Il Festival di Baglioni è di Fiorello e di Morandi

Ma è il festival di Baudo o di Baglioni? Tra sigla (mancava da anni da queste parti) e un’invasione di palco (ai tempi Cavallo Pazzo, stasera un uomo che voleva parlare con il sindaco di Sanremo prontamente bloccato) è partita la 68° edizione del festival della Canzone Italiana.

E subito una sorpresa: Fiorello, previsto per le 22:30, guadagna il palco lasciando Claudio Baglioni dietro le quinte. Un poco ingessato (aveva confessato di avere una paura folle pochi minuti prima ai microfoni di Radio Deejay) fa lo scaldapubblico, elenca le virtù cantautoriali dell’amico Claudio leggendo dal telefonino il messaggio che l’ha convinto ad accettare l’invito. E canta pure lui: un Morandi vs Baglioni mixando i testi e le musiche dei due Capitani Coraggiosi.

Poi, dopo una decina di minuti non indimenticabili, entra finalmente in scena il direttore artistico. Baglioni, papillon stortignaccolo, pare molto, ma molto imbalsamato, e si lancia in uno sproloquio sul Festival e sui miracoli della musica e sul potere delle canzoni. Cita il melodramma italiano e si autocita (e tante volte accadrà da qui a sabato) leggendo il gobbo. Ma la musica? No, ancora nulla. Tocca ai due veri presentatori di questa edizione: Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker (con la sua scollatura balconata che lascia poco all’immaginazione). Battute scontate, ma i due sembrano almeno più sciolti del loro capo. Dopo mezz’ora di chiacchiere, finalmente, arriva il primo brano. Tocca ad Annalisa aprire con un pezzo orecchiabile firmato da lei con il suo ex Davide Simonetta. Ma l’emozione più grande arriva da Ron. La sua Almeno pensami (inedito di Lucio Dalla) strappa applausi e commozione. I The Kolors riportano tutti sulla terra. Troppo presto.

Tocca aspettare Max Gazzè con la sua Leggenda di Cristanda e Pizzomunno per volare un po’ più in alto, tra sirene e marinai.
Il momento della prima ospite, Laura Pausini (assente come previsto, arriverà sabato per il gran finale) si trasforma in un caos inenarrabile: con la cantante di Solarolo al telefono, Fiorello e Baglioni (quest’ultimo sempre strozzato dal cravattino che continua a tormentare nel vano tentativo di sistemarlo) si cimentano nella storica E tu, sbagliando tempi, parole e andando fuori sincro. Proprio quando lo showman prende la scena è il momento di tornare a cantare seriamente. Bisogna imparare a condurre (è il caso di dirlo) e… Bisogna imparare ad amarsi come recita il trio Ornella Vanoni-Bungaro e Pacifico. Lei, una vera signora del belcanto fa la sua bella figura, la silhouette stretta in un abito bianco elegantissimo, maneggiando un pezzo di rara bellezza.

Ma chi convince di più è il duo super favorito della vigilia. La coppia formata da Ermal Meta e Fabrizio Moro portano sul palco dell’Ariston una ballata moderna destinata a sicuro successo. Non mi avete fatto niente, il titolo. Mario Biondi, il signore del soul, ha un brano, Rivederti, da riascoltare.

E poi arriva il tempo di Favino, attore-impegnato alla corte del dittatore artistico Claudio, che si lancia con coraggio in un siparietto, in volo da Leopardi a Lucio Battisti (raggiunto da Baglioni, giusto in tempo per sbagliare qualcosa) facendo cantare alla fine anche il pubblico sulle note del cult Un’avventura.

La vera piacevole sorpresa arriva però da Lo Stato Sociale. La band bolognese (già fortissima in radio) fa saltare sulle sedie il pubblico con Una vita in vacanza accompagnata dalla performance a dir poco incredibile di un’anziana e super-atletica ballerina, Paddy, 80 anni, già stella di Britain’s Got Talent (e poi dicono che il bello è solo giovane!). Il loro stile ricorda Rino Gaetano con un finale che pare un omaggio (neanche troppo velato, ma ci sta!) a Elio e le Storie Tese. Una sorta di passaggio di consegne, visto che il gruppo milanese di lì a poco si esibirà travestiti da veri geni della musica, senza lampada, con Arrivedorci, il loro ultimo brano di una carriera lunghissima. Pezzo autobiografico, ironico e demenziale proprio come loro. Un piccolo romanzo epico ma gioioso e ridente pur nella mestizia di un addio.

Sul palco salgono anche i Pooh (scioltisi da tempo ma presenti separati). La coppia Riccardo Fogli-Roby Facchinetti e Red Canzian non convincono. Meglio di loro i redivivi Decibel, ma Enrico Ruggeri è sinonimo di garanzia. Noemi ripete se stessa, ma con minore impatto scenico mentre Giovanni Caccamo stona paurosamente e pare la brutta copia di Battiato-giovane stasera.

A notte inoltrata arriva l’ospite musicale clou della serata. Quando l’Italia già sonnecchia, entra in scena Gianni Morandi e come per magia anche Baglioni sembra più a suo agio. Omaggiano Luis Bacalov interpretando Se non avessi più te, poi l’arrivo di Tommaso Paradiso, frontman dei Thegiornalisti regala Una vita che ti sogno (il pezzo già in radio è moderno e non avrebbe sfigurato in gara). Incantevole Nina Zilli, Renzo Rubino canta troppo tardi per farsi notare. Chiudono la coppia Enzo AvitabilePeppe Servillo e Le Vibrazioni. Nel girone dantesco dei colori (blu, giallo e rosso) si decide la sorte dei cantanti per la prima sera. In pole Max Gazzè, Ron, la coppia Meta-Moro, Nina Zilli, Noemi, Annalisa e Lo stato Sociale

Nella notte diventa un caso la canzone presentata dalla coppia Ermal Meta e Fabrizio Moro, Non mi avete fatto niente. Emerge, segnalato dal sito altrospettacolo.it, un brano presentato per l’edizione di Sanremo Giovani del 2016 che avrebbe molte similitudini nel testo e nella melodia.

Silenzio era cantata da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali e nel ritornello recitava “Non mi avete tolto niente, non avete avuto niente, questa è la mia vita che va avanti oltre tutto e oltre la gente”. Nel brano di Ermal Meta e Fabrizio Moro, dato per favorito al festival da molti bookmaker, queste sono le parole del ritornello: “Non mi avete fatto niente, non mi avete tolto niente, questa è la mia vita che va avanti, oltre tutto, oltre la gente”. Tra gli autori della canzone, oltre a Meta e Moro, anche Andrea Febo, che avrebbe firmato appunto anche Silenzio per Calvani e De Pascali e più volte citato nelle interviste dai due big di Sanremo 2018.

Ma se la presenza dello stesso autore dovrebbe evitare eventuali accuse di plagio, è la diffusione del brano presentato a Sanremo Giovani 2016 che potrebbe dare problemi a Ermal Meta e Fabrizio Moro. Pur non essendo stata commercializzata, bisognerà appurare che Silenzio non sia stata eseguita in pubblico. In questo il regolamento del festival della canzone italiana, consultabile sul sito della Rai, è chiaro: “Tutte le canzoni dovranno essere nuove. (…) È considerata nuova, ai sensi e per gli effetti del presente Regolamento, la canzone che, nell’insieme della sua composizione o nella sola parte musicale o nel solo testo letterario (fatte salve per quest’ultimo eventuali iniziative editoriali  debitamente autorizzate), non sia già stata pubblicata e/o fruita, anche se a scopo gratuito, da un pubblico presente o lontano, o eseguita o  interpretata  dal vivo alla presenza di pubblico presente o lontano”. (…) Sussiste inoltre la caratteristica di canzone nuova nell’eventualità di utilizzo di stralci ‘campionati’ di canzoni già edite, sempre che questi – nel totale – non superino un terzo della canzone ‘nuova’ stessa”.
Nel caso Silenzio risultasse regolarmente eseguita davanti a un pubblico, secondo il regolamento il brano di Ermal Meta e Fabrizio Moro dovrebbe quindi essere squalificato dalla gara del festival di Sanremo.

Il festival targato Baglioni, comunque convince il pubblico e gli ascolti fanno boom: la prima serata è stata vista da una media di 11 milioni 600 mila telespettatori con uno share medio del 52,1%, un risultato che migliora quello, pur ottimo, del 2017, quando la prima serata del festival condotto da Carlo Conti e Maria De Filippi aveva ottenuto una media di 11 milioni 374 mila spettatori e il 50,4% di share.

Orietta Cicchinelli

PIERLUIGI CANDOTTI

 

 

 

Sanremo è adesso. Capitan Baglioni, si parte!

Dal «parappapapparà» al «popòpopoppoppò». No, non è un delirio presanremese, per quanto possa sembrare. E’ l’ultima polemica legata al carrozzone festivaliero che tra poche ore verrà varato. In realtà all’Ariston già si canta da giorni: prove interminabili mentre nel backstage l’attesa per avere più ospiti possibili è febbrile. A memoria, non c’era mai stata tanta smania nell’avere o meno tanti cantanti fuori gara. Si rischia di oscurare i big. Ma, tornando indietro negli anni, ricordiamo come il primo intervento canterino fuori dai canoni fu proprio quello di Claudio Baglioni. Era il 1985 e il neo direttore artistico salì sul palco per interpretare Questo piccolo grande amore votata “canzone del secolo”. Quindi, nessun stupore. E gli ospiti saranno davvero tanti. Da Laura Pausini (in forse per una fastidiosissima laringite e febbre alta) a Biagio Antonacci, dai Negramaro a Max Pezzali, Francesco Renga e Nek fino a Gianni Morandi. Nel mezzo tra gli altri: Piero Pelù, Il Volo e Giorgia. C’è da dire che Baglioni sta curando nei minimi dettagli, con un’attenzione maniacale, come sempre ha fatto. Personaggio che non scende mai a compromessi, capace di bacchettare continuamente la sua scelta femminile Michelle Hunziker (ne azzeccasse una…) in ogni conferenza stampa. Accanto a lei, Pierfrancesco Favino che non sembra affatto teso «Già so che lunedì prossimo avrò nostalgia di Sanremo: ricominceranno a trattarmi male, io vorrò fare le prove e invece mi manderanno a fare la spesa. Stare su un palco fa parte della mia vita, anche se non su questo palco: è una cosa che dà tantissima adrenalina e una sfida elettrizzante. Certo non mi aspettavo questa atmosfera da Nazioni Unite». Baglioni parla invece, come suo costume, in modo forbito spiegando quello che già tutti sanno: ospiti o meno, ci sarà solo tanta musica

La stella polare di Sanremo è sempre stata la musica, ma negli ultimi anni la navigazione ha preso un’altra direzione. Un cantante come direttore artistico — la cosa più naturale per il Festival della musica italiana — è stata un’ipotesi che non è stata presa in considerazione nelle ultime edizioni. Anche Morandi ha fatto in fondo solo il conduttore. In questo Festival non vedrete astronauti o sportivi, la musica sarà centrale.

Approfondisce il concetto il direttore di Rai1 Angelo Teodoli:

Lo strappo alla regola, il segno di discontinuità rispetto alle scorse edizioni è lo spazio alla musica: non solo i cantanti in gara, ma anche tanti cantanti come superospiti. Questo Festival sarà un prodotto meno televisivo e più artistico

Tornando alla querelle del motivetto, a Sanremo ogni cantante interpreterà una parte del testo e il ritornello sarà proprio quel «popòpopoppoppò» destinato a fare da tormentone. Pare che molti di loro abbiano storto il naso, anche per un problema di tempistica. «Baglioni o chi per lui ci ha fatto arrivare la richiesta all’ultimo momento – dichiara un addetto ai lavori – e qualche discografico, uno in particolare, si è talmente irritato da chiedere ai suoi artisti di non firmare la liberatoria». Pare ci sia voluta tutta la forza persuasiva di un supermediatore come l’ex presidente della Warner a far da paciere. Altra polemica è quella riguardante il premio alla carriera. Verrà consegnato a Milva. O meglio, a sua figlia. Sui social, la figlia di Sergio Endrigo (Claudia) è scatenata. Proprio quest’anno si celebra il cinquantennale della vittoria del cantautore di Pola con l’immensa Canzone per te e in molti chiedevano un ricordo. Verrà fatto da… Il Volo. Capirete la differenza.

Primo ospite del festival: Fiorello. Ansiosissimo ha dichiarato:”Claudio, #escimipresto, ti prego, così mi tolgo il pensiero! L’ansia me se magna. Ma chi me lo ha fatto fare’. E’ atteso al teatro Ariston, ma non dovrebbe provare, anche perché, ribadisce minimizzando il suo ruolo, “farò solo lo scaldapubblico” e il copione sarà di una riga “su le mani, giù le mani”. Le aspettative sulla sua incursione e su quello che farà accrescono la sua ansia da prestazione. “Sarò talmente critico su me stesso – conclude – che sui social mi insulterò da solo”.

I cantanti e le canzoni in gara al Festival di Sanremo per la categoria “Campioni”

Annalisa – Il mondo prima di te (venerdì si esibisce con Michele Bravi)
Decibel – Lettera dal Duca (venerdì si esibiscono con Midge Ure)
Diodato e Roy Paci – Adesso (venerdì si esibiscono con Ghemon)
Elio e le Storie Tese – Arrivedorci (venerdì si esibiscono con i Neri per Caso)
Enzo Avitabile e Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno (venerdì si esibiscono con Avion Travel e Daby Touré)
Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente (venerdì si esibiscono con Simone Cristicchi)
Giovanni Caccamo – Eterno (venerdì si esibisce con Arisa)
Le Vibrazioni – Così sbagliato (venerdì si esibiscono con Skin)
Lo Stato Sociale – Una vita in vacanza (venerdì si esibiscono con il Piccolo Coro dell’Antoniano e Paolo Rossi)
Luca Barbarossa – Passame er sale (venerdì si esibisce con Anna Foglietta)
Mario Biondi – Rivederti  (venerdì si esibisce con Ana Carolina e Daniel Jobim)
Max Gazzè – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno (venerdì si esibisce con Rita Marcotulli e Roberto Gatto)
Nina Zilli – Senza appartenere (venerdì si esibisce con Sergio Cammariere)
Noemi – Non smettere mai di cercarmi (venerdì si esibisce con Paola Turci)
Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico – Imparare ad amarsi (venerdì si esibiscono con Alessandro Preziosi)
Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto (venerdì si esibisce con Marco Masini)
Renzo Rubino – Custodire (venerdì si esibisce con Serena Rossi)
Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – Il segreto del tempo (venerdì si esibiscono con Giusy Ferreri)
Ron – Almeno pensami (venerdì si esibisce con Alice)
The Kolors – Frida (mai, mai, mai) (venerdì si esibiscono con Tullio De Piscopo e Enrico Nigiotti)

I cantanti e le canzoni in gara al Festival di Sanremo per la categoria “Nuove proposte”

Lorenzo Baglioni – Il congiuntivo
Mirkoeilcane – Stiamo tutti bene
Eva – Cosa ti salverà
Giulia Casieri – Come stai
Mudimbi – Il mago
Ultimo – Il ballo delle incertezze
Leonardo Monteiro – Bianca
Alice Caioli – Specchi rotti

 

Come funziona quest’anno il Festival di Sanremo

I telespettatori possono votare le proprie canzoni preferite con il televoto. La differenza principale di questa edizione del Festival è che non ci saranno cantanti eliminati di serata in serata: tutti e 20 arriveranno a sabato sera, quando verrà stilata una classifica preliminare e verranno esclusi automaticamente tutti i cantanti sotto al terzo posto. Chi vincerà lo spareggio tra i primi tre classificati sarà il vincitore del Festival di Sanremo.

Martedì sera le canzoni saranno votate con un sistema che terrà conto per il 40 per cento del televoto, per il 30 per cento del giudizio dei membri della giuria della sala stampa e per il 30 per cento della giuria demoscopica, formata da 300 normali fruitori di musica scelti in modo da essere rappresentativi della popolazione italiana.

Mercoledì sera si esibiranno 10 dei 20 “Campioni” (e 4 delle 8 “Nuove proposte”) in gara: saranno votati con lo stesso procedimento usato martedì.

Giovedì sera sarà il turno dei rimanenti 10 “Campioni” (e 4 “Nuove proposte”), votati con il solito sistema. Alla fine della serata verrà stilata una classifica parziale dei “Campioni”, che terrà conto dei voti ottenuti martedì da tutti gli artisti, di quelli ottenuti mercoledì dai primi 10 e di quelli ottenuti giovedì dai secondi 10.

Venerdì sera i 20 “Campioni” canteranno una versione rivisitata della loro canzone con un altro artista: la votazione terrà conto per il 40 per cento del televoto, per il 30 per cento del giudizio della giuria della sala stampa e per il 30 per cento del voto della “giuria di esperti” del Festival (professionisti nello spettacolo, nella musica o nel giornalismo). Sempre venerdì si esibiranno tutti e 8 gli artisti che gareggiano per la categorie “Nuove proposte”: uno di loro sarà proclamato vincitore dopo una votazione ripartita tra televoto, giuria della sala stampa e giuria di esperti.

Sabato sera si esibiranno tutti e 20 i “Campioni” in gara: saranno votati con lo stesso sistema della quarta serata. Verrà stilata un’altra classifica parziale sulla base dei voti ottenuti in tutte le serate precedenti, e saranno assegnati diversi premi (tra cui quello della critica). Quindi verranno eliminati 17 artisti su 20: resteranno in gara solo i primi 3 “Campioni” in classifica. Il loro punteggio verrà azzerato, e si sfideranno in uno spareggio da cui uscirà il vincitore del Festival di Sanremo.

PIERLUIGI CANDOTTI

Made in Italy

 

 

Questo film nasce da un progetto ‘balordo’: il concept album – anacronistico fare un concept negli anni Duemila – che porta lo stesso nome e uscito un anno e mezzo fa: avevo di nuovo una storia da raccontare

Così Ligabue, alla conferenza stampa di presentazione di Made in Italy, sua terza fatica da regista e sceneggiatore. In realtà i film sarebbero quattro se si considerasse il documentario Niente paura del 2010 (per la regia di Piergiorgio Gay). Il rocker emiliano ha sempre raccontato il suo Paese partendo dalla realtà delle radio private (Radiofreccia quest’anno festeggia il ventennale), andando a ritroso nella memoria con il commovente Da zero a dieci e oggi con la storia di Riko , 50 anni, (interpretato dal fedele e sempre ottimo Stefano Accorsi) nato e cresciuto in una cittadina emiliana. Operaio nel salumificio dove lavorava suo padre, ha sposato, molto giovane, Sara, una parrucchiera interpretata da Kasia Smutniak. È un uomo onesto, vive di un lavoro che non ha scelto, nella casa di famiglia che riesce a mantenere a stento, ma anche se fa una vita preimpostata, seguendo i dettami della società, può contare su un gruppo di amici veri e su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre. Suo figlio è il primo della famiglia ad andare all’università. È però anche un uomo molto arrabbiato con il suo tempo, che sembra scandito solo da colpi di coda e false partenze. Quando perde le poche certezze con cui era riuscito a tirare avanti, la bolla in cui vive si rompe e Riko capisce che deve prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro. E non darla vinta al tempo che corre. Ligabue non ci sta, però a essere un narratore di storie e non ha pretese da sociologo, anche se tutti i suoi film sembrano dargli torto

La mia non vuole essere un’analisi sociale. La storia di Riko e dei suoi amici nasce dal desiderio di raccontare un uomo di mezza età che perdendo il suo lavoro, perde il senso di identità, diventa improvvisamente fragile. Facendo questo mestiere sono diventato un personaggio pubblico e attraverso la musica ho frequentato tante persone, alcune delle quali sono diventati amici. Ma gli amici che mi tiro dietro dall’infanzia, quelli sono la realtà che vivo di più. Tra loro ci sono tante persone perbene che non hanno voce, ecco volevo portare un pezzettino della loro storia nel film. Hanno definito Radiofreccia un film generazionale che era la cosa più lontana da quello che avevo in mente ma se qualcuno si identifica meglio così

Made in Italy è una tormentata dichiarazione d’amore per l’Italia e, volendo compiere un collegamento musicale si avvicina moltissimo a un pezzo del Liga. Si chiamava Buonanotte all’Italia, scritta nel 2009. Il film, in sala dal 25 gennaio in poco più di 400 copie, è prodotto da Domenico Procacci e distribuito da Medusa. E l’obiettivo di far venire nostalgia dell’Italia, non a chi è andato via ma a chi ancora ci sta è perfettamente riuscito

 

 

 

PIERLUIGI CANDOTTI

Soundreef può raccogliere i diritti per il copyright in Italia. Ma la Siae non molla

“Il monopolio non esiste più. È stato sconfitto anche nella musica” Un raggiante Davide D’Atri, fondatore e ad di Soundreef ha potuto dichiararlo nel corso della conferenza stampa svoltasi stamattina all’Alcazar di Roma. E ha tutti i motivi per esultare. A tutti gli effetti una piccola società ha abbattuto il dominio monopolistico ultracentenario della SIAE nella raccolta dei diritti d’autore. “Da oggi -ha proseguito D’Atri-, anche società private come Soundreef possono operare in piena legalità e, si spera, a pari condizioni sul mercato italiano”. Al suo fianco, nelle battaglie e incalzato dalle domande del giornalista Ernesto Assante, il cantautore Fedez, tra i primi grandi nomi che hanno aderito alla società di “collecting” nata nel 2011 e che si è fatta “portabandiera” della liberalizzazione. Nei giorni scorsi è stata ufficializzata l’iscrizione a Soundreef di artisti del calibro di Enrico Ruggeri, J-Ax e 99 Posse.. In precedenza avevano aderito Fedez appunto, , il maestro Adriano Pennino ed oltre 11.000 autori italiani. Fedez ha mantenuto un profilo più basso (“altrimenti mi querelano, o almeno minacciano anche se non lo fanno mai”, ha dichiarato) salvo poi lasciarsi andare:

Ho creduto fin dall’inizio nel progetto dei ragazzi di Soundreef. Ero consapevole delle difficoltà cui saremmo andati incontro ma sapevo che si doveva rompere un monopolio e un sistema che agevolava pochi soggetti e i soliti. Sono contento di poter rivendicare di essere stato in prima linea con Soundreef in questa battaglia tra Davide e Golia che alla fine ci ha visti tagliare il traguardo nonostante gli ostacoli che hanno cercato di metterci davanti

Doti da dribblatore per il “gemello” di J Ax quando qualcuno gli chiede della sua vita privata.  È diplomatico ma risponde per le rime. “La Ferragni è la mia intifada? (nel testo di Sconosciuti da una vita viene usato questo paragone). Licenza poetica, ma non è questa la sede”. Proprio no, almeno non dove per la prima volta la musica italiana non è più schiava.

Dal canto suo, la Siae “esprime sconcerto per quanto emerso oggi nel corso della conferenza stampa organizzata da Soundreef per annunciare l’accordo con Lea. La gestione collettiva del diritto d’autore è un argomento serio, frutto di battaglie condotte per anni dagli autori ed editori per una loro sempre maggiore tutela. Non si è mai vista una organizzazione di autori ed editori “telecomandata” da una società a scopo di lucro, che non rispetta la trasparenza, i controlli e gli obblighi imposti dalla legge. La tutela del diritto d’autore non è una attività che si improvvisa con una associazione no profit creata ad hoc, in evidente conflitto di interessi – di cui Soundreef è cliente e fornitore – e presieduta da un consigliere di amministrazione di Soundreef stessa. Per questo siamo certi che le Istituzioni e le Autorità preposte verificheranno questa evidente finzione”.

La battaglia iniziata quattro anni orsono sembra continuare.

PIERLUIGI CANDOTTI

 

 

Gli Sdraiati

 

 

Un libro di successo, un film liberamente ispirato ad esso. Liberamente neanche troppo perché leggendo il romanzo di Michele Serra (uscito nel 2013) e assistendo alla prima del film omonimo (in tutte le sale dal 23 novembre, quattro anni esatti dopo) si ha la percezione di quanto il racconto abbia notevolmente influenzato gli sceneggiatori. Gli sdraiati ebbe, oltre a recensioni entusiaste anche feroci polemiche per il trattamento riservato ai più giovani. Fu, in realtà, un ritratto amaro verso i padri più che per i figli dipinti invero come vittime di un sistema troppo legato a stereotipi del passato. Le varie lotte studentesche, le ideologie di una generazione che (Gaber docet) ha perso su tutti i fronti. Ha perso mentre pensava di vincere e ancora continua a credere di aver costruito qualcosa di irripetibile. Osservando la perfetta regia di Francesca Archibugi si hanno, talvolta, moti di disprezzo verso i ragazzi fancazzisti, una meglio (o peggio…) gioventù trattata come carne da macello. Ma sono soltanto figli nostri. Avendo seminato vento, raccogliamo nulla. Neanche più tempesta.

LA TRAMA

Giorgio (Claudio Bisio) è un giornalista di successo, amato dal pubblico e stimato dai colleghi. Insieme alla ex moglie Livia (Sandra Ceccarelli) si occupa per metà del tempo del figlio Tito, un adolescente pigro che ama trascorrere le giornate con gli amici, il più possibile lontano dalle attenzioni del padre. I due parlano lingue diverse ma ciò nonostante Giorgio fa di tutto per comunicare con il figlio. Quando nella vita di Tito irrompe Alice, la nuova compagna di classe che gli fa scoprire l’amore e stravolge la routine con gli amici, finalmente anche il rapporto con il genitore sembra migliorare. Ma l’entusiasmo non durerà a lungo perché il passato di Alice è in qualche modo legato a quello di Giorgio. Giorgio e Tito sono padre e figlio. Due mondi opposti in continuo scontro.

Nota di merito per i ragazzi, in particolare Gaddo Bacchini (Tito, figlio di Bisio sullo schermo) e Ilaria Brusadelli, vero fulcro intorno al quale ruota una parte importantissima del film.

 

 

PIERLUIGI CANDOTTI

 

Non c’è campo

 

 

Non c’è tempo, non c’è spazio… e ora neanche campo. Nella prima giornata veramente autunnale (vento sferzante in una gelida mattinata romana, comunque baciata sempre dal sole alla faccia dei secessionisti nordici) è stato presentato il nuovo film di Federico Moccia.

LA TRAMA

La professoressa Laura (Vanessa Incontrada), votata al lavoro di insegnante e ispiratrice di giovani menti, organizza per la classe una gita nel borghetto pugliese dove vive e produce l’artista internazionale Gualtiero Martelli (Corrado Fortuna). In compagnia della collega Alessandra (Claudia Potenza), Laura parte a bordo del pullman zeppo di alunni impazienti, tra i quali ci sono anche Francesco (Mirko Trovato), Flavia (Beatrice Arnera) e Valentina (Caterina Biasiol). Giunti a destinazione nel piccolo paese salentino, i ragazzi, assuefatti al tap tap e ai trilli delle notifiche, sono i primi ad accorgersi che laggiù, oh no, Non c’è campo! Anche le adulte sono preoccupate di fronte al black out telematico. Laura non sa come contattare il marito Andrea (Gian Marco Tognazzi) e la figlia Virginia (Eleonora Gaggero) che la aspettano a casa. La stimolante visita culturale di una settimana si preannuncia una difficile prova di astinenza da smartphone, ora accessorio inutile; gli istinti frenati di comunicazione compulsiva scatenano reazioni imprevedibili, segreti inconfessabili e nuovi amori. In un percorso di riscoperta per gli adulti e di formazione per i giovani, la gita sarà per tutti un momento di crescita e di svolta, grazie ad un rapporto senza filtri…

Moccia, dunque, dopo aver ricevuto gli strali di migliaia di romani per aver invogliato con i suoi libri almeno una generazione di ragazzi ad attaccare lucchetti in ogni dove, lancia un messaggio completamente diverso. Forse vuole redimersi, ma realizzare un film del genere è molto coraggioso. Si parla di commedia, intendiamoci. Ma se solo il 20% di chi vedrà il film capirà che c’è vita anche fuori dallo smartphone, avrà vinto ancora una volta. Ecco le sue parole in conferenza stampa

Sono stato chiamato da Sonia Olati che mi ha sottoposto una sceneggiatura nata da un’idea di Francesca Cucci che era stata scritta diversi anni fa. Il copione prendeva spunto da ciò che accadeva in un piccolo paese molisano dove non c’era campo. Qualcuno aveva scritto un articolo che aveva ispirato la sceneggiatura e che diceva che là la gente viveva decisamente meglio senza telefonini. Ho riscritto alcune cose, insieme a Chiara Bertini, nella speranza di poter trovare gli attori adulti giusti. Abbiamo deciso di girare a Scorrano (paesino in provincia di Lecce), dove abbiamo potuto contare sul sostegno di un’ottima Film Commission. Era una location perfetta, perché, neanche a farlo apposta, non c’era segnale. Ci siamo divertiti nonostante la fatica e mi è piaciuto molto lavorare con questi giovanissimi attori che si sono mescolati maniera credibile con i più grandi.

PIERLUIGI CANDOTTI

 

Terapia di coppia per amanti

Da T’appartengo a Get Down On It (letteralmente… Ottienilo). Sembra essere un titolo schizofrenico di un libro scritto da giovani teen idol. E invece è la metamorfosi (quanto più riuscita e divertente) di Ambra Angiolini. Da oggi potrà non essere ricordata più per essere la ragazza telecomandata dalla buonanima di Gianni Boncompagni (all’epoca più anima che buona, in verità…) né per i ruoli, i più dei quali non riusciti nei film di Ozpetek e Placido (La Scelta su tutti, dove comunque non brillò nessuno). Ambra si prende la sua rivincita facendo ridere. Accompagnata pregevolmente da Pietro Sermonti (il film perderebbe molto senza la sua verve) e da una storia che riesce a rimanere in piedi grazie al romanzo omonimo scritto da Diego De Silva. Terapia di coppia per amanti racconta la passione tra due fedifraghi, Modesto e Viviana in crisi non nelle loro rispettive storie ma… nella loro coppia. E da amanti bussano alla porta di un analista per sottoporsi alla terapia di coppia. I due non sanno come reagire di fronte al dilemma che rischia di allontanarli: tuffarsi a capofitto nella relazione extraconiugale e investire in una nuova vita, come vorrebbe Viviana (Ambra Angiolini) oppure seguire il suggerimento dello sboccato Modesto (Pietro Sermonti), chitarrista di chiara fama e proseguire con l’ingarbugliata doppia esistenza. Dopo l’ennesima schermaglia, l’uomo, che si nasconde dietro battutine spavalde per mascherare la vigliaccheria che lo affligge, accontenta l’esigente amante e finisce in terapia dal professor Malavoglia (Sergio Rubini) anch’egli ingabbiato da una ragazza che potrebbe essere la figlia, se non la nipote. Se non ci fossero le molte risate frutto di un copione a volte volgare ma tremendamente vero, si potrebbe estrapolare un trattato di psicologia. Il cameo di Alan Sorrenti serve a far canticchiare la celeberrima Figli delle stelle. Ancora attuale, dopo quarant’anni. E, per una volta, si può raccontare il finale senza spoilerare nulla. Sermonti che racconta ad Ambra come un giorno lontano decise di “scrivere” Get Down On It dei Kool & the Gang vince su tutto.

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PIERLUIGI CANDOTTI

Monster Family

 

Quante possibilità ci sono nella vita di un normalissimo essere umano (cartonato, in questo caso) di sbagliare numero telefonico e contattare Dracula? Nessuna, ovvio. O meglio, una su un milione. Ma nella vita di Emma Wishbone accade l’imponderabile. Lei, madre di due bambini (il maschio secchione e bullizzato, la femmina con la testa tra le nuvole e cattivissima verso il fratello) e moglie di un Fantozzi dei nostri tempi, conduce una vita ai limiti dell’infelicità. E’ proprietaria di una libreria (quanti film hanno come termine di paragone di un negozio in fallimento gli scaffali pieni di testi? troppi…) e passa il tempo a cercare di sistemare i cocci di una famiglia allo sfacelo. L’occasione arriva durante una festa mascherata: genitori e figli restano vittime di un sortilegio lanciato dalla strega Baba Yaga, inviata dal Conte Dracula in persona, e assumono per magia le sembianze dei loro costumi. Mummia, licantropo, vampira e mostro di Frankestein saranno costretti a unire le forze e ritrovare l’armonia familiare per invertire l’incantesimo. E le risate sulle avventure (più che sulle disavventure) della famiglia sono garantite. Monster family (dal best seller del tedesco David Safier (La mia famiglia e altri orrori) manda numerosissimi messaggi partendo dall’uso spasmodico dei telefonini fino alla scelta tra la felicità effimera o al valore del matrimonio. E riesce a farlo in poco più di 90 minuti (piccolo miracolo…). Adler Entertainment colpisce nel segno. Come non parlare poi del doppiaggio semplicemente perfetto fornito dalla strana coppia formata da Max Gazzè e Carmen Consoli?. Il cantautore romano, nelle vesti (pardon nelle corde vocali) di Dracula sembra esserci sempre stato. E quasi non si vorrebbe ascoltare l’audio originale di Jason Isaacs. La cantantessa, da par suo, presta la voce a Emma (Emily Watson per chi ascolta da fuori Italia…) dando alla protagonista un briciolo di Sicilia. Il film è davvero ben fatto, il doppiaggio di più. Ed è per tutti. Quindi: correte al cinema, dal 19 ottobre. Da non perdere!

PIERLUIGI CANDOTTI

 

Nico, 1988

 

Arrivare al ventisettesimo anno d’età e non morire. Continuare a vivere, a essere qualcuno (anche se una stella che per forza di cose non brilla più come dovrebbe). E fare quotidianamente i conti con il passato. Con la vita, la fama… Cosa è rimasto? Un fuoco di paglia o degli anni comunque da ricordare? Non è stato facile, per quanto sicuramente appassionante e stimolante , per la regista e sceneggiatrice Susanna Nicchiarelli, raccontare la storia degli ultimi anni di vita della “musa di Andy WarholChrista Päffgen, in arte Nico interpretata in modo sublime da Trine Dyrholm. Un film girato, per esigenze narrative, in formato 4:3 dove sembra di entrare in una teca con materiali d’archivio per quanto paiono reali le immagini. Nico non è più la cantante dei Velvet Underground, cerca di allontanarsi il più possibile da quel mondo. Continua a drogarsi, ha solo sostituito l’LSD con l’eroina, gira l’Europa su un pulmino scalcinato per suonare la sua musica, la musica per cui non viene mai ricordata, di fronte a sparute platee tra Anzio, Praga e Manchester. Viene ancora usata, forse a lei piace anche e mangia pastasciutta con coca cola e limoncello. E’ piena di fantasmi, è sempre incazzata con la vita. Con se stessa. Lei che ha perso e riconquistato un figlio, lei che si circonda di persone che odiano i suoi nuovi (e ultimi, purtroppo) dischi. Camera obscura del 1985 contenente My Heart Is Empty è realmente un vero testamento dell’artista. Il cuore vuoto, o meglio svuotato. Lei, nata a Colonia, morirà ad Ibiza nel luglio 1988. Ibiza, dove le estati sono fatte solo per divertirsi e sballarsi. Dove non si può più tornare indietro. Neanche dopo una stupida caduta dalla bicicletta, curata per insolazione mentre si trattava invece di emorragia cerebrale

 

PIERLUIGI CANDOTTI

Nove lune e mezza

 

Una gravidanza non voluta non è essa stessa una gravidanza obbligata e obbligatoria? Devono averla pensata in questo modo gli sceneggiatori di Nove lune e mezza, il gradevolissimo film distribuito dalla Vision Distribution al cinema dal 12 ottobre.

Due donne di oggi, due modi diametralmente opposti di stare al mondo: Livia e Tina sono due sorelle sulla quarantina, tanto unite quanto diverse. Livia (Claudia Gerini) è una violoncellista bella e sfrontata, dall’anima rock. Modesta, detta Tina (Michela Andreozzi), è un timido vigile urbano che ha buttato una laurea per il posto fisso. Entrambe hanno un compagno: Livia convive con Fabio (Giorgio Pasotti) un osteopata dolce e accogliente, Tina con Gianni (un Lillo sempre in ottima forma) un collega ordinario e intollerante. Livia difende da sempre la sua posizione di donna che non desidera avere figli, mentre Tina tenta da anni di restare incinta, senza risultato: quando Tina, nella sua ricerca, inizia a perdere la testa, Livia, consigliata dall’amico ginecologo, l’audace Nicola (Stefano Fresi), decide di portare avanti una gravidanza per lei. In altri paesi si può, ma in un terzo dei Paesi del mondo l’omosessualità è ancora un reato, a volte punibile anche con la morte. E Fresi sullo schermo appare nei panni del compagno di Massimiliano Valdo (in realtà marito della Andreozzi,). Una storia intrecciata di tre coppie, insomma. Da ridere, è vero. Ma in maniera molto riflessiva. Spicca nella commedia il gruppo di violoncelliste sui generis (tra le quali la stessa Gerini, Giovanna Famulari e Vanessa Cremaschi) alle prese con Rumore della Carrà e Quella carezza della sera dei New Trolls, un Lillo laziale sfegatato e imbranato e una Roma stupenda (spettacolari le riprese notturne di Castel Sant’Angelo) per una volta, pur se nella finzione cinematografica, senza immondizia. Anzi, tinteggiata anche di giorno dai colori che solo i turisti riescono a vedere. Con un Venditti d’annata in sottofondo. A proposito: le musiche sono state composte da Niccolò Agliardi fin dalla fase di scrittura, così come la canzone dei titoli di coda cantata da Arisa, che ha anche un piccolo ruolo nel film.

 

 

PIERLUIGI CANDOTTI