la 67° edizione del Festival della Canzone Italiana. In conferenza stampa Carlo Conti con il suo eloquio semplice e diretto, anche leggermente cerchiobottista, se vogliamo, ha annunciato punto per punto come si svolgeranno le serate. La curiosità è sapere se le canzoni sono davvero orrende come da primo ascolto (tranne quelle 3/4 ampiamente annunciate) oppure se l’Orchestra riuscirà nella titanica impresa di farle diventare apprezzabili. Del resto, di musica se ne è parlato davvero poco in un’ora e mezza di chiacchiere. Sarebbero bastati i primi dieci minuti. Il resto è stato appannaggio delle domande relative al main sponsor Tim (dove la voce di Mina riecheggerà dopo aver fatto saltare insieme al suo sodale Adriano Celentano le due serate che avrebbero permesso alla Rai di avere altri introiti pubblicitari e ascolti alle stelle). Ma Mina-Celentano tirano ancora? Sembrerebbe di sì, così come vanno alla grande gli amarcord. Primo tra tutti, quello di Claudio Villa, scomparso esattamente trant’anni fa durante la serata finale del Festival più visto della storia, condotto da Pippo Baudo. Stamattina è stata donata una targa alla figlia, Manuela, onnipresente in Riviera. Poi, garofani, ellebori, ginestre, ranuncoli e il bianco come tonalità per un tripudio floreale. Ad aprire la prima serata, altra sorpresa svelata, sarà Tiziano Ferro. Il cantautore di Latina, in un Teatro Ariston completamente buio, interpreterà Mi sono innamorato di te, un classico di Luigi Tenco, scomparso 50 anni fa. Paura di flop per la concomitanza della serie A? Conti ci scherza su: “Stasera c’è Roma Fiorentina. Le prime due ore della serata le condurrà Maria De Filippi, poi entrerò io”. Considerando che domani sera giocheranno la Juve (a Crotone) e il Milan a Bologna e che tra venerdì e sabato scenderanno in campo il Napoli e poi, nuovamente, la Viola la paura di qualche fuga da RaiUno appare fondata. Il direttore di rete e il presentatore si accontenterebbero di arrivare al 45% di share. Conti ha testualmente dichiarato: “Tocco gli amuleti che ho con me dalla nascita”. Ma, alla fine, Sanremo è diventato talmente social da essere visto da chiunque. E’ la settimana nella quale non si parla d’altro. Già l’imbarazzante PrimaFestival condotto da Federico Russo e Tess Masazza è andato oltre le più rosee previsioni. Per quanto riguarda la gara, ecco (in ordine di apparizione) i big:

Giusy Ferreri, Fabrizio Moro, Elodie, Ludovica Comello, Fiorella Mannoia, Alessio Bernabei, Al Bano, Samuel, Ron, Clementino, Ermal Meta

Nelle serate di domani e giovedì, i giovani apriranno il Festival con la formula Sanremo Start (eh?!?). Mercoledì toccherà a Marianne Mirage, Francesco Guasti, Braschi e Leonardo Lamacchia. Dopodomani, invece, Maldestro, Tommaso Pini, Valeria Farinacci e Lele

Che la festa abbia inizio. Per divertirci (Maurizio Crozza dovrebbe farlo, il condizionale è d’obbligo) appuntamento al DopoFestival con Savino, Ubaldo Pantani e la Gialappa’s Band. E c’è ancora chi lo chiama Festival della Canzone…

 

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Etiquo Film Project. Al via l'”x factor” del cinema

Un progetto nuovo, almeno in Italia. E molto ambizioso. Un contest che ha come obiettivo la realizzazione di un film composto da 10 cortometraggi con il tema: “I Giovani e il Denaro, Etica, Equità ed Educazione Finanziaria”. Un x factor cinematografico (organizzato da Cine1 Italia), come l’ha definito il produttore Pete Maggi in conferenza stampa, aperto a filmmakers under 35. E se può apparire bizzarro il limite d’età imposto, ci pensa il Presidente di Giuria Gianmarco Tognazzi a spiegare: “L’Italia è l’unico paese dove a cinquant’anni un attore come me viene definito ancora giovane o emergente. Da un lato sono felice: fisicamente è la dimostrazione che non dimostro la mia età. In realtà è assurdo. In altre parti d’Europa a 35 anni una persona è già formata, sia affettivamente che lavorativamente”. A lui e ai colleghi Aurelio Grimaldi, alla produttrice Caterina Nardi e alla scenografa Claudia Vaccaro il graditissimo compito di valutare i corti inviati dai partecipanti. Un vero e proprio laboratorio di educazione finanziaria. Il percorso per la selezione dei dieci progetti passa per due fasi. La prima comprende il lancio del bando che verrà aperto il 1° febbraio, della durata di 3 mesi, disponibile sul sito web dell’Etiquo Film Project, dove gli interessati potranno iscriversi e sottoporre i propri soggetti e sceneggiature che verranno letti e valutati dalla giuria. Continua Tognazzi: “Non pongo limiti e il regolamento può cambiare in corsa. Per esempio, se dovessimo rimanere particolarmente entusiasti da venti opere, potremmo benissimo prendere in considerazione l’idea di un doppio film. Anche i temi possono sembrare molto schematici. Ma non è così: lungi da noi ingabbiare la fantasia” E a chi gli chiede se non si corra il rischio di un processo produttivo dei cortometraggi disomogeneo, il figlio del grande Ugo ribatte: “In Italia ci sono stati due casi di film con il primo tempo comico e il secondo drammatico. Non faccio nomi ma nel primo caso fu considerata una produzione di serie B, nel secondo un capolavoro. Tutti possiamo avere idee e spazio, non importa chi fa cosa ma come lo propone”. E rivela di aver già avuto anni fa l’idea di un film con Alessandro Gassmann che richiamasse il celebre I Mostri (dove i loro padri erano i veri mattatori). Lo avrebbero chiamato I figli dei mostri. Questo progetto porterà alla realizzazione dell’opera filmica Etiquo. E come ha detto il giornalista Boris Sollazzo, nelle vesti di moderatore: “Fateci sognare!”

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SANREMO 2017, CROZZA E TROPPO AMORE. CHE SIA BENEDETTA LA MANNOIA!

L’appuntamento è al Centro Produzione Rai di Corso Sempione a Milano alle 11.30. Un venerdì pieno di angoscia. La più bella notizia in una giornata funestata dalle notizie provenienti dall’Abruzzo, arriva proprio da quella regione tormentata. Le parole di Carlo Conti mentre si ascoltano le canzoni di Sanremo: “Ci sono dei sopravvissuti al Rigopiano”. E gli applausi, le lacrime. Poi, come un segno del destino, parte il brano di Fiorella Mannoia. E tutti, sollevati, aspettano che il conduttore rientri per annunciare:”La canzone vincitrice della 67° edizione del Festival di Sanremo è Che sia benedetta“. Ma non sarà così. Già da qualche anno il vincitore non rientra nei pronostici. Giusto o sbagliato che sia, c’è più suspence. Venendo ai brani in gara si potrebbe esordire con un: “Torna l’amore al Festival di Sanremo!” Non che fosse mai andato via, forse si era solo nascosto nel podio dell’anno scorso con gli Stadio vincitori assoluti, la Michielin eroina radiofonica e la freschezza del duo Caccamo-Iurato. Quest’anno trionferà soprattutto nei testi di Gigi D’Alessio (un pezzo dedicato alla mamma) e in quello di Ron (non per inimicarci il cantautore napoletano, ma siamo su altri pianeti…). Da un primo ascolto, Mannoia a parte, le radio troveranno ossigeno grazie a Samuel (già nell’airplay dalla scorsa estate con due singoli, non ne sbaglia una), Alessio Bernabei (l’unico a dare un po’ di ritmo alla kermesse, ma il pezzo sta in piedi per scommessa…), Clementino (idem come sopra) e Chiara Galiazzo (voce splendida, il problema anche per lei è il testo). Mediocri i brani di Violetta (ops, Ludovica Comello) ed Elodie (le sue corde vocali meriterebbero molto di più). Il mistero più grande resta sempre la presenza di Bianca Atzei, lasciata in naftalina per tutto l’anno e tolta dagli armadi polverosi solo per la kermesse canora. Menzione a parte per Paola Turci ed Ermal Meta. Li separano 17 anni anagraficamente. Quando la cantautrice romana iniziava a cantare, il ragazzo albanese iniziava le elementari. Ma emozionano entrambi. A fine “maratona”, Conti fornisce anche qualche dettaglio in più sulle serate, annunciando gli ospiti: Maurizio Crozza farà una copertina tutte le sere (in diretta), martedì ci saranno Tiziano Ferro (interpreterà anche con Carmen Consoli il brano Il conforto) e Ricky Martin, mercoledì sarà la volta di Giorgia, giovedì di Mika e sabato di Zucchero. Chiusura con l’exploit di Renato Zero. Escluso dal festival come autore per Sal Da Vinci si è fatto sentire così: “Sono in…cacchiatissimo, diciamo così. Non per me, non per la canzone, e nemmeno per Sal, con cui ho composto gran parte del suo nuovo disco. Avevo scritto, in questo momento, un inno d’amore per Napoli città aperta, Nanà appunto: possibile che non meritasse di essere tra i 22 brani scelti? Tutti migliori del mio? Tutte voci migliori di quella di Sal?”. Forse quando Conti disse, a fine dicembre:”Mi è arrivato un messaggio che mi ha fatto molto dispiacere, da parte di una persona che pensavo conoscesse bene me, il mio rigore, la mia correttezza nella scelta dei brani” si riferiva proprio al Re dei sorcini…

 

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“OSCENAMENTE POP”, MA CHE FORTI I BAUSTELLE!

O li ami o li odi. Così è se vi pare, nel magico mondo dei social. Anche i Baustelle sono finiti nel tritacarne da tastiera. Non solo quello ironico (I Baustelle cantano la politica italiana strappa un sorriso e non è per nulla offensivo) ma anche negli scritti di chi proprio non ce la fa a non insultare. Ma loro se ne fregano ampiamente (purché se ne parli…) e tornano sulla scena con il loro settimo album di inediti (lo scorso gennaio uscì Roma Live!, comunque notevole). L’amore e la violenza arriva a quattro anni esatti di distanza da Fantasma ed ha sonorità completamente diverse. Molto orchestrale il precedente, molto pop qui. Anzi “oscenamente pop” come afferma il leader Francesco Bianconi. Un cordone ombelicale che si spezza dopo le prime note di Love (che ha un’intro sinfonica barocca). Da lì si riparte. Una valanga di citazioni, come nella tradizione del gruppo toscano. La voce di Bianconi si avvicina sempre più a quella di Fabrizio De André, forse i testi non sono così ricercati. Si può discutere sulla scelta di proporre come singolo Amanda Lear, molto radiofonico ma poco d’impatto (non è Charlie fa surf, tanto per capirci…) non sulla bellezza di Basso e batteria e de La vita. E, la voce di Rachele Bastreghi che recita Tu scendi dalle stelle, varrebbe da sola l’acquisto di un disco che, internet o no, venderà molto. E piacerà ancora di più.

TRACKLIST

1 Love

2 Il vangelo di Giovanni

3 Amanda Lear

4 Betty

5 Eurofestival

6 Basso e batteria

7 La musica sinfonica

8 Lepidoptera

9 La vita

10 Continental stomp

11 L’era dell’acquario

12 Ragazzina

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Il viaggio di Fanny

27 gennaio, Giornata della Memoria. In occasione della ricorrenza esce nelle sale un nuovo film, basato su una storia vera. Si pensava che con Il figlio di Saul, il filone legato alla seconda guerra mondiale si fosse esaurito. Invece non basta mai, non ce n’è mai abbastanza. E nella tragedia immane è giusto così: mai spegnere i riflettori. Il film racconta la vicenda di Fanny Ben-Ami, una ragazzina ebrea di 13 anni che nel 1943, durante l’occupazione della Francia da parte dei tedeschi, viene mandata insieme alle sorelline di 7 e 8 anni, in una colonia in montagna. Lì conosce altri coetanei e con loro, quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e inaspriscono, scappa nel tentativo di raggiungere il confine svizzero per salvarsi. Il viaggio è emozionante, ricco di colpi di scena. Purtroppo è tutto reale. Le cose sembrano andare bene fin quando i nazisti non arrivano sul suolo italiano; è allora che alcuni membri dell’orfanotrofio pianificano una spedizione per inviare i ragazzi sul confine svizzero, rimasto neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale. Fanny, le sue sorelline e altri bambini ebrei si ritroveranno a compiere un viaggio alla ricerca della salvezza, da soli e senza nessun punto di riferimento, a correre senza sosta per un lunghissimo percorso a piedi, pieno di difficoltà e paure, inseguiti da ufficiali tedeschi sulle loro tracce. Una storia con atti di coraggio affidati ai piccoli e non ai grandi, quelli più codardi.

Il viaggio di Fanny arriverà nelle sale come evento speciale il 26 e 27 gennaio. Lucky Red, che distribuirà il film, offre alle scuole la possibilità di organizzare proiezioni mattutine a costo ridotto contattando il numero verde dedicato 800050662 o scrivendo a scuole@luckyred.it.

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Sanremo 2017 – La conferenza stampa

 

Il carrozzone riparte dal duopolio Rai-Mediaset (o Fininvest o Publitalia). Un Sanremo sempre meno di stato e sempre più affidato ai privati. Dopo anni di vittorie con protagonisti canori della sua trasmissione, mancava solo lei sul palco dell’Ariston. La signora Costanzo, meglio nota come Maria De Filippi scenderà le scale non più come ospite ma come valletta. Anzi, co-conduttrice (fa più figo e non impegna). Del resto, tutte le previsioni spingevano in tal senso. Troppi trionfi (Emma Marrone su tutti, prima ancora Valerio Scanu e Marco Carta) per non pensare anche alla presenza fisica di Maria nella città dei fiori. La notizia non notizia è stata data stamattina da Carlo Conti aprendo la conferenza stampa della 67° edizione del Festival. A chi chiede se ci saranno altre vallette, valletti o co-conduttori, il presentatore ha risposto con una battuta: “Con quello che ci è costata Maria, non c’è rimasta neppure una lira per pagare altri”. Che sia una battuta lo si è capito subito dopo, quando Conti ha sottolineato che la De Filippi “parteciperà a Sanremo a puro titolo gratuito”. Lei, apparsa non molto a suo agio ha precisato:”Forse vi siete fatti un’idea sbagliata di me. C’è troppa pressione. Sono qui per partecipare. Non ho avuto nessun ruolo nella scelta delle canzoni in gara e non le ho nemmeno ascoltate. Sanremo è il Festival della Rai e di Carlo Conti. Io farò esattamente quello che hanno fatto tutti gli altri conduttori. Leggerò il gobbo, canta Tizio, dirige l’orchestra il maestro Caio. Chi fa il mio mestiere si deve prendere anche questi rischi, soprattutto se ti chiamano a fare una cosa così bella. E poi faccio qualcosa che probabilmente non rifarò mai più nella vita. Penso di avere dei punti in comune con lui nel modo di pensare al nostro lavoro, che è un lavoro dove non si va alla ricerca di nessuno scandalo, ma alla ricerca di un Festival che abbia come centro la canzone”. Sarà proprio così? Relegata a fare quello che hanno fatto tutti? A sentire Conti arriva la prima smentita: “Solo io potevo riuscire nell’impresa di portarla a Sanremo. Per il terzo anno ci voleva il top, un’idea completamente diversa. Ovviamente pensando al top ho pensato a Maria De Filippi. A giugno – luglio abbiamo preso un caffè insieme, di lì a poco, ad agosto abbiamo cercato di concretizzarci. E’ stato difficile trovare il punto di incontro durante le nostre vacanze e una cosa è certa, sono molto onorato che Maria abbia detto sì alla nostra co-conduzione.” Sì, ma la musica? “Le canzoni sono sempre al centro del Festival. Questo anno infatti sono 22 i cantanti in gara e i giovani saranno in testa. Festeggiamo i 67 anni e dobbiamo continuare a essere una grande vetrina della musica italiana. Sono particolarmente felice perché ci sono dei meravigliosi nomi e dei grandi ritorni, esordi fantastici e tra i big ci sono due protagonisti delle nuove proposte dello scorso anno”.

Per quanto riguarda gli ospiti, è stata confermata la presenza di Tiziano Ferro (alcuni rumors lo davano come valletto assieme a Marco Mengoni…) e annunciata la partecipazione di star come Giorgia, Mika, Ricky Martin, Rag’n’Bone Man. Il resto delle stelle che prenderanno parte alla manifestazione non è stato invece ancora resto noto, ma si sa che a Sanremo il 7 febbraio ci sarà anche un ricordo dei 30 anni dalla scomparsa di Claudio Villa con una mostra. Mentre Tim è lo sponsor unico del Festival che sarà robotizzato nella regia e molto tecnologico con tecniche prese in prestito dall’Aeronautica. Non ci sarebbe invece alcuna certezza circa l’eventuale partecipazione di Maurizio Crozza (al quale fischiano ancora le orecchie dopo la contestazione avuta da queste parti tre anni fa nel corso di un’imitazione di Silvio Berlusconi, riuscita malissimo). Almeno stando a quanto afferma Carlo Conti che rispondendo a chi gli chiedeva se fosse stata confermata la partecipazione del comico che ha recentemente lasciato La7, ha risposto: “Magari ci fosse! Magari con settanta punti esclamativi!”. Per la moda, sarà Riccardo Tisci a vestire Maria De Filippi al Festival di Sanremo: “Firma Givenchy da dodici anni – ha spiegato la conduttrice – è un’eccellenza uscita dall’Italia per poter riuscire a fare quello che voleva fare ed è un peccato. E’ un uomo intelligente, viene da una famiglia umile, pugliese, è vissuto a Como ed è andato all’estero a 17 anni. Si è mantenuto grazie alle borse di studio ed è diventato quello che è diventato”. Salvatore Ferragamo firmerà invece, come sempre, gli abiti indossati da Carlo Conti. Praticamente, tutti sapevano già tutto. Nessun colpo di scena dal Casinò. Sanremo è alle porte e tra meno di un mese si parlerà solamente di questo. Si parte il 7. San Pippo (ancora in vita…) proteggilo tu, anche stavolta

Tutti i big e le nuove proposte al link:

https://oriettacicchinelli.com/2016/12/13/sara-sanremo-2017/

In più ecco tutte le cover che presenteranno i big in gara nella serata tradizionalmente dedicata ai vecchi successi:

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Natale a Londra – Dio salvi la Regina

Esce domani il vero film di Natale, quello prodotto da Aurelio De Laurentiis che, orfano di Higuain per il suo Napoli, potrebbe inserire tranquillamente Lillo & Greg di punta. Poi, sfruttando l’infortunio di Milik, dare una chance a Nino Frassica. Sì, perché i veri bomber sono proprio loro e non sfigurerebbero neanche in maglia azzurra. Scherzi a parte, la banda del sud colpisce ancora. Dopo il successo di Natale col boss (ricordate? Peppino Di Capri in grande spolvero) tornano tutti (o quasi) per mettere a segno un colpo sensazionale: rapire i preziosissimi cani della Regina e travolgere Buckingham Palace. La meta scelta, dopo la Brexit, è d’obbligo e già nei vari teaser si gioca molto sulla rivoluzione inglese. Molto gradito il ritorno di Ninetto Davoli (sul set padre di Lillo & Greg) e molto curioso l’esordio degli Arteteca (duo cult del programma Made in Sud, coppia anche nella vita). Ma è tutto il cast a funzionare, dallo “chef” Paolo Ruffini (col baffetto alla Ratatouille) a Eleonora Giovanardi (capo chef nel ristorante di Londra e figlia di Frassica) vestita, alla prima, con un grazioso cappottino. Le trasparenze messe in mostra un anno fa durante la presentazione di Quo Vado? sono solo un ricordo. Azione (molta) e sentimento (quanto basta). E i cani della regina, portati sul set da ‘U barone. Lesa maestà (per rimanere in tema) se paragonassimo il film a I soliti ignoti o a La banda degli onesti. Ma, con quello che gira nelle sale sotto l’albero, la pellicola supera ampiamente la sufficienza

Nota di colore, durante il photocall. L’attore Paolo Ruffini, dopo aver compiuto un salto ha divelto una mattonella del Visconti Palace Hotel, tra l’ilarità generale. Tempestivo il… riassestamento della pavimentazione

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Fuga da Reuma Park

Il parco giochi più assurdo del cinema approda sul grande schermo in un Natale orfano di Zalone ma pieno di cinepanettoni (o burrate come nel caso de La cena di Natale). E a fare gli onori di casa non potevano essere che loro: il trio Aldo Giovanni e Giacomo, tornati dopo due anni alla ribalta. In realtà il film è più un omaggio a ciò che è stato più che un guardare avanti. Durante le due ore, molto divertenti, riaffiorano sketch dai primi anni novanta a oggi. E un po’ di nostalgia c’è, inutile negarlo. Mitigata dall’irriverenza dei tre, piombati in un luna park senile, un viaggio nel futuro di almeno venticinque anni. Giacomo è in sedia a rotelle, attaccato a flebo di Barbera e gira con una pistola giocattolo, Giovanni ha la memoria che fa cilecca e parla con i piccioni (ma non ha perso la passione per le procaci infermiere), Aldo viene abbandonato dai figli (Ficarra e Picone) proprio la mattina di Natale. Accanto a loro, l’onnipresente Silvana Fallisi. Non prende testate questa volta ma è un’infermiera russa che aiuterà i tre in una fuga sui Navigli da Milano verso Rio De Janeiro. A farla da padrone sono sempre le battute dei tre. La loro verve sembrava perduta dopo i primi tre film plurimiliardari (l’ultimo, Chiedimi se sono felice, risale a inizio millennio). Qui si torna agli antichi splendori e l’idea di volare nel tempo (anche senza la DeLorean) non è affatto peregrina. Un battello può bastare per scappare da Reuma Park. Al massimo si arriva a Cernusco e non in Brasile. Ma si combattono gli acciacchi, veri o presunti che siano.

 

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Sarà Sanremo 2017

Sarebbero dovuti essere 20, ma alla fine saranno 22. La spoilerata degli Statuto ha avuto effetto per un buon numero di big. Torna Albano e con tutto il rispetto per l’artista, visti gli eventi recenti (il doppio infarto che ha colpito il cantante pugliese venerdì scorso) è una scelta abbastanza incomprensibile. Come lo è quella di Gigi D’Alessio, contestato da tutta la sala allestita in Villa Ormond a Sanremo. Nessuna “soffiata” sugli ospiti, forse ci sarà la neo first lady della Casa Bianca Melanie Trump, ma sono solo voci. Ufficiale è invece il DopoFestival eccezionalmente anche di sabato con Nicola Savino e la Gialappa’s Band a fare gli onori (e gli oneri…) di casa. Per Carlo Conti sarà un festival che avrà come protagonisti i rapporti interpersonali in famiglia. L’amore non solo tra uomo e donna (anche perché di questi tempi…) ma nel nucleo in toto. Ecco nel dettaglio i Big di Sanremo 2017.

Albano con Di rose e di me

Chiara Galiazzo con Nessun posto è casa mia

Bianca Atzei con Ora esisti solo tu

Alessio Bernabei con Nel mezzo di un applauso

Clementino con Ragazzi fuori

Elodie con Tutta colpa mia

Francesco Gabbani con Occidentali’s karma

Paola Turci con Fatti bella per te

Samuel con Vedrai

Fiorella Mannoia con Che sia benedetta

Nesli e Alice Paba con Do retta a te

Michele Bravi con Il diario degli errori

Fabrizio Moro con Portami via con te

Giusy Ferreri con Fatalmente male

Gigi D’Alessio con La prima stella

Raige e Giulia Luzi con Togliamoci la voglia

Ron con L’ottava meraviglia

Ermal Meta con Vietato morire

Marco Masini con Spostato di un secondo

Michele Zarrillo con Mani nelle mani

Lodovica Comello con Il cielo non mi basta

Sergio Sylvestre con Con te

Nelle nuove proposte (in giuria Massimo Ranieri, Andrea Delogu, Anna Foglietta, Amadeus e Fabio Canino) eliminati tra le contestazioni la band dei La Rua, passano

Valeria Farinacci con Insieme (da Area Sanremo)
Braschi con Nel mare ci sono i coccodrilli (da Area Sanremo)

Leonardo Lamacchia con Ciò che resta

Tommaso Pini con Cose che danno ansia

Maldestro con Canzone per Federica

Marianne Mirage con Le canzoni fanno male

Lele Esposito con Ora mai

Francesco Guasti con Universo

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