Aspettando con trepidazione l’appuntamento nella Capitale del 30 giugno, Marracash procede di successo in successo, dallo scorso 6 giugno 2025 di Bibione. Il MARRA STADI25, che fa diMarracash il primo rapper in Italia a esibirsi in un tour negli stadi.
Post Marrageddon, Marracash riscrive le regole dello spettacolo dal vivo alzando l’asticella del live, come nel suo stile: il \, prodotto da Friends & Partners, approda sui più importanti palchi del nostro Paese, accompagnato da un vfero e proprio dispiegamento di mezzi tecnologici e creativi, per un concept live totalmente unico nel suo genere.
Il MARRA STADI25 e le sue tappe
Dopo Bibione (VE) e Napoli, sabato 14 giugno la tappa allo Stadio Olimpico Grande Torino, sold out, mentre mercoledì 25 giugno (sold out),e giovedì 26 giugno tocca allo Stadio San Siro di Milano, e lunedì 30 giugno (appunto) allo Stadio Olimpico di Roma. La chiusura è affidata, sabato 5 luglio, allo Stadio San Filippo di Messina.
Lo show in sei capitoli
Un epic movie dal vivo lo show, con al centro della scena il conflitto tra Fabio, l’uomo, e Marracash, l’artista, raccontato attraverso il repertorio dei suoi più grandi e recenti successi. Fabio e Marracash scoprono la loro connessione, rivelata attraverso l’intensità delle performance dei brani della Trilogia: “Persona” (otto dischi di platino, 2019), “Noi, Loro, Gli Altri” (sette dischi di platino, 2021) ed “È Finita La Pace” (doppio disco di platino, 2024).
La trilogia di Marracash ha lasciato il segno nella scena musicale, con un’impronta narrativa duratura. I suoi album nelle classifiche FIMI lo dimostrano: “Persona” è in classifica da ben 293 settimane, “NOI, LORO, GLI ALTRI” da 186, e da quando “È FINITA LA PACE” è uscito 26 settimane fa, tutti e tre gli album si sono mantenuti costantemente nella Top 50. Ad oggi, tutti gli album della Trilogia occupano le prime 30 posizioni della classifica FIMI.
La produzione dello show, creata dal team tutto italiano di Ombra con la direzione artistica di Lorenzo De Pascalis, segna un’evoluzione rispetto al Marrageddon.
Il corpo di ballo e la band con Marracash
A completare lo show, un corpo di ballo con otto ballerini diretto dal coreografo Carlos Kahunga Kamizele, una band dal vivo e una serie di performer e personaggi scenici che si alternano sul palco, mentre sullo sfondo dominano 5 imponenti robot costruiti per lo show alti dai tre ai sei metri, per un impatto visivo e narrativo totale.
Sul palco, l’allestimento materico e immersivo ed effetti speciali sorprendenti, la voce di Matilda De Angelis – in un ruolo d’eccezione che aggiunge profondità e potenza all’esperienza – che, in un dialogo costante con Marracash, guida lo spettatore dentro un universo sospeso tra realtà e finzione.
La presenza di Madame
Madame, ospite pienamente inserita nel racconto, è presente in tutte le tappe dello tour. La sua cifra artistica, profonda e viscerale, si fonde con i temi identitari e psicologici esplorati da Marracash, rafforzando il cuore emotivo dello spettacolo. Un legame già reso potente dalla loro collaborazione in “L’anima”, brano contenuto nell’album “PERSONA” che incarna perfettamente il dualismo interiore alla base della narrazione dello show.
La carriera di Marracash è un susseguirsi di successi in ogni aspetto artistico. Si contano infatti 127 dischi di platino, 32 dischi d’oro e quasi 8 miliardi di stream totali, la vittoria della Targa Tenco 2022 con “NOI, LORO, GLI ALTRI” per la categoria miglior disco in assoluto, la creazione del primo festival rap italiano, il MARRAGEDDON, evento spartiacque per la scena, che a settembre 2023 ha riunito 140.000 fan a Milano e Napoli e ora il primo tour negli stadi per un rapper italiano con un live potente e mai visto prima.
“Memento Moris (che in latino vuol dire ricordati che devi morire) diventa memento Amoris” (ricordati di amare) in 28 Anni dopo, prezioso film di Danny Boyle, con Jodie Comer, Aaron Taylor-Johnson, Jack O’Connell, Alfie Williams e Ralph Fiennes, che sbarca nelle sale dal 18 giugno 2025.
Il regista Premio Oscar, che fa della curiosità il suo modus vivendi, è a Roma in questi giorni per presentarlo alla stampa. Intanto, il secondo capitolo della trilogia è già girato e si sta per iniziare il terzo, per cui è stata avviata una raccolta fondi.
Danny Boyle, i Teletubbies e la Brexit
23 anni dopo, arriva un nuovo capitolo di un cult (28 Days Later) che va oltre il genere horror come spiega lo stesso regista nell’incontro stampa al Cinema Barberini che precede di un giorno la Masterclass alla Casa del Cinema di Roma. “Il film originale, nonostante i tanti anni passati, ha continuato a essere popolari. Ha sempre suscitato interesse particolare e con Alex Garland abbiamo paventato da subito la possibilità di fare sequel, ma solo quando è venuta fuori questa idea abbiamo proceduto a realizzare qualcosa. Ci premeva inserire nella storia i Teletubbies e la Brexit”, scherza Danny Boyle, dal sottopalco del grandeschermo che ha appena ospitato l’anteprima italiana dell’atteso lungometraggio.
Il cinema horror esorcizza le nostre paure
“Cosa attrae il pubblico de genere horror? Penso che sia il fatto che è incomprensibile attira per questo. Dopo il 1’ film avevamo detto che le donne non lo avrebbero visto, ma oggi la situazione è cambiata. Quando abbiamo fatto test del pubblico, il gruppo delle donne che restava dopo la proiezione si chiedeva se fosse giusto chiamarlo horror visto l’ampiezza dei temi trattati. In effetti l’horror è un genere molto flessibile che si può ampliare e declinare. E poi vedere horror aiuta a esorcizzare le nostre paure”.
Una trilogia per Danny Boyle
“L’horror è sempre più visto anche dalle donne perché ci siamo liberati degli stereotipi su cosa le donne dovrebbero e non dovrebbero fare. E poi loro conoscono bene il dolore…
In realtà la nostra idea è realizzare una trilogia anche se ciascun film è autonomo abbiamo girato il 2’ e stiamo lavorando per raccogliere fondi per il 3° capitolo. Il viaggio del ragazzino protagonista della storia (interpretato dall’ottimo Jodie Comer) è il viaggio del film (dove ci si aspetta che il figlio faccia strada del padre), con dentro la Brexit della vecchia Inghilterra, dove l’uomo caccia, uccide. Ma il ragazzo rappresenta il progresso e va oltre, va sempre avanti”.
I ragazzi ai casting e l’eredità del Covid
“Il casting per scegliere il protagonista? È stato davvero facile, forse per l’effetto Harry Potter i giovani oggi hanno meno timore di buttarsi in scena: si chiedono “perché non posso anche io farlo” e rispetto al passato ci sono tanti più ragazzi bravi a recitare. Quando abbiamo fatto sequenza di Londra deserta – continua Danny Boyle – è stata una forte emozione: con il Covid quella era diventata un’immagine comune. Noi ci siamo adattati al Covid con il tempo dopo paralisi iniziale: dopo 28 anni la lezione è stata quella di correre qualche rischio di andare a caccia insieme. E anche il virus è mutato e ha cercato di sopravvivere. Come si vede nel film, sono emersi gli Alfa e i Lenti e bassi (le creature contaminate, ndr) che si muovono informi, strisciando nei boschi, sono frutto di una trasformazione del virus”.
Il Virus della rabbia
Così si chiama quello del film: un virus che è ovunque ormai, nel sociale come nel modo di agire di chi ci governa. “Quando abbiamo fatto il primo film abbiamo usato come paradigma – spiega il regista – la furia della gente al volante in macchina e poi ci siamo accorti che la rabbia fa parte della quotidianità: colpa della tecnologia che ci ha dato tanto potere individuale, per poi farci rendere conto che non siamo le persona più importanti del mondo. Tutti finiamo nello stesso posto (polvere alla polvere, per dirla con il Qoelet, ndr) e questo volevano indicare. Davanti al parlamento di Londra – racconta Danny Boyle – c’è un muro memorial a chi è morto per Covid. Un muro fatto dalla gente comune: un orribile muro di cemento armato coperto di bigliettini rosa per ricordare che siamo tutti connessi”.
Mancano i leader: la verità dell’informazione è la nostra salvezza
“Sono nemico del cinismo e sono ottimista, anche se faccio film dark. Unica cura per la noia è la curiosità e la mia infezione è questa e non la rabbia. La curiosità che resta sempre accesa e non la puoi combattere. La resistenza? Oggi giorno – assicura il regista – mancano leader che siano fonte di ispirazione e abbiano capacità di condurci e portarci avanti. Sì è pensato che un leader potesse essere la tecnologia, ma ora la cosa è molto lontana. La tecnologia offre opportunità ma è difficile avere cose di cui ci si possa fidare. Io, personalmente, credo nella BBC che offre informazioni libere ed è proprietà delle persone e credo che nel nostro paese sia l’unico posto dove informazione e immagine vengono sottoposte al vaglio per controllarne la veridicità. OìLa BBC offre informazioni che non sono di parte e questo è il luogo migliore della resistenza. Io mi fido!”.
La famiglia e i personaggi di 28 Anni dopo
“Volevamo fare un sequel che fosse basato sulla famiglia e sui personaggi. Volevamo realizzare film entusiasmante e avvincente per fans dell’horror, ma anche parlare famiglia di come si frantumano e di come il trauma abbia un forte impatto e come, grazie all’amore della madre, il figlio si allontana e prende un’altra strada rispetto al padre… La parte emotiva del film è rimandata ai 28’ successivi rispetto a quelli che normalmente Sony mostra nelle anteprime. Volevamo dare un respiro più ampio al film”.
Danny Boyle e luso delle moderne tecnologie
“Abbiamo girato quasi tutto con telefonini grazie alle moderne tecnologie: il 4k ormai si gira con qualsiasi telefono. Per la troupe è stata una sfida rilevante e destabilizzante, ma utile. Ci interessavano le fessure e non la perfezione del prodotto finale, le crepe sono più interessanti della perfezione”.
Chi sono o veri mostri?
In 28 Anni dopo gli Infetti combattono contro i sopravvissuti che banchettano sulle uccisioni compiute. Dunque, chi sono i veri mostri? “I veri mostri – chiosa il regista – si scopriranno nel secondo film. Abbiamo giocato con Teletubbies all’inizio della pellicola, i veri mostri sono quelli che si vedono alla fine, quelli di J. (una gang di sopravvissuti che usa la croce a testa in giù come simbolo e che non si limita a uccidere per difesa, ma fa della vittima un trofeo da esibire magari appeso per le gambe e con un sacchetto in testa! ndr)”.
Il regista premio Oscar Danny Boyle sarà protagonista di una masterclass alla Casa del Cinema di Roma giovedì 12 giugno 2025 alle 12. Occasione del rendez-vous la presentazione del suo nuovo film, 28 anni dopo (Sony Pictures) L’incontro è organizzato da Fondazione Cinema per Roma e Sony Pictures e introdotto da Paola Malanga, direttrice artistica della Fondazione e della Festa del Cinema di Roma.
Il regista Danny Boyle presenta 28 anni
Il cineasta britannico di film come The Millionaire (8 Oscar fra cui Miglior film e Miglior regia), Trainspotting, The Beach, 127 ore e Yesterday, ripercorrerà la sua gloriosa carriera. Ma prima della masterclass, saranno presentati i primi ventotto minuti del suo nuovo film, 28 anni dopo, scritto da Alex Garland (Ex Machina, CivilWar, Warfare).
Il film porta sul grande schermo una nuova terrificante avventura della saga inaugurata da Boyle, nel 2002, con 28 giorni dopo e proseguita, nel 2007, con 28 settimane dopo.
La saga con Ralph Fiennes
Interpretato da Jodie Comer, Aaron Taylor-Johnson, Jack O’Connell, Alfie Williams e Ralph Fiennes, 28 anni dopo è prodotto da Sony Pictures e uscirà nelle sale italiane mercoledì 18 giugno.
L’accesso alla masterclass è gratuito fino a esaurimento posti disponibili, previo ritiro del coupon distribuito giovedì 12 giugno, a partire dalle 11.30, alla biglietteria della Casa del Cinema.
28 Anni dopo
Sono passati quasi tre decenni da quando il virus della rabbia è fuoriuscito da un laboratorio di armi biologiche e ora, in una quarantena forzata e brutale, alcuni sono riusciti a sopravvivere in mezzo agli infetti.
Un gruppo di sopravvissuti vive su una piccola isola collegata alla terraferma da un’unica strada rialzata ed estremamente protetta. Quando uno di questi lascia l’isola per una missione diretta nel profondo della terraferma, scoprirà segreti, meraviglie e orrori che hanno mutato non solo gli infetti ma anche gli altri sopravvissuti.
“Il sogno è quello di avere sempre un sogno fino all’ultimo istante, per tutta la vita. Il sogno è l’orizzonte che si muove e non si conquista mai: è importante averlo davanti come una guida”. Così Claudio Baglioni alla presentazione de “La vita è adesso Il sogno è sempre”, fuori il 6 giugno, il nuovo progetto con doppio vinile in 4 formati cd e digitale, con un cofanetto in edizione limitata a 1000 che include 3 contenuti speciali, il libro d’artista di Emiliano Ponzi che reinterpreta i temi e dei testi del cantautore romano, doppio vinile e cartolina d’autore autografata. Un lavoro che preannuncia anche un lungo tour in giro per il Belpaese. Il brano che chiude l’album e che fa da sottotitolo “è stato scritto nel tempo – spiega Baglioni – e rispetta l’ampiezza dei temi trattati nei 10 brani originali e, dopo i 10 corali, questo è quello più personale”.
Claudio Baglioni La vita è adesso Il sogno è sempre
In una calda Terrazza degli Aranci dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, va in scena la presentazione del nuovo progetto dell’instancabile artista. In completo grigio perla, scarpe da tennis in tinta e camicia bianca, Baglioni racconta la storia e il dietro le quinte del disco “La vita è adesso” (album dei record, uscito nel giugno del 1985, il più venduto di sempre in Italia), che si arricchisce di una nuova canzone: “Il sogno è sempre” a mo’ di sottotitolo dell’album. Ricantato e risuonato con tanto di coro lirico dal vivo e orchestra sinfonica.
“La vita è adesso” doveva chiamarsi “Un bar sulla città”
“Quarant’anni fa doveva avere un altro titolo: Un bar sulla città, appunto perché dopo aver composto le musiche che arrivavano con una certa facilità, dovevo trasformarli in parole e unire la mia parte d’autore con quella di compositore… Il tempo passava e l’album tardava ad arrivare nel 1985 anno curioso: 6 gennaio ci fu la finale di Fantastico di Pippo Baudo e c’era stato un concorso popolare nella Canzone del secolo: ne arrivarono in classifica 10 tra cui Questo piccolo grande amore. Una soddisfazione per me… Davanti alla Tv appresi che il brano era 1° e non ho dato segni di giubilo per il concorsino…”.
Claudio tra ricordi ed emozioni
“Alla fine del lavoro La vita è adesso, ero a Londra, all’ultimo istante, a fine registrazione, come si sa, si perde la voce – continua Claudio – e il finale è drammatico, tornai a Fiumicino con una cassetta da ascoltare durante il viaggio con due amici. Dopo l’ascolto dissi: è un disco troppo orrendo, troppe parole, pochi ritornelli! E, invece, sono stato smentito e tra i 30 miei album è stato il più popolare. Il perché? Resta un mistero anche per me. Forse perché è un disco che parla di tanti in un percorso di vita. Davvero non ho idea. Nel 1985 ero pronto all’insuccesso: giravo per le strade con ansia vedendo alcuni negozianti sull’orlo di una crisi di nervi perché il disco tardava ad arrivare nei negozi. Finché un giorno non vidi un cartello che diceva che finalmente il disco era arrivato. L’attesa era tanta e anche la mia ansia…”. Un consiglio ai giovani autori by Claudio? “L’ideale avere una stanza piccola e un bel muro davanti per scrivere meglio. Le volte in cui sono andato in posti bellissimi per scrivere non ho prodotto niente, perché incantato e distratto dalla tanta bellezza intorno a me”.
Claudio Baglioni e le celebrazioni
E a proposito del quarantennale del disco Baglioni dice: “Io non amo celebrazioni, anche se l’autore in vita, sembrano commemorazioni: si perde tempo a guardare indietro invece di fare qualcosa di nuovo. Essendo di gran lunga l’album più venduto in Italia, invece di fare una “romanella” di un disco, riverniciandolo un po’ per l’occasione, mi sono accorto che queste canzoni avevano fatto strada con una serie di sonorità, e l’idea di tornare in studio di registrazione e cantarle dal vivo è stata una conseguenza. Abbiamo fatto come ai vecchi tempi: suonando tutti insieme, abbiamo fatto tutto – continua il maestro del pop – come fosse un album nuovo. Ed essendo un album variegato, con un tessuto di racconto a più voce. Lo volevo chiamare “Un Bar sulla città” perché vidi dei film italiani tutti in bianco e nero che iniziavano con panoramica della città e una voce fuori campo diceva “questo è un giorno come gli altri…” e si raccontavano personaggi e storie che si mettevano insieme.
Galeotto lo Zodiaco
Baglioni ricorda le sue estati romane in giro per la sua Roma. “Nel bar dello Zodiaco, ora chiuso, accanto all’Osservatorio di Monte Mario, passavo il pomeriggio con gelato doppia panna e cioccolato e tra le coppiette che si baciavano buttavo giù canzoni… e se alla fine della giornata mi piacevano mi concedevo un bicchiere di spumante. Così, brindando con me stesso e tutta quella gente sconosciuta, mi venne da esclamare: Evviva la Vita! La vita è adesso soppiantò “Il Bar sulla città” e non poteva essere altrimenti…”.
40 anni dopo La vita è adesso
La riedizione ha un sottotitolo “Il sogno è sempre” perché non si poteva semplicemente rimettere lo stesso titolo da solo 40 anni dopo. Alla base del progetto la volontà non di celebrare la nostalgia (perché “La vita è adesso” appunto!) ma l’attualità, perché la musica di questo album continua ad avere il suo impatto su un pubblico trasversale. È passato del tempo dall’8 giungo del 1985 ma tra quella data e oggi c’è continuità poiché “Il sogno è sempre”. E la città di Roma, così immutabile eppure diversa, torna ad essere lo stage principale del progetto.
“Superare il tempo per diventare da stronzi a maestri”
E, a proposito di ricordi il cantautore romano spiega: “La foto di copertina è stata fatta in condizioni umane, perché 40 anni fa la facemmo dopo abbondanti libagioni in un ristorante di Ostia, a mia insaputa il fotografo mi fece quello scatto con l’occhio sbattuto. Ora invece nella foto sono più vigile”.
La soddisfazione di Claudio Baglioni. “Sono contento del progetto – spiega il cantautore – perché il lavoro pregevole di Emiliano Ponzi di misurarsi con i testi, che hanno già molta visione, ha regalato anche a me una serie di suggestioni e nuove ipotesi non didascaliche… Tutti noi – riflette Claudio – cerchiamo di superare il tempo per diventare da stronzi a maestri. Anche a me hanno dato del maestro qualche volta…”, ride.
Il lancio del gran tour La vita è adesso
E si preannuncia un viaggio di 40 tappe attraverso l’Italia, da fine giugno a settembre 2026, e sarà uno storytelling con tanto di diario di bordo attraverso le località e le bellezze d’Italia. Un viaggio lungo che toccherà tutte le regioni. Claudio ha avuto una visione: compiere un vero e proprio viaggio di conoscenze e riscoperta.
Solo il 26 settembre sarà rilasciato il calendario del tour che parte con una speciale anteprima a Lampedusa.
“La ricetta è sempre stata – spiega il protagonista – quella di trovare una messa in scena e occasione diversa rispetto alle esperienze passate. Dopo 15 anni torno a fare concerti negli spazi all’aperto seguendo itinerario parallelo rispetto a quello musicale di apprendimento per noi giovani aristocratici. Vorrei vedere ancora le tante belle cose che ci sono in giro (e cita il vedutismo, ndr), vorrei portarmi via un po’ di immagini personali, scattando clic, non solo con la memoria, ma una sorta di documentario personale. L’emozione di andare a vedere i luoghi e come collocare i concerti sarà grande: l’anteprima nazionale il 27 settembre 2025 sarà nell’isola di Lampedusa, a me molto cara, e dove andrò quanto prima. Location? Forse il luogo del campo sportivo dove Papa Francesco incontrò i lampedusani o la banchina”.
I giovani non sono il futuro ma l’oggi
È il messaggio che Claudio Baglioni per i ragazzi dell’Isola di Lampedusa che presto incontrerà, come riferisce il sindaco dell’isola che, davanti alla folta platea di giornalisti dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, ringrazia Claudio per aver organizzato il festival più importante per l’Italia a Lampedusa (O’ Scià) e anche per aver voluto iniziare il tour proprio da lì.
“Ne abbiamo combinate parecchie sull’isola – racconta Baglioni – e non solo con O’ Scià. È un luogo elettivo Lampedusa per me. Forse noi che abbiamo avuto successo vogliamo farci perdonare il fatto di essere diventati famosi. Spesso si partecipa ad eventi di cui non si sa nulla: per O’ Scià non è stata così, per 10 anni che ci siamo stati dentro”.
Claudio Baglioni e la nostalgia
E per la nostalgia non c’è ancora tempo come spiega l’autore di tante hit della musica italiana. “Sono reduce da 76 concerti nei teatri lirici e non ho tempo per la nostalgia e per guardarmi indietro. Questo è un po’ il significato di tutti i miei percorsi e anche il progetto non è un monumento alla nostalgia. Il fatto di essere andati in sala pensando a suonare e cantare come se l’album fosse fatto oggi la dice lunga. Abbiamo lavorato come si faceva ai tempi dell’epopea discografica e devo ringraziare anche la Curci editore per questo. Quando si tratta di riprendere in mano il boccino del gioco, la nostalgia è lontanissima da me. Certo, avrei potuto mandare una figura tridimensionale di me stesso in sala di registrazione, ma allora il viaggio non lo avrei più assaporato. La vita è adesso, davvero!”.
Salire sul palco ieri e oggi
“Salire sul palco non è mai semplice – racconta l’artista – ti trovi ad essere guardato e giudicato da tutti. Occorre avere un gran senso di autostima: io ho iniziato per puro caso a 13 anni, occhialuto, ce le avevo tutte, ero timido, introverso e la timidezza non si smette mai. Il fatto di fare questo mestiere è una stranezza. E a 13 anni salii sul palco: fu mia madre a spingermi a partecipare al concorso di voci nuove a Centocelle. Lei, una sarta, mi mise pantaloni celesti e camicia rosa. Parevo un confetto ermafrodito ma ebbi successo: ero già fluido ai tempi… Per esibirsi ci vuole un motivo occorre avere una sicurezza: io lo faccio anche con 100 persone diverse accanto, perché a me fa bene vedere tanti che volteggiano intorno e mi fa capire che lì sul palco c’è una ragione per starci”.
L’artista
“Gli artisti – secondo Claudio – sono come antenne sensoriale, traduttori di quel che accade. Oggi c’è un intorno molto meno interessante vista la crisi generale: la materia da riportare è meno stimolante per tutti. Ma noi facciamo i conti sempre dopo con la storia. Oggi, comunque, ce la cantiamo e ce la suoniamo più o meno addosso, c’è più mestiere che altro”.
Claudio Baglioni firma autografi all’Hilton di Roma Il sogno è sempre di Claudio BaglioniClaudiGinestrina Demoni e Passionio BaglioniUn po’ di meLa vita è adesso Il sogno è sempre Claudio Baglioni
I sogni, le speranze degli Anni ’80 sono tutti lì dentro “La vita è adesso” che festeggia 40 anni di successi. Reinterpretato e rinnovato con sonorità e stili moderni, l’album dei record (è il disco più venduto di sempre con 4 milioni e mezzo di copie fisiche all’attivo) esce venerdì 6 giugno. Un progetto discografico (by Sony Music) che comprende, oltre alle 10 hit contenute nell’originale, anche un nuovo brano: “Il sogno è sempre”, undicesima e ultima traccia, dove il canto di Baglioni si fa lirica, intonando un inno all’ideale, alla speranza, a quel che verrà.
La vita è adesso Il sogno è sempre
“Il sogno è adesso è sempre stato il sottotitolo dell’album La vita è adesso. Del brano – rivela l’autore – ne feci una versione con pianoforte nel 1986 da solo negli stadi, si vede che non ero in me, lì solo sul palco di San Siro. Poi la canzone è rimasta in una sorta di limbo e, con il tempo, si è trasformata nelle strofe e ha assunto un testo nelle prime due parti. Aveva già un tessuto nell’album e non è imbellettamento del lavoro”.
Il sogno è sempreper Claudio Baglioni
La traccia, che contiene un messaggio universale secondo cui i sogni sono immortali, realizzata con l’Orchestra italiana del Cinema e il Coro Giuseppe Verdi, è un compendio della storia dell’uomo-Claudio, fatto “più di musica che di parole”. Un uomo che ha attraversato le stagioni della vita, “rubando” con gli occhi e con il cuore ciò che poi ha restituito in note, e che non smette di guardare al cielo, vivendo sempre a metà “tra terra e stelle”. È, come ogni artista di razza, un uomo “nato per volare via di qua”. Oltre il tempo e oltre lo spazio, perché “Se il tempo è mentre/ il sogno è sempre”. Parola di cantautore!
La vita è adesso
La nuova edizione dell’album, realizzata dal cantautore romano con una formazione di 21 musicisti e coristi, risuonando e cantando al Forum Studios di Roma dal vivo (con arrangiamenti rinnovati e con la presenza contemporanea di tutti i protagonisti in sala), crea un filo narrativo tra ieri e l’oggi. Quel che è stato, quel che è, e anche quel che (forse) potrà essere.
40 anni dopo “La vita è adesso” Baglioni fa un regalo al suo pubblico e, senza snaturare successi come “Un nuovo giorno o un giorno nuovo”, “L’amico e domani”, “Uomini persi” e gli altri popolarissimi brani, li arricchisce e li fa risuonare ancora meglio. Viene fuori tutto il divertimento del cantautore ascoltando la sua grande voce (ora più calda e morbida, più rotonda, a tratti piacevolmente ovattata, con meno acuti rispetto al passato) e i suoi esperimenti sonori saranno una vera delizia per le orecchie dei suoi fans. Dunque, bentornato Claudio!
Uomini persi
In questa canzone (a un primo ascolto) il suono è più fresco e nuovo: i cori si fan sentire e le emozioni corrono veloci anche nell’assolo dell’artista. “La vita è adesso” (traccia successiva nonché titolo dell’album) si canta con un ritmo più accelerato: bello il gioco sul finale, con la voce o le voci a rincorrersi, quasi a non voler chiudere il pezzo. Galoppa l’orchestra in “Tutto il calcio minuto per minuto” e si fa più veloce nella ritmata in “Andiamo a casa”.
Tra Amori in corso e Adesso la pubblicità
Nella nuova versione di “Amori in corso”, dopo un ingresso sonoro potente, la voce di Baglioni viene fuori solitaria ma robusta: da vero cantastorie l’artista ci conduce nei meandri ingarbugliati delle storie d’amore. Il coro anche qui non manca ed esce fuori bene nel ritornello. Magia!
Si accentua la suspence in “Adesso la pubblicità” dove il ritornello (“oggi è quasi un secolo di noia…”) vola ancora più in alto, grazie alla polifonia del canto corale. E, allora, tutti pronti a prendere “Un treno per dove” non si sa, ma che trascini via da tutto! Ieri come oggi, perché le canzoni di Baglioni non hanno tempo: i suoi concept sono storie di quotidiana umanità. Un’umanità che spesso arranca, annaspa, vorrebbe arrendersi, ma non smette mai di lottare o di sperare, comunque sia.
Notte di Note, note di notte
Difficile non lasciarsi emozionare riascoltando questo pezzo nella sua nuova veste. “Notte di note, note di notte” è una carezza all’anima, complice anche la voce di Claudio che si fa via via più piena e meno acuta soprattutto sul finale. E vengo i brividi quando l’autore attacca con “Qui in questa curva di cielo” o “Qui in questa via di nessuno”…
Che dire? A 74 anni, il musicista, cantante e compositore romano ha ancora qualcosa da dire e lo fa alla sua maniera: puntando dritto al cuore di chi lo ascolta.
“Ginestrina Demoni e passioni” è un romanzo di crescita incentrato sulla storia di una ragazza di paese che si fa strada nel mondo, coltivando la sua passione per i libri, ma senza dimenticare le sue radici contadine. L’ultimo lavoro (il quarto) di Orietta Cicchinelli è una lettura che cattura dalla prima all’ultima pagina, grazie anche alla prosa lineare e semplice del racconto.
La storia, che si snoda tra gli Anni ’90 e il primo decennio del 2000, racconta sì di un mondo ormai lontano, ma che la pandemia e l’isolamento forzato rendono attuale e incredibilmente presente. Sentimenti, passioni, emozioni non hanno tempo né colore, come la recente storia insegna.
La vita semplice del contadino che non ha camicia è forse la vera vita felice? O è la perenne rincorsa del benessere la risposta alle domande delle domande: perché io? Perché a me?
Tra avventure e disavventure, drammi umani, d’amore e non solo, Ginestrina, la protagonista del titolo, troverà la sua via, così come le tante ragazze, donne, figlie, sorelle, amanti, concubine e madri che, come lei, hanno il coraggio di vivere intensamente e pienamente ogni attimo, come fosse l’ultimo… Hic et nunc!
E’ Diodato con il brano Fai rumore il vincitore della 70° edizione del Festival di Sanremo. E non a sorpresa. La notizia, semmai, è che la notizia non l’abbia data Amadeus dal palco dell’Ariston ma… Sky tg24, tre quarti d’ora prima. Sarà l’argomento del post-festival. Del resto, dopo sei ore di diretta e a televoto chiuso era quasi logico (anche se scorretto) che qualcuno spoilerasse. Ma non è la prima volta. Accadde già nel 1996. La vittoria di Ron e Tosca fu anticipata nel tg della notte di Canale 5. Al secondo posto Francesco Gabbani, al terzo i Pinguini Tattici Nucleari. Queste le altre posizioni:
4 Le Vibrazioni
5 Piero Pelù
6 Tosca
7 Elodie
8 Achille Lauro
9 Irene Grandi
10 Rancore
11 Raphael Gualazzi
12 Levante
13 Anastasio
14 Alberto Urso
15 Marco Masini
16 Paolo Jannacci
17 Rita Pavone
18 Michele Zarrillo
19 Enrico Nigiotti
20 Giordana Angi
21 Elettra Lamborghini
22 Junior Cally
23 Riki
Ecco le dichiarazioni del vincitore
Sin dal primo giorno mi hanno accolto con un calore che non mi aspettavo e ricevere tutti questi premi è una cosa inaspettata che mi riempie di gioia e mi rende felice per tutte le persone che hanno lavorato con me in questi anni, sin dagli inizi, e che hanno fatto con me un passetto alla volta. Dedico il successo alla mia famiglia che ha fatto tanto rumore nella mia vita e anche in questi giorni. Li ho sentiti molto poco perché mi ha scioccato il rispetto che hanno avuto della situazione in cui ero e non vedo l’ora di telefonargli, non li ho ancora sentiti. E poi vorrei dedicare anche la vittoria a Taranto, è la mia città nella quale bisogna fare rumore. Per tutti coloro che lottano ogni giorno per una situazione insostenibile (Ilva, n.d.r.)
Diodato si aggiudica anche il Premio della Critica intitolato a Mia Martini, per la sezione Campioni. Diodato ha conquistato 46 voti su 142 per il premio dedicato a Mimì. Ventisette voti per Tosca, 17 per Rancore. Centoquarantadue i voti validi. Diodato si aggiudica anche il Premio della Sala Stampa Radio, Tv e Web Lucio Dalla, per la sezione Campioni. Il cantautore si è affermato con 25 voti. Al secondo posto Francesco Gabbani con 15 voti, al terzo Pinguini Tattici Nucleari con 13.
E’ Rancore per il brano Eden a vincere il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, assegnato dalla Giuria degli esperti.
E’ Tosca con il brano Ho amato tutto, a vincere il Premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale, assegnato dall’Orchestra del Festival.
Una serata lunghissima, estenuante che, dopo le follie del pomeriggio con le conferenze stampa di fuoco di Bugo e Morgan (eliminati venerdì sera dopo la sconcertante non esibizione) è scivolata via abbastanza piatta, senza grandi sussulti. La palma del vincitore morale della settantesima edizione va consegnata di diritto ad Achille Lauro capace di travestirsi ogni sera. Per la finale ha scelto Elisabetta I Tudor. Regina d’Inghilterra e d’Irlanda, Elisabetta è sempre stata considerata una governatrice esemplare. Non poteva chiudere in maniera diversa e la spiegazione l’ha fornita sui social
Sono stato molto colpito dalla sua indipendenza, di cui aveva fatto un vero e proprio baluardo. Mi è parso il personaggio più adatto per chiudere la serie di performance con cui, in queste sere, ho unito personaggi che in modi diversi mi hanno ispirato attraverso modalità altrettanto differenti di esprimere e vivere la libertà. Elisabetta I è riuscita a fregarsene, a tener testa agli uomini con cui si confrontava: lo faceva anche attraverso il suo aspetto, indossando abiti larghi sulle spalle, per rendere la propria fisicità imponente quanto la propria personalità e per non essere mai inferiore ai propri interlocutori maschili
Nonostante le gaffes della vigilia non si può certo dire che sia stato un festival politicamente scorretto. Tiziano Ferro, ospite fisso per tutte e cinque le serate ha salutato il pubblico con Alla mia età e un medley di suoi successi ma soprattutto con un breve monologo a pochi giorni dal compimento dei quarant’anni
Ho 40 anni e voglio dire al mondo che nessuno dovrebbe mai decidere di vivere soffrendo. E nessuno dovrebbe mai voler morire. Perché subire non è una disgrazia, è una scelta. E la felicità non è un privilegio, è un diritto
Anche lui è stato un vincitore. Ma, musica a parte, a trionfare (ascolti e gradimento alla mano) sono stati i due vecchi amici Fiorello e Amadeus. Anche nelle serate più lunghe sono stati capaci di tener desto il pubblico. Andrebbe comunque trovato un rimedio alla lungaggine del Festival, specialmente se ci sarà un Amadeus (e un Fiorello) bis. Ventiquattro brani sono effettivamente troppi, non è concepibile neanche lontanamente l’idea di iniziare a cantare solo dopo le 22 e una sfoltita agli ospiti sarebbe auspicabile. Anche perché sono stati quasi tutti costretti a cantare dopo la mezzanotte (stasera è capitato a Biagio Antonacci). Del resto se anche Fiorello si è più volte lamentato (scherzando ma non troppo) dell’ora, qualcosa c’è da rivedere. Proprio lo showman siciliano, prima dell’esibizione di Gente de Zona, per colpa di un microfono malandrino lasciato improvvidamente aperto si è lasciato andare a un: basta, basta!Per la cronaca, la serata finale del festival si è chiusa alle 2:40 di notte, a televoto chiuso già da più di un’ora. Francamente troppo.
La media d’ascolto dell’intera finale è stata di 11.476.000 spettatori con il 60,6% di share. Per trovare una percentuale più alta occorre tornare alla finale del festival del 2002, condotto da Pippo Baudo con Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere. In quell’occasione la serata conclusiva raccolse il 62.66%. Sono oltre le tre del mattino, invece, quando arrivano le scuse di Sky all’incredibile beffa perpetrata ai danni della Rai
La direzione di Sky Tg24 chiarisce che per errore è stata pubblicata sul ticker un’ultim’ora sul vincitore di Sanremo, nonostante non fosse arrivata alcuna notizia in tal senso ai giornalisti della testata”, ha precisato l’emittente, spiegando che “al momento dell’annuncio della terna dei finalisti, il ticker è stato programmato con i nomi di tutti e tre i concorrenti e per errore è stata pubblicata la stringa con il nome di Diodato. Non appena è stato segnalato l’accaduto, l’ultim’ora è stata cancellata
Scuse che non hanno per nulla convinto Fiorello. Ai microfoni di Rtl 102.5 ha dichiarato
Nell’ultima conferenza stampa i giornalisti hanno giustamente fatto notare che avevano bisogno di un vincitore per poter uscire perché c’è gente che lavora, ci sono straordinari da pagare, perché sarebbe stato un problema. Amadeus è stato un signore e ha detto “Avete ragione”, hanno fatto un embargo e gli ha detto “Vi garantisco il nome entro un certo orario ma voi garantitemi che non farete uscire il nome”. Invece, purtroppo, una mela marcia c’è sempre ed è stato spoilerato. Deontologicamente è una cosa che trovo riprovevole per uno zero virgola in più di share, perché di questo si tratta. Cosa può dare a un’azienda una notizia che passa in uno scroll con altre notizie? Riportandovi quello che si diceva nei meandri delle quinte, mi raccontavano che potrebbe essere stata una piccola ritorsione, forse in passato c’era stato uno spoileramento di Masterchef in qualche programma RAI o non lo so. Si pensava di tutto e tra le tante cose c’era anche questa. Non lo dico io, è quello che serpeggiava lì, ieri sera dietro le quinte. Anche io mi meravigliavo
L’aveva promesso e alla fine l’ha fatto. Fiorello dopo gli ascolti record di ieri sera (mai così alti dal 2005, era il primo Sanremo di Paolo Bonolis) si è presentato sul palco travestito da Maria De Filippi. A suo agio anche con i tacchi lo showman siciliano fa ridere tutto l’Ariston. Tanto che, prima di uscire, riceve anche la chiamata della De Filippi vera (divertita come tutti). Vero è che avere Fiorello significa automaticamente fare il pieno di share ma bisogna ammettere che l’amicizia tra lui e Amadeus, cementata dopo gli esordi a Radio Deejay permette a entrambi di comportarsi come in un villaggio vacanze. Tornerà poco dopo sul palco per cantare il suo inedito La classica canzone di Sanremo (standing ovation per lui). Ma l’ovazione più grande viene tributata a Fabrizio Frizzi, oggi avrebbe compiuto sessantadue anni. Tutti si ricordano di lui, ne hanno un ricordo positivissimo. Ma a nessuno venne mai in mente di affidargli la conduzione del festival. Persona troppo perbene, troppo educata. Amadeus, senza ipocrisia (dice lui) dichiara che se Frizzi fosse stato ancora qui sarebbe toccato a lui presentare questa edizione. Con il senno di poi è facile dirlo. La netta sensazione è che non ci sarebbe mai stato spazio per il presentatore su questo palcoscenico. La serata si era aperta con la seconda gara tra i giovani.
Gabriella Marinelli e Lula sono battute da Fasma. Marco Sentieri la spunta su Matteo Faustini. La gara dei big viene aperta alle 22 da Piero Pelù, pezzo rock ma non troppo. Lui è un gigante (il brano, che si chiama così, un po’ meno). Poi tocca ad Elettra Lamborghini, stranamente vestita sobriamente (è Carnevale…) e poco truccata. Ma il pezzo è da denuncia e si prova pena per i poveri orchestrali costretti ad imparare anche Musica (e il resto scompare). Piattissimo il brano di Enrico Nigiotti, Levante porta un minimo di brio e i Pinguini Tattici Nucleari sembrano i cugini poveri de Lo Stato Sociale. Tutti aspettano Tiziano Ferro e il duetto con Massimo Ranieri sulle note di Perdere l’amore è da… perdere la testa. Il brano ha trentadue anni, trionfò da queste parti nel 1988. Tornando alla gara, delizioso il brano di Tosca (anche se, facendole le pulci sembra di sentire un vecchio pezzo di Fabio Concato051/222525 con una spruzzata di Mariella Nava). Siamo appena oltre metà gara ma è già giovedì quando sul palco sale Zucchero. Parte con Spirito nel buio prosegue con Canzone che se ne va, poi un medley. Ma sembra aver perso la verve di un tempo. E il suo ultimo lavoro D.O.C. è un mezzo flop. Prima del rocker emiliano era stata la volta della reunion dei Ricchi e Poveri. Dopo quasi quarant’anni, il ritorno di Marina Occhiena. Era il 1981 quando il pezzo Sarà perché ti amo venne cantato dal gruppo al completo solo durante le prove del Festival. Ma è un revival che non scalda più di tanto il pubblico. Intorno a mezzanotte e trenta ricomincia la gara con Francesco Gabbani, poi tocca a Paolo Jannacci (meritava di esibirsi a un orario decente, il brano è davvero bello) prima di interrompersi nuovamente per festeggiare i vent’anni di Non dirgli mai di Gigi D’Alessio. Nel 2000 veniva considerata una porcheria. Oggi, tra trap e immondizia varia sembra un capolavoro. Arriva la notizia della morte di Kirk Douglas, a 103 anni e Selvaggia Lucarelli (su Facebook) ci scherza su. All’inizio della puntata, dice, ne aveva 31. All’una cala l’attenzione. Meno male che ritorna Tiziano Ferro. La serata la chiudono Junior Cally (senza maschera sembra uno sbarbatello e il brano è terribile), Giordana Angi (brava, brava, brava) e Michele Zarrillo. La demoscopica boccia Junior Cally e Rancore e premia Francesco Gabbani.
Sono stati 9 milioni 962mila, pari al 53.3 per cento di share, i telespettatori che hanno seguito in media su Rai 1 la secomda serata del Festival di Sanremo di Amadeus. Un anno fa Baglioni bis aveva raccolto una media di 9 milioni 144mila spettatori e del 47.3 per cento. Per trovare una media migliore di una seconda serata bisogna tornare al 1995, quando il festival di Pippo Baudo raggiunse il 65.42%
Fiorello/Don Matteo, le braccia spalancate di Ferro/Modugno, il nudo di Achille Lauro. Sono queste le tre foto della prima serata della settantesima edizione del Festival di Sanremo. Uno spettacolo lungo quasi cinque ore (ma niente paura, le prossime dureranno molto di più) infarcito di reunion, monologhi, papere, spot continui. Come contorno, le canzoni. Ad aprire il tutto, come da copione, Fiorello. Sembra a suo agio ma, in realtà ha una paura tremenda e legge sul gobbo le battute da dire
Questo festival è a rischio 15%, per questo mi sono vestito così, questo è l’abito originale di Don Matteo, solo questo garantisce il 30%, con me arriviamo al 40%. C’è stata una moria di ospiti, fuggivano tutti, nemmeno fossero elettori del M5s. Qualcuno doveva aiutarlo: io sarò al suo fianco, sarò il suo Rocco Casalino. Questi sono gli ultimi attimi della tua carriera, Ama. Se dovesse andare male ti tolgono anche I soliti ignoti. Qui si entra papa e si esce Papeete
Rotto il ghiaccio, con uno schioccare di dita entra Amadeus. A dar retta al conduttore la musica sarà al centro di tutto. In particolare le nuove proposte sono state tenute in considerazione e lo saranno ancora di più in queste cinque serate. E, a dire il vero, mai una prima serata sanremese era stata aperta dai giovani. I primi a salire sul palco Eugenio in Via di Gioia con la loro Tsunami seguiti dalla vincitrice dalla vincitrice di Sanremo Young (la sedicenne Tecla Insolia con 8 Marzo, pezzo deboluccio). E subito la sorpresa: è lei a passare alla semifinale di venerdì. Sempre che ci si arrivi. Claudio Fasulo, il vicedirettore di Rai 1, ha infatti annunciato in conferenza stampa che i semifinalisti si esibiranno dal vivo durante l’access prime time, mentre lo scontro finale, quello che porterà a decretare il vincitore assoluto dei Giovani, in programma venerdì, avverrà non con un’esibizione dal vivo ma con i cosiddetti highligths, parte delle esibizioni precedenti registrate. Quindi niente diretta. Inviperito (come dargli torto?) Enzo Mazza presidente della Fimi, la società che rappresenta le principali industrie musicali italiane. Una schifezza, secondo lui. Con Tecla, il nipote e figlio d’arte Leo Gassman, tutt’altra pasta rispetto a Fadi (comunque non malvagio). Dopo di loro ecco Tiziano Ferro. Spalanca le braccia come Domenico Modugno e Nel blu dipinto di blu è nelle sue corde. Sono le 21:45 (un’ora dopo!) quando la gara dei big, o presunti tali, inizia. Parte Irene Grandi con Finalmente io, poi Marco Masini. Ma il pubblico, vai a sapere perché, si scalda per Rita Pavone. La sua Niente (resilienza 74) raccoglie la standing ovation di tutto l’Ariston. La Pavone piange a dirotto ed esce. Chi rompe gli argini è però Achille Lauro, che termina l’esibizione in tutina striminzita a metà tra David Bowie e Renato Zero dopo essersi presentato sulla scalinata dell’Ariston coperto fino ai piedi da una cappa di velluto nero con dettagli dorati. Lui è il rock che spacca Sanremo anche se la sua Me ne frego sembra ben lontana da Rolls Royce. Più tardi, su Instagram spiegherà il nudelook
San Francesco. La celebre scena attribuita a Giotto in una delle storie di San Francesco della basilica superiore di Assisi. Il momento più rivoluzionario della sua storia in cui il Santo si è spogliato dei propri abiti e di ogni bene materiale per votare la sua vita alla religione e alla solidarietà
Chi merita elogi, lodi e applausi è Diodato, a oggi il miglior cantante in circolazione. Le Vibrazioni non incidono (solita minestra). E mentre Diletta Leotta cerca disperatamente di far ridere (non riuscendoci tra l’altro, ma non avevamo dubbi) scendono le scale Albano e Romina Power. Oddio, scendono mica tanto. Albano rischia di ruzzolare giù. E’ la figlia Romina Carrisi a presentarli. Loro attaccano con Nostalgia canaglia,Ci sarà e Felicità. Applausi indirizzati a loro e anche a Cristiano Malgioglio autore di Raccogli l’attimo, nuovo brano della coppia (abbiate pietà…) Il momento più commuovente è però firmato nuovamente da Tiziano Ferro. Impegnato nell’impossibile Almeno tu nell’universo regge fino alla fine per poi steccare. Scoppia a piangere, dice di aver rovinato tutto e invece dimostra ancora una volta il suo candore e la sua grandezza. La tanto attesa Rula Jebreal, il suo monologo durissimo mentre raccontava il suicidio della madre, stuprata e brutalizzata da un uomo che conosceva bene ha avuto forse troppe citazioni musicali (da Vasco a de Gregori e Battiato) ma è stato un bel pugno nello stomaco. Ottima la coppia Bugo-Morgan a mezzanotte inoltrata. Ancor di più Emma Marrone (in qualità di ospite) con la sua Stupida allegria, suonatissima in radio e un medley dei suoi successi. Ma tutti gli applausi sono, neanche a dirlo, ancora per Tizianone nazionale che chiude con Accetto miracoli. Il vero miracolo sarebbe finire prima dell’una ma così non è. A letto si va (metaforicamente, grazie a Dio) con Riki e Raphael Gualazzi. All’una e trenta si chiude con la prima classifica, parzialissima (giuria demoscopica). Primi Le Vibrazioni, ultima la coppia Bugo-Morgan.
Boom di ascolti per la prima serata che vola oltre i 10 milioni di spettatori con il 52,2% di share. Un risultato percentuale che migliora quello dello scorso anno, quando la prima serata del Baglioni bis aveva fatto segnare una media del 49.5% di share con 10 milioni 86mila telespettatori. La prima parte della serata è stata seguita da 12 milioni 480mila spettatori con il 51.2% di share, la seconda da 5 milioni 709mila con il 56.2%. Nel 2019, la prima parte aveva raccolto 12 milioni 282mila spettatori con il 49.4% di share, la seconda 5 milioni 120mila con il 50.1%. Quella registrata ieri è la media più alta centrata dalla prima serata dal 2005, quando il gfestival condotto da Paolo Bonolis aveva ottenuto il 54.10%. Il commento di Fiorello su Twitter: “Minchiaaaaaaaa…”. Ma non doveva essere boicottato???
È già il Festival di Fiorello. A rimarcare ancora una volta l’inutilità dei brani in gara e il desiderio (leggasi necessità) di fare show, audience, soldi. La Rai vuole così, il pubblico pure. Quindi, tutti felici e contenti. Il termine canzone resta nel nome della manifestazione e, a poche ore dall’inizio della settantesima già si rimpiange la dittatura Baglioni presente nelle ultime due edizioni. Dalle prove odierne non si nota alcun miglioramento nei brani. Magari, con il pubblico a fare da cornice, sarà diverso. Fiorello, dicevamo. Quanta fortuna ha Amadeus ad avere un amico come lui. Gli salverà il festival, comunque andrà. Già oggi, in una conferenza stampa piatta e noiosissima c’è voluto lo showman siciliano a dare brio. Ha preso in giro Pippo Baudo dicendo che nel 1995 (sua unica partecipazione come cantante) dalla camera del presentatore si udivano gemiti di piacere (Baudo all’epoca era ancora sposato con Katia Ricciarelli) mentre ora nella stanza di Amadeus e della compagna Giovanna Carollo regna solo il silenzio. Chi vi scrive ricorda ben altri protagonisti di notti d’amore che tennero svegli gli ospiti dell’albergo sanremese. Proprio Fiore e Anna Falchi. Ma vabbè… Poi, la battuta sul sessismo:
Non sono un vero e proprio ospite, Amadeus mi ha scelto per l’aspetto fisico. Mi ha detto ‘ti voglio al mio fianco, né avanti, né dietro
E ancora, stoccata a Matteo Salvini, rimasto da solo a menarla con Junior Cally
L’ho invitato al ricevimento della cresima di mia figlia, ha detto che viene
Poi, ancora su Amadeus
Ho una libertà, mi sento rilassato. Non ho mai visto un conduttore così, Amadeus non è ansioso, lui non fa nulla, dirige le operazioni seduto dalla platea. Sanremo ha capacità di cambiare le persone, Ama è una persona buonissima e generosa, eppure Sanremo lo ha trasformato in un mostro
Sembra proprio che a Sanremo Fiorello si senta a casa. Ma guai a presentarlo. Lui viene come ospite, la patata bollente la lascia ad altri. Detto che mercoledì sera il super ospite sarà Zucchero (che flop il suo nuovo disco!) spazio al vero presentatore, imbeccato su altri protagonisti
È stato un work in progress. Dissi ‘magari avere Madonna‘, Madonna l’abbiamo cercata veramente, ma lei è a fare concerti in Inghilterra. Un paio di rifiuti li abbiamo avuti, anche da Lady Gaga che in questi giorni è in Russia. Poi ho pensato che gli internazionali sono i Ricchi e Poveri, Al Bano e Romina, perché questa è la nostra storia”.
In forse Dua Lipa, sicuro Lewis Capaldi. Dopo quasi due ore di conferenza stampa ecco i
nomi dei cantanti che si esibiranno domani e mercoledì
I primi 12 big in gara domani al Festival di Sanremo, saranno: Achille Lauro, Anastasio, Bugo e Morgan, Diodato, Elodie, Irene Grandi, Raphael Gualazzi, Marco Masini, Rita Pavone, Riki, Le Vibrazioni e Alberto Urso. Per le Nuove Proposte: Eugenio in via di gioia, Fadi, Leo Gassmann, Tecla Insolia;
Mercoledì è attesa sul palco dell’Ariston la seconda tranche. In ordine alfabetico, si esibiranno: Giordana Angi, Francesco Gabbani, Paolo Jannacci, Junior Cally, Elettra Lamborghini, Levante, Enrico Nigiotti, Piero Pelù, Pinguini Tattici Nucleari, Rancore, Tosca e Michele Zarrillo. Nuove proposte, le altre quattro: Fasma, Matteo Faustini, Gabriella Martinelli e Lula, Marco Sentieri. Che Sanremo ce la mandi buona e… ascoltabile.