Abel Il figlio del vento

 

Un bambino che porta sulle spalle il peso della morte della madre avvenuta nel tentativo di salvarlo da un incendio. Scritta così sembrerebbe la sceneggiatura perfetta di un film horror o strappalacrime senza lieto fine (per non parlare dell’inizio…). Invece la storia raccontata dal regista spagnolo Gerardo Olivares ha il sapore dolce di una fiaba con protagonisti principali il bambino (Lukas, interpretato da Manuel Camacho) e… un’aquila reale. Una trama che sin dalle prime battute regala insegnamenti, senza pretesa alcuna, sulla vita mescolando quella umana e quella animale. Due aquilotti che si trovano a condividere lo stesso nido…il più forte è destinato a scacciare il fratello più debole. Come Caino e Abele. Abel, appunto, che dopo aver imparato a volare, addestrato dal ragazzo, potrà prendersi la meritata rivincita. O forse no… Sullo sfondo viene narrata una storia di assoluta freddezza familiare con Lukas, rimasto solo insieme al papà (Tobias Moretti), chiuso in un mutismo assoluto. Parla con il suo cane e con l’aquila alla quale impartisce lezioni d’amore (quello che non ha tra le mura domestiche) oltre che di volo. Stupisce, nella pellicola, l’assenza di coetanei del ragazzo. L’unico “estraneo” è Danzer (Jean Reno) amico di vecchia data del papà e “complice” di Lukas nell’addestramento di Abel. Nessuna morale ma un connubio perfetto tra uomo e natura. E la libertà, di volare e lasciar andare, seppur con la morte del cuore, gli affetti più cari. E’ un film per tutti, con dei panorami mozzafiato. Abel Il figlio del vento è dal 29 settembre al cinema distribuito da Adler Entertainment

@100CentoGradi

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