Un anno intero a Lampedusa per filmare i migranti, dal primo SOS in mare sino alla vita quotidiana nei centri d’accoglienza. Il loro dramma in primo piano; sullo sfondo la realtà di un’isola apparentemente fuori dal mondo. Senza alcuna narrazione. Non ce ne sarebbe bisogno. Le immagini e i dialoghi sono talmente esplicativi da coinvolgere, facendo riflettere e commuovere, lo spettatore. Gianfranco Rosi, dopo il leone d’oro ottenuto alla 70° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia con Sacro GRA sceglie la Sicilia, il suo realismo, la vita di un bambino figlio di pescatori, sofferente il mal di mare, appassionato di fionda e con un occhio pigro che deve curare portando una benda (ma proprio a quell’occhio che usa per la fionda e quindi adesso non ha più una buona mira) la radio locale e le richieste degli ascoltatori, i sughi sui fornelli. Ma anche la mancanza d’acqua e viveri sui barconi, le tute bianche e le maschere sul volto, la vita dei migranti, in arrivo spossati e distrutti, rassegnati a condizioni assurde. Cadaveri e canzoni. Con due protagonisti assoluti. Il bambino dodicenne (Samuele) e il dottore Pietro Bartolo, medico di Lampedusa da oltre vent’anni.
Samuele ci mostra la vita sulla terra, con la sua ansia e il suo affanno già in tenera età. Il medico del paese, direttore sanitario dell’Asl locale assiste ogni giorno agli sbarchi, smistando malati e deceduti. Una vita dedicata all’assistenza e all’accoglienza, consapevole dell’enorme responsabilità del suo operato.
Avevo deciso di fare il film dopo avere incontrato il dottor Bartolo a causa di una bronchite improvvisa da curare, mi hanno colpito i suoi racconti così umani, su vent’anni di soccorsi che riassumono il senso della parola emergenza. Una volta arrivato sull’isola ho scoperto una realtà molto lontana dalla narrazione mediatica e politica e ho verificato l’impossibilità di condensare in pochi minuti un universo così complesso come quello di Lampedusa
Fuocoammare è l’unico film italiano in concorso a questa edizione della Berlinale, nella sezione Orizzonti, dove ha ricevuto applausi e consensi. In Italia sarà nelle sale dal 18 Febbraio.
Dalla Basilicata all’Uruguay. Dalla piccola impresa meridionale a una lunga crociera sudamericana. Sempre con la musica e il mare presenti come protagonisti, più che come contorno. La scelta di girare in Uruguay viene spiegata proprio dal regista e attore
L’Uruguay mi ricorda la Basilicata, sono entrambe strette tra tre regioni, piu’ importanti sulla carta. Sono rimasto anche folgorato dal discorso del presidente Mujica, parla di diritto alla felicità: il primo capo di Stato che parla del diritto alla felicità. Ho conosciuto una terra dove regna una sospensione quasi poetica dove sembra non succeda nulla e con gente molto cordiale
Il film racconta i destini intrecciati di Ruggero (Alessandro Gassmann), cuoco solitario e Gegè (Rocco Papaleo) esuberante cantante che deve raggiungere Montevideo per un concerto, occasione imperdibile per il suo rilancio. All’inizio tra i due non corre buon sangue, ma un evento inaspettato li costringerà ad una amicizia forzata. Nella capitale uruguagia li accoglierà una donna, Gilda Mandarino (Luz Cipriota), l’organizzatrice dell’evento. Ma non tutto andrà come previsto… A Montevideo cercheranno di placare la loro sete di rivincita. Nel cast è esilarante la presenza di Massimiliano Gallo nei panni di un comandante di nave da crociera che ha paura di affogare. Potrebbe essere un Titanic (restando in tema musicale) visto il canovaccio ormai noto intrapreso dai film italiani. Tutto si basa sugli equivoci. Invece Papaleo dimostra, ancora un volta, la sua bravura anche dietro la macchina da presa. Gassmann ormai interpreta solo ruoli comici, con una vena di malinconia. Fisicamente ricorda sempre più il papà. Proprio del grande Vittorio si parla in conferenza stampa
Mio padre ha sempre sostenuto di avermi concepito sulla spiaggia di Mar del Plata. Mia madre in realtà sostiene che non è così perché quella volta non gliela diede (testuale…)
In realtà un ricordo di Gassman padre nel film è presente. La spiaggia bianca che vede protagonisti Ruggero e Gilda ricorda tanto quella del film Il Tigre (uno dei suoi più belli e meno conosciuti). Lì, a correre, c’era Ann-Margret e le dune erano quelle del litorale laziale. Può sembrare blasfemia…
L’inferno, primo dei Tre Regni dell’Oltretomba narrato da Dante. Ma anche il Purgatorio e il Paradiso. No, non è un delirio legato a reminiscenze scolastiche. E’ la prova dell’esistenza di… Quentin Tarantino! La sua personalissima Divina Commedia messa in mostra con l’ottavo (capo)lavoro. Un’opera di 2 ore e 50 minuti nella versione standard, 3 ore e 10 in quella in 70mm di libidine pura. Accompagnato dalle musiche del Maestro Ennio Morricone, il regista del Tennessee inchioda letteralmente gli spettatori alla sedia. Non per i colpi di scena (pochi rispetto alle aspettative) quanto per una trama dove si possono trovare mille e più citazioni. Ambientato qualche anno dopo la fine della guerra civile, The Hateful Eight, ha come protagonisti otto maledetti viaggiatori bloccati dalla neve presso un emporio, nel cuore del Wyoming. Ci sono il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) e la sua indomabile e perfida prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh). I due sono attesi nella città di Red Rock dove John Ruth, che non a caso si chiama “Il Boia”, deve portare all’impiccagione la criminale riscuotendo una taglia di 10.000 dollari. Ma c’è anche il Maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), anche lui cacciatore di taglie che viaggia con tre cadaveri al seguito (valore 8000 dollari). Ma non solo… C’è Oswaldo Mobray (Tim Roth), che si definisce un boia, il mandriano Joe Cage (Michael Madsen), faccia da criminale, ma in viaggio per far visita alla mamma; lo Sceriffo, o aspirante tale, Chris Mannix (Walton Goggins);l’anziano Generale Sanford Smithers (Bruce Dern) e, infine, il messicano Bob (Demián Bichir)
E’ uno spaghetti western (quelli alla Sergio Leone per intenderci) pellicole che Tarantino ha sempre amato e sognato di fare. Qui si prende il lusso di essere voce narrante, fuori campo. Ma la sua mano si vede tutta. Il sangue che schizza, splatter, pulp…chiamatelo come volete. E’ anche un giallo (notevole il richiamo ad Agatha Christie quanto ad Anthony Mann). Anche qui si cerca un assassino. I cowboy nella neve, il camino acceso, il razzismo fin troppo marcato, una lettera del Presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln, troppi caffè e troppi stufati. C’è davvero di tutto. La proiezione avvenuta ieri sera nello storico Teatro 5 di Cinecittà ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso, con la curiosità di vedere se sarebbe andato a finire proprio così. Chi ha letto il pressbook in dotazione ha scoperto un velato spoileraggio. Ma l’ha subito dimenticato, tanta era la voglia di assistere a una pellicola in corsa per tre Oscar. Nelle sale italiane dal 4 Febbraio
Alla conferenza stampa di oggi erano presenti il regista, Madsen (con il suo giubbotto Free Tibet mostrato con orgoglio) e Kurt Russell.
Nel corso dell’incontro dei giornalisti, spiccano le dichiarazioni del regista che definisce il suo ultimo lavoro come “la versione western de Le Iene” e lo scontro dialettico tra il collega Francesco Lomuscio e Morricone autore (anche…) di una lezione di musica improvvisata. A 87 anni…suonati!
Per questo film avevo bisogno di più libertà rispetto ai miei ultimi lavori, cosa che sono riuscito a ottenere anche e soprattutto grazie all’esuberante talento di Antonio. Sentivo il bisogno di sterzare, di cambiare nuovamente rotta, e così è venuto fuori L’Abbiamo fatta grossa, che è una sorta di commedia noir favolesca in chiave comica, anche se qualcuno potrebbe vedere nel finale una sottile critica di costume
Così Carlo Verdone in conferenza stampa, al termine della proiezione della sua nuova fatica cinematografica. Quasi quarant’anni di carriera vissuti sempre al massimo (pochi davvero i film non riusciti). Va detto subito che il Verdone anni 80 è definitivamente sepolto. Il cambiamento radicale avvenne da Stasera a casa di Alice in poi. Le battute e il suo modo di fare fanno parte della persona più che del personaggio e sono rimaste intatte. Riesce a valorizzare ogni spalla e, più passano gli anni più ci si rende conto che il paragone con Alberto Sordi (suo maestro e mentore) è assolutamente fuori luogo. Troppo distanti i due. L’abbiamo fatta grossa racconta la storia di Yuri Pelagatti (Antonio Albanese), un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione dalla moglie, non riesce più a ricordare le battute in scena e di Arturo Merlino (Verdone) investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova. Yuri vuole le prove dell’infedeltà della ex moglie e assume Arturo credendolo un super investigatore. Ma Arturo per errore entrerà in possesso di una misteriosa valigetta contenente un milione di euro in contanti… Equivoci, gag e finale a sorpresa. Si ride, è vero. Come è anche vero che non mancheranno i grandi incassi. Con 850 schermi a disposizione c’è tutta la possibilità di ottenerli. Il problema del film (il venticinquesimo dell’attore romano) è il fiato corto che con il trascorrere dei minuti sembra prendere i protagonisti. Si arriva alla fine regalando la solita dose di critica sociale legata ai vizi degli italiani e alla corruzione che imperversa nel Bel Paese, Parlamento in testa. Chissà se nel futuro Verdone riuscirà a far ridere ancora il pubblico. Lascia l’incontro con una promessa legata al rapporto con Albanese
Se il pubblico apprezzerà questo lavoro abbiamo già una traccia per un altro film insieme, da realizzare tra un paio d’anni
E forse lo stiamo già aspettando. Dal 28 Gennaio al cinema. L’hanno fatta grossa?!?
Nervi a fior di pelle per Aurelio De Laurentiis, a margine della presentazione. Dopo le domande di rito su produzione e sceneggiatura del film, la giornalista Rai Valentina Tocchi inizia a chiedere a De Laurentiis del Napoli e dello scandalo (l’ennesimo) che vede coinvolto anche il suo club. Violenta la reazione del produttore cinematografico : “Non voglio mischiare gli attori col calcio, ma come c….. ve lo devo dire, porca p……”. Poco più tardi arriveranno le scuse
Un filone inesauribile di storie. Questo è da anni, per il cinema, la deportazione ad Auschwitz. Il figlio di Saul, candidato ungherese all’Oscar 2016 per il miglior film straniero non fa eccezione. L’imminente ricorrenza della annuale Giornata della Memoria consueto appuntamento del mese di gennaio, fa da cornice a questa nuova pellicola.
Diretto dall’ungherese László Nemes, il film ha come protagonista Saul, appunto, nome che richiama la Bibbia e, nello specifico, il primo re d’Israele, membro della tribù di Beniamino. Nella pellicola Saul è un ebreo ungherese rinchiuso ad Auschwitz. Ma non solo: egli è un Sonderkommando, termine che indica i prigionieri nei campi di sterminio costretti a collaborare con i nazisti.
Migliaia di ebrei vengono spediti alle docce, dove trovano la morte: tra quelle vittime c’è un ragazzo, che Saul crede essere suo figlio (e, forse, lo è veramente). Il giovane sopravvive alle docce, ma viene subito dopo ammazzato. Da quel momento, Saul farà di tutto per nascondere il corpo, per non bruciarlo e dargli degna sepoltura.
Protagonista è l’attore e poeta ungherese Géza Röhrig (qui al suo debutto come attore). Il film ha partecipato in concorso al Festival del cinema di Cannes nel 2015, vincendo il Gran Prix Speciale della Giuria. Nelle sale italiane approderà il 21 Gennaio.
La tua donna ti ha lasciato? Bene, anche la mia. Passeremo le nostre serate al bancone di un bar ingoiando lacrime e birre oppure…? Oppure! Piano diabolico! Ciascuno di noi dovrà avvicinare la ex dell’altro, conquistarla facendo leva sugli interessi e i punti deboli rivelati, farla innamorare perdutamente e poi lasciarla senza pietà. È così che Paolo dovrà fingersi un vegano convinto per avvicinare Sara (Serena Autieri), la ex di Vincenzo, mentre quest’ultimo dovrà calarsi nei panni di un ricco magnate, per colpire al cuore Federica (Tosca D’Aquino), la ex di Paolo che sembra interessata solo al potere e al denaro. Vendetta, tremenda vendetta. E’ un film spiritoso (il merito maggiore va al collaudatissimo duo Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso) molto realistico con dei risvolti psicologici neanche troppo nascosti. Equivoci? Pochi come anche i colpi di scena.
Questo film più di ogni altra cosa mi è stato utile per capire quanto sia vero il detto ‘chi trova un amico trova un tesoro’. Per me prima di ogni altra cosa questo film è il racconto di una bella amicizia
Così Salemme in conferenza stampa, mentre alla domanda posta alle due attrici riguardo il loro pensiero su atti vendicativi, la risposta è stata unanime :”L’amicizia è il sentimento fondamentale di questo film. La vendetta non paga mai, mentre l’amicizia è un valore sempre fondamentale per tutti. Noi non ci siamo mai vendicate!”. Vero o falso? Che importa! L’importante è ridere di gusto. Il pubblico potrà farlo dal 21 Gennaio.
Una storia vera, il precariato (o l’assoluta mancanza di voglia di lavorare) come protagonista assoluto. O perlomeno cercare un lavoro molto poco impegnativo sia fisicamente che concettualmente. Tra una sigaretta (leggasi canna…), dosi di caffè bevute in quantità industriali, dubbi esistenziali e la paura di crescere si svolge la vita di tre eterni Peter Pan “alla romana”. I soldi per finanziare il film (ben spesi, non c’è che dire) sono stati investiti da quel fenomeno di Pietro Valsecchi (ancora ebbro di successo zaloniano). Anche se le sale (solo 350) sono evidentemente troppo poche. The Pills viene da lontano. Apparizioni su Deejay Tv e su YouTube, ultimamente su Italia 1. Ma per il grande schermo il genere è una novità assoluta. Siamo lontanissimi (chi ha detto per fortuna?) dall’Italiano Medio di Capotonda (https://oriettacicchinelli.com/2015/01/22/italiano-medio/), ancora di più dai Soliti Idioti (https://oriettacicchinelli.com/2015/03/12/la-solita-commedia-inferno/). Qui si ride e si riflette molto di più. Il Pigneto come location. A proposito dell’ambientazione romana e del linguaggio locale, uno dei protagonisti Luigi di Capua dice:”siamo stanchi di un cinema italiano che racconta di precari che vivono nei loft. Per noi il Pigneto non la periferia tristona di Suburra”. Matteo Corradini di rimando:”Anche Milano avrà un suo Pigneto. Abbiamo portato il nostro clan, il nostro linguaggio perché la verità è il modo in cui si diventa universali”. Un’altra presentazione è prevista proprio nel capoluogo lombardo. Il regista (nonché uno degli attori, Luca Vecchi) afferma:”Il film è totalmente autobiografico. Nel 2010 ci siamo ritrovati tutti e tre laureati e senza lavoro. Le uniche possibilità erano occupazioni in ufficio, otto ore per trecento euro. Non ne valeva la pena. Allora ci siamo detti che volevamo almeno tentare di fare quello che ci divertiva” Una menzione particolare va alla meravigliosa Margherita Vicario (https://oriettacicchinelli.com/2014/12/03/metti-una-sera-all-angelo-mai-margherita-vicario/), protagonista femminile suo malgrado. La produzione ha infatti “costretto” i tre ad avere al loro fianco una donna. Ha fatto la scelta giusta, non c’è che dire. Il film (Medusa) sarà nelle sale dal 21 Gennaio. Da non perdere!
Assolo vuole raccontare la solitudine di una donna profondamente insicura che ha passato la temuta boa dei cinquant’anni. Il tema è serio. Per questo vale la pena di scherzarci su
Così Laura Morante, durante la conferenza stampa di Assolo svoltasi lunedì scorso. Film diretto da lei con un cast di assoluto valore. La protagonista però è Flavia. Due matrimoni alle spalle (con altrettanti figli) e una terza relazione finita male, si trova per la prima volta da sola. Insicura e dipendente da tutti, perfino dalle amiche, cerca di trovare un minimo di autonomia e autostima nella sua psicanalista. Donna imbranata nella guida e goffa anche nelle pratiche più intime (tanto da dover comprare un manuale sull’autoerotismo) riesce a dare e a ricevere amore incondizionato dalla cagnetta dei vicini. La storia, a tratti banale e prevedibile, non decolla mai nonostante l’ottima recitazione di Piera Degli Esposti e di Marco Giallini (qui nei panni di un rozzissimo collega di lavoro dedito all’approccio). Resta amaro in bocca e un po’ di tristezza, anche se l’idea della Morante (al suo secondo film dietro la macchina da presa) era quella di far ridere e di far riconoscere molte donne nel suo personaggio.
La commedia verrà distribuita nelle sale cinematografiche da domani.
Nella notte fra il 31 dicembre e il 1 gennaio anche 21 multisale del Circuito Uci (oltre che alcune del circuito The Space) proietteranno Quo vado? distribuito da Medusa in uscita nelle sale il 1 gennaio. Gli spettacoli partiranno alle 0.30, subito dopo il brindisi di inizio anno. Stretto nella morsa tra Star Wars, Minions e 007 Spectre, il cinema italiano boccheggia paurosamente. E a nulla servono i pur evidenti successi di Natale col boss e del cinepanettone di De Sica. Ci vuole Zalone, ormai diventato salvatore della patria. Un Benigni dei nostri giorni, anzi superiore se dovessimo solo guardare al botteghino. Arrivata alla quarta puntata della saga (chissà se riusciranno a eguagliare Fantozzi…) la coppia Zalone-Valsecchi non sembra dare segni di cedimento. La durata (90 minuti scarsi) è più che sufficiente per far ridere sino alle lacrime e per far riflettere anche sul riscaldamento globale e villaggi africani a cui servono vaccini. Il tema portante è comunque il posto fisso, retaggio della Prima Repubblica. Checco mette timbri all’ufficio caccia del suo paese, costantemente omaggiato di quaglie fresche, viziato dalla madre e dal padre (Maurizio Micheli e Ludovica Modugno) con i quali, a 38 anni, ancora vive, assecondato da una fidanzata ansiosa di sistemazione. Quando una riforma amministrativa – il taglio delle Province – mette a rischio il suo posto e una funzionaria aggressiva (Sonia Bergamasco) vuole costringerlo alle dimissioni, Zalone segue il consiglio del suo senatore di riferimento, Lino Banfi: resiste, adattandosi a qualunque situazione e in qualunque angolo, d’Italia e del mondo, viene spedito. Un film quasi autobiografico considerando che l’attore pugliese fece (in oltre dieci anni di ricerca) anche un concorso per diventare vice ispettore di polizia. In conferenza stampa si tocca l’argomento politico senza peli sulla lingua. Il regista Gennaro Nunziante dice :”Negli anni Sessanta la democrazia cristiana ha salvato l’Italia grazie a massicce assunzioni di impiegati pubblici. L’attuale mondo del lavoro mostra le sue fredde complessità a un paese che fa ancora richiesta di modelli assistenzialisti”. Si parla di cinquant’anni fa, mentre nei palazzi della Repubblica il premier attuale tiene la consueta conferenza di fìne anno. Forse si ride più qui. Non è molto consolatorio. Dal canto suo il comico ha come obiettivo quello. Ha voluto però raccontare con veridicità gli scienziati del Cern «perché rappresentano l’Italia migliore, fanno ricerca per pochi euro. L’unico limite che non attraverserò mai è quello del buonsenso. Oggi c’è la gara a essere politicamente scorretti, come in rete con le battute su Bocelli. All’inizio fanno ridere ma troppe diventano nauseanti. Noi non abbiamo mai varcato la soglia tra risata e offesa gratuita». Il film sarà distribuito in 1300 copie. E Checco regala un’altra perla a margine dell’incontro con i giornalisti dichiarando… :”E’ bellissimo vivere da Checco Zalone, lo auguro a tutti”
Buon anno Checco. Buon anno cinema italiano!
Nota a margine. L’ormai famigerata espressione :”Escile!” è stata usata da Checco, durante il photocall, nei confronti della bellissima Eleonora Giovanardi, camicetta bianca sbottonata quasi in nude look. Lei se l’è cavata con una sonora risata e con la rassicurazione di avere indosso tutto fuorché un seno prosperoso.
Una cinepastiera più che un cinepanettone. La vera sorpresa sotto l’albero, quest’anno, è targata Peppino Di Capri. L’autore di pezzi come Roberta, Champagne, Il Sognatore tanto per citarne alcuni, diventa il protagonista della strenna natalizia firmata (anzi…filmata) da Aurelio De Laurentiis. Seicento sale ospiteranno il film, finalmente lontano dal cliché boccaccesco e molto più vicino a un romanzo gomorresco. Alex e Dino (Lillo & Greg) sono due affermati chirurghi plastici abituati a cambiare i connotati dei loro pazienti con pochi e delicati colpi di bisturi. Leo e Cosimo (Paolo Ruffini e Francesco Mandelli) sono invece due maldestri poliziotti sulle tracce di un pericoloso e potente boss di cui nessuno conosce il volto. Alex, Dino, Leo, Cosimo e il Boss inciamperanno l’uno nella vita dell’altro, in una commedia piena di equivoci e colpi di scena. Di Capri nel film incarna se stesso e un terribile boss partenopeo che assume i suoi tratti somatici dopo l’intervento di chirurgia plastica messogli a punto dai rinomati dottori Alex e Dino. Il mutamento fisico è reso necessario dalle compromettenti foto scattate dalla coppia di imbranati poliziotti che lo scoprono durante uno scambio di merce illegale al porto di Napoli. In realtà il suo volto avrebbe dovuto avere le sembianze di Leonardo di Caprio… Si ride molto, questa è la bella notizia, visti i mediocri film di Boldi (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa) e Pieraccioni e attendendo il ciclone Zalone (in uscita il primo gennaio 2016 per Medusa). E anche lo chansonnier partenopeo si è divertito tantissimo durante le riprese…
Non è stato facile mettersi in gioco così dopo 57 anni spesi per la musica! Ho dovuto addirittura fare due ruoli per una paga sola: c’ho provato a raddoppiare lo stipendio ma De Laurentiis non c’ha sentito.. .Tornerò comunque a fare il mio mestiere, cioè il musicista
Italian actors/cast members Pasquale Petronio alias Lillo (L) and Claudio Gregori alias Greg (R), pose for photographs during the photo call for the movie ‘Natale col Boss’, in Rome, Italy, 15 December 2015. The movie will be released in Italian theaters on 16 December. ANSA/CLAUDIO ONORATI
Italian actor/cast member Paolo Ruffini poses for photographs during the photo call for the movie ‘Natale col Boss’, in Rome, Italy, 15 December 2015. The movie will be released in Italian theaters on 16 December. ANSA/CLAUDIO ONORATI
Italian actor/cast member Peppino Di Capri poses for photographs during the photo call for the movie ‘Natale col Boss’, in Rome, Italy, 15 December 2015. The movie will be released in Italian theaters on 16 December. ANSA/CLAUDIO ONORATI
Italian actors/cast members Pasquale Petronio alias Lillo (L) and Claudio Gregori alias Greg (R), pose for photographs during the photo call for the movie ‘Natale col Boss’, in Rome, Italy, 15 December 2015. The movie will be released in Italian theaters on 16 December. ANSA/CLAUDIO ONORATI
Italian actor/cast member Francesco Mandelli poses for photographs during the photo call for the movie ‘Natale col Boss’, in Rome, Italy, 15 December 2015. The movie will be released in Italian theaters on 16 December. ANSA/CLAUDIO ONORATI
Italian actor/cast member Paolo Ruffini poses for photographs during the photo call for the movie ‘Natale col Boss’, in Rome, Italy, 15 December 2015. The movie will be released in Italian theaters on 16 December. ANSA/CLAUDIO ONORATI
Italian actress/cast member Giulia Bevilacqua poses for photographs during the photo call for the movie ‘Natale col Boss’, in Rome, Italy, 15 December 2015. The movie will be released in Italian theaters on 16 December. ANSA/CLAUDIO ONORATI
Italian actor/cast member Paolo Ruffini poses for photographs during the photo call for the movie ‘Natale col Boss’, in Rome, Italy, 15 December 2015. The movie will be released in Italian theaters on 16 December. ANSA/CLAUDIO ONORATI