Made in Italy

 

 

Questo film nasce da un progetto ‘balordo’: il concept album – anacronistico fare un concept negli anni Duemila – che porta lo stesso nome e uscito un anno e mezzo fa: avevo di nuovo una storia da raccontare

Così Ligabue, alla conferenza stampa di presentazione di Made in Italy, sua terza fatica da regista e sceneggiatore. In realtà i film sarebbero quattro se si considerasse il documentario Niente paura del 2010 (per la regia di Piergiorgio Gay). Il rocker emiliano ha sempre raccontato il suo Paese partendo dalla realtà delle radio private (Radiofreccia quest’anno festeggia il ventennale), andando a ritroso nella memoria con il commovente Da zero a dieci e oggi con la storia di Riko , 50 anni, (interpretato dal fedele e sempre ottimo Stefano Accorsi) nato e cresciuto in una cittadina emiliana. Operaio nel salumificio dove lavorava suo padre, ha sposato, molto giovane, Sara, una parrucchiera interpretata da Kasia Smutniak. È un uomo onesto, vive di un lavoro che non ha scelto, nella casa di famiglia che riesce a mantenere a stento, ma anche se fa una vita preimpostata, seguendo i dettami della società, può contare su un gruppo di amici veri e su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre. Suo figlio è il primo della famiglia ad andare all’università. È però anche un uomo molto arrabbiato con il suo tempo, che sembra scandito solo da colpi di coda e false partenze. Quando perde le poche certezze con cui era riuscito a tirare avanti, la bolla in cui vive si rompe e Riko capisce che deve prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro. E non darla vinta al tempo che corre. Ligabue non ci sta, però a essere un narratore di storie e non ha pretese da sociologo, anche se tutti i suoi film sembrano dargli torto

La mia non vuole essere un’analisi sociale. La storia di Riko e dei suoi amici nasce dal desiderio di raccontare un uomo di mezza età che perdendo il suo lavoro, perde il senso di identità, diventa improvvisamente fragile. Facendo questo mestiere sono diventato un personaggio pubblico e attraverso la musica ho frequentato tante persone, alcune delle quali sono diventati amici. Ma gli amici che mi tiro dietro dall’infanzia, quelli sono la realtà che vivo di più. Tra loro ci sono tante persone perbene che non hanno voce, ecco volevo portare un pezzettino della loro storia nel film. Hanno definito Radiofreccia un film generazionale che era la cosa più lontana da quello che avevo in mente ma se qualcuno si identifica meglio così

Made in Italy è una tormentata dichiarazione d’amore per l’Italia e, volendo compiere un collegamento musicale si avvicina moltissimo a un pezzo del Liga. Si chiamava Buonanotte all’Italia, scritta nel 2009. Il film, in sala dal 25 gennaio in poco più di 400 copie, è prodotto da Domenico Procacci e distribuito da Medusa. E l’obiettivo di far venire nostalgia dell’Italia, non a chi è andato via ma a chi ancora ci sta è perfettamente riuscito

 

 

 

PIERLUIGI CANDOTTI

Rosalind Franklin Il segreto della vita

Il Teatro Eliseo non chiude. Almeno, non ancora. Il comunicato del teatro gestito da Luca Barbareschi che ha rimesso al mondo lo storico teatro con le sue forze riportandolo all’antico splendore confidando in quanto dovuto, poi, dalle istituzioni è di pochi giorni fa. E allora, nel calpestare la storia (la pavimentazione del piano superiore del teatro è completamente tappezzata da manifesti di storici spettacoli negli anni d’oro dello spettacolo a Roma) si è cercato di dimenticare nefasti presagi dedicando una mattinata uggiosa alla presentazione de  Rosalind Franklin Il Segreto della Vita, in scena dal 28 marzo al 16 aprile. Protagonisti assoluti Filippo Dini (nelle vesti anche di regista) e Asia Argento, alla quale viene affidato l’onore e l’onore di interpretare Rosalind Franklin. Si tratta della storia vera della scienziata cristallografa che per prima fotografò la doppia elica del Dna, con una scoperta che cambiò la storia ma le fu rubata dai due colleghi James Watson e Francis Crick. Si parlava di storia, trasudante le pareti dell’Eliseo. E’ la stessa Argento a raccontare di quando da piccola veniva a vedere la madre, Daria Nicolodi, esibirsi. E poi…: ”Non pensavo sarei tornata a recitare, ancora meno in teatro e su questo palcoscenico. Mi sento come Rosalind Franklin, per il maschilismo che regna nel mondo della scienza come in quello dello spettacolo e perché anche lei, come me, veniva chiamata dark lady per la capacità di rapportarsi solo al suo lavoro”. E’ una prima per la Argento, testo di Anne Ziegler interpretato a Londra anche da Nicole Kidman. E per Filippo Dini: ”La storia di una grande rivoluzione e il dramma di una donna che cercò faticosamente di trovare un posto nel mondo. E che non ci riuscì”

 

@100CentoGradi