La stoffa dei sogni

Teatro e cinema. Sullo sfondo la Sardegna, o meglio una parte dell’isola (l’Asinara, famosa purtroppo solo per il carcere di massima sicurezza). Un’amalgama speciale tra Shakespeare e De Filippo, resa possibile dal certosino lavoro del regista sardo Gianfranco Cabiddu collaboratore per anni di Eduardo De Filippo e del figlio Luca, in questo film alla sua ultima apparizione sulle scene.  La stoffa dei sogni racconta le vicissitudini di una modesta compagnia di teatranti, capitanata da Oreste Campese (Sergio Rubini), che naufraga su una misteriosa isola-carcere e si ritrova a dover coprire alcuni pericolosi camorristi decisi a evitare la reclusione confondendosi fra gli attori. Sarà il direttore del carcere (Ennio Fantastichini) a lanciare la sfida al capocomico per scoprire chi nella compagnia è vero attore e chi un criminale: dovranno mettere in scena La tempesta di William Shakespeare. Mentre il boss camorrista (Renato Carpentieri) convince Campese (la moglie Maria nel film interpretata da Teresa Saponangelo, davvero brava) a scrivere il copione con un linguaggio che lui e i suoi scagnozzi possano imparare e recitare degnamente, sullo sfondo si assiste alla nascita della storia d’amore tra Miranda (Kraghede Bellugi), figlia adolescente e semireclusa del direttore del carcere, e il camorrista naufrago disperso, Ferdinando Aloisi (Maziar Fayrouz), in un rapporto fatto di sguardi e di poche parole sussurrate alternate all’eloquente linguaggio dei loro giovani corpi. Il teatro come zona franca. Una pellicola riuscita in pieno soprattutto grazie all’idea di omaggiare i veri capocomici (Shakespeare e De Filippo, appunto) innamorati del pubblico. Con una perla: l’incontro de L’arte della commedia di Eduardo De Filippo con la sua traduzione in dialetto de La tempesta di Shakespeare. Dal 1 dicembre al cinema

 

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Io e lei

Alla fine la confessione arrivò :”Sì, mi sono ispirata al Vizietto”. Maria Sole Tognazzi incalzata dalle domande dei giornalisti, risponde così a chi le ricorda il film-cult del papà (in realtà babbo Ugo ne fece ben tre…). Più che altro, il filippino gay sembra un piccolo, quanto doveroso omaggio. Un film politico? Anche, non foss’altro per le dichiarazioni di Sabrina Ferilli (sembra ringiovanita da La grande bellezza in poi) :”Se anche questo governo di sinistra (sinistra, Sabrina?!?) non prenderà una posizione sulle unioni civili e non le riconoscerà, allora i cittadini dovranno farsi sentire e combattere le loro battaglie” e di Margherita Buy :“Siamo in un momento e in una posizione importante, la nostra è una società arretrata, la situazione italiana ha ancora molte cose da risolvere e da discutere” durante l’incontro con la stampa. Quello che si è visto è in realtà una graziosissima commedia, con scene molto caste di amore e di tenerezza (più che di sesso) tra le due protagoniste. Se l’intento della regista era quello di raccontare una storia senza pregiudizi e senza pruriginosità, c’è riuscita in pieno. E’ stata nominata troppe volte la parola lesbo nei vari promo della pellicola (anche durante il photocall sentire qualcuno urlare:”bacio, bacio” alle due attrici è apparso piuttosto stucchevole e anacronistico, fatta salva l’ironia, comunque incomprensibile). Venendo al film, Federica (la Buy) e Marina (la Ferilli) dopo cinque anni di convivenza, entrano in crisi per i dubbi della prima. Incontrando un vecchio amico, Marina ci finisce a letto e il combattimento interiore sembra avere il sopravvento. Dalla sua, aveva comunque sempre cercato di camuffare il rapporto agli occhi della gente. Paura di essere giudicata, lei con ex marito e figlio ancora giovane. La solarità di Federica, invece, appare disarmante. No, lei non ha paura di dire che ha una compagna, non teme l’ilarità stupida di chi non vuole accettare quella che agli occhi di tutti è una realtà. E il messaggio che arriva è proprio questo. Io e lei non servirà a sconfiggere l’ignoranza, ma quantomeno ad aprire le menti, ancora oggi, troppo chiuse. Ermeticamente.

Dal 1 Ottobre al cinema.