Richard Gere in anteprima assoluta a Roma!

 

Innamorato pazzo dell’Italia, “portatore sano di buddismo”, ottimista per natura e vocazione, il celebre attore americano è sbarcato nella Capitale per presentare la sua nuova commedia, Franny, incentrata su un miliardario megalomane e morfinomane che sconta i suoi sensi di colpa invadendo di favori la vita altrui. Film, va detto subito a scanso d’equivoci, consigliato solo ai fanatici di Gere. Deboluccia assai la trama, sarebbe un flop colossale se il protagonista non fosse lui. Tanto più che tutta la pellicola è incentrata sulla sua vita borderline e al contempo generosa. La beneficenza narcisistica e invadente porta lo spettatore quasi a detestare il benefattore. E’ un’opera prima (l’esordio alla regia di Andrew Renzi) e questo giustifica in parte il mediocre risultato. In conferenza stampa si parla soprattutto di altro. E la dichiarazione principale è l’attestato d’amore per il cinema italiano (non proprio quello contemporaneo…) “Vorrei girare un film con Bernardo Bertolucci, se ancora volesse fare del cinema. In italia ci sono comunque degli ottimi registi con cui vorrei lavorare. Se finora non ho girato un film da voi è semplicemente perché non si è creata l’occasione ma sono certo che accadrà prima che deciderò di terminare la mia carriera”. Non è piaggeria, talmente candide sono le sue frasi! Come quando afferma che l’America dovrebbe pensare più alla pace che al possesso delle armi. Auspica anche un incontro tra Papa Francesco e il Dalai Lama per migliorare questo mondo. Rimarrà nei ricordi come un incontro piacevole. Ma i tempi di American Gigolò sono finiti da un pezzo.

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Babbo Natale non viene da Nord

 

Piccola ma doverosa premessa: Chi non ama la commedia napoletana (salernitana in questo caso…) è pregato di astenersi dalla visione di questo film. Chi non ama il teatro e il cinema dei vari Salemme, Buccirosso non apprezzerà il vero film di Natale. Il classico cinepanettone all’italiana diventa un love budget, una fiaba magica che stupisce e fa ridere dal primo all’ultimo istante. Il ritorno dietro alla macchina da presa di Maurizio Casagrande è un successo preannunciato. Lui “prestidigitatore” con figlia canterina al seguito tra amnesie, travestimenti e mille equivoci. Lui e Giampaolo Morelli come Totò e Peppino (con il dovuto rispetto…) del terzo millennio. Tutto nasce in un giardino incantato, pieno di luci colorate dove una bimba spaventata dalla vista di Babbo Natale, si lascia convincere ad ascoltare una storia. Quella del “nostro” Santa Claus, padre irresponsabile ma abilissimo prestigiatore e rubacuori. La figlia India interpretata da Annalisa Scarrone cerca di redimerlo andando a passare le feste di Natale con lui. La ragazza è una cantante di talento ma di scarso successo; nel film è la sosia proprio di …Annalisa, famosissima cantautrice. Un incidente cambierà completamente le sorti del suo soggiorno e quelle di un centro educativo per bambini disagiati nel quale il protagonista si ritrova coinvolto suo malgrado. A farla da padrone sono le continue battute dei due personaggi chiave. La Scarrone colpisce con la sua arma migliore: la voce. Aldilà dei gusti personali, ha stoffa da vendere e discograficamente parlando è giunta al quarto disco (tutti vendutissimi). La scelta della cantante anziché di un’attrice convenzionale come protagonista femminile è presto spiegata dallo stesso regista :”Annalisa somiglia mostruosamente a mia sorella quando eravamo piccolini. Appena l’ho vista, ho sentito subito un’aria di famiglia: i suoi occhioni, il suo visino delicato, una certa dolcezza che non perde nemmeno quando è arrabbiata. C’era bisogno nel film di una ragazza giovane, fresca, simpatica e con una bellissima voce. Tutte queste doti le ho trovate in lei”. I battibecchi tra Morelli e Giangrande, intanto, proseguono anche in conferenza stampa e si continua a ridere come se il film fosse ancora in proiezione. C’è da divertirsi questo Natale. Da domani nei cinema.

Al termine della proiezione il saluto di Annalisa ai lettori di Metro!

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Gli ultimi saranno ultimi

Un Massimilano Bruno totalmente rinnovato e non parliamo certo del fisico (anche se la barba, rispetto al suo ultimo film è ricresciuta https://oriettacicchinelli.com/2014/10/27/confusi-e-felici/). Gli americani lo chiamerebbero dramedy (un mix, non sempre riuscito, tra commedia e dramma). Già dai primi frame si capisce che non assisteremo alla solita cavalvata comica delle precedenti pellicole. Pistole puntate e storie all’apparenza slegate dal contesto che, come per magia, si uniscono. L’amore (povero economicamente ma molto ricco) tra i due protagonisti, Paola Cortellesi e Alessandro Gassman si sgretola non appena lei viene licenziata “colpevole” di essere in stato interessante. Tra i due lavora solo lei, lui scommette e cerca affari (mezzi, per la precisione) non riuscendo a concludere mai nulla. E tradisce la moglie. Lo si intuisce ma ne si ha la conferma solo a film inoltrato. Il crescendo “bruniano” si ha proprio dopo la furiosa litigata tra i due. La dignità perduta da tutti i personaggi. Da Fabrizio Bentivoglio, ad esempio (prima volta nel cast del regista romano). Il tradimento negli affetti è la cosa che di solito fa scattare un senso di rivalsa, un desiderio fortissimo di non farsi pecore. La perdita del lavoro, la precarietà. Voluta o obbligata, poco importa. E’ un pugno nello stomaco, come spiega Bruno in conferenza stampa. Sarebbe stato semplice far ridere ancora una volta. Ma lui e la Cortellesi hanno scelto di intraprendere questa strada tortuosa, ma che sicuramente porterà i suoi frutti. Feroce satira anche sulle onde elettromagnetiche, quelle che ti fanno ascoltare la messa ovunque (anche dal lavandino e dal water). Si ride, per non piangere.

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MALALA

Tutti hanno il diritto di vivere in pace. E io spero che questo film aiuti a diffondere questo messaggio

Un documentario duro, amaro nei contenuti, una pallottola contro l’ignoranza. La stessa che colpì Malala Yousafzai, allora quindicenne, durante un ritorno a casa sul bus scolastico nella valle dello Swat in Pakistan. Era diventata un obiettivo dei Talebani, insieme al padre, per la sua battaglia a favore dell’istruzione femminile. Un boomerang, quell’attentato che suscitò l’indignazione e le proteste di sostenitori da tutto il mondo. Malala vissuta due volte. Prima e dopo il 9 Ottobre 2012. La sua “seconda vita” dedicata all’insegnamento. In realtà la pace cercata dalla protagonista è quanto di più difficile si possa cercare. Quanto è arduo il compito di affrontare l’integralismo! Perché una donna deve abbassare lo sguardo davanti a un uomo? Perché non può innamorarsi e dichiarare i suoi sentimenti? Perché non può andare a scuola, studiare? A queste domande (e a tantissime altre) il film (con degli inserti cartoon per rendere più leggero il tutto) cerca di rispondere. E’ proprio Malala stessa a confessarsi davanti all’obiettivo. Lei, il padre e tutta la sua famiglia sono testimoni diretti della loro vita. Il folle attentato ha avuto un grande risultato. Quello di far capire al mondo occidentale e a una buona parte di quello islamico, come realmente si vive in quelle terre. Ogni fonte d’informazione viene data al rogo. Letteralmente. Televisioni, pc, nastri, tutti in un unico falò. E chi viene scoperto intento ad ascoltare notizie diverse da quelle che il regime propone, viene punito. La parte moralmente più impattante è la relazione finale di ogni giornata. Il leader Mullah Fazlulla nomina mediante gli altoparlanti piazzati all’angolo delle strade i nomi degli infedeli e i principali obiettivi da sconfiggere. Una radio di regime che racconta l’islam a modo suo. Le immagini sono tutte reali.

Malala è un ritratto intimo e personale del Premio Nobel per la Pace più giovane della storia Malala Yousafzai. Miracolosamente sopravvissuta, ora conduce una campagna globale per il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini nel mondo, come co-fondatrice del Fondo Malala

Malala sarà al cinema dal 5 novembre, distribuito da 20th Century Fox Italia. Nel cast Malala Yousafzai,  Zisuddin Yousafzai,Toor Pekai Ypusafzai, Atal Khan Yousafzai.

Da non perdere!

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ROMEO E GIULIETTA – INCONTRO CON DAVID ZARD

“ROMEO E GIULIETTA. Ama e cambia il mondo”, l’ultima produzione di David Zard, torna a Roma, dove sarà in scena al Gran Teatro il 16, 17 e 18 ottobre. Lo spettacolo, campione di incassi, riprende per la sua ultima tournée, poi si fermerà per una lunga pausa.

Abbiamo incontrato lo storico produttore, a pranzo, in un famoso ristorante romano dove, tra una portata e l’altra, è stato protagonista di una gradevolissima chiacchierata

Zard, questa sì che è una bella sfida! Dalle grandi adunate rock, all’opera moderna, Ora addirittura l’approdo all’opera classica.

“In realtà il merito non è da attribuire a me. Anzi, se devo essere sincero, è stato mio figlio Clemente che mi ha convinto a intraprendere questa strada. Ero in casa, seduto sul divano e lui, I Phone in mano intento ad ascoltare le musiche di Gérard Presgurvic. Io, nella mia vita ho messo qualche soldo da parte e gli ho chiesto se fosse davvero intenzionato a partire per Parigi e a spendere per acquistare i diritti dello spettacolo. E’ stata la sua tenacia a vincere. Mi ha convinto dicendomi che la gente aveva bisogno di un’opera del genere. Con Romeo e Giulietta inizia anche la nostra collaborazione artistica”

Eppure dieci anni fa rinunciò a questa opportunità

“Non mi convinceva la regia, anche la morte dei personaggi… In quell’occasione avrei dovuto comprare il pacchetto completo dell’opera francese. Ora ho potuto lavorarci. Il sottotitolo “Ama e cambia il mondo” l’ho scelto perchè l’amore è l’unica cosa in grado di farlo. Per le musiche, ho chiamato Vincenzo Incenzo (già con me in passato). Ha adattato alla perfezione i temi francesi aggiungendo anche molto della sua esperienza, arricchendo lo spettacolo di dialoghi creativi”

E’ un periodo di crisi. Non ha paura di un eventuale insuccesso?

“Aldilà di tutti i riconoscimenti avuti con questo spettacolo, devo dire che io ho sempre sperimentato. La crisi è reale, lo riconosco, Ma sono sicuro che la colpa sia di chi diffonde un terrorismo assoluto. Nella mia vita sono stato un precursore. Quando portai in Italia j gruppi rock (Pink Floyd, Genesis, Led Zeppelin tanto per fare qualche nome) mi davano del pazzo. Capelloni, drogati, brutti sporchi e cattivi, mi dicevano. La storia la conoscete tutti. Ho fatto pochi flop e quei pochi li ho saputi nascondere. In questo paese c’è bisogno di evasione. E io, da vecchio mercante di sogni, riuscirò a far sognare la gente. Alla prima, quando ho visto il pubblico uscire con gli occhi gonfi e il sorriso ho capito di aver fatto centro. Quando lo spettacolo è bello, funziona sicuramente. Di Oscar ne avrebbe meritato anche qualcuno in più. Il talento però, in Italia, viene premiato cercando di non scontentare nessuno. E pensare che il teatro, così come l’arte, sono le uniche cose made in Italy, non provenienti dalla Cina. Possiamo solo esportarle, non farle fare a loro”

Ci parli dei personaggi

“Preferirei faceste le domande a loro. Posso parlare degli assenti. Giuliano Peparini (il regista) ha avuto consensi in tutto il mondo, è una garanzia. Di Incenzo ho già detto. Ma in realtà ho un’équipe d’élite, un cast davvero eccezionale.”

A proposito del cast, notiamo la presenza di Barbara Cola (nell’opera interpreta Lady Capuleti). Di lei si erano perse le tracce dopo un secondo posto a Sanremo al fianco di Gianni Morandi, vent’anni fa. Ora la riscoperta.

“Mi state chiedendo perché proprio lei? Beh, è perfetta per il ruolo. Ha una bellissima voce e presenza scenica. Non esiste una regola che vieta ai partecipanti del Festival di avere altre chance. Io vinsi un Sanremo (con Colpo di Fulmine, interpretata da Giò Di Tonno e Lola Ponce, era il 2008) ma in realtà il pubblico votò Esmeralda e Quasimodo (i due personaggi chiave di Notre Dame de Paris, interpretati proprio dai due artisti)”

Prendendo spunto di Sanremo, ci rivolgiamo a Giulia Luzi (Giulietta)

Ha poco più di vent’anni e già tanta carriera. Nonostante ciò ha dichiarato di voler partecipare al Festival. Ancora esiste il mito di Sanremo?

“Sarei ipocrita a dire che non mi piacerebbe e che non mi servirebbe partecipare al Festival di Sanremo. Credo sia un po’ il sogno di ogni artista e credo che mi consacrerebbe come cantante. Certo, dovrei trovare un pezzo giusto. Tra dieci anni vorrei essere in giro per il mondo a promuovere i miei dischi.”

Beh, in verità, ora il sogno di chiunque voglia affermarsi nel mondo dello spettacolo si riflette nei talent show. Lei, ad esempio, partecipa a un format (Tale e Quale, su RaiUno) dove oltre a mostrare validissime doti canori, è costretta anche a trasformarsi ogni settimana (anche e soprattutto fisicamente) in un personaggio diverso

“Quando ho fatto il provino per ‘Romeo e Giulietta’, avevo giurato a me stessa che, nel caso non mi avessero scelta, avrei fatto un’audizione per X Factor. Fortunatamente non ne ho avuto bisogno. Io non ho nulla contro i talent, anzi, stando diversi mesi in tv avrei già un pubblico pronto a sostenermi. Non è però solo positivo tutto questo. Penso a chi pur avendo delle peculiarità importanti, non ha opportunità perché una major non punta più sui talent scout che vanno in giro per l’Italia a cercare il talento ma va in tv a pescarli. Sui giovani si punta poco ed è sempre più difficile emergere. Bisogna però anche avere delle caratteristiche e delle doti particolari”.

Parliamo di Giulietta. Quanto riesce a calarsi nel personaggio?

“Interpretare Giulietta rappresenta una sfida ogni sera. Con lei ho in comune la determinazione, la testardaggine e anche un pizzico di romanticismo, in lei sicuramente più spiccato.”

Accanto a Giulietta troviamo Romeo, interpretato da Federico Marignetti. Lui è stato voluto fortemente proprio dal regista.

“Alla fine della mia esperienza in “Spring Awakening” mi è stato chiesto dalla produzione di “Romeo e Giulietta” se fossi stato interessato a fare un’audizione. Io ovviamente ho accettato, e dopo tre provini, a febbraio, ho debuttato a Istanbul. Ho saputo che un anno prima Giuliano Peparini e sua sorella Veronica erano venuti al Brancaccio di Roma proprio per vedermi!”

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In tre anni di tour “ROMEO E GIULIETTA. Ama e cambia il mondo” ha visitato 14 diverse città italiane per complessive 23 tappe e totalizzato oltre 800.000 spettatori in 274 repliche di cui 27 matinée dedicati alle scuole, di cui lo spettacolo detiene i record di rappresentazioni, suscitando un entusiasmo senza precedenti e svettando in cima alle classifiche di incassi. Anche il matinée del 16 ottobre, tredicesimo spettacolo romano dedicato alle scuole, è sold out.

ROMEO E GIULIETTA. Ama e cambia il mondo ha ricevuto grandi riconoscimenti in Italia e all’estero. Lo scorso 21 settembre lo spettacolo è stato protagonista indiscusso agli OSCAR DEL MUSICAL 2015 che si sono tenuti al Teatro Brancaccio, ricevendo ben 8 candidature e vincendo 4 premi: Migliori coreografie (Veronica Peparini), Migliori costumi (Frédéric Olivier), Miglior Spettacolo (David e Clemente Zard) e Spettacolo più votato dal web. Il musical è tratto dall’opera di William Shakespeare; musiche e libretto di Gérard Presgurvic, versione italiana di Vincenzo Incenzo, regia e direzione artistica di Giuliano Peparini; coreografie di Veronica Peparini; Scenografia di Barbara Mapelli; Costumi di Frédéric Olivier; Casting Director e Vocal Coach Paola Neri.

Io che amo solo te

Quei due ragazzi lì sullo schermo… Sì, proprio loro: Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, che coppia perfetta. Sul set? Non solo, anche nella vita. Non ce ne vogliano i rispettivi partner ma vederli così solari e complici, affiatati anche nelle gag in conferenza stampa, si ha l’impressione di avere a che fare con una coppia… di fatto. Sono proprio loro a dichiararsi in questo modo. Non è certo il primo film che girano insieme! “Sono felice di essere tornato a lavorare con questa monellaccia – dice Scamarcio – ma come ti sei vestita?” E il riferimento è a un bracciale a scheletro che gingilla durante l’incontro con la stampa. “È qualcosa di sobrio, visto che era una presentazione la mattina”, risponde lei. Nel film, una commedia d’amore con due storie intrecciate, quella di Chiara e Damiano pochi giorni prima di sposarsi e quella dei loro genitori fidanzati tanti anni prima, interpretano due innamorati profondamente insicuri che alla vigilia di un matrimonio, per quel piccolo paese pugliese l’evento dell’anno, si ritrovano a mettere a rischio la loro storia e la famiglia in procinto di formarsi. Per Chiara la tentazione verrà da Vito fotografo, impegnato nel servizio sulle nozze, per Damiano da una ex che torna a farsi viva come ultimo addio al celibato. Una Polignano a Mare baciata dal sole settembrino a far da sfondo. L’accento pugliese dei protagonisti rende il film ancora più gradevole, Ci sarebbe da ridire sulla colonna sonora. Un brano così bello (forse il top della musica italiana, come molti di quel genio di Sergio Endrigo) avrebbe meritato l’incisione originale almeno nei titoli di coda. Il pezzo è interpretato invece da Alessandra Amoroso (anche lei artista nata nel Salento). In sala incontriamo anche la figlia di Endrigo, Claudia, sempre disponibile.

Il film è ispirato al romanzo scritto da Luca Bianchini che affronta proprio le complessità di una coppia di innamorati in procinto di sposarsi. Dal 22 Ottobre al cinema. Nota di colore al termine della proiezione. Massimo Ferrero, onnipresente Viperetta, proprietario della sala cinematografica, vedendo una folta schiera di fotografi in attesa degli attori si è lasciato andare a un:”Ma questi chi c…o aspettano?” Domanda: Era stato avvisato?

Poli Opposti

Cary Grant e Katharine Hepburn? Harry ti presento Sally? Sì, giusto un pizzico. Il novello Gassman italiano (Alessandro, non Vittorio…ora non esageriamo) e la bella signorina De Rossi hanno fatto centro. La commedia semplice, all’italiana, forse un po’ romantica, melensa è giusto lievemente scontata. La trama? Stefano è un terapista di coppia che si è appena separato dalla moglie. Claudia è un avvocato divorzista e madre single con figlio preadolescente. I loro studi, con annessa abitazione, si ritrovano sullo stesso pianerottolo. L’antipatia (e attrazione) reciproca sono immediate, e a queste si aggiunge la rivalità professionale quando i pazienti dell’una cominciano a rivolgersi all’altro, e viceversa. Ma questa, fin dall’inizio, si identifica come una commedia romantica, e dunque i poli opposti del titolo sono destinati ad avvicinarsi. La differenza tra la vecchia commedia e questa è squisitamente legata al sesso (si fa con più partner senza bisogno di sposarsi) e alle battute colorite. Una delle più riuscite? “Sei stronza di tuo o hai fatto un master?” “Ho fatto un master!” In realtà la iena che appare sullo schermo (detto tra noi, alla Felberbaum riesce benissimo) è totalmente diversa dalla realtà. Mentre Argentero risulta essere simpatico e spigliato anche fuori dal set. In conferenza stampa l’attore torinese confesserà di essere convinto che il romanticismo non si impari e che regalare dei fiori a una donna e aprirle lo sportello della macchina gli viene naturale. Ha visto i suoi genitori fare sempre così e non conosce altro modo. Chissà cosa penserà la sua Myriam Catania! I tempi del Grande Fratello sono lontani anni luce (fortunatamente!). Con questo film Argentero potrebbe definitivamente spiccare il volo. Sarah? Lei è già salpata. E non ha nessuna intenzione di fermarsi. Menzione speciale per Grazia Schiavo. Si propone come donna avvezza al cambiamento pedissequo di partner. Ne sentiremo parlare. La prima del regista Max Croci è nei cinema dall’8 Ottobre. Si ride con leggerezza, ne abbiamo bisogno!

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Sopravvissuto – The Martian

Nel film ci sono almeno due errori:La prima è la tempesta iniziale, una sorta di uragano fortissimo che causa la morte (presunta) di Watney, con l’abbandono del pianeta. Su Marte una tempesta simile è impensabile a causa della leggerezza atmosferica. La seconda è la gravità del Pianeta rosso. Gli astronauti dovrebbero saltellare e parlare al rallentatore. Ma era impossibile girare in quelle condizioni

Parole (senza musica) di Ridley Scott, regista del nuovo spassosissimo film spaziale. Chiariamo subito un equivoco. La notizia del ritrovamento di acqua su Marte è una mera coincidenza. Il film visto in anteprima per voi (e in uscita oggi) non strizza l’occhio all’evento. Anche se il regista ha dichiarato:”L’avessi saputo prima il protagonista avrebbe sicuramente trovato un ghiacciaio”. E’ la storia di un esperto di botanica, ottimista indomabile, abbandonato (involontariamente) nell’altra dimensione a seguito di un incidente nello Spazio. Cosa ci faccia lì è, dunque, presto svelato. Di professione fa l’astronauta ma sembra cavarsela maggiormente nell’altro ruolo. Destinato a una fine certa, non si dà per vinto e inizia a rovistare nella navicella alla ricerca di sopravvivenza. Coltiva patate dopo aver capito che la razione di viveri non basterà neanche per un mese. Ma perché lasciarsi morire su Marte senza provarle tutte? Ecco che Matt Damon (alias Watney) riesce a mettersi in contatto con i colleghi della Nasa. Pochi colpi di scena (se non nel finale, tutto da vedere qualunque cosa accada) ma tante risate per merito del protagonista totalmente a suo agio nella parte. Aggiungiamo un terzo errore se Scott permette. Rimanere diversi mesi senza avere la possibilità di radersi e non avere un minimo di barba (se non dopo giorni e giorni) lascia stupiti. La sensazione, dalle parole del regista, è quella di aver fatto un buon lavoro senza badare ai particolari. Per chi vi scrive, invece la mancanza di certi accorgimenti è la vera essenza del film. Un pizzico (e che pizzico!) di quote rosa: Nel film l’equipaggio è femminile al 30%, una quota ben più alta che nella realtà. E sarà di buon auspicio. Dimenticate per un attimo la saga di Guerre Stellari, il fenomenale Interstellar (https://oriettacicchinelli.com/2014/11/16/interstellar/). Qui è tutta un’altra storia. Cercate scienza, umorismo e sentimenti? Nel film è presente un condensato di tutti questi elementi. Visto in 3D (la nostra fortuna…) si ha quasi l’impressione di sentire sul volto le sferzate di sabbia. Gli episodi di Happy Days e l’inascoltabile discomusic anni settanta (lasciata in dotazione a Watney da Jessica Chastain, qui nelle vesti del Comandante Lewis) diventano piacevoli. Si balla al ritmo di Hot Stuff ma si canticchia soprattutto con la favolosa Starman di David Bowie. Inserire Life on Mars? sarebbe stato troppo scontato. Il Duca Bianco ha accettato di buon grado il dono del suo pezzo alla sceneggiatura. Non se ne pentirà.

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Poster Film

the-martian

Io e lei

Alla fine la confessione arrivò :”Sì, mi sono ispirata al Vizietto”. Maria Sole Tognazzi incalzata dalle domande dei giornalisti, risponde così a chi le ricorda il film-cult del papà (in realtà babbo Ugo ne fece ben tre…). Più che altro, il filippino gay sembra un piccolo, quanto doveroso omaggio. Un film politico? Anche, non foss’altro per le dichiarazioni di Sabrina Ferilli (sembra ringiovanita da La grande bellezza in poi) :”Se anche questo governo di sinistra (sinistra, Sabrina?!?) non prenderà una posizione sulle unioni civili e non le riconoscerà, allora i cittadini dovranno farsi sentire e combattere le loro battaglie” e di Margherita Buy :“Siamo in un momento e in una posizione importante, la nostra è una società arretrata, la situazione italiana ha ancora molte cose da risolvere e da discutere” durante l’incontro con la stampa. Quello che si è visto è in realtà una graziosissima commedia, con scene molto caste di amore e di tenerezza (più che di sesso) tra le due protagoniste. Se l’intento della regista era quello di raccontare una storia senza pregiudizi e senza pruriginosità, c’è riuscita in pieno. E’ stata nominata troppe volte la parola lesbo nei vari promo della pellicola (anche durante il photocall sentire qualcuno urlare:”bacio, bacio” alle due attrici è apparso piuttosto stucchevole e anacronistico, fatta salva l’ironia, comunque incomprensibile). Venendo al film, Federica (la Buy) e Marina (la Ferilli) dopo cinque anni di convivenza, entrano in crisi per i dubbi della prima. Incontrando un vecchio amico, Marina ci finisce a letto e il combattimento interiore sembra avere il sopravvento. Dalla sua, aveva comunque sempre cercato di camuffare il rapporto agli occhi della gente. Paura di essere giudicata, lei con ex marito e figlio ancora giovane. La solarità di Federica, invece, appare disarmante. No, lei non ha paura di dire che ha una compagna, non teme l’ilarità stupida di chi non vuole accettare quella che agli occhi di tutti è una realtà. E il messaggio che arriva è proprio questo. Io e lei non servirà a sconfiggere l’ignoranza, ma quantomeno ad aprire le menti, ancora oggi, troppo chiuse. Ermeticamente.

Dal 1 Ottobre al cinema.

La Prima luce

Figli contesi, la fine di una storia d’amore (quante volte viene usato a sproposito questo termine sacro), lei scappa con la prole e lui resta a casa (quando va bene) costretto a mantenere l’ex e il frutto del loro “amore” (ancora…). O viceversa. Parte da qui il nuovo film di Vincenzo Marra, toccante come lo è l’argomento. Marco (un superbo Riccardo Scamarcio, sempre più convincente), giovane e cinico avvocato, vive con la sua compagna Martina (Daniela Ramirez) a Bari, città di lui. Il figlio Mateo  (non è un errore, si scrive proprio così date le origini sudamericane, interpretato dal piccolo Gianni Pezzolla) vittima sacrificale della decisione della madre decisissima nel tornare in patria. Scelta solo sua, convinta che la decisione presa possa essere ottimale per lei e il bambino. Ma non è proprio così. Le intenzioni di Mateo (e del padre) sono ben diverse. Lei scappa con il figlio e fa perdere le proprie tracce. Fin quando Marco decide di andare a riprendere la sua vita. Una storia straziante, la separazione quando non è condivisa lo è sempre. Tra moglie e marito. Figuriamoci quando la madre “scappa con il malloppo”. Tragicomica e soffertissima la scena nel tribunale sudamericano. E molto emozionante l’abbraccio tra padre e figlio. L’amore (stavolta sì) tra i due è enorme e supera tutti gli ostacoli. Ogni confine. Quello che dovrebbe attraversare Scamarcio per riportare il bambino con sé. Ma…