SANREMO 2017, CROZZA E TROPPO AMORE. CHE SIA BENEDETTA LA MANNOIA!

L’appuntamento è al Centro Produzione Rai di Corso Sempione a Milano alle 11.30. Un venerdì pieno di angoscia. La più bella notizia in una giornata funestata dalle notizie provenienti dall’Abruzzo, arriva proprio da quella regione tormentata. Le parole di Carlo Conti mentre si ascoltano le canzoni di Sanremo: “Ci sono dei sopravvissuti al Rigopiano”. E gli applausi, le lacrime. Poi, come un segno del destino, parte il brano di Fiorella Mannoia. E tutti, sollevati, aspettano che il conduttore rientri per annunciare:”La canzone vincitrice della 67° edizione del Festival di Sanremo è Che sia benedetta“. Ma non sarà così. Già da qualche anno il vincitore non rientra nei pronostici. Giusto o sbagliato che sia, c’è più suspence. Venendo ai brani in gara si potrebbe esordire con un: “Torna l’amore al Festival di Sanremo!” Non che fosse mai andato via, forse si era solo nascosto nel podio dell’anno scorso con gli Stadio vincitori assoluti, la Michielin eroina radiofonica e la freschezza del duo Caccamo-Iurato. Quest’anno trionferà soprattutto nei testi di Gigi D’Alessio (un pezzo dedicato alla mamma) e in quello di Ron (non per inimicarci il cantautore napoletano, ma siamo su altri pianeti…). Da un primo ascolto, Mannoia a parte, le radio troveranno ossigeno grazie a Samuel (già nell’airplay dalla scorsa estate con due singoli, non ne sbaglia una), Alessio Bernabei (l’unico a dare un po’ di ritmo alla kermesse, ma il pezzo sta in piedi per scommessa…), Clementino (idem come sopra) e Chiara Galiazzo (voce splendida, il problema anche per lei è il testo). Mediocri i brani di Violetta (ops, Ludovica Comello) ed Elodie (le sue corde vocali meriterebbero molto di più). Il mistero più grande resta sempre la presenza di Bianca Atzei, lasciata in naftalina per tutto l’anno e tolta dagli armadi polverosi solo per la kermesse canora. Menzione a parte per Paola Turci ed Ermal Meta. Li separano 17 anni anagraficamente. Quando la cantautrice romana iniziava a cantare, il ragazzo albanese iniziava le elementari. Ma emozionano entrambi. A fine “maratona”, Conti fornisce anche qualche dettaglio in più sulle serate, annunciando gli ospiti: Maurizio Crozza farà una copertina tutte le sere (in diretta), martedì ci saranno Tiziano Ferro (interpreterà anche con Carmen Consoli il brano Il conforto) e Ricky Martin, mercoledì sarà la volta di Giorgia, giovedì di Mika e sabato di Zucchero. Chiusura con l’exploit di Renato Zero. Escluso dal festival come autore per Sal Da Vinci si è fatto sentire così: “Sono in…cacchiatissimo, diciamo così. Non per me, non per la canzone, e nemmeno per Sal, con cui ho composto gran parte del suo nuovo disco. Avevo scritto, in questo momento, un inno d’amore per Napoli città aperta, Nanà appunto: possibile che non meritasse di essere tra i 22 brani scelti? Tutti migliori del mio? Tutte voci migliori di quella di Sal?”. Forse quando Conti disse, a fine dicembre:”Mi è arrivato un messaggio che mi ha fatto molto dispiacere, da parte di una persona che pensavo conoscesse bene me, il mio rigore, la mia correttezza nella scelta dei brani” si riferiva proprio al Re dei sorcini…

 

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“OSCENAMENTE POP”, MA CHE FORTI I BAUSTELLE!

O li ami o li odi. Così è se vi pare, nel magico mondo dei social. Anche i Baustelle sono finiti nel tritacarne da tastiera. Non solo quello ironico (I Baustelle cantano la politica italiana strappa un sorriso e non è per nulla offensivo) ma anche negli scritti di chi proprio non ce la fa a non insultare. Ma loro se ne fregano ampiamente (purché se ne parli…) e tornano sulla scena con il loro settimo album di inediti (lo scorso gennaio uscì Roma Live!, comunque notevole). L’amore e la violenza arriva a quattro anni esatti di distanza da Fantasma ed ha sonorità completamente diverse. Molto orchestrale il precedente, molto pop qui. Anzi “oscenamente pop” come afferma il leader Francesco Bianconi. Un cordone ombelicale che si spezza dopo le prime note di Love (che ha un’intro sinfonica barocca). Da lì si riparte. Una valanga di citazioni, come nella tradizione del gruppo toscano. La voce di Bianconi si avvicina sempre più a quella di Fabrizio De André, forse i testi non sono così ricercati. Si può discutere sulla scelta di proporre come singolo Amanda Lear, molto radiofonico ma poco d’impatto (non è Charlie fa surf, tanto per capirci…) non sulla bellezza di Basso e batteria e de La vita. E, la voce di Rachele Bastreghi che recita Tu scendi dalle stelle, varrebbe da sola l’acquisto di un disco che, internet o no, venderà molto. E piacerà ancora di più.

TRACKLIST

1 Love

2 Il vangelo di Giovanni

3 Amanda Lear

4 Betty

5 Eurofestival

6 Basso e batteria

7 La musica sinfonica

8 Lepidoptera

9 La vita

10 Continental stomp

11 L’era dell’acquario

12 Ragazzina

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Il viaggio di Fanny

27 gennaio, Giornata della Memoria. In occasione della ricorrenza esce nelle sale un nuovo film, basato su una storia vera. Si pensava che con Il figlio di Saul, il filone legato alla seconda guerra mondiale si fosse esaurito. Invece non basta mai, non ce n’è mai abbastanza. E nella tragedia immane è giusto così: mai spegnere i riflettori. Il film racconta la vicenda di Fanny Ben-Ami, una ragazzina ebrea di 13 anni che nel 1943, durante l’occupazione della Francia da parte dei tedeschi, viene mandata insieme alle sorelline di 7 e 8 anni, in una colonia in montagna. Lì conosce altri coetanei e con loro, quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e inaspriscono, scappa nel tentativo di raggiungere il confine svizzero per salvarsi. Il viaggio è emozionante, ricco di colpi di scena. Purtroppo è tutto reale. Le cose sembrano andare bene fin quando i nazisti non arrivano sul suolo italiano; è allora che alcuni membri dell’orfanotrofio pianificano una spedizione per inviare i ragazzi sul confine svizzero, rimasto neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale. Fanny, le sue sorelline e altri bambini ebrei si ritroveranno a compiere un viaggio alla ricerca della salvezza, da soli e senza nessun punto di riferimento, a correre senza sosta per un lunghissimo percorso a piedi, pieno di difficoltà e paure, inseguiti da ufficiali tedeschi sulle loro tracce. Una storia con atti di coraggio affidati ai piccoli e non ai grandi, quelli più codardi.

Il viaggio di Fanny arriverà nelle sale come evento speciale il 26 e 27 gennaio. Lucky Red, che distribuirà il film, offre alle scuole la possibilità di organizzare proiezioni mattutine a costo ridotto contattando il numero verde dedicato 800050662 o scrivendo a scuole@luckyred.it.

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Sanremo 2017 – La conferenza stampa

 

Il carrozzone riparte dal duopolio Rai-Mediaset (o Fininvest o Publitalia). Un Sanremo sempre meno di stato e sempre più affidato ai privati. Dopo anni di vittorie con protagonisti canori della sua trasmissione, mancava solo lei sul palco dell’Ariston. La signora Costanzo, meglio nota come Maria De Filippi scenderà le scale non più come ospite ma come valletta. Anzi, co-conduttrice (fa più figo e non impegna). Del resto, tutte le previsioni spingevano in tal senso. Troppi trionfi (Emma Marrone su tutti, prima ancora Valerio Scanu e Marco Carta) per non pensare anche alla presenza fisica di Maria nella città dei fiori. La notizia non notizia è stata data stamattina da Carlo Conti aprendo la conferenza stampa della 67° edizione del Festival. A chi chiede se ci saranno altre vallette, valletti o co-conduttori, il presentatore ha risposto con una battuta: “Con quello che ci è costata Maria, non c’è rimasta neppure una lira per pagare altri”. Che sia una battuta lo si è capito subito dopo, quando Conti ha sottolineato che la De Filippi “parteciperà a Sanremo a puro titolo gratuito”. Lei, apparsa non molto a suo agio ha precisato:”Forse vi siete fatti un’idea sbagliata di me. C’è troppa pressione. Sono qui per partecipare. Non ho avuto nessun ruolo nella scelta delle canzoni in gara e non le ho nemmeno ascoltate. Sanremo è il Festival della Rai e di Carlo Conti. Io farò esattamente quello che hanno fatto tutti gli altri conduttori. Leggerò il gobbo, canta Tizio, dirige l’orchestra il maestro Caio. Chi fa il mio mestiere si deve prendere anche questi rischi, soprattutto se ti chiamano a fare una cosa così bella. E poi faccio qualcosa che probabilmente non rifarò mai più nella vita. Penso di avere dei punti in comune con lui nel modo di pensare al nostro lavoro, che è un lavoro dove non si va alla ricerca di nessuno scandalo, ma alla ricerca di un Festival che abbia come centro la canzone”. Sarà proprio così? Relegata a fare quello che hanno fatto tutti? A sentire Conti arriva la prima smentita: “Solo io potevo riuscire nell’impresa di portarla a Sanremo. Per il terzo anno ci voleva il top, un’idea completamente diversa. Ovviamente pensando al top ho pensato a Maria De Filippi. A giugno – luglio abbiamo preso un caffè insieme, di lì a poco, ad agosto abbiamo cercato di concretizzarci. E’ stato difficile trovare il punto di incontro durante le nostre vacanze e una cosa è certa, sono molto onorato che Maria abbia detto sì alla nostra co-conduzione.” Sì, ma la musica? “Le canzoni sono sempre al centro del Festival. Questo anno infatti sono 22 i cantanti in gara e i giovani saranno in testa. Festeggiamo i 67 anni e dobbiamo continuare a essere una grande vetrina della musica italiana. Sono particolarmente felice perché ci sono dei meravigliosi nomi e dei grandi ritorni, esordi fantastici e tra i big ci sono due protagonisti delle nuove proposte dello scorso anno”.

Per quanto riguarda gli ospiti, è stata confermata la presenza di Tiziano Ferro (alcuni rumors lo davano come valletto assieme a Marco Mengoni…) e annunciata la partecipazione di star come Giorgia, Mika, Ricky Martin, Rag’n’Bone Man. Il resto delle stelle che prenderanno parte alla manifestazione non è stato invece ancora resto noto, ma si sa che a Sanremo il 7 febbraio ci sarà anche un ricordo dei 30 anni dalla scomparsa di Claudio Villa con una mostra. Mentre Tim è lo sponsor unico del Festival che sarà robotizzato nella regia e molto tecnologico con tecniche prese in prestito dall’Aeronautica. Non ci sarebbe invece alcuna certezza circa l’eventuale partecipazione di Maurizio Crozza (al quale fischiano ancora le orecchie dopo la contestazione avuta da queste parti tre anni fa nel corso di un’imitazione di Silvio Berlusconi, riuscita malissimo). Almeno stando a quanto afferma Carlo Conti che rispondendo a chi gli chiedeva se fosse stata confermata la partecipazione del comico che ha recentemente lasciato La7, ha risposto: “Magari ci fosse! Magari con settanta punti esclamativi!”. Per la moda, sarà Riccardo Tisci a vestire Maria De Filippi al Festival di Sanremo: “Firma Givenchy da dodici anni – ha spiegato la conduttrice – è un’eccellenza uscita dall’Italia per poter riuscire a fare quello che voleva fare ed è un peccato. E’ un uomo intelligente, viene da una famiglia umile, pugliese, è vissuto a Como ed è andato all’estero a 17 anni. Si è mantenuto grazie alle borse di studio ed è diventato quello che è diventato”. Salvatore Ferragamo firmerà invece, come sempre, gli abiti indossati da Carlo Conti. Praticamente, tutti sapevano già tutto. Nessun colpo di scena dal Casinò. Sanremo è alle porte e tra meno di un mese si parlerà solamente di questo. Si parte il 7. San Pippo (ancora in vita…) proteggilo tu, anche stavolta

Tutti i big e le nuove proposte al link:

https://oriettacicchinelli.com/2016/12/13/sara-sanremo-2017/

In più ecco tutte le cover che presenteranno i big in gara nella serata tradizionalmente dedicata ai vecchi successi:

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Natale a Londra – Dio salvi la Regina

Esce domani il vero film di Natale, quello prodotto da Aurelio De Laurentiis che, orfano di Higuain per il suo Napoli, potrebbe inserire tranquillamente Lillo & Greg di punta. Poi, sfruttando l’infortunio di Milik, dare una chance a Nino Frassica. Sì, perché i veri bomber sono proprio loro e non sfigurerebbero neanche in maglia azzurra. Scherzi a parte, la banda del sud colpisce ancora. Dopo il successo di Natale col boss (ricordate? Peppino Di Capri in grande spolvero) tornano tutti (o quasi) per mettere a segno un colpo sensazionale: rapire i preziosissimi cani della Regina e travolgere Buckingham Palace. La meta scelta, dopo la Brexit, è d’obbligo e già nei vari teaser si gioca molto sulla rivoluzione inglese. Molto gradito il ritorno di Ninetto Davoli (sul set padre di Lillo & Greg) e molto curioso l’esordio degli Arteteca (duo cult del programma Made in Sud, coppia anche nella vita). Ma è tutto il cast a funzionare, dallo “chef” Paolo Ruffini (col baffetto alla Ratatouille) a Eleonora Giovanardi (capo chef nel ristorante di Londra e figlia di Frassica) vestita, alla prima, con un grazioso cappottino. Le trasparenze messe in mostra un anno fa durante la presentazione di Quo Vado? sono solo un ricordo. Azione (molta) e sentimento (quanto basta). E i cani della regina, portati sul set da ‘U barone. Lesa maestà (per rimanere in tema) se paragonassimo il film a I soliti ignoti o a La banda degli onesti. Ma, con quello che gira nelle sale sotto l’albero, la pellicola supera ampiamente la sufficienza

Nota di colore, durante il photocall. L’attore Paolo Ruffini, dopo aver compiuto un salto ha divelto una mattonella del Visconti Palace Hotel, tra l’ilarità generale. Tempestivo il… riassestamento della pavimentazione

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Fuga da Reuma Park

Il parco giochi più assurdo del cinema approda sul grande schermo in un Natale orfano di Zalone ma pieno di cinepanettoni (o burrate come nel caso de La cena di Natale). E a fare gli onori di casa non potevano essere che loro: il trio Aldo Giovanni e Giacomo, tornati dopo due anni alla ribalta. In realtà il film è più un omaggio a ciò che è stato più che un guardare avanti. Durante le due ore, molto divertenti, riaffiorano sketch dai primi anni novanta a oggi. E un po’ di nostalgia c’è, inutile negarlo. Mitigata dall’irriverenza dei tre, piombati in un luna park senile, un viaggio nel futuro di almeno venticinque anni. Giacomo è in sedia a rotelle, attaccato a flebo di Barbera e gira con una pistola giocattolo, Giovanni ha la memoria che fa cilecca e parla con i piccioni (ma non ha perso la passione per le procaci infermiere), Aldo viene abbandonato dai figli (Ficarra e Picone) proprio la mattina di Natale. Accanto a loro, l’onnipresente Silvana Fallisi. Non prende testate questa volta ma è un’infermiera russa che aiuterà i tre in una fuga sui Navigli da Milano verso Rio De Janeiro. A farla da padrone sono sempre le battute dei tre. La loro verve sembrava perduta dopo i primi tre film plurimiliardari (l’ultimo, Chiedimi se sono felice, risale a inizio millennio). Qui si torna agli antichi splendori e l’idea di volare nel tempo (anche senza la DeLorean) non è affatto peregrina. Un battello può bastare per scappare da Reuma Park. Al massimo si arriva a Cernusco e non in Brasile. Ma si combattono gli acciacchi, veri o presunti che siano.

 

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Sarà Sanremo 2017

Sarebbero dovuti essere 20, ma alla fine saranno 22. La spoilerata degli Statuto ha avuto effetto per un buon numero di big. Torna Albano e con tutto il rispetto per l’artista, visti gli eventi recenti (il doppio infarto che ha colpito il cantante pugliese venerdì scorso) è una scelta abbastanza incomprensibile. Come lo è quella di Gigi D’Alessio, contestato da tutta la sala allestita in Villa Ormond a Sanremo. Nessuna “soffiata” sugli ospiti, forse ci sarà la neo first lady della Casa Bianca Melanie Trump, ma sono solo voci. Ufficiale è invece il DopoFestival eccezionalmente anche di sabato con Nicola Savino e la Gialappa’s Band a fare gli onori (e gli oneri…) di casa. Per Carlo Conti sarà un festival che avrà come protagonisti i rapporti interpersonali in famiglia. L’amore non solo tra uomo e donna (anche perché di questi tempi…) ma nel nucleo in toto. Ecco nel dettaglio i Big di Sanremo 2017.

Albano con Di rose e di me

Chiara Galiazzo con Nessun posto è casa mia

Bianca Atzei con Ora esisti solo tu

Alessio Bernabei con Nel mezzo di un applauso

Clementino con Ragazzi fuori

Elodie con Tutta colpa mia

Francesco Gabbani con Occidentali’s karma

Paola Turci con Fatti bella per te

Samuel con Vedrai

Fiorella Mannoia con Che sia benedetta

Nesli e Alice Paba con Do retta a te

Michele Bravi con Il diario degli errori

Fabrizio Moro con Portami via con te

Giusy Ferreri con Fatalmente male

Gigi D’Alessio con La prima stella

Raige e Giulia Luzi con Togliamoci la voglia

Ron con L’ottava meraviglia

Ermal Meta con Vietato morire

Marco Masini con Spostato di un secondo

Michele Zarrillo con Mani nelle mani

Lodovica Comello con Il cielo non mi basta

Sergio Sylvestre con Con te

Nelle nuove proposte (in giuria Massimo Ranieri, Andrea Delogu, Anna Foglietta, Amadeus e Fabio Canino) eliminati tra le contestazioni la band dei La Rua, passano

Valeria Farinacci con Insieme (da Area Sanremo)
Braschi con Nel mare ci sono i coccodrilli (da Area Sanremo)

Leonardo Lamacchia con Ciò che resta

Tommaso Pini con Cose che danno ansia

Maldestro con Canzone per Federica

Marianne Mirage con Le canzoni fanno male

Lele Esposito con Ora mai

Francesco Guasti con Universo

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Poveri ma ricchi

 

Da Torresecca senza pudore. I Tucci sono una famiglia povera di un piccolo paese del Lazio. Padre (Christian De Sica), madre (Lucia Ocone), una figlia vanitosa e un figlio genio, costretto a fingersi idiota per stare al passo con la famiglia (gli esordienti Giulio Bartolomei e Federica Lucaferri) Con loro vivono anche il cognato, botanico ma nullafacente (Enrico Brignano), e la nonna (Anna Mazzamauro), patita di serie TV. Un giorno accade qualcosa di completamente inaspettato: i Tucci vincono cento milioni di euro. Sull’onda dell’emozione decidono di mantenere segreta la vincita, ma, come spesso succede in questi casi, una parola di troppo scappa dalla bocca del capofamiglia e ai Tucci rimane soltanto una soluzione, prima di essere perseguitati da sedicenti amici e conoscenti: scappare. Verso Milano, dove ad attenderli (come ogni cafonal che si rispetti) c’è il dito medio, scultura posta al centro di Piazza degli Affari opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan. Il tema già proposto più volte (da Un povero ricco a Ricky e Barabba) non riesce a sfondare. Si ride molto poco, solo con i cameo (Albano e il patron della Sampdoria Massimo Ferrero su tutti) e la bravura della Ocone non viene sfruttata per nulla. Per non parlare di Ubaldo Pantani, lontano parente del mattatore ospite fisso dalla Gialappa’s Band. Il lieto fine non può mancare. C’è, non potrebbe essere altrimenti e analizzando bene il film, lo spettatore lo capirà già dopo la prima mezz’ora. Una risata allunga la vita, qui si rischia di morire giovani…

Dal 18 dicembre al cinema

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Lp su Metro!

Alla vigilia della serata a Radio2 ecco LP sulle pagine di Metro News Italia

http://www.metronews.it/16/12/06/lp-mi-sono-persa-e-ritrovata-tante-volte.html

Dalla sala A di Via Asiago, le foto di @100CentoGradi e il video in diretta curato da Radio2

https://www.facebook.com/Radio2Rai/?hc_ref=PAGES_TIMELINE

Oblivion The Human Jukebox

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L’improvvisazione e la fantasia al potere. Un Teatro Olimpico gremito ha salutato la prima delle sei tappe romane degli Oblivion (gruppo comico musicale-teatrale, formatosi a Bologna più di dieci anni fa). Da Sanremo a X Factor, passando per le hit dell’estate e (addirittura) alla musica lirica. Uno spettacolo coinvolgente per il pubblico che, prima della serata, ha inserito il nome del proprio cantante preferito dentro un bussolotto. Dopo aver pescato i bigliettini, via alla dissacrazione. Bonaria, ma non troppo. Tutto rigorosamente dal vivo ma con mesi di lavoro alle spalle perché, si può anche improvvisare, ma se uno spettatore ti chiede brani di Bianco oltre alla facile ironia sul nome, altro non si può fare. Giusto ingoiare il pizzino e pescarne un altro. Tutto parte dal Festival di Sanremo. Evolution of Sanremo è, infatti, il cavallo di battaglia del gruppo. E’ un’esibizione che permette agli Oblivion di cantare in ordine cronologico tutti i brani vincitori della rassegna canora, dal 1951 a oggi. Poi la parodia dei Negramaro vestiti da tirolesi, il FestivalZar (dove a farla da padrone sono tutti gli artisti dimenticati in Italia ed emigrati in Russia a cercare e trovare fortuna), un duetto surreale tra Papa Francesco e Zucchero (con i testi del cantautore emiliano declamati a mo’ di liturgia ecclesiastica) e la parte più riuscita dello show: i cinque protagonisti alle prese con le monovocali e le… monoconsonanti (e qui la bravura di Francesca Folloni e Graziana Borciani nel cantare a due voci Almeno tu nell’universo di Mia Martini è davvero da applausi) Da Grazie dei fior ad Andiamo a comandare. Notevole anche la capacità vocale del gruppo unita a quella di saper gestire gli imprevisti. Dopo aver fatto scegliere e leggere un foglio in sala (dove c’era appuntato il nome Caruso) l’ignaro spettatore ha pensato bene che si trattasse del comico Pino, salvo poi tentare di salvare il tutto citando Pippo (Caruso anche lui…). L’unico che mancava era il tenore Enrico. Esistono pezzi nel loro repertorio? Ehm, no… Che importa? Una bella cantata di brani in napoletano e passa la paura. In mezzo quasi settant’anni di musica (più o meno di qualità). Ma il merito degli Oblivion è proprio quello di trasformare con abili mashup le note di Renato Zero e Claudio Baglioni, dei Queen e di Tiziano Ferro. E se si tratta di Elio? Basta soffiare in un palloncino e le storie non sono più tese come corde di una chitarra ma si possono suonare e cantare anche in un bis!

@100CentoGradi