L’abbiamo fatta grossa

Per questo film avevo bisogno di più libertà rispetto ai miei ultimi lavori, cosa che sono riuscito a ottenere anche e soprattutto grazie all’esuberante talento di Antonio. Sentivo il bisogno di sterzare, di cambiare nuovamente rotta, e così è venuto fuori L’Abbiamo fatta grossa, che è una sorta di commedia noir favolesca in chiave comica, anche se qualcuno potrebbe vedere nel finale una sottile critica di costume

Così Carlo Verdone in conferenza stampa, al termine della proiezione della sua nuova fatica cinematografica. Quasi quarant’anni di carriera vissuti sempre al massimo (pochi davvero i film non riusciti). Va detto subito che il Verdone anni 80 è definitivamente sepolto. Il cambiamento radicale avvenne da Stasera a casa di Alice in poi. Le battute e il suo modo di fare fanno parte della persona più che del personaggio e sono rimaste intatte. Riesce a valorizzare ogni spalla e, più passano gli anni più ci si rende conto che il paragone con Alberto Sordi (suo maestro e mentore) è assolutamente fuori luogo. Troppo distanti i due. L’abbiamo fatta grossa racconta la storia di Yuri Pelagatti (Antonio Albanese), un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione dalla moglie, non riesce più a ricordare le battute in scena e di Arturo Merlino (Verdone) investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova. Yuri vuole le prove dell’infedeltà della ex moglie e assume Arturo credendolo un super investigatore. Ma Arturo per errore entrerà in possesso di una misteriosa valigetta contenente un milione di euro in contanti… Equivoci, gag e finale a sorpresa. Si ride, è vero. Come è anche vero che non mancheranno i grandi incassi. Con 850 schermi a disposizione c’è tutta la possibilità di ottenerli. Il problema del film (il venticinquesimo dell’attore romano) è il fiato corto che con il trascorrere dei minuti sembra prendere i protagonisti. Si arriva alla fine regalando la solita dose di critica sociale legata ai vizi degli italiani e alla corruzione che imperversa nel Bel Paese, Parlamento in testa. Chissà se nel futuro Verdone riuscirà a far ridere ancora il pubblico. Lascia l’incontro con una promessa legata al rapporto con Albanese

Se il pubblico apprezzerà questo lavoro abbiamo già una traccia per un altro film insieme, da realizzare tra un paio d’anni

E forse lo stiamo già aspettando. Dal 28 Gennaio al cinema. L’hanno fatta grossa?!?

Nervi a fior di pelle per Aurelio De Laurentiis, a margine della presentazione. Dopo le domande di rito su produzione e sceneggiatura del film, la giornalista Rai Valentina Tocchi inizia a chiedere a De Laurentiis del Napoli e dello scandalo (l’ennesimo) che vede coinvolto anche il suo club. Violenta la reazione del produttore cinematografico : “Non voglio mischiare gli attori col calcio, ma come c….. ve lo devo dire, porca p……”. Poco più tardi arriveranno le scuse

 

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Antonello Venditti Live Stadio Olimpico Sabato 5 Settembre 2015 Tortuga Tour

Raccontare un concerto di Antonello Venditti per di più allo Stadio Olimpico di Roma è un esercizio non solo musicale ma anche politico, calcistico e sociale. Maggiormente negli ultimi anni, per merito (colpa?) del cantautore romano. Mancava all’appuntamento da 15 anni e ha dato tutto sia nei mesi precedenti (12 per l’esattezza, un anno intero) sia durante le tre ore di live dove per strafare ha dimenticato parole, è andato fuori tempo, ha usato la sua voce come base nelle canzoni del nuovo album. Visibilmente emozionato ha dato il via al concerto alle 21 esatte tornando indietro di ben ventiquattro anni con Raggio di Luna, pezzo d’apertura dei concerti dell’epoca. Poi ha tirato fuori dal cilindro brani indimenticabili (assenti da troppi anni in scaletta) come Peppino, Stella (legata agli eroi di Capaci) sino ad arrivare al brano migliore e più toccante di Tortuga. Sulle note di Non so dirti quando, le sue lacrime erano ben visibili mentre il maxischermo alle sue spalle mandava foto di suoi compagni, amici e colleghi scomparsi negli ultimi tempi: Lucio Dalla, Pino Daniele, Alessandro Centofanti.

Il pianoforte rosso, uno dei tanti simboli rimossi, rinnegati e poi tornati sul palco regalava Sotto il segno dei pesci, Bomba o non bomba, Sara finalmente riportate alle sonorità degli anni 70 insieme al suo gruppo storico Stradaperta. A differenza del suo sodale Francesco De Gregori, Venditti non stravolge mai le sue canzoni, anzi… Un bene per chi vuole cantare con lui, meno per chi volesse ascoltare un po’ di sperimentazione maggiore.

Briga, chi era costui? Il ragazzo di Amici tanto acclamato dalle ragazzine amanti del programma quanto poco dal pubblico presente ieri sera, ha cercato di interpretare Dalla pelle al cuore e nel finale, addirittura, Roma Capoccia. Si poteva evitare, tanto più che la sua voce era travolta da quella del protagonista. Scarso gradimento e pochi applausi per lui. Moltissimi invece per Biagio Antonacci, in formissima al fianco di Venditti nell’interpretazione di Che fantastica storia è la vita e Amici mai. Tonalità diverse ma molto affiatamento. Parlavamo prima del nuovo disco. Sull’ultimo singolo Ti amo inutilmente stenderemmo un pietoso velo. Ci anticipa Antonello quasi scusandosi dicendo:” E’ la più stupida canzone che abbia mai scritto, ma non si sempre si può dare il massimo”. La folla la balla lo stesso, facendo poca attenzione al testo. Meglio per tutti.

Manca il gran finale, quello che (non) ti aspetti da nessun cantante. Ma da Venditti sì. Il Grazie Roma con Dado, Carlo Verdone alla batteria, Simona Izzo – “oddio,c’è pure la mia ex moglie”- Ricky Tognazzi e… Massimo Ferrero (il patron della Sampdoria, ex curvarolo) che invita il pubblico a saltare improvvisando un:” Chi non salta della Lazio è”. Stupiti ci ritroviamo a saltare anche noi in prima fila e guardiamo tutto lo stadio alle nostre spalle fare lo stesso. Resta in tribuna solo Renato Zero. Venditti chiama a gran voce il pubblico del parterre a salire con lui sul palco, ma la sicurezza ci ferma dopo un principio di rissa scoppiata a un metro da chi vi scrive. Mentre lo stadio si svuota e i musicisti hanno riposto gli strumenti, Venditti torna sul palco. E’ il momento di Ricordati di me. Finisce sempre così, neanche stavolta è mancato uno dei pezzi più riusciti del suo repertorio. La fredda cronaca finisce qui. Ma non possiamo esimerci dal muovere una critica all’andamento del concerto, preparato troppo a parole e poco nei fatti. Capiamo l’emozione, il voler essere eternamente ggiovane (con due g, ovvio) il ritorno all’Olimpico, ma troppe cose si potevano evitare. Briga su tutte. Forse anche Dado (ripete se stesso da tanti, troppi anni). E forse (anzi sicuramente) bisognava rivedere il nuovo disco cercando di ricordare bene le parole. Una certezza: di Tortuga nei prossimi concerti romani non ci sarà traccia. Come è stato per tutti gli altri dischi, da vent’anni a questa parte.

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Le foto sono © @Rtl102.5 e @Ilaria Baisi