Poveri ma ricchi

 

Da Torresecca senza pudore. I Tucci sono una famiglia povera di un piccolo paese del Lazio. Padre (Christian De Sica), madre (Lucia Ocone), una figlia vanitosa e un figlio genio, costretto a fingersi idiota per stare al passo con la famiglia (gli esordienti Giulio Bartolomei e Federica Lucaferri) Con loro vivono anche il cognato, botanico ma nullafacente (Enrico Brignano), e la nonna (Anna Mazzamauro), patita di serie TV. Un giorno accade qualcosa di completamente inaspettato: i Tucci vincono cento milioni di euro. Sull’onda dell’emozione decidono di mantenere segreta la vincita, ma, come spesso succede in questi casi, una parola di troppo scappa dalla bocca del capofamiglia e ai Tucci rimane soltanto una soluzione, prima di essere perseguitati da sedicenti amici e conoscenti: scappare. Verso Milano, dove ad attenderli (come ogni cafonal che si rispetti) c’è il dito medio, scultura posta al centro di Piazza degli Affari opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan. Il tema già proposto più volte (da Un povero ricco a Ricky e Barabba) non riesce a sfondare. Si ride molto poco, solo con i cameo (Albano e il patron della Sampdoria Massimo Ferrero su tutti) e la bravura della Ocone non viene sfruttata per nulla. Per non parlare di Ubaldo Pantani, lontano parente del mattatore ospite fisso dalla Gialappa’s Band. Il lieto fine non può mancare. C’è, non potrebbe essere altrimenti e analizzando bene il film, lo spettatore lo capirà già dopo la prima mezz’ora. Una risata allunga la vita, qui si rischia di morire giovani…

Dal 18 dicembre al cinema

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Nemicamatissima – Heather Parisi & Lorella Cuccarini

In anteprima le foto della conferenza stampa avvenuta nel mitico Studio 5 di Cinecittà in occasione del programma evento dell’inverno Rai. Il 2 e il 3 dicembre, su RaiUno, Nemicamatissima lo show con Heather Parisi e Lorella Cuccarini

E il pezzo sul sito di Metro News Italia

http://www.metronews.it/16/11/24/lorella-e-heather-n%C3%A9-amiche-n%C3%A9-nemiche.html

www-metronews-it-giovedi-24-11-2016

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La stoffa dei sogni

Teatro e cinema. Sullo sfondo la Sardegna, o meglio una parte dell’isola (l’Asinara, famosa purtroppo solo per il carcere di massima sicurezza). Un’amalgama speciale tra Shakespeare e De Filippo, resa possibile dal certosino lavoro del regista sardo Gianfranco Cabiddu collaboratore per anni di Eduardo De Filippo e del figlio Luca, in questo film alla sua ultima apparizione sulle scene.  La stoffa dei sogni racconta le vicissitudini di una modesta compagnia di teatranti, capitanata da Oreste Campese (Sergio Rubini), che naufraga su una misteriosa isola-carcere e si ritrova a dover coprire alcuni pericolosi camorristi decisi a evitare la reclusione confondendosi fra gli attori. Sarà il direttore del carcere (Ennio Fantastichini) a lanciare la sfida al capocomico per scoprire chi nella compagnia è vero attore e chi un criminale: dovranno mettere in scena La tempesta di William Shakespeare. Mentre il boss camorrista (Renato Carpentieri) convince Campese (la moglie Maria nel film interpretata da Teresa Saponangelo, davvero brava) a scrivere il copione con un linguaggio che lui e i suoi scagnozzi possano imparare e recitare degnamente, sullo sfondo si assiste alla nascita della storia d’amore tra Miranda (Kraghede Bellugi), figlia adolescente e semireclusa del direttore del carcere, e il camorrista naufrago disperso, Ferdinando Aloisi (Maziar Fayrouz), in un rapporto fatto di sguardi e di poche parole sussurrate alternate all’eloquente linguaggio dei loro giovani corpi. Il teatro come zona franca. Una pellicola riuscita in pieno soprattutto grazie all’idea di omaggiare i veri capocomici (Shakespeare e De Filippo, appunto) innamorati del pubblico. Con una perla: l’incontro de L’arte della commedia di Eduardo De Filippo con la sua traduzione in dialetto de La tempesta di Shakespeare. Dal 1 dicembre al cinema

 

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La cena di Natale

Polignano a Mare, un anno dopo. Chiara e Damiano i personaggi nati dalla penna di Luca Bianchini  (Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio sul set) tornano sul luogo del delitto. Il cinepanettone made in puglia (cineburrata?) torna puntuale con i medesimi protagonisti e la medesima trama. Come nel libro, così davanti la macchina da presa. Cambia solo il titolo e l’interprete della colonna sonora (Alessandra Amoroso nel 2015, Emma Marrone ora con Quando le canzoni finiranno). E’ proprio lo scrittore a confermarlo

“È nato tutto molto spontaneamente. Mentre presentavo “Io che amo solo te” (la pellicola dello scorso Natale) in giro per l’Italia, capivo che i personaggi che raccontavo erano molto amati e seguiti da tutti. Il secondo libro è nato da un suggerimento di Marco Ponti (il regista) e l’ho scritto di getto: siccome è piuttosto breve, per il film ci siamo dovuti inventare delle cose, abbiamo dato più vita e respiro ai vari personaggi”

La storia 

Chiara (Laura Chiatti) è all’ottavo mese di gravidanza, ma, in quello che dovrebbe essere uno dei momenti più belli della vita di una donna, si sente sola, con un marito troppo preso da altro. Damiano (Riccardo Scamarcio), infatti, la tradisce con Debora (Giulia Elettra Gorietti) la quale gli rivelerà di essere incinta. Ninella (Maria Pia Calzone) e Don Mimì (Michele Placido) si amano e sognano di partire finalmente insieme, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, non solo quello di Polignano. Intorno a loro c’è anche l’amore omosessuale tra Orlando (Eugenio Franceschini) e Mario (Dario Aita), c’è Daniela (Eva Riccobono) incinta del migliore amico Orlando, c’è il duello tra Ninella e Matilde (Antonella Attili), consuocere ma anche legate sentimentalmente allo stesso uomo e c’è l’arrivo inaspettato e poco desiderato di una zia milanese, sorella di Ninella e Franco Torres (Antonio Gerardi) che sostituirà, in qualche modo, la zia del nord interpretata da Luciana Littizzetto in Io che amo solo te.

Non è una storia strappalacrime, qualche momento di ilarità c’è (più per la simpatia dei protagonisti) ma tutto il film dà l’impressione di un déjà vu più che di un sequel. La buona notizia? Siamo lontani anni luce dalle commedie vanziniane, dai peti di Boldi e De Sica e dalle battute (?!?) di Enzo Salvi. Già per questo potremmo essere soddisfatti.

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Fai bei sogni

 

L’infanzia negata, un “tradimento” scoperto solo da grande. La morte di una mamma vista con gli occhi di un bambino di nove anni archiviata nel cuore come un evento naturale e la conoscenza della tragica verità solo in età adulta. La storia autobiografica narrata nel libro Fai bei sogni di Massimo Gramellini si trasforma in un film (diretto da Marco Bellocchio) con pochi cambiamenti se non che il romanzo era strutturato come una sorta di detective story mentre il film di Bellocchio è un horror in cui Nosferatu e Belfagor sono i protagonisti della realtà (molto fantasiosa, invero) del piccolo Massimo (Nicolò Cabras) appassionato di lettura e di calcio fin da bambino. La Canzonissima del 1970 (quella di Ma che musica maestro di Raffaella Carrà), le partite del Toro (quello di Claudio Sala) e, via via con gli anni, la vicenda Mani Pulite e la guerra in Bosnia. Tutti eventi realmente vissuti, in prima persona, dalla penna de La Stampa. Un occhio disattento li riterrebbe elementi di contorno. Ma solo attraverso le immagini la tragedia viene in qualche modo addolcita, accantona il comune senso del pudore e la spocchia da intellettuale. Il vero protagonista resta lui: Massimo, da grande e da bambino. Da scrittore e da attore. Dove non arriverà il film, per quanto ben fatto, è già arrivato il libro

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Braccialetti Rossi 3

 

Tantissimi ragazzi, alcuni accompagnati dai genitori. No, non siamo all’ingresso di una scuola dopo una giornata di sospensione collettiva. La folla presente stamattina in Viale Mazzini, davanti allo storico ingresso Rai, attende i protagonisti di una delle fiction più famose e seguite in Italia. Sono i fan di Braccialetti Rossi, giunto alla terza edizione. Quello che stupisce è la compostezza nel rimanere dietro le transenne anche se poi qualcuno riuscirà a eludere la vigilanza e a entrare nel blindatissimo palazzo. Il popolo del watanga (questo è ‘grido’ del gruppo, un segno d’unione) che rimane anche nel pomeriggio per un incontro speciale con il cast. Nuovi ingressi (Francesca Chillemi e Luca Ward su tutti) e la scelta Rai di tornare, almeno la domenica, a una programmazione normale. “Si partirà alle 20:35, subito dopo il Tg1, come negli anni d’oro della tv per permettere ai ragazzi che la guardano di non fare troppo tardi, visto che lunedì si va a scuola” (così il direttore di RaiUno Andrea Fabiano).

LA PRIMA PUNTATA –  In ospedale arriva Bobo, un ragazzo bello e tenebroso la cui vita è appesa ad un filo: solo un trapianto di cuore può salvarlo. Nel frattempo Nina costringe Vale a farle una promessa molto importante. Sull’isola, l’idillio amoroso di Leo e Cris deve fare i conti con la malattia del nostro leader: Leo ha un malore e deve tornare in ospedale per sottoporsi alle terapie. Il ragazzo scopre che il suo nuovo compagno di stanza è proprio Bobo.

In quel momento arriva anche un cardiochirurgo importante, chiamato proprio per seguire il ragazzo: si tratta del dottor Baratti. Nel reparto di oculistica, i genitori di Flam ricevono una notizia inaspettata, che costringe il papà a bussare alla porta della sua ex moglie, da cui ha avuto una figlia, Margi, che ignora l’esistenza di Flam ma potrebbe cambiarle la vita…

Leo esce di nascosto per andare sulla tomba di sua madre, ma con sua sorpresa, c’è un uomo che le sta portando dei fiori, un uomo che non ha mai visto.

 

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Qualcosa di nuovo

 

Toy boy o toy girl? La voglia sfrenata di avere un compagno giovane o “solamente” la paura di restare soli? E soprattutto, il sesso può colmare quel vuoto? A tutte queste domande un prodotto cinematografico non può evidentemente rispondere. Ma fa riflettere ed è un buon inizio. Non è un film al femminile (guai a dirlo a Micaela Ramazzotti, una delle protagoniste), è una buona commedia italiana. Tratto dall’opera teatrale di Cristina Comencini (La scelta), la pellicola (che vede la stessa autrice coinvolta nella sceneggiatura con Giulia Calenda e Paola Cortellesi) racconta la storia di due donne amiche da sempre, molto diverse tra loro. Maria (la Ramazzotti) è una mamma single che abborda gli uomini e ci va a letto facilmente perché non vuole restare da sola. La Cortellesi invece è Lucia, una cantante jazz, anche lei separata, che però ha chiuso con il sesso maschile. Fino all’arrivo del ciclone Luca (Eduardo Valdarnini), prima nel letto di Maria e poi in quello di Lucia. Un uomo perfetto, molto più piccolo delle protagoniste che, dopo la prima sbandata, prenderanno una bella vacanza dalle loro abitudini. E’ un film da vedere almeno due volte:la prima per ridere, la seconda per riflettere e magari rispecchiarsi nel ruolo delle due protagoniste. Le stesse che, durante la conferenza stampa, non si sono sbottonate più di tanto alla classica domanda:”Voi andreste con un uomo molto più giovane?”. Risate e molta riservatezza. Dicono di essere ancora immature. Forse nella vita, sul set lo sono da anni entrambe. E’ un ottimo lavoro, con una Cortellesi sempre più cantante. Non gliel’ha ancora detto nessuno che ha la più bella voce italiana degli ultimi vent’anni? Dal 13 ottobre nei cinema, con o senza toy boy…

 

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La verità sta in cielo

 

Uno dei casi più scottanti e ingarbugliati che mente umana possa ricordare. Un giallo che neanche la buonanima di Agata Christie avrebbe potuto partorire. Servizi segreti, banche, massoneria, terrorismo internazionale, regolamento di conti e qualsiasi altra cosa. Ma non è un film. Almeno nella realtà. E’ un pezzo di storia italiana che tormenta l’opinione pubblica da ben 33 anni. Centinaia di piste prese in considerazione, accantonate, riemerse, poi nuovamente riposte in luogo ben sicuro. Quel luogo è il Vaticano. E il caso è quello della sparizione (scomparsa? rapimento?) di Emanuela Orlandi. Era il 22 giugno 1983, della ragazza (cittadina vaticana, figlia di Ercole un commesso della Prefettura della Casa Pontificia) non si ebbero più notizie. Aveva 15 anni. Quella che all’inizio poteva sembrare come un’ “ordinaria” sparizione di un’adolescente, magari per un allontanamento volontario da casa, divenne presto uno dei casi più oscuri della storia italiana e vaticana. Lo Ior, la banda della Magliana, l’Opus Dei, le rivelazioni di Sabrina Minardi (compagna del boss Enrico De Pedis) secondo la quale la ragazza sarebbe stata rapita da “Renatino” (così veniva chiamato) su ordine del monsignor Paul Marcinkus «come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro». Nel film tutto viene raccontato nei minimi particolari con una storia che viaggia su binari paralleli. Una giornalista di una tv inglese (Maya Sansa) viene spedita a Roma dal suo direttore (Shel Shapiro) per tornare ad aprire il cold case Orlandi (Emanuela viene interpretata da Adriana Serrapica), dopo che le immagini degli arresti di Mafia Capitale hanno fatto il giro del mondo. La donna verrà aiutata da un’altra giornalista italiana, inviata del programma televisivo Chi l’ha visto? (Valentina Lodovini), nella realtà era Raffaella Notariale, che ha appena registrato le confessioni della Minardi (Greta Scarano) mentre De Pedis viene interpretato magistralmente da Riccardo Scamarcio. La reporter inglese scava in 33 anni di indizi, piste, prove e controprove, che rivelerebbero il coinvolgimento del noto criminale, poi freddato nel 1990 dai suoi ex alleati della Magliana e con il beneplacito dei servizi, nel rapimento della Orlandi. De Pedis (nella pellicola, fan di Toto Cutugno…) sarà sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare nel cuore di Roma proprio accanto alla scuola di musica dove venne rapita la ragazzina nel 1983. La perseveranza del regista Roberto Faenza porta alla luce, oltre a cose già note, aspetti davvero imbarazzanti del pontificato di Papa Wojtyla e del “cuppolone” in generale la cui maestà è solo nelle vastità. Di santo c’è ben poco. Sono le frasi di Faenza a testimoniarlo :”La cosa davvero incredibile è che quando abbiamo girato la scena del rapimento di Emanuela davanti a quella che era la sua scuola e che ora è un ente ecclesiastico, due tizi ci sono venuti incontro con la pistola impedendoci di girare. Dopo 33 anni questo atto mi ha davvero sbalordito”. Il resto è superfluo… Dal 6 ottobre al cinema. Se ne parlerà, ma non cambierà nulla. Al solito.

 

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locandina

Al posto tuo

Un buddy movie. Spiegare il significato è semplice… Due attori, perlopiù uomini, amici sul set. Al posto tuo fa parte di questo “nuovo” filone cinematografico. Luca Molteni (Luca Argentero) e Rocco Fontana (Stefano Fresi) sono due direttori creativi di due piccole aziende che si fondono. Il problema? Per loro c’è un solo posto. Così i due dovranno sottoporsi a una sfida improba: trascorrere una settimana nei panni dell’altro, per essere valutati in base ad abitudini e vita quotidiana. Fin qui la trama… Va detto, che Fresi in amore è già fortunato di suo. E’ il marito di Claudia (Ambra Angiolini) ,tre figli, una casa in campagna ed è perennemente a dieta. Argentero, invece, è un brillante architetto e single. Sul set, come consulente d’immagine ha la bellissima Ines (Grazia Schiavo),con lui e con il regista Max Croci anche in  Poli Opposti (https://oriettacicchinelli.com/2015/10/05/poli-opposti/) La storia ha una trama divertente e regge bene anche (e soprattutto) per merito di Fresi, da maschera a protagonista del nuovo cinema italiano. Il pezzo cult? Occhio all’interruttore della luce…

Dal 29 settembre al cinema

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Abel Il figlio del vento

 

Un bambino che porta sulle spalle il peso della morte della madre avvenuta nel tentativo di salvarlo da un incendio. Scritta così sembrerebbe la sceneggiatura perfetta di un film horror o strappalacrime senza lieto fine (per non parlare dell’inizio…). Invece la storia raccontata dal regista spagnolo Gerardo Olivares ha il sapore dolce di una fiaba con protagonisti principali il bambino (Lukas, interpretato da Manuel Camacho) e… un’aquila reale. Una trama che sin dalle prime battute regala insegnamenti, senza pretesa alcuna, sulla vita mescolando quella umana e quella animale. Due aquilotti che si trovano a condividere lo stesso nido…il più forte è destinato a scacciare il fratello più debole. Come Caino e Abele. Abel, appunto, che dopo aver imparato a volare, addestrato dal ragazzo, potrà prendersi la meritata rivincita. O forse no… Sullo sfondo viene narrata una storia di assoluta freddezza familiare con Lukas, rimasto solo insieme al papà (Tobias Moretti), chiuso in un mutismo assoluto. Parla con il suo cane e con l’aquila alla quale impartisce lezioni d’amore (quello che non ha tra le mura domestiche) oltre che di volo. Stupisce, nella pellicola, l’assenza di coetanei del ragazzo. L’unico “estraneo” è Danzer (Jean Reno) amico di vecchia data del papà e “complice” di Lukas nell’addestramento di Abel. Nessuna morale ma un connubio perfetto tra uomo e natura. E la libertà, di volare e lasciar andare, seppur con la morte del cuore, gli affetti più cari. E’ un film per tutti, con dei panorami mozzafiato. Abel Il figlio del vento è dal 29 settembre al cinema distribuito da Adler Entertainment

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